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Full text of "Noua iconologia di Cesare Ripa perugino, caualier de SS. Mauritio & Lazzaro. Nella quale si descriuono diuerse imagini di virtù, vitij, affetti, passioni humane, arti, discipline, humori, elementi, corpi celesti, prouincie d'Italia, fiumi, tutte le parti del mondo, ed'altre infinite materie. Opera vtile ad oratori, predicatori, poeti, pittori, scultori, disegnatori, e ad'ogni studioso. Per inuentar concetti, emblemi, ed imprese, per diuisare qualsiuoglia apparato nuttiale, funerale, trionfale. Per rappresentar poemi drammatici, e per figurare co'suoi propij simboli ciò, che puo cadere in pensiero humano. Ampliata vltimamente dallo stesso auttore di trecento imagini, e arricchita di molti discorsi pieni di varia eruditione; con nuoui intagli, & con molti indici copiosi"

1?.' 



T 



-?\ 



NOVA 

ICONOLOGIA 

DI CESARE RIPA PERVGINO 
Caualier deSS. Mauritio,& Lazzaro. 

Nella quale li defcriuono diuerfc Imagini di Virtù, Viti) , Affetti , Paflìonihu 

mane, Arti , Difcipline , Humori , Elementi , Corpi Ccledi , Prouincie 

d'Italia, Fiumi, tutte le parti del Mondo, ed'altre infinite materie. 

OPERA 
Vtileai Oratori» Preduamit Poet'h Pittori , Scultori , Difegnatori , e ai^egnìfìudiofo^ 

Perinuentar ConcectJ, Emblemi, ed Imprefe, 
Per d'mtfare qualjtuoglux apparato Nuttiale , Funerale y Trionfale* 

Per rapprefentar Poemi Drammatici , e per figurare coTiroi propij fimboli 
ciò 5 chcpuòcadereinpenfiero humaiio. . 

A M V L I A r A 

yltimamente dalle fìejìO yJuttore di Trecento Imaginì , e arricchiti: di molti dìfcorfi pieni di 
varia cruditione i connuoui intagli» & con molti Indici copioft . 

Dedicata airillun:re,& M. Reu. Padre D. MASSIMO da Mantoua 
Decano , &: Vicario perpetuo di Cine . 




In P A D O V A per Pietro Paolo Tozzi. \6\% 

Nella ftampa del Pafcjuati . 



L_> 



I L L V S T R E, 



& M. R. Padre il Padre D. 

Mz\SSlMO DA MANTOVA 

Decano, &c Vicario perpetuo di Ciuè , 
Signor mio ofTeruandifsimo . 





R A quanti amici 5 & patroni io m'hab- 
bia mai hauuto, io non ho in alcun tem 
poconofciutoperfona , chehabbiapiu 
amabili qualità ;, & che mi voglia più 
bene:, di V.P. molto Rea. Et per lafcia 
re da parte la intelligenza bona^^ch'ella 
ha di Arithmetica, di Geometria:, d'Architetura , di Mu- 
fica5di formare con la penna ogni force di politi caratteri, 
che tutte fono arti nobili^& atte ad illuftrare ogn'vna per 
fé vn'homo j chi può vedere & non amare in lei la deftrez 
za, la diligenza 5 raffabilità ,& Taltre notabili fue parti ? 
Quefte fono ftate le cagioni, che V. P. s'habbia acquifta- 
to l'amore di tutti i fuoi Padri di cotefla nobiliflima Con- 
gregatione di Santa Giuftina , che fia itata fi?mpre impie- 
gata in maneggi importantiffimi, come farebbe adire nel 
Cellerariato di Correggiola:,& che finalmente doppo mol 
totrauagliare5Ì fuoi Superiori habbiano aniepofto il fno 
gufto :, & la fua quiete , al bifogno :, ch'eflì teneuano della 
fua fempre lodata fufficienza . E veramente non è da ne- 

a z gare 



gare a chi ha vn pezzo affaticato per akri^ il porto & il ri- 
pofodefideraco da granimi,chefegiiono la traccia del ve- 
ro bene^non ingannati punto dall'iaftabili tà delle huma- 
nefperanze. Per quanto poi à me tocca io ho riceuuto 
fauore da V. P. molto Reuerenda che lungo farebbe il ri- 
dirli, &bafta5ch'io dica.che fono vincij&più annÌ5ch*el- 
la di continuo m'obliga alle fue cortefi maniere . Per tut- 
ti quefti capi io mi fento il defiderofo di moftrarli qual- 
che picciola parte dei molti obligijch'io le teng05che no 
hauendo per hora cofa più à propofito della prefente Ico- 
nologia del Cauallier Cefare Ripa5Libro di gran nome,^ 
di molto fpaccìo5riftampato da me nuouamente5& accre- 
fciuco dall'Auttore medefimo^di molte figure,^ difcorfi^ 
chemancauano in tutte l'altre editioni, ho deliberato di 
adornarlo del glpriofo nome di V.P.molco Reuerenda , fi 
per dare al Libro riputatione ^ fi per notificare al Mondo 
quant'io tenga a mente le gratie^di che ella in diuerfe oc- 
cafioni m'ha fauoriro » le piacerà accetarlo con la fronte 
lieta, ch'io con cuore pronto glielo dono, & con farli ri- 
uerenriafinifco. Della mia Libreria il dì io.Genn.i6i 8» 



Di V. P. moko Reuerenda 



Seruitore deuotiffimo 



Pietro Paolo To7,^ii« 




PIETRO PAOLO TOZZL 

a' Lettori. 





otto ragtoneuole copi io hopmpreftimato , cè'$- 
chiunque s'apparecchia a riprendere altriyfa 
prima eJ?o mancheuole d'ogni colpa . E tutto- 
che io habbia fentito a dire ^ che hommi fauij 
ne loro libri y h abbiano regi^rati e few pi dì 
tali y che furono acerbi punitori in altri de^ 
mùfatti j che m/e BeJJi non nprepro giamai s tuttauia ffii ricorda 
pure 5 che ^una ijoltafa non fi chi chedijfe ;, quelle ejferejìngola-, 
ritàj t^ che ^ertali furono da Scrittori notati , Oltrache noifap^ 
piamo ^ che ISIoflro Signore ^ ch'era ^ia per non fallar e ^ ^ '-uerità 
per non mentire^ dijfe a chi gli meno inan^^j la donna adultera , che 
fi alcuno fi ritrouaua fra quelle brigate finz^ peccato , foffe e(^o li 
primo a dar di mane a f affi per lapidarla-^ • Hora tutto quefio h^ 
d^fiermre a me ^ con bona gratta de Lettori , Ter che hauendo ^a 

fin 



fji t Anno 1 5 1 ì . rifìamputd la Iconologia del S\g. Qdudìer Cefare 
'liipd 5 e^ cattatala fuor degl'errori della edttione Ternana ^ con 
quella ddigen'^a , che piacque fino all'Auttore medefìmo , come fi 
njederaver Utranfiinto dnjna fiiaLettera yche qui fitto fi re- 
^isìrerà s "venne m penfiero a chi s'è prefi cura di rifiampare la 
me de [ima opera in Siena j, di hiafimare quanto d'mdufiria io ado- 
perai all^hora per cauare queftanohde of era fuor delle miferie del- 
la primiera edttione^ . V^n voglio però w imitare chi ha fatto 
male :,^ rendere come fi dice pane per focaccia ^ ma mi contenta- 
re di dircy che la editione Romana , g/ la Bampa di Siena hanno 
fra fé quella relatione , che tiene il male al peggio . ^efio mio 
'detto so :,cUì notorio ^(^ che non farà negato fi non da chi nega 
hauendo occhi , che'l Sole habbia luc^_j . So apprejfo , che perfone 
molto intendenti , che s hanno frefo ùnga di aggiufiare i/propofiti 
certi in quefìa terz^ ftampa , ?ion per colpa dell'zAuttore^ ma di 
ver fone poco amor e uo li hanno durato fatica degna di molta lode^(^ 
hanno hauuto a combattere con facciate :,^ quinterni intieri tra- 
fpoHi 5 con errori di te fio , 6^ d'auttorità incomportabilhcon figu- 
re shalz^tey con dipinture di parole greche m caratteri latini , con 
l'autorità latinefiorrettijfime,(^ con cofi fimili^che poffo- 
no efiere riconofcmte da qualfi njoglia^che non voglia 
co fi di leggiero credere a me ^quando fi riffolue- 
rà di prendere il libro in mano ^ ^ an^ 
darlo fcorrendo . ^1a tanto bafii, 
^ farli per me tsAuttore 
me de fimo., ilquale m 
f-unafiua Let- 
tera mi 
feri fi e già 5 come qui fitto i 

Molto 




Molto Mag. Signore, & pa trone mio ofs. 

O viftolamia Iconologia ciiligentementeriftampa^ 
tadaV.S. condiLiei-fe,&: nobiliilìme Tauolc,&: 
Figure intagliate con tanta induftria, &arte> che 
in vero meglio non fi potrebbono fare . Perciò io 
la ringratio infinitamente , oc gli refto con quell' 
obligo , che fia poflìbil maggiore , non folo per que 
fio , ma perche ella ha moftrato di tenere in pregio 
le cofe mie , &; haiierle care . Veda pur dunque s'io la pollo fcruirein 
qualche cofa, che vedrà in me la prontezza, «S<: il de fiderio grandifTimo 
ch'io ho dobedirla, alerai ria Tempre in tutto quello, ch'ella fi degne- 
rà di commandarmi . Qui dunque farò fine , 6c con ogni riuerenza li 
bacio le mani,pregandogIi dal Signor Dio ogni contento , & felicità 
maggiore . Di Roma quefto di i ^. Febraio 1 6 1 1 . 

Di V. S. molto Mag. 

Affcttionatifs. &: obligatifs. feruitore 

Il Caualier Cefare Ripa . 

Defìdero d'eflère fauorito da V. S. d'vn libro di detta Iconologìa,per pò 
terla godere per amor di V. S. &: per fcgno deirafìettionc , che io gii 
porto , gli mando il mio Ritratto . 

Nel di fuori . 

Al molto Mag. Si^. &: patrone mio ofscruandiis. 
ìlSig. Pietro Paulo Tozzi Libraio . 

In Padoa. 

Hor che diranno qucfti noflri? filafciarannopcrfuaderc dairAuttoie 
ifteflb, o pure vorranno perfidiarci dire che non iflà così r Voi JLcttoii 
amoreuoli , che hauete approuata più d%ma volta la mia fincerità , de la 
mia diligenza, farete contenti di vedere il fatto, & haucrmi in prorettiQ, 
ne . che quando mi riesca d'hauere la gratia voftra, io non mi curo molr<> 
de chi per qualche particolare intereilè non mi vuole in tutto bene, Yi)^ 
am.itenii,&; afpectate in breue fuor della rniaLibrcria cofcdeo-nedi yni. 





M"AVRITII ET LAZAfe 




/P,'i 



NOVA 

ICONOLOGIA 

DelCaiialier CefareRipa Perugino. 
PROEMIO. 

Nel quale fi difcorre genericamente di varie forme 
d'Imagìni con le lor regole • 





E ìmagìni fatte per ftgnificare vna dìuerfa cofa da quel- 
UiCheftvede con l'occhio» non hanno altra più certa^ ne 
più vniuerjale regela ^che l'ìmitatione delle memorie ^che 
fi trottano ne' Libri »neUe AdedagHeyC ne' Marmi intaglid 
te per induHria de'Latini,&'de'Greci, ò di quei ptàan- 
tichiy che furono inuentori di quefìo artifitio . Però com- 
munemente pare,che chi s'affatica fuori diqueUa imita- 
tione,erri , ò per ignorani^a» ò per troppo pr e fumere^ le 
quali due macchie fono molto abborrite da quelli > che at- 
tendono con le propie fatiche all'acqui fio di qualche lode , Per fuggire adunque il 
fojpetto di quefìa colpa,hò giudicata buona cofa^ (hauendo io voluto di tutte que- 
fìe Jmagini fare vn fafcio maggiore di quello, cheftpoteua raccorre daWofferuatio- 
ni delle cofe più antiche, & però bifognando fingerne molte , & molte prenderne 
delle moderne , e dichiarando verifimiimente ciafcuna J trattare alcune cofe intorno 
al modo di formarle dichiarare i concetti fimbolici, nel principio di quest'opera , la 
quale forfè con troppa diligen^^ di molti amici ft follecitay e fi affetta liquali fono io 
in principal oblìgo di contentare . Lajciando dunque da parte queU'Jrr}>.'gine , delia 
quale fi ferue l'Oratore , & della quale tratta ^rifìotele nel tef:!^ libro della fua 
Rettoricaidirifolo di quella, che appartiene a'VipintoritOueroa qiuUiyihepermeT^' 
:(p di colori, o d'altra cofa vifibile pofjonorapprefentare qualche cofa differente da 
efìay & ha conformità con l'altra ; perche, fi come queiia ptrfuade moire voice per 
nie:^7^o dell'occhio , cofi quella per mcT^o delle paiole mucue la volontà : C^ perche 
^nco quefia guarda le metafore delie cofcich^ fUrmo fuori dell'hucmo, & quelle ^che 

b con 



con effofono congìung€ntt,& che ft dicono efjenttaH • ^el primo modo furono trat' 
tate damolti aniicln ^ fingendo l'imagtni delle Deità, lequah hon Jono alrro , the 
veli , ò vejiimentida tenere ricoperta quella parte di Filujofìa , ihc riguarda la ge^ 
nerationCyZSr U corruttione delle tofe naturatilo la dij^ofnionede'CuU, o /%/'//«e«- 
T^a d( Ile iìelle^o la fermcT^Tiji di Ha Terra , o alt>e firnili cofe , le quali con vn lungo 
iindio ritroi4a>ono per auan':^ire in quefìa cpgnitione la plebe ^& accioche non egual 
mente i dotti, ^ l'ignoranti poti {fero in tempere, "^penetrare le cagioni delie co/e^ fé 
le andauano copertamente comrnunicmdo fra loro j & coperte ancora per »Wf:^:^o di 
quefìe imaginide lifciaitano a'poHeriyche doueuano àgli altri efjerejuperìori di di- 
gnità , & difapieri\u . Diqmè nata la moltitudine delle Fauole de gli antichi 
Sc'ittotiy le q tali hanno l'vtile della fcienT^a per li dotti , & il dolce delle curiof^ 
narrationi per gl'ignoranti . Però molti ancora de gli huomini di gran conto hanno 
limato loro degna fatica lo (piegare quelle co fé yche tronauanojn quefle Fauole oc- 
cultatetlafciandocifcritto.che per l'imagine di Saturno mtendeuano il Tempo, il qua 
le a gli anni, 4' mtft, ed a' giorni dd^^ toglie l'effere, come e fio diuoraua qnei me- 
deftmi fanciulli.che e^ano fuoi figliuoli . E per quella di Gioue fulminante,la par- 
te del Cielo pia pura^donde vengono quafi tutti gli effetti A'feteorologici . Per 1*1- 
tnagine ancora di Venere d^ejìrema belle^T^a » l'appetito della materia prima » come 
dicono i F ilo fofi, alla forma,cht le da il compimento . E che quelli , che credeuano il 
Afondo effere corpo mobile,ed ogni cofafuccedere per lo predominio delle Stelle (fe- 
condo, che racconta nelPimandro Mercurio TvismegiHo ) (infero Argo PaSìorale^ 
che con molti occhi da tutte le bande riguardaffe . Queflo iHeffo moHraronoin Giti- 
none^fofpefa in aria dalla mano di Gioue,come difìe td omero, ed infinite altre imagi 
niyle quali hanno già ripieni molti volumi,^ fiancati molti Scrittori > ma con prof^ 
fitto di dottrina,!^ di fapien^^. il fecondo modo delle Imagini abbraccia quelle cofe 
che fono nell'huomo medefimo,o che hanno gran vicinani^a con effo, come i concetti^ 
C^ gli habiti,che da' concetti ne nafcono, con la frequen':(a di molte attioni partico- 
lari;^ concetti dimandiamo fenT^a più fottile inue^igatione, tutto quelloyche può ef 
fer fignificato con le parole ; il qual tutto vien commodamentein due parti diuifo ♦ 

Uvna parte è , che afferma, o nega qualche cofa d'alcuno -, l'altra , che no . Con 
quella formano l'artifitio loro quelli,che compongono l'lmprefe,nelle quali con pochi 
corpiiCT poche parole vnfol concetto s'accenna^^ quelli ancora, cbe fanno gli Em^ 
blemiyoue maggior concetto con più quantità di parole,^ di corpi fi manifefla. Con 
quefìa poi fi forma l'arte dell'altre Jwagsnije quali appartengono al nofìro difcor- 
fo,per la conformità,che hanno con le definitioni; le quali f&lo abbracciano le virtày 
edi vitij, tutte quelle cofe,che hanno conuenien':(a con queHi, o con quelle ,/eB;^4 
affermare, ònegare alcuna cofa,e per effere ò fole priuationi,o habitipuri ,fiefpri~ 
mono con la figura humana conuen'ienttmente . Percioche , fi come l'huomo tutto è 
mifura di tutte le cofe, fecondo la commune opinione de'Filofofi ,& à'Ariflotele in 
particolarcquaft come la definitione è mifura deldefimto,cofi medefimamente lafor 
ma accidentale -che apparifce efieriormente d'€Jfo,può efjer mifura accidentale delle 
finalità definibili, qualunque ft pano, o dell' anima ncfìrafola , o di tutto il compo- 
rto. 



§ìo . j^dunque -vediamo , che Imagine non ft può dimandare in propoftto nofìro 
quclU.che non ha U forma clelChuomo,(^che è imagme malamente diftinta^^quan" 
doli iuipo principale non fa in qualche modo l'offitio » the fa, nella definìtione ilfnty 
genere . 

Ad/ numero dell'altre cofe da auuertire fono tutte le parti effentialì della cofa 
ijìtpa\e di qtuiiefara necejiario guardar minutamente le dÌ4pofmoni-,e le qualità. 

Diipojitione nella tefta farà la pofttura alialo ba fiatali egr a, malinconica,(5 di" 
uerff- altre pafsiom^che fi fcv aprono, come in Teatro nell' a pparenT^a della faccia del- 
l'huumo , Doutrà ancora nelle hìaccia^nelle gambe ne'pitdi » nelle treccie) ne'pe- 
fìitii ed'm ogn altra cola notarfi la dispc{itione,ouero pofttione diHinta^ e regolata^ 
laquale ciajcuno potìà da fé me de iima facilmente conofcere ifen:^a che ne parliamo 
altramtnte, pigliandone ejjempio da' Romani antuhi.che ofìeruarono tali dispofitiO' 
niìparticolarmente nelle medaglie di Adriano Imperadore» l'allegre\:^a del Popolo 
fono nome d^ H ilarità puhlica fìa figurata con le mani pofìe all'orecchie \ il Voto 
publico con ambe le mani al^^ate al Cielo in atto di fupplicare) veggonfi altre figure 
pur in medaglie con la mano alla bocca, altre fiedono col capo appoggiato alia deftra', 
altre ftanno inginocchiate ;altr e m piedi;altre at4po§ìe a caminaìe\altre con vn piC" 
dealT^to.e conalve vane dlspofitwnidefcritte da Adolfo Occone. 

Le qualità poi far anno A' e [jer e biancayOnera\p'Oportior.ata,oJproportionata;graf 
fa^o magra^giouar.e, vecchiatO fintili tofe , che non facilmente fi pcfiono Jeparare 
dalia coJatNeila quale fono fondate-^aunertendo^che tutte quelle parti facciano infic- 
ine vn^armonia talmente comorde,che nel dichiararla renda fodufattione il conofce- 
re le conformità dcllt cofe>td U buon giuditio dicolui^che Iha japute ordinare in fteme 
in moduichcne rifulti vna cofafolayma perfetta , £^ diletteuok ♦ 

Tali Jonoqu^ji vniuerfulmente tutte quelle de gli Ant uhi ì& quelle ancora de* 
AJoderni che non fi gouernano a cafo.E perche la Fifonomia^ed i colori jono confi- 
derati da gli Antichi^fi potrà ciafawo guidare in ciò conforme alNnttorità di Ari- 
fìotile.il quale fi deite credtre .fecundo l'opinione de' Dotti ^che fupplìfca folo in ciò , 
come nel rcjio a queUche molti ne dicono ^efpefio lafciaremo di dichiararle, baciando 
dire vna .. o aue voUe fra tante t ofe poHe infume quello^ (hdje fvjjero difUnte , bifo- 
gnarebbe manifejìare m ciaicunai maffimamente che pof[onogli Hudioft ricorrere ad 
u'iltfiandro d'Abfjandro nel libro 2m cap. i g.oue in detto compendio egli manififia 
molti fimbuli confiAC diihiaratióni atnnenti à tutte le membrane loro colori. 

I^ dffinitiOTte [cuna Mriihe fi faccia di poche par ole ^ e di poche parole par \ che 
debbili t'ffr quf^:a in pittura ad imitatione di quella^non è però male l'ofjeruatione 
di mola cofe-pYopoikiaccioche dalle molte fi psfjano eleggtr e le poche che f^nno più 
àprjpo[iio tutte infieme facciano vna compoluicne , che\ a piufmdt alla defcrit- 
tione^che aduperano gli Qrutorì.ed i Poeti^che alia pwpia difinitione de' Dialettici, 
Jl che forfè tarato pù ccnutnieme vien fatto quanto mi rcUo per fé fìeffa la Futura 
più fi confà con qt-iitc ani piit fj cili^CS diletteuolhchecon quijh più occulta,^' p it 
d^jfmltV Cjy.ara mjà €,che dtUe aniuhefe ne vedono^e àell'yna^e dell'altra maniera 
molto hdle^ mollo gihdiuifjamentetompoiìe , 

b 2. Bora 



f^or'ivdevdol^.che (jitefla forte d' ìtnagim ft riduce factlment'e allx fimìUtudlne 
della tigjinìÙQne^diYtrM-cbe ù di que^e^comc di (jUtlU. quattro Joaoi capi , o U ci' 
gicni principaliÀ^lle.qhA!' (i può pif^h^i^^ i'.ordintdi forniaiU, .& fi dmax.dur.o lon 
nomi vfitatinclle Scuole, dì Aii.:'C'U, Efficiente, FQrma-,Fin€)ddia diuerfitàdt'.qud 
li.capi nafce li diuafità , che tengono gli ^uUori molte voluin definire vna me- 
dfima cofax '.a diuerfià mede fìmamcmc dimoile Imagini fatte per fgnificare vna 
ccfa [oh . Jl che eia fc imo per lejìfffo potrà notare in cjuefìe ijìefje.cht noi habbia» 
9710 d.1 diuerfi Antichi principalmente raccoltele tutte quattro adoperate infieme per 
inofirare vna fola cofajebene fi trouano in alcuni luoghi jcon tutto ciòidouendofi ha- 
uer riguardo principalmente ad infegnare cofa occulta con modo non ordinario, per 
dilettare con l'irgegnefa inucntìone,é lodeuole farlo con vna fola , pcrnon generare 
tfcuritàiC fafiidio inordinare fpiegare,(^ mandare a memoria le molta 

. I\]elle cufe adunquctnelle quali fi poffa dimofìrare l'vltimadijferenc^^at fé alcuna 
fé ne troua,qucfia fola ba/la per fare l'imagine lodeuole,& difomma perfettione» in 
THancanT^a della quale,ch'è vnitafempre con la cofa medefima^ne ft dilcerne,ft ado- 
perano legenerali^ come fono quefte , chepoHe infieme moflrano quello iiìejjo , che 
conterebbe efjafola, 

Dapoi,quando lappiamo per queHa flrada dipintamente le qualità jle cagioni , 
le propietà, £5? gli accidenti d'vna cofa definibile, accioche fc ne faccia l'imagineìbi- 
fogna cercare la fimilitudine,come habbiamo detto nelli cofe mjiterialija quale ter- 
rà in luogo delle parole dell' Jmagine»o definitione de Rettori; di quelle ^ che conft- 
ftcno neli'egual proportione^ che hanno due cofe difìinte fa fé flefie ad vna fola di- 
uerfa da ambedue^prendendoft quella,che è meno;come,fe->per fimilitudine di fortCT^ 
^a ft dipinge la Colonna,perchene gl'edifeij fofliene tutù i fasfi, e tutto l'edifìcio , 
che le ^àJopraJcnT^ mouerfiyO vacillare ^dicendo, che tale è la forte':('!^a nelthuomo, 
per foHenere la grauc':^dì tutti ifafiidij,& di tutte le difficoltà, che gli vengono 
addo/soy& per fimilituàine della Rettorica la Spada ,c lo Scudo \ perche , come con 
quegli inHrumenti il Soldato difende la vita propia,& offende lahruiy co fi il Ret- 
torCyC l'OratorCyCO'fuoi argomenti jOiiero entimei mantiene le cofe fauoreliì& ribat' 
te indietro le contrarie . 

Seme amor a,oltre à quefìa^vn' altra forte di fimilitudine>che è quando due cofe 
difiinte conuengono in vna fola differente daeffe;come, fé, per notare la magnani- 
mità,prendeffìmo il Leone , nel quale ejja in gran parte fi fcuopre ; il qual modo è 
menolodeuole^ma piH vfato per la maggior facilità della inuentione, & della dichia 
ratione-y&fono quefie due forti di fimilitudine il neruo, & lafor':^a della ìmagine 
ben formata;fen:^a le quali , come effangn ha molta difficoltà jcofi rimane inftpida , 
&f ciocca. 

Ciò non è amenità molto da alcuni moderni^ quali rapprefentano gli effetti con- 
tingent{,per moflrare l'effentiali qualità\come fanno, dipingendo per la Disperatio- 
nevno.che sappica perla gola', per l'Amicitia due perfoneyche ft abbracciano: ft- 
mili cofe di poco ingegno, Q^ di poca lode . E ben yerQ,come ho detto,che quelli ac- 
cidenti ^che fcguitan$ necefiariamenie k cqfa fignificata neW ìmagine ìf ara lode t por^. 

li 



lì in alcuni liùghi d:fìinti,& nucHyCome in partìcoìart quelli.che appciyte^igon'> dr 
la fifommia^ed aU'habitudine del corpo.che danno indino del predominio, (he hm:^ 
no le prime (qualità nelU compofìtione dell' huomoje quali di^poìigono-gii accidenti 
elìeriori d'cfioy^ lo inclinano alle dette paJJìoniyO a quelk.che hanno con efj'e confor- 
mità. CornCy fé douendo dipìngere la M dmconia ,il PenfnroJ i PcQÌten'^x, ed altre 
fimiliyfarà benfatto il vi fo afciutto, macilento, le chiome rabbuffate, li ba>ba incoi -^ 
ta,& le carni non molto giouenili^ma bella >lufcii43,fyffu^rubiionda,^ ridente . St 
douerà fareM TiacereM DilettOyl'^U(gYC^:^a,edogn'al:ra cofa fimik à qutsìe, ^ 
fé bene tal cognitione non ha molto luogo nella numeratione de'fimli, nondimeno è 
yfata affai;& quefta regola de gli accidenti , ^ de gli effetti già detti, non fempre 
fegmtarà\come neldipingere la Belle^T^a , la quale è vna cofa fuori della compren- 
ftone de*predicabìliy ClebeneneWhuomo è vnaproportìone di linee , (^ di colorii 
non è per quefio ben efpre/satimagine,che fi :i fouercbiamente bella, ^ proportiona- 
taiperche farebbe vn dichiarare idem per idem , ouero piàtofìo vna cofa incognita 
con vn'altra meno conofciiita,& quafi vn volere con vna candela far vedere difìin- 
tamente il Sole, (^ non hauerebbe lafimditudine , che è Inanima \ ne potrebbe dike- 
tare , per non battere varietà in propofitodi tanto momento : il che principalmeri" 
te- fi guarda . 

Però noi Vhabbìamo dipinta àfuo luogo col capo fra le nuuole, & con altre con' 
uenienti particolarità . Per hauere poi le ftmilitudini , atte , ^ conueneuoli in ogni 
propofttOtè bene d'auuertire qiuì,che auuertifcono i Rettori, cioè, che per le cofc cono 
[cibili fi cercano cofe alte;per le lodabili,fplendide;per le vituperali, vili', per le ccm 
mendabili, magnifiche Dalle quali cofe fentìrà ciafcuno germogliare tanta quantità 
di concetti nell'ingegno fuo.fs non è piu,cheflerile,cheperfeflefio con vna cofù^ (he 
fi proponga, farà bafiante à daregi4fìo,& (odìsfattione all'appetito di molti , (^ di- 
uerfì ingegni,dipingendone l'imagine in diuerfe maniere,^ fempre bene . 

Ne io oltre a quefli auuenimentì j li quali fi potrebbono veramente fpìegare con 
affai maggior diligenT^aJo vederne quafi alcuno altro degno dì fcriuerfi ; per cogni- 
tione diquefìe Imagini, le anali fono in vero ammaefìramento nato prima dali'ab^ 
bondanT^a della dottrina Egittiaca, come fa te^imonio Cornelio Tacito ^ poi 
ribeUito,ed acconcio col tempo^corm racconta Giouanni Corocopio nc'fuoi Jcroglifi- 
chi;talmente , eh e potremo quefìa cognitione affimigliarla ad vnaperfona fapiente , 
ma ver fata nelle folitudini,^ nuda per molti annida quale per andare doue è la ccn 
uerfatione fi riuefìe,aiCÌoche gì altri allettati dalla vaghe'^^a esteriore del capo » 
che è t' ìmagine, de federino d'intendere minutamente quelle qualità,che danno fplen- 
did€':^7^a all'anima^che è la cofa fignifcata, & folo era mentre Haua nelle folitudini 
accare'i^ato da pochi fìranieri -, E folo ft legge che Pittagora,per vero defiderio di 
fapienT^a penetrale in Egitto con grandijfi ma fatica , oue apprefe i fecreti delle cofct 
che occultauano in queUi Enìgmì,e però tornato àcafa carico d'anni^ e difapien^a » 
meritò che doppo morte della fua cafa fi facefìe vn Tempiot confacratoal merito del 
fuofapere . 

Trouaft ancora, che Platone gy^n parte della fua Dottrina cauò fuori delle fue 

fecre- 



fecretcTiT^e^neUe quali ancora ì fanti profeti l' a fcoftro ♦ E Chriflo^ che fu l'adempì- 
fheMo delle Pro fette f octultò gran parte dt' jurcti diuim fotta l'ofcuritd dille jue 
paraboltLj . 

Fù adunque lafapìenT^a degli Egittij come huomo horrido.emal ve fìtto adorna, 
to dal tempo per confcglio dtll'tjpcrien':(a, che moflraua efjcr mal celar gl'induif de* 
luoghi^ne'' quali fono iTefor'haaioihe tutte offaiicavdoft arriuino per quefio me'{7;p 
a qualche grado di felicità . jQueiio vefiire fu il comporre i corpi dellUmagini dif 
iiinte di colon alle pYOponioui di rriolte varietà con btlle attitudini->& conefquift» 
ta delitaturaiC dtll' altre. & delle cofe ifìefiCidalle quali non è alcuno, che alla prima 
"pifìa nonfifenta muouere mcerto defderiod'muefiigare a (he fine fieno con taledi- 
fpofitione i ed ordini rapprefentate > QueHa curiolttà viene ancora accrejtìuta dal 
vedere i nomi delle cofe fottojcntte aWìlUfje imagivi . E mi par cofa da offeruarfi 
ilfottofcriuer i nomi,eccetto quando deuono efjere infnma d'Enigma , perche fenT^a 
la Cignitione del nome non fi può penetrare alla cognit ione de Ila cofa fignificata/fe 
non fono Jmagini triuia'i^ che per l'vfo alla prima viHa da tutti ordinariamente ft 
ticvnofcono; s'appoggia il mio parere al cvfiume degli ylntichi j i qualinelle meda- 
glie loro imprimeuauoanco inomi delle Imagtni rapprefentate , onde leggiamo in 
€jje,y4bundantiayConcordiaiFortitudOiFelictiits > Pax.Prouidentiat Pietas, Saltt&f 
Securitas iVidoria^Vit lué ,e mille altri nomi intorno alle loro figure . 

£ quefio è quanto mi è paruto conueneuole fcriuere per fodisfattione di quellìy 
he fi compiacciono delle no§ìre fatiche . Nel che^come in tutto il re fio 
dell'opera t fé l'ignoran'S^a fi tira addofjn qualche biajimo , hauerò 
carOiChe verga in parte fgrauato dalla diligen':^a,delh qua^ 
le principalmente ho appettata lode , & ho tolto vo- 
lentieri iltempo a gl'occhi per dai lo alla pen- 
na , accioche venendo l'opera , benigni 
Lettori y ir> mano vomirà t io cono- 
fca da qualche a pplaufo delle 
voflre lingitc di non in- 
uer perduto il tem 
pofcriuen- 
do. 








TA^ 



TAVOLA PPvIMA 

Deirimagini Principali dell i Prima Parto, 



A 

ABbondan^a 
Maiiccima . 
Academia 
Accidia 
Acquifto cattino 



fol.i 
foM 

2. 

s 

7 



Aiiaiitia 
Audacia 
Auttoricà. 



Acutezza dell ingegno p^ 

Adolefcenza 7 

Adulatioiie 7 

Adulterio 7 

iifFabilità li 

AflFaiino lu 

Agilità 1 1 

Agricoltura 11 

Allegrezza ij 

Am.uitudiuc 14 

Ambi tiene ij 

Amiciria 16 

Ammaei'ìramento 18 

Amor di Virtù 19 

Verfo Iddio lo 

Del proilimo 21 

DifefteOb n 

Secondo Seneca i j 

Domato ij 

Di fama ij 

Della patria ly 

Ampiezza della Gloria 16 

Anima ragioneuoIeeBeata 30 

Dannata ? i 

Animo piaceuole j i 

Anno jo 

Appetito jj 

Architettura ij 

Ardire magnanimo ,> 

Vltimo.&necelTario ,4 

Aritmetica -g 

Arme ^ 

Armonia 

Arroganza \. 

Arte '^ 

Artificio ^ 
Adìduità 



Aftinenza 
Aftiologia 
Aftutia 
Augurio buono 

Cattino 
Aurora 



37 
40 

4? 
4} 
4^ 



40 
41 
4+ 



B 



Beatitudini fol'43' 
S: lequentibus. 
Bcllezra 51 
Feaiinile j't 
Beniuolenza ed'vnione matri- 
moniale ^3 
Benignità 5^ 
Biafimo vitiolb éo 
Bontà 61 
Bugia «Ji 
Buio ^J 
G 

CAlamità ^3 

Calunnia 65 

Capriccio ^4 

Careftia _ 74 

Carezze amatorie 7^ 
Carica. 74-7; 

Carri di Pianeti éj 

Della Luna é; 

Di Mercurio éj 

Di Venere éiJ 

Del Sole 66 

Di Marre 67 

Di Gioue 6y 

Di Saturno 67 

DiMincrua 68 

Di Plutone 68 

De'4. Elementi. 69 

Del Fuoco 69 
Dell'Aria 
Dell'Acqua 
Della Terra 
Della Notte 
Di Bacco 
Dell'Aurora 
Del gioriio naturale. 71 
Del giorno artificiale.7i 

Dell'Anno 71 

Di Cerere yi 

Dell'Oceano yt 

D'Amore yj 

Della Calìirà. y» 

Della Morte y^ 

Della FaHia y^ 



70 
70 
70 

71 
71 
71 



Dei Tempo 74 

Delia Duiuiitù. 74 

..Caaigo 73 

Xaftltà. _ 77 

Marrimoi;iaIe 7^ 

Cecità deliamente 79 

Celerità ^° 

Celo ^i 

Chiarezza ^'^ 

Clemenza 81-85 

Cogiiiticne delie cofe- Sj 
Con:ibattimento della ragio 

ne con l'appetito §5 

Coniedia ^S 

Vecchia 86 
Commertio della vita hu- 

inana . 85 

Compalfionc 87 

Complef^ìoni 89 

Collerico «9 

Sanguigno 9o 

Flegmatico 9^ 

Malinconico *)} 

Compuntioiie 88 

Concordia 94 

Maritale 94 

Militare 9S 

Di pace 9J 

Infuperabije 9S 

Confidenza 95 

Coufirmatione 97 

D'aniicitia 97 

Confusone 9^ 

Congiuntione delle cofe hu- 

mane con le diuinc 104 

Confcienza 98 

Confetuatione 99 

ConfiJeratione 99 

Coniglio loo 

Confuetndine I06 

Contento I07 

Amoro(b 10$ 

Continenza 20^ 

Militare 109 

Contrarietà I04 

Contrario io« 

Contritionc io? 

Conuiro io» 

Cordogl io 1 1^ 
Carp® 



Taiiola delle 



Corpo liufii ano m 

Cori.aione no 

Corratela iie'Giudici ni 

Corte III 

Cortcfìa 113 
Coftanza loj.ioó 

Crapula u; 

Credito 116 
Crepufculo della mattina 1 13 

della fera 11 s 

Crudeltà iij 

Cupidità 117 

Curiofità 117 
D 

DAnuo 119 

Dapocaggiuc 118 

Datio 119 

Debito 111 

Decoro lyj 

Delitiofo iji, 

Derifioue 131 

Defiderio rjj 

verfo Dio 13^ 

Detrattione 134 

Deuotioiic 148 

Dialettica 135 
Difelà contra nemici m ale- 

iìcijC venefici . 13 ó 

contra pericoli. i}-; 

Digeftione 137 

Dignità lyj 

Diligenza j^o 

Difcordia 141 

Difegno 142, 

Di(peratione ,^4 

Difpregio del mondo' 144 

della virtù 14^ 

Difpregio, te di ftriittione 

depiaceri,ede'cacrÌHÌ 

affetti. J4^ 

Difimtiònedel bene, e del 

male ^^^ 
Duiinita 
Diuinationc 
Dolore 

Dolete di Zeufì 
Dominio 

difeftefTo 
Dottrina 
Dubbio 

E 

Ccnom'a j,, 

Edifìcio,cuerfito 1^-4 
cn.cnti. i;4ij6.if8 



147 
14S 
148 
148 
149 

IJ3 



Fuoco 


1/41/7 


Aria 


J//.1/6 


Acqua 
Terra 
Eloquenza 
Emulationc 


l/J.i/6 

J//.i/^ 
158 
160 


Equalità 


I6t 



Equinottio della Prima- 

nera 1^1 

dell'Aucunno 164 

Equità itfi 

Errore i^f 

Efilio 166 

Età d'Oro 167-16^ 

d'Argento 168.159 

di Rame 1 68. 169 

di Ferro 168.169 

Eternità- 169 

Etica 169 

Epicuro buono 171 

F 

FAlfità d'Amore,ouero 

inganno 171 

Fama buona cattiiia. 171 

Chiara 172 

Fame J73 

Fatica 173 

Eftiua 
Fato 
Fan ore 
Fecondità 

Chriftiana 

Cattolica 

d'Amicitia 180 

Maritale 181 

Fedeltà jSj 

felicità publica . Etcri\i 

1S5 

Brene jg. 

Fermezza ' jgy 

d Ora rione ' 18 j 

d'Amore jg^ 

Ferocità ,0, 

F^lofoha ,^^ 

di Boetio 190. 191. 

FuuTii, Tenere 186 



174 

174 

i7S 

178 
178 
179 



E 



Arno 

Pò 

Adige 

Nilo 

Tigre 

Da.nibio 

Ad.ejoo 



186 
1S7 
187 
187 
188 
188 
188 



Aci 18 

Acheronte 188 

-, Cocito 18^ 

Stige 189 

Flege tonte i8i» 

Indo 189 

Gange iZ$ 

Nigcr i89 

Fiumi d'Eliano 189 

Flagello di Dio lol 

Fortezza aoi.101.ao3 

d'animojC di corpo 205 
del corpo con pru- 
denza.', e virtù d'a- 
nimo lOJ 
del corpo con gene- 
rofltà d'animo loj 
Fortuna 104 
Aurea 20 j 
bona , infelice zoj- 
gioueuolead^more loj 
pacifica, otier cle- 
mente ioj 
Forza ^ io6 
d'Amore xq6 
fi nell'acqua, come 
in terra 206 
minore da maggio- 
re fu pera ta ■ 107 
fot topofta alla giu- 
ftitia 107 
fottopofta all'elo- 
quenza 208 
Fragilità, humana los 
Frande ^09 
Fuga popolare 210 
furie Ho 
furore 2. i r 
e rabbia 211 
fu perbo.e indomito 2 1 1 
poetico ili 
Fu leie implacabile 21J 
Furto ,,, 
G ^ 

GAgliardezza 114 

Gelofia 114.21; 

Genio buonojcattino 21 « 
figurato da gl'anti- 

^ .C''^'- 115 

Gemo per l'humore, e 

S"«o ii(j 

Cecmetria 213 

Giorno naturale ug 

Aitiiìtiak 218 

Gio- 



Imagini Principali, 



•Giouentù - iiS-si? 

Gioia d'amore ii9 

Giubilo, vedi Allegrezza . 

Gmdicio *--o 

d'Amore *-^o 

Giufto lio 

Giudice iJ-i 

Giuoco -^^ 

Giurifdittioiic m 

Giuftitia d'Alilo Gellio m 

di Paiifania J-ii 

', Diuina 2. IX 

Giuftitia ^-i 

retta nj 

rigo lofi ii3 

dalle medaglie jzj 

jGloiia de'Preiicipi ixj. 114 

Gloria ixj.126 

Gola 2.17 

Goucrno 1x7 

Grammatica 118 

Grandezza, e robuftczza 

d'animo ' xi8 

GralTezza iji 

Gratia xx8 

di Dio 1x9 

Diuina xxS 

Grafie 1x9 

-Gratitudine xjo 

Grasità 130 

deirhuome 130 

deiroratione 130 

.Guardia 232 

Guerra 131. xjx 

Guida fieli ra 13 x 

H 

HErcfia X45 

Hippocrifla X3X 

Hiftoria 3 44-3 4; 

Hòmicidio X34 

Honeftà 134 

Honoie X34 

Horcdel giorno . Prima i^s 
Seconda 23 j 

V' • Terza,quarta,quTra X37 
Sefta x5 8 

Settima,ort3tià,nona X 3 9 
decima, vndecima 239 
Duodecima xj^ 
Horc della notte. Prima. x35> 
c': Scconda.terza. X39. X40 
i ; Quarta, quinta, (èfta X40 
i^^> Sevima, ottaua 140 
4 ) f Nona, decima, tiì- 



decima, dsodccima 140 

Humanità MJ 

Humiltà *+^ 
I 

IAttanza ••♦^ 

Idolatria '»47 
Ignoranza •147-J-48 

di tutte le cofc 148 

Imitationc 148 

Immortalità i49 

Immutatione 14> 

Impafllbilità x50 

ImperfetiioDC ijo 

Impeto iji 

Impietà 2,jo 
Impietà, Se violenza fog- 

getta alla giuftitia. i/o 

Incoulìanza i/i 
Iiiditio d'Amore 

Indocilità *Ti 

Iiidulgentia iji 

Induftria iJJ 

Infamia 2.J4 

Infelicità ij; 

Infermità 2.;; 

Infortunio 2.5J 

Inganno zy6.i;7 

Ingegno ly^ 

Ingiuria 2-57 

Ingiuftitia XJ7 

Ingordigia ì;8 

Ingratitudine x6o 

InmiicitU x6l 

Iniquità l^x 

Inquietudine I5i 

Innocenza t6i 

Innoeenza,o purità t6x 

Infidia i6) 
Inllabilità^ed inconflaQzj 

d'amore. X63 

Inftabilità X64 

Inftitutionc '• 'i-7) 

Intelletto xtf4 x5; 

Intelligenza x6y 

Interellè 170 

proprio z6if 

lutrepidità 166 

Inobbedienza X63 

Inuentione X67 

Inueftigatione 167 

Inuerno : a68 

Inuidia xéS' X69 

Inuocacione 169 

Ira x-ji 



Irrcfolutione 


171 


ItalJa,c fuc parti 


i7; 


Italia infieme con Roma 


17; 


Roma,felicc,eterfta 2.7S 


Liguria 


i-lS 


Tofcana 


2.77 


Vmbria 


xéo- 


Latio 


x8x 


Campagna felice 


184 


Calabria 


x8f 


Puglia 


X87 


Abruzzo 


z88 


Marca 


289 


Romagna 


X90 


Lombardia 


^9^. 


Marca Triuifàua 


294 


Friuli 


2.97 


Corfica 


X99 


Sardegna 


500 


Sicilia 


jor 



Il fine della TauoU deli* 
Prima Parttj . 



LAfciuia 304 
La/Ti tud ine eftiua 3 04 

Lealtà 304 

Lega 305 

Legge 3 o j 

Legge canonica 506 

della gratia 50S 
del timore , 5 06 

Ciuile 306 

Leggie rezza 308 
Letitia-vcdi Allegrezza 

Lettere 508 

Liberalità 308 

Libero arbitrio 310 

Libertà 311 

libidine jn 

Licenza 5 1 5 

Lite ji^ 
Logica '514 

Longanimità 515 

Lu-fluria S^T 
M 
Achina del monjg. 316 



M 



Magnanimità 

Magnificenza 

Maledicenza 

Maleuolenza 

Malignità 

Malinconia 



Maeftà Regia 3 i(J 



316 
317 
-.,318 
318 
318 



i5^ 
Man- 



Taùola delle 



Manfuetudìne 

Marauiglia 

Martirio 

Matrimonio 

Machcmatica 

Medirationc 

f(5Ìrituale 

della morte 
Medicina 
Mediocrità 
Memoria 
Memoria grata de'bciic- 

fitij riceimti 
Merito 
Mefi. Marzo 

Aprile 

Maggio 

Giugno 

Luglio 

Agofto 

Settembre 

Ottobre 

Noiiembre 

Decembre 

Gennaro . Febraro 
MeH fecondo TAgricol- 

tiua, Gennaro 

Febraro 

Marzo 

Aprile 

Maggio 

Giugno 

luglio 

Agòfto 

Settembre 

Ottobre 

Nonembre 

Decembre 

Meiì fecondo Eiiftachio. 

Marzo 

Aprile 

M aggio 

Giugno 

Luglio 

Agofto 

Settembre 

Ottobre 

Nonembre 

Decembre 

Gennaro 

Febraro 
Mefi in generale 
Metafìca 
Minacf jr 



5 IO 

3 IO 
jio 
jii 

3*5 

J14 

?i4 

}i6 

}i6 
518 
319 
i}o 
350 
331 
i3i 
331 
3ii 
33i 
33i 
33i 
5ì^ 

333 
333 
333 
334 

334 
334 
334 
334 
■3 34 
334 
33; 
33; 

i35 
ÒÌS 
^3J 
33J 
33; 
535 
336 
3 3^ 
33< 
3 3<^ 
33<f 

33^ 
53<^ 
3 37 

•H7 



Miferia. vedi Calamità > 

Miferia mondana 

M i fé fico r dia 

Mi fura 

ModeHia 

Mondo 

Eiiropa 

Afia 

Africa 

America 
Morte 

Mormorationc 
Moftri 

Scilla 

Cariddi 

Chimera 

Griffo 

Sfinge 

Arpie 

Hidra 

Cerbero 
Mnfica 
Mufe 

Clio 

Euterpe 

Talia 

Melpomene 

Polinnia 

E rato 

Terpficore 

Vrania 

Calliope 
Mufe in altra gui fa 
N 

N A tura 
Naaigatione 
Ncccdìtà 
Negligenza 
Ninfe 

Hinnade, eNapee 

Driadi j e Hama- 

driadi . 

Di Diana 

Naiadi deTiumi 

Di Mare 

Theti 

Galatea 

Dell'Aria . Iride 

Serenità del giorno 
della notte 

Pioggia 

Rugiada 

Cometa 
ì^obiltà 



J37 
337 
338 
3 4^ 
347 
349 

3;o 
?;* 

354 
3SS 
SSS 
■5 55 
556 

.3j6 

357 
957 
357 
3JS 
.358 
359 

359 
359 
i6o 
S6o 
3<^o 
3^0 
^41 

5-^2 
3éx 

363 

3-64 
365 

3^5 
3 ('■5 
I6s 
3Ù 
}66 

366 
367 
3^7 
367 
367 

3^7 
3 «'8 



Nocumento 
Notte 

Quattro fue parti 3 
O 

OBedienza 
ObUgo 
Obliuione 

d'Amore 

verfoi figliuoli 
Occafione 
Odio capitale 
Opera vana 
Operatione mauifcfta 

perfetta 
Opinione 
Opulenza 
O ratione 

O rdiiie dtitto,e giufto 
Origine d'Amore 
Oflequio 
Oftniatione 
Orio 

P 
pAce 
X, Pacifico 
Parfimonia 
Partialità 
PalTìoJie d'Amore 
Paticnza 
Paura 
Pazzia 
Peccato 
Pecunia 
Pellegrinaggio 
Pena 

Penitenza 
Pcnfìero 
Pentimento 

de'peccati 
Pe rdono 
Pericolo 
Perfettione 
Perfidia 
Perpetuità 
Perfeciuione 
Perfeueranza 
Pcrfuafione 
Pertinacia 
Perturbationc 
Pefte 
Phifica 
Piacere 

Hoiìefto 

Vano 

Pix, 



$69 
369 

69- 37^ 

371 
372- 
371- 
577 
378 
378 
37? 
379 
380 
381 
381 
382, 
384 
384 
3«-/ 
391 
39J' 
393' 

39$ 
395 
3 95 
3 97 
397 
398 
359 
359 
401 

4Q2. 
403. 
40t 
403 
404 
40; 
40J 
406 
4of 
40é 
407 
407 
407 
407 
4ot 
409 
410 
4 IX) 
410 
411 
411 
41* 



Imagini principali. 



piace» oicza 

Fianco 

Pietà 

VctfoilPadre 
Pigritia 
Pittura 
Poefia 

Poema lirico 
Eroico 
Parto ralc 
Satirico 
Pbiiertà 

ili bel lo ingegno 
di fpirito 
Politica 
Precedenza 
Preghiere 

A Dio 
Premio 
Preuidenza 
Prodigalità 
Piofetia 
Promillìonc 
Prontezza 

Profperità della vita 
Profpetciua 
Prouidenza 

deirAunoua 
Prudenza 
Pudicitia 
Pueritia 
Punitione 
Purgatione d'aria fatta 

da Mercurio 
Purgatione de peccati 
Purità 

Purità, e finccrità d'ani- 
mo . 

O 

QVerela 
^Qm:reJa à Dio 
t^i e te 

R 

R Abbia 
Ragione 
Ragion di (lato 
Rammarico 

del beii-e altrui 
Rapina 
Realtà 
Refugio 
Regalità 
Religione 

Vera Chriftiana 



412. 

411 
411 
414 
41; 

416 

417 
418 

419 
419 
415* 
410 

419 

4rO 
4tV 
4iO 
411 

4H 

411 
4xJ 
4li 

4i4 
414 
414 

4i+ 
416 

417 ' 

417 
4i8 
419 

4JI 

4jl 
431 
453 

434 

45 4 
454 

41 ; 

45; 
45; 
437 

431 
439 
43i> 
459 
4i9 
439 
439 
441 



Finca 
RepuHà de* penficri cat- 

tiui 
Rcftiturionc 
Retcorica 
Ricchezza 

Riconciliatione d'amore. 
Riforma 
Rigore 

Riparo da'tradimeuti 
Rip tendone 
Riprenfione gioucuole 
Rifo 
Riualità 
Rumore 

S 

SAlubrità d'aria 
Salute 

del genere KuinaHO 
Saluezza 
Sanità 
Sapienea 

Humana 

Diiiina 

"Vera f { 

Scandalo 
Sceleracczza 
Sciagucacaggijic 
Scienza 
Sciocchezza 
Scoltura 
Scoino 
Sdegno ' 
Secolo 
SecretezJta 

Secrecezza> ouero Taci- 
turnità- 
Seditioneciuilc 
Sentimenti . Vifo 

Vdito 

Odorato 

Gufto 

Tatto 
Sentimenti del corpo 
Senio 
Seni! 
Seruitii 

per forza 
Scredi Giuftitia 
Sfacciacaggine 
Sforzo con inganno 
Sicurezza, e tranquinjt^ 
Sicurtà 
5ic»rtà)ò llcurezza 



44a 

44a 
445 
444 
444 
444 
44.6 

448 
448 
448 
448 
449 
449 
4fo 

451 

4/3 
4; 5 

4n 

4jy 

4;<J 

4J7 

■4; 6 
4éo 
461 
4^4^ 
4éi 
463 
463 
464 
464 
464 
464 

4<f4 

467 
469 
469 
469 
4^9 
470 
470 
473 
475 
47i 
474 
47; 
A7S 
47/ 
47; 
476 
47J 



Silcntia 

Sigilo lia 

Simplicità 

Simulationc 

Sincerità 

Sobrietà 

Soccorf» 

SoUicudine 

Sollccitudina 

Sol (litio ertiu* 

H iemale 
SontK) 
Sorte 
Sofpiri 
Sofpitione 
Sodanza 
Sottilità 
Spancnto 
Speranza 

delle fatiche 

d'Amore 

diuina, e certa 

fallace 
Spia 

Splendor del nome 
Stabilità 
Stabilimento 
Stagioni 

Primauera 

E/late 

Autunno 

Imierno 
Sterilità 
Sioltitia 



47S 
47?^ 

477 

47* 

47» 
A79 
4 SO 

48O 
482, 
48 J 
4H 

48 f 

48<^ 
488 
489 
490 
490 

491 
49t 
491 
49 1 
491 
495 
496 
498 
4^98 
49? 
499 
499 
^00 
Joi 

JOi 

504 



Stratagemma militare /04 

Studio ^09 
Stu pidità, onere ftolidità yii 

Sublimità della gloria / 1 1 

Superbia tj* 

Superfìitione I^f 

Supplicacione ''519 
T 

T Ardita j j ^ 
Temperanza jjy 
Tcmperamenco delle co- 
fe ccrrene con le ce- 
leri , jjo 
Tempefta ^^i 
Tempo ^ m 
Tenacità rj,j 
Tenta tioiic c-^, 
d'Amore cj^^ 
Terremoto 
Terrore 

e z Tco 



5^i 
S^3 



Tauola delle Imagini princ 



Theologia 


5H 


Timidità 


;m 


Timore 


St6 


Tirannide 


S^S 


Toleraiiza 


yi6 


Tormento d'Amore 


Si6 


Tradimento 


S^7 


Tragedia 


;ì7 


Tranquillità 


518 


l're^ua 


5^9 


Tribù latione 


JJi 


Tiiftitia, ouer ramma- 




rico 


;32. 


Triftitia del bene altrui 


J3i 


V : V 




'XTAÌote 
V Vanagloria 


SU 


Vanità 


;40 


Vbriachczza 


541 


Vecchiezza 


541 


Velocità 


541 


Vendetta 


J4J 



Venti • Eolo SS^ 

Euro ^^' 
FauoniojòZeifiro Sii 

Borea ^^J 

Auftro ^J 

Aura, ^^"^ 

Venuflà ^43 

Vergogna honcfta 554 

Verità SS^ 

Vgualità' SS9 

Vigilanza J^^ 

Viltà ' S^^ 

Violenza S^^ 

Virginità S^ì 

Virilità 5^4 

Virtù 5 ^4 

Virtù heroica 567 

deiraniniOicdelcor 

pò 5^8 

Infupcrabile ;^8 ^EIo 

Vitahumana J73 ^-^ 

Atiiua y^y 



Contemplauua 

Inquieta 

Brenc 

Long» 
Vita.c Animo 
Vitio 
Vittoria 

Naualc 
Volontà 
Voluttà 
Voracità 
Vnione ciuile 
Vnionc Matrimoniale • 

Vedi Beneuolenza. 
Vfànza. vedi ConUietii- 

dine. 
Vfura 
Vtilità 



S7ì, 

574 
S69 

574 
571 

575 
57< 
578 
579 

57Jt 
577 



579 
X8ó 



// Fine. 



TAVOLA PRIMA 

Deirimagini Principali della Terza Parto 



ADottione . foI.ySi 
Attione virtuofa 5^*' 
Conuerfationc 5^7 
Conuerfionc 5^9 
Digiuno S9^ 
Difcrettions 591' 
Docilità 593 
Efercitio 594 
Efpcrienza 596 
lebre 597 
Pngacità delle grandez- 
ze & gloria mr3 jana 599 
Gencrofìtà eoo 
H jfpitalità 601 
Ignoranza ^oz 



Imaginatione 


6oi 


Ratrocinatione 


617 


Inclinationc 


éo4 


Rebcllioiie 


éig 


Inconfideratione 


605 


Remunerationc 


619 


Incinto naturale 


60 5 


Romagna 


éio 


Inuenrione 


éoó 


Santità 


616 


Legge naturale 


é07 


Simonia 


€^^ 


Legge nona 


608 


Stampa 


éjO; 


Legge vecchia 


609 


Theoria 


tf3i 


Lode 


609 


Tutela 


<SJ5 


Loquacità 


611 


da medaglie 


63<J 


Offerta onero oblatione 


6ii 


fecondo gl'Egitti) 


<f37 


Prattica 


613 


Oriente 


^37 


Prcdelìinatione 


615 


Mezodì 


<?39 


Prelatura 


éi; 


Settentrione 


tf40 


Prima imprelTionc 


éi6 


Occidente 


541 



Il Fine . 



TA- 



Tauola d'alcune cofe più notabili 



Della prima,5c della feconcla Pai 
A. 

ABondanza dedd erata , fuoi meflag- 
gieri . I 

Acadexnie denominate in tre modi da 

gli antichi. ; 

Quarto modo de moderni. 5 

Academia de Filoponi in Faenza . 6 io 

Academia prima in Athene prefe il no- 

meda Accademo. s 

Acadcmico fi deuc pafcer del frutto d'- 

oliiia- 4 

Academia degli infenlàti • 118 

Atcidia induce pouertà,otioftiipidcz7.a. 6 
Acqua principio delle cofe,fìgnora d'ele- 
menti- ijy 
Ac<]i^a, e Aie tre nature . 70 
Acqua per li peccati. 473 
Acquifto cattino facilme nte fi perde . 7 
A ciascuno animale diletta più h Aia fot 

ma, che quella degli altri. iz 

Adolerce»za,e Aioi termini. 7 

Adulatione inditi© di poco fpirito. 7 

Agonali capitolini inftituiti da Domi- 

tiano- 4.100 

Agricoltura da chi trouata- 68 

Aiuto viccndeuole. S4 

Albeii di profonde radici • 1 60 

Amaiicudinccongiontacon la felicità . M 
Amor non è volatile. 377 

Amor e volatile. 577 

Amor entra per gli occ!ii. jSj.vfq; jìji 

Amor per vdito. 584.386' 

Araoi dolce amaro. j 88 3 89 

Amor fi rhuomoirragioneiiole. 398 

Amor fi riconcilia co' prcfeiiti 445 

Amor , e fuoco non fi pofloiìo teiei' ce- 
lati . 4Ta' 
Amor fi doma con la fame , e col tem- 
po. 14-2'J 

And rodo riconofciuto , e faluato da vu 

Leone. 327 

Anima Aie fedine fineftrc. 409 

Animali minori-fono più fecondi^ 150 

Anno fi ritorce in fé fìellb- 349 

Aria & Aioi accidenti. 8i 

Ariftidc liprefo . 538 

Armonia di Cieli. 3 j7 

Arrogante fp rezza il pr.rer d'altrui 11 j 

Aurora amica delle Mu fé. ^j 

Aurora fperanza. 491 

Autorif:? e dell ccà matura , 4y 



te . La terza l'haiierete da p^i Te. 
B 

B A bel, e Aia torre. 9^ 

Bellezza molto veduta , e poco co- 

nolciuta. ^^ 

Bellezza luce della feccia di Dio- S^ 

Belli.e graciofi nel dire. H^- ^47 

Bellezza dcgi a d'Imperio. 4i<* 

Bellezza fenza vciiuftà. 543 

Benignità compagna di giù fti'ia. y» 

Bifcia d'Azzonc Vifconti • 1 50 

Bontà vera non è intetelTata. 6i 

Brutti, ma gratiofi r.cl dire. 546.5^2:. 

Brefìghella lìmilcad Ithaca. 610 

Brina'. H4 

Brindi fi tra' Greci. 98 

Bugie hanno la coda nera. 6^ 

Bugiardi dicono qualche verità per ce-» 

lare il falfo. ^^ 

C 

CHaos. 119 

Candidezza grata à Dio. 41 1 .414 

Carattere deU'huomo è il parlare. iij 

Carne di Porco nociua. 36? 

Capricci di Pittura, e di nmfica. é4 

Carduiale del Monte. J7y 

Cardinale di Montelparo,e Aia arme- 441 
Cardinal Saluiati,e Aie opere. 309 

Cardinal d'Augufta> e Aia imprefa. 405- 
Caualli del Sole. 66 

Caii.'illo come prodotto daNettunno- 70 
Carico perche fignifichihonorc 140 

Cafa'del Crifpoldo fucina d'ogni aneli- 

belale- 418 

Cafti tà detta da caftigatione. 77 

Catfna d'Homero, 104.174 

Cerere per l'abondanzamaritima- t 

Cei orna forte d'olio. 4. 

Cefaredouevccilo. lof 

Chiodi fìgniiìcaiio gl'anni . -.'i 

Chi ali 1 ni bjafma an-a fc fteflb - 3 ; 

Cingolo di Veneie. J47 

Cielo ftelato. 56 

Citaredi coronati di quercia - 4 

Ciuifo fegno di varietà e di AiperbiSo 3 47 
Codazinzola non è ri)gene. 551 

Colori delle compleflìoni- 91 

Concetti della mente infiniti. 3 S i 

Configliare.opcra di mifericoidia - 102= 
Configlieri, o Prencipi non tieuono dor- 
mire tutta la notte. J9J, 
Configliafi di cinque cof«. lor 
CoHiìgli didonnc^e di putti imfcrf:L\> tea 



Taiiola d alcune cofc 



98 

94 
141 

Si 

108 



Confcienzachc cola fia- 

Concoiiiia produttrice diche. 

Concordia mina del mondo* 

Cognitioiie come s'acqiiifti. 

Cognitione precede al contento. 

Canpuntioncc fuecondi rioni, ^8 

Contento non n fentedachi non conofcc 
il bene. ^40 

Correttionc ricerca auttorità , e pruden- 
za. 108 

Cf u te , e fu oi E ncomi j • ^ ' ^ 

Corpo hn mano non ha operatione lenTa 
l'anima. l'i 

Coturni Tragici fono ftiualetti . 119. 306, 
517. ji9.;28 

Coftnmato male,e fuo (Imbolo. 14? 

Cuore fcopcrto à tutti. 540 

Cuoie quando fi dice ardere. 74 

Cuore con trito. 109 

D 

DA re più nobile, che riceuerc . 3 10.40Ó 
Dare con occhi j ferrati . 317 

Denari tenuti in corno di BuÉilo. r 1 7 

Delitie mondane cecità dell'anima. 7^ 

Delfini fubito che toccano terra muo- 

ionu. 3 2. 

Differenza tra occafìone,e cagicme. 3 86 

Diligenza fouerchia è nociua 141 

Difopiache.cofà fia. 5Ì7 

Donne più dedite alla religione, che gli 

huoroini. 41 

Donne più dedite al la vanagloria de gli 

huomini . jjy 

Donne palefano i fegreti. 466 46 ^ 

Donne per legge del Senato non entraua- 

no in configlio . I05 

Donne deuono ftarein cafa loro. 4^ i 

Donne enrrauano in Chiefà velate. 43 r 

Dolce amaro da' Greci Glicipicro. in 

Dottrina madre d'eloquenza- 159 

Dubbio d'Euripide, fé fia meglio la pro- 
le, o la Iterilità. yot 
E 

ECechiria aftinenza di menar le ma- 
ni . jjO 
Egittio primo mifuracordi terra- jj8 
Eloquenza, e fua forza- <jj 
E meglio viuere priuato, che imperare 

con pericolo fenza (àpienza- zoo 

Empedocle perche figittò delle fiamme 

d'Etna. ;jtf 

Epicurei. S-'97 

i;r.iclito giudicò Homero degno di fchiaf 

ri, indegno di Teatri. i_j 1 



ErrordiPierio. ^JfM3*-54i'/*v9 

Error di Plinio- ;ia 

Efchilo come morì. 4o<S 

Efperienza di Pirro in ttiifiuarc i cam- 
pi- J44 
F 

F Accia lafciua à chi conuieiie. in 

Fanciulli nobili incoronati nelle fup- 
plicationi. J19 

Fanciulli come ft^nnonel vcntre^delia raa 

die. 381 

Farifeifimilia' fepolcri. z}i 

Fede tra marito, e moglie- 3 zo 

Felicità del viuere i>olicico. I5'4 

Filofofì (àpienti fono liberi, e Rè. loo 

Filofofia madre e figlia della yifXÙf 1 90 

Fiori nieflaggieri de' frutti- i 

Folgore nella fimf^ra mano. 67 

Fonte Cizico- 378 

Fonte di memoria. J74 

Fonte d'obluiioiie. 374 

Forme varie di lega - 307 

Fortezza imptopia i l'ardir neceffario. 34 
Fumo della patria più lucente del fuoco 

d'alt 10 uè- 17 

Fuoco di due forti. 69 

Fuoco carità- 7S 

G. 

GAlli combattenti in publico fpetta- 
colo- i6x 

Giunone col pomo granato prefldeute de' 

Regni. 4 

Gelofìa pafIione,e veleno di bellezza. 51 

Gente che viue d'halitOje d'odore- 471 

GiuftÌEÌa& fua fete- 47 

Giuramento per l'acqua. ijj 

Giouentù confufa e fenza fàpienza. 1 1; 

Gionentù ama l'eccellenza 1/7. pronta 

ad ingiuriare. 157 

Golofi philoxene & melanchi'o. 47 1-472, 
G raffezza effetto della crapula. 1 1 j 

Graflèzza da frigidità . 5?i 

Grafie & fuoifìgnificati, 18.19. 66- Cuoi 

nomi. 219 

Gratia & fua efficacia. J47-^ji 

Grifoni cufVodi d'oro,& di pietre precio- 

fe . 117 

Guaina d'auorio Coltello di piombo. iiy 
Guercio cattino. 451 

G uerra della ragion col fcnfo.- r 44 

Guflodoue confìfta - 471-472' 

H 
Iflrioni coronati di que rcia. 1 3 1.4 
Heraclito &fuo piauro 4Ó 

H eccole 



H 



più notabili . 



Hcrcolc qRaleftradaficlefTe. SSi 

Herollraco abbracciò il tempio di dia- 
na, m 
Hcfpcro, ^i; 
HeGodo primo fcrittore di agricoltiua • 41 
Hiftoria quando cominciò- 89 
Homero biafmato. i J i 
Huora fimilealle pentole. 477 
Honore figliolo della virtù- 2,54 
Honod del mondocattiiii perche . 49^ 
Hore & loro partimento . 132. 

I 

I G no ranti mangiatori. iiy 

Illiiftri perfonaggi ottimi mifuratori 344 
llliiminatione della mente. 180 

Iraprefadi Leonedecimo. j71.11.j7i 
Incoftanza madre d'infamia. 2. 54 

Innamorati per vdito . j 86 

Intendere come faccia • 165" 

Intelletto cieco dominato dai furore- 1 io 
liitrepidità che. 106 

Inuentor della Gabella in Egitto. 1 19 3 43 
Innentor della Geometria . j 4 J 

Imientori della tregua. 5 io sii 

Iride per l'eloquenza. l'i 9 

Italia foprabbonda di fama) e di culti 

ferirti. 28 

Ithaca patria d'Vli/Iè picciola» CafCofa. ly 
luppirer albus, perii fuoco , non, altus 

L 

L'Agrime medicina dell 'anima. 4? 

Lagrime fegno di pentÌBiento. 109 

Legge di Solone ingiufta • j8 

Legge feuera contro i debitori. 3 ii. 1 zi 
Legge della confuetudnie . Ss 

Leone ricordeuole de' benefìtij,edelleiu 

giurie. 3i4 5i6.;43 

Lettela prima degli Egittij. éj 

Letcilìernij. 170 

L'huomofì deue dolere,e rallegrare. ii5 
Libri di Numa Pompilio trouatinel Già 

nicolo. 4 

Libertini coronati nelle fupplicatioui . 519 
Lingua fu men velo ce della mente. i ly 

Lifiinaco,efua hiftoria. 34 

Lume dell'intelletto. 4j(5' 

Luce - . 179 

Lucifero ftella. 115 

Lucifero per lo nemico dell'humana ge- 

neratione. 174 

Xnna più veloce deglialtripianecijfterile 

e fredda. éj 



M 



MAlcncouici giudiciofi. '9 

Maldiccuze ingiurie perdonale d^' 
Prencipi. zoo 100 

Malignità inuidiofàdejla gloria altrui. 5 18 
Materia delìdera la forma • I5i 

Mathematici infigni del noftro tem pò • 311 
Maturità fegno di tempeiamento perfet- 
to - 90 
Mazza d'Hercole di quercia. y<>8 
Mazza nodofa che lignifichi. J^8 
Medufa 45 T 

Mente de" Poeti da chi molla. 1 1 *■ 

Mente cieca, e ftupiia. 554 

Mente apprende per gli occhi. I74 

Memoria d'mgiiuie ilimolodi vendetta- J43 
Mercurio conuertito in Cicogua. éj.Ke- 

gnò in Egitto. éy 

Michelangelo inuecchiato come giudica- 

ua delle ftatue. nj 

Minerua4 perlafapienza. 457 

Momo fpirto di biafmo . 60 

Mutatione fublunare. 149 

Mulìca abhorrita da Tigre. 489 

N 

N Arce parola greca. j-ii 

Narcifo giouanetto piglia il nome 
daNarce. yii 

Narcifo fiore genera ftupidità. yia 

Naicifocorona de' morti. ;iz 

Natura principio di moto , e di mutatio- 
ne . 3^z.^6i 
Neronedi bellezza fenzagratia. J45. jjt 
Nerone inttoduflè fua madre in consì- 
glio . lOJ 
Netruno. 70 
Niuno ama la patria, perche fia grande > 

ma perche fua. 26 

Nome di donna da bene. 43 1 

Nomi delle gratie. ii^ 

Non dolerfiè cofa da vno ftipitenou da 

huomo - 
Nudità di Venere. 6S 

Nudità delle ftatue antiche. 67 

Numeri orgine delle colè. j6 

Numero quaternario. ij6 

Numero ternario. 46J 

Numero fettenatio. J7j 

O 

O Celli cagione della malati^amorolà- 
385.386 
Occhi grdfll inditiodt curiofità- 117 

Olio&miele. 214.$^^ 

Opere grandi cott amot delta TÌttii. j s y 



Tauola d alcune cofc 



Olitine della geometria icmifuta . J40 

Oniameiiti modefti conuengoiio a Dame 

5 44- . 

Ornamenti artificiofldifclicono a Caualieri. 

i3o.54o-;4<5 
Ofcuricà della fapicnza. ^S^ 

Come figurata dagl'Antichi. 4/8 

Oftiacv-'rnodegrArhenicfi. S^o 

Ottanta figli lafsò ScilutoRè dcgliScithi. 

571 . , ,^ 

Ouidie perche toccato col mu-toaa Vene- 
re . 3 
P 

PAce da tutti appetita. 4S 

Parole alate. 495-49S 

Parti di donne cinque alla volta. 1 77 

Parto di }6^. creature in vna volta. 177 
Pelle di Leone con pelle di Volpe- 187. 

475- ;o;. 
Pena a gl'Amanti peichc tra il Mirto da Vir 

gilio fi dia. 488 

Penitenza, e pena come differenti. 401 
Peripatetici onde detti. s 

Perfonaggi d'HomcfO arrog3nti,c vantatori 

Pelei odono, e odorano. i/A7o 

Petrarca coronato di tre corone- ', 44 

Piaccuolezza nel correggere. ' 446 

Pianto fle peccati. 45 

Pittori ignoranti pingono amore alato. 5 77 
Pittura, e poefia come fimi}:- 416 

Poeti fcgretarij della Filofofia. 357 

Poeti melici }■ epici 4. ditirambici j"-clegi 5. 

Scenici 147. 

Poeti quale corone haueflèro • 3.4.161 

Pouertà di fpirito. 45 

Pouertà fufcita l'arte. 4x0 

Portico J'Athcne rcfo ficuroda Zenone/. 

dipinto da Polignoto. 8j 

Poueri deiioiioenète arditi. ^17 

Principi , che danno orecchie alle falfcrela- 

tioni, hanno tutti miniftriempij. 49 j 
Pi incipi ottimi, bciiigiiuielle audienzc.j?. 60 
Puma colonna eretta . yij 

Primojchc trionfale in Roma- 45^ 

Può più la venuftà chela bellezza. 31^. 

QValità varie de'folpiri. 486 

^ Qualfia l'Augello linge. ;ji 

QiKji'do i foldati zappauano, tencua 
noanco nei obligo la fpadaal fianco. ;o6 
QiiatrrocaJioni diprodenza circa la robba. 
i96 ^ . - 



Quercia corona d'oiationi> Pofri,m«fic'> '^- 

natori, ed Hift rioni. 161 161 

. Qmete mala del l'intclleto. J 93 -435 

Quiete dell 'huomo quando fucccda 43 f 

Quinto Rofcio comedo brutto, ma gratiofo 

nel dire. 4j'<5 

Quinto Rofcio primo à comparir in fcena 

con la mafchcra. H^ 

R 

RI d'vcclli sbranato da moltialtri- 4^1 
Regola lesbia. i6ì 

Regolare,e mifuraie fé fteflb. 341 3 41 

Refiflenia nc'prmn impeti. 4<|i 

Rifo fmoderaco cagionato da Icggierezza . 

4J0 
Roma patria celefle. 28 

difefacontra Siafto LipfiO' i^ 

felice, eteina . '■ 17; 

Rodo cattiuo. 4o.+(ii 

Rugiada. ' 114.110 

Romperei picciolialla pietra. iij 

Rofa lue lodi, e. virtù. ;4.-.f4s 

Rude verga quando fi daua a'foldati. f 75 

■■■ S 

S Angue fi commoue nel gridafe- 3 37 
Sapere ogn'vn prefunre. u 

Sarimico celebre fpionc. 495 

Sauiezzamifurata dalla cognitione- 400 

Scarpe di biózo poi tate da Empedocle. T36 
Scettro di laii 10 donato ad Hefiodo. 134 
Scienza habito dell'Intelletto. zo6 

Scienza ama ra ne'principi j. z 34 

Sedere al fonte ' . 403 

Sedere fegno ài manfuetudine; e di quiete- 

Segno di Saturno. 137x39140 

di Giouc. 13 8. 235?. 

di Marte. ' 2.38 140.241 

dcISole. 136 138. 140.141 

,di Venere. 137-138.140.141 

di Mercurio. 136-137-138140, 

della Luna. 137.134-340,140 

Segno d'Ariete. 

ai lauro 329 

diGeminii 330 

di Cancro 33J 

di Leone 331 

di Vergine 333 

di Libra 334 

di Scorpione 335 

di Capricorno 53Ó 

d'Aquario 337 

diPcfce ' ' ' ' 33S 

Senfi iiecelTarij airintellctco 104 

Scpol- 



più notabili 



Sepolcro d'Achille Incoronato d'Ama- 
ranto . I iJ 
Sette, ò adunanze de virtiiok nominate 

diuerfamentc • 5 

Sikntionel malcncouico. 9) 

Simbolo della libertà il cappello . jo. 5 1 z 
Smemorati 5 75 

Smiraldo figura di virginità . 56 

Socratici onde detti • 5 

Sole, e fuoi effetti 66.178 

Sole e Luna padre de'corpi inferiori 171 
Sole di giuftitia CHRISTO z^è 

Spighe maggiori da tagliare. .;6o 

Saighe maggiori non li deuono tagliare 

45 8 
Spina pena contratta del peccato . tS 

Spioni di verità pagati, e {cacciati' 449^^4 

Spioni falfi condannati a morte . , • 494 
Spioni fruttati, & abbmcciati , 4s> j 

Spiriti abborilcoiio la ruta éf 

•^ttrilità fé fia meglio delta -prole joì 

Stoici onde detti . , 5 

Stupidezza generata dal fior Narcifo . j i x 
T 

TAntalo e fua fanola .oiif.Is ^. '4* 

Tardi à rifoluere , pretto ad eflèr 
"^ guire. 103 

*I^àtto,e gufto communea tutti . 470 

Tau .eThitache notefìano. it>4 

Tempefta prefentira dal pefce Echino ji6 
Tempo miete tutte le cofe • 6s 

Tempo che fia 485 

Terra fi ferra /ed apre. 71. 7» 

Terra come diuenti gialla • yt 

Thefèo innentor di lega. 506 

Tiberio chiamaua gli fpioni cuftodi del 
^'3 le leggi. 49 J 

Timone ondx: tolto. 363 

Torre di Babcl . <;6 

Tranquillità prefentita da Alcione. 5'4. j 1 6 

Tr'egua per hore,giorni,me(i, ed anni 53© 
Tregua prima fatta da Priamo . j3 1 

Troiani cloauentillìmi . i j j 

Al più la diligenza , che vn buono 



^''V ■ ingegn». 



Val più l'ingegnojchc I4 forra • je* 

Varia EtimoiogiajC dcfìnitionc della tre 

giù. Sìo-SÌ^ 

Varie caufc d'obliuionc. 373 

Varie forti di lega. 507 

Varie forti di fofpiti. 4S6 

Vecchie, timide fup'erftitiofc. j i y. j 1 6 

Vecchie trifte non fi lattino entrare in 

cafa . Ili 

Vecchi, e loro proprietà . éo-ér 

Vecchi buoni da configlio . i «i 

Vecchi auari. i^^ 

Vedere come fi faccia. 469 

Velo auanti la faccia vfauafi in Giudea , 

in G reclame dalle Donne Romane . 45 i> 
■ 4jl- 
Velo per donne commandato da San 

Paolo, da S.Pietro, cflcquito da S. 

Lino 43 1 

Venere nel giuditio dì Paride coronata 

di mirto. 5. di rote '331 

Venti maligni corrompono l'aria, come ' 

Auftro . 
Venti benigni la purgano.come Zeffiro . 

451- 455 
Venuttà fenza bellezza efficace f ; 2, 

Vergilie ftelle quando tramontino 41 

Vergini nelle fupplicationi coronate. 519 
VeftiUinghe che lignificano 46. 101 

Vino fue forze,cd effetti, yi.^io. ^11 

Vino cauallo del Poeta. ^ ^j 

Virgilio fofpiraua fpcffo . 489 

Viridità della vita 560 

Virtù habito della volontà y6; 

Vif tu rinforzata dal pcfo. .- 407 

Virtù vegetatiua. r 364 

Vitta,vdito,e odorare non fono comma 

ni à tutti gli animali . 4^0 

Vliflè taciturno,ed eloquente. •i»4 

Vulcano per il fuoco .6^. perche zoppo. 70 
Vfo ncccffario alla fapienza. 4^6 

Vfononnecettàrio. At- 

Z 

ZEffiroinfpira il canto a'Cigni. jjg 

Zopiro rifiono^nic» giudicò balor 
do Socrate. .. > ^ rii 



?■■■>■) 



Il JFine^ 



:òqoqql- 



-(T(-àt 



■Su- 



d Ta- 



Tauola de gl'Animali. 



A 




L41. X45' 
460. 



Giiello. 4'?- 49 
i<ji.3t;.394 
Agnello Pafqiiale 

459- 547 

Alcione. ;3 594-5' 2-8 

Alicorno- 75 5'63 

Animali de* 4- Eiiangeli- 

', 309 

•;■■•• "V';>'$7-5 9S 

' 9".V4o.i^7;!i'9-i;4 



Ammali diiierfi. 

Aquila. 67.156. 308 309-3 16-3 t^:3^^f;.4"4- 
439-45i'4;i-4<?i' ,;:' ini, < . 

170.77. io9.jo44^9-43o-45f 

',""'; ■ ' • 307 

^54 



Arpia 
Armellino. 
A riete. , 
A lioi'.e. 
Ardeolo. 
Afnio. ,n,-,. 
Alpi de. 
A nói core. 



BArilifcc 
Barbagianni. 
Becco- 
Bjacco. 
Buoi- 



87..}6i-4^.9-,4''-^*^^7 

B 

é3.i7i-3^8 

140 

i . -469 

.n r7JV?74 



c 



Alandra. ^.^^ 

Cane 9.18.6^5 69. xoo 108.1S I.ii9-ii3 

143. 2éo. 168. r(>9- 150. 304-371" 468- 

409-519 
Cancorfo. ^9^ 

Caftoro. .-:>: cr.^ii'-.>;.i:- : -394 

Cardellino- .si.'irEJS^.S' :^^I7| 

Caradrio. . '.ì\moìì.\ ì9t 

Gariddi. ils.n'uii; 356 

Cancro. '■ '-i' ' 35 481 

Capra Ama^tea.'-! ■*-'' ^ 

Capra. 4Ì-2-57.' 347-48? -T io 

Camaleonte 1,1.101 

Capricorno. 483 

Camclo. . 189 3'io 

Cauallo- 46- <;T-é8. 70.71- 71-J71--18.11>. 

131.188.350.543 
Cauallo Pegafeo. 55.44.71.171.566 

Centauro. 542- 

Cerbero. ^8-357 

Cerno- 7-65.85I3 j'4i8.469- 5i6-574 

Chimera. y5(>-^66 

Chioccia Gallina con pulcini- 3^-^75 

Cigno. i3J-3;8 4i7-;53 

•Cico^iitf.; 6;- 83. I4J- ip- i/O- ^87. 315- 



4i3-43;-439-44& 
CTuetta. 

Cinclo augelletto- 
CÌ4iocefaLo. 
Cicala. 
Cignale. 
Coniglio . 
Codazinzola. 
Coturnice. 
Corno. 



é8.ioo.4oi-5iy 

•'2-3-14 

1-391 

3/8 

Ì5I-473-568 

40 

ii 410 

i55.i6i.545-5<^4'574 



Cocodrillo- 187 3i5.379.407-47'?-;o7..5o8 
Cornacchia . 94-3o^-3 57. 414-5 IJ-.J.74 

Colomba perlofpinto fanto- 306.441 

Colomba. i^7' ^6. iii. ii8. 306. 45 J» 
45X. 477' 478 

-u... :y\ lO .- .!cr 

DOnnol»." jsòì nr ^%^ 

Drago. .!om 5i.68.7i-l4i--;.<^7 

'.■■: E , , 

E Gitalo- - 379 

Elefante;- f6.i7l4..ioé *4J- Ji^'41J'4>^ 

5i9-.v;4-55; ■ 

Enidroiehneiimonc •' i^^ 



A giano. 

Fauno. 
Falcone. 
Fenice. 
Folica . 
Formiche. 



FA giano. f..o : ^ ri) -, r ? -3 ^2-'H^7 

Fauno. i^ 7 «^ 

166.3 14-470 -5 5" 4- 
1 5 4. 1 5r7.-af49 -445 •464-5 5'X 
i«l7 
167 

.G 

GAzza. <f2.3 6o 

Gatta. ioSi^.i-3:i-4o8T2'9 

Gallina. ..-..-,.,;: i75-45^ 

Gallo . 65.140. i6ot;^i><:-l.6S;^.4.3^;45-4* 
453.480 488. 5091; i , : uùìaA' ■ ::j 7 
Ghuc. 141-570 

Giouenchi. :.- ' ^4- 

Gorgone. ^^ 

Grirfb. r 64-189-556 

Grne. 99.13^-167-473-^^1 

Gufo. (f3.7i..2.i6. Z40.4^4-;.I^ 

HEmerobio. .-'{ '^I-V' -^^5 

Hidia. i68.3J7-44i'46i 

Hidro ferpe. ^^ 

Hicna. 107.1-^4 

I 

T Bidè. 65.154.347 

1 khneiimone, ^^^ 

linge angeli Ot ^-^^f 
Ippopotamo. 
Iftricc. 



150.1^0 
jj1.3i8.568 



Leone 



Taubfa de gf Animali. 



L Eolie. II. ly. 7o- 81-89.100. 116. \ih 
iji.iyj. 169^. 105. 107- i8^' iS^-.i-oi- 
io8.i77-3l6.3zy-3i6.3 3'2-5Ti'39iii?5)f' 
43r43 7.47rn9-;i5'T^2-H3'T^''-5<?7- 
y68 
Leone alato . 4^4 

Leopardo. 3.tt.43P 

Lepre. HI 178.480,5 ly.j ly 

L'iguro. jyj 

Locufte. »-o» 

Lumache, ^'3^8 

Lupq. 44.<f<f.iio.iyj.iji-i<S9.4io.439 



Lupa 

Lupai, ceruiero. 

r, > >^ : ", , .' 

MÓntouo 
, .Mufajo. 
MiifaccKia'^' 
Muli. ^ ' 



N 



Ibbio. 
Nottola . 



O 

Orfo. 



Ca. 

Orfa. 



P Aliene. 
Pantera» 
Paflfèro. 
Pappagallo. 
Papero. 
Pelìcano. 
Pecchia. 
Pecora. 
Pernice . 
Pica. 
Pico. 

Pipiftrello 9 
Piralè. 
Pela. 
Porco . 



:.Mi 



N 



O 



li6 

37147^ 

i ' ' . .'..,.'• 

.^O..i47-M-r'}87 

300 

8/ 

7.3^2.459 
54.tyi.5e9.4i3 



iip.xjx.47<5 
zi 0.167 
l0O.^7l>35'9.4<^4-37O 
P 

7.11.55.70.1?^ 

70- 107 156.3 I-'54I 

5>i.504.4i4»48o 

Z)l 

ltf.tfl.x50.40/ 
114 

118.119.314.381.504 
)iS 
477 
131.189 
147 
1/4 
337 

Ilj.l4y.ll7'2'j8.3<)a 



R 



RAgnitelIo. 
Rè d'vcelli, ouer Tróchilo.. 
Riccio fpinofo. 
Rinoceronre 

Roflìgnuodo ,)f V 

Rofpo. 
Rondini . 



SAlamandta 
Se hi ratto 
Scarauaggio. 
Scorpione 
Scorpione marino 
Scilla 



i^.i'j. 



^ 



^66-473 
'4io yotf 

i8y-i7r 

,.,1^4; 3 77 

_ 40-1 57- 1^7 

r.^73Ho^*rfi> 

la 

4i5>4i« 

4101 

' }IJ 

< }7? 

Scinola 40,8 tf,.t3 1,148,405,475 H7ì: 

Serpenti alati 45? 

Sefpi li, 33, no, I45,i48,i7i,ic^, zij- 

izi,ii5,ij7,j 65,166,168,187,284,314 

39Ss 40i»407»4i^4'2'^v43S» 4;2.>45J 

561 
Sfinge 38,187,316,460 

Spaiauiero 70 80 

Sttuziói'; ; 211,127,258,578 

T . , 

TArtaruca ^,91,41 f>,ii4.Ji;, 19 7,3^7 
Tarantola 287484 

Talpa y» 

Taflò 92,. 141, 484 

Tinge augello 543 



Tigre 
Topi 
Toro 
Tortora 

VAcca 
Vcfpe 
Vipera 
Vitello 
Volpe 
Vpiipa 
Vcelli 



71,183,484,351 

'ii>,i34 

n,2tf7,i8o,25tf,4^^i5i9 

77 

V 

nj 

i4j,atfo,3io,354 

175 
111,178 30Ó 

347.y<ft 

94 



Fine. 



TA- 



Tauola dc'Colori conMetalii. 



ARgcnto. i6S 

Azzurro,ccruleo.4o.a5iy.i 17 
Azzurro ftellato, <».4i7 

Bianco. 17.7^.77. i74.3i4'4o8. 
473 •477-.. ^ ^ wnvt^ 
Bianco macch iato verde rollo. 2^7 

Bianco giallo, 108. 1 8z. nero 408. 
Bianco verde. 3 70* 

Bigio rolTo. 4^-3 37 

Bigio. 3^7 

Beretdno. 110.144.3 70 

Bcrcttino negro, tanè. 10.3^^ 
Bruno. 304 

lAngiante. 7.^p.i7J«37o.4o4. 
Ceruleo, vedi Azzurro. 



FErro. 
Fcrrugginc. 
Foglie caduche* 



7 



Glalfo. 24^.112.47 3. 45>2 

Giallicio. 89.300. 

Giallolino. 205?. 150. 5x5 



I 



N carnato. 



tionito. 



317 



31.301.570 



N 



Egro. 3 1.^0.148.171.31^.404 
40S.411.435. 



Negro di fiamme, tane. 2^4.407. 

OKo'i tfi.p^. i<57. 183. 25)j.' 
31(5.411. 

PAuonazzo. 151 

Perfo. S>9 

Penne di Pauone* 24^- 

Porpora. 158.230,51^.425/ 

RAncio. I38 

Rofado. 3 20 

Rollo. 74.108.1^9.159.263.2^^. 

277.1Ey.412.fi4- 4*o- ' ' A 
Rodo nero. 271. 337. Gialo. 370^ 
Roffo verde. 42. 480 

RofTo azuro 1 00. a fiame 208. 
Rubicondo mirto con bianco . 91 
Ruggine. 327.258.2(57.318.407 

TAne. 424 

Tanè fcuro. . 275.407 

Turchino. 27.408.421.238 

Turchino a onde. 214.217 

VArij. 7.(54.^5.76.8^.3 IO. 41»; 
Verde.i 1.37. 288. 300.4I1. ' 
Verde rofiTo. 42 

Verde oro. ' - 292 

Verde fiorito. 411 

Verde fronde. 27; 

Verderame. 147 127 0.3 18 



I L F IN E. 



TAVOLA QVINTA 
Di gefti,moti,&pofimre del corpo humano. 




pagaia felice. 



B 



Acio 
Ballare 



Bracciarc i;x-.JQ4.337 
Alzar il capo ' i;8 
Alzar le mani i;i 

i panni iji 

AppogiarfI fn'l brac 

ciò y-3i3-?77-404 
Atto di lotta in com 

, 400 
B 

Bocca ferrata 3 4 apertalo. 134. Jir. benda- 
ta i» 3.464- ipitan te fumo i43.c'rala(itc 
fuoco 3 8z con la fchiuma nell'iia fe- 
conda . fìgillata 464..CQn vn'anelIo464 

,. vomitante. 158 

. Braccio fopra l'altare 41 3 dritto ftefo 414 
fporto innanzi • jzy finiilro ftefo con 

j inanoapcrta. 3^7 armato 34 2,^7 vej;fo 

il petto. 397 ., ,:>", . . ".' 

; Braccia ignude. 10^ ii9 nS ili ló^fj^ 
Aperte. i;ì. 337 385- in croce- t4i 
.; quattro. 371 

C 

C Aminare. 77 in punta di piedi. 4^2. 
Capo chino • 79 9i i? 3 5 93 4^^ 

Afcofo-n fafciato iij volto al cielo 
i44alato. i7i ili- i-i 4^^-/9 

coperto. 130 armato 3^1 inuolto di nc- 
gro.t7i inghirl.uidato.z6i y^idi fmc- 
raldi,;^^ dipenncdi Fanone. ;(^o raib. 
474velato. 133 413 43© anneciato.47o 
grattato 211 con cappello 2.-3 

Cespo di Leone. ' J^5 

Capelli fpar/ì. 31 118 zyo 313 41; 416 473 
511. conferpi i68 

Capelli mal comperi, 3<9i biondi & ricci 
164 groflì. neri . ralsbufFati . 311. 41 <5 
d'oro. 1S8 iuuigali. 314. ricorti . 4^^ 
roffi 46 1 liuolci in sii. 404 vcrfo la fron 
te. """ 

Hiffuti. fpard. canellati. 
ferpentini. 

Cecità 

Chioma profuinata, 5c r'cciuta 
a nella ta 

Ci glia inancatc 



IO? 

Collo con cinta?Z4^- l"ogo ^^^ 

Crini fparfì, ed erti -43 

Cuore ardente. 40 74. fcoperto 305. T40 
Cuore.48 98 99 I7Z. paflato /^-^ 

Cuori due ^.09 

Cofcie ignudc 47J 

D 

DEnti di ferro ^'•^ 

Dcftra aperta. 143 ^op^a'! petto 304 
ferrata. 397 con fuoco J2.7 

Dito alzato. 3 ; 1(^9, indice ftefo . 13^311* 
orecchio. 179 3 1« morfo. ji5g'^'o^o 
piegato. 304. indice alla mammella» 
381 
Dito di mczo diftefb- ^ J4 

F 

F Accia gonfia nell'ira prima ^ ^ V**!' '"' 
velata. 3 1 4 roffa 347 alzata. '38^ 4*^ 
148 grande ;i9 

Faccic due 109 4-8 42'9 ^^4 

, riccie tre 2.94 

Fronte camola, e grande 13 ìì4 

torbida. 41 fcritta. 1/4 quadra 508 
grande. 4i;-;i9 

G 

GAmba di legno . - 61.402, 

Gambe foctili. ignii4e 1 ii> . 114 

410- 480 fcòpertc. 47J 

Giacere 5.364 

Ginocchia in terra 2. 47- 3 '>-\-l^l 

Guancic rafie 554. 



5,:i 



37^ 

4ì6 

V~l 
^7I 
411 
411 
416 



I 



Nginocchioni. 
Inchinato 



148. 181. iSj 381. 
6-0 



J_j Lingua 408 4-0 doppia 15^4. fuor delfa 

bocca. iJ7 

Lingue éi 

Lotta ìSa 

M 

MAmmelle fpremute ffJ 491 

Mammelle fcoperte 406.452 

afciutte.pcndenti 143 piene dijattc . 
^6t 417 
Mano 45"; 

Mani allargate 14 poftc all'orecchie. 14.3".'. 
alzate 45,10^.312. 441 giunte46. 714. 



nr 



Tauola delle parti del corpo humano. 

congiunreijValté."?» 117 fò'ra légt- ..f iedimtarenati 148 kg?» « 55 ^ 

nocchia iiS alate 308 ailotc* ioi che f^edi nudi 16 17 98 corti" i33 

ttjàuo in coufTatio'. 150 \m<^omifì^^^ 'Velali ^^ iiii^i , e ftabilUi i in aito di 
l'altra. i;4 che fi laiiano i6z hcthixtw^^ * 1 -■ foitezW 349 zòppi 4U vivsù l%uó 

41 y nell'acqua 473 nudialati-47; fopra 

lefpiue474 tremanti lys alari yij. Ical 

zi 37147447; 

Piedi'il 'àquila. io9 di lupo. 133 dicodc-zJ7 

Petto fcoperto. 109 Bianco fcoperto 44i 



380. tentoni. 501 
Mano deftra fopra, la finiftra • ^ •443 

Maiiofopra il petto. 179 coperta ,, .1^0 
aperta con vn'ocehioin me^zo .wfi + 
17; al petto Z43 414 454/^4 alla boc- 
ca 168 in fcno 41J' 
Maro , che tiene fuoco 42-4 448 i^7 
morricata.4j4 che fomenta il lembo del 
la velie- III. 4t>i 3 00 ftela,edalia, 
ferrata, ebaflà ;6^ j7ial!agota. 
f7i 31? 

Mani appoggiate a'fiaiKhj 118 jo^y-, incate- 
nate 148 legawt v; r - .^ : J j i 
Maniauatrio •' •- .aoj „ J7^ 
N ' 

^ÌAfo Aquilino. 470 jo8 337. riiiolto 
^ alTinsù rotondo 313 316 grolTo 
Nudità. 18 31 80117 148 i;5i09 ^z9MS 

ij3 3;5 4;5 4;6 47^ 5^7ii^ i 

Q 

O.Cchi bendati . 16 76 é'i izi 14-8 i;i 
357 lagrimofi- 434 

Occhi . ii4iiiV57438 

Occhi biechi : ' -68 

. Occhi alzati al cielo 104^81 381 benaper- 
ti. 406 groflì 475 concaiii. 308 grailì 
lucenti 313 337 badi. 11411^ J.54 
461 Chiufi guerci. 42-1 4^^ 

Occhio finiftio 15 7 occhio 408 470 in fron- 
te 491 deliro cieco iJ7 
Occhio torto 2.<^9 
O rccchieroffe nella fomir.ità. . . .^ J54 
Orecchie ' '" iliy 470 
Orecchicd 'afino 35 49; di lepre 214 
P 

PAlpebrefanguinofe 475 

Petto ignudo 1 6 ferito 4o(f 

Piede pofato 1/0 



3i 119. 117 271 



!>?45 



Pugno in atto di percoteie 109 

R. 
TI Ifo. ^ - 116 399 

^*03 Jil c jIo" m O : ' r 1 

S Edere x J 13 4;.. ^3 
, 377 411 509 ;i9 

Sedere per trauerfo 

Sguardo fieio 89 ali 'indietro 5-44" 

Siiiiftraftefa3 97 fopra'I cuore ' 412, 

al petto 414 con fuoco 440 fopra vno 
aratro y6p 

Spalle alate 480 491 5^4569 con pcfo 157 
473 io8 zappa j6i» finiftra ignuda 17 

fé! 

, x<f9 178 47^ 493 ;iy 

<• , ;' '• 195311 
11/ 

37* 
T 

io8 

371 413 417 ;27 

. il? 

V- 

_ rande e g lofio 117158 

velato 3 177' 42P 450 

coperto con la cappa. 403 pallido. .214 

negro 1^4 voltoalla finiftra- 3^7 riuol- 

ro al cielo. 406' fègnato. 475 

Volto allegro,& ridente i.i <f 

Valore 575 

Voltare vnfàflo'. 570 



'ipogharfi 
:St^^rs. ili piedi • .. 

Strangolare 

Stomaco fcoperto 
, Succingerfi 

TEfta doppia 
Teile due 
Teftetre 
Treccie fparfe 

YEntregt 
Vifo ve 



Il Fine; 



Ta: 



Tauola d'ordigni diiierfi , & altre cofe 
Artifitiali • 



Cciarifìòì-'-f; ■■■^'fy'io 
^gata. ■'■'■"' *Vj<s: 
Ale fu gli homeii . 
! II. i6 19-13 )i-3o 
71. iij- UT. ,r3-3 

171. i9i:'Ì7^UitÌ4 

loè. 114. tSS.if+ 
2.52,. 5-77. ixz. 106 
407. 4.11;- ^11.. '480 
léS.szusfi- 5é4J7;;,In tefta. r73; 2^:2- 
311.486.3' piedi. 1(51, 'j'B- iZiV'^^'Kf^Si- 
483.359. nella manfiniftra 4'9- fopù^^ita 




palla. 


■■■1^6 


Altare. 


5<^.439,-45V4'f> 


Ara antica. 


177.414 


Amatide. 


'?36 


.Snella. 


9,77>i8i,5io,4<?4 


^Anchorg. 14. 


i;j,i85,49i|49»Ji8 


«Anreua. .,^'.^. 


■\-..-^57t 


?A latro.., ^ , 




Archipendolo. 


fArco . . _ j 


ij. 6^66,73, if^,3;3>407 


,A reo c^lefte ', ò. 


Iride. if6, i;7, no, i8o 


; 417 




Argano. 


5 7>ir4 


Armi varie. 


2-y 


Arpa 


..,, r y 7> Ì4 411 


Ajìiolabio. 


. . ;iS^,,-3?9>3 7ó 

■' "'' ^13.43 7 


il 

,,ÌJ. Acile. 
JD Bacchetta. 


^;^amboli. 


" " •■ .-'^7 


,Baii:lero!o. 


'161 


Barretta verde. 


III 



Bafe quadra. 106, iS;j45;, 4^7^498, 85, i;j 
w 156, 165, XII, 113 

,Baftone. xji,i76. 304,3 i4jii, 453 

. Bafton paftorale. ,546 

.^■^ilaiijce. . 47.2-2,3,iT7>>i<5»3o<^jy;9 

7 Boccette di fetà-i.ed' in Calabria- 



Bordone. 

Borfa ferrata. 

Bracciolare- 

Brina. 

..Brocca e bacile. 

B.iiccina . 

Bufliila da nauisare'. 



i6tf,35;.4oi 

41.93. 337.395 

161,113,411 

114 

111,161, yjS 

<J8 

5^5 



CAduceo. ^j-,i74.i83>i4?,i75>iS;5V39; 
Calice. 178,115,30=^.394 

Campo florido. 184 

Candela. ij 1,20^,370,401,473)^4^,515 
Canna. 63,8;, 40; 

Calma da fe/carc. 169 

Campana. i;6 

Chaos. i»(J 

Cappanna. 168 

Cappello. .78, 576,1 69 

Cappello con penne. 04,450 

Carta da nanigare. .353 

Carte da giocaie. 460 

Carta. 443 

Catena.ouero collana d'oro. 94,99. 104.1 1 1 

174,2.43. 42-6,52.1, 376 
Catena di ferro. ,4.1,111 

Celatone con penne. 3 Si 

Ceppi!- iu,^32-o 

Cerchio di ferro, ■jc;- • (.r. ^ , ^ ^n 
Cerchio. :.:99rrzi.Ì\^p,'io6.,s:il 

Cci^ello. 47,111,173,188,119 

Chiaiii. 45,^8,70,5,7,3 14,41,7,47.^ 

Chiodi. 3o,3i6;3ó3 

Cielo ftellato. . 1S3 

Cilicio 88,403 

Cicala. 160,3 5 8,3 60,5 (J| 

Cimiero. 34»<?7, 68,136, 1 58, 'i<f<;_>.ii 1,131 
131, t34,2.56i|)eirira prima. i53>ii4>j79 
e' 3 95,4I2'j437,459>488,504 
CÌ4igolo. 411, 5 43 >5 6 3 

Circolo. . *i>7^ 

Circolo, ò giro de' Pianeti. .31.5,18-7 

Ciana d'Hercole. 2.0 5, 3 9 5, 5.57 

Conocchia. 175 

Glep/ìdra. 259.410 

Collari d'oro'. 13I4 

CoIoana. 3<^,73>77,i05, 130, 159, 47^,5; n 
Cempafro.5i,9^,i44,i4ii56,3 3g,34i,58i 
.,395.406 , 

• Copel lo d'Api. ^"^ 

Coppa. 439,444.44J 

Coralli- I36,i55,'3 51,366 

.Corda d'Archibugio. 40S 

Corde. f,7i U 4.3 14.408,48/ 

Corfefca. i<>3 

Corna, . . 5J5 

Conu 



Tauola d'ordigni diuerfi. 



Coma di jraggio. 4f8 

conio. ì45,ì/4j44Sj4*' + 

cornucopia, ij", Hjie"!, 177,18^,11/, 13 4 
ijy, 146, 174. 1751 2-84J i8jj iSp, 508 
316, 349,5;2.^?93>J94>4li )4-3 ^ 4-7, 
4Z4,45i,ji8,y(J4, j-ytf 
corona d'oro. 3,/7,95,98}i;5'»i/8j2.i}',3o6 
Corone di più forti. 1 ^ 

corona di~^rie gemme. ^^ 

corona di fpiiìe. '' S8 

corona d'alloro. *7J' 

corona duorri.e niiiraglie. i74>2.*/>2-9^ 
corone militari. 

cinica di leccio. 2,J 

cinica di quercia. <?4jiJ> 2.8,1 ip 

Obfidionale di Gramigna. xfjZ-S 

Trionfale d"oro,e d'alloro. iS 

Murale merli d'oro. ly 

Cafl:renfe,ebafl:ioni d'oro. aj 

Naualeroftri d'oro. zj 

corone poetiche d'alloro. 43 

D'£dera,e di mirto. 3 

Di quercia. idi 

corona d'alloro tanto de' poeti quanto de' 
guerrieri- 5X4 

corona d'argento Imperiale. . -a.^! 

corona d'Edera di Bacco. 71 

corona Imperiale. -305 

corona di Narcifo da' Morti. ji 1 

corona di priuilegio. ■ li'y 

corona di vari) fiori. . 7 

corone Ducali- z^t. 

corazza.ocorfaletto. KS3>o6,}i6,sji 
cornetto. 8j 

coturni. 3f5',f28,;4(?,j66 

rraticola- 40^ 

ciiuello. i4'j,i 78,1.13 

croce. I78>i7?,ii6,3 7 1,404,440 

Crocififlb- -■' iboif J71 

crocciole. ■■.\r-.: 



D 



74 



DAdo. i^ 

Dado di piombo. 409 
Dardi. . yi,ai7,xé3,i8;,j;o 

Decempeda pertica. i,.- 

Defchetto di tre piedi. .453 

Diadema. j^^ 

Biamaute; 115,136,363 

Uilciplina- .,, 

C Lmoomurione. ij.jj, iiy, ii/, loi 
-t- loj.iSj, 261, i2j, 293, 1^4, i7^, iSo 



• f^°> io^i,4i8,43fi+37j4^7j47fT}Ò4,ft9 
E chi re pietra. ^ ■ — - *. x j,^ 

F 

FAcelIa acccfa ha da dire vn vafo di fuoco. 
131 
Taccila. 4;. ^J,7i, 105), 115,480,511,5 16 

F^cel la accertai Sole. 5 77 

lacellafpenra^ -• - '.' Va^ 

Facella accefa. 171 

f^I«- Ii,if,3tf,l74,i8i 

Faretra. ^3 

Fafci confolari. 385,30^ 

Fafcio di verghe. 94.371 

Fafcio d'armi. S''-^>5ìè 

Fafcio di frezze. 94 

Fafcio di paglia accefo . 63 

Fafcio di canne rotte. ^5 

Fafcio di ftromenti. ' 106 

Fieno. y,j 

Filo con polizini. jjj 

Filo intrigato. ■.404 

Filatoio di lana. i v;; - 12.J 

F.ftola . 347^^17 

■^l^g^^^o. 4io,4i;,4<f3 

^'^"^P-: . . 9,154,308,3-9 

folgore, óTnlmini . lé, ^7, 7o.8o,i57,ij-8 

i59,ior,i;i, 175,40;,; ó'Si'^fc"-"', - ' 

Foùtana- "^ ' -^ '' < ■'r - u 577 ^oi -.i'?* 
V. , ■ , i, r «t,, i •''•^>?4/j4°''479 
Forbici. "»U .t>fen. .o.3t.n„^^^^^ 

f^eno. 151,163,371,411,43 1,43 ^,437,jjy 
, 504 

Frezze ò faette. i3,353,iio,i(f3,428, 457 
l-ruura conpalledi piombo. n/ 

Fucili. , .j^_^.j 

Fuoco. 15, 3<r.6é, 69,74, 8^, IJ2,. 147,148 
183,10^,1x3,148,169,314,37^,411,04 

435,440,464,514,551 ^ 

Fumo. 

Fufo. 



e 



ijVijo 

175 



V_J Galatjte. ,_g 

Gabbia aperta. j,» 

Gemini. jgg 

Gioie. 35, H4, 77> 107, nj, 18*), 308,485 
Gioielliere 3^^ 

Giogo. 311,510,371.398,475 

Girella d. carta. 161,39^,465 

Globo. 14, 170, 204, i6;.,i7;',^^ 7,3^0,410 

413.417.481. 5lz,;i4,5;7 
Globo cclcftc. 104,105 

Grandcne. ,/ 

Gi-imaldcilo . [j^ 

Gtotu 



.TauDlaid'ordigài diueffì. 



Grotta. 
Guanto. 



4^7 

473 



N 



H 



HAmì. Ili ty7ifi9 4ii 

Hafta. iJ4i>ri79 2.75 ^7J i78 i88 

306 314437453 576 
4!orologio. 7 i3 35» 74 140 ifS Jó4)8^ 
1 1 406; 45 V J 

I 
vf Nccnfiero. ve(ii,Tu ribolo. 



«JL Incudine. 




557 


Ifoletta. 


L 

netta 


69SÌ-9 


T Abaro.ouercor 
J^ Laccio. 


$69 




i4 


/Lanterna. 


III i;3 li; 304415 


Lampade acccfa. 




loG 


«Lancia. 




4^5 


L^uito. 




- 91 té; 3^4 


Letta. 




178 205 245 


Libro, j 14 4083 100 I 


59 173 190 HI 277 


a94 197 Joé J06 


308 


31J ;i5ji8j64 


Lieua. 




36 


Lima. 




X36 


-Xira. 


160 jyi ^17418418 


Xùade i/. corde. 




35 


t Lituo. 




44 8j 110143 


Lucerna acccfà. 




44130 561 378 


jLijnjCv • 




55 


v£misiv i 


M 


5781 157 171 151 


A K Acina doppia 
ivi Manjuclia. 


. 


83 




ì^ 


Maniglie. 




^54 


Manette. 




39:^ 


Manico d'aratro. 




J6P 


Manto ftellato. 




Si 


Mantice. 




764 14x410 


Mare. 




155 ioy 


Martello. 




363 5)^ 


Mafchera. 6) 8; 1 


09 1 


;8 14817^509 3/9 


4:^489 






Mazza. 




lé 


Mefcirobba. 




J69 


Mcr.. 




4IX 


Mitre. 




30(f 415 


Mondo. 




lé^O 


Monete, denari . 


7610711} ii6 183 ij] 


jo3 503 }i<? j;7 






Monile. 




XlO II 2. 


Monte d'armi, 




8j 


Monte Etna. 




Joi 


Monttccllo. 




116 


Mucchio d'armi. 




a«i 



I^T Ebbia. 
IN Niuello. 


.. 39140^ 


.».oi oc }4t 


Nane. 


fi 17; i8y loj 


Nido. 


I' 


Nodo. 


514 



Nubi. 51/J5 156 17+4I043Ì5ÌJ 

O 

OVa. 17? 

Guato. 5Tr35'r 

Ouo diltruzzo. 378 

:- ? ; iP 

PAglia accelat; .! V ^ 

Palla alata. " 37^ 

Palla di vetro. 3 37 

Palla. X4»4éx46f 

Palo. - !•<>■' ; i7 

Pane., , 48 i<S> 

Paniere. i*.' 

Paragone, i t** 
Parazonio iSt.efpada corta, larga.c fpui) 

tata. $6-j 

Patena o Patera. 113 151 
Penne. Sj 146 X6J 316 353 3T7 

Pcnacchio. 3604J0/09 

Pcnnclio. 39 148 4I6 

Pelle. 2i8 

Perpendicolo. 14145/ 

Piede niifura. 341 

licdenallo. i; 35^4 4; j 

Pietra focaia. 370 

Pietra c]uadra. 44 1 

Piramide. ^7 i$6 izj 

Pomice. 7'4 

Precipiti} . x$ 40x41^ 

Priuilegiconfìgilli. i^^r 

Proccflò. .. 83 

Prora. 3,3/0 

QVadrajofquadro- 33 340381 396 

^Quadrato come vn dado. ifc| 

RAfoio. 378 

Rafi-a. ii8 

Ra/lello. 1461^9. i<5 9 

Regno Papale. ' ' $"05 

Regolo. i»9 

Regolo lesbio, 16 1 

Remi . iZ( 193 3ÓÌ 

Rete. *;57^63 

Roncietto. ' 1144^ 

Roftn di nane. 94i^'557'> 

Rubino, loS 

Rugiada. 151 

e Rupe 



Tauola d'ordigni diuerfi. 



Rupe. ' ' 1 1 ly aSo 4io 

Rnota da coltelli. loS 

Rnoca. io<f 104 i7f iSy 378 43 1 yzi/x4 
575 ; 

S 

SAccocctagroda. *-i 

Sacthcrto. ; : t43 44J 

Saette. 14 ?a 8(? lo^ i6i 4J0 ;io 

Sa fio in forma di piede. joo 

Scala. ' lyi 19; 

Scctcro . 1/18 68 81 I fi iSS 149 17; 17J 

i8<) 196 311 j i<J3 18 318 444 
Scettro con mano ed occhio. /4 

Con lettera J*. 310 

Con occhio. 346 

Scarpello. 539 

Scarpe di piombo. 1 11 

Scarpe di feltro. 1 41^158 

Scimitarra. iS7 ^^S 

Scoglio. Ì9iSS 1-75 }99 

Scoreggiate da grano. 174 

Scudo, ouer rotella. 8? 137 17J ^14 

Scudo di criflallo» *8 73 

Scurcjoueto Accetta. 78 

Sedia. i ;8 171 317 381 4^1- 

Sfera. 171 216 i6j 3(Jo 4(f4 

Sferza. 201 457446 

Sigiilijouer/ignacoli. 4574^5 

Siringa. 419 

Smiraldi. j6^ 

Socchi. 86 113 559 

Sole. 57 81 iji i;é 185 Z39 16§ 31440I 

414481 ;;i ;i3;é; 

Solfo. 8 8 

Spada igmida. 170 

Spada.89 107 Ilo 137 xi^ 45-7 jo<5"3J7 475 

J17 vedi anco parazonio • 
Specchio- 71851 107 142 172. 183 304 j6o 

381 4184194(51 4<r9 j 14 jzj yjS 
Specchio vftorio. 3 8;3 87 

Spelonca. 184 

Sperone. 64 140 léo 480 

Spino. 7 

Spoglie. Z73 

Sponga. ^65 

Staffi Ie,o sferza. i io 1 3 j 

Statuetta della Vittoria". 173 

Stelle. 3 t j9 81 104 1 13 11 j 148 i;8 i6t 

17418; 173 360368 
Stimolo. 4S0489 

^ciiukrti. 5 16 n4 

■^toccQ. 156 i;8 rèi 314 ;o+ 



Striglia. 

T 

T Alari. 
Ta mirti fino. 
Tauoha dell'antica legg«. 
Targa. 
Tauola imbiaocata. 



«>4 

70 

3* 



Tazza. 13 949; 97118 4it 4J4 4yi4yj 

453 yoi;i3 
Tela di ragno. j Jif 

Tempo d'HoroIogio. 39 i«x jSf jS^ 

Tempio in Vmbria. 54^ 

Tempi) d'hoiiore, e virtù. 13 r 

Tenaglia . 41 

Tefta di Mediifa. 4?o 

Tefta di morto. i8 

Tiara. ii| 

Tibia ouer flauto. 8é 4;(J 4A> 

Timone, z 14 t;5 i7y iji 50i J6i 363 417 
Tirfo. 13 71 4iy 

To patio. 450 

Torcia accefa. Sj 160 

Torcia fpenta. 148 

Torre. 96 lis 

Torrente d'act]ua. 48^ 

Triangolo. 4^1 

Tridente. 70 

Trofei. 173 

Tromba. 7^0171183146417^33 

Turribolo. 147 350 J83 381 383 414 

V 

VAfo con vite. lyS 

Vafo d'acqua. 104/17 

Vafodi fuoco. 9; 85- 104 io; 431 Ji7 
Vafo di fuoco ha da due a carte 1 57. 

Et non facella accefa 
Vafodicriftallo. ij 

Vela. i;(fi05-56i. 

Vela gonfia. 571 

Velo. 3077 108 J78 134419 430 

Venuglio 304 

Venti. iJ7 4n486 

Verga. 8y ij8 }97 5*9 56r 

Vetro. .^ • .»o8 337 

Vezzo di perle. ii8 

Viola ftromento. 358 

Vncino. i^-iSS 

Vomer€. 393 

Z 



Zoil 



Effiro. 
Zappa. 



, 444 44T 

81 11(J.A35 4O5 JiT 



IL r I N E- 



T A V O- 



TAVOLA DE PESCI. 



A 

A Nguilla ^ 

B 




t^o 


L 
T Ampreda . 
JLi Lupo. 

M 


2f9 


TjAlcne 




75-^J 


*\ M Oftri marini . 
IVI Muglio. 


5a9> 


G 






Murena hitelTo , che Lampreda. 9> 


V TAlamaro 




f(J<^ 


P 




Vw/ Cauallo marino 


jacf 


J. Polipo 


148.405. 41 j 


Chiocchiole marine 




^6C 


a<?i.j77 


Conca marina 


6C. 


S$*i^6. 


Pompilo i ò Nautilio. 


5c8 


D 






R 




I^EJfitìo. 31.80. 


100. 


[71. 2^J. 


J\ Remora. i8j 


E 






Rombo 


a^i 


in Chcnide, ouero 
JLi fol. 


Remota. 


S 






11^ 


QAnguifughe 
i3 Sargo 


»5^. i^5 


F 






2^^ 


polpo. 




^i 


Scaro 


1^3. 2^J 






Scorpione marino • 


t79 


G 






Seppia • 


«Mtj 


y^^O. 

^J Gongolc. 




i47 
36^ 


Sirena 

T 


34^.41» 


CtancJo • 


ijo. 


ajiti^»* 


'npOrpedine. 
X Trigh'a 


5 



r L F I N E. 



e 2 TA- 



T^VOt-A DE FIDANTE. 

^A Fieno. A nj 

ALloro. 5.2o.j^48'7^*'Hj Fìnocchietti - *! 471 

186.212. 175. 2 j4 566. 4Q,»v Fiori. 12.1^.17.50.^5.71.55. 

4i7-T^5'5^7^ ' 98. 108. 218. 412. 411. 491. 

^mciranto ,-l; 3.;? iJÌXj|.^,i4^ ' 515 

jinacampfetote. '• m/ 44:4. (3? 

anemone» >j^i ,<>n/n.Ì5f-4S^ r^^Hìanda, lj5 

-r4/>;?/o i J46. ^ 02 Vi Girafole,ouero £litroph. y 20. 5 3 j 

^J(^e«rw.^,8^5 - tojt4.44^'4?^: Ginepro, ouhfn qO' 51^.5.72 

^jparagi, cK^tlo'iipJÉ oiaefira : » 2.285 

^ w!;^^: /, , s; u G%^/9 ^' 49. 5o;5i.49 1,491 

BAmhgio in Sicilia . 1 8 f Giuggiolo * ' 5 1 p 

Mtraggine, ---n i^j^^ rp' Grano > ^^ ; 1^501^489^92: 

C ■.*:;>! -^ i. Granati' 2. 16.5)5*^6. 57 y 

C>^««4. <>5.208.25 2.2<Jl, 2^4" // ■- 

379. T" 'TElicbrifio fior gialloie lucide* ' f41' 

Canna paluHre, I55i JT! j v- 

Cannamele 285 7 

Cauoio. 14 A 

Cee/ro. 2. 357: Z. 

OVw^tf 208 T JguSìri, .III 

Cinnamomo. 7^ L Z/«o. .jlop.rt.? 292 

Cipreffo, :;, i.^0.144.^ Lupini. : . > 230 

Climene, fol superi. 238 

CondriUo. 138 y^/ 

Cotogno. J20 \yr''s'^<^ ^4^ 

£ JSry -Mandorlo 141.218 

EDfy*. 2.1^,39.7(^.211.2^0.. ^jyfo 2.14.18.4^.108. 472' y45 

3y5.40p.521 -^ i Moroceìfa^l 141 

£/cio * 468 Mortella 1^.^0.95.315.411 

Endofta cannamele. 301 Mufco. S^S 

Erìngion. 510 iV 

^ww. 316 XT-^>'f//ò 21 «5 10 

f iwN Noccioli di perftche . 24^ 

F^«<J 290.34^ O 

FagìucU 290 V^ 99. 108. 119. if4. 163. 172 

Ff/ce 161.379 114. 228. 230. 24<J. 320. 314 



Taiiola de Piante . 



olmo. 
Ornello . 
Ornitogah, 
Orìgano, 
Ortica' 



3l^'35>3.594'15>4»4o^-4i<J 



218 
318 



P 



Pampini 12.116. 247. 28^. 506 
Papauero 172.215.220.247.156 
365.38J. 



Perfico . 
Pia»; e v^r/f . 
Pino» 
Pioppo ♦ 
Platano 
Pflm» 
Pruni 
Puleggia 



290 

12.4i?2 
f 8.290 

47^-545 
4iy. 261.448 

448.46^ 

247 

138 



QVercìa, 3. 63. 8j. i ip.2<?5. 421 
480.56^. 571 
R 

ROfi li. 14. i8.45.<?(J.ioS 

160,1% 6.4(1^. ^66. ^6^ 
RouQ 250 



Ruhbia, 
Ruta 

S 

Suirdonìa 
SeiliayO fquilla, 
Selinotropio . 

Sempreuiuo 

Senape 

Spino. 



61 76.1 ;7 

301 

f 2a 
541 

244.575 

I7f 

7.88 98.214. 



5p?^^e II. 


iia4.2<J.65 


.86.120 


287.417 


r 




J. Tiglio, 




140 




205 


Trefoglie, 




492 


Triboli, 


Z/ 


^47 


\TErmìnaca, 
V yeftcaria*. 




367 

2,1 


File» 14. 


X<?.p.Il5.I4(?.2jf, 


297.313 






Vua 


jo.pr. 
Z 


ify.iio 


nr affavano. 
Li Zucca» 




28S 




183.491 



IL, FIN E. 



TA- 



Tauolade gP Autori citati. 




ChJlle Bocchio- ;o8 
Achille Stacio. 388 
Adone. 181 }}9 

344 

Adagi j. ^ 4iJ 14 
17 128 141 i^7t6i 
x^-j Ì.60 }z6 Jjp 
547 37S 4^^-^9^ 

/3^J40 

Adamaiitio. Iji 

Adrian Turncbo. 119 117 iéia4f 340 344 

J76398 

Agapeto. 196 

S. Agoftino. Si) i8 31 40 45 46^} ii(f 178 

iSejpzijy 156 i5>7 142- 347 383 395 4J* 

4é[3 48;4P7 Ji»;i8 jzf ;37 

Alberto. 177 

Alceo. " i;p ni 57i 

Alciato. 7 19 21 43 90 9« 99 Hi 1 '8 iiy 

183 io6 izi 117 148 ZJ7 x(J9 J04 546 

3;8 4Ì4' 4<JM7i J08 ^yi 5^1 
AldoManiitio. i5i J13 

AJc/Iàndroab Alcflàndro. jiiiéx 1184^4 

498 
Aleflàndro Afrodifco. 1/ ^f 

AlcfTandro Guarino. J44 

S. Ambrogio. 9 49 80 loi 178 13} i«f5 383 

393415 yy;n7 

Ammiano. 477 49 T 

A moli Profera. 89104 

Anacrcontc. 114 5 <5^o 548 

Angelo Politiano. 140 j 47 

An^uillara. 96x60162 19J 213146 



Antipatro. 
Antiftene. 
Antonio Capellini. 
Antonio TiJefio. 
Antonio Vngaro. 
Sant'Anfclmo. 
L'Apoftoio. 
Apocalipfè. 
Apollodoro. 
Apollonio Rhodio. 
Appiano. 
Apuleio. 



59 

5 

ti6 

54 ;f 

49 14531; 347417498 

17.? 459 586 

81357 399 

283 37<s 

489 
6<i 66 212 389 476 516 

• ^ - 178 

Ariofto. 14 loj U7 141 210 2itf 223 ijs 

3783873^6489488 

Arilhdc. 142 157 21 tf 



Fra Arcangelo Vercelli. 



A ri {tofane X14 126 txt 42'Q'44^, 

Anftotele.^5 S^i^ii 38 37 384041 x^ 59 <£( 

82848591 100 103 126 131 155 17*^177 

19S '97 170 »73 1^3 308 310 317^18 

320 5^6 3/7 387 395 399 42J 418 4^6 

453 468 476485 49i 498 513 5*o n^ 

5 SI Sii 570 5a5 58< 
Aroigio. 565 

A^rnobio. 5 14 

Arriano. J05 

Artemtdoro. 25:4 

AfconioPediano. ijo 494 

S. Atanafib. 179 

Atheneo . 6 14 27 2J5 2^3 289 J02 Jj6 327 

3 (J; 386 412 433 456 477 483 486 495 
AuJo GcJlio . 2j 29 4468 121 141 177 191 

2-H 3 i7 470471 497530 
Auicenna. 913583^4 

Aurelio Opilio . 530 

Aufonio. 4 58 6/ 141 145 io8 314 35^4 179 

4044x6 

B 

BAcchilidc, fjf7 

Monfègnor Baibcrino hora Cardinale. 

4Ì171 
Baronie Cardinale. 18 ixx 

Bartolomeo Anglico. 59 81 102 117 137 41/ 

426435 J2(S583 
5. Bafilio. 85 105 

Bembo. JJ 351 386 39/ 

Berofo. 27; 177 

Beroaldo. -«41 165 285 

S. Bernardo. 6 103 I/7 134 178 198 246 

i;7i83 
Bernardin Roca. 54 50? 

Biante- 103 

Biondo. 176180291307 

Boccaccio. <f5é6 ^7 7071 72 113 188 209 

235237138 i^7 36S 3^^370371410 

46; 483 490 
Eoetio- 1519019119^110147 

B rifl'onio. 43 1 456 483 

Budeo . 339/17 



C Accano Cardinale. 
Cai o Pedone» 
Callimco. 
Canone. 
Cantica. 
Cardano. 



146 
118 
551 

4/ 
74 5<»» 
34} 
Cario 



Tauola de gl'Autori citati. 



Carlo SccfanO' 

Caftsrc Durante. 

Caflìodoro. 

Catone . 

Catullo. 

Catullo. 

Canal cante. 

Ccfarc. 

Cefare caporale 

Celio Rodigino. 

Cheiomcne Tragico. 



S M7 

i.i<S 377 

5+3 34^37; 5«3 396 

17 j 191 46(^47; 

3 
li 2Z 75 7<^ H; i83 

III 

T<fz 5874^7470485 

487 



Chi Ione Lacederooniete. i a 5 

Chrifto. N.S. II 3 3 4; 48 49 fo i So 178 

131 Joy 371 385 406 4<J7 481 50^ J18 

Chriftoforo Landino. i;4i5i9j2X 

Ciccrone.4 7 9 1144 47 67 119 12.4 lij Ji6 

140 17J l8j 184 i8j IS<^ 191 i4T 148 

ijé i6j 168 277 288 ii>6 401 414 4io 

416 43 3 443 458 4^3 4^9 4S0 49^598 

S. Cipriano. 148 i-f>} 

Cino da Piftoia. }88 

Clemente Aleflàndrino • 4^ 7 

Clauio. 81 

Claudiano . 1641 78^7161157186183; 

1x6 147 306 57 6588 595 
Claudio Paradino. i4<?3o8 59i 

Codice Thcodofiano. 347 

Collennuccio, 177 

ColumcUa. 7 3 

Commentatore d'Apollonio. 3S7 

Concilio di Trento. 4+^ 

Copctta. 14 770 

Cornelio Gallo. 460 

Cornifìtio Poeta. 718 

Cratc. 714318 

Crifippo. 130 

D 

DAuid. 69 13 4<f 50 (?i lOii IU133 «74 
171 78517 34737'5578389 
Dante Poeta. 314171 114119377 404 414 

474 704 714716 
Daniel. 49 

Demetrio AJabaldo- 543 

Democrito. 17 97 711 

Demetrio Alicarnafleo. 487 

Demofthene. 24 lot 506 ftfi 

Diodoro. 70173301471483 

Diogene, i^o 

Diogene Laertio. 7 101 131 178 195 448 4(53 
Dione. 3 29 5 44 41^4 

Dionifìo Certofino. 317 

Dionifìo Alicanuflèo. 111 174178 

Diofcoride. 4*^2516^77 447 4<^6 483 



Domenico Ancaiano . ' 

Doni. 104 "3 1 7 408 4 7 6 46 8 

E 

Ecidio Cardinale. loj 196 
"Eliano. 79 124117 2JO 3 7'^ 3/^ 39^ 

446483 

Eliodoro . 771 

Emilio Probo. 5o6 

Empedocle. ^^o 

Ennio. 50^/13 5S5 

Epiteto. 12.7 

Erafto. 2^3 

Efaia. 73778? 

Efchilo. 4^7 776 777 

Efdiine. J9677S 

Efdra. 777 

Efopo. 22 42 461? 

Enitatio. 4447313 

Eutimio. 2/3 347 

Eutropio. 497498 
Euripide . 27,27 X76 37* 43^ 446 702 50J 

71^747 J83 

Erodo. 134 497 

Ezechiellc 9 318 345 
E 

FAuorino. 471 

Faufto Rughefe . 247 

Ferrante Gonxales. 3 7> 
Fefto Pompeo. 30^7 68 121 431 42^ 435 

468 708 746 785 

Filemone Comico. 427 

Filippo Alberti. 1 1 f 

Filone hebreo. 73 r 
Filoftrato.i t7 no 121 128 4104384^8 773 

779 7«3 57^ 

Focilide. 77 

Fortuno. 6j 70 36^^ 

Francefco Barberini. 117 

Francefco Conano. 717 

Francefco Mauro . 281282 

Francefco Berlinghieri. 297 

Francefco Bonauentnra. 361 

Fulgentio. 178 

Fuliiio Mariotelli. 173 

Fuluio Orflni. 2,77 573 3^t 

Fu tu rio Comico. 6 6 
G 



Z*^ Aleno. 

vJT Gafpir Murtola- 


8991 91470 71 1 
548 


Gene fi. 
Gcfualdo . 




134146 


Geremia . 




70T1R 7j^ 


S. Giona uni • 




70Ii{o\/;» 


G iouauni Boemo» 




3T1 3 fi. 



Tauola de gì' Autori citati. 



Gkuanm Boterò. no 177 J-81 jyj 

S.Gio.eiiiiibftomo. 61. 88 ^48 53; i}^ 

S. Gio.CJimaco. S3}f 

Giouaiiiu della cafa. ^^7 

GiouanniBiioiidclmontc. 7^ +"? 

Gio. Battifta Eguacio. J°9 

Gio. BatciftaGropio. ì^~ 

Gio. Battifta Giraldi. M» 

Gio. Battifta Guarim. ^J 

Gio. Battifta Rinaldi. ;7+ 

Gio. Battifta Pio. 37^^! 

Gio. Maria Cataneo . 2-76 

Gio Ruelio. Ì2-5 7S 

Gio. Sacrobofco. 1 61 48 (S 

Gio fcolaftico- i;i 
Gio. ZaiattinoCaftellini 15 J} 119 no i?o 

3i7 37i38i44;4n ;^4;4? 

Gio Zouara. 3^7 

Giofeffo. 74 

Giorgio Vafari. Ji 

Giordano Monaco. 12.3 

Girolamo Maffci . 170 

Girolamo Gigli. i;3 
S. Girolamo.448 148 194 370 40J 431 46; 

Gifniondo Santi. 135- 

Giudici J07 

Giulio Capitolino. 117 J99 i^o yoójzj 

Giulio Camillo. 114 434 

Giulio Frontino. J06 /07 

Giulio obfequente. J03 

Giuftiiio. 509 

Giuuenale. 411816134^^47410 

G'ufto lipfio. il 18 4<Jj 

Gualthero. ìz6 

Granata- yj"» 

S. Gregorio 13 41 77 103 180393 413 456 

483 , ' 

-S. GiegorioNazianzeno. 193 410 444 

H 

H Eliodoro. Ì48 

Hermogene. i 

Hermolao Barbaro. 4io/o7 5'o8 

Hcrodiano . 60 

Heiodoco. 46 5-3 8^ 14; 108 146 

Hokchio-Gierofolimitano- i ^■4 

Htlìodo . 81 lyj 160 19; i47 3.^6 383 409 

418458495 
Hettor Piutor. 131 

H ere ole. 26 

Hippocrate. 91 183 

Holcot Panfienfe. 178 

Hc)nìeio.27 29 4469 97 loi lo* iiy ij8 
13; IVO i58 289 316 336 3;7 386 )^} 



41; 413 4^7 47^ "••pr/ 

Horatio.3 4; 14 n 3941 66 7; 8) lOJ 130 

ijj i;2. 198 114 216 137 147 25S 268 

^79 3.^èin J74 38f 59141041^445 

476 489 fo7 ;ió ;38 

Hoiatio Rinaldi . ^' ?^ 

H agone. I ' 547 

5. T Acomo. ;i 178 178^37 

, Jl lacomo Sannazaro. 5483 106 

E. Igiiatio Danti Velcouo d'Altari', ii 71 

71 i6t I06 2>iO 

Innoccntio. ^97 

Infctittioni Romane. ;4 161 18/ 193 312 
lob. III_J78^.;9 

Kaia. , , , jo 

Ifacio. ■ ^^'_ , 36 y 

Ifid«ro. 5471 84 136 437fXÌ|3 IÌ»7 109 14? 

2865?; 366420 Vrs'g^.- 

Ifidoro Ruberei. 75 -90 

Ifocrate. ' '" y;7 

L 

LAmpridio. J49 

Lapo. IO 

Lattai) tio fi rmiano . 444470471 fijji6 

F. Leandro Alberti . 300 
Leone X. 372 
Legge. 83 106 i<jj- 
Lenitico. 345 
Libunio. J44 
T.Liuio.iii 232 177 ^i>^ 307 344 458;30 

H3 US 
S. Luca. 142 381 

Lucano. 9i» 236.238 194546 38J 

Luciano . 27 104 1 26 174 i94 1^6 3 3; 4;8 

463 492/2; 541 

M 

MAcrobio. 104174 192 i74 3<^9 477 
520|<^j ;7; 
Magone. 56 

Manli o- ijy 499 

Marc'AntonioCataldi. 915160 

Marciano capei la. 70 

Mnria Vergine. 47 jo 

Marciale 4 ;3 i ii 161 2*3 238 xji» 268 3 46 

383 55i4i44i843t4;246i 

Martin Cromerò. 177 

Marcio Milefio. - 417 

MarHlio ricino. 586 387 388 3 8p 42 j 

S- M3tteo.4y i;4 133 161 320 343 i76 391 

Mattiolo. 7^28830134(374 

Medaglie . 2 4 11 14 67 81 83 94 9S l'^ 1 j8 

ido Idi i(J9 171 172 177 182 203 188 

2oy 23J 241 263 298 ìifì'^ì 367^68 

590 411 415" 417 418 4i44^Vo 45 J 460 

437 



Tàvola de grÀutbri citati. 



487498 511 yionj 5;iié;57i S74 
Meiiandro. joi j;6 

Metodico. 312- 

Mercurio Trismegiflo. i^'ó 

Menila. } 

Michiel Angelo Buonaroti. I^P S7^ 

Mincrmìo. léi 

Mnefimaco. 2-4} 

Modeftino. 5°^ 

Moncemagno» 4-8 <? 

Mufèo. 86 

Miifonio. 503 

N 

NAtal Cornice. 1 3éf 

Natta Pinaiio. ii; 

Nauarià. 116 

NiimachioGrego Poeta. /12. 

Nicandro. 3 

Niccforo. 154200 

Nicolò Perotto. 2-i>j/ 

O 

OCcone. 142.17 i7J5n KJ 

Orfeo. 114564588 

Origene. 397 

Or© Apolline. 9 79 171 1301^0340581 

40^411506 yi^ 
Orontio Fineo. 387 

Ouidio. I 3 171744^1 f4 6é 70 71 71 77 
79 85 89 101 151 isS 167 174 1S8 131 
Zi6 1J7 159 140 141 16} 186 3163 rS 
358 551 368 593 401 414 4^6483 4i'2' 
510 j3i;4^J/i5H 
P 

PAnuino. 161 175' ;i3 

Paulo- 1642 4; 7; 76 778 175» 183 

178 198 40Ó 451 4^1483 jio 
'j^aulo Diacono. 194 

Paulo Giurifconfu Ito. jo6 

Papiano. j(j 

iPaufìana. 3^ 68 zìi 3603^9 J74 35>3 4ii 

Ja4J47 5J2.583 
Perenio. 81 4J7 

Perdo. 89 198 287 191 

iPetrarca . J 4 10 17 5 1 41 /4 68 73 94 103 
i 109 114 13 I ijo 1(^9 190 14J 168 i8y 
I 1^4 347 3;<J58S 460 48(J 487 488 4P1 
' jn^ij J4ì;^i f6;;(r8i7l.';74;76 
Petronio. 41 86 

'A. Pietro'. 
Pietro Raz7ano» 
Pietro Vittorio. 

Pier Leon Caflella. ^-.^ 

•Pierio.j 47917 5» 3) 42- J2. 61 6i(f} 7780 

?l SX4 U8 ij6 iji i;i iji 14^ xjj 



50 ;4/ 
a8y 
li; 

94406 



161 171 174 i?; 18; 103 107 148 ìTo 

ZJ3 i6z i6j 311 3i<? 318 321 551 54J 

3j6 368 371 38158P 3ì;; 411 411 43 z. 

436 448 46; 4<J7 47i 486 4y6 510 ;i8 

531 TJ5 ;38HMJI 5«iJ^3 572" 

Pindaro. 315» i;^499 HP JH 

Pio fecondo. i-8 $■70573 

Pitagora. f 8 180311 nj 

Platina. 95 

Platone. 3 s i^JJ S^ loi 103 151 i4<5iiZ' 

J18 338 j;6'384 392'4i6 4^7 
Plauto, ij 15 86 15; 137 5^7 35>94iO 438 

448 469 

Plinio- 4 6J3 5'4y9 84il7ii4ii8iipU7 

138 141 i/y i5ii8i 187 177 230 ijp 

ij8 159 240 248 178 191 306 309 3 I J 

32« 343 362.3^7 368 371 37; 377 38y 

398 410 431 4;6 471 48; 488 493 Si^ 

/li ;i8 ;3754i ;48;;i yJS 570 S7S 

Plinio luniore. /y 83 104. 

Plutarco. 6 14 21 28 19 j4 6^0 70 81 lor 

Ilo 117 119 140 iji 161 199 116 iji 

3^1 371 37; 388 391 396 415 4IJ 419 

4Ti 4J949I ;i2.;ì3 ;4; f J6 J55 574 

Polibio'. 191 3 or 

Polidoro Virgilio. 342 joj 

Polieno. joj 532 

Polluce. i6fc 

Pontano. 138311 

Probo- 117 115» 187 192 

Profeta. /31 i8f ^43 ij6 348 

Propertio. 3 11 280182315 

Prouerbij- 7 ^3 l'^o 171 37+581 596410 

451452-4^; 481 J16 
Prudentio- 6j 

Publio Plinio. 446 J 10 

Q, . ^ 
Vadrigario. ^30 

Quintiliano. 3 444471 ;i3 ^4^ 

Q^Curtio. 10 

R 

RAfael Valaterànno. ^07 

Rufcello. 6i2;0 4oy4O7 

Rutilio. 300 

S 

S Abellico. 118130246325568392 

Saffo. j S J 

Salamoile . 38 94451 4^7 4^3 49/ 5 18 
Saluftio. 94 y6^ 

Santa Chiefa. ^ 17S 

Scaligero- 486 128 Itfr246'i83 

Scuola Salermitana. 90 9 1 9^9$ 

Scrittura facra . 4| JO95 110 146 18; ij<f 
2j8 275 284) 1631; 38; 418 42-3 476 
f Scba- 



Tauola de gf Autori citafi. 



SebaftianoErizzo. s>f 171 17} 10; 4*'? 4^9 
Selnaggio Accademico occulto. 15^ 

Semp ionio. ^7f 

Seneca . 6 16 ij 17 42- éj 69 85 9° 94 loj 

ii>i 192 1.9; 197 198 199 iiP 2.3; 2.76 

542. 5^9 38tf 410 41T 4j8 457 J73 ;«4 

516-534 
Sennuccio. 4 

Sereno. 472-fi<f 

SeftoPironefc. i^S 

Sidonio- ^''2. 

Sigonio. 2.5'^Ji5 

Silio Italico. 13^1372.41 iSizSitpj 316 

335558 
Simonide. 1^3 57° 

Sifto Papa V. 2.9*- 

Smetio. $5 161 176187 

Socrate. 2-^ 

Sofocle. 13146; 

Solino. 317x415573 

Solone. 311465 

Sofifane. 535 

Sotade Poeta Greco. 345 347 

Spaparato Accademico Filomatc ^7 

Starlo. 671552-36137139141356585 
Stefano. 348 

Stefano Durante. 180 

Stobeo. 140505 

Stoici. 5 

Strabene. 17<? 178 181 189 190 t99H^ ìS^ 
Suetonio.iiP in 118 16/319 344 410 438 
. 466503 511 513 536 541 548 551 5^7 

574 
Suida.14 loiliS ijiiSi 3743.91 437 4<?3 

4^551^548 

T 

TAciro. lOj 117 119 506 537 5*^5 

Tadeo Donnola. 16 

Talete. iii55 

Terentio. 8 5P 1 53 ^55 3^3 591 43 5 574 
Tertulliano. I4 43i 

Teitore. 161 ^8,j 

Thon ai. 15415/ 

Thcofrafto.;^ 141 138 153 18^ 3 14 3aj 34* 



378381 J9J418463 484 

Theocrito. 2;; a6o 4i0 47f 4S053.J 

Tlìimeo. 174301 

Tiraquello. 515 5^7 571 

Tribullo . 3607177117163346381 

Tobia. II 

S.Thomafo. 5151636 4077 109 iji 141 

^5S 174 i7S lof 117 133 154143 147 

31031J }i8 345 Ì79 383 397 439440 

491 

Thomafo Garzoni. 14* 

Torquato TaflTo- 185 115 4®4 548 

Toftato. 460 

Trifon grammatico . ^1 

Trogo. 177 301 

V 
I. "XT Alerio Diodati. 49 

V Valerio Mafllmo. 373 41550751J 
5.^/71 
Varrone. 18 140 281 307576413417 5^i 

SAI 

Vegetio. 344 345 

Vellio Patercolo. i ip 3 1 » 

Vida. 85 

Vicenzo della porta. 3/8 

Virgil'o.j 3031 58344451 58^7 «9707^ 

141117 i;j 161 174186187 103 III 

ii4 183 né 131 234 258 241 174 185 

292,311345 348 551 359 364377 39tf 

41641; 44S 4^3 4^1 465 471 485 510 

518 5X6 ;3i ;4i s\6 SSl 5^3 5^5 57i 

573 S7^ 

Vitriiuio. J3 139 340 

Vopifco. 110282. 

X 

XEnarcp. 86 

Xeuophonte. I5»7 390^8 571 



Z E none- 
Enodoto. 
Zerobabel. 
Zeufi. 
Zezae. 



101 143 264368 

I0& 

5 3i 
148 

y5i 



IL FINE. 



IN- 



Indice delle MEDAGLIE Antiche 
citate nell'opera^. 



Coiifoli & altri Magiftrati . 
L. Allicno.' 

con Nettuno & Sicilia. 
QjCccilio Metello Pio. 

con l'Africa- 
Ce dio con l'Africa. 
Paulo Emilio Lepido • Pietà. 
Eppio con l'Africa. 
Cn.Lentiilo Marcellino con Sicilia. 
C Mamilio Limetano. 

con Vliflè. 53; 

con Mercurio. 
Mutio Cordo con Italia, e Roma. 
Nerbano con Africa. 
Sefto Pompeo con Scilla . 
Pomponio con le Muic. 
con le Mufè. 
L. Volteio Strabone. 

con Eurepa. 

Città. 
Athene con la Ciuetta- 

! Imperatori, & donne loro. 
Ottauiano Augufto. 

co'l Granchio, & Farfalla. 

con la Pace . 

con la Sicilia. 

Con la Vittoria. 
Tiberio con la Pietà. 
Claudio con la Pace. 

con la Speranza. 
Nerone con la Salute. 

con la Supplicatione. 
Galba con la Pace. 

con la Virtù. 
Othone con la Sicurtà. 
Vitellio con l'Honore. 

con Clemenz3,o Moderationc 
Vefpaiiano con la Pace, 

conia Vittoria Naiiale. 

con la Vittoria. 

con la Tutela. 
T. Vefpafiano con Delfino, & Ancora. 

con Italia . 

con Vittoria . 

con Eternità. 

con Pace. 

con Prouidenza. 
Domitiano con canali© Pcgafe©, 

con Vittoria . 



505 

•J39 

3 SO 
401 



141 
3S'3 
303 
S7^ 
414 
395 
491 

4;z 
jip 
3^5 
J67 
47; 
i3J 
83 

576 
611 
141 

i73 
576 
170 

417 
173 
57^ 



con Eternità • 

con Virtù. 
Nerua co la Concordia degl'ElTe 

con la Tutela d'Italia. 

con la Palma. 
Traiano con l'Eternità. 

co'l fiume Tigre. 

co'l fiume Danubio. 

con la Pace. 

conia Virtù. 

Co'l Bon'Euento. 

co'l Genio. 
Hadrianocon Hilarità. 

con Natura. 

con Speranza. 

con Eternità. 

con Italia. 

con Roma. 

con Adottionc. 

con la Fortuna aurea. 

conl'Afia. 

con l'Africa. 

con la Gloria deTrencipi* 

con la Giuftitia. 
Sabina con la Pudicicia. 
Antinoo con Mercurio. 
Antonino Pio con Annona . 

con Pietà. 

con Tranquillità. 

con Fortuna pacifica. 

conMaeftà regia, 

con Religione 

cori Salute. 

con Gioue. 

con Indulgentia. 

con Colonna. 

con Italia. 

con Sicilia. 

co'l Genio. 

conlaGiufiiria. 

con Tranquillità. 

con THonore. 
Fauftina con l'Eternità. 
M. Aurelio co'l Genio. 
Pauflina con rHiiantà. 
con la Concordia, 
con la Fecondità. 
L.Veroconla Virtù. 
€011 la Vittoria . 

f 7. 



171 

rciti.94.p; 
<J37 
III 

171 
188 
188 
39X 

317 

ZI7 
14 

3<Si. 
4j>t. 

J71 
175-; 
17X 

351 
, 3^3 

431 

171 

414-415 

14 

aoy 

43P 

45Ì 

67 

;i3 

173 
305. 
217 
ilj 

i5J 
169 
il7 
14 
95 
178 
566 

con 



conia Coronaci Pino. *i3 
Commodo con Terra ftabile. i58 
con Italia. 2.7J 
Heluio Perrinace con Proiiidenza. 42-7 
Settimio Seuero con ludulgentia- Si-aji 
con Afiica. 3JJ 
con Victoria. 57^ 
Albico Cefare con rEcernità. 171 
GiiiliaPia con Lecitia. ^4 
con H ilarità. _ 14 
Antonino Caracalla con le ftagioni del- 
l'anno . /ol 
Piantina conia Fede. 181 
Antonino Geta con Fortuna bona- aoj 
con la Nobiltà. 368 
con la Virtù. j6 8 
Macrino con la Sicurezza. 47 S 
Antonino Eliogabalo con la Libertà- 311 
Aleil'andro Seuero con la Giuftitia. 223 
con la Prouidenza dell'Annona. 477 
con la Virtù. s^7 
Giulia Maraea con Giunone confcruatricc 4 
con Fecondità. 177 
con Felicità pnblica. 182, 
Maflìmino con Prouidentia. 417 
co'l Genio. 217 
con la Virtù. jé8 



Gordtauo con Agricoltura 
con Secu rezza . 
con Gioue. 
conia Virtù, 
con l'Equità, 
con Indulgenti» 



li 
47; 

67 
J68 

161 



Pupieno co laConcordia delli Imperatori.^f 

Balbino con la Prouidenza. 417 

Filippo con Roma eterna. i7f 

con la Pace. }9J 

Marcia Otacilla Seueracon la Pudicitia, 43 1 

Herennia con la Pudicitia. 43 1 

Gallieno con la Virtù. J67 

M.Ca/Tio Latieno con la Salute 4f r 

Floriano con la Prouidenza . 417 

Piobo con la Prouidenza. 417 

con la Salute 4ji 

. . . co'l Genio ' 11 j 
, . . con la Fortezza d'animo, & di 

corpo. zoj 

Medaglie moderne • 
Papa Paolo III. co'l Camaleonte, 8c 

Delfino. /41 
CofìmoMediciconlaTartaruca,& Vela- 141 
Cefare Ripa, con rAi-nandoIa,& Moro 

Celfo.. 141 



IL FINE. 



INSCRITTIONI ANTICHE, 

citate nell'opera-j. 



Di Anida Faltonia Proba . 1 7^ 

DiSeftoAtufio. iS6 

Di Aurclia Rufìna. 584 

Di Calpurnia Homea. 5 j 

Di Cefio Equi dico. ^71 

Di Follìa Gnoma. 611 

Della Fortuna obfdqucntc . lo f 

DiGiuuentiaEutichia. yii 
Di Giulio Pomponio Pudente. 

Di C. Giulio Hermecc. 
Di Giulio Satiro. 
Del Genio. 
Di Lufia Glafìra. 



Di^lauio Grifogonor 



343 
2iy 

zi6 

55 

^5 



Di Giunio Primigenio. 5 y 

Di Q^Lollio. y y 

Di Maria Polla. 584 

Di T. Stati 1 io. 345 

Di L.Valerio Pudente. i5i 

Di P. Vettio Sabino. 6t i 

INSCRITTIONI 

Moderne . 

D'Aleflandro Farncfe • f i J 

Di Marc' Anton 10 Colonna, y 1 3 

Di Clemente Ottauo. dii 
Di Gio. Francefco Aldobrandino.. 
3M 




Correttione degrErrori importanti . 



cai. i5f. 

391 

401 
471 

471 
480 
488. 

494. 
Sl7- 

- i -J^^ 

J47 
;49 

J54 
/J6 

f70. 

574. 

5PO 



3. Nec relhis. 
jé.exciilit. 
jz adHudiura. 
4j.poins. 
45.nares. 

neir£pigramma)nil minira. 
lé-prope- 
ly.multiim. 
.h- i ^ -cxnendo- 
44.{olitariiis. 
8. due mezzi vcrfi hanno ad ef- 
fe re vnfolo, 
antep. momordit. 
b.i7-Saloiiino. 
a.i4«fc^À£'kj./ai'. 
37.forrnidine. huìiifmodimeticu 
los fc rupulos mine appellar, 
a. z.reijce. priufquam. 
b- li-crebra. 
. b.4i.ipfìs. 

49. dilarari. 
. yi.colligete. 

53.18 Ceftoiì. ^ 

. 47.Lep11f1.los 
b-56.difcin»Siis. 
3-38 lyngcn. 
•b. ly.foiioras. 
KJ.prcmir. 
b.iSDYSOPlA. 
.b.49.de fìlia abfens,3C libello [per] 

vuol effer corfuio • 
. 14. la vita*è ■ 

b.i6.1oiiga. 
,b.37 I^IOMEDES 
ARTEMIDI. 
47 .anima:. 
b-3inel primo vcrfomaca vna vo 
ce,& fi ferina <:oma:q; 



car. ntl fecondo, fafcia. 

nel terzo, noftra:. 
nel fefto, pereanr. 
J91. i7.coiicupifcenṭeiicbuIam. 

ip'.aceendit . 
593. 4. primo Eft.quidquii.c gefl'eris 
596. b. 7.vfns. 
5 pS.b.joimmii tante. 
5Pp.a. ^.Hipocratc. 
b. dedieb. 
feptenatiiis. 

13 diem. 

if.Cynthia. 
^01. a. é.viftotiam. 
61 1. a. antepenult & dicicr. 
6:3.3. i.vniuerfa. 
6i6. nella figura DEFICIT SPECTA 

TOREM HABET. 
619. ii;fa(5tapalam. 
£17. 30.IN PERFECTO.&coIs' J 

618. b.i. 
611. 3 6.difcriminei ' .' 

40.VÌS ' ' 

4i.nun>ina. -^ ' 

éiz.b-6.filio. ' 

lóhac. 

11, preclari. 
6i6- 16 flu^us. 

53. Capitoli. 

jé.facra. 
éi8. 13.de fiirfum. 
6} 6. 7.ÌUS. 

34.pofcerentur. 
637. a.4ó.ièfrum<iue. 
6}S- i4.Ducebatque. 
6^0. id. torrida. 



Qucfta figura della Perfècutione 
andare a Carte 407. 



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Quefta figura deH'Vtilità deue andare 
a Carte 480 . 




c£A9 *£9^ ^£3* fcap cjS eigar» «*a* *C3« 




ABONDANZA 




DONNA gratiora , che hauendo d'vua 
bella ghirlanda di vaghi fiori cima la 
frontCj & il veftimetuo di color verde, ricama- 
to d'oro, coi) la dertra mano tenga il corno del 
ladouitia pieno di molti & diiierfi frutti, vnc, 
©liue,& altri ; & col fuiirtro braccio ftringa 
vn fàfcio di fpighe di grano,di migIio,panico, 
lcgumi,& fomi^lianti, dal qualeu vederanno 
Ciolte di dette fpighe vfcite cadere , & fparfe 
anco per terra . 

Bella, & gratiofà fi debbe dipingere l'Abon- 
danza, fi come cofà biiona,& defiderata da eia 
icheduncqiianto brutta,& abomineuole è ri- 
putata la careftia, che di quella è contraria. 

Ha la ghirlanda de'fìori , percioche fono i 
fiori dei frutti che fanno l'Abondanza raelTa- 
gieri,& autori; pofibno ancofìgnificarel'alle 
grczza,& le delitiedi quella vere compagne . 

Il color verde,& i fregi dell'oro del fuo ve- 
Aijnento,fo«o colori propri) eilèndo che il bel 



verdeggiar della campagna moflri fertile pro- 
duttione ; & l'ingialirc , la maturatione delle 
biade, & dei frutti, che fanno l'abondanza . 

Il corno della douitia per ia fauola della Ca 
pia Amaltea , raccontata da Hermogene nel 
lib. della Fn'gia.fi come referifce Natale Comi 
te nel 7. libro delle fueMeteologiealcap. 1. di 
Acheloo , &: perquelloche Ouidio ferine del 
detto Acheloo fotto figura di Toro, nel lib.9. 
delle Trasformationi , e manifef1:o fegno dell* 
abondanza , dicendo così . 
Naiadeshoc pomii,(^ fioris odore repletum 
Sacramntt dinesq^ meo hona copia corna eft- 

Et percheìl'Abondanza fi dice Copia, per mo 
ftrarla la rapprefentiamo che con il braccio ^\' 
niftro habbia , come il deftro la Tua carica , & 
d'auantaggiojefiendo che parte di quelle fpighe 
fi,fpargono per terra . 

In prifcriptam Abmdmti&jignYam, Domi- 
nicHi Ancata n fa • 

A JJ^ice 



2. Iconcìo^id 

-^ipicc ter,ayu!?ifi.tu£niis v/idiq^ campos 

Mnltiplici cjmplet mejfe benigna Ceres > 
Tomorum vario curuanturpondererfi>77Ì , 

Ef bromi j vitis plenn liquore rubet . 
Cerne boi} pecndii'mq. greges bine laBem hnrnpf, 

Hiv e pingui fudcint vimina vin£ÌA lacur, 
Sylu a f eroi nutrii , producunt aquora fi/ce s t 

Aeriti campii U/a vagatitr auis . i." : . 
^Inid iam depofcas proprios m off alti in v'JUì' 

Nec CAlum quicquam , nec (ibi terra negat» 

AbondanXjt • 

DOiina in piedi, vcftita d'oro , con le brac- 
cia aperre, tenendo J'vna , e l'altra mano 
fbpra alcuni ce;loiii di fpighe digraiio jiqiiali 
ftanuodaJle bande di detta Rgina , & è canata 



di 'i-^ci. h 



ipa. 



dalla medaglia di Antonino Pio,con lettere che 

dicono:ANNONA AVG.COS.IIII.&S.C. 

Abondan{a Mariti/na . 

CErere fi rapprefenta con le (pighe nella de- 
ftra maiiOjftcfàfòpra la prora d'vna na- 
ne, & a piedi vi Cirà vna mifura di grano con 
le Ipighe dentrojcome l'altra di fopra • 
Abondan{a Maritima • 

DOnna che con la deftra mano tiene vn ti- 
mone, & con la fi niftra le fpighe . 
AbondanXji . 

DOnna c©n la ghirlanda di Tpighe di grano> 
nella deftra mano vn mazzo di canape , 
coi le foglie,& con la finiftra il corno della do- 
uitia,& vn ramo di gineftra, fopra dei quale fa» 
ranno molte boccette di fcta . 



A C A D E M I A. 




DOnna ve(lita di cangiante, d'afpetto,& di 
età virile, coronata d'oio, nella man de- 
ftra terrà .vna lima, intorno al cui manico vi 
■fiafcritto DETRAHIT ATQVE POLIT, 



nella man finiftra hauerà vna ghirlanda te/Tiita 
d'AlIoro.Hedera, Mirto , dalla medefima ma» 
no, pendino vn paio di pomi granati , federa in 
ìh vna fcdia fregiata di foglianiije frutti di Ce- 
dro, 



Pa^te Prieaa^; 



1 r'%'^ 



3 



dro.CJipreng, e Q|iercia, com'apco rami d'O- 
liua*in quella parte oiie fi appoggia il bombi- 
to, luogo più proflìmo alla figura . Starà in 
mezzo d'vn cortileombrofb, luogo bofcarcc- 
ciò di villa jalli piedi hauerà buona quantità 
di libri,tra quali rifìeda vn Cinocefalo, o vero 
Babuino, farà veftita.di cangiante di vari) co- 
lori,perle varie fcientiejchein vn* dotta Aca-, 
demia fi trattano- ., , ;■ 

Si dipinge d'età virile per la petfetra , e ma- 
tura cogHitione delle cofè.che fi polfeggono, e 
difcorrono in quella età , che non è lottopolla 
alle leggerezze giouanili , ne a diliramenti feni- 
li , ma è dotata, di laida mente^, e, di fauo.giii- 
ditio . 

Si corona d'oro ,. volendo figni^fìcare , che 
quando ringref^nndpU'Academico ha da.man- 
ddi fuori gli fuoi penfieri,chern capocojififto- 
iio-oue è la. patte intelletriua dell'animo noftro 
(iecendo Platone nel Timeo) bifogna ch'egli 
liaffini, come l'oro , accioche poflìno flarc ad 
ot^ni prona , e paragone • Da man deftra tiv'jie 
vnalimajcol motto mtorno ( Detrahit , atque 
polit ] perche, fi comecon la lima.inftrumen- 
to fabrile,limandofiilferrOj[o altro fi polifce, 
e leuandofi la ruggine duiiene lucido,e rifplen 
dente, cofi nell'Academia leuandofi le cofe fu- 
perfluCjSi emendandofi li componimenti^ C\ pò 
lifconOj& illuftiano l'opere, e però è neceflario 
ponerle fottola lima de feueri ginditij degli 
Academici, e fare come dice Ouidio nel libr. 
pr.de Ponto . acciò fiemendino,e polifchino . 
Scilicet incifiam lima mordacim vti t 
Vt fub iudicium fingula verbo, vocem • 
Onde Qnjntiliano lib.x. cap. iij. opus polint 
Ufna,8i.i\on Cenza ragionefi f degna Ho ratio 
nella Poetica de i latini , che non poneuono al 
par dei deci cura,e fatica, in limare, e pulire 
l'opere loro . 

Nec virtHteferet cltiriiqj potentini armls , 
§liiam lingua Ijttium, fi non ojfenderet vnum. 
^^ifenr^ poetarum limA labor , Ó* mora vos o 
Topiltusfanguii Carmen reprehendite,qHod no 
Multa dies , (é'multa'Utura coercuit . 

Et il Petratca Sonetfo i 8. 
Matroito pefonon de le mie bracete, 
Ne opra di polir con la mia lima - 
Quindi è , che molto accortamente dicefi, 
che ad'vn'opera gli manca l'vltima lima, quan- 
do non èabaflanza terfà, e pulita, veggiafine 
gli Adagij • Limam addere • Da quali hab- 
biamo canato il motto, oue kggeCi, circa lenié 
datione de l'opere . lima detr ahitur,a{q. expo- 

ìttHr,^H9d, redmdatf^Hod^ m cnlmm e^,& li^ 



mata dicuntur expoUta • La ghulaiìda fi 
tcffe d'Alloro, Hedera, e Mirto , perche fono 
tutte tre piante poetiche ', per le varie fpetie di 
poefiajche ne l'Academie fionfcono,impercio- 
che il Mirto è pertinente al Poeta melico amo- 
rofo , che con fuauità, e piacere canta gli fuoi 
amori, perche il Mirto,fècondo Pierio Valèria- 
nojèfimbolodel piacere., & Venere madre. de 
gli amori, anzi riferifce Nicandro ,■ che Venere 
fu prefentealgiuditiodi Paride incoronata di 
Mirto,. tanto gli era grato , e però Virgilio ia 
Melibeo. 
Topulus Alcidi gratijfima , vitis laccho , 
lormofa. MyrtUì Veneri ,fua laurea Phoebo . 
Et Ouidio nel princpio del 4. lib-de Farti , 
volendo cantar delle fefle d'Aprile.mefe di Ve- 
nere , inuoca Venere, laquale dice , che gli toc 
co le tempie con il Mirto, acciò meglio potellc 
cantare cofe attenenti a lei . 
Venimui ad quartU quo tu celeberrima mense* 

Et vatem , ^ ?nenfemfcis Venta ejfetuos. 
Mota Cytherea efl , leuiter mea tempora Myrto 
Contigit , é^ CAptum perfice dtxit opti4 . 
Di Hedera, & Alloro fi coronauano indiffe- 
rentemente tutti li poeti . Horatio poeta Li- 
rico ,fig'oriaua dell'hedera. 
Me dociarum hederA pr&mia frontium 
Dijs mi/cent fuperis , 
E l'iftelTò vuole il Lauro nell'vltima ode 
del 3. lib. di verfi • 
^lu&fitam meritii, é^ mihi delphica 
Lauro cinge volens Melpomene comam . 
E lo giudica atto, che ne falle coronato Pin- 
daro par Lirico nel 4. lib. ode 1. 
Pindarus ore . 

Laurea donandm ApoUinari . 
Nondimeno l 'hedera particularmente era 
di poeti elegi allegri , fi come nota il Meiola 
nell'elegia 6. de Trillibus, ouediceOuidio- 
Si quii habes nosìrii fimiles inimagine vulttis. 
De me meis hederoi Bacchica, (erta comu 
Ijia de cent Utos foelicia figna poetasi 
Temporibus non eli apta corona meis . 

E Propertio poeta Eligiaco- 
Ennius hirfuta cingat /uà dicia corona 
Mi [olia ex hedera porrige Bacche tua . 
E con lamedefima Ouidio auueicilce Ca- 
tullo,che vadi incontroa Tibullo Eligiaco. 
Obuiui huic venies hedera iutienilia ciaciui , 
Tempora ctim Caino doóìe CatuUe tuo- 
Conuienfi anco a' poeti Dithirambici, elìè.ì- 
do li Dithirambi,verfì,che (\ canrauano in ho- 
nore di Bacco a cui era conficrata l'hedera • 
Ouid.j. Faft. 

A 1 Hedera 



Iconologia di CeC Ripa 



V edera gratljftmA Baecho- 

Hoc quoque cur ita fit dicere nulla mora èR» 
ÌJyfiades Nymph^is puerum qufrente notterca 
Huncfrondem cunti appofutjfe ferunt • 

E ne! 6. de Fafti . 
Bacche racemifero! hedera redimite capiUos. 

Il Lauro poi e più comienientea gli Epici, 
che cantai IO i fatti d'Imperatori j e de gli He- 
roi.Ji quali vincitori, d'Alloro fono ftati incoro» 
nati, e però Apollo nel pr- delle Metamorfoft 
lo delibra per corona a gloriofi.e vittoriofi Dti 
ci,e lo confacra a fé fteltb padre de Poeti, come 
pianta, che (I deiical più alto ftile'grato,e fono- 
10, e per finire di ragion3re,circa di quelle tre 
piante poetichcjbafti à dire , che il Petrarca fii 
coronato in Roma di tre corone , di Lauro, 
<i'Hedera,edi Mirto,sì come riferifce d'hauer 
viftoSennuccio Fiorentino, coctaneo,& amico 
del Petrarca • 

Li pomi granati, fono figura dell'viiione, de 
gli Acjdemici , pigliandoci tai pomi da Pierio 
lib.;4 perfimbolod'vn popolo collegio.ed'r- 
na compagnia di molte genti congregate in vn 
luogo, per la cui vnionefi conferuano , e però 
-erano dedicatiaGiunoi)e,la quale hebbe epite- 
to di conferuatrice, (I come fi vede nel la meda- 
glia di Mammea , con tale parole I V N O 
CONSE RVATRIX. E per quefto an- 
co Giunone era riputata prefidentc delli Re- 
gni, epingeuafi con vn melo granato in vna 
mano,comeconfertiatrice dell vnione de popò 
li. Sederà l'Arademu perche gli ellèrcitijde 
gli Academici fi fanno in ordinanza tra di loro, 
-vi farà intagliato il Cedro nella fedia, pereflè- 
reil Cedro fimbolo dell'eternità. Ante alias 
gnim arbores ceàrm ^ternifatii hieroglyphicitm 
f/?. Dice Pierio, poi che non {\ putrefa reme- 
rò fi tarla,alla qual eternità dcuono hauerela 
miragli Academici,procurando di nudar fuo- 
ra l'opere loro limate, e tcrfe , acciò fieno de- 
gne di Cedro,acte(b che Plinio lib.ié.cap. 35». 
dice.chc vna materia bagnata di fticco , o vero 
■vnta di aglio cedrino.non C\ rofica dal le tignuo 
je.fi come nel capitolo, e libro 13. afferma dei 
libri di Numa Pompilio ridonati dopò, ny* 
anni nel colle Gianicolojda Gneo Terentio fcii 
ba , mentre riuangaua,&: affoifaua il fuo cam- 
po, onde, cedro digntìlocHt iti- dicefi d'vno,che 
hahbia parlato,e comporto cofa dc:gna di me- 
moria, detto vfato da Perfione la prima Satira, 
Ycggiafi Teofrafto libr. 3. e Diofcoridelib. pr. 
cap.S^.c l'Adagio. Dig»acedro,pcy il che Ho- 
ratio ne la poetica di fiè. 

-— ^peramm carmi'fia fingi 



Pojfe lintnda cedro, & leut feruttnda 'eupvèjfo* 
E però vi fi intaglicrà anco il Cipteflbeflèn • 
do incorruttibile, come il Cedro, epigliafi da 
Pierio per la perpetuità, la Quercia parimente 
fimbolo del la diuturnità , appreflb l'ifteflòPie- 
rio,e de la virtù, sì chcanch'efla vi si conuer- 
rà, tanto più che ne gli Agonali capitolini infa- 
tuiti da Domitiano Imperadore li virtuofi» 
che vinceuano in detti giuochi , Ci coronauano 
di Quercia , come gli Hirtrioni,i Citharedi,e 
li poeti . Giouenaie . 

An capi tolinam fperaret , Tollio quercum 9 
E Martiale. 

O cui Tarpeioi lieuit contingere querem. 
Di che più diffufamente Scaligero nel prf. 
Iib. cap. X. fopra Aufonio poeta . L'Oliua per 
edere fèm pie verdeg^i<siutf>oncfi pui,. p^rTe- 
ternità . de la quale PÌut. nella i. queft. del 3. 
Simpofio,cofi ne ragiona Oleam, Laurur», ac 
Cupreffum fempervirentem , conferuat pingue* 
do,^ calorficut,^ ederar» : Ponefi poi nel pii^ 
proffimo luogo al corpo dell'Academia, come 
pianta dedicata da poeti a PalladeMinerua na- 
ta dal capo di Gioue,che perciò è figurata del 
la naturalità, & viuacità dell'ingegno della fa- 
pienza,e fcienza , fenza le quali neceffa rie doti 
non fi può efl'ere Academico,perche chi n'è pri 
no dicefi di Iui,tratta,e parla Grafia Mineru3> 
ciò è grofiblanamentc da igirorante lènza fcic'- 
za:onde tra latini'deriuafi, quel detto <««/^<»My 
nerua,pni volte vfato da M.Tullio,eda Hora 
tio in quel verfo della poetica » 

Tu nihil inulta, dices facies^ MineruA- 

Tu non dirai , ne farai niente in quello che 
ripugna la natura del tuo ingegno, e'I fauor 
del Cielo, fi come fanno certi belli huniorichs 
vogliono fare dellAcademico, e del poeta con 
quattro verfi bufcatidiquà,c dilà fenzanatit 
raleinc!inationc,e fcienza,ne s'accorgono, che 
quanto più parlano, più palefano l'ignoranza 
loro, bifogna adunquea chi defilerà immortai 
nome di f-iggio Aca<lcmico pafcerfi del frutto 
deirO lina , cioè affaticarfi per l'acquifto della 
fcienza , e (àpienza con li notturni ftndij , & 
vigilie , de quali e fimbolo l'Oliua , eli- 
de tra ftudiofi fé ne forma quel detto . 
Flus olei quam vini , ciò è più induftria,e fati- 
ca di mente, chefpa(ri,crapole,edelitie ci vuo 
le per ottenere le Icienze ; e quell'altro detto 
Oleum , ó'operam perdere , quelli, cheper- 
dono la fatica , e'I tempo in cofa , che non ne 
ponno riufcire con vtile , e honore, e però Sa» 
Girolamo difie a Pammncchio ■ Oleum perditt 
C^ impenfas , qui hffem '{Vittit ad Ceroma - 

C'o e 



Parte Prima.; . 



cioè perde l'olio, eia fpefa, il tempo , Se l'o- 
pera, chi manda il bone alla Ceroma vnguen- 
to compofto d'olio, e di certa forte di terra, il 
che fi dice di quelli, che vogliono ammaeftra- 
jreperfònedi grolTo ingegno incapaci d'ogni 
fetenza , laquale fi apprende con induftria , e 
fatica , fignificatain quefto luogo perii ramo 
cl'oliu3,la cui fronde è afpra, Se amara, com'- 
anco il frutto prima che ila colto , & matura- 
to , chefèdiuenta dolce , efbaueefè necaua 
(bauiflimo liquore, Gieroglifìco delia fati- 
ca, & anco dell'eternità, come quello, cha 
conferua i corpi dalla corruttione , e putre- 
fattione : cofi la fcienza è afpra , & ama- 
ra perla fatica. Se indulhia, che fi ci met- 
te per conseguirla: colta, e maturata che s'è , 
cioè confeguita la fcienza , fé ne fente frutto , 
econtento grandiffimo con eternità del pro- 
prio nome , la quale porta in mente d'vno ftu- 
] diofi) gli alleggerifce la fatica, fi come anco il 
jfrutto, e'I contento, che fpera raccogliere dal 
le fcienze * 

Sederà in mezo d'vn cortile ombrofij , o ue- 
to luogo bofcaiecciodi villa per memoria del- 
|la prima Academia , che fu principiata in vil- 
la da vn nobil perfonaggio , chiamato Acade- 
I uno , nella cui amena villa , non lungi d'Atene 
fi radunauano i Platonici , con il lor diuin Pla- 
I tone , a difcorrere de ftudi j diletteuoli Piato- 
li nici, fi come narra Diogene Laertio , nella vi- 
1 ta di Platone, onde Horatio lib. i.cap.i- 
'\ Atque interfiluas Acaàemi qn&rere verum • 

E Carloftefano Hiftorico dice, che tal villa, 

io felua foflè lontana d'Atene mille palli, sì che 

ila prima Academia hebbe origine nella villa , 

jC prefe il nome da Academo nome proprio , 

Ipercheè dafaperfi,che le fette, & adunanze di 

I virtuofi , pielfo gli antichi fono Hate denomi- 

ìnate in tre modi, da coftumi, da luoghi, & da 

jnomi propri) di perfone \ da coftumi igiiomi- 

jiiiofi fumo detti feguaci d'Antiftene Cinici , 

jO vero perche haueuano per cortame di lace- 

ixare l'opera, e la vita altrui con dente canino, 

ie mordace , o vero perche à guifi de cani non 

'fi vergognalTèro divfar palefamente , come i 

cani l'atto venereo , (\ coree di Grate , & Hi- 

parchia filofofeilà forelladi Metrocle cinico, 

narra Laertio. Ehgit continuo pue^la, fumptoq', 

'\illius hiibitHvnacum'viro ctrcuibat , ó-con- 

%rediebantur in aperto , atqtie ad coeaas profi 

ìcifcebatur Da coftume honcfro farno chia- 

mali i feguaci di AriftotilcPcripateticifrfTÒ tk 

1: TTépfTrcCTUv. ] §lupd ejì de ambulare- perche heb 

beio per cortame dilpurarc caaijiunàu j d^ 



luoghi public! prefero il nome que!li,chefur- 
no nomati dalie città . Vt Elienfo, Megarcn- 
fes,& Cirenaici, e da luogo priuaco gli Scoici, 
li quali prima (i chiamauano Zenonij , da Ze- 
none lor Principe . Ma da che detto Zenone 
per render ficuro da misfatti quel portico d' 
Atene, doue fumo vccifi i 4 J o. citradini co 
minciò iui a difcorrere & adunare la fua fett^ 
fumo chiamati Stoici, perche ( Stoa ) fignifica 
il porticojonde Stoici fumo quelli, che frequeii 
tauano detto portico, che fu poi ornato di bel- 
lilfime figure:, da Polignoto, famofo pittore da 
perfone Ibno ftati nomati i Socratici , gii Epi- 
curei, &:altrida liloiomaeftri,e come detto 
habbiamo, querto ilteflb nome d'Academia C\ 
deriua dal nome proprio di quello Heroe pla- 
tonico, detto Academo, nella cui villa fi radu- 
nauano i Platonici, laquale adunanza fu la pri 
ma , che iì chiamafiè Academia , indi poi tutte 
le adunanze de virtuofi , fono ftare chiamate 
Academie , per fino a' tempi noftri , ne quali 
s'vfa vn quarto modo di nominare per lo più 
l'Academie dalla ellettione di qualche nome 
fuperbo , & ambitiofo , da grane, emodefto , 
da faceto, capriciofo, & ironico, e quefto vlti- 
mo è afiài frequentato da' moderni: e perfegui 
tare l'efpofitione della noftra figura diciamo, 
che la quantità de libri , che gli fono alli piedi, 
fi ricercono in buon numero , effendo il prin- 
cipal intento de gli Academici di volgere di- 
uerfe forti di libri per acquirto di varie fcien- 
ze. Il Cinocefalo, o vero Babuino lo facciamo 
affiftente dell'Academia , per edere egli flato 
tenuto da gli Egitcij ieroglifico delle lettere , 
& però lo confacrauano a Mercurio ripu- 
tato innentore , & autore di tutte le lettere 
{i come rifcrifce Pierio Valeriano lib. C- e po- 
nefi tra libri , perche vno che vuole far profcf- 
fioned'Academicoietterato,deue ftare affiduf» 
negli rtudij, quali vengono molto accrcfciuti 
dalla frcnquenza delle Academie . 

ACCIDIA. 

DOntia vecchia, brutta, mal vcftira, che ftfa 
à fcdere.cche tenghi la giiancia appog- 
giata l'opra alla finiftra n)ano, dalia quale pen 
da vna cartella con vnmotro,che dichi;TOR- 
P E T I N E R S, &1I gomito di detta ma- 
no iìa pofato foprail ginocchio , tenendo il ca- 
po chino, e che ha ciiico con vn panno Hi color 
nero, e nella dertra mano vn pefce detto Tor- 
pedine . 

Accidia, fecondo S. Gion.Tiini Damafccna 
l.x. è vna tnftitkJ j che aggrannla mcnrc, dir- 
non permeire, che fi facci opera buoiìa . 

VcccIk^ 



Iconologia di CcC Ripa 



Vecchia fi dipinge , perche ne gl'anni, fenili 
ceQano le forze , Sl malica la virtù d'operare, 
come dimoftra Daiiid nel Salmo 70. doiie di- 
ce; Neproiicias me in tempore feneBtitts, cum 
defecerit virtus mea ne derelinquus me - 

Mal veftira fi rapprcfènra , perche l'Accidia 
non operando cofa veruna, induce pouerta , e 
miferia , come narra Salomone ne i Proiierbij 
al 1% -^lui operai ur terramftiam fatiabitur pd 
nibus, qui antem felìatur ottum replebitur &ge- 
Jlute.'E Seneca nei lib.de bencf. Figritia ejl nU' 
trix Ageslatis . 

Il ftare à federe nella gui fa , che dicemmo 
fìgnifica, che l'accidia rende Thucmo otiofb, e 
pigro, come bene lodimoftra il motto fopra- 
oetto, eS- Bernardo nell'EpiftoIe riprendendo 
gl'accidiofi cofi dice; O homo imprudens mil- 
lia miUium miniftrant ei , & dccies centena 
tnillia ajftJÌHnt ei, ^ tu federe pr&fumis ì 



La teda circondata col pannò nero, dinior 
ftra la mente deli'accidiofo occupata dal torpo- 
re, echer'endcrhuomoftupido, &infenfato, 
come narra Ilìdoro ne' foli loqnii libr-<2> Pe»* ' 
torporemvires ,^ ingenium deflunnt. 

Il pefce, che tiene nella delira mano fignifi- 
ca Accidia, percioche fi come quefto pefce (co- 
me dicono molti Scrittori , e particolarmente 
Plinio lib- 3 1. cap. pr. Atheneo libr- 7. e Plu- 
tarco de folertia Animai ium- ] perla natura, 
e proprietà fua, chi lo tocca con le proprie ma^ 
ni, o vero con qualfiuogliaiftrumentOjCorda, 
rete, oaltio, lo rende talmente ftupido, che 
non può operar cofànifTuna; così l'accidia ha- 
uend'egli l'ifteflè male qualità, prende , fupe- 
ra, & vince, di maniera quelli che a quefto vi ' 
tio fi danno , che li rende inhabili , infeufàti, C 
lontani da opera lodeiieJe, & virtuofa . 



ACCIDIA. 




D 



O N N A vecchia, brutta, che ftia à (ède- 
re,con la deftra mano tenghi vna corda. 



e con la fiaiftra vna luniaca j o vero vna tarta- 
ruca . 

La 



rarte Prima 



^7 
/ 



La corda denota , che l'accid.'a Icg?, & vin- 
ce gl'hiiomim, e li rende inhabili ad operare . 

E la lumaca, o tartaruca > dimoftraiio la 
proprietà degl'accidioli , che fono otiofi , e 
pigri. 

Acci di a • 

DO N N A che ftia a giacere per terra , & 
a canto ftara vii afino fimilmentea gia- 
cere, il qual animale fi folcua adoperar dagl'- 
Egictii per moftrare Ja lontananza del penfie- 
ro dalle cofefacre, e religiofe, conoccnpatio- 
ne continua nelle viji, & in penfieri bialimcuo- 
li, come racconta Pieno Valeriano • 

ACVTEZZA DE L'INGEGKO. 

LA sfinge ( come narra Picrio Valeriaro 
iielhb-vj Cottola punta della zagaglia di 
Pallade, fi come fi vedeuain quella Ibtua di 
Minerua , che Plinio dice efière anticamente 
fiata drizzata iu Arene ) ci può fignificarc l'a- 
cutezza dell'ingegno, perciochenon è al inon 
Aq cofa sì coperta, e tanto nafcofta, che l'acu- 
tezza dell'humano ingegno fcopiite , ediuul- 
gare non poflà , sì come detto habbiamo in al- 
tro luogo nella figli ra de l'ingegno, però fi po- 
trà dipingere ^er tal dimoftiatione ÌVIinerua 
in quella guifa , che fi fuole rapprefenrare , 
ma che però fottoa la zagaglia vi fia vnaSfin 
gè, come habbiamo detto , 

ACQJ^ISTO CATTIVO. 

HV o M o veftito del color delle foglie 
dell'albero quando Hanno per cafcare; 
ftara detta figura in atto di camminare , & vn 
lembo della verte ftia attaccato ad vn.fpino, ti- 
rando vn grande fquarcio , a che riuolta mo- 
ftri il difpiacere che ne fente,e nella deftra roa- 
no terrà vn nibbio che rece . 

Veftefi del detto colore , perche Ci come fa- 
cilmente cafcaiiQ le foglie dell'albero, cofi anco 
cafcano , & vanno a male le cofe non bene ac- 
quiftate i il medefimo dimoftra lo fpino , per- 
cioche quando l'huomo men penfa alle cofe 
di mal'acquifto , all'hora ne riceue danno , e 
vergogna • 

Tiene con la deftra mano il nibbio,per diino 
fìrare quello che a quefto piopofito dille l'Al- 
ciato, tradotto in noftra lingua • 

l!edace Nibbio mentre 

"Rece fouerchio cibo , cherapio, 

Con In Madre fi duol del fdt to rio : 

"Dicendo , Ahi , che del ventre 
\ -ìd'ef e cn l'interiora } e in gran periglio 

MtfentOy ^ ella a lui, 

Uon ti doler o figlio 

i^he'l tfiP mn ftrdi nò ) mm quel d'altrui . 



ADOLESCENZA. 

VN giouinerto veftito pom po/amcr,Le,coii 
la deftra mai:o fi apoggerà ad vn'arpa 
da fonare, e con la finiflra terra vno fpccchio, 
in capo vna ghirlanda di fiori , poferà vn piede 
fopra d'vn'orologgio da pohiere, chemoftri 
che fia calata alquanto più poluere di quella 
della pueritia, & da l'altra parte vi fiavnpa- 
gone . 

AdolefcenXji • 

VEiginelIa di bello afpetto, coronata di fio 
ri\moftri rifo,& allegrezza, con la vefte 
di vari) colori. 

Adolei'cenza e quella età dell'Iuiomo , che 
tiene dal decimo fino al vcntefimo anno , nella 
quale l'huorrio comincia col mezzo de'fcnfi ad 
intei)derej& imparare, ma non operare fé non 
confufamentc: comincia bene ad acquiftare vi- 
p-ore ne fcnfi per cui defta la ragione ad elégge- 
re,&: vo!ere,equefto fi chiama augumenro. 

La vefte di vaiij colori è antica inuentionc 
perche gli Egitti j, quando voleuano moftrare 
nelle lor pitture l'AdoIefcenza ( fecondo che 
racconta Pierio ) faceuano vna vefte di vari) 
colori , fignificando la volubilità de la natura 
giouenile eia varietà de'defiderij ,che fogliono 
venire àgiouani, mentre (òno nella più frefca 
età, e negli anni più teneri : però dicefi chela 
via dell'Aquila in Cielo, del Serpe in terra, del- 
la Nane inacqua.edell'huomo nell'adolefcen- 
za fono diftìcili da conofcere,e ciò fi troua nel 
liProuerbial 3. 

La corona de' fiori, e la dimoftratione del ri- 
fo , fignificano allegrezza , il che fuole regnare 
aftai in queftaetà,che perciò fi lapprefenta al- 
legra.edi belloafpettOjdicendofineiProueibi 
alxv. Che l'animo allegro rende l'età florida. 
ADVLATIONE. 

DONNA allegra con fronte raccolta, fa- 
rà veftita di cangiante,coii la deftra ma 
no terrà vn mantice d'accendere il fuocOjecoii 
la finiftra vna corda,& alli piedi vi farà vn Ca- 
maleonte . 

Adulatione, fecondo Cicerone nel z.lib.dcl- 
lequcltioni Tufculane, è vn peccato fatto uà 
vn ragionamétod'vna lode data ad alcuno con 
animo , & intentionedi compiacere , o vero è 
faha perfuafioiie , e bugiardo confentimento , 
chevfail finto amico nella coinierfatione d'ai 
cuncper farlo credere di fé ftefib , e delle cofe^- 
propne quello che non è , e faftì per piacere,o 
per auaritia . 

Ve^^Ci di cangiaDte,percke l'adulatore e (j.- 
ciliffifnoadogni occafioneà cangiar volto, e 

parole 



Iconologia di CeflRipa 



paiole.&i óiie sì, e nò,féc5(lo il guflo di ciafcu- 
lu ;:rona,coATiedimoftraTerctio neirEiuiiico. 
^icquid dicut laudo. id rursiifi negai lauda 
Id quoque negai qiéUjnego : ait , aio • 
Il Camaieonte fi pone per lo troppo fecou- 
darc gl'appetiti , &c l'opeuione altrui : percio- 
che qiierto animale , feconrio che dice Ariftoti- 
Ie,lì trafiTiiita fecondo le ànutationi de tempi , 
come l'adulatore fi ftima perfetto nella fua 
p rofelTìone , quando meglio conforma fé ftcffo 
adapplauderperfuo intereffe à gli altrui co- 
ftumi, ancorché biafìmeuoli . Dicefì ancora, 
che per eflère il Camaleonte timidiillmo, ha- 
uendo in fé fteflb pochiflìmo fangue , e quello 
intorno al cuore , ad ogni debole incontio te- 
ine,e fi trafmuta,donde fi può vedere, che 1 a- 
dulatione e indicio dipocofpirito , e d'animo 
baffo in chi l'elfercita , & in chi volentieri l'a- 
fcolta , dicendo Ariftotile nel 4. delI'Ethi- 
ca , che , Omnes ndHlatores funt feruiles , & 



cibieBi homlnes . 

Il mantice, che e atriftimo inftrnmento tÀ 
accendere il fuoco , & ad ammorzale i lumi ac» 
cefi, folo col vento,ci fa conofccre,chc gl'adu- 
latori col vento delle parole vane,oucro accen- 
dono il fuoco delle paffioni, in chi volonticri 
gl'afcolta.ouero ammorzano il lume della vc- 
ritàjche altrui manteneua per la cognitionedi 
(e fteflb . 

La corda, che tiene con la Iìniflramano,df- 
moftra.come teftifica S.Agoflino,fopra il Sal- 
mo 9. che i'adulatione legagi'huomininei pc» 
catì,dkenào: AdulantiumlingUA ligant homi- 
nes inpr^'-^t^ .UeleSlat enim ea facete in quibui 
nonfolum non metuitur reprAhenfor ifed etiam 
laudatur operator • E nell if^efllo Salmo fi leg- 
ge : Inlaqueo ifio, quemahfconderHntiComfrA' 
henfus efipes eorutn • 

L'hauere la fronte raccolta fecondo Atirto» 
tilede Fifonomia cap. ^.lignifica adulationc 



ADVLATIONE. 




Vaa 



Parte Prima.) 1 



9 



VNa cioiuta vcftita d'habito artificiofo , & 
vagOjChe {bui la tibia,oiiero il flauto, co 
vn cerno , che li ftia dormendo vicino à piedi : 
cosìladepingeOroApoUine, ePierio Valeria- 
110 nel 7. lib. de i fuoi leioglifici , e fcriuono 
alcuni» che il cerno di Tua lutura alletuto dal 
fuonodel flauto,quafi fi dimentica di tè fteifo, 
e fi lafcia pigliare . In conformatione di ciò è 
laprcfènte immagine, nella quale Ci dichiara 
la dolcezza delle parole con la melodia del 
fuono, e la natura di chi volentieri Ci feiitea- 
dulare con l'infelice naturale inftinto del cer* 
no, il quale moftra ancora ,cheè timido,e d'- 
animo debole, chi volontieri porge gli orecdii 
à gl'adulatori . 

Adulatione • 

DOnna con due faccie l'vnadi giouane bel 
la , e l'altra di vecchia macijeiuc: dalle 
mani gl'efcono molte Api.che volino in diuer- 
fe parti, & à canto vi fia vn cane . 

Lafacciabella è indicio della prima appa- 
renza delle parole adulatrici ; & l'altra faccia 
brutta rxioftrai difetti diifiniulati , emandati 
tlietrif^llcfpalle. 

L*Api fecondo Eiicherio, fono proprio fi- 
jnulacro dell'adulatore, perche nella bocca 
portano il mele, è r.ell'occulto tenganoli puii 
gente aculeo, col qual ferifcono molte volte! » 
hiiomo che non fé ne auuede . 

Il cane con lufinghe accarezza chi gli da il 
pane, fenza alcuna diitiutione di meriti ,&al- 
cune volte ancora morde chi non Io merita , e 
quello ftelfo che li daua il pane, s'auiene , che 
tralafci : però fi affimiglia afTai all'adulatore, 
& à queftopropofitolo pigliò Marc'Antonio 
Cataldi Remano in quel fonetto . 
Nemico al vero > e delle co/e humane , 
Corruttor > ctcità deirin telletto , 
Venenofa benanda , e cibo infetto 
Digufti y e d' alme fobrie 3 e menti fane- 
lli lodi , di lufinghe , e glorie vane . 
Vaflo albergo^ alto nido ^ ampio ricetto 
I>'opre di Hntion , di vario a/petto , 
Sfinge} Camaleonte, e Circe immane • 
Cnn chelufingat e morde, acuto ftrale , 
Chenonpiaga,e che induce àfirane morti 
Lingua , che dolce appar mentre e_ più fella . 
Jnfomma ì piacer rio , gioia, mortale , 
Dolce tofco, afpro mei, morbo di corti , 
§luel che Adular t errante volgo appella . 
ADV LTERIO. 

VN Giouat>epompofamente veftito, che 
llia a federe, e fia graflb , con la deftra 
IVi^m tcnghi vna Murena > & vn Serpe riuolti 



ambiduiinbeigiii in atto di cfTerfi congiunti 
inficme, econ la fimftra vn'anello, ò feded'oro 
che dir vogliamo , qual fi fuol dare alle fpo- 
fc, e che fia vifibile , ma che fia rotta , Se aper- 
ta da quella parte, oue fi congiuDgono ambc- 
le mani , Cicerone nel pr- delli offitii dice che 
nel principio di ciafcun ragionamento di qual 
fi voglia cofa > deue incominciarfi dalla difìni- 
tionediefla, acciò fi (appia di quello, click 
tratta l'adulterio è adunque vno illecito con- 
cubico d'vn marito, ouerod 'vna maritata, S. 
T^hoinifo. Secunda,fecund£qu£fi- 1^4. arti. 
S.prohibico^ià nel Lenitico al cap. io. agguin 
toni pena di morte , come ancora nel Deutero- 
nomioalcap. ix.&cc egualmente biafimeno- 
le, è punito, fé dal marito vien commeiìò, 
quanto dalla moglie , ancor che gl'huomini fi 
actribuifcono ingiuftamente maggior licenza 
delle fèmine , e Santo Ambrogio legiferato al 
cap. Nemo fibi ^ 1. q. 4. Nec viro licet , quod 
mulieri non licet . Ondeauuerrifce Atiftotile 
nel lib. dell'Economia , che il marito non fac- 
cia torto alla moglie , acciò eilà non habbiaa 
ricompenfarlod'altratanta ingiù ria. Giouane, 
e pempofanìcnte fé dipinge ellèndo che il gio- 
uanefidimolira vagho nell'apparenza, edi- 
fpolìo più d'ogn'alcra età all'atto venereo, & 
à commettere adulterij . 

Sirapprefentache ftia à federe perciò che 
lacaufa donde nafcequeitoeccefib, il piùdcl- 
levolteèrotio, produttore di pcufieri illeciti, 
quindi Tobia al cap. 1. giacendo nel letto^che 
denota l'ociofità, dal caldo Aereo delle rondi- 
ne fu acciecato , cioè dalli caldi affetti de* pen- 
fieri illeciti, e Dauit per l'intemperanza incor- 
fé nell'adulterio z- lìeg. cap- 1. 

Gradò lo figuriamo , eflendo che l'otio ha 
perfòrellalagola, la quale anch'ella concorre 
à ^r il mcdefimo effettodell'otio , ondeEzc- 
chii a lé. Sorores gula , ^ociofitas cjuafi duo 
Ugna incendunt ignem luxurid • La q ual fèn- 
tentia comprende l'adulterio come comprefb 
fotto il genere dellaUifuria , & il Petrarca nel 
Trionfo della Caflità , fbpra di ciò così dice. 
La gola 1 ilfonno , e l'ottofe piume 
Hanno dal mondo ogni virtù sbandita . 
Di maniera che, volendo noi fuggir quello 
errorecofi grande, conuienedi ftare con ogni 
prontezza occupato nell'attioni nobili, & vir- 
tuoiè , e fcacciar con ogni diligenza i pcnfìeri > 
che ci vengono auanti , i quali fono molto 
danno/i , non f'olo al corpo , ma quel che più 
importa all'anima , e però li deue feguitaril 
bcllidifliio documento di Santo Agofluio libr. 



I o Iconologia di Ce£ Ripa 



de Verb. Dom. Sermone z i. che dice , Ne ol- 
irà il tuo bifogno fatiar il ventre , perche il fo- 
prabboiidante j è caii fa materiale diqueftovi- 
tio , e sa ogii'vno , che fenza la materia non (ì 
prodiicecofaniflliiu- 

Tiene conia delira mancia Murena con- 
giunta con il ferpe, perche da quefto congiun- 
gimento pare che Bafilio ne interpreti l'adul- 
terio, eficndo che auuertilce gl'adulteri, che 
guardino à qual fiera fi rendono fimilijpofcia- 
che gli pare che quello congiongimento del- 
la Vipera, e della Murena fia vn certoadulre- 
rio della natura, e quello è qllochegli Egirtii 
perquello fimulacro ci vogliono dare ad inten 
dere. La fede d'oro rotra, & aperta , come di- 
cemmo , altro non fignifica , che rompere , & 
violarelefanteleggi, il matrimonio & in (bm- 
riia la fedeltà, che deuc edere fra marito, e mo 
glie, e perciò è biafimeuole quello mancamé- 
to , perche è contro alla fede maritale, che fi 
dinota per l'anello , che per quello fi pone in 
«jiiei dito, che ha vna vena,che arriua infino al 



ctiore. Lap. allegationc JT-hllW. 4. deue al- 
lega il e. femin. 30-q. S' dimoftrandoci dal 
la più cara parte del corpo , che è il cuore s'- 
impegna per l'ofleruanza della fede promeflà> 
però tutti gl'altri errori fi pollòno ricorregge 
re, ma quello non mai, come afferma Q^Cur- 
tio nobili filmo fcrittore, nel iib. 6. de geffis 
AlexAndri Magni yf ed nullis meritis perfidi/t 
mitigAnpoteR . AFFANNO-. 

HV o M o veflito di berettino , vicino al 
negro, col capo chino, & volto meftp , 
& in ambe le mani tenga dell'aflèntio . 

Il capo chino .el'afpetto di mala voglia, ci 
dimoflra , che l'affanno è vna fpetic di malen- 
conia, e difpiacerc , che chiude la via al cuore, 
per ogni forte di confolationc , e di dolcezza^ 
e per dare ad intendere , che l'atfanno è vn di- 
fpiacere più intenfo de gl'altri; vi fi dipinge 1'. 
aQcntio per fegno d'amaritudine del dolore ^ 
che per lignificale quell'illeflodilTe ilPetrarca, 
Lagrimar fempre e il mio fommo diletto , 
Il ri der doglia, il cibo ajientio , e tofco . 



AFFANO, CORDOGLIO, RAMARICO. 





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Parte Prima-j. 



II 



HV o u mtHqj malinconiofbj ctiitto 
rabbiiffatto, con ambe leniani s'apre'il 
pecco, e fi mira il cuore circondato da duierfi 
ferpi . Sarà vertice di beretciiio vicino al ne* 
grò, il detto veftimento farà ftracciaco , folo 
per dimort.rareil difp regio di fé fteilb , Se che 
quando vno è in franagli dell'animo, non può 
actendere alla coltura del corpo; & il color ne- 
gro fignifìca l'vlcima roain3,& le cenebre del- 
la morce, alla quale conducono i rammarichi , 
&i cordogli. 

Il petto aperto, & il cuore dalle Terpi cinto, 

dinotano i fallidii.e trauagli mondani, che fen» 

pre mordendo il cuore infondono in noi ftcilì 

veleno di rabbia, e di rancore . 

AFFABILITÀ', PIACEVOLEZZA, 

Amabilità , 

Gì o V A N E vcftita d'vn velo bianco , e 
fottile , e con faccia allegra , nella deftra 
mano terrà vna rofà, & incapo vna ghirlanda 
di fiori : AtFabilità è libito fatto nella difere- 
tionc del conuerfàr dolcemente, con defiderio 
di giouare , e dileccai-e ogn'vno fecondo il 
grado . 

Giouanc fi dipinge perciócheeflèndo la gio- 
uenttà ancor nuoua ne i diletti , e piaceri mon- 
dani, grata, e piaccuole ogn'hor fi dimoflra . 
Il velo , che la ricuopre , fignifica cheglhuo- 
cnini affàbili fono poco meno che Jnadi nelle 
parole, e nell'opere loro , e perciè-^mabili , e 
piaceuoli fi dimandano quelli, che àIcKigo, e 
tempo , fecondo la propria conditione , e l 'al- 
trui, quanto.e quando fi conuiene , fanno gra- 
tiofamente ragionare lenza offendere alcuno , 
genrilmenrc , e con garbo fcop rendo fé ftelfi ► 
Si dimoftra ancora,che l'animo fi deue fol cau- 
to ricoprire, quanco non ne refli palefela ver- 
gogna , &chedi grandillìmo aiuto alla piacc- 
uolezza è l'edere d'animo libero, e flncero . 

La rola denoca quella gratia , per la quale 
Ogn'vno volentieri fi appreflàaH'huomopia- 
ceuole,e della fha conuerfatione riceue gufto, 
fuggendo la piaceuolezza dicolhimi, che è 
congiunta con la feuerità , alla quale fìgnifica- 
tionc fi riferifce ancora la ghirlanda di fiori . 

A G I L I T A\ 

Del Reucrendilllmo P. Fr. lanario Danti. 



D 
G 



O N N A che voli con le braccia ftefe , 
in modo di nuotare per l'aria. 
Agilità . 
louane ignuda, e fucila, con ducali fopra 
gi'koiaeij, non molto grandi, in modo 



fhc moftrino più toflo d'aiutare l'agilità chc'l 
volo : deue ilare in piedi , in cima'd'vna rupe 
foftenendofi appena con la punta del pie man- 
co, e col pie dritto foUeuato in atto di voler 
leggiadramente falrar da quella in vn'altra ru 
pe,epcrò fi dipingeranno l'ali tcfe, E ignuda, 
per non hauer cofa , che l 'impedifca : in piedi 
permortrare difpofitioac al moto: in luogo 
difficile, e pericolofo, perche in quello più l'- 
agilità fi manifefta ; col picdeappcna toccala 
terra aiutata dall'ali , perche l'agilità huniana, 
che quella intendiamo, fi fblleuacol vigor de- 
gli fpiriri lignificati per l'ali , 8c alleggerifce in 
gran parte in noi,il pefòddla fbmma terrena. 

STVDIO DELL'AGRICOLTVRA, 

nella Medaglia di Gordiano. 

VNa donna in piedi,cheftà con le braccia 
aperte, & moftra due animali, che le fta- 
no à piedi,cioè vn toro da vna banda,e dall'al- 
tra vn leone . 

Il leone fignificala terra , percioche finfero 
gl'antichi, che il carro della Dea Cibele fufìe 
tifato da due leoni , e per quelli intendeuano 
l'agrico tura . 

Il toro ci moftra Io ftudio dell'arare la ter- 
fa,e ci dichiara li commodi delle biade,con ftu 
dio raccolte . 



AGRICOLTVRA. 

DONNA vefticadi ve rde,con vna ghir- 
landa di fpighe di grano in capo, nella 
finilha mano tenga il circolo de i dodici fègni 
celefli, abbracciando con h delira vn'arbufcel- 
lo , che fionfca,mirandolo fìlToja piedi vi farà 
vn'aratro . 

Il veftimento verde Ifignifìca la fperanta , 
Celila la quale non farebbe, chi fi delle giamai 
alla fatica, del lauorare.c coltiuar la terra . 

La corona di fpighe, fi dipinge per lo prin- 
cipal fine di queft'arte,ch'è di far moltiplicar 
Je biade , che fon neceilàrie à mantener la vita 
dell'huonio. 

L'abbracciar l'arbufcello fiorito,&: il riguar 
darlo fillb, fignifica l'amor dell'agricoltore ver 
fo le piante,che fono quafi uie figlie,attendcn- 
done il dehato frutto , che nel fiorir gli pro- 
nìettono . 

I dodici fegni fono i varij tempi dell'auno , 
& le flagioni , che da ella agricoltura ficonlì- 
derano . 

L'Aratro Ci dipinge come in flrumcnto piin- 
cipalifiimo per quell'arce. 

B 1 Agri- 



12 



Iconologia di Cef Ripa 
agricoltvra; 




Agricoltura . 

DOnna con veftimenro conteso S varie 
pianre,con viia bel la ghirlanda di fpighe 
digrano,&altrebiade,edi pampanecó l'vue; 
porterà in fpalla con bella grazia vna zappa, e 
con l'altra mano vn roncherto,c per cena vi fa. 
rà vn aratro . 

Agricoitnra èarte di lauorare la terra, femi 
nare>piantare,& infegnareogni forte d'herbe, 
&arbori,conconferuationedi tempo', di luo- 
ghi, e di cofe . 

Si dipinge di veO-e contefta di varie piante, e 
con la corona in tefta teffuta di fpighe di gra- 
uo,& altre biade, per eflere tutte quefte cofe 
ricchezze dcH'agricoltiira, fi come lefèrifce 
Propertio lib-j. dicendo. 



Felix agre/fum quondam p dritta iuuenttul 
Diuiti£ quorum mejfts , C^ arbor evant. 
Gli fi da Ja zappa in fpalla.il roncio dall'ai^ 
tramano , & l'aratro da banda per efler quefti: 
iftromenti neceflàriiall'agticolnua « 

Agricoltura « 

DOnna veftita di giallo, con vna ghirlanda 
in capo di fpighe di grano, nella dcftra 
mano terrà vna falce, e nell'altra vn cornuco- 
pia pieno di diuerfi frutti , fìori,e fronde . 

Il color giallo del veftimento fi pone per fi- 
milirudinedel color delle biade,quandohanrTo 
bifogno che l'agricoltore le raccolga in pre- 
mio delle fue fatiche.che però gialla fi diman- 
da Cerere da gl'antichi Poeti . 



ALLE- 



Parte Prima^. i 

ALLEGREZZA. 




Gì O V A N E T T A con frontecarnofa, 
lifcia, e grande, farà veftitaHi bianco, e 
derto veftimento dipinto di verdi fronde, e fio 
ri roflì , egialli, con vna ghirlanda in capo di 
vari) fiori, nella mano deftra tenga vn vafo di 
criftallo pieno di vino rnbic5do,e nella fìniftra 
vna gran tazza d'oro . Siad'afpettogiatiofo, 
e bello , e prontamente raoftri di ballare in vn 
prato pieno di fiori • 

Allegrezza è pallìone d'animo voltoal pia- 
cere dicofa che intrinficamente contempli Co- 
pranatuialmente,ò che gli fiano portate efrrin 
fìcaraente dal fenfo peniatnra,ò peraccidcre. 

Hauerà la fronte carnofi, grande , & lifcia 

rr lo. detto d'Ariftotile de Fitònoniiaal 6 cap. 
fiori fignificano per fé ftelTì allegrezza , e fi 
fuol dire,chei prati ridono, quando tono coper 
ti di fiori ; però Virgilio gli dimandò piaceuoli 
nella 4- Egloga dicendo : 
Jpfa tìi>i ìflandos fundent ctmabulafioires, 



II vafo di chriftallo pienodi vino vermigli»,! 
con la tazza d'oro , dimoftra che l'allegrezz» 
per lo più non C\ cela, & volentieri ficommn- 
nica come certifica San Gregorio nel lib-iS- de 
Morali, cosi dicendo: Solet htitin arcuna me- 
tti aperire . Et il Profeta dice: Il vino rallegra. 
il cuore deH'huomo, e l'oro parimente ha vir- 
tù di confortare gli fpiriti : È quello conforto. 
è cagione dell'allegrezza . La difpofitione del 
corpo, e la, dimoftratione del ballo è roanifefta 
inditio dell'allegrezza . 

Allegrs\z n • 

Glon anetta con ghirlandadi fiori incapo» 
nella deftra mano terrà vn Tirlb corona^ 
to tuttocoiinioltigiri di fronde ., cghirlandc- 
di diuerfi fiori, nella finiftrahanerà il corno di 
douitia.e fi potrà veilire di verde- 
AVegré\z.^ d'amore • 

G Tonane veftita co dinerfìrà di colori piac; 
noli, con VU3 piata di fi^oxi di boraggine 

fopra 

I 



i4 Iconologia di CefRìpa 



f opra i capelli , in mano porterà (àcttc d'oro, e . 
di piombo, onero fonerà l'Arpa. 

Allegre{z.at Letttia, e Gittbilo • 

VNa gionane appoggiata ad vn olmo ben 
fornito di viti,& calchi leggiermente vii 
cauolo lòdo, allarghi le mani , come Te voleflè 
donar prefènti, e nel petto haiierà vii libro di 
Muflca aperto- L'olmo circondato di viti,fl- 
gnifìca allegrezza del cuore, cagionata ingran 
l'afte dal vino, come diilc Daiiid; e l'viiionedi 
fé ftc(lb,edelle proprie forme, e pallronijaccen 
iiaDe col candore la melodia di cofe grate agli 
orecchi, come la Miifica.ch'c cagione della ]e- 
titia , la quale fa parte delle fuc facoltà à chi 
tì'è bi£bguofo,perarriiiare a più perfettogra- 
dodi contentezza • 

Allegrezza 

VNa giouinetta con ghirlanda di fiori in 
capo , perche li fanciulli ftanno (èmpre 
allegri ; € perche nelle fefle publiche antiche 
tutti fi coronauano , e loro, e le porte delle lo- 
ro calè, e tempiii& animali, comefa mentio- 
ne Terrul nel lib- de corona Militis , e con la 
deflra mano tiene vn ramo di palma, & di oli- 
ua,per memoria della Domenica delle Palme, 
e l'allegrezza con che fu riceuuto Chrifto N. 
$. con molti rami di palme, e d'oline , 
Allegrez.{a. 

NElla medaglia di Faullina e vna figura , 
laqualeconla deftra tiene vn Cornuco- 
pia pieno di varii fiori, e fronde, e frutti, e con 
la flniitra vn'hafta ornata da terra fino alla ci- 
ma di fronde, e di ghirlande, onde fu prefa 1'- 
occaflone dalla infcritione , che co/I dice, 
HYLARITAS. 

Allegret^a • 

VNa belIirTima giouinetta veftita di verde, 
porta in capo vna bella , & vagha ghir- 
landa di rore,& altri fiori, con la deiha mano 
tenghi vn ramodi Mirto in atto gratiofo,e bel- 
lo, moftrando di porgerlo altrui- Bella gioua- 
iietta, Se veftita di verde fi dipinge, edèndo che 
la Allegrezza conferua gl'huomini giouani , & 
vigorolì, fi corona con la ghirlanda di rofe. Se 
altri fiori, perche anticamente era inditio di fé 
fta , e di allegrezza , pcrcioche gl'antichi cele- 
brando iconciiti coftwmoronoadornaifi di co- 
rone di rofe, & altri fiori, de' quali corone veg 
gafi copiofamente in Atheneo libr. i;. Tiene 
con la deftra mano il ramo di Mirto eflendo 
cheapprellb gl'antichi era fegno di allegrezza, 
& era coftume ne i conuiti che quel ramo por 
tato intorno ciafcuno degli fedenti à tauola in 
uitalfe l'altro a cantare» perilche vna volta per 



vno prcfo il ramo cantaua la fua volta, del 
qual coffume Plutarco neifuoi Simpofiaci , 
cioè conuiti largamente n'ha difpurato nella 
prima qnirtione in tal maniera. Deinde vn»/' 
quifquepropriam cantilena?» accepta myrto , 
tiuam ex eo Afaron appellahant, qttod cantaret 
is cui tradita ea effet , Se Horatio diceche ve*, 
iiendo la Primaucra nel qual tempo da ogni 
parte fi fa allegrezza venere mentre che mena 
le fue danze, di verde Mirto circonda il capo 
douunque egli celebra l'allegrezza . 
AllegrezXjt da le medaglie • 

DOnna in piede , |nella deftra mano tiene 
due fpighe, onero vna picciola corona, 
nella finiitra vu timone con parola L AE T I» 
T I A. è medaglia di Giulia Augnila moglie 
di Seuero defcritta da Occonc; fé bene cosi aii 
co è defcritta la Tranquillità nella medaglia 
di Antonino Pio , ne fia meraniglia , perche la 
tranquillità de popoIi,èla vera allegrezza del- 
legenti: dopo quefta mette Occone . Abvrbc 
condita 903. vn'altra medaglia nella quale fi 
efprime l'allegrezza con due figure togate y 
vna tiene due fpighe con la deftra , l'altra vu 
globo- In vn'altra medaglia pur della medefi- 
ma Giulia conforte di ieuei'o con la parola 
HILARITAS vien figurata per l'allegrezza 
Tiia donna che porta nella man deftra vn ramo, 
nella finiflra vn cornucopia, alla quale alTifVc- 
n© dui fanciulli - In vna medaglia di Adriano. 
Viu Donna che nella deftra tiene vna palma » 
nella finiftra pure vn cornucopia, alli piedi vn 
putto d'ogni banda con quefte maiufcole 
HILARITAS. P. R- Cos. Ili- S- C 
che fu battuta l'anno del Signore 1 io- I n vn' 
altra medaglia di Adriano, ab vrbe condita 
874. con le parole HILARITAS- Popnli Ro 
mani. Figurafi vna donna in piedi con ambe 
le mani porte all'orecchie . 

AMARITVDINE. 

P,E R l'amaritudine fi dipinge da alcuni vn» 
donna veftita di nero, che tenga con am- 
be le maiìi vnfauo di mele , dal quale fi veda 
germogliare vna pianta d'afientio , forfè per- 
che quando fiamo in maggior felicità della vi- 
ta , allora citrouiamoin maggior pericolo de 
difaftri della Fortuna; ouero perche conofcen- 
dofi tutte le qualità dalla cognitione del con- 
trario, airhora C\ può hauere perfetta fcienza 
della dolcezza quando fi èguftata vn'eflrema 
amaritudine, però dinèl'Anofl^o* 
Non cono/ce la pace , e non la Rima 
Chiprottato non ha la guerra prima- 
E ^che quella piedelìma amaiiciidine.chc l 

mìì' 



Parte PrimaJ7 



'T 



WciralTèiitio , Ci dice ancora per metafora efTc^ 
'enegl'hiiominiappaffionati . 

AMBITIONE. 

VN A donna gioitane veftita di verde con 
fregi d'hellera,ii>atto di falire vn'afpiif- 
fimz rupe, la quale in cima habbia alcuni fcet 
tri, e corone di più forte , & in fua compagnia 
"vJ Ha vn leone con la teda alta . 

L'Ambitione , come ladefcriue AleflTandro 
Afrodifeo, e vn'appetitodi Signoria , onero co 
me dice S. Tomafo, è vii'appetito inordinato 
H'honore; la onde fi rapprefenta per vna donna 
veftita di verde , perche il cuore dell'liuomo 
atnbitiofo non fi pafce inai d'altro , che di fpe- 
raiiza di grado d'houò re, eperò fìdipinge che 
laglia la rupe. 

I fregi deU'helIera ci finno conofcere, che 
come quella pianta ftmpre va fàlendo in alto , 
e rompe (•pe/Ib le mu ra , che la foftentanoj così 
l'àmbitiofo non perdona alla patria , né a i pa- 



renti, ne alla religione, ne a chi gir porge aia» 
to, ò configlio, che non venga contuuiamen» 
te tormentando con l'ingordo desiderio d'eflèt 
reputato fempre maggior degl'altri . 

Il leone con la tefta alta dimoftra,chc l'Am 
bilione non è mai fenza fuperbia Da Chriftofo 
ro Landhio è porto il Leone peri 'Ambi tione, 
percioche non fa empito contro chi non gli re- 
filìe, così l'àmbitiofo cerca d'elfer fuperiore , 
& accetta chi cede , onde Pianto difle : Super- 
bus minores defpieit ymaioribus inuider,8c Boc 
tio : Iraintemperantis fremit , vtleonis uni' 
mum gefiare credant . Et à quefto propofito , 
poiché l'ho alle mani, aggiungerò per fòdisfa- 
tione dei Lettori vn fonetto di Marco Anto- 
nio Cataldi, che dice cefi . 

OD/ difcordia, e riffe attrice vera > 
Rapina di virtii, ladra d'honori , 
Che di fa fi i , di pompe > e dt fplendori 
Sottrai cor/o mortai tipregialttr^s 



A MB' I T I O N E 




Tu 



1 6 Iconologia di Cef. Ripa. 



5"« fei dt glòrie Altrui nemica fiera 
Madre d'hippocrefia fonte d'errori ) 
Tu gV arimi auueleni , e infetti i cuori 
Via ptit di Tiftfon , più di Megera • 

Tu fejli vn nucuo Dio /limar/i Annoney 
D'Etna Empedocle efporfi al foco eterno > 
O di morte minifira Ambitione • 

Tu dunque a l'onde Stigie, allago Autrno 
Tornai chefen{a te langue Plutone, 
L' alme non fenton duoly nulla e l'Inferno. 



AMBITIONE. 

DOniu giouane , veftita di verde, con ha- 
bi to fticciiito , e cou li piedi nudi; haue- 
rà à gì 'homeri l'ali ,& con ambe kmani rao- 
ftri di metierd confiifamente in capo più forte 
di Coione,& haiierà gl'occhi bendati . 

Ambitione, fecondo S.Tomalb 1. i.cj. 151. 
art.i.è vu'appetico difordinato di farfigran- 
de.edi periienire à Gradi,Stati,Signorie, Ma- 
giftrati,& Officii > per qual fi voglia giulla , ò 
jn<»iafta occafìone,vircuo(b,ò vitiofomezo.on- 
de aiuiiene,che quello fi dica efière ambitiofo, 
come diceAriftotile nel quarto dell'Etilica, 
ilquale più che non faccia melticre, & que non 
bifogni, cerchi honori. 

Si dipinge giouane veftita di verde , percio- 
che i giouani ìon quellijche molto fi prefumo 
no.e molto fperaiioefièndo lor proprio vitio > 
come dice Seneca in Troade.per non poter leg 
gcre l'impero dellanimOjche perciò fé gli fan 
no l'ali agl'homeri, dimoftrando anco.cheap- 
petifcono & arditamente defiderano quelle co 
fe,che nonconuengonolorojcioè vogare fopra 
gl'altri, & ellère fuperiore à tutti. 

L'habiro fuccinto,& i piedi nudi fignifìcano 
le fatiche,! difagi, i danni, e le vergogne , che 
J 'ambitiofo fbftieiie , per confeguir quelli ho- 
nori che fieramente ama , poiché per effi ogni 
cola ardifce di fare, «Se folFrire con patienza, co 
me ben dinioftra Claudian. jib- 1. luStiiicon. 
laudem . 
Trudis aftaritiam, cuitu fédijftmx nutrix 
Ambitio, quA vejìibulk ,fortbt4sijjpotent»m , 
Excubat,^prectii commercia pofcit honorit 
fulfafimul . 

Sì lappiefaita, ch'ella medefima fi ponghi 
lefopradette cofè incapo per dimoftrareche 
l 'ambitiofo opera temerariamcte, eflendofcrit 
to in S. Paolo ad Hebi-cap- ^ .Nemo ^bi/umat 
honorem, f ed qui vocatur à Deo tamquam Aa- 
r<?/7,Non fapendo fèegli ne fia degno • 

5i dipinge con gl'occhi bendati , perche cG» 



ha quefto vitio.chenon fa difcerncre^corec di- 
ce Seneca nell'Epift. loj^. Tantta e/i ambi- 
ti onis furor vtnemo ttbipcfì te videatur-Si ali 
quis unte te fuerit . 

Le qualità delle corone dimoftrano , che 
l'ambiiione è vn difordinato appctitOjfecondo 
il detto di Seneca nel 1. de ira . 

Nf» efì contenta honoribui annuii' Ji fieri pò 
lejl vno nomine Vultfajlos occupare,é^ per otti' 
nem Orbem titulos dtiponere • 

Et à quefto propofito non voglio lafciare dì 
fcriuerevn'Ariograma fatto fopra laprefcnsc , 
figura da Taddeo Donnola,che così dice. 

Atnbitio. Amo tibi. 

Grammaticam falfam quid ridei ? defineinat^ 

Ex vitiovitium nil nifi coUigitur • 
Tu laude hinc homines,ques ambitiofa cupide j 

Cdcos, dementa, ridtculost^facit . 
AMPIEZZA DELLA G LO, Ivi -A- , 

SI dipinge per tale effetto la figura d'Alefsa 
dro Magno con vn folgore in manojC con 
la corona in capo . 

Gl'antichi Egittij in tende» ano per il folgo- 
re l'ampiezza della gloria j e la fama per tutto 
il mondo diftefa cflcndo , che iiiun'^ltra co;^ 
rende maggior fuono^che i tuoni dell'aere, de 
quali efce il folgore, onde per tal cagione fcii- 
uoiio gl'Hiftoricich'Appelie Pittore eccellen 
ti(simo,volendo dipingere i'cfl^gie del Magno 
Alefìandroglipofèinmano il folgore , accio- 
che per quello fignificaflè la chiaiezza del fuo 
nome , dalle cofe daini fatte in lontani paefi 
portata,^ celebre per eterna memoria. Dicefi 
ancojche ad Olimpia madred'Akffandio, ap- 
parue in fogno vn folgore>il quale gli daua in- 
ditiodell'ampiezza, e fama futura nel figli- 
uolo , 



A M l C I T I A . 

DONNA veftita di bianco , ma rozza- 
mciite,moftri quafi la finiftra fpalla, & 
il pettoigiiudo , con ]i deftra mano moftri il 
cuore, nel quale vi farà vn motto in lettere 
dorocosì,LONGEET PROPE: & nell'c- 
fcremo della vefte vi farà fcritto, MORS, ET 
VITA . Sarà fcapigliata, & incapo terrà vna 
ghirlanda di mortella , & di fiori di pomi gra- 
nati intrecciati infieme, nella fronte vi farà 
k ritto . 

HYEMS, AESTAS. 
Sarà fcalza , & con il braccio finiftro terrà 
VH'olmo fecco.il quale farà circondato da vna 
"vite verde , Anaicitia fecondo Aiiftotile è vna 

fcam» 



Parte Prima-. . 
A M I e I T 1 a: 



17 




rcambicuolCjcfpreflajC reciproca beneuolcnza 
guidata per virtùjC per ragione tra gli hiiomi 
liijche hanno conformità di infliiiTì,& di com- 
plcfUoni. II vcftimento bianco, e rozzo , è la 
fcmplicc candidezza delranimo , onde il vero 
amore fi fcorge lontano da ogni fòrte di iìntio- 
ni , & di lifci artificiofì . 

Moftrala fpalla iiniftra, & ij petto ignudo , 
additando il cuore col motto, Longe ,0* pro- 
^f, perche il vero amico > ò prefente,ò lontano 
che fia dalla perfonaamat3,col cuore non fi fé 
para giamaij& benché i tempi, & la fortuna fi 
mutino, egli è Tempre ilmedefìmo preparato 
à viucre.e morire per l'interelTe dciramicitia,c 
quefto (ìgnifìcail mottO)Che ha nel lembo del 
la veftc,& quello della fronte . Ma fé è fìnta , 
ad vn minimo volgimento di fortuna , vedefi 
fubitamente, quafi fottilifsima nebbia al 5ole 
dileguare. L'efTere fcapigliata , & l'hauere la 
ghirlanda di mirto coni fiori di pomi granati, 
mollra i che il frutto dell'amor concorde , ii 



del rvnione interna fpargc fuori l'odor fiiaiie 
degrefempij,& dellhonoreuoli attioni,& ciò 
fenza vanità di pompofa apparenza , fotto la 
quale fi nafconde bene fpeflb I "ad u la tione ne- 
mica di quefla virtù , di ciò Ci può vedere De- 
mocrito , come referifce Pieno Valeiiano libr. 
cinquantacinquefimo. 

Dipingefi parimente fcalza, per dimoflrare 
fol!ecitudine,oueroprcftezza,&- che per lo fer 
uigio dell'amico non Ci deuono prezzare «li 
fcommodi': Come diraoflra Ouidio de Ar«: 
amandi : Si reta, defuerit , tu fede car/-c viam . 
Abbraccia fiiiaiaience vn olmo (ècco ciicoiida- 
to da vna vite verde , accioche fi conofca , che 
l'amicitia fatta nelle profpericà, deue durar se 
pre,& ne i maggiori bifogni dcueellcr pai che 
mai amicitia,ricordandofi,chcnon e mai ami- 
co tanto inutile, chenonfappia troiiai ftrada 
in qualche modo di pagare gl'oblighi dclJ'- 
amicitia . 

C Ami- 



1 8 Iconologia di Cef.Ripa 



^m ietti X • 

DOmia veftha di bianco , per la mede/ìnia 
ragione dctra di fopra , hauerà i capelli 
rparfiifottoil braccio finiftro terrà vn cagno- 
lino bianco abbracciarci ftretto, nella delira 
Piano vn mazzo di fiori , & fotto a! piede de- 
itro vna relia di inorto • 

I capelli fparfi fono perle ragioni giàdett^ 
Il cagnolino bianco moftra,che fi dcue confèr- 
liare netta d'ogni macchia all'amico la pura fi- 
deità, peri fiori s'intende l'odore del buon'or- 
dine, che cagiona l'amicitia nel conlbrtio,& nel 
lacommune vfàiiza de gl'hiiomini . Sotto al 
pie deliro fi dipijigela tefta di morto cai pefìa- 
ta, perche la vera aniicitia genera fpelTe volte 
fer (èruigio dell'amico il difpreggio della mor 
te . Però dille Ouidio,lodando due cari ami- 
ci ne! 3. Iib.de Ponto. 
Ire iubet Pylades, carum per it urta OreRen 
Hic negat^inquevicem pugnat vterque morì- 
Amicitia • 

LE tre grafie ignude,ad vna delle quali fi ve 
drà le fpalle,& all'altre due il vifo con- 



giungendofi con le braccia inficme. Vna d'elle 
hauerà in mano vua rolàjl'altra vn dado , e la 
terza vn mazzo di mirto, dalle imagini di que- 
fte tre gratie,fenza dubbio fi regola la buona, 
& perfetta amicitia, fecondo che gl'antichi pen 
fauano , imperoche l'amicitia; non ha altro per 
fuo fine,cheilgiouare,& far beneficio altrui, 5c 
non laflàrfi fuperiarein beneuolenza , & come 
tre fono le gratie degl'antichi, così trcgradii 
benefitii tengono nell'amicitia. 

Il primo,è di dar le'cofe. Il fecondo di ri= 
ceuer l'altrui. Il terzo di renderli contracam- 
bio. Et delle tre gratie l'vna fìringe la mano, 
onero il braccio dell'altra , perche l'ordine di 
farbenefitio altrui è, che debbia pafiàie di ma- 
no iu mano, & ritornare in viile di chi lo fece 
prima. »^ iiicjucfta maniera il nodo dell'ami- 
citia tiene ftrettaffientegrhuomini vnitifradi 
loro . 

Si rapprefèntano quelle tre gratie ignude » 
perche gl'huomini infieme l'vn l'altro debbano 
cflèr d'animo libero, & fciolto da ogniingan- 
n0)Vna fola volge le fpalle , & due volgono il 



AMMAESTRAMENTO. 




Parte Prima.»;' 



ip 



Vifo^pcf moftràre,chc Tempre duplicato fi de- 
lie rendere il beneficio all'amico . 

Si rapprefentanoallcgreneirafpetto, perche 
tale fi delie dimoftrare chi ù benefitio altrui , 
& tali ancora coloro,che Io ricenono . Hanno 
l'apparenza virginale, perche l'amicitia non 
Yuol eflèr contaminata dalla viltà d'alcuno in- 
terefle particolare • 

La Rofa fignifica la ptaceuoIezz3,quale fèm 
prc deue eflere tra gì 'amici, elTendo fra di loro 
continua vnionedi vclonrà • 

Il dado fìgnifìcarandarej& ritornare altcr- 
nai"»entede i benefìtii, come fanno i dadi,quaii 
do (ìgiuoca coneffi. 

Il Mirto5che è Sempreverde,' è fegno , che 
l^amicitia deue l'iftenàconferuarfi., ne mai per 
alcuno accidente farfi minore , 
Amicifta . 

VN cieco , che porti fopra alle fpalle vno, 
che non polla ftarein piedi, come i fegué 
ti verfldell'Alciato dichiarano. 
Porta il cieco il ritratto in sic le fpalle , 
Et per voce di lui ritrona il ralle , 



Coù l'intiero di due tfitX>itf affi, 

L'vn predando la vifta^e ì! altro ipajft . 
Amicitia fen{a giouamento . 

DOnna rozzamente veftita , che tenga con 
la mano vnnido.con alcuni rondini den 
tro,& d'intorno à detto nido volino due, ò tre 
rondini . Qneft'vccello è all'huomo domefti- 
co,&familÌ3re,5c più degl'altri prende ficur- 
tà delle cafedi cià(cuno,ma fenza vtile , non 11 
domefticandó giamai, &auuicinandofi il tem- 
po di Primauera, entra in cafa per proprio in- 
teiede, cornei finti amici, chefolo nella Prima 
nera delle profperitàs'auuicinano, & fopraue- 
nendorinuernode'faftidii abbandonano gl'a- 
mici, fuggendo in parte di quiete, con ral fimi 
iitudine volendo Pitagora moftrare, che C\ ha- 
iiefieroà rener lontani gl'amici finti,& ingra- 
ti , fece leuare dai tetti della cafa tutti i nidi 
delle rondini , 

AMMAESTRAMENTO. 

HV O M O d'afpetto m3gnifico,& vene- 
rabile , con habito lungo , & ripieno di 
magnanima granita, con vnfpecchio in mano, 



AMOR DI VIRTV. 




zo Iconologia di CefRipa 

AMORE VERSO IDDIO; 




intorno alquatc farà vna cartella con quefte pa 
role. INSPICE,. CAVTVS ERIS. 

L'ammaetftramento è reflèrcitio, che fi fa 
per 1 acquifto d'habiti vktuofì, e di qualità lo 
denoli,perme7o,ò di voce,ò di fcrittura,& fi 
fa d'afpeito magnifico , perche gl'animi nobifi 
foli facilmente s'impiegano à i faftidi.che van- 
noaiianti alla virtù Jl veiìimento lungo, Se 
continuato,moftra,chc al buon habito fi ricer- 
ca continuato effcrcicio, elofpecchio ci da ad 
intcndeie,che ogni noltra attiene deue eflTercal 
colata, & compafTata con l'attione de gl'altri, 
che in quella fteflà cofa fiano vniuerfàlmen- 
lodati come dichiara il motto medefimo. 

AMOR DI VIRTV\ 

VN fanciullo ignudo, alato, in capo tiene 
vna ghirlanda d'alloro , & tre altre nel- 
le mani, perche tra tutti gl'altri amori , qua- 
li variamente da i Poeti fi dipingono , quello 
della virtù tutti gli aldi fijpera di nobiltà»co- 



jìie la virtù iftefia è più nobile di ogn 'altra co 
fa, & fi dipinge con ]a ghirlanda d'ai loro, per 
légno dell'honore che fi deue ad eflà virtù. 
Et per moftrareche l'amor d'efia non è corni 
tibile , anzi come l'alloro fempre verdeggia , 
Sfcome corona, ò ghirlanda ch'è di figura 
sferica non ha giamai alcun termine . Si può 
ancor dire , che la ghirlanda della refta figni£- 
chi laPrudenza,& l'altre virtù Morali, ò Car 
dinali, che (bno Giuftitia , Prudenza , Fortez- 
za, e Temperanza,& per moftrare doppiamc- 
te la virtù con la figura circolare, & con i 1 nu- 
mero ternario, che è perfetto delie corone • 



AMORE VERSO IDDIO 

HV o M o cheftia riuerente con la faccia 
riuolta verfo il Cielo , quale additi con 
la finiftra mano, e con la dcitra moftri il pet- 
to aperto > 



Parte Prima 



Zi 



Amor del proJftm& . 

HVomo veftito nobilmente , che gli ftia a 
canto vn pellicano con li fiioi fìgliolini , 
li quali fticno in atto di pigliare con il becco il 
Éingue ch'cfce d'vna piaga, che detto Pellica- 
no Afa con il propiio becco in mezoil petto, 
& con vna mano moftri di follenar da terra 
vn pollerò, & con l'altra gli porga denari , fe- 
condo il detto di Chrifto noftro Signore nell'- 
£iiangeIio. 

Amor Aifeflejfo . 

SI dipinge ràTecondo l'antico vroNarcifo, 
che fi fpecchia in vn fonte, perche amar fé 
Jleflbnon è altro, che vagheghiarfi tutto nel- 
l'opere propriecoH (odisfattione , & coiiap- 
planfb. Et ciò è cofa infelice, e degna di rifb, 
quanto infelice, & ridicolofa fu da' Poeti anti- 
chi fìnta la fauola di Narcif© , però dille 
l'AIciaro • 

Si comt rimirando il hi Narei/o 
Nelle chiar'onde il vago fuo fembiantt 
"Lodando hor i degl'occhi , hor/i il bel vifo , 
F« di fé fiefio micidiale amante , 
Cosi fouente auuien che fin derifo 
tJhuom,che fptc{x.ando altrui fi ponga inantt 
Con lodi amor foHerchio di fé fieffo , 
E vaaitade, e danno, e biafmo ef^rejfo • 
Amor difefiejfo. 

DOnna incoronata di Vefìcaria , porti ad- 
doflb vna faccoccia grolla , & ripiena , 
flretta dinan zi dalla mano lìnifVra, con làqua- 
Ic anco tenga fopra una uerga una cartella co 
quella parola greca . $IAATTIA nella mano 
dritta habbia il^ fior Narcifo , alli piedi un 
Pauotie • 

Ninna cofà è più difficile, che fé fìeflfo co» 
nofcere. L'Oracolo Delfico, edèndo addiman 
dato da vno, che via tener doueua, per arrina- 
re alla felicità gli nfpofe, fé conofcerai te fief- 
fo: Come difficil cofa>fùper ordnie del pu- 
blicocoufìgliodi tutta Grecia fatto intagliare 
(oprala porta del Tempio Delfico queito ri- 
cordo. FNnOISE ATTON. N of ce re ipfum, 
voce da Socrate attribuita ali ifteifo Apollo. 
Q_u_eftadificoltà diconofcerfi scagionata dal 
l'amor difeftedb, ilquale accieea ognuno. 
Cdcui Amor fui . Dille Hoiatio , enbudo cieco 
£à che noi itclll non cicoiiofciamo , & che eia- 
fcuno fi reputi elfere garbato , elegante, &: fa- 
piente, Varrone nella Meiiippea. Omnes vide- 
mur nobis effe belluli , é^feftitti, é^fapere- So- 
crate diceuachefein vnTheatro, fi comman- 
dafle che fi leualTero in piedi li Sartori , ©altri- 
à'si tra grofcilioue,clie folo i Sarroii fi leiicreb 



bere, ma fé fi cemanda^ che fi aizafléio i fi- 
pienti, jtutci fàlterebbonoii) piedi, perche eia- 
fcuno-prefume fàpere- A risotele nel primo de> 
la Ret. tiene che ciafcuno ( pereflcr amante 
difeftelTo) neceffaiiamente tutte le cofe fue 
gli fieno gioconde,e detti, e fatti: di qui è quel 
prouerbio. Suum cuie^pulehrum . à tuttipiac 
ciono le cofe fue i figli , la patria, i coflumi , t 
libri, l'arte, l 'opinione, l'inuen rione, & leeoni 
pofitioni loro: Però Cicerone ad A Etico dice , 
che mai niun Poeta, ne Oratore , e flato , che 
riputane miglioiealtro che fé, de Poeti, loco- 
ferma Catullo , come difetto com^nune , an- 
corché di Suffeno parli . 

Nequeid&m vnquam 
Aeque efl biatut , acpotma cum fcribif. 
Tarn gaudet info , latnq, fé spfe miratur t 
Nimirura id oynnes fallimur • 

Anlt. nelI'Echica lib. 9. cap. 8. mette due 
forti d'Amanti di fé Aedi , vna Ibrte viriofa, 
vituperabile, fecondo il fenfo, & l'appetito, 
l'altre lodabile fecondo ]a ragior.c: Gli Aman- 
ti di fé ftefTì fecondo la lag.one cercano d'aua- 
zare gli altri nella virtù, nell'honellà , & nelli 
beni interni dell'animo . Tutto qucfto uà. be- 
ne : il procurared'auanzare gli altri nelle vir- 
tù fenzadubio ch'èlodabiliflìmo- Ma ci e vna 
forte de uirtuofi , e fapienti non troppo com- 
mendabili , i quali accecati dall'Amor proprio 
arrogantemente , fi prefumonofapere più de 
gli altri, innalzano le cofs proprie, ammirano 
lo ftile, la fcienza , & le opere loro , difprezza- 
no,& opprimono con parole indegne quelle de 
gli altri, & quanto ad alrrifuor di ragione to- 
gliono di lode, fuor di merito à fé attribuifco 
110: perciò Thalere il primo fauio della Gre- 
cia difie, che ninna colà è più difficile che co- 
nofcere fc fterso , & ninna più facile , che ri- 
prendere altri : ilche fanno gli af^ttionari di 
fertefli, perche quello che riprende, & akit 
biafima , da legno d'effere innamorato di li 
ftefto, & d'edere auaio di lode, fi come accen 
na Plutarco nel trattato dell'adularore , e del- 
l'Amico dicendo Repreh^nfio^ amoremfuit 
^ ar/irni ìlltberalttitiem aliquam arguir- Av.A 
rodi iodc,& innamorato di le ilcfibin più ino 
ghi li fcuopre Giudo Lifiìo, liberale de biafi' 
mi, il quale non per dire il parer fuo , ma per 
difprczzo delle altrui opere à bella porta mor 
de gran i/fimi Autori ,',fpetialmente il Bem- 
bo nella feconda Centuria EpifK éi • nella 
quale auilifce lo flile del Bembo , che fé 
bene in qualche particolare padb fi come 
ogiy altro può cflcrc caduto , nondimeno 

torto 



%z Iconologia di CefRipa 



torto efprefso ha Giii;\o Lipdo di riprendere 
genericamente lottile filo, & d'aldi del kcon- 
do Tempo di Leone X. i quali fono flati tan- 
to in profa, quanto in poeha terlì, puri, culti > 
& eleganti affatto nella Romana eloquenza , 
egli reputa il loro Attico ftile conolciuto, & 
CQiifslsato da lui Ciceroniano, iang'.iido, pue- 
rile, & alFettato , quaìì ch'egli più grane te- 
glia il vantoairOratoie , accecata fenza dub- 
bio dall'amor di Te ftelTo, come quello.che è di 
fìile diuerlb da quelli che fono di Itile Attico , 
de quali dice egli , che x lorocompofitionifc) 
noalFettate, & formate ad vfo antico, & non fi 
accorge , che il fuo llile vano , turgido, o per 
dir meglio torbido, è quello che fi chiama an- 
tiquario , affettato, mendicato dalle ofcure te- 
nebre de Comici, & Autori più antichi, tefllito 
con periodi , tronchi, intercifi , ne quali bifo- 
gna intendere molto più di quello , che dice , 
& coni polla con pa iole aftru fé, recondite, raii- 
ze,& non intefe, ftile odiato da Augufto Impe 
radore.fi come attefla Suetonio cap. 86. il qua 
le amaua l'eleganza , il candore , & !a chiarez- . 
23 de dire Attico qual'c in quelli, che sbiafi- 
ma'GiuftoLipfio.&odiaua l'Afìatico ftile.la va 
iiità delle fentenze , 'apparato fuperbo delle 
parole ofcure, inaudite, & fetide, quali fono in 
Giudo Lipfio •.genmeloquendifecuttaejl. Ah- 
gMfi.'ii,eleg^»s ó* temperatum , vitata fenten- 
tinrum ineptiii , (ttque inconcinnitate , (^ re- 
eoitiiitorum verborum fxtoribtti , dice Sueto- 
nio , & più abballo Cacazelos , ^ antiqua- 
rios, vt diuer/o genere vitiofos pari fafìidio/pre 
uif : (e )iiuno,per dir così, è cacozelo, & anti- 
quario certo che è Giufto Lipfio imitatore di 
clocutionè gonfia , antica difmella, che cerca 
più tofto d'efiere tenuto in ammiracidne , per 
i! fuo inufitato,& ofcuro ftile , che intefo con 
chiarezza, & purità A ttica,ma(run amente nel- 
le tue Centurie.le quali come Epiftolechiarif- 
fime.e pure affatto doueriano etfeie , nel che à 
ragione lì può riprendere, fi come era M- An- 
tonio nprefo da Augullo. Marcum quidem 
Antoniiim, vt infanvrn increpat , quafieafcri- 
bente>n,qu& mirentur potim homines,quam tri' 
telliga.nt . Vaglia à dire il vero, ingiufto è co- 
lui che reputa Iblo ben fatto quello che piace 
à fé , e ftrani fonocoloro.che vorrebbero tut- 
ti fcriuelfero , & parlafierocome fcriuono , & 
parlano eHi,& che folo il loro ftile futTe fegui- 
t uo,abborrendo ogni altror ancor che con giu- 
ditio,conbuon3,& regolata fcelta di parole co 
pò la iìa: sì che falla, & erra chi ftima , & ama 
i 'opere, >Sc le virtù fue,fi come raccogliefi dal- 



li fudetti verfi di Catullo, & da quelli che più 
à bado porremo . Ma fappinopure quelli Sa- 
trapi, è Capienti, che folo le loro opere apprez- 
zano , & le altre difprezzano , che chi loda fc 
fteflb,ebiafimatodaalrri,chiameràfefteflò, è 
fchernito daalcri,& chiama troppo fé ftefloc 
molto da altri odiato . 
Nemo erit amicm , ipfefi te amei nimU • 
Perche l'arroganza concilia odio: la Mode- 
flia amore, gratia, Se bencuolenza .. DitTero !c 
Ninfea Narciib ( per quanto narra Suida ) 
mentre contemplaua le fue bellezze nella fon- 
te . TToWoiTi U.17^71V è'ÀV (TCtV'^Òy ^iMlS • 

Multi te oderintfi te ipfumamaru. Nell'amor 
difeftello reftanogU huomini gabbati nella 
maniera che fi gabbano gli animali irrationali » 
pofciache ù ciafcuno animale diletta più la for 
ma fua, che quella degli altri di fpetiediuetfa : 
circa di che Platone alferifce , che le Galline à 
fé ftetlè piacciono,& che par loro d'eflère nate 
con bel le fattezze,il Cane pare bellitfirho al ca- 
nejil Bone al Boue,rAfinoairA{ino,& al Por 
co pare , che il Porco auanzi di bellezza-Mar- 
co Tullio in ogni cofa Platonico nel primo lib. 
denatura Deorum , allude all'iftefib. Anptt- 
tctt vllstm effe terra mxriqj belluarniquA non fui 
generis beUua maxime delecietur ? Soggiunge 
ap p lellb . £/? enim vii tanta natun, vt homo 
nemo velit ntfi homini fimdis effe , ^ quidèfor 
mica formicf M:ìVa,mox. à\ fé ftefib ha nell'Imo 
mo queftodi più, che egli (i reputa più galaiir 
te di ciafcuno della fua fpetie , sì che non vor- 
rebbe efiere altr'homo , che fé ftefib , ancorché 
defiderila fortuna d'altri più potenri,& felici. 
L'Amordi fé fteflb lo raprefentiamo fotto 
figura fem ini le , per che è più radicato nelle 
Donne, atrefo che ciafcuna quafi per brutta, e 
fciocca che fia , bella, & faccente fi reputa: ol- 
tre ciò appiéfib Greci pafl'a lòtto nome dife- 
mina poftó nella cartella.cheancoda latini di- 
celle Philautia . 

L'incoroniamo con la Veficaria della quale 
Plinio lib. 1. cap. ^ i. in altro modo chiamafi 
Trichno, Strichno, PeritTo, Thriono, &H?- 
licacabo, era in Egitto adoperata da quelli che 
faceuano le corone inuitati dalla fimilitudiue 
del fiore d'Edera, ha gli acini che porporeggia 
no , la radice candida, lunga vn cubito>e'l fu- 
flo quattro, comedefcriueRuellio lib. 3 cap. 
no- la poniamo per fimbolo dell'Amor diu* 
fletlb, perche i Greci, fpetialmente Theofrafto 
lib. i>. cap. II. vogliono e h'vna dramma di ra- 
dica di quefta pianta data à beuere, fa che vno 
s'abbagli credendofi d'elTere belli/fimo. Dabi* 



Parte Prima . 



^^ 



$ 



iuretw radieit > drachmipondm, vt fiU quis- 
illudat,fliicentqtie,JeqHepulcherimumputet' 
DiraflI per ifcheizo di quelli che fono iiiiiagiii- 
ti di fé ftelTì , ch'habbino beimto la radica del- 
la Vefìcaria, & che ili abbaglino , 8c burlino fé 
ftefTi. I 

La cagione che porti nella deftra il Narci- 
fo,è in pronto, nota è la metamorfofì di quel- 
lo che inuaghitofi deiririugine fua in fiore di 
Narcifo,fì conuerfe,il qual fiore genera ftupo 
re.egli amanti di fé fleflì marauiglianfì con 
iflupore diloromeck/imi, & non ci mancano 
di quelli, che trafportati dell'Amor proprio (i 
penfano diefiere tanti Narcilì compiti, & per- 
detti in ogni cofa • 

Ma quefti tali non veggono il groffo facce 
pieno d'imperfettioni che adod'o portano > co- 
me SufFenOjilquale il teiiea per bellojgratiofo, 
faceto , & elegante poeta , e non s'accorgeua , 
ch'era difgratiato , infipidoje fgarbato , per lo 
che conclude Catullo.che ciafcuno cflèndo ui- 
uaghito di fé iledò , in qualche parte s'aflì mi- 
glia à SufFeno , & cheogn'vno ha qualchedi- 
fetto,ma che non conofciamo la mantice, cioè 
il facce de vitti che dietro le fpalle habbiamo- 

Neqtte efi quùff^ 
§luent non in alcuna re vtdere Suffenum 
Pojfisyfttfti euiq^ a,ttributU4 efl errar , 
Sed non videmns m antica, quid in tergo efl • 

Giòauuiene dall'amor proprio che il fenno 
t)ffufca , talché innamorati di noi medefìmi 
fcorgiamo fi bene i mancamenti de gli altri 
per leggieri, che fieno , ma non conofcumo li 
jioflri,ancorche grani , ilche ci dimoftrò Efb- 
po,quando figurò ogni luiomo con due fàc- 
chijvno auanti il petto , l'altro è\ dietro , in 
quello dauanti poniamo i mancamenti d'altri , 
inqiiellodi dietro inoft ri, perche dall'amordi 
noi medefìmi non livediamo,fi come vediamo 
quelli degl'altri , 

Il Pauone figura l'Amor di fé fleffo, perche 
è Augello che fi compiace della fua colorita , 
& occhiuta coda,la quale in gì ro fpiega,& ro- 
tando intorno la rimira: ond'è quello Adagio, 
tanquam Tatto circunfpeBiins fé- che fi fuol 
dired'vnoinnamorato di fé rtelTb, che fi pauo- 
iieggia intornojche fi diletta, e gufta della fua 
perfona,& che d'ogni fua cofa, & attiene fi c5- 
piace • 
Amore fc ritto da Seneca nella Tragedia d'Ot-- 

tauia,e trafportatoin lingua noftra così. 

L'Errar de ciechi , e mi/eri mortali 
Ter coprire il fuo flotto , e van deflo ^ 
Tinge che amor fia Dio > 



Si par che del fuo inganno fi diletti , 

In viRa aflai piaceuole , ma rio 

Tanto i che gode fot de gl'altrui mali 

Chabbiaà gl'homeri l'ali 

Le mani armate d'arco , e difaette , 

JE in brette face afirette 

Torti le fiamme , che per l'vniuerfo 

Va poi largendo fi , che del fuo ardott 

Kefla accefo ogni core . 

E che dall'vfo human poco diuerfo 

Di Volcan'e di Venere fia nato 

E del Ciel tenga il piti fublime fiata . 

jimor e vitto della mente infa?2a ; 

^luandofi muoue dal fuo proprio loco, 

L' animo fcalda , e nafce ne -verd'anhi 

All'età , che affai può , ma vide poco 

L'ofio il nodrtfce , e la lafciuia humana % . 

Alentre , che va lontana 

La ria fortuna confuoi grani danni » 

Spiegando i trifìi vanni , 

E labuona,e felice flàprefente 

Porgendo ctò che tien nel ricco fieno : 

Mafie quefla vien mena , 

Onde il cieco defilo al mal confiente 

Il fuoco, che arde pria tutto s'ammOr{a 

E toflo perde amor ogni fina forx-a . 

AMOR DOMATO. 

CV P I D O à federe,tenga fotte li piedi l'ai 
co,& la faretra, con la face fpenta , nella 
mane dritta habbiavno horologioda poluere, 
nella finiftra vn'augelletto magio»& macilen- 
te nominato Ciucio. 

Tiene fotte li piedi l'arco , & la faretra con 
la face fpenta per fegno d'effeie domato, emen- 
do che rabbairare,& deporre le armi fue , Ci- 
gnifìca foggettione , & fommelTione . Non ci 
e cofa che domi più l'amore , e fpenga l'amo- 
rofaface,cheil tempo,& lapouertà: l'hoiolo- 
gio,che porta in mano è fimbolo del tempo > 
ilquale è moderatore d'ogni humano affetto > 
& d'ogni perturbatione d'animo, fpetialmente 
d'Amore,il cui fìneelTendo pofìoin defiderio. 
di fruir l'amata bellezza caduca, e frale, è for- 
za che cangiata dal tempo la bellezza , fi cangi 
ancoramele in altri penfieri. lilam amabam 
olim , nunc iam alia cura impendet peBori - 
Dille Plauto ne rEpidico,& l'iltefTo ne la Mu- 
flellaria . Stulta espiane ■ ^.e iUum ttbi iter* 
numputoi fiore amtcum , ^ beneuolentem Ma^ 
neo ego-,te defieret iUe&tate,& fiatietate- Et piiì 
à baffo moflra che celiata la cagione, cefsi anco 
ramorofo ciFetto , fiutato dal lempo '1 beli ©, 

gioue- 



Iconologia di Ce^Ripa 

AMOR DOMATO 




gloucnil colore. Vhi Aiate hoc caput colorem 
eommutaHÌt , reliqmt deferuittj^ me'.tibi idem 
futttrum- Ciedo fiiflè detto di Denioftene 
che l'aniorofo foco dentro del petto acce(b,iio 
fi può fpegiiere con la diligenza, ma nella negli 
genzaiftefla per mezzo del tempo s'eftinguc, 
& fé rifoliie . Ringratia il Coppetta, mio co- 
patriota il tempo ,clie l'habbia Iciolto da gli 
amorofi lacci in c|iiefto Sonetto . 
Perche /aerar nonpojio Altari , e Tempi , 
Alat»veglio,a Copre tue sì grandi , 
r« già le forze in quel bel -vtfo ipandi. 
Che fé di noi fi dolorofi fcempi . 
Tu de lamia vendetta i voti adempì 
l! alterezza, e l'orgoglio à terra mandi, 
T« folo sforzi Amere, e gli comandi , 
Che dtfcioglia t miei lacci indegni,?;^ empi • 
Tu quello hor puoi, che la ragion non vai fé 
Non amico ricordo , arte , o configlio , 
■N-ongiufìof degno d'infinite offefe. 
Tu l'alma acquifii,che tanto (trfe, ^ alfe. 



La quctl hor tolta da mortai periglio. 
Teca alza il volo à più leggiadre imprefe- 
Il tempo dunque e domatore d'amore, che 
n conuerte al fine in pentimento del perduto 
tempo nelle vanità, d' Amore . 

L'Augelletto nomato Cinclomagro,& ma- 
cilente, fignifìca che l'amante lograto che ha le 
fue foftanze negli amori fuci afciutto, & nudo 
rimane domato dalla pouertà, dalla fame , Se 
dal mifèro ftato in che fi fcitroua . Della po- 
uertà n'è fìmbolo il detto Cinclo,deI quale di- 
ce Suida . Cinclui auiculatenuis,^macilen' 
ta- Prouerbiumpauperior leberide, Ó* Cincia. 
E quello augello marino eofi fiacco , che noii 
può farfi il nido , però coua nel nido d'altri , 
onde Ciucio negli Adagij chiamali vn'huomo 
pouero, & mendico > fé bene da Suida, quello 
marino augello ù chiamato [KiyKhòi] £x quo 
Cincluipropaupere dicittir . Crate Tcbano Fi- 
lofofo dille , che tre cole domano l'A more , 1« 
fame, il tempo,& il laccio,cioè ladifperatione 

Amoretti • 



Parte Prima-. ^ 



^f 



Am^twfeintfKmétifmmlnuttempui eh vero 
fivtinonvalesJaqttetti.Et^crtil corno fi po- 
trebbe aggiugncre vu laccio al collodi Cupi- 
do,eflendocoftumedc gli amanti perdifpera- 
tione dcfiderar la morte , che in effetto alcuni 
data fi (bno ; Fedra nell'HippoIito di Euripi- 
de non potendo fopportare il fiero impeto d'a- 
iiiore,penfa darli la morte. 
Ex quo me Amor vulnerauif, cojiderahumyvt 
Commodijjimeferremeum, incee[>t itatf. 
Exinde reticerehunc,ó* occultare morbum 
Lingiu enim nulla fides, qut, extrema quidem 
ConftliAhominum eorrigere nouit. 
Afe ipfa. vero plurima pojftdet muln 
Secun-iO amentiam bene f erte , 
Ipfa. modejiia vincere fiatui . 
Tento Cam bis ejfici nonpojfet 
Venerem vincere meri vifum ejl mihi 
Optimum • Nemo contradicat meo decreto . 
Ma noi habbiamo rapprefentato Amore do 
matofolamentedal tempo,&dallapouertà,co 
me cole più ordinaric:&: habbiamo da parte laf 
{àtaladifperationejoccorreiido rare volte àgli 
amanti darli mnrtetpoicheciafciino amala vi- 
ta propria, & (e bene rutti gli amanti ricor- 
rono col peufiero alla morte , non per que- 
llo fé la danno , e però il Caualiier Gua- 
rini introduce Mirtillo che dica neireccefsiuo 
amor fuo • 

Kon ha rimedio alcun fé non la morte 
à cui rifponde Amarilli . 
La morte • hor tu m'af colta, e fa che legge 
Ti fian quefte parole , ancorh'io fappia 
Chi l morir di gli amanti e pia tofìovfo 
D'innamorata lingua , che defio 
"D'animo in cio deliberato , ^ fermo • 
E Torquato TaiTò prima di lui nella fua 
elegante Paftorale d'Aminta diilè. 
e vfo , & arte 
Diciafcun eh'amx miniicciarfi morte > 
Ma rade volte poi fegue l'effetto • 
Bafti dunque à noi hauer moftrato > come 
Amore refti principalmente domato dall'infe^ 
licepoueità, & dal tempo. 

Amor di fama. 

VN fanciullo nudo coronato di Lauro con 
i Tuoi rami , & bacche, hauerà nella de- 
ftra mano in atto di porgere la corona Cinica , 
& nella finiftra la corona Obfidionale , & fo- 
pra vn piedeftallo vicino à detta figura, vi là* 
ranno diftintamente quelle corone, che vfaua- 
no i Romani in fegnodi valore, cioè la Mura 
le> la Caftrenlè , & la Nauale . 
Kacccuita A< Gelilo ^ che la corona trionfa^ 



le d'oro,la quale fi daua in honore del trionfo 
al Capitano, ò all'Imperatore fu anticamente 
di lauro , & obfidionale di G ramigna,& fi da- 
uà à quelli folamenre, che in qualche eftremo 
pericolo hauefTerolàluato tutto Tefercito , ò 
s'hauefsero leuato l'efercito d'attorno . La co- 
rona Cinica era di quercÌ3j& gl'antichi corona 
uano di quercia quafi rutteleftatuedi Gioue, 
quafi che quella fulTe fegnodi vita,& i Roma- 
ni fisleuanodarelaghirlanda diquercia àchi 
hauefie in guerra difefo da morte vn Cittadino 
Romano, volendo dare l'infegna della vita à 
chi era altrui cagione di viuere . Soleuano an- 
cora fare quella ghirlanda di Leccio perla Cx- 
militudine di detti arbori. La corona Murale 
era quella, che C\ daua al Capitano , onero al 
Soldaro,che era ftato il primo à montare fu le 
mura del nemico. La corona Caftrenfe fida- 
ua à chifudèprimad'ogn'altromontatoden- 
tro i baftioni,& alloggiamenti de'nimici . La 
Nauale C\ daua à colui, che era il primo à monr 
tare fu l'armata nemica , & quelle tre fi face- 
uano d'Oro , & la Murale era con certi merli 
fatti à fimiglianza delle mura , oueeraafcefo. 
La Caftrenfe era fitta nella cima à guifa d"vn 
baftioiie . La Nauale haueua per ornamenti i 
fcgui de'roftri delle naui,e quefto e quanto bi 
foguaua fcr^uerc in tal propofico per commo- 
dità de'Pitcori . 



AMOR DELLA PATRIA, 
del Signor Giouanni Zaratino Cartellini. 

Gì O V-A N E vigorofo pollo tra vnaef' 
làlatione di fumo , & vnagran fiamma 
di foco, ma che egli guardi con heto ciglio ver 
foil fum ' porti nella manodeftra vna corona 
digramig.)a,ne,la finiftra vn'altra di quercia , 
alli piedi da vn canto vi Ila vn profondo preci 
pitio.da l'altro canto intrepidamente concul- 
chi fciniitarre,arme mhafta, e niannarc:e per- 
che corrifpondaà limili circoftanze, & per la 
cagione cheducmo.fi veftirù d'habito milita- 
re antico . E giouane vigorofo, perche l'Amo- 
re della patria più che s'inuecciiia più è vigo- 
rofo, non fi debilira.ne mai perde le for7e! tutti 
gli altriamori celiano . Vn Cauallicredopo, 
che hauerà feruito in amore vn tempo ad vna 
Dama.fpento l'amorolo foco dal freddo tcpo, 
& da l'età men frelca, ch'altri pèneri apporta, 
à poco à poco fé ne fcordajma della patria no 
mai. Vn Mercante allettato dall'amore del- 
la robba , & del guadagno non iftimerà pe- 
ricolo alcuno per nauigationi diliìciliftìme, e 

D cem- 



zS Iconologia di CefRipi 

AMOR DELLA PATRIA: 




i 



tempeftofc , airvltimo fi ritira al porto ^élla 
patema riua. Vn Corngiai;oadefcarodairani- 
bitioiieviue baldazofo nella fu perba Cortami 
trito dalle fallaci fperaze,iiódimeno fouctepé 
fa al fuonatiuonido. Vn Capitano dopo che , 
ballerà molti anni guerreggiato per acquiftar 
fama, e gloria, al fine fc ne toma alla patria ù 
r:pf (arfi ; E (empio ne fiail faggio VliiTè , che 
banci'.do praticato come Capit^nogloriofbnel 
]c più nobili partidel'a Grecia, grato, anzigra 
tili:n.oal!afpIeiididaCor£e.Imperiale, defìdc- 
rauatiutauia far ritorno in Itbaca (Uà patria 
ofcura, & brutta, & fan'o&j,qiidlaarr>orcdel 
la Patria è perpetuoper leternoobligo. Se \\o 
iiorc che a quelladinaturaciafcuu l£dene,co 
me il figliuolo al Padre , eiTendo noi in quella 
pe!ierati,& hauendoiii ella riceuutolofpiiito, 
& l'aura vitalcranzi Per quanto aflèrifce Plato 
ne in Critone,& Hierocle,c maggior r<^ligo, 
& rhoriora che fi dcue alla Patria, ciie alla 
Madre , &;;a! Padre, dal quale prende il nome 
}a, auia. ^« noman FatrU impofnit [ Dice 



Hierocle ) à re ipfa non temere Patri am nomi- 
nauit , voc.xbuloquidem à Taire deduBo , prò- 
nftntiato tamenfeminina terminatiene , vt c}( 
vtrcqite parente mixtum ejfet • jìtque hec ratio • 
infinuat patriamunam ex £quoUuobm paren- 
tibus colendameJfe-Fr&fereììda, igitur omnina- 
efì Patria vtriuis parentum feorfim : ^ ne fi- 
mulqfùdem parentes ambos maioris fieri t f^ 
Aquali honore dignari : efl autem,^alia ratio, 
qu&non tantum aquali, fedmaiori, etiarn qua 
Jimul amboi p.irentes honore patriam ajfìcere^ 
moriet ,neque folur»' ipfis eamprsfert,fed etiam^ 
■uxori. & liberis, ^amìcis, (^ abfoluto fermO' 
nerebtn altis omnibus poR Deos . Dello fteflo 
parere è Plutarco ne li Morali . At enim pa- 
tria , ^tJt Cr&tenfium more loquar , Matria 
pitti in te, quamparentes tui iushabet • Da ta 
le obligo. Se affetto naturale nafce che ciafcu-. 
BQ ama la patria fua, ancorcht minima ne fa 
eccettione da loco à loco perhumile, ò fublt- 
mc che fia . Vlyfes ad IihacAfm faxa fic prò- 
psrat , quemadmodum /ig^t^^t^^non ad Myn- 

nifrum. 



Parte Prima_J 



^7 



Harumnohiles muro: • iberno enim patriam, 
qui* magna eji amxt , fed, quia fun . Dice 
òeneca Fiiofotb , cioè Vliilè s'alfrecca andare 
tri i fafsJ (i'Ithaca fiia patria, con quel me^eli- 
mo amoi'Cj&dehiienoj che Agamennone Ini- 
peracore tra ItaoDiIimuradi Micena; percio- 
che iiiuno ama la patria , perche fia grande, 
ma perche è fua , amandoli nacuralmance per 
fua .crelce tanto oltre l'amor della Patria nel 
cuore de fuoi Citcadmi^chcaccecati da quello, 
non fcorgouo lo fp.endore dell "altrui patrie > 
& più à tarvnodclctterà la dia valle, monta- 
gna, & bicocca, la dia derert3,& barbara terra, 
chela nolnl Roma : Volgare e quel prouer- 
bio . p»tri*fumM4 igne alieno luciilentior . II 
fumo della patria è più rijucente^che il fuoco 
de gli altri paelì , e però l'habbiamo figurato 
Veflo il fumo voltando le fpalle al foco. Ha 
quello motto origine da Homero nel princi- 
pio della prima Odillca • 

Ctterum Vlyjfes 
Cupiens, vel fumum exeuutcm vtderc 
tatri«,fttA , mori dejìderat . 

L'ilteflò replica Ouidio nel primo de Pon- 
tOjConaltri verfì.che molto bene efp rimono il 
dolce amore della Patria . 
'Hì-en duhiaefi Ithaci prudentiajed (amen optai 

Tumum de patria pojfeviderefocu- 
Nefcto quod natale folum dulcedme cunHos 

Ducitió^ tmmemores non finit ejfe fui: 
^^uid meliui RomaìScythicoquidfngore peiuif 

Hmì tamen ex illa Bar bar m Vrbe fugit • 

Lucianoancora nello Encomio della Patria 
infenfce il medefìmo detto • F^tru fum^i4 
luculentior homint vtdetur > qnam ign^ alibi ■ 
Airiiuomo pare più lucente il fumo della pa- 
tria,cheil focod'altroue:dal che non fìa maia- 
uiglia.chc quali tuttiliforertienbialiniiK) Ro 
ma , chi in vna cofà , chiin vn'altra lodando 
ciafcuno più la patria fua,perche l'amor della 
patriajche il lor vedere appanna, ini pcdifce cne 
che non poflbno diiceriKre la grandezza iua , 
& però non hanno riguardo di tenerla frauda- 
ta delle fue meritate lodi , nel che moihano di 
poco fapere,ancorche Euripide dica , che non 
ha retto fàpere colui,che loda più la patria de 
gl'altri che la fua • 
Mefi quidem iudicio non recle fapit 

^luifpretis tatria terr&finibu^ 
Alientm laudat,^ moribui gaudet alienti. 

Anzi à mio giuditio molto puimoltra fape- 
xecolui.checoiiofcela qualità de coftum. ,& 
]adifferenza,checi è da vn luogo all'altro- On- 
de chi £i leucià il Yclo della pacjru aifetcioue 



dauanti gl'occhi.che hendati tiene , & cni vor- 
rà dire il vero fenzapallioncconfcrmerà'l pa- 
rere d'Atheneo, ilquale ancorché Greco, & 
Gentile Autore nel primo libro , chiama Ro- 
ma Patria ceIelte,compendio di tutto il mon- 
do . Celefte in vero non tanto per la bellezza» 
& amenità del filo , & la foauità del Cielo, 
quanto perche in quella ha voluto fondare la 
fua Santa Chiefa il Creator del Cieloj&:eiì"a è 
relidenza del fuo Vicario, che tiene le chiaui 
del Cielo,& vi difpcnia ii rcfori celel^ijcon-i pi- 
dio è poi del Mondo, poiché in quella non lò- 
lamentc (roncortouo moltitudine di genti da 
Francia.e Spagna, ma anco vi fi veggiono G re- 
ci.Armeni, Germani, Ingiefi,Olandth,Eluetn, 
Mofcouiti, Maiomti.Peifiani.Af uani,Traci, 
Mori,Giaponneli,IndianJ,Tran!iluani, Vnga- 
ri,& Sciti, appunto come dice il fudecto Acne 
lieo, ^luandoquidetn in eaVrbegtntes ettam 
tot&habitanty-ut CapadoCES,Scyth&, fonti natio 
72€s,(^ aliéi complures^quarum concurfui habi - 
tabilistottw teridipopulti^ ed ■ In quefta guifa 
tutte le parti della terra vengono ad ellère vo- 
lontariamente tributane dei fuo faiigue , de 
fuoi figli. Se Citradmi àRoma, come capo del 
Moiido,per lo cne con moka ragione tuttauia 
chiamarli può Afilo,Teatro,Teìiipio,&: com- 
pendio deirvniuerfo, ìl potiamo confermare, 
quello che afferma il Petrarca con tali parole . 
Hoc ajfìrmo, quod tetius human& magnificenti * 
[upremum dùmuiLum Roma eft , nec efi vllii4 
tam remotui terrarum angui: ,qHi hoc neget . 
Et fé il mcdelimo Petiarca in ale uni Sonetti ne 
dice malciemendaanco tale errore con fopia- 
bondantc lode nelle fue opere latine, in quella 
copiofa inuettiua,che facontra Gallum,nella- 
quale è da lui celebrata con si nobile encomio. 
Roma Mundi caput, Vrbium Regzna,Sedes Im- 
per.j,Arxfidei CaiholiCA.fons omìiium memora- 
bilium excvplorum-tx. lèi hatiellc vecir.ta nel 
loamplillìmoltaio m che bora fi troua accre- 
fciuta, & oltramodo abbellita, non hauieb- 
be meno detto . Muri quidem , c^ lala- 
ita ccciderunt , glena nommis tannar talis 
eff ; Ma più tollo detto natfrcbbe alla glo- 
ria dell'immortal nome cornfponde l'ecci- 
na, 3: eccella Aiacllà della Città poiché in ella 
rilplende lofplendore de gUcdifitii moderni , 
e molti dell'antica magnihcenza , Iccuivelti» 
gie danno maiauiglia, ,Sc norma all'atchitcetu- 
ra, in elfa li gode la ampiezza delie iliade , in 
ella vedelì l'altezza de' fuperbi palazzi , obeli- 
fchij co oniic, archi, e trofei, niella conferuan 
fiftacue rare d autichillìnii luilton nominati 
D 1 da 



^8 Iconologia di Cef.Ripa 



da Plinio, la Niobc coni figli, il Laocoontc , 
Dirce legata al toro, & altremolte.alle quali 
s'agguiiigono opere moderne di Scoi tura , e 
rittura, che IioggiHì alla famadegli antichi 
non cede, oltre il coiToconfuetodel Tcbro Rè 
de' Fiumi, vjab;ndano copiofi aquidotti , e 
fconeiio djiierfìcapi d'acque. Se fiorifcono 
dcliciofì giardini perii fiiperbi, e fpatiolì colli, 
& quello che importa pili Hanno in piedi infi- 
niti Monallerii, lochi pii , Collegi), e Tempii 
veramente Diuini, eSacrofanti. In quanto alla 
Corredi Romaanìmigliarfi puòalla Hierar- 
chiacclefle, fi come Pio Secondo pratico nelle 
corti Regali, & Imperiali l'afiomigiia nella 
Apologia, che ferine à Martino. Infìar Ca- 
lejlis Hterarchu diceres Romana}» curiam , 
inttiere é^circue Mundum,(^ perlufiraPrtn- 
cipum atrix , ^ Regum aulas introfpicito , ^ 
fi qua ejl curia fìmtlis Api>/ioUc£ refer nobis • 
In quanto à nobiliiTìmi ingegni , che conti- 
r;Ouamente vi fiorifcono è (iiperfluo il ragio- 
narne; poiché in e(I'a,& nafcono felicifllmi ,& 
venuti di fora fi affinano, come l'oro nella fu- 
cnia : qnindièche molti giungono in Roma 
gonfii, & pieni di fuperbia , & prefontione di 
foprafapere, che poi d partono humiliati pie- 
ni di ftupore, ne mette lor conto il dimorai'ui, 
perche vi perdono il nome, come li fiumi , che 
entrano nel mare : Concetto di Pio Secondo 
nel libro XI. delli fnoi Comenrarij . ^^uemad- 
modum terra fluminn quantumis ampia , ^ 
profftnda nomea amittunt tngrejfa mare, ita & 
docioret domi clari , ^ in ter fuos illufires Ro- 
manam adeuntes curiam intermaior a lumi- 
na, nomen, ó'iueem amittunt. Taccia Giu- 
fto Lipfio , che nella prima Centuria , Epifto- 
lavigefimatcrza, reputa Roma Città confu- 
fajCtorbuIenta, e tutta Italia incnlta di fama, 
& di feruti, quafi che il fuo fapere non fia fon 
dato fopra fcrittori antichi Romani ,apprefo, 
& imparato anco da moderni Italiani. Dalli 
BcroaldidaM. Antonio Sabelico, dal Merola, 
dal Calderino , Se da altri commentatori, ed'- 
Oratori,Poeti,& Hiftorici Romaniidal Biou 
do , da Pomponio Leto, da Angelo Politiano 
Marfilio Ficino, da do. Battifta Egnatio.dal 
Merliano, da Andrea FuUiio , da Celio Rho- 
digino, da Polidoro Virgilio, da Pietro Cri- 
nito , da Lilio Giraldi , dal Pannino, da Si- 
gonio, dal Grucchio, da Pietro "Vittorio, dal- 
li Manncci, da Fuhiio Orfini Romano, & 
da altri Italiani oflèrnatori della Romana an- 
tichità , fpetialmentedaAlefiàndroab Alexan 
dro . Ma come può chiamare Italia inculta di 



fcritt! i fé tutte le altre regioni doppiamente dì 
fcritti fupera,poiche è abondaute, & eulta non 
folo nell'antica fua lingua latina , ma anco nel- 
lamateina volgare, ricca di varij componi- 
nìcti,&di poefie tei fé culte,&diletteuohal pa 
ro di antichi G reci , & Latini , & per non an- 
dar vagando per lo tempo paffato ; hoggidì in 
Roma fola nel Saciofanto Romano Senato di 
Cardinali , vi fono Hiftorici, Oratori , lurif- 
confulti, Filofbfi,e Teologi tanto culti. Se co- 
piofi di (critti, che tutte l'altre nationi di fciit 
ti poflbno confondere , Bellarminio nella filo- 
fofia , e Teologia, M antica , e Tofco fingola- 
riffimi nella legge , A fcanio Colonna nell ora- 
toria facul tà di natina facondia Romana , & il 
Baronio nell'Iftoria, di cui fi può dire, quello 
che del Romano Varione difle S. Agoftino li. 
é. cap. 1. della Città di Dio • Tarn multa le- 
gityvt aliquid eifcribere uacajfe miremur , ta, 
multafcripfit , quam multa vix quemquam 
legete potutjfe ctedamus • Se fi voleflèpoimi- 
meraiealtri Autori Italiani , Se Romani, che 
al ptefente per Roma ftanno nelle Religioni , 
nelli Collegii, nelle Corti ,& cafè piiuate, 
fenza dubbio andaremo in infinito, & t.ito piìì 
fé voleffimo vfcir di Roma, & dilatarci per 
tutta Italia , laquale per ogni tempo è ftata 
ripiena d'huomini litterati ,e valorofi, fi co- 
me in fpetie Roma . Onde con molta ragion 
il Petrarca fi tiene buono, d'eflère Italiano e 
& fi gloria d'elle re Cittadino Romano, nella, 
fudettainuettiua . Sumvero Italus Natione t 
^ Romanus Ciuis efieglorior ; de quo non mo- 
do Principes , Mundir^ Domini ghriati funt , 
fed , Paulus Apofiolus , is qui dixit nonhabe- 
mus hic manentem Ciuitatem , Vrbem Romam 
patriamfuam facit • Ma torniamo alla figu- 
ra, & fé l'amor della Romana Patria lacerata 
da certi inuidiofi Anton oltramontani poco 
à lei dinoti, m'ha trafportato alle fue di fefe , 
& lodi , non deue à ninno rincrefcere, per ef- 
fere ella patria commune . 

La corona di Gramigna è fimbolo dell'A- 
mor della Patria , laquale darfi foleuaàquel 
Cittadino , che haueflè liberata la Patria dallo 
afl'edio de nemici , & facenafi di Gramigna » 
perche fu oflèruato, che era nata nel luogo do 
ne fi trouauano rinchiu fi gli aflèdiati: fu dal 
Senato Romano data à Fabio MafTimo , che 
nella feconda guerra Cartaginefe liberò Ro- 
ma dallo aflèdio: & era il più nobile, & hono- 
rato premio , che dar fi poteflead'vn guerrie- 
ro , conforme all'opera , che maggiore non fi 
può fare , perche chigioua à rutto il corpo 

della 



Parte Prima 



z^ 



della Patria, gioiia à ciafciui Cittadino mem- 
bro della Patria. Dirò più che chi dà fallite 
ad'vn membro , da falute à tutto il corpo , e 
però chigioiiaad'vn Cittadino, gioua anco 
alla Patria , perche vtil cofa e alla Città, & e- 
fpedien te la falute d'vn'ottimo , &gioueuole 
Cittadino, per tal cagione, dauafì ancor vn'al- 
tra Corona à chi hauellè faluata la vita in bat- 
taglia ad vn Cittadino , & faceiiafì di quercia 
perche daquella i più antichi il cibo prende- 
uanojSc in vita fi manteneuano, come piace ad 
Aulo GelliojCoif tuttoché nelle qiieftioni Ro- 
mane altre ragioni Pluarco arrechi; 5i che i'- 
Amordella patria delie primieramente inge- 
nere abbracciare tutta la Patria, & fecondaria- 
iriente in fpetie ogni Cittadino per maggior 
Vtile , confolatione , & quiete della Città . 

Il precipirio vicinoalli piedi, con quali con 
culca intrepidamente le armi , fìgnifica i che 
non fi prezza niun pericolodi vita per amor 
della patria, come Anchuro figlio di Mida Re 
di Frigia, & Marco Curtio Romano, che fpon 
taneamente per dar falute alla patria loro fi 
tolferodi vita precipitandofi nella pcftifera 
apertura della terra, Simill'altri che in gè* 
nerofè imprefe hanno fparfo i] fangue per la 
Patria. Neftore famofo Capitano nella ij. 
Iliade d'HomerOj volendo dar animo à Troia- 
ni per combattere centra G reci , propone che 
il morire per la patria è cofa bella • 
Pugnate còtra naues frequètes,jui aut veflrii 
Vulnerattii, velpercuffui mortem , ^fatum 

fecutui fuerit 
Moriaiur , non enim indecorum fugna7}tipro 
Putrì a Mori . 
Onde Horatio nella 1. Ode del 3.1ib.di{re. 
Dulce-Ó'decorum efì fro Patria mori- 
Et Luciano nell'Enconomio della patria 
fcrifse.che nelleefsortationi militari vale afsai, 
fé fi dice che la guerra fi piglia per !a patria, 
niuno farà che vdita quefta voce fiaper hauer 
terrore di morte,& di pericolo alcuno imper- 
cioche ha efficacia il nome , & la commemo- 
ratione della Patria, di far diuentarc vn'animo 
timido,forte,& va!oioIb,per l'obligo che (\ de 
uè, & per l'amor, che (è le porta; incitando an- 
co dallo ftimolo della gloria , che fi acquifta 
a 1 proprio nome,alla fua ftirpe in vita,& dopò 
morte,fi come coti dolce canto copiofamente 
efprime Pindaro nclli Ifthmi j,Ode 7. fopra la. 
vittoria di Sterpfiade Tebano , il cui Zio Ma- 
terno combattendo morì per la patria • 
Auunculo cognomini dedit commune decM,cui 
mortim Mars trio clipeo inftgnit attHlif.fed ho-'. 



nor ptAclaris eimfaBk cxaduerfo rtfpodet.fciat- 
entm arto, quicunque inhac r.itbe graridinem 
fanguinii à cara Patria propulfat exitium à ci- 
utbm depellensfer coniranum exercitum,ftir- 
pi fé maximam gloriam accumulare , Ó' dum 
videt,^ cufn obierit • Ma per mio auifo , po- 
co acciefcimento di gloria potè arrecare Ster- 
pfiade,alla memoria, & nome di fuo Zio, per- 
che fenzacon-iparatione alcuna, mei to maggior 
gloria è morir per amor della patria, che viue 
re nelli fefteuoli combattimenti Ifìhmij, Ne- 
ir:ti,Pithij,&: Olimpici cantati da Pindaro- Per 
qual cagione penfiamo noi che Licuigo legisla 
tore,& Rè de Lacedemoniefi ordiiiaiìb,che no 
fi fcolpiflè nomedi morto niuno in fepolcrijfc 
non di quelli coraggiofi hnomini , & dcnne , 
chefuflcro hoiioiatamente in battaglia morti, 
perla Patria? Saluo perche ripu tana efiere fo- 
lamentcdegni di memoria quelli chefuflèro 
gloriofamente morti per la Patria. Turbofll 
alquanto Senofonte Pilofofo Atheniefe , men- 
tre faceuaSacrificio,quandogli fu dato nuo- 
na,che Grillo fuo figliuolo eramorto,& però 
leuoflì la corona di tefla, hauendo poi dimau-- 
datoin che modo era morrò, cflèndogli rifpo- 
lìo, che era morto animofamente in battaglia, 
per la Patria, intefb ciò di nnouo fi pofe la co- 
rona in capo, &moftrò di {èntirepiù allegre^ 
73 per la gloria,& valore del Figliuolo, che do, 
loie per la morte,e perdita di eiìb , quando ri- 
fpofeà chi gli die la funeftanoua- Ì)EOSpre~ 
cairn fum,vt mihifilita non immortalis:ac Im. 
geutii eJfetiCum incertumftt anhoc expediat ■, 
fed vi probui ejfet ac Patrid amator . Tello di 
Plurarcoad Appollonio . 

Da quefti particolari fi può giudicare , che 
rhabitomilitare,mo]to ben conuenga all'amor 
della Patriajftandofempre ogni buon Cittadi- 
no alle occoreenze pronto,& apparecchiato di 
morire con l'arme in mano per la fua Patria ,. 
opponendofi a qualfiuogliafuo publicorcmi- 
co:& in vero fi come l'amico fi conofcealli bi- 
fogni , così l'amor della patria non fi fcorge 
meglio , che ne gli vigenti bifogni di gueria,, 
cuechi l'ama antepone la falute della Patria, 
alla propria vita, & lalutc . Antico difsi,per- 
che gli. antichi hannodato fingolarc eflèmpio 
in amar la Patria, e moftrato fcgni euidenti da. 
more, come gli Horatii,li Decii,& li trecento,. 
& fei Fabii feguitati da mille clienti , che, tutti, 
generofànicnte con fama, e gloria loro mefiero. 
la vita per lo (nifcerato amore, che portorr.o, 
\ Roma patria loro , 

ANNO 



30 



Iconologia di CelCRipa 



ANNO. 

HVOMO di mezaecà con l'ale agl'omeri, 
col caro, il collo, la barba, & i capelli "ie 
ni di iieiic.cgiac-eio II i erto,& ifiaiuhi rofsi , 
•& adorni di varie fpiglie di grano , le braccia 
verdi, & piene di più l'orridi fiori, le cofcie, & 
Je gambe contraria coperte di grap!'',& fion- 
di d'vii* . In vna maiK» terrà \ n fcrpe iiuolto 
in giro.che lì renga la coda in bocca, Se nell'al- 
tra hautrà vn chiodo. 

Si dipiige alato coiil'aurroritàdel Petrarca 
nd trionfò del tcmpo,ore dice- 

•Cf/e-volan l'hard giorni,granni,e i mefi- 

L'anno , fecondo l'vfo commiine. comincia 
di Gennaio.quandoiI giaccio, & leiienifono 
»randifsime,& perciò gli fi pone la iieue in ca- 
po, & perche la Primauera è adorna d 'ogni Ibr 
re di don, e d'herbe, & le cofè in quel tempo 
fattecom inciano in vn certo modo à fuegliar- 
fi,& tutti fanno più viuacementc le loroope- 
larioni - & però fé gli adornano le braccia nel 
modo fopradetto . 

L'eftate per efler caldi grandifsimi,& le bia 



de tutte mature, fi rapprelcnta col petto , & i 
fianchi rofsi, & con le fpighe. 

L'vue nelle gabe,rr.oftranorAutunno,chc è 
l'vltima parte dell'acino . Il ferpepofto in cir- 
colo, che morde la coda è anrichilsima figura 
dell "anno, perciò L he l'anno fi riuolge in {èftef- 
fo,&ilprincipio^di vn'annocófuniail fine del- 
l'altro, fi coir.c pur quel (erpe ridotto in for- 
ma di circolofi rode la coda;onde Virg. nel io 
delb Georg. così diflè. 

"Fronde ?iemHi,redit agricolis labor aBtu i orbe, 
Ai% infefuaper'vtlìigia'voluifur annta . 

Senne Fello Pomp€o,che gl'antichi Roma- 
ri Accanano Ggn'anno nelle mura de'Tempii 
vn chiodo , & dal numero di quei chiodi poi 
nunierauanogl anni ; & però fègno dell'anno 
fi potrà dire che fiano i chiodi. 
Anno 

HVomo,maturo,alato,per la ragione detta 
di fopra,fopr3vn carro con quattro ca- 
uallibiachijgnidatodalle quattro ftagioni,chc 
fono parte dell 'anno , le quali fi dipingeranno 
cariche di frutti, (ècódo la diuerfità de'tenipi. 



ANIMA RAGIONEVOLE E BEATA. 




Parte Prima. 



3» 



DONZELLA gtatiofifllma, hauerà il 
volto coperto con vn finiflImo,e tiafpa- 
lence velo , il veftimeiito chiaro, &c ì u«eiite , a 
gl'homeri vn paro d'ale , & nella cima del ca» 
pò vnaftella. 

Benché l'anima, come fi dicedaTeoIogijfia 
fiiftanza incorporea, & immortale , fi rapp.e- 
fènta nond-imeno'ii) quel miglior modo , che 
l'huomo legato à quei (enfi corporei con l'ima 
ginatione , la può comprendere, & non altri- 
menti, che fi fogli rapprefentare Iddio, & gl'- 
Angeli^ ancor che lìauopure luftaiize incor- 
poree. 

Si dipinge dcxizella gratiofilluria , per efler 
fetta dal CreatotCj che è fonte d'ogni bellez- 
2a>.& perfcttione , ù fiia finiilituJiiie . 

Seglufa velato il vifo per dinotare, che ella 
è come dice S. Agpft no nei iibr- dedefinic. 
anim.fuftanza innifibile à gl'occhi immani, 
e formafurtantialedel corpo nel quakellanó 
è enidenre , Mao che petcerxe attioiu efteria- 
rifi comprende . 

Il veftimento chiaro, & lucente è per d'HO- 
tarela purità, & perfettione della fiia cllcnza. 

Se le pone la rtella Ibpra il capo,ellciido che 
gl'Egittii fignificallèro conia ftella l'immor- 
talità dell'anima , come referifce Pierio Vale- 
rianonel lib. 44. de'lìioi leroglitìci . 

L'ali a gl'homeri denotano così Tagilità , e 
ipiritualita Tua, comeanco le due potenze in- 
telletto, e volontà. 

ANIMA DANNATA.. 
CcoRRENDo fpelfe volte nelle tra 
gedie, & rapprefentationi di cafi fegui- 
ti , Se finti , fi Ipirituali come profani , intro- 
durrenel palco l'anima di alcuna perfijna , fa 
melliero hauer luce, comeella il debba \if.- 
bilmente introdurre. Per tanto fi don rà rap- 
prelèntarein forma, & figura humana, rite- 
nendo l'eriìgie del fuo corpo-Sarà nuda , & da 
fottiUiìlmo,& tralparenre vclo,coper:a, come 
anco fcapi^Iiata, & il colore della carnagione 
di lionato fc u io, & il velo di color negro . 

L'anima dal corpo fcparara.eirendorpiritua 
le,&: incorporea, non ha dubbicche non gli co 
iiieneper le ftella figura, & formatione , (S; ai- 
Ere qualità, che alla materia folaincnteftaiino 
attaccate, tuttauia douendoqucfta ranprcfen- 
tatjone farli obietto de (enfi corporali , fiamo- 
aftrettidi propporcelaaiiaci focro torma mede 
fimamcnreccrpotea, & accomodare ancora la- 
cofa intefaal noftro concetto : Dunque fé gli 
dà la ft'gura humana con quella licenza , con 
la sanale ordinariamfr,:* il dipingono ancora- 



gi'Angiol:>& percheranima dà forma al cor- 
po.non il puÒiniaginare,chcfia d'altra figura: 
ìèbenefappiamo el)a,come fi è dertodi fopra, 
non efieredaquefri termini materiali circon- 
fciitta . Riterrà dunque l'eihgie del fuo cor= 
poperelìerc riconoiciuta, &, peraccoftarfi à 
quello, che fi:riuoHodiuerfi Poeti, tra gl'altri. 
Virgilio nel 5. Quando fa eh Enea vadinell'In 
fcrno,errconofca molti di quelli , c'haiiea co- 
giiitionein quella vitaj& Dante nel cap. j.del- 
i'inlerno . 

Pofci:i,ch'io vi hebhi alcun ricivofcittt» • 

Dicch anco meglio conofcerla.fe gli habbia- 
à dare alni fegnah della fua conditione , per- 
che taluolta occorrerà rapprelentaria con di- 
uerfi accidenti, come per efem pio, ferita , ò in 
glorialo tormentata, &c. Et m tal cafo {\ qua- 
lificherà in q nella maniera , che fi coimiene at 
lo ltato,&: condùione fua • 

Dipiiìgefi Ignuda per eilèreefla per fua na- 
tura firiolta da ogni impedimento corporeojoa 
de il Petrarca nella canzone Italia mia , così 
dille. 

Che l'alma ignftda è fclu . 
Et in altra canzone il principio dellaquale.. 

^luando il fitnue mio fido conforto : 
Seguita,. e dice. 

Spirto ignudo , ^f. 
Et nel trionfo dellamorte cap. r. 

Ch'hoggt nudo ff irto ^c 

Li capei!: fparfi giù per gl'homeri no folo 
dimoftrano l'infelicità , & mileria dell'anime 
dannate,ma la perdita del ben della ragione, & 
dello intelletto, onde Dante nel cap.j-dell'In- 
fcrno,cofi dice . 

ìioifem venttti al luogo, ott'io t'ho dtttOt 

Che xiederat le genti d lorcfe , 

Ch'anno perduto il ben dell' mtelleto . 

Il colore della carnagione, S: del velo che Ixi 
circonda, fignifica la pruiatienedtila \\xct , £c, 
gratia-dnuna . Però dulè Dante nel cap. 5. par- 
lando della forma, 5c fito dell'Inferno , cl;e fila- 
la porta di quello vi-fia Icritto . 

LaJ]ateognisperan\ji, v&i ch'entrate 



ANIMO PIACEVOLE TPv.ATTA-BIIF 
&. amoieuole. 

VN Dei-fino che porti a caual'o vn fanciul-. 
lo- Se bene Pierio Valeiiaro per .Turoii- • 
rà di Paufaniaattribuiice al Delfino il fìmbolo 
d'animo grato pcrchcin Prolelene Città dela.. 
Ionia , cl'.èndo chiamato vn Delfino perno- 
ine Simane da vn fanciullo , fbleuiaccofttirin 



^ Iconologia di Cef Ripa 

ANIMO PIACEVOLE, TRATTABILE, ET 

Amoreuole . 




ài liro verfo quello , & accomodarfegli Totto 
^er portarlo à Aio piacere , perche fu da quel 
fanciullo tolto dalle man de Pefcatori , & me- 
dicato d'vjia ferità che gli fecero, non dimeno 
noi l'attribLiiiemo ad'animo piaceuole , & 
trattabile , perche il Delfino è piaceuole verfo 
rhuomonòn per inrereflè alcuno de benefitii 
liceuuti, ò da riceuerfi, ma difua propria na- 
tura, fi come l'i '^ello Valeriano con Tue pro- 
prie parole conferma citando Plutarco inco- 
rai guifa Admiratur Plutarcus tantam animei 
ìis ìììius humanitatem , sìquidemnon educa- 
tione, veluti canes, ^ equi, non vlla alia «e» 
cejfttate , veluti elephanti panierAjj ó" leonet 
ab hominibta liberati fed genuino quodam af- 
feBu /ponte funt humani generis amatores . 
Dunque (e fpontaneamente di naturale affetto 
fono amatori del genere humano, non (bnó 
per gratitudii^e de benefitii ricenuti , & che fia 
il verokggefi prelfo altri autori» che li delfini 



hanno fatto l'iftefib , che narra Paufania con 
altri, da quali non hanno mai riceuuro bene^ 
fitio alcuno, ne benefitio chiamerò il butar» 
gli delle miche di pane, che per fcherzo fi but- 
tano, e non per alimento, perche il delfino no 
ha bifogiio di quello , iapendofi proccaciare 
iiell'ampio Mare il vitto da fé ftcflb , e fé ha 
portato peifone, non i'hà porrate pei gratitu- 
dine, ma per piaceuole doniefìichezza.il delfi- 
no ha portato varie pcrfone indifferentemente, 
folo perche e di natura piaceuoJe,& trattabile, 
& amoreuole verfo l'huomo- Per il che fi re- 
fcrifce da -Solino cap ly.oueroii. che nel lito 
Africanoapprcfl'o Hippoiie Diarrhito, vn Del 
fino Ci laffaua toccare con le inanime fpeflè vol- 
te portaua fopradellà fchiena tutti coloro, che 
ci voleuano caualcaie , tra gli altri Flauiano 
Proconfole dell'Africa egli proprio Io toccò j 
& l'vnfe d'vngueuti odoriferi, ma dalla nouità 
de gli odori fi ftordl , e flette fopra acqua, co- 
me 



Parte Priniìj* 



33 



4ncme7o morto , & per molti mefì s'aftenue 
dalla folitaconuerfattone, dal che fi compreii- 
dcjche non per intereire di cibarfì.ma rolo per 
piaceuole coniiètfatiotìe gir giiftaua trattare 
con gli Hipponefi . Di più referilce Soluio,&: 
Plinio iniieme nel iib.^.cap. 8. che nel tempo di 
Auguftó Imperatore vn fanciullo nel Regno 
di Campania adefcò vndelnnocon pezzi di pà 
iie,c tanto con quello fi domefticò>che ficura- 
mente nelle mani gli pafceua, pigliando daque 
fta ficurtàardirc il fanciullo.il delfino lo por- 
tò dentro del Laco Lucrino, & non folamen- 
te fece queftojma lo condufiè à caualloda Bà 
ia per finoà Pozzuolo,& ciò perfeuerò per ta 
ti annijthe n'era giudicato miracolo , ma mo- 
rendo il fanciul o,il delfino per troppodefide- 
rio innanzi a gl'occhi di ciafcuno morì dido- 
lorej& querto ficonfeima per lettere di Mcce 
nate j & Fabiano . Egefiderio poi fcriue , che 
Vn'altro fanciullo chiamato Hermià portato 
medefimamente à cauallopéràlto mare da vu 
Del fino, fii da vna repentina tempeftafommer 
fo,&cofi morto, il Delfino lo riportò à terraj 
conofcendo edere flato egli cagione di quella 
iliorte i non vol/è più ritornare in mare , ma 
per punitioiie volfc anch'egli morire fpirando 
al feccò,poiche li delfini (libito che coccono la 
terrà muoiono ; Segno in vero di natura piace 
liole, trattabile, & amoreuolé . 

APPETITO. 
C Vridice , che caminando , vn ferpeglì 
J|-^ mor!ichivn piede, fignifica ( comenar- 
taPierio Valeriano nel lib.;<j.) l'humanoap- 
jpetitOj ilquak gl'affetti del l'animo fenfcono 
& impiagano -, imperoche i piedi , & madìme 
il ca cagno fono gieroglifico delle noflre ter- 
Jrene cupidità, de però il noftro Salilatore vol^ 
felauare i piedi dcfuoi ditcepoli , accioche da 
gli affetti terreni li mendaflè , & purificaflè , 
Se à Pietro che non voleua che lo lauafie, dif- 
fe , le io non ti lauarò non haurai parte me- 
co , & nella Sacra Genefi fi legge che Dio 
didè al ferpente tu tenderai infidie al Tuo cai' 
cagno. Li Greci àncora quando finfero , che 
Achille da fanciullo attuffatò nell'acque della 
palude Stigie , non poteua in parte alcuna ef- 
fere ferito, fuor che nei piedi, i quali non era- 
no ftati iauati , lo finfero per manifelUre che 
egli farebbe flato perfettamente forte, & vaio- 
rofo j le da proprii affetti non fulfefuperato, 
éc vinto , ne da queflòfentimento è lontano 
quello che dicono che Giàfone, quandoanda 
taaà torre il velo d'oro perde vna calza in vn 
fiattiC) il.quale folo tra tutti i fiumi del mon* 



do da niuno vento è ofFcfo, che vuol dire.chc 
mentre che feguitana la virtù , & l'immorta- 
lità fu di qualche parte de fuoi affetti piiuo , 
& Virg. fcriue > che Didone, quando era per 
morire.fifcalzò d'vna calza,có quefieparole. 
Ip/amala , manibii/.qjptis, aitar ia iuxta 
Vnum exutapedemvinclit,in ■vefierecinBx 
Tejiatur moritura deoi, ^ con/eia fati' 

Sidera > ^ 

Et quefto fignifica , che ella era f*pogIiata , 
e libera del timore della morte , che è vno af- 
fetto fignificato per il piede fcalzo . 
ARC HITETVR A- 

DO N N A di matura età con le braccia 
ignude, & con la vefledi color cangian 
te, ten*a in vna mano l'archipendolo, & il 
compaflb con vn fquadro,ueiraltra tenga vna 
carta, doue fiadifcgnacala pianta dVii palaz- 
zo con alcuni numeri attorno . 

Dice Vittuuio nel principio dell'opera I*ua, 
the l'Architettura cfcienza» cioè cognitione 
di varie cognitioni ornata j per mezo della 
quale tutte l'opere dcllealtrearti fi perfettio- 
nano. Et Platone diceua, che gli architeti 
Tono fopraftauti à quelli, che l'e^rcitanone- 
gì 'artifitii , tal che è f uo proprio offitio fra l'- 
arti d'infegnare, dimoflrare jdiflinguere , de- 
fcriuer*^, limitare j giudicare, & apprendere 
l'altre il modo daeflà. Però e fola partecipe 
di documenti d'Aritmetica , & Geometria, 
dalle quali, come ancor didè Daniel ne fuoi 
Commentarii, ogn'artificio prende la fua no- 
biltà. Per quefla cagione tiene lafquadra , & 
il comparto, iftròmenti della Geometria, &ì 
numeri , che appartengono all'Aritmetica, Ci 
fanno intorno alla pianta d'Architettura , che 
erta tiene nell'altra mano. L*archipendolo,oue 
ro perpendicolo ci dichiara , che il buono Ar- 
chitetodeuehauer fempre l'occhio alla con- 
fiderationedel centro,dal quale fi regola la pò 
fitióne durabile di tutte lecofe, che hanno gra 
uitàiCóme fi vedechiaro in tal piofelfioiieper 
il bello ingegno del Signor Caualiero Dome- 
nico fontana, e di Carlo Maderno, huoniiui 
di gran guiditio, & di valore, lailàndo da par 
te molt'altri , che fon degni di maggior lode 
della mia. Et fi dipinge d'età matura, per 
moflrare refperienza della virilità con i'altez 
za dell'opere diffidi, & la verte di cangiante 
è laconctDrde varietà delle colè , che diletta 
in queft'arte all'occhio , come ali orecchio di- 
lettano le voci fonore nell'arte muficale. 

Le braccia ignude moflrano l'attione , che 
fa all'Architettura ritenere il nome d'arte , ò 
d'artificio. E A R- 



34 Iconologia di Cef. Ripa.^ 

ARDIRE MAGNANIMO, ET GENEROSO. 




\J N '^i-ìuanedi datura robufla , e fiera in 
vifo , haiierà il dcftio braccio armato 
col quale cacci per forra con gagliarda actim- 
dine la lingua ad vn gran Leonesche gli ftia fot 
to le gi oct hia . Il reftanre del corpo farà di- 
fd'n.aro,& ni molte parti ignudo. 11 che allu- 
de al generofo ardire di Lifìmaco. figliuolo 
d'Agatoclenol ile di Macedonia,& vn de fuc- 
ceilorid'AÌenandroM.-.giio,che per hau e r da- 
to il vcienoal Tuo ^■aefì.ro Calliftene filofofo, 
dim.'-ndatoli daini peileuarn dalla miferiadel 
la prigionia, in cui l'hauena confinato Aled'an- 
dro ; fu dato à diuorare ad vn leone , ma con 
I-i igcgno fupeiò la fiera, & confidato^ nella 
lua forza, il deftro braccio, che egli (egretame 
te s'era aniiato.cacciò in bocca al leone, & dal 
3a goh li trafle per forza la lingua , reftandone 
3a fiera Albinamente morta . Per Io quale fat- 
to fu da indi in poi nel numero de più cari del 
Re Alenàndro,& ciò gli fu ^fcala per lalire al 
gouernode]lifta:i.'.&aire:eruità della gloria . 



Volendo rappiefentare quefta figura àcauai- 
loin qualche ma{cherata,ò in altro, feglifarà 
la lingua in mano , &: il leonej-norto fopra il 
cimiero. 

Ardire vltimo,<& necejfario • 

HVomo armato di tutte learmi,ò fia à ca* 
uallojò à piedi con la A^ada nella deftra- 
mnnojinrorno al quale vi farà queflo motto • 

PER TELA PER HOSTES. 

Nella finiftiamano vno fcudo,oue ftia fciiI- 
piro;ò dcpinto vn Caualliero,che corra à tut- 
ta briglia contro l'arme lanciate da i nemici co 
animo ò di fcampare combattendo.ò di rsftar 
morto valorofamentefrà i nemici . 
Erintorno all'orlo di detto feudo vifatà fciit: 
to quel verfo di Virgilio : 

Vnafalm vièiis,nuilamfperare/alutem . 

Qudlo,che noi diciamo vltimo, & necella- 
rio ardue,c \ na certa fpetie di fortezza impr-o' 
pria così detta da Ariftorile,perchepuò eflere, 
& fuol elTerepofto in opera ordinariamentGjà 



.^eracquifto d'honore,ò per liniere di male aii 
ucnire, ò per opera dell'ira, ò ciella fperanza, 
ò per la poca coufideratione deirimmineiite 
-pericolo, non peramcn: di quello vero,& bel- 
lo,che è fine della virtù . i'armatur3,& lafpa 
dacci motto > moftrano.chegran refiltenza è 



Parte Prima.» .' 



JT 



neceflàrilTIma in ogni pericolo . Et lo feudo 
Col Caualliero,che corre coiitra i nemici, mo- 
flraquellojche habbiamo detto, la difperatio- 
iie elle rmol te Tol ce cagione di fai u te, ma non 
Ycrai& perfetta fortezza,comeli e detto. 



ARMONIA. 

Come dipinta in Firenze dal gran Duca Ferdinandoo 




VNA vaga, & bella donna, con vna lira dop 
pia di quindici corde in mano , in capo 
Jiauerà vna corona con fette gioie uitte vgua- 
Jij il veftimento è di fette colori,guarnito d'o- 
jXo , & di diuerfe gioie . 

ARME. 
Comtdepinte in Tiretjze dal GranDuta 
Ferdinando • 
T T V o M o armato, d'afpetto tremendo , 
n. con l'elmo in capo, con la delira ma- 
no tiene vn tronco di lancia pofato alla cofcia, 
4i. con la finiftra vno feudo, in mezodcl qua 
le vie difinta vna tefta di lupo. 



Edèndo quefla figura fimile à quella di 
Marce fi potrà intendere perelfa l'arme , co- 
me Dio d'elle. 



ARROGANZA. 

DONNA velica dicolor di verderame, 
hauerà l'orecchie d'afìno , cerrà fotto il 
braccio fiiiiftro vn panone , & con la delira 
mano alca moftrerà il dito indice • 

L'Arroganza è vitio di coloro, che fé bene 
fi conofcono di poco valorc.nomiimeno perpa 
rere alfai prellb à gl'alm , pigiano il caribo 
E 1 d'im- 



3 6 Iconologia di Ce£ Ripa 

ARROGANZA. 




d'impi-efc difficili,& d'importanza, & ciò dice 
S-Toraafo ±.i-c\-izi.an.i-j!Ìrrogaf2S efi , qui 
f$biattrihuit,e[iiodr,on habet . Però con ragio- 
ne fi dipinge con l'orecchiedeirafìno.nafcendo 
quefto vitio dairignoranza,& dalla Solidezza, 
che non lafcia preuedereil fucceflodeirimpre 
fesche fi prendono in poco gindicio • 

Il pallone fignifica l'arroganza efìère vna 
fpetie di ruperbia,& il dito alto l'oftii anone di 
mantenere la propria opinione quantunque £il 
fa,& dal commun parer lontana , ftimandofi 
inolco, & fprezzando altrui . Et così ancora 
dipingeuano gl'antichi la Pertinacia, che è cjua- 
fi vna cofa medefimacol'Ignoianza. 
ARITMETICA. 

DONNA di bello afpetto.nelladeftra ma- 
no tiene vn vncino di ferro, r.ella fiuiftra 
vna tauola imbiancata , & nell'efl: remo del ve- 
ftimenrovifaràfcritto PAR,& IMFAR. 

La bellezza della perfèttioi e de i numeri , 
de i quali ciedeuauo alcuni Filolofi, che tutte 



Jecofe C\ comporenerojSf Dio, dal quale non 
può proceder cofajche non fia perfetta, il tue 
to fece in numero, in pefo,& in miftiia,& que- 
fìo è il vero foggetto dell'Aritmetica . 

L'vncinodi ferro , & la tauola imbiancata 
dimolhar.o , che con quelli iftromenti fi sa la 
cagione in diuerfi generi d'eflère, &Ieco(è co- 
pofie per lo numero,pefo , & mifura de gli E- 
leinenti . 

Il motto PAR,& IMPAR, dichia- 
ra che cofa fia quella che dà tuttala dinerfi- 
tà de gli accidenti à quell'arte, & tutte le di- 
in oft ratio ni , 

Arìtmetien . 

DOnna, che in ambedue le Mani tenga vna 
Tauola da numeri, & vn'altra vicino à i 
piedi per terra • 

ARTE. 

MA r 2? o N A con vna itianouella , ic 
vna lieua nella mano deftra,& nella II- 
iuftra con vna fianwia d« fuoco . 

Tutte 



Parte Prima_j'. 



37 



Tutte l'atti che vranoinftrnmenti, & ma- 
chine ( che fono molte ) riducono la forza 
delle loro proue alla dimoftratione del circo- 
lo, e daeUbriceiiono le loro ragioni , & U lo- 
ro ftabilimento , &però fi dipinge l'Arte con 
lamaiioiiella,&conla lieiia, le quali hanno la 
forza loro dalla bilancia , ScquertaThà dal 



R 



circolo, come ferine Ariftotele nei libro delle 
Meccaniche • 

La fiamma del fuoco fi pone,come iftrumé' 
to principale delle cofeartificiofe: perche con- 
folidando , ò mollificando le materie , le fa 
habili ad efière adoperate dall'liuomoin rao!» 
ti eflèrcitii induftriofi • 

T E. 




DOnna veftita di verde, nella mano dritta 
tiene vn pennello , Si. vn (carpello , & 
on lafiniftra vn palo fitto in terra , aleiiiale 
i fia legata vna pianta ancora nouella , & 
ìnera . 

11 pennello. Se lo fcarpeHo fìgiiificano 1'- 
Ditatione della iiattira , che particolarmente 
vede efpreflà nel dipingere , & nello fcolpi- 
fy il che fimoftra.iel pennello, & nello fcar- 
ello, & perche in alcune altre no imita, ma 
ipplilceà i (difetti , come nell'Agricoltura 
articulare.però vi s'aggiugieil palo fitto in 
:rra, quale eoa Ja fua drittura fa che per vi' 



gor dell'arte crefca il torto,& tenero arbor- 
fcello. 



A R T I F I T I O . 

HV O M O con habito ricamato. Se con 
molto artifirio fatto terrà ladeftra ma- 
no pofata fopra vn'Argano , & con il dito in- 
dice della finiftra mano moftri vncopello,che 
glift-aà canto pieno d'api, de quali fc ne vedrà 
fopra derta fabrica,& molti volare per aria- 
Si velie d'habitonobile,& artifitiofo perche 

l'arte 



3^ Iconologia diCef Ripa 

A R T I F I T I O. 




l'aite , e per Te nobile , che feconda Natura fi 
può chiamare - 

Si dipTge che tenghi pofata la delira mano 
fopia l'argano, cllènao quello per il quale di- 
nioftriamG l'arcifitio con humana mduftria ri 
jrouaro il quale vinc€ di gran lunga lana tu ra^ 
& le faccud'e difficiliirime con poco sforzoina 
dareà fine;deirargano,& altre machine; Anti- 
fone Poeta in quel verlb il qual cita Ariftotile 
iiclle Mecanichc ci uifegna , che noi per via 
dell'arte (uperiamo quellecofe alle quali par 
cheiepugni la ftelfa natura della cofa, imperò 
cheniouiamo del fuo luogo Edifìtij grandi 111 
mi adoperando l'Argano • Moflra il copello 
dell'api comedicemmovelfendo,chequefti ani 
malifonoil IeiogIificodcirartifitio,& della di 
liwenza>c però ben dide Salomone . 
Vade xd apem , & di/ce ab e* qHnm Uboriofa. 
ftt cpera'rix . E Virgilio anche egli elegante- 
mente di fcri'.ie fa- tifit:o,& induftria dell'api, 
4iel prinio dcilc Xi^eiùe , & più copioIan»eute 



nel 4 della Georgica, cominciando dal princi- 
pio à cui rimetto al Lettore, perche anderci 
troppo à lungo, balH dire, clre volendo canta- 
re de l'artifìtio , & induftria naturale de l'Api 
Virgilio inuitaMecenate ad vdire cantare di tal 
materia, <:ame di cofe gr3nde,& mirabile. 
Hcmc ttiam M&cenas a^icepartem 
Admirandi tiùi leuium i^eBsicttla rerum 
Magnanimosq'^ duces toniuqi ordine gentii 
Mores , Ó' Budia,& Pop Hlos,Ó'Pr Alia dica- 
ASTINENZA. 

DON N A^ checonladeflramano Pier- 
ri Ja bocca, & con l'altra moftri alcuHS 
viuaude delicate con vn motto , che dica. 
NON VTOR NE ABVTAR. 
Per moftrare , che il mangiare cofe delicate 
fa fped'o , & facilmente precipitare in qualche 
errore, come l'alìernerfene fa la mente più at- 
ta alla contcmplatione , & il corpo più pronto 
all'opere della virtù , & però dicefì effcr l'afti- 
nenza vna regolata jnoderationede'cibi, quan- 
to 



Parte Prima_j 



39^ 



ìos'appattlenealia fanità , neceflltà , qualità 

delle perfoiie,che porta airaiiimo , eleuatione 

di mente, viuacità d'intelletto , & fermezza di 

memorÌ3,& al corpo fànità.come bene moftra 

Horatio nella Sat.x.Iib-i.così dicendo. 

Accipe nunc visita tenHÌ5,quA quttntaq^ fecic 

Ajferat in primis , valeas bene, nam varìAres 

Vt noceant homini credcu memor illitis efc& 

^ujifimpkx olim tibifederity at fimtd ajfts 



liiifaterii elÌKafimul co?ichyli,i iurdls : 
Dulciafe in bilcm -vertent jflomachoj.ttimultit 
Lenta feretpittuta,z'idesivt pallidiii omnii 
CAntt defurgat dubinìjuin cotpHi onnfium 
Hefìernii vittii animitm q'ictj. prigrUftaf zn» 
Atq^ciffigit htitno dmin& puri ietti ani aurs. 
Alter vbi dióìo citia-s curnta frpori 
Membra, dedit: vegetitspr&fcripta dd mani» 
furgit • 



A S S I D V I T A\ 
Come dipinta nell-a Sala de Sguizzeri nel Palazzo di N. S. 




Il 7" Na Vecchia , la quale tiene con ambe le 
; V mani vn tempod'horologio , & à canto 
i è vtì fcoglio circondato da vn ramo d'e- 



era. 



ASTROLOGIA. 

DO N N A veftira di color celefte convna 
corona di ftelle in capo, porterà al iefpal 
ì l'ali, nella deftra mano terrà vn iccttro, 
ellafiuiilia vna sfera , &: à cauto vu'Aqiiila. 



Aftrologiache è parola vemita dal GrecOj, 
fuono nella nortra lingua ragionamento ài 
ftelle, le quali iì confida rano in quell'arte, co- 
mecagioni degl'effètti contingciui dell'huo- 
mo, ò della natura. 

Et dipiiigcfì di color celefte, perche nel Cie 
k) iranno fiflè Ielle! le , & di la su-efercitano la- 
forza loro, & per raoflrare difficultà dell'ap- 
preiilloni per la tanta lontananza le fi fanne 

i'alu. 



4o Iconologia di Cef Ripa 



l'ali , le quali ancora fouenre non baftano , & 
per quefto meHefimo vi fi fa l'Aquila • 

Lo Scettro dimoftra, che le ftelle in vn cer- 
tomoHo hanno fpétiedi dominio fopra li cor- 
pi fiiblnnari, & conquefto rirpettoTono con- 
flderatedali'Aftrologo. AJìi'ologiH' 

DOnna veftira di color ceruleo , con l'A- 
ftrohbioj & con vn libro pieno di ftelle, 
Si. figure Aftronomiche, & vn quadrante, & 
altri ftromenti appartenenti all'Aftiologia ,à 
gl'homeri haurà l'ali , per dimoftrare, che ella 
rtà fempre con il peiifìsro leuato in alto per fa 
pere, & intender lecofècelefti. 
AJlrologia •' 

DOnna veftita di color ceruleo, haurà l'ali 
à gl'homeri, nella deftra mano terrà vii 
Comparò , & nella fìniftra vn globo celefte . 

Vellefi di color ceruleo, per dimoftrare ,• 
chequefta fcienzac poita nella contemplatio* 
ne de' Corpi celefti. 

Lei fi dipinge in mano il globo celefte j cori 
il compaflb j per ellèr proprio fuo il mifiirare 
i Cieli i &confideraie lemifnre de' loro mo- 
Uutlenti , & leali à gl'homeri fi pongono per 
Ja ragione già detta . 
ASTvtlA INGANNEVOLE. 

DOnna veftita di pelle di volpe , e fa- 
rà di carnagione molto rolla , tenendo 
Vnafciniia fòttoil braccio. 

L'Aftutia come dice S. Toma fo i.i.qU. 
j|. artj. èvnviriodi coloro, chepcrconfe- 
guire quel chedefìderano, fi vagliano de' me- 
zi non conueneuoli , però fi dipingerà veftita 
di pelledi volpe, eflèndoqueft'animaleaftutif- 
fimo, & per tale ancora è conofciuto da Efo- 
po nelle lue fannie, idoprato in queflo propo- 
fito molte volte . Della Scimia ferine Arifto- 
tilc nell'hiftorie de gl'animali, è aftutiifima . 

La carnagione rolla perdette tlcl medefl- 
mo Arift hbr. 4.de Fifonomia cap. i o. Signi- 
fica a fru ria , perche il bollimento di fangue 
fcnipre genera nuoui moftri nell'anima , facen» 
do neirhuomoil fangue quello, che fa il fuo- 
co nel mondo , ilquale fempre ftando in mote» 
confurila tutte le cofecombuftibiIi,auuicinan- 
dofì ad elio . 

A V A R I T I A. 

DONNA pallida,& brutta con capelli ne- 
gri, farà macilente, & in habitodi ferua, 
Se lei fi legga in fronte la parola TAsTof cioè 
riuto il quale fu crefo Dio delle ricchezze. Sa 
ràcinta di vna catena d'oro, trahéridofene die- 
tro per terra gran parte-Moftrerà lemamelle 
ignudc piene di latte, Schauerù vnfanciullino 



quafi di dietro,raagro,& di ftracci non à bafta 
za veftito.checon la deftramoflri di fcacciar- 
lo,per non dargli il latte delle mammelle, alle 
quali hauerà la man fìniftra in atto di tenerle jj 
ftrette . 

Pallida fi dipinge,perche l'impallidifce il co 
tinuo penllero di accumular refòro con appe- 
tito infatiabile di fare fuo tutte) quello , che è 
di altri»fenza haucr riguardo, ò à forza dileg- 
gi , ò à conuenienza di forte alcuna . 

E ancora la pallidezza effetto di timore , il ^ 
quale ftà fempre abondantilllmo nelle vifceré ■ 
deU'huomo auaro.non fi fidando d'alcuno, St 
molte volte à pena di fé medefimoper lagelo- 
fia,che ha di non perdere vna minima particel 
la di quello, che pdfllcde . 

L'habito fei'uile,& fozzo,& la carena d'ord 
acconcia nella maniera.che dicemmo , è fegnd 
manifefto dell 'ignobile > & vii fèruitu dell' 
auarO * 

Lafcrirta della fronte.ci dichiara,che l'hud 
mo auaro I tutte le fue attionijfi Q:uopie pquel 
lo, che è , ne fi sa celare in alcuna cofà. Ex. per 
ollèruarfi queftocoftunie ne gli fchiauÌ,fimo 
ftla la conditinne de gl'auari , medefimamentc 
fchiau! della lichezza . 

La catena dell'oro, che fi tira dietro, ci mò* 
ftra,che i tefbrij& le gran facoltàjà chi ben co 
fiderà , fono pefo facicofifllmo i & impaccio 
mólto noiofò, Se il fanciullo fcacciato mofìrai 
che non èalcuno veramentcauaro,che non fia 
infieme crudele . Etefl'endola Maeftà di Dio 
folita d'arricchire più l'vno, che l'altro, acciò 
non manchi l'occailone d'operare virtuofamé- 
tein tutti li ftati, fecondo la vocatione di ciafcii 
no, l'auarò preuercendo queft'ordine, più to- 
lto la fcia marcire con ingciidi difcgni quello « 
che ha, che l'adoprarloja fouuenimento de'bi^ 
fognofi . 

Auaritia • 

DOnna mal veftita,fcapigliata,& fcalzanel 
la deftra mano terra Vn rofpo, & coli 
la finiftra vna borfa ferrati . 

L'Auaritia è vno sfrenato appetito d'haué- 
ie.comediceSiAgoft.lib.jde libero Arbitrici 
che non celfa mai di coprire con groflb velo il 
vifo alla ragione,& con difufata forza fpezzà 
il freno della temperanza > & non hauendo ri- 
guardo à virtù alcuna, tranfnnua i cuori pie- 
tofiin crudeli, & fi fa vniuerfal guaftatricc 
delle virtù . 

Cónfifte rAuaritiaprilicipaimenteinrrecò 
fe,prima in defiderare più del conueneuole la 
robba d'altri, perche la propiig ftia in intierai 

& però 



Parte Prima > 



41 



Se però le fi dipinge il rofpo , nella deftra nu- 
iio,il quale,tiuto che habbia grandi fTuna copia 
della terra,della quale fi pafcejnondimeno sé- 
pre cerne, & fi afliene da quella defidetaiidone 
(cmpre più . 

Confifte fecondariamente in acquiftarc per 
vie indirette più dì quello che li couuiene, non 
hauendo riguardo non fo!o à difagij,& iiicom 
modi e ancor che grandiffimi fieno) ma alla 



propria vita,che però Ci rapprcfenta mal vedi- 
ta,fi:3pigliata,& icalza,ondeil Petrarca nel To- 
netto 158. così dille : 
Come l'AuarOychen cercar teforo 

Con diletto l'affanno di facerèa- 

Vltimamentecoi>filleiu ritenere tenaccmc- 
te le cofe fue,& perciò fi tapprefenta nella bor- 
ia ferrata • 



R I 



I A. 




DOnna vecchia pallida, & magra) che nel- 
l'afpetto moftri affanno, & malinconia, 
à canto haurà vn lupomagridìmo, & àguifa 
d'idropico hauerà il corpo molto grande, & 
fopra vi terrà vna mano , per fegiio di do!ore> 
&con l'altra tenga vna borfa legata, & ftret- 
ta, nellaquale miri congrjndiffima attentione. 
II lupo, come racconta Chriftofano Landi- 
no , è animale auido , e vorace, il quale non 
foIamente£i preda aperta dell'altrui, ma anco 
xacou agguati 4 &infidic furtinameute, SlUc 



non e fcoperto da pallori ; ò da cani non cof- 
fa fino à tanto, che tutto il gicgge rimanga 
morto, dubitando fcmpre di no» haucre pre- 
da à baftanza, cosi l'auaro hora con fraudc , & 
inganno.hora con aperte rapine teglie laltrui, 
ne però può accumular tanto,che la voglia fia 
fatia. 

Dipingefi à guifa dell'idropico ; perche , fi 
come queltonon an.morza mai la fete per Io 
bere , ma Tace refce, così l'auaricia tanto cre- 
fce ueU'huomo , quanto e rcfcano i tefori, però 

F dille 



Iconologia di Cel^Ripa 



«Ji/Te Orario iiell'Ode.iJib.i. 
Crefcit indulgens fibi dirus hydrops 
Necjiiif»pellit , nifi caufn morbi 
Ttigerit venis , ó> ctquofus albo 
Ccrpore lunguor . 
Et San Gregorio nelli Morali r 4. così dice 
anch'egliTopra diciò : Omnrs attarus ex pom 
fitim multiplic/if qui cum ea, quA appetii ade 
ptHS fuerit, ad ob!ine>7d:t alia amplius anhcl^t- 
Et Seneca ancora : Auarodeefi , tam quod ka~ 
èer, quam quod non habet • 

La magrezza del Ju pò nota J 'infàtiabile ap- 
petito del i'auaro , & rinconiienientetenacità 
ddla robba,che poflìede. Onde Dante nel pri- 
mo capitelo parlando dell'Inferno così dice t 
Et ha -/latHrxfi maluagin , e ria. 
Che mai non empie la bramo/a vogli». 
Zt doppopafto ha più fame , che pria . 
Si fa con la boi fa ferrata , godendo più nel 
guardare i danari, come cofa dipinta per dilec, 
to , che in adoperarli come vcUe per necelfità , 
& molto à-propofito mi pare in qiierta occa- 
fione l'Epigramma di Monfìgnor Barberino 
Ghiericodi Cameray&hora meriti/lìmo Car- 
dinale di nobiltà , valorej, fpecchio , & orna- 
inentoal fecol nolho. 
Vt parcas cpibus , tibi quid non parcls an 

vnquant 
Augeadi cenftts terminus vnmerìt T 
~De[me diuittas [uÌHo cumulare metallo - 
Tarn ttbt dee/i , quodhabes, quam quod hit>' 

bere n-^quis , 
§luid tamen obdnras toties , quid Pont ice 

iaéìas ? 
lionnifi qi4i ftugieU ,, pojftdet vllusopes- 
Tu mihi dturs erts r qui nequo tempore partis 
Dmiì US egeas, T-ov.i. ce ft mper. eges ? 
uiita>itia- 

SI dipinge dagli amichi Tantalo in vn fiu- 
me coperto dall'acqua (ino alla gola, al 
qiial fopra la tefta peiide vn'albero carico Al 
frutti, in modoch'egli non podà arriuarecon 
le mani à i frutti per faciar la fame, ne al fiu- 
me per finorzarfi la fete , fecondo il detto. d'- 
Orano. 

Tantalus a labris fitiens fugientia captai y 
t luminai 
con quel che fegue,& fimilmente Petronio Poe 
ta, come refer'fce Pierió Valeriajio nel libro 
3 5- nella parola pedcs così dice 
ÌSlec bibtt inter aquas,nec pomapatìtia carpir, 

Tantalus infelix, 'juem fuavota premunt,. 
Diuitis hAC magni facies crit omnia late, 

^i tenet & ficfo cmcoqnit orefumem , 



Auar ititi . 

DOnna vecchia ve'litad'habito rotto ,& 
ft tacciato in più luoghi, farà magra,& di 
color pallido, terrà con lamandcftraviia rena 
glia&all'vna delle gambe hauerà vn ferro fi- 
tnile à quello degli fchiaui , conia carena in 
modo, che la ftrafcini per terra , & con la fini 
fìra mano s'appoggia ad vna Arpia , la quale 
fìia in atto di lanciarfi • 

Auaritia è immoderata cupidigia , & fétedi 
hauerei la quale genera nell'auaro crudeltà 3 
inganno, difcordia , ingratitudine, tradimen- 
to, & lo toglie in tutto dalla Giuftitia, Carità, 
Fede, Pietà ; & da ogni virtù morale, & Chri 
ftiana . 

Vecchia fi dipinge , perche non folo regna 
più l'Auaritia ne i vecchi: ma C\ chiama madre 
di tutte le fcelleratezze, e Claudiano nel li- 
bro ^.condoStiliconis, di lei così dice. 
Atprimumfcelerum tnater t Ó'C- 

n velbmcnro rotto , & ftracciato ne dimo- 
ilra, che tanto uè gli animi auari poflà quella, 
diabolica pefte , che quello che l'Auaritia ruba, 
àgli altri, Io toglie anco àfeltefià, ondenell'- 
illeilà abbondanza limane più pouero d'ogni 
mendico, perciò Orano nel primo libre deli'-- 
Epiftoledice.. 

Semper auartts eget. 

L'elièr magra ,. &: pallida altro non dinota 
che lacontinua, & mtatiabil fame, per laqua*j 
le gl'infelici inclinati ali auaritia connnuamcn- 
rc fono tormentati . 

La tenaglia , che tiene con la deftra mane 
moftira, che fi come d etto iftromcnto faringe,.! 
è tira fempre à.sè , coli e la peruerfa natui-a;I 
deli 'empio auaro, ilqiialenon lafcia maiocca»! 
fiore , che non facci il medefimo effetto ,. non.' 
guardando ne ftato , né conditione di qual fi 
voglia perfòna . 

Gli fi dipinge à canto l'arpia, eflcndo il vero 
fimbolo dell 'auaritia , percioche arpia in greco 
volgarmente fuona rapire . 

Il ferro, & la carena alla gamba nella guifàr 
che hauiam detto, denota l'auaritiaefier fchia 
uà no folo della robbaimaancora de' derhonii> 
cometeftifica S. Paolo ad Ephefcap.y. & ad 
Colof. cap. 3 dicendo : Auaritia eli idolorum. 
feruitus. ■ 

A V D A C I A . 

DONNA veftita di rofib, & verde,haurà 
la fronte torbida,iìando in atto di getta- 
re à terra vna gran colonna dimarmo,{òpraat 
la quale {i pofi vn'edifitio. 

L'audacia è contraria alla umidità, & è vi- 

tia 



Parte PrimaJ." 



43 



lìo di coloro, che poco conficleraiio ladifficul- 
rà d'alcune grandi attioni,& troppo delle loi'o 
forze prefumeiidofì, s'aimifaiio di recarle age- 
volmente à fine . Però è figurata per vnagio- 
uane^che cenci con le f uè forze di mandare à 



terra vna ben fondata colonna» 

Il veftiniento ro(ro,& verde fìgnlfica aitda- 
eia come anco la fronte torbida, cosìdice Ari- 
ftoteie de Fifonomiaal nono capitolo » 



AVGVRIO BVONO 

Secondo l'opinione de'Gentili . 




VN GiouanettOjC'habbia vna ftellai cima 
del capojin braccio tenga vn Cigno,& fia 
vcftitodi verde colore, che lignifica augurio , 
pcrcioche rherbe,quado verdeggiano,promet 
tonobuona copia de 'frutti. 

Pierio Valeriano nel 44. libro dice, che quel 
li.cheanticamenteoperauanogrAugurij, con 
fermauano,che la (Iella è fèmprefègnodipro 
fperità , & di felice fuccenb . Del Cigno difTe 
Virgilio nel primo dell'Eneide. 
tlifruJlraAuguriumvani doeuere parentes 
Alpieg hiifenos Utantes agmme rygnos . 
Però à noi Chriftiani non è lecito credere 
alle vanità de gl'auguri . 



Augurio cattiuo-Secondo la inedejim.i opinione' 

HVoino vecchio, vefìito del color.che han- 
no le foglie.qnando l'albero dà fcgno di 
fèccarfijin mano terrà vna muftcla, & per l'a- 
ria dalla fìniftra banda vi farà vna cornacchia. 
U color del veftito dimoftra , che il cattiuo 
augurio fi ltima,che venga per la vicinanza di 
qualche mal rcpralhn:e,come le foglie de gì' 
alberijcheperdon'il colore , quando 'i\ tronco 
perdelevirtiiidelIamnfteladiflcl'Alciato. 
^luicquid agii mujiela tibifi otcurrat yomitte: 
Signa maU h*cfortis beftiapraua gerii • 
Il medefimo lignifica la cornacchia, però dif 
fe Virgilio nella Bucolica . 

F X SApe 



44 Iconologia di CeCRipa 



SApe fini/fra cauapréidixit ab ilice cornix- 
Si potila ancora porre in luogo di qiieAa il 
barbagianne.quale fecondo O indio è vcccllo 
apportatore in ogni luogo di triftiflìmo au- 
gurio , 

A V G V R I O. 
Nella Medaglia d Adriano , fecondo i Gentili . 

HVomo ili piedij ciie.'rifguardi vn' vccello , 
che vola per aria,& con vna mano tiene 
i] 1 icuo augu riale,il qualeera vna vei-ga uicur- 
ua.della quale, -o<;ì dice Gcllioal cap. 8. del 
lih-j-Litut^s efl virga bremS)m parte, quarohu- 
fiior ejì incu,ruiUtqu!t Atigures vtuntur • 

Et con eifo gl'Auguri fedenti defignauano 
i tempi) agi'vccelii , dicui Cicerone fa men- 
tione nel lib- i- de Diuinarione : ^luidlituwt 
ifte veRer,quod clarijftmum efl infigne augura^ 
ti(i,vnde vobis efi traditm, nempe ea Romulm 
religiones direxitttum cum Vrl>emcondidit,C^c» 

L'vccello, che vola peraria dinotte^come 
gl'auguri,& l'offitio deirauguiato appreflò i 
Romani riceuernoi nomi da i ^elti de o;l'vfcel 



lijconcio/la co6. che dal canto,& gcfti nel vo- 
lar loro oflèruatihora in quefta,e hora in quel 
l'altra parte da coloro, che erano deputati a co 
tal fàcerdotio, erano (oliti d'indouinare , cioè 
quelli.chc fi preparauauo ad alcuna colà publi 
ca,ò di partire fuora della Città, onero, chevo 
lederò esercitare bene, & drittamente alcun 
Magiftrato,al qualeefli erano deputati. 
A V R O R A . 

VNa fanciulla alata di color incaruate 
con vn manto giallo in doflb, hauerà i» 
mano vna lucerna fatta all'antica accefa , ftarà 
à ledere fopra il Pegafocaua Ilo alato , perche 
da Homeroin più luoghi ella è chiamataf Kp» 
KÓ'TnTrKoi) che vuol dire velata di giallo , fi 
come notaEuftatio Commentatore d'Home- 
ronel i- lib. dell'Odiflèa, & Virgilio ne i fuoi 
Epigrammi dice • 

Aurora Oceanum croceo velamine fui gens 
Liquit . 
Et Ouidionel 5. lib- de arte amaiidi nota il 
colore incarnato, dicendo . 



AVTTORITA\ O POTESTA\ 




Parte Prima-? . 



tJeC Cephalus ro/upuda pudenda T)e£. 
Et ilmedefuTio Eiiftatio nel luogo fopra* 
idetro dice , che ella va in fui caiialJo Pcgafeo 
perla velocità, & perche l'aiuora è molto ami 
cade' poeti &dcftaglifpirici à capricii inge- 
gnofi, & piaceiioli . 

Aurora . 

Glouinetta alata per la velocità del fuo 
moto, che tofìo fparifcc, di color incar- 
nato con manto giallo , nel braccio fìniftro vn 
ceftello pieno di varii fiori , Se nella ftedà ma- 
no tieiiC vna fiaccolettaaccefaj & con la dcftra 
fpaige fiori . 

AVTTORITA\0 POTESTA\ 

VNa Matrona, cheft-dendo, fopr'vna no» 
bil Tedia, fìa veftica d'habito ricco , Se so 
tuofo fregiato tutto di varie gioie di grande 
flima , conia deftra mano alzata tenghi due 
chiaiii eleiiate ; con la fìnidra vn fcettro & da 
vna banda vi fieno libri , & dall'altra diueifè 
armi. 

Si rapprefènta Matrona, perche l'età matu- 
ra ha in fé propriamente aiittorità; ondeCice- 
ronenel libro de Senedu te dice : Jpex autem 
Sene^utis eli auStoritas , Sc poco dopo fbg- 
giiinge ; Habet feneBtts honorata pr&fertim 
tantum ctuEloritatem , vt ca plurtsftt , quam 
«mnesvoluptateSy & ciò principalmente per 
la prudenza , & molto fapere, che in cffa fi ri- 
troua , dicendo la Sacra Scrittura in lob ,al 
cap. 1 1. In antiquis eft fapientia , ^ in multo 
tempore prudentia , onde anuieneche: ad pa- 
rendum tutte nes, ad imperandt*m fenes funt ac 
commodati, come dice Plutin Poi. 

Si dipinge fedendo , perche il federe è pro- 
prio de' Principi, cMagiftrati, per ilqualatto 
umoflraauttorità , & infleme quiete , e tran- 
quillità d'animo , percioche lecofe, che ricer- 
cano granita , non fi deuono trattare , fé non 
con matura fellìone , cofì auuieiie ne' Giudici, 
i quali hauendb potefìià ,& auttorità di deci- 
dere, aflbluere, è condennare, ciò non poffb- 
nò legirimamenieeflègnire per fencenza, fé no 
fìedonocome dice la legge x.§ in bonorum tfl 
quis ordo in bon.pofT fem. 

Si vefle d'habito pompofo , e rifplendente y 
perche tale è chi ha poteftà fopra gl'altri nel 
confpettode gl'huomini , oltre che le vefli , e 
pietre pretiofc per fedimoftrano'autcorità, & 
Jiouore in chi le porta . 

Le chiaui denotano l'auttorità , e poteftà 
^iritiiale , come beniflìmo lo diitìoftraChri" 



toNoflro Signore, Se Kedeiuoie, qi.iaiido pei^ 
mezo d'eflèdiede quella fupiema autcori:à à 
San Pietro dicendo : Et tibi detba claues regni 
Coelorum , Ó' ^'todcumque Ugatieris fuperier- 
ram, erit Itgatum, <& in Ccelis, é^ quodcumque 
folueris fuperterram, erit folmum, & in Coelis. 
Matth cap-\6- 

Tiene dette chiani nel la deiha, perche la pò 
rcfià fpiritwale è la prmcipa!e , è più iiobi- 
]e di tutte l'altte , quanto è pili nobile l'a- 
nima del corpo , & non e alcuno , che non 
fìa fuddito à quella del Sommo Pontefice Vi- 
cario di Chnftoin terra , ilqaiale: Dicitur ha- 
bere plenifudinempoteflatis, Secondo il Cano- 
ne al cap quifefcit i.q.6. 

Tiene alzata la deftra con le chiauieleuate 
al Cielo per dimoftraie , che : Omnis potejlas 
a Deoefi, Sexoiido l'Apoftolo San Paolo ad Ro 
manos cap- 15- Però gl'ammonifcc, che: Ow- 
nis anima potefintibHS fubhmioribus fubdi- 
ta fit. 

Lo Scetro nella fìniflra , moftra l'auttontà, 
è poteftà temporale ; come per fé flefla è cofk 
nota à tutti , & i libri, & l'arme, che gli fono 
dalle bande (per farqueft'imagine più vniuet- 
fale ) l'vnfìgnifìcato dimoftra l'auttorità del- 
le fcritture, e di dottori , è 1 altro dell'armi , 
lequalifi pongonoalla fìniftraper il detto di 
Cicerone: Cedant arma togA . 

BEA TI T V D I N I 

infegnaticidaChrifto S. N. 

Prima Beatitudine . E la Pouerià di 
Spirito . 

Beati pauperes f^iritu , San Matt.al f r 

SI farà vna fanciulla d'habito corto, fi race ia 
tocon fa faccia alquanto curua,'&: che li- 
guarda il Cielo con queflo motto : Regriur/r 
Cdorum paupertate venale : parole di S. A- 
goflino . 

Si fa fanciulla comedifcflb più dedito alla 
religione, Sc più alieno dall'alterezza dell'ani- 
mo, che non è quello de gl'huomini , Sc anco 
più inclinato à darfedealla dottrina della vir- 
tù infegnaraci daN.S.& pococrcdutadaqucl 
li.chefidandofi nella fapienza mondana, non 
vogliano ammettere per virtù quelle, che non 
deriuano in qualche modo,aimeno dalle quat- 
tro morali ( intefe,&coiiofciu te ancora da'Fi- 
lofofì ) è proprietà ièminile piegarfi ancora al 

le 



4<5 Iconologia di Cef Ripa 



k cofc,che vengono dette da altri, & che porta 
iiofeco i hiimiltà.&compallìonej feuza mol- 
toapparato di fillogifmi • 

Si fa in liabito corto , per moftiare la poca 
pfetenfione nelle cofc del mondo5 perche lave 
fte lunga.fèmpre ha moftrato dignità , & fii- 
pretniiìéza à graltn,& perciò i Romani no vo 
!eiiano,chc i loro Cittadini veftillero di liingo» 
finche queft'habiio per l'età non poteHe far 
teftimonio della virilità dell'animo, & de pen 
fieri atti à reggere la Republica- Et però coli 
l'iìabito corto Vi \ie>ìe à moftrare,che i poueri 
di fpiriro tengono poco con todegl'honori, & 
delle grandezze mondane , le quali bene fpefTo 
attrauerfandofì al penfiero , come le vefti lun- 
ghe fogliono iiitricarfi fra le gambe, fono ca- 
gione chedifHcilmentefi può caminare dietro 
à Chrii1o,eirendocinece(làiio efl'eie fpeditilTi- 
mi dalle cofe del mondo,per feguiie la via del 
Cielo Si dice anco volgarmente,chey«»^ ^5»tf 
res onera- non altro chepefo fi fente dalle ve- 
fte,che arriiiano fino à terra à chi le porta • 

Il veftimento {tracciato, & la faccia curua- 
ta,moftranorhumilcà, che è propriamente il 
definito perla pouertà dr fpirito , & è grado 
più banbdiq«ell©,che dimandano humanità. 
Se cortefia i Morali . 

Rimira il Cielo, permollrare , che il pre- 
mio di quefta virtù non fi afpettafrà gl'huo- 
mini,ma folo da Dio Creator Noftro, che ha 
U viefue ( come dice il Profeta j differenti dal 
le vie de grhuon-iini,&: il gefto co'l motto fot- 
tofc ritto di S. Agoftino fignifica qiiefto fleilb. 

Beatitudine Seconda • 

E laManfuecudine. 

Beati mites , quoniam ipfì pojjìdòunt 
terram . 

Importa d'effere raanfueto, 6{ huma- 

no,& ad altri nel bene, & ne gli 

honefti feruiti) confentire. 

FAnciul!a,ch€ tengafià le braccia in atto di 
accarcz7aie vn picciolo , & niaufiieto A- 
gi-.ello , co'l motto caua-.o dai Salmo : Man- 
fuetth&ridi' bunt terram. 

Per lamedefima ragione detta di fopra^que 
fta figlila fi fu! à fa'Kiulla ancorella . 

L'Agnello fignifica pnri.à , remplicità,& 
mauluaudine,r.on lolaàiicijce nelle profane let 



tercEgitrie: ma ancora nelle facre della Reli« 
gione Chriftiana,& gl'auguri gentili adopera- 
nano l'Agnello ne 'loro facrificij , folo per pia= 
ceuolezza del fuo puro , & manfueto animo . 
Ancora San Giouau Battirta, fingolarteftimo- 
nio de'fecreti Celcfli,per manifeftare fotto sé- 
plice velame la manfuetudine di Chrifto Si- 
gnor Noftro,difiè lui eilèr Yn'Agnello,che pia 
co à noi con il proprio fangue facrificato l'ira 
di Dio. 

Eni motto dichiara , che il premio di que- 
fta virtù farà d'hereditare la terra,non quefla, 
che valendo habbiamo con trauagli,& faftidi j, 
ma quella di promiflìone , doue farà perpe- 
tua quiete . 

Beatitudine Ters^a» 



E il Pianto . 

'Bca.ù qui lugent , quoniam ìpft con- 
[olabuntuY, 

Importa piangere i peccati propri), & 

quelli del prolIìmo,con le noftre, 

& loro miferie . 

FAnciulIa inginocchioni,con le mani giunte, 
& che Jirgameiite pianga, il motto dice co 
fi : Préife>!slncltif,Ujtitiamgeneratfempiierna, 
& è tolto da S.Agoflino • 

Il piaiitojcome qui fi piglia, è il difpiacere, 
che per carità Ci può pigliar da ciafcuno fi 
dellefue, come dell'altrui colpe, & danni an- 
cora. Eteflcndo lo flato d'vna fanciulla, quafi 
meno col neuole,che poflà efferc, non è dub- 
bio ; che facilmente farà conofciuta per fegno 
di quel che farebbe necefià rio à dire a chi con 
parole volcfièefpiiniereil concetto di quefla 
Beatitudine, nella quale co'l motto fi manife- 
fta,che il premio di quefta forte di pianto, fa- 
rà vnapeipetuaallegrezza dell'altra vita. 

Lo ftare inginocchioni,& con le mani giun- 
te, moitra, che quefto piantOj& quefto dolore 
vuol effere molto da cagione pia, e religiofàjac- 
cioche {\ poffa dire atto di vera virtù, non co- 
me il pianto di Heraclito , il quale nacque dal- 
l'ambitione , & daldefiderio di pareril più fa- 
piente,^ il più meiutuole di tutti gl'altri . 



Parte Prima 



Qaarta Beatitudine. 

E la famej&: la fece della Giuftitia. 

Beati > f«i efuYÌunt , &fttiunt 
Jiiftitiam . 

Cioè > che fono molto defiderofl del 
viuere virtiiofo,& de! ben oprare, di 
miniftrare Giuftitia à ciafcuno,facen 
do opera , che gli empi) fìano puniti > 
& efalcatii buoni. 

SI farà donzella , che tenga vn paio di bifan- 
cie,& vgiialmence pe(àndo>& vi (iavndia 
nolo',iii atto di volerle prendere,& ella con vna 
fpada, che tiene nell'altra mano lo fcaccia , il 
■lotto farà : E/urientes impleuit benii , parole 
di Maria Vergine nella fua canzone . 

La Giuftitia è vna coftantej& perpetua vo- 
lontà di rendere à cia£cuno quello , che gli Ci 
deue. Però appartiene à quefta beatitudine 



tanto|a fetcdell* Ginfticia legale, che è bene 
eaiden^tilIìmo,& che abbraccia tu tri gl'ai tri be- 
ni ; quanto il desiderio di vedere e ilcguito quel 
lojches'afpetta da legittimr Tribunali, & cofì 
l'infcgna Noftro Signore, per virtù degna del 
la beatitudine eterna • 

Le bilancie notano per fé iìede mctafarica- 
mentela giuftitia, perchc,comee[ìèaggiufta- 
no le cofe grani ,& materiali, cofi ella, che è 
virtù,agguiftai beni dell 'animo, & pone rego 
la'airattioni dell'huorao . 

Nella dozella (I notano le q^ualità di quella 
giufticia,della quale fi dene hauer fame,&fete. 

Et fi fa gionane , per moftrare , che non fi 
deue mol co tardare.ma metterla in efccutione, 
ouej&comsbifogna . II dianolo fi figura per 
lo viciocheciftimolaconiinuamentc per farci 
torcere dalla viadella giuftitia , ma facilmen- 
te (i fcaccia con la tagliente fpada del Zelo Ai 
Dio , &il premio di quefti , fecondo che et 
efpnme il mouo , e l'elTeie fatiati di cibi che 
fono molti migliori delle viuande di que» 
fta vita . 



BEATITVDINE 




48 Iconologia di CeCRipa 



Beatitudine Quinta . 

E la mondezza di cuore,cioè hauerc il 

cuore lìbero dalle palIìoni,6cdalIe 

disordinate afFettioni. 

Beati mmdo corde , quoniam ipft Deum 

videbmt . 

VNa Donna,che fpaiga lagrime di pianto , 
fopia vnciiore.che tiene in ma no. 
La mondezza del cuore fu prefadaChrifto 
N-S. per l'innocenzajla quale è mondezza del 
ranima.iS.: il dice eller nel cuore , quando elfo 
none occupato da mali penfiieri,oueiodaaiFet 
ti coiitrarij alla virtù , & fi moftra ; che non 
poffa intendere della mondezza efteriore con 
le lagrime, le quali fono la vera medicina deli' 
viceré dell 'anima, come fi ha per molti luoghi 
della Sacra Scrittura- Il premio della mon- 
dezza del cuore farà vedere Dio inuifibile à gli 
occhi corporalijli quali quando fono ben pur 
gati vedono folo gl'accidéti leiifibili.oue quel 
li della mente s'abbaflano,come nel motto sac 
cenna • 

Beatitudine Sefta . 

E la Mifencordia. 
Beati Afifericordes. 
Cioè quelli, che hanno compaffione 
alle miferie de'proflìmi > de po- 
tendo le folleuano . 

DOnnache Ipezzando vn pane, ne porge 
vna parte per vno à due,ò tre puttini, 
che gh ftanno d'intorno , con il motto di San 
Girolamo . Impojfibile eli hominem mifericor- 
dem tram jion placare diuinam . 

La Mifeiicordia e virtù, perla quale {èn- 
tiamo dolore delle milèrie altrui , & fouue- 
iiiamo fecondo il polTibile alle loro neceflìtà. 

Si dice mifericordiolb Iddio perche di/ll- 
mula i peccati degl'hiiomini per la penitenza. 
Si dicemifericordiofo l'huomoj che facilmen 
te fi piega à dolcrfi delle miferie altrui , & è 
quafi la inede/ìma cofa con la pietà • Non fi 
cfsercita , fé non vcrfo perfone bifognofc, af- 
flitte, & difperate per qualche gran difgratia, 
ò per gl'errori commefll per propria colpa , 
dcUi quali fi lènta dolore, & pentimento. Ta- 
le fu Jioftro Signore co'l ladrone, che era in» 
fidele j & li diede il Cielo ; con la donna Sa- 



maritana , che era immerfa nelle lafciuie , & 
la £scc cafta ; con quella che era adultera , Se 
gli refe l'honore ; con Maddalena , che era 
peccatrice, & la fece Santa ; con San Pietro^al 
quale rimeflèil peccato d'hauerlo negato , & 
ancora gli diede le chiaui del Cielo giuftifican 
dolo. Oltre à molfalrri cfsempii, che fi leggo 
iionell'hiftoriadel Santo Euangelo , ouenoii 
par che fi dipinga N. S. fé non per vero fonte 
di mifericordia , aJimitatione del quale dob- 
biamo noi compatire à i mali altrui, & foppor 
tare volentieri le proprie tribulationi, quando 
vengono, ò per colpa propria , ò per fuo vo- 
lere . 

Sono quatordici l'opere , & effettidique- 
fta virtù adeguale diftinramente dai Teologi, 
delle quali la principale è di fouuenirealla vi- 
ta altrui col mangiare, &col bere , 8c però fi 
fa la donna, che tiene in mano il pane,& ne fa 
parte à i fanciulli per CedeiTi impotenti à pto- 
curarfelo per altra via, & fecondo che dice il 
morto con quello rnezo facilifUmametìte lì 
placa riradi Dio. 

Beatitudine Settima • 

E l'ciler pacifico . 

Beati pacifici , quonizm filij Dei 

vocabuntur • 

DOnna , che l'otto à i piedi tenga alcune 
fpade, elmi, feudi, & altre armi rotte, 
con vna mano tiene vn ramo doliuo col 
motto : 
Confregit arcum,fcutum , gladium ^ tellu» 

Cladodi beatitudine afiài grande e di co- 
loro, che non pure fi dilettano di viuere nella 
pace, & nella quiete ( il che pare appetito vni- 
uerfale di tutti glihuomini, & fin'onde viene 
commendata la guerra per fé fleflà biafimeuo 
le) ma per mezo delle tribulationi fanno ri- 
fiorarla, quando fia perfa, & per fé, & per gì' 
altri, non fòlo nel corpo con gl'inimici efterio- 
ri: ma nell'anima , che maggiormente impor- 
tai con le potenze dell'inferno . 

Et fi fa la pace con l'armi fotto ài piedi,pet 
moftrare , che deue clferacquiflata , & man- 
tenuta per virtù propria , per effere tanto pili 
meriteuole, & commendabile . 

L'oliua fi. dà in fcgno di pace , per vnita te- 
flimonia.nza de glantichi , è moderni così leg 
giamo ch'Enea efièndo per fmontare nelle ter- 
re di Euaudro in Italia,per afTicurare il figlino 

lo 



Parte Primij. 



4P 



io Ad Rè, che rofpcttofo gli veiiiiia incontro , 
fi fece fuora con vn ramo d'olino in mano , & 
ilgiouanc fabito fi quietò , oltre ad infìnitillì- 
mi altri efsempii.per li quali tutti baftiqueftoo 
Il premio di coftoroè l'efleredel numero de* 
figliuoli di Dio , eletti all'eterna Beatitudine. 

Beatitudine Ottaua • 

Beati , qui perfecutionem patiuntur pro- 

pter iuHitiamyquoniam ipfomm tH 

Regnum Coelorum , 

j "IT" Na donna, che guardi il ctudo flratiodi 
V tre figliuolmi , che le ftanno innanzi a i 
piedi in vario modo crudelmente ammazzati 
1 còl motto prefo dalI'Apoftolo . Sicutfocii paf- 
\ fionum eftis ,fic eritis , ó* confolationis ■ Et in 
vna mano tenga vna Croce, per efièr' Iddio no 
bilifTimo fopra tutte le cofc : però più nobii 
fpetie digiuftiria, fra l'altre, l'ara quella, che 
s'occupa in rendere à lui i douuti honori di 
iodi, & difacrificii, quando bene fuflècon pe- 
ricolo manifefto , Se con certa ruina di fé ftef- 
fo, & della propria vira,& ciò fi moflraper la 
donna che tien la Croce in mano , con laquale 
lì notano le perfecutioni per zelo della Reli 
gione,che è la più nobil parte della giufliria, 
come (I è detto. 

Si dipingono l'vna donna >& gl'altri fan- 
' ciulli , come più alieni da i penfìeri dannofì, 
per Ji quali pofià apparire il merito per pro- 
pri o errore de gli Itratij fopportati . 



Beatit. à guifa d'Emblema, 

Dd Reu.p, F.ralerio Diodali d'AbruT^ 
:^o Minore O/icruante . 

QVantunquc vna fia la Beatitudine, & là 
felicità per oggetto , per edere vuo 
* lo ftato perfetto con l'aggregatione 
d'ogni bene fecondo Boetio nel terzo delle 
' confolacioni,prouerbio terzo, & vno l'oggct 
to edeniialmente diuino nel quale tatti gì' in 
tei letti capaci, & ragioneuoli le beatificano , 
& appagano , come tengono comunemente i 
Sacri Theologi , nondimeno il Signor noftro 
Giefu Chrifto nel quinto di S.Matteo did'e, 
le Beatitudini efl'ere otto, cioè Pouertà di 
fpiritu, Manfuetudine , Mertitia , Fame, & 
fete di Giuftitia, Mondezza di cuore, Mifèri- 
cordia. Pace , e Perfeciitione , lequali pro- 



priamente non fono Beatitudine per ogget- 
to , ma più tofto modi , e raezi per peruc- 
nirui , imperoche il Signore ini parla per fi- 
gura di metafoia> ponendo vna cofaper vn' 
altra, cioè il tnczo per il termine vltimo attin 
gibile , Se per venire à formar detta figura la 
faremo . 

Donna giouane vcftita di vefìimento corto, 
con lafacciacurua verfo il Cielo , con vn a- 
gnellinoà canto trafìtto. Se trapadato da ban- 
da , à banda da vna acuta fpada, con gli occhi 
lacrimeuoli, & piangenti, col volto cfìenuato, 
è macilente , terrà con vna mano vn ramo di 
olino, & vn cuore humano, che girti fuoco, è 
fìamme,con ilquale raccojghi le dette lacrime, 
vi faranno dui fanciullinia' piedi>a' quali mo- 
ftri con l'altra mano di porgere ad'ambidui vu 
pane partitoin dui parti, acciò fi veda, che eia 
fcuno habbia hauere la parte fua , vi faranno 
anco molti altri fanciullini auanti gettati in 
terra ofFefì, vilipefi, vccifi , & mal trattati, Sc 
per vltimo fopra il capo vi faranno due palme 
intrecciate, viin di Lauro, & l'altra di Olino 
annodate infleme, 6c vnitc in Croce da vna tef- 
futa di tre vane cofe , come Gigli , Mirti, è 
Rofè, con tre motti , di quella forre , alla pal- 
ma di Lauro. Solaperfeuerantiacorcnatur' A 
quella dioliuo . Cumpalmaad regna, peruene- 
runt faniìi . AWà coro/ia. Non coronabitur nifi 
qui certauerit- Onero alrrimciite fecondo gl'- 
antichi à quella di Lawvo AEtemitas, à quella 
di Olmo , Impajfihilitas , Alla Corona , Seue- 
rit/ts . 

Si dipinge donna per rapprefcntare felTodc 
uoto , & pictofo , come approua Santo Am- 
brofìonel Refponforio del picciolo offitiodel 
la Vergine , con quelle ^a.\o\ii . Orate prò de - 
uotofeminee fexu ■ Per darci ad intendere, che 
chi vuol adeflà beatitudine difponcrfi , & prc 
parar fi, Ji fa bifogno edere dinoto verfo le Sa- 
crofante , è fpiricuali cofe, il che è legno ma* 
nifefto di vera religione è fcds- Si dipinge gio- 
uane per denotare , che dalla tenerezza de no- 
ftri anni , douemo dar opera ali "acquiflo di 
detta Beatitudine, perche fi cerne li pruni fio- 
ri fono quelli , che nella Primauera odorano, 
dilettano, è piacciono à gl'huomini , collie 
prime noftre vie fono quelle che più dilatror.o 
à Dio , il motiuo fi prende da Gio Bartifta , 
che di tre anni emezo nel defèrto fi diede alle 
diuine cofe, come acenna Ambrofio nel fuo 
HinrjQ fotto quelle parole . Antro, deferti te- 
nerts fub annis^ ?^c. 

Sidipinge donzella per lapurità interio'e , 

G & 



fo Iconologia di CefRipa 



& cfteriore i cioè 4i mente & di cofpo, non 
efièndo corrotta , è inacchiata, uè da opre, aè 
dacogitationi per lignificarci che chi vuol en- 
trare alla beata vita li fa bifogiio la politezza, 
SrliTipirtezza d'ogni mortai diiFecto , come 
l'Uul Gio. a. iX-dell'Apoca]. fecondo cj-nelfe 
parole. Nonintrahit in eamaltquod coinquinm 
fm , il chelanco cófcrma lià-à 5 6. con quell'al- 
tro detto . Nontrtinfibit pir e»mpollutus\ ^ 
rappresenta co» il vcftmienro corto, è vile, è 
Jaceraro p&r dimoftrare 1-a pouertà di fj^irito, 
poi che così (l dice Bratipaufieret /piriti» , Et 
ciò per dinotare che chi vuole confcguir U 
beatitudine gli fa bifogno fpogliarfi di tutti i 
fuperftni comodi terreni, Sclafciarfì voloiita- 
riaaventfi keerarc da ogni parte da bifogni n è 
proprii beni di Fortiuia , & dice notabilmente 
pouero di fpirito, è non folo di ccufc • per di- 
moftrarci , &daj;cifpcrauza>che anco i ricchi 
.a quali pare, che venga da! SigdifficnlMto ra- 
lèacquijfto, poflono, fé vogliono confegiiirla 
enTendoinfe regolali , è parchi , è nei poti e ri 
magnanimi, è liberali facendo poco conto di 
fu e co fé j & per li poueri ancora, che fenza 
fpargimento di ricchezze in altri bifognofì 
polTono acqiiiftarlo con la potenza della buo- 
na volonrà, de ricchidiceiu Maria- Efurieafet 
impleuit bonii ; & dìuites dìrntfit inanei- 

Si dipinge con la faccia curiia perdenotarct 
1 hnmiltà, la quale fé bene, li iiichina verfo Ja 
terra s'erge, o; cfajta vcrfo il cielo, ciò (ìgui- 
fìcaj che chi vuole bcatificar/ì , debbe foppo- 
iierfi iii terra à proprii Supe''riori , & in cielo 
referirc l'obedienza à D:a, Se alla fua fanta 
legge che così fi adempie que!lt>dl Pietro nel- 
la Canonica i . a- y . Humiliamiyti fuh potenti 
manti Dei, -vf exalte t vosin tempore xifita- 
tionis ' 

Si dipinge con rAgnellino trafitto dalla, 
fpada per denotarci l'uinoccnte, k. patiente 
manfuetudine , che però fi dice Stati mites . 
tflendo che chi vuole ellere beato , debba far 
poco conto de danni riceuurj nei beni di fortu 
uà, honore, e fama de! mondo, che queftoac 
cennaua Dauit nel Salmo ? ^. Bcemrmtes qnor 
nittm ipfi hereditabunt terram . 

Si rappiefenta con gl'occhi lacrimanti ,. & 
piangenti per dinotarci ia triftezza è meftina , 
ipirituale, perche fi dice nel Vangcllo . £e/»ri 
quilugen-t quontam ipfi confolabitntur. per dir- 
ci , che quelli fi beatificheranno , che pianc^en- 
d.o il tempo male fpcfo , li doni di Dio stura- 
li, e gratuiti, li frutti delle virtù morali lalTa- 
« , la mal palTata vita , e peccati comelfi , me- 



diante però il perfetto dolore detto cotttriti» 
uo, parte nccerfària di pcnitentia, fecondo vuo 
le la commiine cattolica ScuoÌ3'Poe>iitentiaeff 
prtterita mataplangere , ^ pianini» iterum 
non eommittere. Si dipinge ancora con gl'oc- 
chi lacrimanti , è piangenti perche ciò- debba 
ferfi per compaflìone di Chrifto Noftro pa- 
tiente compatendo al dolore, paflìone,S: atro- 
ce morte di lui.checofi ci infegna Hietemia al 
tf.parlado dell'vnigenitodi Dio co tali parole , 
Luiium vnigeniti Jae tibi planBitm amarum^ 
Si rapprefenta con il volto eftenuato,e maciien 
te. per denotare il bifogno,e neceflltà fpiritua- 
le negataci tal volta da petuerfi huomini , on= 
de però Ci dice • Beati qui efwiitnt , ^fitiunf 
ittflittam- Per darci ad intendere,che chi vuol 
effere beato, debba fempre cercare quello che è 
vcile,è neceffarioalla làlute.Sd anco hauer fere, 
cioè animo pronto- di rendere àciafcuno-quel 
ìa che è tenuto • Si,rapprclenta co'l cuore hn» 
mano che getta fuoco ,e fiamma , e che racco- 
glie le proprie lacrime , per denotarci il cuoc 
moivio,che però Beati ìnundo corde. Per dirci 
che chi uuoie in Cielo beatificato vedere Id- 
dio.dcbba hauerc il cuore mondo , e lontano 
da ogni maligna paillonc , e peruerfo effetto 
mondano , che di quefto diiìè iJ Profeta taua« 
mini,^ mundi ejlote . Getta fuoco»e fiamma, 
perche fi come il fuoco purga, e monda l'oro, 
cofila diuinagiacia n contrito cuore, e come 
l'acqua pulifceil wà(o, cofilc lacrime i'aninia 
dalle colpe moi tali, onde il Salmo dice- ^j^fr» 
ges me Dcntnehyfopo , & mund.ibori lauabit 
me,^fuper niuem,0'C- Et con l'antecedente. 
Cor mH/iinm ere» in me Beus-'Vi fi rapprefen- 
tanoidiii fanciullini à piedi a" quali vien diui- 
fo vn pane, per denotare la mifei'icordia , per- 
chcBean m'/ericordes,?^c.E({cndo che quello 
fs-rà beato, che con pietà fiàuueuirà alle necef- 
fitàdi perroncmilèrabiHcon fnc fuftanze, co- 
me infegna Elaia à 18. Trange efurienti pxnem 
titum • Si dipinge con il ramo dclioluio, per 
fignificare la pace, tranquillità , & ferenità àt\ 
cuore, onde però dice . Beatipacifici , ^f.Pcr 
dirci che per eifere beato d debbano hauere le 
tre paci, e tranquillità fpirituali, cioè fuperna 
con Dio.interna con la confcientia , & eiterna 
con il prollìmo, che quefto fecondo nel lib.j. 
dalla fapienza,ci viene infognato P/**',^^ eleÉlii 
Dei Si dipinge con molti fanciullini offefi > vi- 
lipefi, vccifi , & mal trattati, per denotare le 
perfecutioni ingiufte de'tiranni.e peruerfi no- 
ftri inimici , & però fi dice Beati qui perfecU' 
tionem pAfiuntur prepttr ianisiam-y ^s. Ciò 

ne 



Parte 'Primis" 



S^ 



ne lignifica» che chi vuole elTerc beato debba 
teiiHcrfi pei atto Hi patienza impotente, e de- 
bole alla jvendettta ancorché vendicar fi po- 
tcflc,pronto al rimettere ogni lefìonc , & ofFc- 
fa , pcofaudoche la perfecutionc(èriie à buo- 
ni per eflercitiodi virtù , che però difTcil Sig- 
Dio in quella contentione fra i fuoi A portoli. 
Nifi efficiaminijieuf paruMli,»on intrabitit in 
SLegnam Céilorum. Le due palme incrociate 

BELL 



giunte j & annodafe da vnà corona te/Tura Hi 
Gigli, Mirti, e RofcTopra il capo per imprefa , 
fìgnificano le ne virtù Teologiche, come Fe- 
de, Speran^ajà Carità , la Fede per il Giglio, 
la Speranza per il Mirto,& la Rofa per la Ca- 
rità, fenza lequali virtù nilTuno potrà giamai 
beatificarfi, &qucftobafli per hora intorno à 
tal maceria • 



A. 




DONNA cJie habbia afcofa la refta fra le 
iiHuole, & il refto fìa poco vifibile, per 
lofplendorcjche la circondajporga viia mano 
fuor dello fplendorc,con la quale terrà vngi- 
glio, fporgeudocon l'altra rnaix) vna palla,& 
>ii coaipalTò . Si dipinge la Bellezza con la te- 
ftaafccfa fra le nu«ole,pcrche non è cofà, del 
laquale più Jiificijmenre fi po/Ià parlare con 
mortai lingua, & che meno fi porfa conofcere 
con l'inrc! Ietto humano,quantola bellezza, la 
^tialc^neilc cofe cteatejnoi) caItio>me»foiica 



mente parlando , che vn fplcndore,che deriua 
dalla luce della faccia di Dio , comediftinifco- 
no i Platonici , ellèndo la prima bellezza vna 
cofa con eflb , laquale poi commuuicandofi in 
qualche modo l'Idea per benignità di lui alle 
fue e rea tu re, è cagione, e he effe intcdano iqual 
che parte la bellezza: ma come quelli.cheguar 
dauo fé fte/fi nello fpecchio , fubito fi fcorda- 
no,come diflè San Giacomo JieHEpiilola Ca- 
nonica,cofi noi guardando labellezza nelleco 
&rooirali,uonpioltopotiamoalzarfi à vede- 
G X 



re 



ifz Iconologia di Ce£ Ripa 



rcquelh pura,c femplice chiarczz3,dalla qua 
le tutte le chiarezze hanno origine, come diHe 
Dance nel 13 -del Par- 
Ciò che non muore , ^ ciò cheptìo morire 
N >ne fé no7i ^lendor di quella idenj 
Che partortfce amando ti noFìro Sire . ■ . 
Si dipingerà dunque nella fiiderta maniera, 
fìgnificadòtì p la mano, che fi ftéde col Giglio 
la" bellezza delineamcci,&: de'colori del corpo 
feminile > nel quale pare, che fìa riporta gran 
patte di quella piccola mifura di bellezza. che 
è participaca,& goduta in terra, come Kabbia- 
mo già detto di fbpra. 

Nell'altra mano terrà la palla col compaf- 
io , per dimoftrare che ogni bellezza conlìlle 
iw mifurc, & proporcioni, lequali s'aggiufta- 
110 col tempo, & col luogo. Il luogo deter- 
minala bellezza nella difpofitione delle Pro- 
uincie, delle Città, de'Tempi j, delle Piazze , 
dell'huomo , è di tutte le cofefogettc all'oc- 
chio, come colori ben diftinti , &con propor- 
tionata quantità, & mifura , & con altre co fé 
limili 5 col tempo lì determinano l'armonie, i 
fuoni, le voci, lorationi, gli abbatimenti , & 
altre colè, le quali con mifura aggiuftandofì, 
dilettano, & {óno meritamente chiamate bel- 
le . Et come il Giglio per l'acutezza dell'o- 
dore muoue il lenfo , & defta gli Spinti , cofì 
medefìmamente la bellezza maone , & defla 
gl'animi ad amare , & defiderare di godere , 
(per dar pcrfct:ioiie à.fe fte/Ib j la colà , che 
fi conofce per la molta bellezza degna di con 
fìderatione, & di prezzo ; fopradi che vn no- 
bile, e gentili ffimofpi rito fece il prefente fo- 
netto. 

i luce la beltà, t che dal primiero 
Splendor nascendo in mille raifi parte , 
E fede fa. mentre gli vibra , e parte 
Di quel che in Cielo ^lende eterno vero. 
Varia color fouente , hor bia^ico, hor nero 
E luce in vna men , che Ì7i altra parte 
Ne dotta mano di ritrarla in carte 
Speri tfi vince ogn'opra, ognipen/ìero. 
^egli che'l noflro, e ì altro Polo erejfe 
iìluafi tempi/ à lui fuori , oue il profondo 
Saper s'adopri , e la potenza , e il Xelo. 
Vnafcintillafol moflronne al mondo 
E di ciò , ch'egli imaginando e^reffe 
Note furon le fielle , e carta il Cielo. 
BELLEZZA FEMINILE . 

DONNA igiiuda,con vna ghirlanda di Gi 
gli,& Liguftri in tefta, in vna manoha- 
Hrà viidardoiiiell'altra vn fpecchio, porgendo 
io. in fuafi fenzalpecchiaa-fi, deatiOj. federa fo- 



pra vn drago mei te feroce. 

I Gigli fono l'antico leroglìfìco della bellct 
za, come racconta Pierio Valeriano , forfè pec 
che il Giglio tra gl'altri fiori, ha quelle rre no 
bili qualità, che riconobbe vna gentildonna 
Fiorentina nella ftatua fatta da fcultore poco 
pratico, perche eflèndo ella dimandata qnelchc 

rgiudicaflè di tal ftatua.eltacongrandiilìmaac 
cortezza dille fcop rendo le bellezze d' vna don 
na compita, & la gotfezza tacitamente di quel 
l'opera, che era bianca, morbida , & feda , per 
elTer quefte qualità del marmo fteflb necefia- 
rillìmein vna do^na bella, come racconta Gior 
gio Vafari,& quarte tre qualità ha parcicolar 
mente tra gl'altri fiori il Giglio . 

II dardo faccdo la piaga, nel principio è qua 
fi infcnfibilejlaqualc poi crefce à poco à poco, 
& penetrando molto dentro,è difficile à poter 
fi cauare,& ci diniofl:ra,che cominciando alcii 
no ad amare la bellezza delle doiine,non fubi- 
to prona la ferita mortale, ma à poco à poco 
crefcendo la piaga, fen te alla fine, che per alleo 
tar d'arco non lana • 

Lo fpecchio dimoflra edere la bellezza fe- 
minile medefimamente vno fpecchio, nelqualc 
vedendo ciafcuno fé fledbin miglior perfet- 
tioiie per l'amor della fpecie s'incita ad amarfi 
in quella cofa , oue fi è veduto più perfetto, & 
poi à defiderarfi, & fiuirfi. 

Il drago moftra che non è da fidarfi , oue è 
bellezza , perche vi è veleno di paffione, & di 
gelofia . 

E ignuda, perche non vuol efier coperta di 
]ifcio,comeanco fi può dir che fia frale , & ca- 
duca , & perciò vi fi pongono i liguftri nella 
ghirlanda, conforme al detto di Virgilio nell* 
Egloga feconda . 
Oformofepuer nimìum ne crede colori 
Alba Ugùflra caduntyvacinia nigra leguntut' 
Et Gnidio de arte amandi . 
Forma bonum fragile efl , quantumqj accedit 

ad annos 
Tit minor, éffpat io carpitur illa fuo . 
Necfemper vioU,nec femper Ulta fiorent » - 
Et riget yamijfa, ^ina.reli^a Rofa . 



BENEVOLENZA, ET VNIONE 
Matrimoniale del Signor Gioiianni 

Zaratino Cartellini. 

DONNA che tenga in tefta vna corona di 
vite intrecciata,con vn ramo d'olmo in 
mano.verfo iFfeno vn'Alcioneaugellomaritti ' 
mo. O?n'vno sa quanto la vite ami l'olmojSc 

i olmo 



Parte Primìj . 



S3 



BENEVOLENZA, ET VNIONE MATRIMONIALE 
Del S.ig. Giouanni Zaratino Cartellini . 




l'olmo la vite,Oiudio. 

Vlmusamatvites , vitis non deferii vlntos • 
Per tale amo lofà BeneuolenzajSi vnionerol 
xno fi chiama marito della vite, & vedouafi 
chiamala vite quando non cappeggiata à l'ol- 
mo, Catullo negliellanietri miptiali . 

Vt viduA in nudo vitis qu& najfcitHr arno 

ÌJunqmtmfe ex teli it • 
più à ballo poi dice . 

Affi forte endem e fi vlmo co ìtunSin marito , 
Et Marciale nel 4. libro nelle nozze di Pii- 
dentio,& Claudia, volendo moftrare l'vnione, 
& la Beneuolenza di qiiefli fpofì dille. 

Nec tneliHs tenera twigtintur ■vittbn4 "vlmi > 
à fi fatti penfieri pensò il Tallb q lando dille. 

Amuno uncorct 
Gli arboriiVeder puoi con quanto affetto , 
E/ con quanti iterati albraccintnenti , 
La vite s'auuiticchia al [ho marito • 

Cioè à rdiBO, fé bene fi potrebbe anco in- 



tendere , a' pioppo , ò al frafTìno arbori tutti 
amici alla vice come dice CoIumelUlib.XVL 
Vitem maxime popHlti^ alit deinde vlmm, de- 
inde fraxinta , 
Etdiqiiefti arbori volle intendere Horacio 
nel 4 lib. Ode V-chiamari vedoui fenza la vice 
St vitem viduas dttcit ad arbcres , 
Et nelle Iodi della vita niftica con elfa V\ 
marita , 

Adultaviiiìc propagine Altas maritai Popitlos, 
Da qu erti Poeti latini leggiadramente preièr 
il Bembo il fuo concetto maflìmameììte da 
Catullo per eilbrtarc ledameadamar<J- 

Ciafcuna Vite • 
Ef a giace, elgiardin non fenadofna 
Nel frutto fuo , nello >nbre Jon gradite . {gi^v 
Ma qu nido à. l'Olmo , al Pioppo alta t'appog" 
Crefce feconda per Sole , e per pioggia . 

Oue alcuni Tefti più moderni leggono 
Ma quando <? V olmo amie» alt* sapjroggìt - 

£: 



J4 Iconologia di Cef Ripa 



Et dtqiTcft'oImo ci (ìamo voluti fanne iioi 
lalsaciogl'ahri per ellère più frequente in boc 
cadepoetijSc per noncofonrlcrecó più diiierfi 
rami ]a cotona, che più gentile cópariii km- 
pliccmeute ]a vite aiunticchiata con l'olmo 
(iio marito, per (imbolo del.'a BeneiioIenzaj& 
vnionc matrimoniàlcj l'Alcione che tiene in ma 
i;o è vn'aiigello poco più gianded'vn paflàro, 
f^iiafi tutto di color ceruleo, fé non che ha me 
ft.care alcune penne porporine, e biaiKhe, ha il 
collolottile, Si. lungo , va luolazzando, 8c ftii- 
dendo intorno al Ino del marc,con voce lamc- 
teuol«, oueaiico fa il Tuo nido. Si. vicoua fette 
giorni, i quali per e/lèie felici , chiamanfi jll- 
cyonii dtes. Perche in tal tempoii mare fta tut- 
to tranquillo, come dice Plniio lib.decin)o ca. 
ji & IfìdoroJjb. I1.& il Sannazaro cofi cantò 
/icIlEglogaquinta. 
Cantere , c^ H^Uycnis nidum mihi pellert 

venfcs 
Vicitur , Ó" fiutis pelctgi mulcert proctllas 
Terfiian hic noflros fedabit pcéìorts &ftt<s- 
A quello hebbe mira l'Viigaro nella prima 
Scena del quarroattod'Alceo, fupcrfluajn ve- 
ro , magratiolà, fimilealla decima Egloga 
del Rota . 
Turbato e l mar Ìamor ma [or fi vn giern9 
Ferme faranno V Alcione ti nid<^- 
cioè fpero vn giorno d'hauere in amore iran- 
quijloftato, & Bernardin Rota più clnara- 
iDcnte. 
Sotìue vdirgli augei , che per U riua 
Canrar piangendo [e fi fon anco amici ) 
Lor fidi amori , (^ mentre al tempo no 
Trindon fui nido, inflebil voce, ^ vma 
Acquetan l'onda > e fanno t liti aprici . 
Chiamaiì anco Alcione la moglie di Ccice 
Re di Traciajlaqualeamò cordialillìmamcntc 
il fuo marito,onde IViigaro volendo moftrarc 
iM Alceo vna beneuoIenza,& vnionc grai;dc con 
Enrilla, ia che egli dica . 
e fu :ra koì 
Mentre fiamme fanc tulli 
Sifuifcerato aj^etto 
Che tra figli di Leda, hor chiare fielle 
E tra Ceice, C^ la fida Alcione > 
Kon ih fé fojje tale 

Sempre ella fìana meco , & io con Ut , 
Si che rado h non mai ci vide ti Sole 
L'vn da l'altx odi /giunto • 
Amò tanto quella Alcioncil fuo marito, 
che haueudo in fogno veduio ch'egi: in vn tur- 
bulcnto naufragio era morto, fi comcauuen- 
lic, buttoili dii dolore inmarcjonde i Pocci fin 



gono , chefuflè trasformata in fale augello <ÌeJ 
Ino nome, & chcféirolaflè foprail morto ca» 
daucrodel marito, che era portato da l'onde 
marine, & però fanno che qucAo augello fi va 
di tutta via lamentando nel lito del mare , co-> 
me tra gli altri BetnardiiMj Rota neiriglg- 
gaXlII. 
Deh perche non fon io, eetni colei 
Che vtde tnfij/mo , (^pai trouo lo fpofo 
Sommerfo in mare , (^ perfauer de Dei 
Hot piange augello tifiti flato doglio/o . 
E neli'ottauafeguente. 
§ìuanto t'inutdio , o ben coppia felict 
A cHifpìfi , ó* augelli vn letto, vn nido 
Comunfu fempre, à eui cantando Le» 
L'onda quetar, quando più batte illid» , 
Ecil Petrarca anch'cgli cantò della bcMCuo- 
uolcnza , & vnione di quelli felici conlbrii nel 
fecondo Trionfo d'Amore • 
^«fi duo che fece Amor compagni eterni 
far i lor nidi a ptù foaui verni 
Alcient , ^ Ceice , tn riua al mar». 

Con molto giuditjo Ouidio nel lib.decime 
delle Mttamo; foli ha trasformato dettame- 
glie amante del fuo iiiaritoin Akioire, perche 
veiamcnte quello augello di fua natura porta 
al fuo manto tanta bcneuolenza , chenonjier 
ifpatio di tempo, ma per fempie cerca dHlarc 
vnuacol maino, non per lafciuia, ma per arei- 
ca I eneuolenza, che tcnei deue la moglie verlb 
il marito , ne mai altri nceiiC , anzi fé per vec- 
chezza, egli diiicnta fiacco, t- tardo à (èguiea* 
la nel volare, cìlakipigjia fopia di le, lo nu« 
trifce , mai loabandona ,mai lolanàfblo, ma 
polTolelolii gl'iiomeri , lo porta, logouerua, 
& Ila (eco vmta per lino alla morte), fi come 
referiicc Plutaico , X)f/c/fr/««* ammalium- 
In cotsl guifa parlando dell'Alcione , Vbi 
autcm fentcTU! marcm imbeciUum , ^ aA 
ftèìandtwì tarànm reddidit , tpfa eum fufci- 
piens gefiat , atq-y nutrtt, nunquam defiituens» 
nunquaui fclumreliquens , fid in humeros fu~ 
hlatum zfquequaque portai , atquefcuet,eique 
ad morte m ijque adeìì • 

Pongali ad imitateli confòrti l'amabile na- 
tura dell'Alcione, <Sc llieiiO tiadiloro vniti con 
amore, èc bencuolenza , tenghino in dui corpi 
vn'anin o, & vn volere, l'vno fi trasformi nel- 
l'altro, gioilca, & rcftj lieto, &: contento della 
compagnia datagli da Dio: tale eifctto, & vnio 
ne, s'efpnmc in quel noilro Sonetto acrolti- 
cho fatto nelle nozze del Sig.Gio.Battifla Gat 
zoni, & della (uà nobili/Iìma Spofa, il cui pre- 
giato nome nel capo de verfi per ordine fi pone. 

Ih 



Parte Prima_> 



SS 



in quxl parte del CUI» , in qunt ide* 
Scolpì Natura Ji leggiadra forma , 
jLnimadi virtute ejf empio , e norm* 
Beata al par ^ogmfuprema Dea . 
Ella co'lfuo splendor rallegra , ^ bea 
Lo Spofofuo diletto , e infe'l trasforma 
Uajìringe a feguir fot lafua beli orma , 
Amando lei noua telefie Afirea ■ 
CARZON inHÌtt0> e faggio à letamile 
Le fu pre/eritto daW Empireo Coro ; 
Onde ben lieta va co'l cor giocondo . 
Roma per voi già gode eterno Aprile , 
Indi verrà per voi l'^tà de l'Oro , 
E RARA prole ad' abbellire il mondo • 
Ec certo, che ninna maggior felicità può 
edere tradni cenarti che rvnione, & Beneiio 
lenza: degno è d'edere impreffo nella mente 
d'ogni perfons legata in nodo matrimoniale, 
il precetto di Focilide Poeta Greco 
jim^ tuam eonitsgem , quid enim /namue , (^ 

pnfìanttM . 
§^am ct*m Maritum diligit Vxor vfque ad 

feneHam 
Et Maritui ftéam Vxorem, neque iniereos inci- 
dit contenttoì 

Cioè ama la tiu moglie, che cofà può edere 
più foaiie & più conueneuole, che quando la 
moglie ama il marito per fino alla vecchiezza , 
& il marito la fua moglie, né tra loro c'inter- 
uiene rida , & contcfa alcuna. Quindi è che li 
Romani antichi hanno ladato molte memorie 
di quelli che fono vidi in matrimonio vnita- 
ment; con beneuolenza fcnza contral"to,de qua 
Unoinè polleremo per edempio quattro ?>tani 
paté dallo Smetio due verfo il marito, è due 
altre vcrfo la nioglic . 

!>• M. 

D. Itinùf primigenio 
^ui vix ann- xxxv- 
ìunta . Pallas . fecit 
Coniugi KariJ/imo 
Et pientifftmo 
De fé benemerenti 
Cur^ quo vixit annis 
XV- Menf. vi. 
Dulciter >fine ^^aerella- 

T- Tlauio . A VG- lib» Chryfogoìto 
Lesbtano- Adintor Tab:4larior 
Rjztion- Heredirati . Cetes N- 
fUuia. Nice coninnx • cumq'M 
Vixit ann' xlv- fine vUa offenfa ► 



DIS MAHÌBVS. 
Lujt* GlaphyrA 
Vixit Annis xxxiix • 
Ti Claudii*s fattjlm 
Coniugi- epttme, ^ ben» 
De fé meriti cum qua 
Vtxit Ann- xiix- menfe i. 
Diebu4 xxiiijjine vita 
^creila fecit , &fibi . 

DIS MAN. S. 
CALPVRNIAE 
T- L. HOMEAE 
M. CALPVRNIVS 
M. L. PARIS 
CON. S V AE SANCTISS. 
CVM. QVA. V. A. XXV. 
SINE OFFEN. F. ET SIBI. 

Simile modo di dire vfa Plinio fecondo iid 
lib- S. fcriuendo à Gcmhno.Grauevulnus Ma 
erinus noHer accepit, amtfit vxoremjtngularit 
exemplit etiam fi olimfuiffet . Vixit cum hac 
trigmta nouem tennis fine Off enfia . Et nella in- 
fcriftione di Lucio Siluio Paterno d legge. Si- 
nevlla animi Ufima ■ Et in quella di Giulio 
Marciano- Sine vlla animi Ufione- Vn'altra in- 
fcrittioneponere vogliamo trouata poca tem- 
po fi nella prima vigna fuor di porta latina 1 
mandritta, nella quale dice al Lettore, che sa 
d 'edere inuidiato , per tre cagioni, vna perche 
hebbecommodamentebeneda viuere, la terza 
perche hebbe vna moglie à lui amoreuolilU- 
raa. 

Q^LOLLIO. Q^L. 

CONDITO 

SCIO TE INVIDERE. QVI LEGIS 

TITVLVM MEVM DVM VIXI 

VALVI. ET HABVI BENE- QVET 

VIVEREM. ET CONIVGEM 

:HABVL MIHI. AMAMTISSIWAM, 

Hora fè-dag-nrile e dato fatto conto di ve 
irerefenza cruere'a, fcnza ofFefa, & ledonealci» 
na tra Moglie , &. Marito, ma con reciproco , 
& fcambieuole amore , tauro più da Ch ridia- 
li: fi deue procurare d: viuere nel Sacro Matri- 
monio in Santa Pace con vnione , Se Baieuo- 
Ienza,acciò mentiamo poi d'edere viutinell al- 
tra vita in {èmpiterua gloxi» . 

BENI- 



s^ 



Iconologia di Cef. Ripa^ 

B E N I G N .1 T A\ 




DONNA vedita J'azurro ftellao d'oro 
con ambe due k mani fi prema le mani 
mcHe dalle quali n'efca copia di lane che di- 
iierf. animali lo beoiio , alla (imiti a banda vi 
fai à vii'Alcaie col fuoco accefo . 

La benignità non è molto differente dall'- 
affabilità, clemenza, &'humanità, & principal 
mente fi eflcrcita vcrib i fndditi, & è compat- 
fione liauutacon ragione, interpretando la leg- 
ge feuza rigore , &. è quali quella che i Greci 
Rimandano, [trrniy.ziA) cioè piaceuolc inter 
pictatfone della legge. 

Si verte d'azurrc ftellato à fimilitudinedel 
Cielo; ilquale quanto più è diftelle ilUiftrato , 
& abbellito, tanto più fi diceeirer benigno ver 
io di noi , coli benigno fi dice anco l'huomo , 
checon fereno volto cortefemente fagratie al- 
trui (èn za in te re de , ò riconofcimento monda- 
no & cheenlguifce pietofa giuftitia. 

Preme dalle mammelle il latte, del quale 
beuono molti animali , perche è effetto di be- 



nignità, oz di carità infìemefpargere amore- 
uolmente quello ches'hà dalla natura alludeu 
doli al detto di San Paolo , checongiuntamen' 
te dice : Chantas benigna e fi . Sì moilra però 
ancora quell'atto, che elfercitandofl la benigni 
tà verfo i fudditi, come fi è detto, elladeueef- 
fereantepofta al rigore della guillitia , fecondo 
Papiniano Iure Confulto, e/Icndo la benignità 
compagna d'efìà giuftitia, come ben dice Cice 
zoncDefinibus, Che però da tutte duedeue 
eller lodata, & abbracciata , affermando Plut. 
.... vtil.cap- x*^. cht:§}ui 7ion UndAt beni- 
gnitatem, is profezia cor habet aàctmuntinum » 
aitt ferro excujfum . 

L'altare co'l fuoco , denota, che la benigni- 
tà fi deue vfare,ò per cagione di religione, la- 
quale principalmente, s'eflèrcita con li facrifi- 
ci);ò almeno non fènzaeflà, talmente che ven 
ga in pericolo d'eflère ritardata, ò impedita la 
giufiitia per imitare Dio fleffo,ilq«ale è vgual 
mente giallo', & benigno. 

A L 



Parte Prima. 



S7 



AL SIC. CAVALI E R 

CESARE RIPA. 

PER L'I MACINE DELLA 
Benignità^ 

figuratala luì nella perfona dell'lllu- 
ftri{rinia,& EccelIentifs.Sig. 

?^ ARCHESANA SALVIA TI. 



LA V » B , e pregio aequìjfò Greco Pittore* 
Già ritraendo con Maefira mano 
La, BeUijftm»Argiuit ,onde'lTroian9 
Giudice ideofentt lnfciuo ardore ; 
Hor tu Cesar gentil £ltaliA honorcj , 
Animo errimi generojo humano 
DifaggiaEtru/ca. D o N N x,»lciiifour»n» 
Lume s'accende l'Arno in cafto amorcj : 
He in van con Zeufi a, gareggiar t'accingi ; 
Che Tu lo spirto , Et U corporei falmo-ì ; 
Zt la Beltà ; Tu U virtù dipingi ; 
JlnXf gloria maggior guadagni , epalmo-n, 
Che bel tanto più grande in carte fìrmgit 
guanto via più, che'l corpo, è noi>tl l'Alma- 

i.0 Spapitrat» Academieo Itlomatf' 



B E N I G N I T A\ 




DONNA gioii 3n€, bella, & ruientccon va 
ga accóciatura Hi biodi capegli, corona 
ta di corona d'orOjCo il Solein capoj vcflica ài 
H^abitojeggiadro in color d'oro, couclamitk 



fregiata Ji color purpureo , oue Ci veJono tre 
Lune d'argento, le quali fieuo crercenti,& ri- 
uolteà man deftra,iHa alquanto china, con le 
braccia apcrre,& con la delira mano tenga va 
H laiiio 



y8 Iconologia di Cef.Ripa 



tamodipiuo , mofl rancio d'cfl'erfì leu ara sii 
d'viia ricca feggia, & à canto vi fia vu'EIe- 
faiite . 

La benignità non èaltro per quanrofì può 
racco II e dal a dottrina d'Arift-Iib-4 Etica, che 
vnoafK.'tton.itinaIedi peiTona magnanima in 
mo'ìrarefegiii di ftimarcgl'honon dati dal'e 
peifòne inferiori , talché è virtù propria delle 
perfoiie grandi in quanto for.o rDagnanimc, 
& magnanimo non vuol dir altroché huomo 
di fpl'cndore , &: ornamento di perfetta virtù, 
tal che quanto è difficile d'elTe re magnanimo 
per haner bifbgni di tntti gl'habiti buoni, ran 
to è nobile edere benigno - Quattro fono gli 
affetti del magnanimo , che affetti fi deuono 
chiamare quelle coCc , che non hanno Elettio- 
fic, Beneficenza,Magnificenza,Clemeza,&' Be 
nignità.à i quali (ì riducano tutti gl'altri, per- 
cioche il magnanimo non lìima, ne difprezza , 
come quello che non teme,ne fperaMn quanto 
non difprezza è Benefico, in quanto non ftima. 
Magnifico, in quanto non teme. Clemente, in 
quanto non fpera. Benigno , & perche la beni- 
gnità ha per oggetto immediatamente l'hono- 
rc,& rho!iorare,però fi può dire, che la Beni 
finità fia il più degno affetto, che poffi nafcere 
111 piencipe generoso , il che è conforme alla 
■dottrina dell 'iAe(Tb A rift- nel i della Retrorica 
al capo io.dicendo,chel3 grandezza nell'huo- 
monon è altro, che vna certa piaceuole,& no- 
bile granita . La onde fcoprendofi quefla vir- 
rù fingolarmente nella Illuitrifsima Signora 
Maddalena Strozzi maritata nel- 
l'EccelJentifs.IllufìrilTìmo del Signor Marche 
fc Saluiati, mi è parfb che G. vedaquefta figu- 
ra con particular mentionedi quefta Signora, 
nella quale oltre à gl'altrJfplendori.che ledan 
no ]a patria felice, la Cafa IlluftrJlTima,i geni- 
tori di (bmma virtù, rifplende tanto Tiflena be 
nignità mentre accetta gl'i^onori delle pcrfone 
inferiori con lieto voItO) & con la benignità 
fui,che opera meglio chegl'altri con l'aiterei 
za,& benfi pnò diredi lei quel che ferine Clan 
diano in Confulatu Manli) . 
Peraglt tranquilla poteffas . 
§l^pi violenta nefuit : madittutjj fortìus vrget 
Imperiofa quies- 

Le tre Lune, che fono intorno al fregio del- 
la Clamide, rapprefentanorinfegna dcH'lHu- 
firt'lmia Ca(à Strozzi, nellaquale C\ contiene 
«in molta ragione il fimbolo della Benignità, 
psrcioche, come il lume della Ltui»non è al- 
tro che l'iftelfolume del SoIe,cofi la benigniti 
n^nhàaltia luce che quel la deli'iftelfa magna- 



nimità , Sole del le virtù, come habbìamomo- 
flrato , & però la forma del Sole C\ fcuopre in 
tefta della figura, cioè in luocopiù fnperiore, 
& più nobile fède dell'intelletto, ondefi cana- 
no le virtù intellettine , & gl'organi fenfitiui , 
iie'quali fi fondino le morali . 

11 numero ternario delle Lune, fìgnifica la 
perfettioiie di quella eminen-^e virtù, perche il 
ternario fcmpre fignifica perfettione, come in- 
fegna Arift. nel primo del Cielo cap. primo , 
& è primo numero impare>& principio d'im- 
parità della quale dicenano i Gentili fodisfarfi 
DiojComcdi co'a perfetta , o ,de Virgilio nell' 
Egloga 8 . dice . Numero Deui impare gaudet, 

Eti Pittagorjcidiflèroi] 5. triplicato nel qua 
le ficótieneildua.cffèredi potenza infinita, e» 
quali concorda anco Plat-che dice nel Timeo, 
da quello numeio triplicato hauere origine la 
perfettione dell'anima , & riileflà Luna fi di- 
manda da i Poeti Triforme,come fi vede in A \\ 
Tonio nel libretto intitolato Grifo , nel quale 
deiriftefl'o numero ternario difcorre , ne deuo 
lafciare di dire ; che dette Lune fono riuolte à 
man deftra,cioè vcrfo rOriente,ilche è fegno, 
che la Lunaftà in fiiO crefcimento , fegnitan- 
do il Sole , & cofi rillnftrifs. Cafa Strozzi fè- 
gnitando gli fplendori della magnanimità , fi 
va continuamente auanzando nella gloria , & 
ne gli fplendori della fama con l'ifleflà benigni 
tà,& è la Luna detta Lucina, per ellère ella 
tenuta dagli antichi apportattice della luceà 
ì nafcenti fanciulli, perche porge loro aiutoai 
vfciredel ventre della madre, & per efière ella 
benigna , & pianeta humido affretta tali bora 
con il fuo influfioil parrò foccorrendo le don- 
ne ne i lor dolori, rendendole più facile al par- 
tori re.comediflè Horatio lib.^. Ode il. 

Montiu m cuflos nemorumq^ virgo , 

^Ih& lahoranteis vtero puellas 

Ter vacata atidii ademis^jletho- 
Diua triformii • 
Et benigna fi può d re la Luna , perche rl- 
fplcdédo neirofcurità della notte, a/Iìcura>& 
inanimilce col fuo lumei poueri viandanti , Sc 
i pallori alla guardia delleloto mandre,&: pe^ 
ciò è fiata chiamata dagli Antichi fcorta , & 
duce,& gliEgittff con ilgieroglifico del Sole, 
& della Luna s'immaginanano chequefti dui 
pianeti fodero Elementi delle colè, come quel- 
li che con la virtù propria gcneradèro,&: con- 
fcruaffero,& perpetnadèro, tutte lecofe infe- 
riori , oltre à queffola vijanoftra efière- retta 
dalgouenio loro.per-effcre fofìentata dell'ha 
naor 4eirvno,& dalcalor dell'altro . 

Si 



Parte Primari 



yp 



5i fa detta fìguia di faccia lieta, Se gioconda, 
iidente,di afpetto giouiale, leggiadro , & mo- 
t{efl:o,& perche non è cofa più grata , & amata 
della benignità , onde difle Terentio né gli A- 
deltì. 

Re ipfn reperi • 
Facilitate nihtl effe homini meliut ne^ue clé- 
tncntia • 

Et per fignifìcarc lo flato fignorile che è ne 
teflarioall'vfodi ella benignità, fifa veflita > 
le coronata d oro -, 

Il drizzarfi ni picdi,chinarfi,& aprir le brac 
tia, fono fegni preprii ne i Prencipi della lor 
benignità, fontani dall'alterezza dell'animo, Se 
dal rigore • , 

Tiene con la deflra mano il ramo di Pino -, 
eflèndo detto arbore simbolo della benignità , 
perche il pino ancorché fìa alto > & faccia om- 
bra grandillìma, non nuoce à ninna pianta che 
vi sia fotto, maciafcuna ui germoglia lieta- 
mente , perche ella è benigna à tutte , come 
referifce Thcofrafto Filofofolibr.j.cap.i j-de 
Plantis i 

Pinui qnojj benigna omnibus propteren effe 
futatur,quod radice fimpliChnltaq^ fit : Seritur 
'inim/nb eam (^ Myrtuì.i(^ Laurm,^ alia pie 
raifj nec qulcquim pràhibet ràdix , quo miriM 
hic libere auge/te, e v^leàn ^:ex quo tnteHigi po- 
teft , radice/» plm infejìare quam vmbràm : 
^Httpccum Pin:i5 vmbrAm amplijfimam red- 
dat,^ relt^u,% quoqjpjucis altiiq^ nitentia radi 
cibiti adportionemfocietaiemq^ non negat-Ouc 
è da notare -, che il pino arbore nobiliiiimo di 
radice alta, tic iempiice raccoglie benignamen 
tcforto la fua ombra le minori piante, fi come 
fanno altri arbori di aita radice , che non nega- 
no rie eu ere in compagnia loro al tré piante , il 
che ci ferue per figura, che vna perfona nobile 
d'alta radicejcioc di (tirpe, Scorgine fublimc 
liceue folto l'ombra delU fna protertione con 
ogni benignità altri di minor condittione , & 
coi portioneliaTiet:enell'amicitia, & compa 
gnia tua, il che non fanno gl'animi nati vilme 
te , ancorché per fortuna fublimati fieno , che 
per l'ordinano reflono rozzi, & come doppi) , 
e non fèmplici vfano uerfo altri più tofto ma- 
lignità, che benignità. 

L'Elefante animale nobile, & più d'ogn'al- 
tro grande, lo ponemo in qneito luogo per 
lìmboio della Benignità de'Principi,& iigno- 
xi grandi , della fna benigna natura ne viene 
■à far teflim'onianzà Arifl:.;ib.<;.cap.46.neirhi- 
ftoria de gli mimali. ElephorS omnium ferarum 
'•mjtijftmiPi i <?• pUddijfimui . £c Baicoiómeo 



Anglico cfella proprietà delle cofé l'b iS cap. 
4i»diceche gli Elephanti fono di natura beni- 
gni perche non hanno fele. Sunt nutem EÌe- 
phantet natura litef benigni, ^uod Careant frlle. 
Ma noi diremo ch'egli fià benigno non folo , 
perche fìaprkiodi ftle { attefòcheil Camello 
ancora è priuo di fcle,& nondimeno 1,0.1 ani- 
ua à quella gentile benignità , che ha l'ele- 
fante ) ma perche la natura lo ha dotato d'vn 
cerco lume d'inteìleitó prlidente è fèntimen- 
10 quafi che humano • Plinio libro 8- cap i. 
Ammalium maximum Elephas , proximumt^ 
humanis fenfibus ^c quello animale fé mai 
nelii^deférti incontra qualche perfona ch'iiabbia 
fmatrita la ftiada per non fpanentarla col fuo 
afpètto , fi mira in bel modo al quanto lonta- 
no , da quella, & per darli animo felemoftra 
tutto cortefe, & manl'ueto, & le precede auan 
li nel camino , tanto , che à poco à poco Io ri- 
mette per la fi rada- Si EUphantes hominem 
errantem fibi obitium vidertnt infolitudine , 
primo,ne impetu rerreanty aliquaniulum de via 
fefubtrahitnt, ^ tur.c gradum figunt , f^paii- 
iaìim ipfHmprAcede72tes viam ei oilendunt. di- 
ce il medcfimt) Eartoiomeo Anglico nel luo- 
go citato , -Se Plinio nel fndetto Ubr- cap. 4. 
Elephas homine obuio forte folitudme t 0> f,m- 
pliciter aberrante cUmens ■, placidusq^etiam de- 
mmHrare l'iamtraditur Atto veramente beni 
gno, mirabile,in vno Aniinale , ch'habbia for- 
za di nuocere , & non voglia , ma più toftodi 
giouare : d-^lla nobile , è benigna conditionedi 
qneflo animale fi pofibno riputar partecipi 
quelli Signori, iqualimofll dalla loro innata 
benigna natura rimettono i fudditi, ò feruito- 
ri nella via del felice contento , foccorrendoli 
né i loro clhemi bifogni . Huncfibi finem pro- 
pontt honeiìus Princeps , •vtjubditosfelices effi- 
ciat . Il fine deli'honeflo Principe è di far fe- 
licijfudditidiflè Antipatro: di più glihonefìi, 
& benigni Principi, & Signori , accorgendofi 
di eflère maggiori tenuti , & ri ned ri , porgo- 
no antimo à minori di parlare , & clviedcre v- 
dienze, & focCorfo, fi come banno fatto gli ot 
timi Principi-, & Impelatoti, che hanno [alla- 
to buon nome di fé- Aleflàndro Seucrodi no- 
me, 3c benigno di natura à chi non s'anifchia- 
ua di chiedere niente , lo chiaiTiana , dicendo 
perche non chiedi ìiientc ? Voi fcrfèch'io ti re- 
fti debitore? chiedi jncciò non ti lamenti dime: 
Conofceua Alellàndrocheil Principe è obliga 
ro dar benigna vdicnza , Se foccotlo à perfone 
minori,' & priuaie, & perciò s'ofceiiua benigna 
«neiite à loro , dimandando i bifogni per non 
H i runa- 



So Iconolog ia di Gef.Ripa 



limancre à loro debitore , & piuc eia gentile 
Imperatore , confoiidanfi quelli Signori afpe- 
li di natura , che negano l'vdienza , e Te pur 
la danno alle prime parole infaftidiri Jifcaccia 
no da r con ingiuria le perfone, & Icfpauenfa 
no con la loro fcusra., & brusca ciera ; piendi- 
i^aeJlèrapio da Tiro figlie di.Vefpariano Im- 
peratore, che Tempre benic^no fimoftròal po- 
polo, onde per tal benignità fu chiamato Amo 
re, &delitieddgencrehamano, mai licentiò 
alcuno da fé fenza dargli buccia fperanza, au- 
zianifato da' famigliari, comechegli promet- 
tcde più di quello che poteilè mantenere, (ole 
«adire che bilbgnaua auertire che ninno fi 
partine mcfto, &: difguftato dal pailarc del 
Principe- Non oportere,ait qtiemqti^itn àfermone 
rrinapisfrijlem àifcedere: Soggiunge Sueco- 
nio, che trattò il popolo in ogni occafionecó 
tanta piaceuolezza , & benignirà, che folca far 
preparare le feik publiche de Gladiatori non a. 
gulto fuo, maad'arbitriodeg!iafpettatori,_& 
mai negò niente à ninno cb.e gli dimandalle, 
^nzircllbrcaua dimandare d; p;ù : Namneque 
negauitquicquampetenttbus:Ó' i'' ?/'f velimi 
teterent, vitro adhortaius eff • Stando vna icra 
a cenagli vennein mente , clic in quel giorno 
non haìieua vfaralafojitabenignitàcon ninno, 
di che pentendoiì, mandò fuori quella meino-^ 
rabil voce Amici diem per uidimus,kmìc\. hab 
biamo perduta la giornata, riputò come piin- 
cipeelTere debito fuo eficrcitare ogni giorno. 
1 offirio della benignità . Non ili men benigno, 
quel buonolmpcracore, dico Marco Auielio 
di cui Hexodiano ferine , che à qual fi voglia 
che vi andana auantiporgeua benignamente la 
jnano, è non comportaua, che dala (uaguai-, 
dia fu Ile impedito ringrellbà ninno. Qu^elìi 
fo:io rnncipi amati in vira, & dopò morte: 
bramati , che (i fanno fchiaue le genti con la. 
benigr,ità , Scarto per quattro giorni, che ni 
quella vita vno fignoreggia,.deue procurart di. 
Jaiìar memona benigna di (^c , perche la fuafi- 
gnoria.tofìo fi perde , &;Ia fua benignità, come, 
virtù eternamente dura; Detto degno di gcne- 
jolo Piiiìcipc fu quellodiPilippo Re di Ma- 
cedoniaPadre de! grande A 'cifand io. Malo din. 
hcnigììus , quam l>reni. tempore Dominus ap^ 
pelUri • 

Voglio più torcoeflèrechiamato lungo'tem. 
pò be. ugno , che breue tempo Signore, onde, 
joconfiderandoil cortefe animo di quelli in- 
iiitti Se benigni Principi, & la nobil natura .-lei 
TElcfante anmiaJ- maggiore d'ogn'altro^ con- 
ei'anra con taacabeiiignità,. fi. conclude là, che 



qwantopiii vna per fona è nobile, & granir», 
tanto più deue eflfeie cortefe , & benigna , ma? 
quello, chepiù importa fi conforma con la be- 
nigna natura di Dio, di cui è propri© l'eflèr be 
nigno,enèndo, che non ei èchi pili di lui ellèr 
citi la benignità per il bene, che ogni giorno 
fa à tutte le £ue creature , fi che vn Signore, Se 
vn Principe per quanto comporta la mortai 
conditione in cofa ninna può più accoftarfi al 
la natura diuina , che con la benignità, & fen- 
2a dubbio' , che Iddio ama più vn Signor beni 
gno, chefuperbo,& altero, anzi l'odia, fi co- 
me il moral Pilofofo Plutarco chiarasnenre di— 
moftra nel difcoilb , che fa al Principe igno* 
rante, dicendo , che fi come ; Iddio ha collo» 
caro nel Cielo il Sole , & la Luna , fegni del 
fuo fplendorci cofi è l'imagine, & il lume dei. 
Principe ne la Republica, che porta la men- 
te, &: la ragione guifta , & retta , è non il ful- 
mine, e'I tridente, come (ogiion farfi dipinge- 
te alcuni per pai-ere tremendi , & fublimipiìì 
che non lono : difpiacciono à Dio quelli, che. 
fanno emnlatione co.i li tuoni, fulmini, 8c rag 
gì. Si. fi compiace di quelli » che imitane la fua 
virtù , & fi rendono fimili à lui uell'honeflà ,, 
humanità , Se benignità , & quelli più inalza 
facendoli partecipi della (uà equità, Ginftiiia ,, 
Verità, Manluetudme, & benignità, median- 
te le quali virtù rilplendeno, comeilSolet-Si:, 
la LunanOii tanto appreflbgl'hnonnni.quaur 
toapprcllb Iddio padre di ogni benignità • 

BIASIMO VITI OSO. 

VEcchio magro, pallido , con bocca aper- 
ta, & chinato verfoia terra , laquale ci 
va peicotendocon vn badone, clic ha in mano,, 
cofi finr'cuano gl'antichi Momo Dio della ri- 
prenfio'ne , e de! bialinio ; il veftimento farà- 
picno di lingue, d'orecchie, & d'occhi • 

Si dipinge vecchio, perche è pioprietà de* 
vecchi di biafimarc fein-pre le cofe d altri , ò 
perche fi co lofca la loro prudenzaimparata 
con l'cfperienzadi molti anni, ò per lodarl'età 
padàra.ò per pori«fraio alla licenza gioucnile. 

Si fa ancora vecchio, eflèndo la vecchiezza 
fimile'al verno, che fpoglia i tempi d'ogni oc-, 
cafionedi piacere, & di gulìo . 

E fecco,^ pallido, perciistalediuiene fpef- 
fo,_chi biafima per l'inuidia , che quafi fempre, 
muouc il biafimo. 

Sta con la bocca aperta>& fi vefle.comehab 
biamo detto con le lingue , orecchi > & occhi 
perche il biaflmo è (èmpie pionto d'vdire , & 

vedere 



Parte Prima^* 



vtcTere per fcemar la lode di qual .fi voglia non può efièr Te noLi vile, appoggiandofi mai- 
P^^y'^ ; fimeall'arido legno della makdiceuza- 

Mua la teira , perche ilfiiie di chi biafinia 



B O N 



A^. 




DOnna bella, veftita d'oro, con ghirlanda 
di ruta in capo, è ftarà con gli occhi ri- 
«olti veifo il Cicloiin braccio reiiga vn pelli- 
cano con li fìgiiuolini & à canto vi (ìava ver- 
de arbofcello a!'a rina di vn fiume . 

Bontà neiriiiiomo è compositio;ie di parti 
biione,come fedele, verace, integro, giufto,iSc 
pacieuce . 

Beila fi dipingcperciochelabo irà fi cono- 
Cce dalla bellezza, edenJo che la nieate acqui- 
la cognitione de'fen'ì . 

Il veftito dell'oro (igniilca bontà , per eilèr 
l'oro fupremamente buono fra entri i metalli. 
Horatio dimanda aurea la mediocrità , dalla 
cjiialedciiiia la bonrà i!ìcflà in tnrte le cofe. 

L'Albero alla- riua- del fiume e confo r«K al 



le parole di Dauidnel fuo i SaIrao,che dee:: 
rhuomo che fe^uc la legge di Diocilcr C\mi-^- 
le ad vii'albero piantato alla rina d'vn rufcci' 
Jo chiaro,bello,& correnre,e per non e^Tèr al- 
tro la bontà, della qua'e parliamo,cheil con- 
formarfì con la volontà di Dio, pt rò fi dipin- 
ge in tal modo,& il pellicano mcdermiamen- 
te,ilc]uale e vccello.che/econdbche racconra- ' 
jio molti autori, per founenirei piopiii f-gH- 
lìolipofli in iieceflìtà , fi-eua fé fteftb co] lo- 
ftro, è de! proprio fang-Tcli nodrifee,come 
dicediffufamene Pierio Valeriano a.' ino !ro-- 
go,& de più moderni nc'la noflra liiigtM. 

Il Rufceìli ncll'impiefadel Cardinal d'\m 
gnfì-a non moilia altro, che l'ifìellà bontà 

5tà eoa gl'octhi riiiolti al Ciclo , per cdaj 

u;t3ac-- 



6z Iconologìa di Cef.Ripa 



inreura allacoiitemplatione diuii>a,& per fcac 
ciari penfieri cattiui , chedi coiuiiuio fanno 
guerra . Per queOo ancora fi pone lagiìirlan- 
da diruta, hauendo dett'herba proprietà d'cA 
Icr fuggirà da i fpirici maligni,& ne habbianió 
autentichi teftimonii . Ha ancora proprietà ài 
fniinuir l'amor venereo , il che ci manifelìà y 
cliela vera bontà lafcia da banda tutti l'intc- 
ieflì,& l'amor proprio,ilc]uale folo fconcerta, 
& guafta tutta l'armonia di quelVoi^ano, che 
fuonacon l'armonia di r^itte le virtù . 
B V G I A . 

DONNA inuolta , & licoperta nell'hi- 
biro fuo quanto fìa pofubile, il veftimen 
toda vna parte farà biaiìco, & àall'alrra ncro> 
terrà in capo vna gaza; & in mano vna Seppia 
pefce . 

La parte del veftimento del color bianco 
moftu^chegl'hucmiRi bugiardi primierameiì 



te dicono.qualche verità pernafcondcrni fòtro.. 
la bugia, imitando il Diauolojilquale , come 
dice San Giouan Chrifoftomo fuper Matth. 
Concejfum eli tnterdum vera dicere.vt menda- 
ctumfuum raraveritate commendent. 

L'altra parte di dietro del veftimentonero, 
fi fa in quella (entenza di Trifone Grammati- 
co GrecOjIaquale diceua, che le bug* hanno 
la coda ncra>& per quefta medelìma ragione à 
queft'imagine fi pone in capok Gaza , che è 
di color varioj & la Seppia , laquale > fecondo 
che racconta Pierio Valeriane nel lib-iS qiian 
do fi fente prefa, manda fuori dalla coda Vn 
certo humorenerojnelquale fi nalcoiidcjftima 
do con tale inganno fiiggire dal pefcatorc Co- 
fi il bugiardo ofcura fé fleflb con la fintióng 
delle bugie , & non viene mai à luce di buona 
fama . 



B 



G I A. 




Donna 



Parte Prima . 



^5 



DOmiagioiiaiftt-»rutta:maartifitiofamentc 
veftiu di color cangiante, dipinto tutto 
di mafcaie di più forti, & di molte lingue , fa- 
ti zoppa, cioè co vna gamba di legno, tenendo 
nella fmillra mano vn fafcetto di paglia acccfa. 
Sant'Agoftino dipinge labugia,dicendo, che è 
fàlfà fignificationc della voce dicoIoro,che co 
mala iutcntione negano, onero atfermano viu 
cola falfa. 

Ecperò fi rapprefèntain vna donna gioui- 
ne,ma brutta, ellèndo vicio fèruile, & fuggito 
fbmmamente nelle conuerfàtioni de'nobili, in 
modocheè venuto in vfohoggidì.cheatteftan 
dofi la fua nobiltà , come per g uramento nel 
parlare fi ftima per cofa certa , che il ragiona- 
mento fìa \ero . 

Vefteiì artiiìciofamenre , perchecon l'arte 
fua ella s'induftria di dare ad intendere le colè, 
che non fono . 

La verte di cangiante dipinta di varie {orti 
di mafcare , & di lingue dimoftra l'inconftan- 
za del bugiardo, ilqualc dilungandoli dal vero 
nel fau ella re. dadiuerfà apparenza di eHère à 
tutte le cofe,& di qui è nato il prouerbio che 
dice : Mendacem oportet effe memorem . 

Il fafce:ro delia paglia accefa altro non fì- 
gnifìca.fe non che fi come il detto fuoco prefto 
s'appiccia, & prefto s'ammoria, cofi la bugia 
preflo nafce,& prefto muore . 

L'elTer zoppa dà notitia di quel che fi dice 
trinialmente:chelabugiahà le gambe corte. 
B V I O . 

GIOVANETTO moro.veftito d'azurio 
ftellato d'oro, cS<: fopra il capo hauerà 
vn Gufo, nella deftia mano vn velo nero , & 
con la finiftra terrà vn feudo di color d oro > 
inmezodcl quale vi fia dipinta vna targa con 
motto che dice . AVDENDI. 

CALAMITA'. 

DONNA meftajveilitadinero, & malm 
arnefe , moftrandofi debole fi regga 
fopra vna canna , tenendo in mano vn maz- 
zo di fpighe di grano rotte , è fracaflàre , 
come quelle, che vengono abbattute dalla 
tempefta • 

Il veftimento nero fignifica malinconìa , 
ch'è compagna perpetua della calamità • 

S'appoggia alla canna , perche non fi truo- 
uamaggiorcalamità, che quella di colui, che 
ftà in pericolo di rouinare, il quale fi condu- 
ce molte volte à dehderarc la morte per rime- 
■dio, & la canna per elle re vacua , & poco den- 
fà, facilmente C\ fpezzaal fbprauenimentodel 
pefo, come facilmente mancano Je fperanze 



di quefio mondo , perche ogni forte di vento 
ancorché debole è baflanre à iiiandaie in mi- 
na, & lafabrica. Se li fondamenti delle noftre 
fperanze , & per quello fi domanda calamità 
dai calami delle Canne. 

li mazzo del grano accoticio , come detto 
habbiamo, fignifica la perditione, & mina del- 
le biade , che è il principio della ncltra ca- 
lamità . 

CALAMITA', O^ MISERIA. 

DONNA afciuta , tutta piena d; lepra con 
pochilTìmi panni, che le cuoprono le 
parti veigognofè, & con alcuni caglinoli , che 
li ftiano lambendo le piaghe delle gambe, terrà 
le mani matto di dimandare elemofina . 
Calamità. , ©> Miferia • 

DO una m.efta , ignuda, à federe fopra vn 
falcio di canne rotte, è {pezzate in mol- 
ti pezzi in mezo à vn canneto. 

Si dipinge mefta, percioche la milèria rende 
rhuomo niello , Si ancorché la Fortuna fé gli 
moftri alquanto benigna, nondimeno non fi ral 
Jegramai, come dimoftra Seneca in Thyefte. 
Troprittm hoc mifercs /equifur vitium 
Rtdeat felix Fortuna licet 
N unsquam rebus credtre Utis 
Tamen a^li^os gaudere piget . 
Si fa à federe , per moli rare , che le fue fpe- 
ranze fono andate à terra , & ella infieme con 
elle , perche dice S. Agoftino nel lib. de fin. U 
miferia è abondanza di tribulationc . 

Lecanne fracaflate furono fèmpre pofle an 
ticamente per fignificare lacalamità, da chet 
Romani pigliarono poi il nome di calamità , 
dimandando calami, lecanne. 

C A L V N N I A. 

DONNA, che moflri elfere sdegnata, nel- 
la finiftra mano tenga un torchio accc- 
fo, & con la deftra prenda peri capegli ungio- 
nanetto iHido, &loftringa, il quale alzi le 
mani gionte al Cielo , &: da vna parte vi fiirà 
vn Balàìiliro. 

Dipingefi con vn vifo iracondo , perche e ca 
gioìiata dall'iracondia , & dailofdcgno . 

Il torchio acccfo , dimoerà , che la calun- 
nia è inflmmento attilfimo ad accendere il 
fuocodélje dilcordie, & delle rouiiie di tuti i 
Regni . 

Il tirarfi dietro il gioitine , che ha le mani 
giunte , ci fa conofccre , che il calunniare 
non èaltro, che lacerare lafamadegl'Inno- 
cenri. 

Gli fi dipinge ù canto il Balàlifco, percioche 
come narra Pieiio Valeriano nei lib. H- I Sacet 

doti 



6^ 



Iconologia di Cef.Ripa 



•doti Egitiip:)nenai:o quello animale per la ca- 
lunnia, perche fi come il Balalifco iciiza mor- 
dcie da lontano è pernitiofo aU'huoino co'I 
I^'iardo , così il caiuniiiatcìc fpailaudo di na- 
iconoall'oiecchie de' Principi, Scaltri, indu- 
ce fraudolentemeure l'accufato , che riceua 
danni ,di(agi , tormenti,jc ben fpelTo la nior- 



A 



R I 



te, e fenz onde porerfi aiurarc , fior» {apendo il 
torto, perche gli vieii fatto in abfenza come fi 
vedeanueuire in mohe corti, Se Herodoto lo» 
pra la caKinnia nel libr.y. così dkcCalumniit 
tw iniuriam facit nc(ufai0,non frAfenten\ ac- 
tu/ans . 



I o. 




Giovi KHTTO veftito dì vari! co- 
lori, in capo porccrà vn cappelletto fimi 
le al ve ìimento, fijprailquale vi faranno pefi- 
iie diiierfe,iielIadeftran)ai!0 terrà vn mantice, 
& nella 'iniitra vn I pcione . 

Capncciofi Ci dimandano ciuelli , che con 
Idee dall'ordi. lane degl'altri huoniini diuer- 
fc fanno prendere le proprie acuoni , ma con 
la mobilrà dall'vna all'altra pur del medefìmo 
genere, Se pe^- modo d'Ani logia fi dico io ca- 
puccile idecjche in pittura, òia mnfiea, ò in 



altro «lodo l'i manifeftano lontane dal modo 
ordi:^ari(^ : Iniconflanza fi dimoftra nell'età 
fancuillcfca , la varietà nella diuerfità de i co- 
lori . 

Il caicHo con le varie penne , moftra che 
principalmente nella fantafiafono poftc que- 
lle diuerfità d'attioni non ordinarie . 

Lo fperonej&ilmanticeraoftranoil capric 
ciofo pronto all'adulare 1 aleni» virtù, ò «1 
pungere i vitij • 



CAB. Ri 



Parte Prima_j.' 
Carri de i fette Pianeti . 



^1 



CARRO DELLA LVNA- 

Comi ^ def eritto ini Boccaccio li&-^.nella 

C eneologia de gli Dei- 

VN A donna di verginale affetto Copra 
d'vn carro di due ruote tirata da due ca 
Halli, vn bianco, Gl'altro nero per moftrare , 
che la Luna fa i fuoicorii di giorno, e di not- 
te, è anco tirato il ftio carro , come dice il fo- 
pradettto Boccaccio nel y. libro, datemi, eden 
do che il camino, che fa U Luna vien fornito 
più velocemente di tutti gl'altri pianeti , come 
quella, che ha rorbeminore,& Claudiano, Si. 
Fefto Pompeo dicano,che e guidato da muli , 
per eHèr la Luna ilerile,& fredda di fiia natn- 
ra,come parimente è il mu!o,& Aufonio Gal- 
lo fa guidare il detto carro da giouenchi, cre- 
de fi che forte ro dati quefi: 'animali alla Luna 
per la fimig!ian2a, che è fra di loro delle cor- 
na.che perciò fi meccano due piccioli cornetti 
in capo della Luna , come anco per elTèr que- 
fi animali facrifìcati à qiieOa Dea. 

Prudentio velie la Luna d'vn bianco, & fot- 
ti! velo dicendo. 
Di bel lucido velo a noi ve fi ita 
^iu.tndo fuccinta fpLega le qu;idreUx 
E la Vergine figlia di Laiona . 

Si porrà anco veftiieconla velie bianca, rof 
fa,& fofca dalla cinta in siij& il reftantedel ve 
fìmientofarà i.egro, moPaando , che la Luna 
non ha lume da sé t ma da altri lo riceue, & 
è d'auuertire, che per bellezza di quefla figu- 
ra fieno eflì colori poiH con gratia,i q uali «io- 
ilranojche la Lnna,fpe(Ib fi muta dt colore, & 
da efla molti nidouinanolemutationi detépi , 

Onde Apuleo racconta , che la rodèzza nella 
Luna fignifica venti , il color folco pioggia, & 

il lucido, e chiaro aere lèreno, & Plinio nel lib. 
l8.c3p.51.dice il medefimo • 

Fu da gl'antichi dipinta , che portalfi ù gì '- 

horaeri vna faretra piena di ftrali, & con la de- 

ftramano vna facella accefa , &con lafiniftra 
vn'arco. 
Moftra la facel]a ardente , comcapportatri- 

ce della lucealli nafcenri fanciulli , percioche 

porge loro aiuto, ad vfcue dal ventre della 

madre. 

Moflra ancor il lume , chefaalli pallori , i 

quali amano affai la Luna, percioche da lei ri- 

ceuo.ocommodità grande , efièndo che lanot 
e guardauo i fiioi armenti dali'iufidie delle 

ìfiere » 



Oltre ciò s'intende ancor perii lume l'i. u- 
midità fua, che prella fauore alle piante , che 
germinano fopra U terrà, & alle radici di fotto 
dona aiuto. 

Ladipinfero gli antichi , come habbianio 
detto, con l'arco , & con la faretra , perche in- 
tendeuano la Luna clTère arciera de' fuoi raggi, 
li quali fono alle volte nocini à i mortali , & 
per dimodrare ancora le punture , che fento- 
110 le donne nel partorire , ellcndo quefla Dea 
fopra il parto delle donne . 

CARRO DI MERCVRIO. 

VN giouine ignudo con vn fol panno ad 
armacollo , hauerài capegli d'oro , & 
fiae/Ti vi faranno péne parimente dorocongiu 
ce infieme , onero vn cappelletto con due alet- 
te, cioè vna per banda, in mano porteià il Ca- 
duceo, &alli piedi i Talari , chccofi fi truoua 
dipinto dai pittori, & deferi tto in molti libri 
da'Poeti, & in particolare nelle trasformatio 
ni d 'Apuleo. 

Sarà detta Imaginefbpra d'vn carro , & vi 
farannomolti fàHl , peraccenareil coHume de 
gl'antichi, che quando paffauano vicino alle 
llatue di Mercurio, ciafcun ìi gittaua vn faflb 
à i piedi, di maniera, che fempre alli pied' del- 
la fiatua di Mercurio erano molti monti difaf- 
fi, è ciò riferifce Phornuto nel libro della natii 
ra de gli Dei. 

Sarà qucflo carro tirato da due Cicogne ve 
celli confecrati à Mercurio, perchequello vc- 
cello, ch'è chiamato Ibide, è vna fpctiedi Ci- 
cogna, laqualenafce in Egitto, come ferine 
Ariftotele nel libro della natura de gl'animali, 
doueche Mercurio ( fecondo che narrano gl'- 
Ifloiici j regnò, dando à quei popoli le leggi, 
&infègnò loro le lettere . come ferine Marco 
Tullio nel terzo libro della natura degli Dei , 
& volfe, che la prima lettera dell'Alfabeto fof^ 
fel'Ibi, fi come dice Plutarco nel librodelfi- 
de, & Oiìride, & Gnidio nel fecondo libro del 
le trasformationi ferine, che Mercurio fuggen 
do infieme con gli altri Dei l'impeto di Tipheo 
gigante fi conuerfein vna Cicogna . 

Potrebbefi in luogo ancora delle Cicogne 
dipingere due galli, per lì c.owuenienza, che ha 
Mercu rio Dio della faconcìia , Se del parlare, 
conia vigilanza, laquale fi dinota con il gallo. 

Con il Caduceo fidjccche Mercurio (fe- 
condo I Gen tili J fufcitallc i morti, comefelo- 
I quenza 



66 Iconologia àx Cefi Ripa 



queiua fiifcira le memorie de gl'huemini . ^ 

I talari , e le penne, moftrano la velocita 
delle parole , le quali in vn tratto fparilcano > 
però Hom. chiama quafi le parok,veloci,a!ate, 
& c'hiii le penne ,^ e clu vuol vedere più di£- 
fufamente quelk , efimilialtre ragioni delle 
penne di Mercurio , & de gl'altri liioi porten- 
ti , potrà leggere ( oltre che molti né fcriuono 
nella lingua Latina ) il Boccaccio , clieuelia. 
Boftra iioi5n\anca,coii diligenza. 

CARRO DI VENERE. 

VENERE n dipinge giouane , ignuda» 
& bela, con vna ghirlanda di rofè , & 
di mortella, «Se in vna. mano tiene, vna. conca 
marina • 

Pù Venere rappiefentara nuda per Tappe 
titodeglilafciui abbracciamenti , onero, par- 
che chi va dietro fbropre alii lafciui piaceri li- 
mane fpelTo fpogliato , & priuo dogni bene, 
perciochele ricchezze fono dalle lafciue don- 
no dinotate , &: fi debilita il corpo , & mac- 
chia l'anima di tal biuttu ra , che niente refta: 
più di bello. 

II mirto, & le rofe fbnooonfecrate à quc- 
fta Dea, per la conformità, che hanno gl'odori 
con Venere , & per l'incitamento , & vigore» 
che porge il mirto alla hi fili ria , che pero Fii- 
turio poeta Coniicoraentre fìnge Digonemei-e; 
trice, cosi dice- 

A me forti dil mirte acciò ch'io poffa- 
Con più vigor , di Vedere oprar tarmi . 

La conca marina , che tiene in mano, mo- 
fìra, che Venere ila nata del mare, come difni. 
famente (ì racconta da molti . 

Il fuo carro fccódoApuIeo è ti rato dal le co 
lombe , le qiiali { come fi ferine j fono oltre 
inodo lafciue, ne è tempo alcuno dell'anno , 
nel qualenoij fileno infìcme nei lor gufliamo- 
rofì . 

Et Oratio , Ouidio, &: Sratio, dicono, che 
Venere è ti rata da i cigni, perdimoftraxe, che 
igurii degl'amanti fono fimi li al canto del ci- 
gno, il quale è canto più dolce^quanto quello 
animale è più vicino al morire , perche tanto- 
più gode l'innamorato qxianto pili pena in 
amore . 

Per fare alquanto differente quefla figura il 
CiraldJ (criue, che Venere fi rapprefenta , co- 
me ho detto, fopra d'vn Carro tiratodadue 
cigni, e due coloÀbe, nuda, col capociiutodi 
mortella, & con vnafìammaal petto, nellade- 
ftra mano tiene vna palla, ò vejo vngIobo,'in 
{orma del mondo , & con U fmalra tre pomi 



d'oro , & dietro gli fono le tre gratie, con ìe 
braccia auuiticchiate • 

Il globo moflraefTer Venere dominatrice , 
e conferuatrice deU'vniuerfo. 

Li ere pomi fono in memoria del giuditro 
di Paride à lode della fua fingular bellezza. 

Le gratie fono'le damigelle di Venere , che 
allcttano , & corrompono facilmente gl'auipii 
aon bene ftabiliti nella vittù . 

CARRO DEL SO LE. 

IL Sole fi donerà rapprefentare con figura di 
giouanetto ardiio,ignudo, ornato con chio^ 
ma dorata, fparfadi raggi, con il braccio de- 
filo diftefo,& con là mano aperta terrà tre fi- 
gurine, che rapprefentano le tre gratie, nella; 
fìnifiramano hauera l'arco^ & le faette, & fot- 
te li piedi vn ferpente vccifocon li flrali. 

Sifagiouinecon l'auttorità dei Poeti fral: 
quali Tibullo cefi dice • 

Che Batto Jolo , e libo eternamente gtottmi- 
fono, C^r. 

Et per la giouinezza volfero fignifìcare la 
virtù del Sole produttore fempre in vigore del 
fuo calore di cofe nuoue,& belle. 

Sofliene con la finiflra mano !c trcgratie per 
dimoflraie , che ci ò che di belio, e di buonof è 
in quefto mondo , nitto apparifce per la fu*- 
luce.eda quello in gran parte è prodotto . 

Con il fèrpemorco,&con le frezze fi dipin 
geper accennare la faiiola di Pitone vccifb da 
Apollo fìnto fó!o per dinioftrare i gioueuoli. 
effetti , che nella terra opre ra la forza del Sole 
afciugando le fuperfluità degl'humori, & ri- 
fblueiido le corru trioni . 

Starà detta figura con beila dlfpofitione,{b- 
prad'vn Carro, il quale da Ouidio nel fe- 
condo libro delle Metamorfofi cofi fi di- 
pinge . 

Di ricche gemme e quel M Carro adorno 
Et ha. d'oro il timone , én l'ajfe doro .- 
Le turuature delle rote intorno 
Da falda fafcia d'or cerchiate foro • 
/ raggi fon the fan piti chiaro ti giorno 
D'argento, e gemme in -vn fot t il lauoro 
£ tutto infieme si gran lume porge 
Ch'in del da terra il Carro non fi fcorgtj» 
Queflo Carro, come laccontail Boccaccio 
nel 4- libro della Gencologia de gli Dei , ha 
quattro ruote, perche nel fuo corfo d'vn anno 
cagiona quattro mutationi de' tempi , & e tira- 
to da quattro Caualii, deili quali il pfimo da 
gli Poeti, è chiamato Pireo; il fecondo Eooiil 
terzo EthoKe, & il quarto PhIegone,& co que 

Iti 



Parte Pfimaj» 



67 



-Rihanno mediato la qualità, & il camino del 
'«jionio; perciochePiioo.che e il piinio, (i di- 
pinge roflb.ertèndochenel principio della mat 
tina,oftaudo i vapoii che fi leiiano dalla terra, 
il Sole nel leuarfì è roflb ; Eoo, che e il fècon- 
dò.d dimoftia bianco perche , efTendofi fparfo 
il 5olc,& hauendo cacciati i vapori e l'pieiiden- 
te.& chiaro ; il terzo è Ethonc , & fi rappre- 
Tenta roflb infiammato , tirando al giaIlo,pei- 
che il Sole ( fermato nel terzo del Cielo ) mo- 
ftra più rifpleiidente fé ftellò; L'vltimo è Phlc 
gone,&: fi figura di colo rgiallo.ma che porga 
nero, per dii»oftrare la declinationed'edb ver 
fola terra al tempo,clK tramontando fa ofcij- 
xare la terra . 

CARRO m MÀRTE.^ 

FV ràpprefentato Marte dallantichifà, per 
huomo feroce & terribile nell'afpetro, & 
Statio nel 7. libro della Thebaide, l'arma dico- 
razza rutta piena di fpauentcnoli moltri , con 
l'elmo in reil:a,& con l'vccello Pico per cimie- 
lOjCon la deftra mano porta vn'hafta. &: con il 
braccio finiftiotieiie con ardita attitudine vho 
icudo di fplendore fanguigno , & con la fpada 
al fianco.fopr;» dvn Carro tirato da due Lupi 
rapaci . 

Si moftra terribile , & fpauenteuole nell'a- 
fpetto per dar terrore , & fpauentar i nimici • 

Imoftn.che fono nell'armatura, moftrano 
edere apprelTo di Marte il furore, l'impieràj& 
altie fìraili paflloni . 

Gli fi pone il Pico per cimiero per edere 
vccelk) dedicato à Marte per l'acutezzadel ro 
ftro, nel qual folo confida contro gl'altri am- 
mali • 

L'hafta fignifica Imperio,perche tutti quei 
ìi,chq attendono all'armi, vogjioixìeflèrefupe 
sTÌori , & dominare al trui • 

Lp feudo denota la pugna > & la fpada la 
crudeltà . 

5i fa che ftia fopra il carro , perche antica- 
mente i combattenti vfauano le carrette , e di 
ciò famentioneil Boccacci* lib-9. della Geneo 
logia de gli Dei . 

Glifidaniioilupi , peredèrqucfti animali 
dedicati à Marte , & per moftrare l'infatiabile 
Tgordigia diquelli,chc feguonogl'elTercitijche 
mai non fono fatii,fimili à i lupi- Et Homero 
fa tirare il carro di Marte da due caualli,come 
animali atti per combattere,& à fua imitatione 
Virgilio difle. 
^^ello Armnntav eqfthkllam hic firmtnta mi" 



CARRO DI GIOVE. 

SI dipinge Gioue allegro, e benigno,d'età di 
quarat'anni, e nelle Medaglie antiche d'Ali 
joiunoPio,edi Gordiano fi fanudo,maperdar 
li alquanto più gratia , & per coprire le parti 
viiil, li metteremo ad armacollo vn panno az- 
zurro contefto di vari) fiori • 

Nella deftra mano tiene vn'hafta,& nella fi- 
ftra vn fulmine, dando in piedi fopra vn carrd 
tirato dadue A-quile. 

N udo fi dipinge percioc he , come racconta 
Aledàndro Afrodil'co , anticamente l'imag.iii 
degli t)ei, & degli Re, furono fatte nude,per 
nodraiechelapollùnza loro ad ogtì'vno era 
tnanifeda. 

I vari) fioii,rcpiai! panno fignificano l'ai le 
grezza, & ber, ignita di queito pianeta, & d'cfli 
fiori Vii.g nell'Eglnga 4.c<ih dice . 

Ipfa tibt hìandosfuìide/ìt cunstbula flores • 
G! antichi foleiiano dare l'hafta per fegno 
di maggioranza, & perciò ncll'imagine di Gio 
uefiguifica qiieftmedb. 

II folgore nota cadigo , ma per edèr quedo 
pianeta benigno lo iren con la finidra mano, 
per non ellère rigoiofo, il che fi modrerebbe 
quando lo tenedècon la dedra mano in atto di 
lanciarlo. 

Il carro è tirato da due Aquile, non fòlo per 
modrare.come fonodedicate à Giouenna an- 
co per dinotare gl'alti , & nobili fuoi penfieri , 
& la liberalità , & finalmente edere gioueuole 
altrui, & perciò dal giouarc dicefi che ei fu 
chiamato Gioue . 

Gli (\ danno anco l'Aquile, per il buono au- 
gurio , che hebbe mentre andana à far guerra 
centra Saturno fuo iadre, della quale rimafc 
vittoriofo . Comeanco,percheinterpretandolì 
Gioue per l'aria più pura d'onde nafconoi ful- 
mini folo fi dimodracon l'Aquila, che tra tut- 
ti gl'YCcelli fola s'inalza à grande altezza loil- 
tana da terra. 

CARRO Di SATVRNO. 
Come fi dipinge dui Boccaccio . 

VECCHIO, brutto,fporco,& léco , con il 
capoinuoltoin vn pano parimétebrutto, 
& nel sèbiaate vedralfi niedo,& di nialiconica 
compledìone, & con habiro dracciato , nella 
dedra mano tiene vua falce , &:con la lìnidia 
vnpicciol fanciullo , quale niodri con bocca 
aperta voler diuoraie. 

Starà queda figura in piedi fòpia d'vn car- 
ro tirato da due boni negri, oucioda duegraii 
ferpeiui, & fopra del cario vi fu vn Tritone , 
I 2, ceu 



68 Iconologia di Ce£ Ripa. 



con la Buccina alla bocca, moftraiido di fonar- 
la, ma che fi veda , che le code d'eflò Tritone 
lìano fcpoUe nel piano del carro , come fefofìè 
ro fitte in terra . 

Dipinge^, fecondo la mcntione.chc nefa il 
Boccaccio libr.S.dellaGencoJogia de gli Dei , 
rnefto permortrar lamalenconica complcllìo 
ne di que'ìo Pianerà, & perche Saturno apprcf 
fo gl'antichi fignificaua il tempo , lo face- 
nano vecchio , alla qiial età coiinienc la ma- 
linconia. 

Ilcapoinuolto, &:rafpctto tardo, dimoftra 
no il fiiiiftro afpetto della ftella di Saturno, Se 
la iha tardanza . 

Sporco fi dipinge , perche è proprio di Sa- 
turno il concedere i coftnmidishonelli. 

Si rapprefjnta con la falce in mano , perche 
il tempo miete , e taglia tutte le cofe , come 
anco potremo dire , che per la Falce s'intenda 
la coltiuatione de' campi, ch'egli infegnò à gì' 
Italiani, che prima era incognita . 

Il fanciullo ,chee(Ib dinota, dimoftra , che 
il tempo diftrugge quei inede/Imi giorni dei 
t]uali è pad rei e genitore . 

Si danno i neri boui al fuo carro , perche ta- 
li à lui facrificauano , come racconta Pefto 
Pompeo. 

Si può anco dire, che haucndo efl'o infegna 
to l'agricoltura per arare) & coltinare i cam- 
pi, non fi poteflèj fé no co fcómodità far fenza 
quefti animali, e però iboni fi pongono, come 
inditiod'agricoltura . 

Il Tritone fopra il carro con le cofe fèpol- 
tefignifìca, che l'hiftoria cominciò nei tempi 
di Saturno, & che da lui indietro tutte le cofè 
erano incerte,&: ©fcnre,ij che fignificano le co- 
de di Tritone fitte,& nafcofte in terra , perche 
innanzi al cempo non v'era materia d'hiftoria « 

CARRO DI MINERVA. 

DA Paufania è defciitta Minerna nell'At 
tica fopra vn carro in forma di triango 
lo da tutti tre i lati vguali,tirato da due ciwet 
ie,è armata airantica.coii vna vede fotto l'ar- 
matura longa fino à i piedi.nel petto ha fcol- 
pita la tefta di Medulà, in capo porta vna ccla- 
t3,che per cimiero ha vna sfiiige,& da ciafcun 
de'lati vn grifFo,in mano tiene vn'hafta,che nel 
l'vltima parte vi èauuolto vndrago,& ài pie 
di di detta figura è vno feudo di criilaìlo fo- 
pra del quale ha appoggiata la finiftramano. 
Il carro in forma triangolare figiiifica ( fe- 
condo gl'antichi ] chea Minerua s'attribuifce 
l'inuentione dell 'armi^dell 'aite ditellèie,i;ica- 



inarc,& l'Architettura • 

Dipingefiarmata,perchcranimo del /àpicn 
te fìà ben preparato contro i colpi di fortuna. 

La lancia fignifica l'acute zza dell 'ingegno . 

Lo feudo il mondo , ilquale con la fapieu- 
za fi regge . 

Il drago auuol to alla lancia , denota la vigi- 
lanza,che nelle difciplineadoprar bifogna , ò 
pure che le vergini fi deuono ben guardare, co 
me riferifce fopra di CIÒ i'Alciato ne i fuoiEm 
blemi . 

La Gorgona dipinta nella cprazza,dimoflra 
lofpauento, chel'huomo fàpiente rende à i 
maluagi . 

I griffi, & la sfinge fopra l'elmo dinotano , 
che la fapienza ogni ambiguità rifolue , 

Le ciiiette,che tirano il carrojiion folo vi fi 
mettoiM) come vccelliconfccrati à Minerua, 
ma perche gl'occhi di quefta Dea fono d'va 
medefimo coloredi quelli della emetta, la qua 
le vede beni/lìmo la notte , intendendofi che 
l'huomo tàggio vede,& conofce le cofè, quaa 
tunque fieno difficili, & occulte . 

CARRO DIPLVTONE. 

HVOMO ignudo, fpauentofo in vifla,coD 
vna ghirlanda di cip reffo incapo, tiene 
in mano vn picciolo fcettro,& vna chiaue,fta 
do fopra vn carro da tre ruote , & è tirato da 
treferociffimi caualli, dei quali ( fecondo ,» 
che dice il Boccaccio lib. 8. della Gencologia 
delli Dei ) vuo fi chiama Aniathco,iI fecondo 
Alanro,& il terzo Nonio, & per far meglio, 
chefia conofciuta quefta figura di Plutone, li 
metteremo alli piedi CerbeiOjuel modo,che fi 
fu ole dipingere . 

Dipingen nudo, per dimoftrare , che l'ani- 
mede'morti.che vanno nel Pregno di Plutone, 
cioè nell'Inferno, fono priue di ogni bene , & 
di ogni commodo.onde il Petrarca in vna fua 
canzone, così dice à quefto propofito» 
Che l'alma ignuda ,. e fola 
Conuien chearriui à quel dubbiofo calle . 

Spauentofò fi dipinge , percioche così con- 
uiene cffere à quelli che hanno da caftiga- 
reli fccleraii.fecondo, che meritano greriorì 
commeffi - 

Gli {\ dà laghirlandadiciprefTojpercflèrc 
queft'arbore confecratoà Plutone, come dice 
Plinio nel lib. i éJ. dell 'hifto ria naturale , & gli 
antichi, di detto arbore gli fecero ghirlande 
per efTerpianta trifìa, &.mefta , effcndoche , 
come vna volta è tagliata , più non germo- 



glia . 



Il 



Parte Prima-j . 



Il picciolo fcettrojche tiene inmanoHimo- 
ftra,ch'egli e Re dell' vi timajC più baffa par- 
te dell'viiiiierfo. 

La chiane è iiifegna di Plutone,percioche il 
regno face di maniera ferrato , che nefTuno 
può ricornar di là:onde Virgilio nel 6. dell'E- 
neide così dice . 
Sedreuocare gradum , fuperiuque euadere ad 

auroi , 
Hoc opuiybic labor ejl : fauci t quosA^tita a- 

mauit 
luppiter i ^c. 
La carretta dimoftraigiri diqucijche desi- 
derano d'arricchiicpereflcr Plutone da gl'an- 
tichi tenuto per Dio delle ricchezze . 

E guidata da tre ruote, per dinotare la faci- 
ca,& il pericolo di chi vi va d'intorno j &: l'ui- 
certezza delle cofe future . 

Dei tre caualli.come habbiamo detto,iI pri- 
mo (i chiama Amacheo, viene (come dice il Eoe 
caccio nel luogo citato)interpretatoorcur«,af 
finche fi cóprendi la pazza deliberacioned 'ac- 
quiilare quel che poco fa meftiero.co la quale 
«guidato onero cacciato l'ingordo. Il (ècodo è 
detto Alaftro,clie fuonarilteflb,chefanero,ac 



cioche fi conofca il merore diqiielloj chedi- 
fcorre, & la triftezza^Sc la paura circa i perico 
li, che quafi fem previ ftanno intorno. I] terzo 
vien detto Nouio , ilquale vogliano che fìgni- 
fichi tepido,accioche per luiconfideriamo,che 
per lo temere de' pericoli alle volte il feruea 
tilTimoardore di acquiftare s'intepedifce. 

Gli 'ìv mette à canto il Can Cerberocon tre 
fauci, per efiere guardiano deirinferno,enèn- 
do d'incredibile fierezza,& diuoratorcdel tue 
to.di cui Seneca Tragico nella cemediad'Hec 
colefuriofo così dice .. 

Oltre di queRo appare 

Del reo Ditela cafa 

Doue il gran Stigio cane 

Con crudeltà fmarrif e e l'ombre ) e l'alme. 

Sta quefìi dibattendo 

Trefmifurati capi 

Con fpanenteHolfuono 

Laporta defendendo col gran Regno 

Vigiranferpi al collo 

Horridi da vedere 

E con la lunga coda 

Vi pace palando vn fiero drago. 



Carri de i quattro Elementi, 



r V o e o. 

VVLCANO da gl'antichi erapofioper 
il fuoco, & fi coftumaua dipingerlo mi 
do, brutte , affumicato , zoppo , con vn cap- 
pello di color celeile in capo , Se con vna ma 
no tenefiè vn martello , Si. con la finifira vna 
tanaglia • 

Starà queft'imagine fopradi vn'ifola, à pie 
della quale vi fia vna gran fiamma di fuoco > 
&in mezod'efia varie forte d'armi, è dett'ifo 
la fia porta con bella gratia foprad'vn carro ti- 
rato da dui cani . 

Il Boccaccio nel libro della Geiieologia de 
gli Dei , dice, che il fuoco è di due forti , il 
primo è l'elemenro del fuoco , che non vede- 
mo , & quefto molte volte i Poeti chiamano 
Giouc , & lalno è il fuoco eleaientato , del 
quale noi ci feruiamo in terra , & per qucfto 
s'intende la figura di Vulcano- Il primo s'ac- 
cende nell'aere , perii veloci/Timo circolar 
moto delle nubi, & genera tuoni: perii (ècon 
do è il fuoco che noi accendiamo di legne , & 
altre cofej che fi abbruciano . 

Brutto fi dipinge , percioche così nacque a 



& dal Padre, il quale dicefi efière Giouc, & la 
madre Giunone , fu da loro precipitato dal 
Cielo, fi che andò à cadere nell'lfola di Leji- 
no nd mare Egeo, che però fi dipinge à canto 
la fopradetta Ifola , dalla qual cafcatareftò 
zoppo, & fciancato . Ond'cgli viene beffeg- 
giato dagli Dei , nel Couniuio, che finge Ho- 
mero nel fine della prima lUiade , oue dice ia 
fuo idioma . 
Immenfus autem ortm ejl rifmheatis Diis, 
Vtviderunt Vulcannmper domum minifira-iì. 
tetti . 
Non peraltro, fé non perche zoppicaua». 
imperfettione ridicolofa in vna pei fona, quan= 
dofimuoue, cfuqualchc attioiiedi efièrci- 
tio, con tutto ciò , da qneftaiftcdà imperfet- 
tione, prefe vaga materia di lode Giouan Za» 
ratino Caflellini , mio amico , veramente gt'U» 
tilhuomo d'ingegno, & di belle lettere, iu 
quello fuo epigramma. 

Ad Venerem de Tityro PaBore Clauda^ 

Erras non tuus eli natus Cyther&a Cupido 
Smlta tihi inatti , nilq- patri eBfimilis , 

Is 



/ 



o Iconologia di Ce£ Ripa 



Is riempe efl cacus , nitido tu luminefulges ; 

Vulcanmtfj Potter claudica' , die volar. 
Tttyrm ejì eculu Jimilu tibitotus , ó'oret 

VtquetUMComux claud.czt tpfepede : 
KatHi hic elio tutu, c&cum iam dejerenutum 

Efl clattdHs céLCo pulchrior ifie tuo . 

La quale impertcrcione apprellb Vulcano 
fì^nifìca , che la fiamma del fuoco tende all' 
in su inegualnicte,ouero pei dir come dicePlu 
ra reo. Vulcano fu cognomiuaco zoppo percKc 
il fuoco fenza Icgne non camina più di quello 
che faccia vn zoppo tènzabaftone , le parole 
de l'aurore nel difcorfo della faccia della Lu- 
na fono queite. Mulciberum Vulcanam dicunt 
claudufn ideo cognominutumftiijfe, quod ignli 
fine tigno non magis progredì tur ,quam clctudus 
fracfctpione • 

Nu^lo , e con il cappello turchino fi dipin- 
ge , per diraollrare , che il fuoco è puro , & 
fiucero . 

Il martello, & la tanaglia, che tiene con am 
bi le mani fignifica il ferro facto con il fioco . 

Gli fi danno i cani , percioche credeuafi an- 
ticamente, che i cani, guardaflero il tem io di 
Vulcano, che era in Mongibello , & abbaiafiè~ 
ro folamente agl'empi, & cattiui, & gli mor- 
defièro , & facellero felta à quelli , che anda- 
waiio duiotameiice à vifitarlo . 

Gli a mette à canto la gra fiammadi fuoco 
& Tarmi dinerfè , che vi fono dentro , per {è- 
giio della Vittoria di quelli , che anticamente 
xeftauano vincitori di qualche guerra , i quali 
foieuano raccorre l'arme de ghnimici , &di 
cjuelle farne vnmonte,& abbruciandole farne 
facriiìcio à Vulcano . 

CARRO DELL'AR I A. 

FV dipinta da Marciano Cappella, Giunone 
per l'aria, per vna matrona à federe fo- 
pra di vnafedia nobilmente ornata, con vn ve- 
lo bianco, chegliruopreil capo , ilquale è cir 
condato da vnafafcia à vfo di cotona antica, è 
reale, piena di gioie verde , rolle , & azzurre , 
il color della fàccia nfplendente- 

La verte del color del vetro, & fopra à que 
fìa vn'altradi velo ofcuro , ha intorno alle gi- 
nocchia vna fafcia di diuerfi colori • 

Nella delira mano tiene vnfulmine, & nel- 
la finiftraci haiicrà vn tamburino» 

Il carro e tirato da due bellifsimi pauoni , 
vece 111 confec iati à quefta Dea , & Ouidionel 
primo de artcamandi cofi dice • 
Lattd^tas oflendit auis lunonia pennàs 
Sì tacitus fpecìis , tlU recondet opes • 



I varii colori , & l'altre cofe fopraJctte Cv 
gnificanole mutationi dell aria, per gl'acci- 
denti ch'appaiono in eflà , come pioggia, fere- 
nicù, impeto de' venti, nebbia, tempeftà, neue » 
rugiada , folgori , tuoni , & quefto fignifica il 
tamburino, che tiene in mano,oltre ciò come- 
te, inde, vapori, infiammati baleni, &nuuoli. 

CARRO DEL L' AC QJ^ A. 

EDaPhornutonel primo libro della natu- 
ra degh Dei è dipi toNettuno per l'Acqua. 

Vn vecchio con la barba, & i capelli del co- 
lore dell'acquamarina , & vn panno indofi!b 
del Biedemo colore, nelladeftra mano tiene vn 
Tridente.S: ftà detta figura (opra d'vna con- 
ca marina con le rote tirata da doi balene, oue» 
IO da due caualii marini in mezzo il mare,ouc 
fi vedano diuerfi pefci . 

Fu Nettuno vno dei tre fratelli , al quale 
toccò per forte l'Acqua , & perciò fu detto 
Dio del maie,& gl'antichi Io foieuano dipinge 
re bora tranquillo,& quieto,& bora turbato. 

il color della barba, delli capelli, comeanco 
quello del panno, che porta in doflò, fignifica* 
(come riferifceilfudettoPhornuto j il colore 
del mare. 

II tridente dimoftra le tre nature dell'acqua» 
perche quelle de i fonti , & fiumi fono dolci , 
le rnarine fono falle, & amare , e quelle de'la- 
ghinon fono amare, ne ancograteal gufto . 

Gl'è attribuito il carro, per dimortrare il 
fuo mouimento nella fuperficie, ilquale fifa 
con vna riuolutione, & rumore, comeproprie 
fanno le ruote d'vn carro • 

E rirato detto carro da feroci/Timi Caualii , 
per dimoftrare, che Nettuno è flato il ritroua 
tore d'elfi, come dicono i poeti , percotendo la 
terra con il Tridente, ne itce. vfcire vn cauallo» 
& come racconta Diodoro , fu il primo , che 
lidomaflè. 

Carro della terra. 

NEI terzo libro del laGeneoIógia degli Dei, 
il Boccaccio defcriuela terra vnaMatro 
na,con Vna acconciatura in capo d'vna corona 
di Torre, che perciò da poeti fi dice Turrita , 
come da Virgilio nel fefto libro dell'Eneide 
vicii detto- 

Felix prole virum, qualU Berecyntkiamafet i 

Inuehitur curri* Phrygtas turrita per Vrkes- ì 

E veftira d'vna veite ricamata di varie foglie 
d'arbori, & di verdi herbe & fiori, conladcftrà 
nìano tiene vn Sceuo > & con la lÌBiftra vna 
chiaue , 

5t3 



Parte Prima-^ . 



Sta à fèdere fopra d'vn cano quadrato da 
quattro ruote > & fopra del medcfìmo carro vi 
fono parecchie fedie vote , &: è tirato da due 
Leoni > 

La corona in forma di torre dimoflra doMcr 
cfler intcfa perla terra, ellendo il circuito del 
la terra à guifadi Diadema ornato di Cittì , 
Totri,C3fteIli,& Ville. 

La verte coni ricami, l'herbe,&i fiori,dino- 
tanole felue,& infinite fpetic delle calè, delie 
quali la fu perfide della terra ècoperta- 

Lo Scettro, che tiene coii la de/ìrra mano, 
£gnifica i Reanji, le riccliezzc , & la potenza 
de'Signori cfella terra . 

Le chiaue,(ècódo che raccota Ifidoro,fono 
per moftrare,cheia terra al tempo deH'Inucr 
no fi ferra, efì nalcondeil feme fopra lei fpar- 
fb,qTi3le germogliando vien fuora poi al rem 
pò della Prkiuiiera., & all'hora fi dice aprirli 
la terra " 

I Leoni, che guidano il carro dimoftrano 
ì'vfanza della agricoltura nel lèminar la terra, 
perchei Leoni (come^dice Solino nel libro del 
lecofe merauigliofej fono aurzzi fé rano il l'or 
viaggio perlapoluere , con la coda guadano 
le veftigic deluoi piedi , accioche i cacciatori 
da quell'orme non poiriuo luueie inditio del 
fuo camino. 

II che fanno anco gl'agricoltori del' terre- 
no, i quali gettato che hanno in terra i fèmi , 
fiibito cuoprono i folchi,afEiiche glVcccKt no 
mangino le femente . 

Lefedie^comediccmmo, altro non voglio^ 
no inferire , che dimoftrarci non folameiitelc 
cafe,maanco le Città,che fono frantiedegl'ha 
bitatori , rimangono moire volte vacue per 
guerra , ò per pefte.ouero che nella fuperficie 
della terra molte fedie fìano vote, molti luoghi 
iishabitati.ò che ella terra- fempre reiiga mol 
«e fedie vote per quelli,clie lunno à nafcerc- 

CARRO DELLA. NOTTE- 

Cernè dipinto dxdiuerfi Poeti, c^in particolare 

dal Boccaccio , nelprimo libro dtUa- 

Genealogia de gli Dei. 

VKA donna, crAViz matrona (Lprad'viT 
carro- di quattro ruore.per moftrare le 
quattro vigilie della notte Tibullo gli dà dutf 
caualli negri jfignificando con c'X\ l'ofcurJtà 
d'ella notte , & alcuni altri fanno tirare da <due 
gufi , come vccelli notturni • Virgilio li dà 
due gvand'ali nere diftefe in guifa , che paia , 
che volt, &.chemQftri con elfe ingo^nbrar la. 



cerra.Sc Ouidio gli c'mg^t il capo c©n vn» ghix* 
landa di papaucro fignificante il (ònno . 

CARRO DI BACCO. 

VN giouaneallcgro,nudo,macheadatms' 
collo porti vna pelle di lupo ceriiicrojr 
farà coronato d'hedcra, tenendo con la dcftra 
mano vn Tirfo parimente circondato dalla me 
dcfifaa piata : ftarà detta Imagine fopra d' vii 
carro adoruo di ogni intorno di viti con vne 
bianche, S: negre,& farà tirato detto Carro d3> 
Patere, Se Tigri- 1 Poeti dicono che Bacco fofse 
il ritrouatore del vtuo,& eflbr Dio di quello. 

Giouane fi dipinge , 3e rapprefenta con l3> 
ghirlanda d'iudera, pcrilchelEderaè dedica- 
ta à lui, Se e fènipre verde, per laquale fi vienc 
à denotare il vigor del vino porto per Bacco, 
ilqualemai s'inuecchia, anzi qnantoè di più- 
tempo,rant'hà maggior pollanca . 

Allegro fi dipinge,perche ìì vino rallegra il 
cuoredegrhuomini,&an£-o beucndolomodc 
ratamente dà vigore.^: crefce le forze. 

Dipingefì nudo , perche quelli, che beuono 
fuor di mifura diuesìgono eJbri j, & manifcrta- 
no il tuttOjOuero pcrclie i] bere Fuor de i ter- 
mini , conduce molto in pouertà , & reftanor 
ignudi, ò perche il bere fuor dei termini gene- 
ra calidezza . 

IVtii-fo circondato dall'hedera , dinota chs 
querta pianta, fi come lega tutto quello, al che 
s'appiglia, cofi il vino lega l 'humane menti - 

Il carro fignifica la volubilezza de gl'E- 
bri j,percioche il troppo vino fa fp e iToag (gira- 
re il ce ruello à grhuominijtome s'aggirano le^ 
ruote ife'carrt . 

La pelle del }ijpoceru!eTO,cheportaad arma' 
eolIjO,dimoftrache quert'aiiimale è atrnbuito 
à Bracco, come anco per date ad intendere, che 
il Vino: pigliato moderatamente crefce l'anli- 
re,&: laviÀa,daceiidofi,cheil lupo ceruieioka 
la vi fra am ti film a • 

Le tigri che tirano il carro, dimortranoii 
crudeltà de gl'imbriachi, perche il carico del. 
Vino non perdona ad alcuno - 

CARRO DEIL'AVRORA. 

Na Fancuilladiq'.ieUa bellezza, che i Fòt 
ti s'ingegnano d'efp rimere con parole.có' 
ponendola di rofè , d'oro, di porpora^ di riigia. 
daj& fimili vaghezze, & qxieiìo farà quaiuo à.i 
colori, &: carnagione . 

Qnanro all'habiro, s'Hà da cnnfiderare c'5&: 
ella, come ha tic ftati, & ha tre colori Jirtinu, 
cofi ha tee nonii, Alba^Verm glia,&: Ran'-is,, 

che 



7^ Iconologia di CeflRipa 



fi cheper quefto gli farei vna vcfle fino alla 
cintura, candida, fertile, è come trafparente 
dalla cintura fìnoalle ginocchia vna foprauc- 
fle di fcariatoj con certi trinci, &. gruppi, che 
imitaflèroc]uci rcuerbcri nelle iiuuolc, quando 
è vermiglia , dalle ginocchia fino à i piedi di 
tiolor d'oro, per rappi-cfentarla, quando è ran- 
cia, auertcndo, che quella vcfte deue eflcre fef- 
fa, cominciando dalle cofcie per fargli moftra- 
re le gambe ignude, & cofi la vede , come la 
foprauefte fieno molle dal vento,& faccino pie 
glie, &L fuolazzi . 

Le braccia vogliano eflere nude ancor elle ^ 
di carnagione di iole , & fpargerà con l'vna 
delle mani diuerli fiori , perche al fuoapparire 
s'approno tutti, che per la notte erano ferrati . 

Hauerà à gl'homeri l'ali di varii colon, di 
tnoftiaudoconeflcla velocità del fuomoto» 
percioche fpinta da i raggi folari tofto fpa- 
ri fce . 

In capo porterà vna ghirlanda di rofe , Si 
con la finiftra mano vna facellaaccefa, laquale 
fignifica quello fplendoie maturino, per lo qua 
3e vcggiamo auanti , che fi huì il .Sole, U Cielo 
biancheggiare ; onero gli fi manda auanti vn'- 
Amore, che porti vna face, & vn'altro dopò > 
che con vn'altra fuegli Titene . 

Sia pofta à (edere con vna fedia indorara, 
foprad'vn carro tirato dal cauallo Pegafeo, 
pereflèr l'Aurora amica de i Poeti, & di tutti 
gli ftudiofi onero da duecaualli .l'vno de qua 
Ji farà di colore fplendente in bianco, & l'altro 
Splendente in rofib , il bianco ( fecondo, che 
raccontali Boccaccio lib. 4.della Gencologia 
de gli Dei) denota che nafcendo l'Auioradal 
Sole procede quella chiarezza del Cielo, clx fi 
chiama Aurora , & i! cauallo roflb il principio 
della mattina, che oftandoi vapori, che fi lena 
nodalla terra, mediante la venuta del Sole , 
l'Aurora parte , fi che dalla venuta del Sole, 
& la partenza dell'Aurora il Ciel rofièggia. 

CARRO DEL GIORNO 
Naturale , 

pri Reuerefidifsimo Danti Perugino 
Vefcouo d'AUtri • 

HVOMO in vn circolo fbprad'vn C^rra 
co la face accefa in mano, tirato da quac 
trocaualli ,fignificanti le quattro fuci parti 
dell'Orto, & deirOccafo,& li duicrcpukuli, 
onero il mezzo giorno, & mezza Jiotre,che an^ 
co ella corre auaiKÌ il Soje. 



CARRO DEI GIORNO 

Artifitiale. 
Del fopradetto Autore . 

HVOMO /opra vn carro tirato da quat- 
tro caualli,per la ragione detta di fopra» 
con la face in mano>pei il lume, cheapporta^ 
& e guidato dall'Aurora . 



H 



CARRO DEL L' ANNO. 

Dell' if.ejfo Vefcouo • 
VOMO fopra vn cario con quattro ca- 
ualli bianchi guidati dalle quattro fta" 



giom . 

CARRO DI GER ERE. 
k A L Boccaccio nella Gejieologia de gli 
' Dei lib.S.èfattaladefcrittionedi Cere- 
le per vna Donra iopia d'vn carro tirato da 
ducferocifiimi draghi,in capo tiene vna ghir- 
landìa di fpighe di grano,come dice Ouidionc 
i Falli . 

lmpofnit(jj fuA i}icea fetta coma 
Et in vn'altro luogo 3 ■ Liegi arum- 
Flnua Ceres tenues ipicis redtm.ta Capitlos' 

Tiene con la defila mano vn mazzetto dipa 
panerò, & con la finiftra vua facella accefa • 

Le fi danno li fopradetti animali, perdimo» 
flrare li torti lolchi che tanno i buoi , mentre 
arano la terra , che per tale s'intende Cerere , 
ouero per dinotare il fcacciato ferpe da Enri- 
lico dell'IfolaSalamina, il quale laluatofi nel 
tempio di Cerere, ini fé ne flette fempre, come 
fuo miuiflro,& feruente . 

La ghirlanda delle fpighe del Grano figiii- 
fica,che Cerere fia la terra piena, & larga pro- 
duttrice di grano , & per il papauerola ferti- 
lità d'ella . 

Per 1 ardenre facella,credo,chefi debba in- 
tendere il tempo delTEflate, quando piùar- 
Jonoi raggi del Sole, i quali fanno malnrare 
le biade,& anco quando s'abbruciano gli fler- 
pi,& floppie dei campi,ondei contrarli humo 
ri, che fono d'intornoalla fuperficie della ter- 
ra efaIano,& ella per taleefl^etro diuiene graf- 
fasse rende abbondanza grandifllma. 

CARRO DELL'OCEANO. 

VN Vecchio ignudo di veneraiido afpet- 
to,& del colore dell'acqua marina, con 
k barba,& capelli lughi pieni d'alega,& chioò 
ciolettc,& altre cole fimiglianti à quelle, che 
nafcono in mare , flarà fopra d'vn carro fat- 
to àgyifa d'vnofcoglio pieno di tu.te quelle 
cofcpch? nafcoijo in su gli fcogli,& cor.ie nar<= 

lail 



Parte Prima» 



73 



^*tl Socòaccio lìb. 7. della Geiieologia de gli 
Dei, è rirato da due graiidilllmc balene , nelle 
-inàm hàiterà vii vecchio marino . 

Vecchió,& di venerando afpecto Ci dipinge, 
"Écrcioche ( fecondo, che dice il Boccaccio nel 
fopradettolib. ) l'Oceano e Padrede gli Dei ^ 
fc dituttele corc,& Homefo neH'Ili.ide.do- 
tie induce Giunone,dice>che l'Oceano è la na- 
tioilc di tutti gli Dei . 

II carro diinoftra.che l'Oceano va 1 torno al 
ia tcrra,la rotodità della quale è moftrata p le 
ruote del carrò,& lo tirano le balene, perche 
queftecolèfcorróno tutto d mare, comel'ac- 
qua de! mare circonda tutta la terra • 

Tiene il vecchio marino, perdimoihare.cK' 
edèndo l'Oceano condotto dalle baléne per il 
gran mare, folle ricco di molti bòni marini. Se 
di moiccfchieredi Ninfe, chel'vno. Se l'altrO 
dimoftrano le molte proprietà dell'acque, & i 
Smerli accidcti,che fpellb fi veggono di quelle» 



R 



CARRO D'AMOR t. 
Come dipinto dal Petrarca ■ 

QVattro dejìrier viepiù, che neue hianchi 
Sopra vn Carro dt fuoco vn gay(d crudo 
" Con arco in manOye confaetìe^ ifiàchi 
'Contro del qual non vài elmo y ne feudo 
Sopra gì hontéri hauea fol due gran d'ali 
Di color tHiìIe, è tutto l altro ignudo , 

CARRO DELLA CASTITÀ'. 
Come dipinto dal Petrarca • 

VNa bella donna, vellica di bianco , lópr» 
d'vn carro rirato da due Leo icorni , con 
ladeftra mano tiene vn ramò di Palma , & con 
lafiniftra vn feudo di criftalló, in mczo del 
quale vi è vna colonna didiafpro , & alli pie» 
di vn Cupido legato con le man dietro, & con 
arco, eftrali iotci Ancorché fopra quella ftia- 
teiia fi potrebbe dire hioìtc cbfe ,nondtmcn© 
per eflèr opra d'vn huomotànto famofo Ccai" 
altra noilra dichiarationehaueià luogo. 

S T I À. 




k CARRO 



74 Iconologia di CefRipa 



CARRO DELLA MOKTE. 
del Petrarcet-t. 

VN A morte con vna fai ce. fieiiara in manoi. 
Aà fbpravn carro tirato da due boni ne- 
ri, forrodel quale fono diuerfeper/bne morte, 
come Papii Imperatori , Rè, Cardinali, Scal- 
tri Principi , è Signori, Horatio conforme à 
tiò, così dice. 

Pallida mors Aqtto pulfat pede , paupernm fa 

bernas, 
Kegumque turres • 
Et Statio ui Thebaide . 
Mills modisléLthi mi [eros, mors njnn fÀttgitt 
Terrò, pejìe, fame, vinclis , ardore , calore , 
Mille moiis mif^ros.mors.cApìt tma homintL' 

CARRO. DELLA' FAMA, 
rfe/ VetTArcoì. 

LAiFamaJieJ'Iaguifa, cha haBfeiamo dipirjs- 
ta^l fuo luogo : ma ciiefii*. fepra d'v» 
earro tifato da due Elefanti, hauendora cìichia 
tata altroue , qui. uoii mi fleiiderò à dirne 
al ero . 

CARRO DEL TEMPO-. 

Come d:pinta-dal Petrarca ' 

XT N Vecchio con due grand'ali alle fpané, 

app^^ggiato àdiiecio.cio!e,.& tiene in 

cimati. 1 capo vn'horologio da puluere.èftarà 

iopra vncarra tirato da due yeloci/lìmi cerni.. 

CARRO DELLA DIVINITÀ': 

del Petrarca . 

IL Padre , Figliuolo, & fopra d'eHì Io Spi- 
rito Santo in vJi-cauo tirato dai quattro 
Euangelilli .. 



CARESTIA. 

DONNA macilenre. & mal veftira , nella 
«lefxra mano tenga vn ramo di ialice,nel 
la fìniftra vna pietra pomice, & ìcaniohaucrà 
vna vacca magra. 

Dipingefi la careftìa mag^a , perdìmoftrare 
l'effetto del mancame:ito delle cofò alla vita^ 
h umana necefla rie, perche il danaro- fòlito à 
fpenderfi largamente in più felici tempi,.ndle 
fteriii ftagioni, poco meno, che tutto ii trasfe- 
rifce nel dominio di pochi , di modo, che fa- 
cilmente i peneri rimatgonc macilenti , & 
wal veftiti per careftia di pane , & di danari . 

La pietra pomice,& il falice pianta fono fterj; 
Jf, & la fterilicà è principal cagione dèlia care- 
ftia, ma alcune volte nafceancoraper infatia- 
biJe cupidigia d'alcuni Mcict»nti,.h eguali fi?. 



gHoHo ( fraudando la natura ) affligcre la f(» 
nera g^nte con i loro ingamii . 

Dipingefi ap predò la vacca magra, per fc»- 
gno dicareftia , & quello fignificatolcmoftrà 
GiofefFo nelle (acre lettere, quando dichiarò H 
fógno di Faraone . 

C A R I T A\ 

DONNA veftita d'habiro rofro,clienella 
manodeftra tenga vn core ardente , & 
con la finiftra abbracci vn fanciulle 

La carità è habito della volontà infufo dà 
Dio , che ci inclina ad amar lui , come noiiro 
vltimo fine, & il proflìmo comcnoi iìefTì ^ cofi 
la defcritiono i Sacri Thcológi. 

Et fi dipinge co'I cuore ardente in mano, & 
col' fanciullo in braccio, per notare, che la cz^^ 
rità è vno effetto, & ptno ,& ardente nsll'aiii» 
mo verfo Dio, & verfo lexreature. Il cuore fi 
dice ardere, quado ama, perche mouendofi gS 
fpiriti di qualche oggetto degno, fanno reftrin 
gereil fangue al cuore, ilquale per la caliditàs 
d'elfo alteraudofi , fi diceche arde per fimili— 
tudine . Però i due Difcepoli di Chnfto S. N. 
dicenano, cheardeua loro il cuore, mentre egli 
parlaua, &. fi è poicommunemcnte vfurpata; 
queftarransiatione da' Poeti nell'amor la(cuio. 

Il fanciullo fi dipinge à conformità deldefc 
todi Chrifto : G^sdvni ex mimmis fneii feci- 
Jlis, mihifecifhs- 

Il vd lini eji toro iTo , perla i^migl'onza che- 
ha co'l colore del (àngue, moftra che fino air 
crfufione dello i\ itende la vera carità , fcccui» 
do il telì;ij33 Olilo di S, Paolo.. 



C A R I t A\ 

DOnna veftitad' rodo, che in cima del ca- 
po habbia vna fiamma di fuoco ardente, 
terrà nel braccio finiiho vp fanciullo, alquale 
dia il latre, & dve altri gli ftaranno fcherzan- 
do à piedi, vno d'elfi terrà alla detta figura ab- 
bracciata la dcft ramano . 

Sen7a carità vn fcguace di Chrifto, è colme 
vn'armonia diOmiante d'vn Cimbalodifcorde, 
& vna fproporrione , ( come dice San Paolo ) 
però la carità fi dice effercara vnità, perche 
con Dio, & con gl'huomini ci vnifcein amore, 
& ia afFetrione , che accrefcendo poii meriti , 
col tempo ci fa degni del Paradafo • 

La verte roda fignifica carità , per la ragio- 
ne toccata di fopra:f eiò la Spofa nella Cantica 
amauaqncito colore nel fuo diletto . 

La fiamma di fuoco per la viuacirà fua c'iii- 
fegna, che la carità hoh oiai rimane d'operare, 

iecondo 



Parte Frimài ; 

e A R I T A^ 




fecondo il folito fuo amando, encòria per la ca- 
tità volle , che s'interpreta {le il fuoco Chrifto 
N. S. in cpielle parole : Ignem^eni mitterem 
terram, & quid -volo, nifi vt ardeat ? 

I tre fancinlli dimoftrano , che fé bene la ca- 
mita e vna fola virtù ■> ha nondimeno triplicata 
potenza, eflcndo fenz'effa, & la fede , & la fpe- 
ranzadi niiTun momento . Il chemolto bene 
cfprelTeil Signor Giouan Buondelmonte nel 
Sonetto fatto da lui in quefto propofiro , ad 
-imitatione delle paróle di San Paolo, è dice 
coli . 

O più d'o^n altro raro . e pretiofo 
■ -Dono, che in noi vien da Celere mano > 

Cofi hane/s'ioloflile alto , efottrano , 

Come fon di lodarti defiofo . 
Tu in corftiperbomai, rie ambiticfo 

■Non hai tuo albergo , ma il benigno > e htfmano 

Tu patiente fet i non opri in vano 

Ne del ben farfei tumido 'o,faflof9 . 
Xìgni co/a/ojfrifcf > e credi ^ e /feri. 



ì^on 'penfi al mah di verità Jet piene 
Inricchez^e, in honornon poni affetto « 
O dolce Cari tà che ma: vien meno 
Deh col tuo fuoco i hajft mtei pen/ieri 
Scaccia , e dite fai mi rif calda il petto . 
Carità • 

VNA Carità viddi al Sig. Ifidoro Rubef- 
ti Auditor del Cardnial Saliriati, gcniil* 
huom'O di mo'ta ncntà , & di varia eniditione 
ornato, & però aflài caro al ^uo Signore . E ra 
cjuefta salirà rapprefcnratada vn 'arbore d'oli 
uà, alquale cmiiiciaiia à leccar alcuni rami, è 
•dal tronco d'eilò vfciiia vnliqtici-e, chedaua 
nodriméto ad alenile herbe , & alborecti parte 
de quali vfciuaiio dalle radici dell'aibor gran- 
xle , è parte d'eflì più di lontano. Credo vogli 
/ìgnificare , che la cari^à , &; colui, che la vuol 
vlàre deue toglier del lìodrimei-toà le per c5- 
partirjo ad altri, è prima à più prollimi , è 
poi à più lontani. QueJl'herbette credo figni 
iìthino alcuniaiuti , che da à mainar Citelk: 
K 2. kcoiido 



7 6 Iconologia ài Cef-Ripat 



(ècontto intendo, & gl'albore tei certo fono alcu; 
niGiotiaiii, che àfiie fpefe tiene qui in Roma, 
à Iluiio, tra quali fono Lodoiiico,& Marc'An 
toiiio Ruberei, vno Nipotedcl Sig-GioMat- 
teo Ruberei, che fn Secretario ài Paolo IV. 
€ poi di Pio V. l'altro Nipote del Sig. Fran- 
cefco Ruberti , che fi Secretario di Sifto V* 
nìcii.rc erano Cardi: )aJi» i quali recati poco 
conamodi fono dal detto Sig. Ifìdoro, in tutto 
nodrici. Et perche fòpraraibore vie vnmotto> 
che dice- Moriensreuiwfcit , par che anche vo- 
glia dite , che mentre egli inuecchia,& va alla 
fine, nodre idoc[i.!elligiouaMiÌJie(1i rinafca . 
CAREZZE AMATORIE. 

VNa bella , e gtatiofa giouanetta , velli ta: 
d'habita di color vago , ricamato di va- 
rij , & leggiadretti intrecciamenti , coronata 
d'vnaghirlandad'hedera , Se che con ambi le 
manitenghi con bellidimagratia dai colombi 
vji mafchio, & l'alt rafem ina , che con lafciuia. 
moftrinodibafciarfi » 

Ellèndo le carezze amatorie figliuole della 
gioaeucii, & della bellezza, perciò giouane. Se 
beila rap preferì riamo il fuggetto di quefta. 
figura . 

II veftimento ài color vago,, ricamato d'i va- 
ri], & leggiadreti intreccian^enti , fignifìcagli 
fcherzij i vari j. Se diuerfì ine i.tanventi da i qua 
li ne gli amanti nalce il defideria della congiil 
rione amorofa 

La ghirlanda d'hedera e vero (Igniffcato a- 
woxofo, percioche detta pianta , come dicono- 
diuerlì poeti, abbraccia,& itiingeouunqne el- 
la fi accolta, onde fopra di ciò con i fèguentt 
V£rfi cofi dice Catullo . 

l^ente/n amore reui?2cienf, vt tenaxr 
Hedera hac,^ illac arhor&m. implicat trrans: 
Tiene con ambe le majii li du i colcwrvbi ,co- 
medi fopra habbiamo detto, perciò chegji E- 
gittij per lalìgu radi qnefti animali figniffca- 
«ano lecarezzeamatorie, efIcndacKe elle non. 
végono alla copula venerea tra di loro, prima, 
che infiemc non fieno baiciate>& perche le co- 
lobe tra loro vfano allattamenti de ibacimol- 
ti,|i Autori Greci hanno affermato efiere à Ve 
Bere dedicate, cilendo-, che fpontanearaente fi 
eccitano fra di loro all'atto venereo- Molto pi ir 
fopra Hiciò fi potrebbe dire, mapereflcre sì 
delle colombe , com'ancodeirhederaapprefla 
tanti Autori di con fideratioi le, & altri di bello 
iiigegno,co(à nota, e mani fèlla, l' vno- per i ba- 
ci, & l'altre per gliabbracciamenci,(il che tut- 
to conuiene alle carezze amatorie ) non folo 
ni^dknderò più oltre pejravitroritìj,nò- per di 



cKiarationCjcheconuenghì à detta figura ,,ni« 
anco per non trartencte l'animo del lettore in 
colè laici uè ►& pericolofc . 

C A S T r T A\ 

DONNA veftita di bianco s'appoggi acf 
vna colonna, fopra laquale vi farà v« 
crtuello pieno d'acqua , in Vna mauQ tiene vn 
ramo dicinnamomo, nell'altra vn vafo pien«> 
d.'anella,fi)tto alli piedi vn ferpente morto, &-. 
per terra vi faraiuiodanari,e gioie . 

Veftefiquefta donna di bianco per tappre- 
fentare la purità delTaiiimcche mantiene quc 
Ita virtù , & s'appoggia alla colonna, perche 
non è fìnto, &appaiente,ma durabile,& vero? 

Il criuello fopra detta colonna per lo gran: 
cafo,chefucce(Iè alla Vergine Veftale è Indi- 
rlo, ò fimbolo di caflità. 

Il cinnamomo odorifero, e pretiofo dimo-^ 
iVra.chenonè cola della caftità più pretiofà , 
& fuaue , & nafcendo quell'albero nelle rupi, 
& nelle fpine,mo{lra,che fra lefpine della moc 
tificatione di noi flefll. nafce la caflifà> & par- 
ticolarmente la verginale • 

L'anella fono indi tio; della calliti matri«^ 
moniale ► 

ir fcrpente è la concu pifenza,che continuai 
mente ci flimola per mezo d'amore. 

Le monete, chefi tiene fotte a'piedi danno- 
fègno, che il fuggir l'auaritia è conucnicute. 
mezo per conferuar lacaflità. 



C A S T I T A'. 

DOnna bel la, d 'bone Ila faccia, nella deflr* 
mano terrà vna sferza alzata in atto d» 
batterfij&vnCupido co gl'occhi bédati gli flia 
focto à i piedi, farà veflita di lungo, come vna 
Vergine Vertale, & cinta nel mezo d'vna fafcia 
come hoggi in Roma vfano le vedoue, fopra ìit. 
quale vi fia fcritto il detto di San Paolo : 
CaRiga corpw meum • 

Calìit^ Matrimoniale . 

VNA Donna veftita di bianco, in capo ha- 
uerà vna ghirlanda di ruta, nella dell raf. 
mano tenga vii ramo d'alloro. Se nella finiftra ; 
vna Tortora ► 

La ruta ha proprietà di raffrenare la 1 ibidi- 
ne.per l'acutezzadel fuo odore, ilquale cflèn- 
do compoflo di parti Cottili per la fua calidi - 
tà tifolue la ventofità , e fpegne le fiamme di; 
Venere , come diceil Mattioloncl j. libro de" 
Commenti Ic^ra Diofcoride . 

Tiene il ramo d'Alloro, perche qucfl'albc- 
rohàgrandiUIma fimiglianza coivlacaftità ,; 

don end Q' 



1 



Parte Prima 



77 



e A S T I T A\ 




JoiienJo efla efler perpetua, come è perpetuo 
il verde del La[iro,& ftridere, & fare refìften- 
7aallc fiamme d'anìo re ,come ft ridono, & re- 
/ìllono Te fue foglie, & i fuoi rami gettaci ^o- 
prail ftioco . Però Oiiidianel i. delle Meta- 
morfofi finge, che Dafne donna carta fi tra^for 
marte in Lauro. 

La Tortora c'tfègna col proprfo eflèmpio a 
non contaminare giamat l 'iionore, Se la fede det 
Matrimoaio conuerfando felamente Tempre 
con cjiiella, che da. principio s'elefle per com- 
pagna . ^ 

Si può ancora? dipfgiiere l'Armelfino per la 
g^ran cura, che ha di noJ> imbrattare la- fu a. 
bianchezza ^ fimile à quella d'vna perfona 
carta - 

' " " Caflifa - 

DOnna, che habbi-i velato il vi{b,vertit3 di 
biancojftia inatto di caminare.con la de 
ftra mano tenga vno fcetra y 8c con la iìniftia 
«lue Tortore ► 



La caftità.come afferma S. Tornai in il u- 
queft.i;i-artici è nome di virtù, detta dalla 
cartigatione delFa carnerò concupifccnza, che 
rende riiuomoia tutto puro, & fenza alcuna 
macchia carnale. 

Gli fi fi il vilò velato per eflèr proprio del 
cafto raffrenar gli occhi percioche, come nar- 
ra S^G rcgoiio ne i Morali Ci deuono reprimerc 
gli occhi come ratton alla colpa . 

II veftimento bianco denota, chela caftità 
deiieenerp LI r3,&- netta daognimacchia,come 
dice Tibullo nel i.lib.Epift.i. 
Gaffa pl.trenr fit('>eri4 , pura cum vefie , venite- 
Et manibusptfrts fumite fontis aojuam . 

Lo Ilare ili ateo di caulinare dimo lira , che 
non birognaiÌ3reino:iocaura , & origined'o- 
gni male, & però bendilIe.Ouid.de remedio 
amoris^ • 
OtiafitollM , per ter e cupidinis arem • 

Le tonori fono,come riferifirc Pierio Vale- 
liano nel lib.xz.de gli fiioi IerogIifiehi,iI firn- 

boia. 



7B Iconologia di Gef.Ripa 



•bolo della caftitàjperciocliic la Tovtora.perdii 
roche ha la compagna ,non fi congiunge mai 
più • . 

Lofcetro fignifica il aominio.che ha fopra 
■il (e il cafto.percioche febeiw la carne e prin- 
cipalmente nemica dello fpirico, nondimeno 
<]nando cgii vuole non può elfer mai abbattit- 
to,ne vintodaquello,& Ih bene e Cenno. Con- 
ùnuafugnuyrara uiBori* , nondimeno e det- 



to di fopra, quando rkiiomohà falcio pV3^&- 
iiimento, in contrario non può cflerfiiperatcr 
in alcun modo,& grima fi deue mettere in ef= 
fecutionequel ver(o<l'Óuidio nel terzo libro 
delle Metamorfoli , quando <iice • 
Ante, nity mortai^ quamftt tibi copia neftri' 
Che miferamcntc traboccare iieJ vUiodtlk 
carnali concupi{ceftZ€ • 



I G O. 




D! P I N G E R E M O per il caftigo vn' 
huomo inatto feroce , & feuero , che 
ten<^hi con la diriba mano vna fcu re , ò accet- 
ta, che dir vogliamo, in maniera che moftii di 
volertonefPi {ei'eriinmameiue dare vn folcol 
pò, & à canto yi lìa vn Leone, in alto di sbra- 
nare vn'orfa. 

Nonfolamente apprcflo de Romani , ma 
ancora appielìò.di alcuni ppoli della Grecia, 
Ja Icurefn gicrogUF.codi .eiieriflimo caftigo , 



fi cervie (\ può vedere nelle medaglie del popò 
lo di Tencdo , àe\ qua! tratta Polluce, perche 
il Rèdi Tenedo haueua fatta auella legge, 
chechi fuflèftaro trouato in adulterio, cofì 
mafchio , come femina , fufie decapitato con 
lafcure, & non hauendo egli perdonatoal prò 
prio figliuolo , volfc ancor che né fu He fatta 
memoria come C\ vede nelle Medaglie di Tene 
do, che da vna banda vi è la fcu re ,&da l'altra 

due certe.. 

s ì?erche 



Parte Prima_j. 



FerclìC il Lconenella giiifa fopraderta fìgiu- 
fiehi il caftigo, iic (èru iremo di quello che cita 
Eliaiio, fcricto da Eudomio, cioè , che vn Leo 
ne.vn'Crtà > & vn Cane muriti , Si. allenati da 
vn certo maeftroad'vnamededma. vita , ville- 
io lungo tempo in/ieme pacifìcamaite , {cnza 
©fFenderfi piin to rvn'altio , come fu fièro ftari 
domeilici , & animali d'vna flefià fpecie , ma 



rOiTa moJlàda vn certo mi pero , sbia -a'o si? 
cane, coi quale haueua comune la f^a za, & iF 
vitto; il Leone comode per la fce'lerareizad:*' 
hauer rotte le leggi del viuere focto ad -n me- 
dedmo tetro , corfèaddoilb :ii!'Orfa, & ?bra» 
natola par^mentele fece per Io Cane pagata ki 
meritata pena . 



CECITÀ^ DELLA MENTE. 




DONNA veftira di uerde , flia in prato 
pieno di varii fiori , col capo chino, & 
€Oii vna talpa appredò • 

Cecità fi dice la priuationcdella luce degl'- 
occhi, & perfìmili'-udii-.c. onero per analogia, 
fi domanda ancora i'oftufcatioiie della mente , 
però l'vna fi dimoerà coiilaralna per antico 
coftume de gl'Egittii , come racconta O ro A- 
polline: l'altra con la tefla china i.erro li cadu» 
chi fiori della terra , che fono le delitie mon- 
dale > che allettano l'anima , e la tengo- 
no occupata fcuia profilo , perche giian- 



to di bene ri mondo hi fìnghiero ci promcr- 
te, tutto è vn poco di terra non pur fotro fa'fa-. 
fperanyada breue piacere ricoperta, maccwì 
grandifTimi pericoli di tuttala noflra vira* co- 
me ben dice Lucrstio lib- z. de natii rn reiucn . 

O miffrashominum mentes , t^ pecora c&cm 

^lutlihus in tenebr'ts vifA quantif^ pericUs* 

De'Ttfur hoc aui quodctivque efi 
EcOiiidio nel lib 6 delle f'.leramoifoU . 

Proh fupert quantum mortalia federa, cac^k 
Neclis- habeni > 



So Iconologia di Gef Ripa 

e E L E R I T A\ 




I 



I 



DÒNNA che nella deftra mano tiene vti 
folgore , come narra Pierio Valeriano 
nel lih 43 .de fuói léroglifichi.à canto haiierà 
VP. delfino.e per l'aria vii fpariiiero ancor egli 
pofto dal fopradetto Pièriò nel lib- iz. per la 
Celerità , ciafcuno di queftiè velocilTimo nel 
fuomotó dallacognitionedel quale iuellàfi 
sa fatilmèiuc, che'co(à fia celerità. 



CHIARÉZZA. 

VNA giouané igniidaj circondata di moì^ 
te fpleiidore dà cucce le baudei& cheltrt 
galli mano il Sole» 



Chiaro fi dice quello.che fi può ben vedere 
per mezo della luce » che riljumina , & fa la 
chia rezza, 1 i quale dimandai emó quel la famaè 
che riiuomo, ò con la nobiltà > ò con la Virtii 
s'acquifta.come dimoftra Pierio Valeriano nel 
Jib-44.& S. Ambrogio chiama chianflìmi quel 
li,i quali lon ilatial mondo ilìuftri di Santità 
& di dottrina, fi dice ancora Chiarezza vna 
delle quattro doti de'Beatiin Cielo,& in cia° 
fcuno di queftì fignificati . 

Sì dipinge giouanej perche nel fiorire de' 
luoi meriti, ciafcuno fi dice eflèie chiaro per 14 
finiilicudiue del 5ole,che fa vifibile il tucc<} i 



CIELO 



^arte Prima-). 

H I A R E z z A. 



8i 




CIELO. 

VN Giouaned'afpetto noSililTìmo, veftito 
d'habito Imperiale di color riuchinotnt 
to llel'acocol maino decro paliid.imeiuo , & 
con lo fcettro nel la deftra mano.&nella finii! ra 
rengà vn vafo nel quale fia vna fiamma di fuo- 
co , & in mez7o di eflà vn cuore, che fi confa- 
mi, fu la poppa driua vi fia figurato il Sole, fu 
la finiftra la Luna , fia cinto con la Zona del 
Zodiaco,nella quale fi fcorghino li Tuoi dodici 
legni, porti in capo vna ricca corona piena di 
varicgemme,& nelli piedi li corunn d'oro. 

Il Cielo da Bartolomeo Anglico lib 8, cap. 
z.è diftinro in fette parti. Aereo, Etereo, Olim- 
po, Igneo.Firmamento, Aqueo , & Empireo, 
ma à noi non accade repetere ciò che egli ha 
detto, acni rimerò il Lettore , & parimente 
circa il numero de Cieli, à Plutarco, al l'ererio 
nella Ceiiefi,3l C lanio (òpra la sfera del Saci'o 
bofco.alla 5inraffi dell'arte mirabile, alla Mar 
garita Filofofica, &ad altri autori: à noi bafti 



dire.che il Cielo e tutto l'ambito, & circùito 
ch'è dalla terra , per fino al Cielo Fmpireo 
oue nfiedono faìMme beare . He'-odo Poeta 
Greco nel a liiaTheogonia lo fa Figliuolo del 
la rena in qie'^o modo • 
Ttlltis veroprimuntjttjuidentgenuitpare^ fi hi 
C^lum Srellvs ornafum,vt tt>fiim totnm obtegatt 
Vtq^ ejfet bentps d. lifudu tutafemper . cióet 
Primierameyite l'-f enero la Ferra 

Il del dt Stelle ornato 

Acciò lìt copra tutta , 

£t perche fia delle beate mefiti 

Sempre fi cura fede. 

Er per tal cagione gl'habbiamo fatto il man 
to flel lato tu rchino per eficie coloi e ceruleo co 
fi detto dal Cielo, & aliando uolemo due vn 
Ciel chiaro, & {ereno,diciamo vn Ciel turchi- 
no- Regale poi, & con lo Scettro in mano, per 
dinotare il dominio, che ha nelle cofeinferio- 
ri,ficome vuol Arift. nel pr. lib- delle Meteo- 
re,tcfto i.anzi Apollodorofàcheil primo che 
L habbia 



Sz Iconologia di Cefi Ripa> 



E. 



L 



O. 




iiabbia ottenuto il dominio .-li tutto il monJò, 
fìa flato Viano da noi cìiiamafo Cielo- O'upetr 

tdeftC&lus primus OrbÌ6 •uninerfi imperio ^r a 
fuit . 

5i dipinge grouane per raoftiare che Tebe* 
nchà hauuto principio, iieirifleflTo termine G 
ritroua,& per lunglìez7a di tempo nonliaurà 
fine per elTère incorruttibile, come dice Arift. 
libr. pri. Cceli tefto 20. onde è che gli Egittii 
per dinotare la perpetuità del Cielo , che mai 
s'inuecchia dipingeuano vn core in mezo I-e 
fiamme, (ì come habhiamo da Plutarco in Ifi- 
picSc Olìride coir tali parole • C(xlnm,qzùaob 
perpefHitxtem nuntfuam fenefcat , corde picìo 
fignificant , cui foctti ardens fubiecìtis fit , 
Et però gli habbiamo poflo rella finiltrama* 
no il fudetto vafo con il core in mezo della fìa- 
ma.Si: perche in tutto il corpo celcfìe non.vs- 
dcnìo lumi più belliiche il Sole,& la Luna, pò 
nenioncJb più uabil parte] del fuo petto Co 



pra la poppa dritta il Sole , come principe de 
pianeti, dal quale riceue il fuo fplendore la Lii 
iia poila fopra la poppa finiftra, tanto più che 
quede due imaqini del5oIe, & della Luna 
el'Egittii fignifìcauanoil Cieloilocingemo co 
la Zona del Zodiaco per efTe re principale ingo- 
io celelte • Gli fi pone vna ricca corona in te-r 
l\a di varie gemme per moftrare, che da lui fi 
producano qua giù in vari) modi molti,& di- 
uerfi pretiofi doni di natura. Si l'apprefenta) 
che porti II coturni d'oro, mera'lo /opra tutti 
incorruttibile per confermatione delI'incoK- 
lutcibilitàfua. 

CLEMENZA. 

DONNA fedendo fopra vn Leone , nella 
finiftramajio tiene vn'hailajènelladefìra 
vnafaetta , laquale mofìn di non lanciarla : 
ma di gittarla via, cefi è fcolpitain vna meda- 
glia di .'euero Imperatore con quefte lettere . 
INDVLGENTIA AVG. IN CARTHAQ. 
I] Leone è fimbolo della demenza, perche 

come 



Parte Prima_> .' 



3 



tòme raceòntanot Naturali fé egli per forza 
fiipera , &: gicta 3 terra vn'hiiomo , (è iioii fia 
ferito da lui non lo lacera ne l'oifeiide fé non 
con legge ri /lì ma fcollà . 

Lafactta nel modo che dicemmo e fegnodi 
Clemenza , non operando^ in pregiiiditio di 

3uelli , che fono dégni di caftigo ; onde fopra 
i ciò Seneca ucl libro de Clenientia cofi dice. 
Clementi^ ejì lenitas fuperioris aitterfici infe- 
riorem in conBituendispanis . 
ClemenXjt • 

DOnna che calchi vn monte d'armi , & con 
la deftramano pforga vn ramo d'olmo , 
appoggiandoli con il braccio finiftro ad vn tro 
co del medefimo albero , dalquale pendalo i 
fafci confblaii . 

La Clemenza non e altro , che vn'aftinenza 
Aa correggere i rei col debiro cartigo, & emen- 
do vn temperamento della feruitù, vieiK à co- 
perte vna perfetta maniera di giuftitia , &i 
quelli che gouernano , è molto nccelfana. 

Appoggia/! al tronco dell'olino, per moftra 
le, che non è altro la Clemenza , cheinclina- 
tione dell'animo alla mifericordia . 

Porge il ramo della medelìma pianta per 
dar fegnodi pace , e l'armi gittate per terra 
co' fafci confolarifofpeìì , nota il non volere 
centra i colpenoli eflèccitar la forza fecondo 
che fi potrebbe, per rigor digiuftuia, però fi 
•dice, che propriamente e Clemenza l'indnlgen 
za di Dio à noftri peccati , però il Vida Poeta 
religiofo in cambio di Mercurio, finge che 
<jioue della Clemenza fi ferua nell'ambafcia- 
xia, nel lib- j- della Chriftiade- E Seneca in Ot 
taiiia ben'efprime quanto s'è detto di fopra 
della Clemenza, cofi dicendo . 
Tulchrum efi eminere inter illufires viros 
Confulere Patri£ , parcereaffiicìts ,fera 
Cdde abftinere , tempui atqj tra dure } 
Orbi (\HÌeiim,S&culopa,cem fuo . 
Hac fummo, virtus , petitur hat Ceelum via^ 
Sic ille PatrtAprimtu Aagulìm parens 
Complexm afira eBiColttur, ^templis Deui» 
Clemenza • 

DDnna che con la finiftra mano tenga vn 
procedo , & con la deftra lo cafìì con 
vna penna , & fotto à i piedi vi faranno alcuni 
libri. 

ClemenKa, e Mtderatione nella medaglia 
di Vitellio . 

DOuna à federe, con vn ramo di lauro in 
mano , & con l'altra tiene vn baftone vn 
poco lontano . 

La Clemenza è viia virtù d'animojchc pino 



iic rhuomo à compafTIoitc &: Io fa fàcile à pel" 
donare, & pronto à (buuenire . 

Si dipinge che fieda per figniiìcare manfue- 
tudiue, e quiete . 

Il Baftone moftra, che può, & non vuole 
vfareil rigore; però ben fi può dire alludendo 
fi al prefente Pontificato. 
Cedan mille Seueri ad vn Cletntnte • 
Et potrebbefianco dire quel che dice Oui- 
dio nel lib. 5. de Ponto . 
Principe nec nojìro Deui efi moderaticr vlltu 
ìufittia vires temperar tllefuas . 
Il ramo del lauro moftra, che conelTo fi pn 
tificauano quelli c'haueano ofFefi gli Dii • 
COMBATTIMENTO 
Della Ragione con l'Appetito . 

LA ftatua , ò figura d'Hercole, chevtcidc 
Anteo, fi vede in molte medaglie antiche 
l'efplicatione del quale dicefi , che Hercole è 
viia fimilitudine , & vn ritratto dell'anima di 
ragione partecipe, &: dello fpirito humano , & 
Anteodel corpo.il petto d'Hercole è la fede 
della fapienza , & della prudcnza.lequali han- 
no vna perpetua guerra con l'appetito & con 
la volontà, imperò che l'appetito fèmpre con 
tradice,e repugna alla ragione, ne può la ragio 
neelTère fupeiiore,6c vincitrice , (e non lena il 
cor|>o cofi in alto , & lontano dallo fguaido 
delle co^e terrene, chei piedi , cioè gli affetti 
non prendano più dalla terra fomento alcuno, 
anzi tutte le cupidità , & gli affetti che della 
terra fon figluiolijal tutto vccida. 



COMMERTIO DELLA VITA 
Humana . 

HVOMO che con il dito indice della dc- 
ftra mano accenni ad\na macine dop- 
pia , che gli ftà à canto ; conia finiftra mano 
tenga vna Cicogna, & alli piedi vn Cerno. 

Si dipinge in queftaguilà, perche la maci- 
na ha fimbolo delle attieni, & commertii de] 
la humana vita , pofciache le macine fono fcm 
pre due,& vna ha bilògno dell'altra , & fole 
mai non pofibno fare l'opera di macinare, cofi 
anco vn'huomo per fé ftellb non può ogni co- 
fa, & però le amicitie noftre fi chiamano ne- 
cedìtudini, perche ad'ogn'vno è necefiario ha- 
ucre qualche amico con il quale polfa conferi- 
re i fuoidifegni, & con fcambicuoh bencfitii 
rynraltrofolIeuarfi,& aiutarfi, come fanno le 
Cicogne,Ie quali perche fonodi collo alto, ù 
longo andare fi ft laccano nel volare, ne pofib 
ijofofteneie latefta,sì che vna appoggia il coi 
L X lo 



84 Iconolc^ia di Cef,Ripa 

COMMERTIO DELLA VITA HVMANA ; 




?o dietro l'altra , & la guida quando è ftracca' 
palla die-ro l'vltima à cui efTa s'appoggia,co- 
fi dicePliniolib. io- cap. zi. Se Ifidoio riferi- 
fce VI) fimile coftume de Cerar, liquali per il 
pefo ddle corna in breue tempo fi ftraccàno , 
ne pollbno reggere la retta quando- nuotano 
per mare, ò per qualche gra.) fiume , & però 
vno appoggia il capo fopra !a gtoppa dell'al- 
tro, & il primo quando è ftracco paflàà die- 
rro.sì che TU tal maniera quefti a'iimali fi dan- 
no l'vn l'altro aiuto . Cofì anco gli httomini 
fono aftretti tra loro à valerli dell'opra , & 
aiuto vicendeuole,periIchs inolro reteam éte è 
flato detto quel prouerbio tolto da' Greci,, vna 
inauolaua l'altra , Marna munum lanat , ó* 
digitui digitum ', Homo hominem feruzt , cim- 
tcti ciuuatem ■ - Vn'huomo confèrua l'altro , 
& vna Città l'alrra Città, & quello fi fa no co 
altro niezojche col commercio, & però Anft. 



tra le cinque co fé per le quali fi fa configlio ~, 
mette nel quarto luogo , Deiù quA import an- 
tur,^ exportantur , cioè di quelle cofe, che Ci 
portano dentro (Srfuora della Città nellequa - 
il due attioni confifte il commertio, perche fa- 
remo portare dentro la noflra Città di quel- 
le cofe,che noi ne fiamo priui, & che n'habbia 
mo bilogno fuora , poi faremo portare cofe 
delle quali n'abbondiamo in Città, che n'hàbi- 
fogno : perche il Gran Maertro di quefto 
mondo molto faggiamcnte ha fatto , che non 
ha dato ogni cofaad'vn luogo imperò che ha 
voluto che rutta quella vniuerfità fi corrifpon 
da con proportione,che habbia bifogno dell'o- 
pra dell'altro , Se per tal bifogno vna natione 
habbia occafione di trattare, & accompagnarfi 
conl'altra , onde n'è deriuata la permutanonc 
del vendere, & del comprare, & s'è fatto tra 
tutti il commertio della vita humana . 



€OGNI- 



Parte Prima-.- 85 

COGNI TIGNE, 




DOjiiiache ftaiido à {édere tenghi viia tor- 
cia accefa, & appreirohaiuà vn libroa- 
pecco, che con il diro indice della delira mano 
l'accenni • 

La torcia accefa, fignifica, che come à i iio- 
ftri occhi corporali , fa bifogiio della luce per 
vedere, coli ali 'occhio uollro interno , che è l'- 
intelletto per riceiiere la cognitione dslle fpe- 
tie intelligibili , fa mellicro deiriiiriimenco 
eftriafeco de' fenfl, Se particolarmente di quel 
ledei vedere, che dimoftrad col lume della 
torcia , perciochecome dice Arili. Nihil ej? m 
inielleéÌH, quod prius nonftierit infenfu-, ciò 
Hìoftrando ancora il libro aperto , perche , ò 
per vederlo, ò per v dirlo leggere (i fa ui noi la 
cognitionedelle cofe ■ 

Cognitione delle cofe • 

DOnna, che nella delira mano tiene vna 
verga, onero vn Scettio,& nella finiftra 
Tn libro i da che li comprende , che ia cogni- 



rion delle cofe s'acquifta per mezo de l'atten- 
ta lettione de' libii , ilchc è vn dominio dell'- 
anima* 

C O M E D I A. 

DONNA in habito di Cwgara : ma i] fu a 
veftimento farà di varii colori, nella de- 
lira mano terrà vn cornetto da fonar di muli • 
ca , nella finiflra vna mafchera, & ne' piedi i 
focchi. La diuerlìtà de' colori, nota k vane,&: 
diucrièittioni , che s'efprimono in quella fòr- 
te di poefia , laqualedilertaaJi'occliio dell'in-- 
telletio, noumeno chela varietà de'-coloridi- 
letti all'occhio corporeo, perelpiimere ^l'ac- 
cidcntideirhuiiiana vita, virtù, vitii , 8c coii- 
dicioui mondane , in ogni (lato , & qualità dr 
genti, fuor che nel flato Reale. Et quello fi 
moftra con li focchi , i quali furono da gli an- 
tichi adoperati in recitar Comedie, per mo-' 
llrare la mediocrità dello flile, & delle perro- 
ne, che s'introducono à negociare. 

La Comedia hàpropolitioni facili; . & at- 
tieni 



2,6 Iconologia di CcC Ripa 



tieni difficili , & però fi dipinge in hàbitodi 
cingala, pereflèiequefta forte digentelarghil 
fima in promecrere altrui beni di fortuna , li 
quali difficilmente, per la pouertà propria 
polfano communicarc . 

Il cornetto, & la mafchera s'adoprauano nel 
le Comedie degl'antichi, & notano l'vno l'ar- 
monia, & l'altro l'iniitatione . 

I focchi fono calcianienti comici, conae hab 
biomo detto. 

Cemedia . 

DOnnad'ctà matuw, d'afpetto nobile , in 
mano terrà la Tibia , in piedi i focchi > 
nell 'acconciatura della tcila vi faranno molti 
trauolgimenti, &con grande intrigo di nodi , 
con quefto motto : Deferì bo mores hominum • 
COMEDIA VECCHIA. 

DONNA ridente, vecchia , ma con voi» 
to grinze, & (piaceuole, hauerà il capo 
canuto , è fcarmigiiato , le veftiftracciate. Se 
rappezzate, & di più colori variatCjCon la man 
deftra terrà alcune faette , onero vna sferza , 
auanti à lei vi farà vna fcimia, cheli porge vna 
ceftella coperta, la quale fcopreiido da vn can- 
to la detta donna , con la lìniftra.mano faccia 
moftradidiuerfi brutti ,& venenofi animali, 
cioè, vipere, afpidi, rofpi, & limili . 

Si dice , della Comedia vecchia à diftintio- 
nedella nuoua , laqualefuccefle à lei in aHài 
cofe difTerente, percioche li Poeti nelle fcuole 
della vecchia Comedia dilettauano il popolo 
( apprelfo del quale all'hora era la fomma del 
gouerno ) col dire , & raccontare cofc facete, 
ridicolofe, acute, mordaci, in biafnio, & irri- 
fìone dell'ingiuftitiade i Giudici, dell'auaritia, 
& corruttela de' Pretori, de'cattiui coftumi , 
& difgratie de i Cittadini , & limili altre co- 
fe, laqnal licenza poi riformando, & lefcioc- 
chezzedel rifo,& bufFoncrte, à fatto toglien- 
do la Comedia inioua ( richiedendo cofi altra 
fornina di ftato.edi gouerno,& altra ingegno 
{à,& fauia iiitiennone de gl'huominijs'altrin- 
fe à certe leggi , &. honeftà piti ciuili , per le 
<]uali il fuggetto,la locutione, & ancora ladi- 
fpofitionedi eflà è fatta molto diuerfà da quel 
lo chefoleuaellèredella fopradetca Comedia 
TCcchia , come può il Lettore vedere à pieno 
Je differenze , tra Tviia, e Taltra nella Poe tica 
dello Scaligeio.ncl primo libro detto l'Uloria 
al cap.y- L'offitio dunque della vecchia Co- 
media,en'endo di tirare li vitii, & attioni de gì' 
huominiin rifo,&: fciocchezza; perciò (ì è fat- 
ta la detta figura di tal vifo, & forma , che fé 
andrà di mano in mano dichiarando . 



Le vedi lì:racciate,& tappezzate, cofi perì? 
foggctto che haueua alle mani, come per le per 
foiieche faceuano coli fatta rapprefentatione , 
non v'uiteruenendo, come nella Tragedia per- 
fonc Regali; né come nella Comedia togata, ò 
preteffata de'Roroani Cittadini di conto- 

Per li vari) co'oii del fuo vellimcnto lì ii- 
moftrala duierlità,3i: inconftanza di più cofe, 
che poneua inflemc in vna compofìtione,&an 
co il vario lliIe,mefchiandoinfieme diucrfìge- 
iieri di colè . 

La fcimia che li porge la cel^ella , moftra la 
fozzaimitatione p inczo laquale faccua paleli 
li vitij,& le bruttezze altrui, che fi dimofira- 
no,ò plifozzi, & venenoflanimali.cheellacó 
rifo.&fciochezza fcuopreal popolo,di che vii 
ellèmpio fi può vedere ikI Gurguglione di 
Plauto.. 
Tum ijìi Gr&ci palliati, capite aperti) qui am - 

bulant 
§>ui incedutfufl/trcinati, cu libris, cu/portulis 
Coufìant jconferuntjfermones interfe tamqtt» 

drupe t& 
OhflxKt,ebfinut,ii7cedunt cumfais fententiis 
^luosfemper bibentes videasejj'e in Oenopolio 
Vbiquid furripHere, aperto capitalo j calidam 

bibant 
Triffes , att],^ ebrioli incedunf . 

Le faettc nella deftra fìgnifìcano gl'acuti 
detti, & l'afpie m3lcdicenze,con le quali lice 
tiofamente ferina, & vccidewa la fama,& ripa 
catione de particolari huomini i onde Horatio 
nella Poetica parlando della fpetie di poefìa 
Viene à dire della Comedia vecchia in tal mo- 
do . 

Snccejfit vttui hii comedia, , non fint mul- 

ta-> 
Lande ./ed in vitium liberi fh extidit , (^ 

vim 
Dignam lege regi . lex efì acceptA > cho' 

ruiqtte 
Turpiter obìicuit fublato iurenocendi • 
Et il detto Horatio ancora nellib.i- de'fcr 
moni, nella Satira quarta,cofI parlò delli Scrit 
tori della Comedia . 

Eupolis 3 atque Cratinm , Arifiophanesjj 

FoeiA 
Atque alij , quorum Comidia prifca vi- 

rorum «/? 
Si qups erat digmu defcrièi, quod malusi 

aut fur 
§luod tncechus foret , aut /ìcaritti , aut 

^zliequin 
iamofm multa cut» likertate notahant . 

CO M- 



Parte Prima.^ • 87 

COMPASSION E, 




DONNA cFie con la {ìniftra mano rei>- 
ghi VII nido dentro del quale vi fia vu 
Auoltorexhe pizzicandodle cofcie ftia in arto 
di dare à fuggere il proprio fangiie à i fiioi fì- 
gliuolini, quali fàraiuio anch'edi nel nidoi/i at 
todi preiiderejl fangiie, 6cco'ila deftra mano 
flcfa por^ainattodi compaflìone qualche co- 
ìk per fbaueiiimento à gl'alcnii bifogni . Si di- 
pinge con l'Auoltore nella guifajchc habbiamo 
detto, percioche gli Egitcìi per lo Aiioltore, 
«quando col becco fi rompe le corciej.rappresé 
iaiianelac5pairione,perche egli inquei cento 
e uenti giotni,che dimora nell'allcuare i figli 
ujoli, non mai troppo lontano vola alla pre- 



da attento à quel fole penderò di non l» 
fciare i figliuoli , 8c folamente piglia quelle 
cofc che da predo gli fi moftrano, & Ce nulla 
altro gli occorre, ò f'ouuicjie d apparecchiare 
in ciboà i figliuoli , egli col becco pizzican- 
dofi le cofcie caua il fangue, & quello dà à 
Cug£;ere alli figliuolini , tanto è laniore col 
quale ha cu ranche per mancamento di cibo no 
gli manchino, il porgere coji la delira mano. 
in arto pietolò qualche dono, dinioflra cou- 
taleaffi;tto il vero fegno dell'huomo compaf- 
fioiieuols , ilquale per carità fiaccorre con 
prontezza i poueri bifognofi conia propria; 
fatolrà-. 



eo..-M:-» 



88 Iconologia di Ce£ Ripa 

compvntione; 




DONNA veftitadi cilitio , addolorata» 
conia bocca aperta in attedi parlare, 
con gl'occhi riuoltial Cielo , che verfino co- 
piofe lagrime, e'o» vna corona di pungenti ("pi- 
ne in capo, renendo con la fìniftra mano vn 
cuore parimente coronato di fuine , terrà la de 
flra mano alta , &• il dito indice dritto verfo il 
Cielo . 

Si Fa veftita di cilitio , & lagrimeuole , per- 
chediceS. Gio. G rifoftomo ", nel f.io libro de 
CompuuA. cord. SoUcompunciio facit horrere 
purpuram , de/tderare cilicium : amare Ucri- 
mus^'fugere rifum, e fi enim muter fletm • 

Selifanno diiecoronedi fpine , percheper 
la fpina nel falmo 3 1- in quel verfetto, che di- 
ce: Dum configitur fpinx, vien denotata la col- 
pa contratta dal peccato laquale del continuo 
morde , & punge la confcienza (ignificara per 
la corona , che tiene in capo , & non baftando 
quella compiiutioue , come infruttuola, na- 



Tcendo per l'ordinario dal timore della pena , 
& conofcimento del male . Però fègli aggiun- 
ge la corona delle fpine al cuore , denotando 
per quell'altra la vera compuntione del cuo- 
re , che nafce da quello immenfo dolore, & 
Conofcimenio d'hauerofFefo Iddio fbmmo be- 
ne, & perfa lagratia fua, & perche là ^perfetta 
compunrione deue haue re quattro coirauioni > 
cioè che habbia quel fommo dolore già detto, 
però fi faaddolorata , e lagrimeuole . 

5econdo,che habbia fermo propo/ìfo di non 
commettere pili peccato , che fi dimoftra per 
l'indice alzato dalla mano delira. 

Terzo, che finiilnrente habbia faldo propo- 
nimento diconfellàrfene, ilche vien fignificato 
per la bocca aperta. 

Vltimo, c'habbia à lbdisfaie,come parimen 
te fi promette per la deftraalta, è pronta in 
operare bene,cófoi'me alla fua buona, è fanta^ 
refolutioiie . 



COM 



Parte Prima. 8^ 

COMPLESSIONI. 

..COLLERICO PER IL FVOGO. 




VNgiouane magro di color gial'fccio, & 
Con fguarclo hcro , che eflcndo nuafì mi 
^otenghicon la Hcftramano vna fpada mula, 
ftandocon prontezza di voler combattere. 

Da vn iato ( cioè per terra ) farà vtio Icil- 
io in mezo del quale (ìa dipinta vna gran fiam 
ma di fuoco j Se dall'altro lato vu feroce 
Leone • 

Dipiiigefì magro , perche ( come dice Ga- 
leno nel 4 delli AfForiiini nel commento. 6. ) 
in eflb predomina molto il calore , ilq lal ef- 
(èndo cagione della fìccità Ci ra prelenta con 
la fìaramanero feudo . 

Il color gialliccio , lignifica , che il predo- 
minio deirhumore de! corpo fpelTb fi viene à 
manifeflarenel color de" 'a pelle; d'onde nafce, 
che per il color bianco G. dmioftra la flemma ; 
perii pallido, oueio llauo la collera; per il ni 



bicondo miilo con bianco la compleflìonc fati' 
guigna, &: perii fofcola malenconia .fecondo 
Galeno nel 4- de fanitate menda al cap. 7. & 
nel I. dell'AlForifmi nel commento 1. 

Si dipinge con fiero (guardo, eflendo ciò 
fuo proprio , come ben dimoftra Ouidio nel 
lib-j.dearfe amandi . 
Ora tument traintgrefcunt fanguine veni, 
Lumina Gorgoneo Jauìhs angue mi cant . 

Et Perfior.eJIa 5. Satira. 
Nunc face fuppofita feruefcit fanguis , (^ ira 
ScintiUant csuli,(^c- 
La fpada nuda , e !a prontezza di voler coni 
battere, dinota non folo il collerico efièr pron- 
to alla rifià; ma anco prefto à tutte l'altre ppe 
rationi , come ancora fignifica la fopradetta 
fiamma di fuoco , ellèndo Tuo proprio di jri- 
folueic. 

M Si 



pò Iconologia di Cef!Rìpa 



Si dipinge gioiunc, qiiafinudp , & conio 
feudo per terrai percioche guidato dall'im- 
petiiofa pacione dell 'animo non fi prouede di 
riparorma feiiza grudi-i:io,& configlio s efponc 
ad og li pericolo, fecondo il detro di Seneca in 
Troade : luuentle vitiù efi regere no fojfe impt- 
tur». Et però bene diflc Aiiicenna nel i.del i. 
delIadittione3. al cap-3-che quando l'opere 
fono fatte Con maturità danno legno di vn le- 
peramento perfetto: ma quanio fi fanno con 
impeto, &con po<^o configlio danno fegnodi 
molto c;^ore. 

Glii fi dipinge il Leone à canta, per dimo- 
molhare la fierezza , & animofità dell'animo 
pafcentedaljagià detta cagione. Oltre di ciò 
jpietteuifi que'to animale per eflfere il Colleri- 
co fimilcairiracódù Lcone,del quale cofifcx:if 
^e l'AIciato.ue i fuoi Emblemi . 
McAJtm^vtteres caudam dixere Ifonk 



^itmfiimttlantt ìtiu ctneiffitXiUegràuts^ 
LttJexeum /urgit èilii crudefcit , (^ utr»^ 
Ielle doltrfurtM txcit/H indomitas . 
Denota anco il Leone eflèi^ il colletico di 
naturamagnanima,e liberale, anzi che panàn> 
doli terminijdiuicne prodigo , come gl'infra- 
fcritti vcrfi diellaScnola Saleràitana* non£bI<^ 
di quefta:ma di tutte l'altre qualità fopradct- 
te dicono. 

I.fhhumor chol er» , qui eompètit impetHofis- 
Hoc genui 'eSi hominum cupiens prAcellert 

fu-HÓìot : 
Hileuiter difctmt , multum comedunf , cite. 

erefcunt j 
ìnde,é' mxgnunimi funt , targt fummn pt" 

tenteu • 
Jdirftitui,faUnXi ir af ceni-, prfidig*tt,audaXi. 
AHutM }.graciliS}Jìccus, crocei^ coUrkt 



S A N G V I G N a PER U A R I A . 




%ìi 



Parte Prima' 



pt 



VN gioiuftc allegro, ri(lentc,con vnaghtr 
landa di varij fiori iii capo di corpo car 
nofo,& olerei capei li biondi hauerà il color 
della faccia rubicondo mifto eoa bianco,& che 
fonando vu liuto dia fegno con riuolgcregl'oc 
chi al Ciclojchegli piaccia il (iioMO,& il canto, 
da vna parte d'elìà figura vi faù vn monto- 
ne,tenendo in bocca vn grappo d 'vua , & dal- 
l'altra bada vi farà vn libro di miifica aperto. 

Giouane,allegro,con la ghirlanda di fixjri , 
Se ridente, fi dipinge il fangnigno, perche { fe- 
condo Hippocrare ) in quelli che abbondano 
di faiigue temperato , & perfetto , fi generano 
fpiiiti vitali puri,& (òttili , da quali nafce il 
rilbjSc l'allcgrezzai onde quefti foro piaccuo- 
k»& faceti,& amano i fuoni,& i canti. 

J-'eiTerdi corpo carHofo , fecondo Galeno 
nel i.lib. del temperamento al cap. $• & Aui- 
ccnnanel lib.i.fignifica, chedalla virtù aflì- 
nulatiuaxhe ne i fanguigni e molto potente, 
nafce l'habito del corpo carnofo . 

Dipingefi rubicondo mirto con bianco, per 
«Iie ( fecondo Auicenna nel i. del i. ) quefto 



colore denota abbondanza d'i fangue,e però di 
ce Galeno nel ide gli AiForifmi nel commen- 
to i-chc rhumorcjche nel corpo predomina, 
dà il colore alla carne. 

H Montone conil grappo d"vua, fignifica il 
fanguignoefièr dedito à Venere, & à Bacco j 
per Venere s'intende la natura del f.!ontone,cf 
fendo querto animalealTai inclinato alla lulfu- 
ria, com'è narra Picrio Valeriano lib- 10.& per 
Bacco il grappo d'vua ; onde Ariftotile nel 
Problema 31. dice, che ciò auuiene nel fan- 
guigno,p>erche inefib abbonda molto feme , i] 
quale è cagionede gl'appetiti venerei , come 
anco Ci può vedere ptr dcfcrittioue deliaScuO 
la Salernitana. 

Natura pingues ifiifunt , atqj iotantes , 
Kfitneres^ nouos cupiunt a»dirt fre^uenter , 
Hos Venta, ó* Baechm ddtSlat fercularifits 
Et facit hos hilarts,^ dulcia ver ha loqttètes . 
Ommbtuhifiudiis hahilet /unt,(^ m^gis apti 
§ilualtbet ex caufanon hos facile excitatira 
Largiti , amans,hilari(,ridens , rui/e-^eoloris 
CaHttn,carnoftu,fatis andax^at^ l/tnignui . 



FLEMMATICO PER L'ACQVA. 




pz Iconologia di Cef.Ripa 



HVOMO di corpo gralTo,& di colei bia 
co, che ftaudo à fedeie fia veftito di pel- 
te di talfo, tenendo ambe le mani in feno, & la 
teda china, laq naie fia cinta d'vn panno negro, 
che gli ciiopra cjiiafi g.*occhi,& a canto vi fìa 
vna tartaruga . 

Dipir.geirgiafTo , perche ficome la liceità 
del corpo procede dacalidjtàjcofi lagraflèzza 
deriua da frigidità , &.hnmidità, comedicc 
Galeno nel fecondo del temperamento al e é. 
Si velie di pelle di taflò , perche fi co- 
me quello animale èfonnacchiolòepigrojcofi 
è il flemmatico per hauer egli pochi fpiriti , 
& quelli opprelli da molta frigidità, che in ef- 
fe predomina j onde auiiiene ch'è anco poco 
atto à gli ftiidii hauendo l'ingegno ottufò, & 
addormentato, & non habile à meditare quel- 
lo che farebbe cagione di foileiiarlo dalle cofe 



■vili, & baflè, che però li fi cinge il capo di pan 
no negro • 

Si rapprefentacon il capo chino, perche egli 
è pigro, negligente e tardo fi nell'operationi 
deirintelletto , come in tutte l'altre del corpo, 
fimile alla tartaruga, che fi gli fa à lato, il che 
tutto vien ottimamente efpreflb dalla Scuola 
Salernitana ne i verfi che feguono . 
FhUgma dabit vires modicas > latof^ue hrC' 

uefque • 
Fhlegmafacit piagues, fa/tguis reddit medio- 

cres , 
Otia nonfiudio tradimt,fed corpora fonino 
Senfus habet , tardos , motus pigritiafomnus 
Hic fomnolentus , piger in fptttamine » ple- 

ntts 
J.fi huic fenfus hdbes pinguis faeie color al' 
bm > 



MALENCONICO PER LA TERRA. 




HVOMO 



Pairte Prima_j . 



9% 



J 



HVOMO di color fbfco, che pofandofi 
conti piede deftro fopradivna figura 
quadrata , ò cuba , tenghi con la fiiìiftra ma- 
no vn libro aperco moftrando di ftudiare • 

Hauerà cinta la bocca da vna benda , & co» 
lamandeftra terrà vna borfa legata , & in ca- 
po va padèrovccello lolicario , 

La benda che gli cuopre la bocca , fignifica 
filcntio, che nel malinconico fiiol regnare , ef- 
fendo egli di natura fredda, è fecca, & ^\ come 
lacalidità fa loquace , cofi per lo contrario la 
frigidità è cagione del filentio . 

Il libro aperto , &r l'attentionedel {Indiare., 
<ìimofl:ra il malinconico elferdeditoalli ftudii, 
&ine(ri far progrellb j fuggendo l'àlrrui con- 
uerfatione ; ondeHoratio ncll'vlcima Epiftola 
del x.lib. dice . •'' 

i Scripiotum chorus omnis /tmut nemus . 
I.tfugit Vrbes • 



Che però gli fi dipinge il paHero iolitano 
foprailcapo, eilèndovccelio che habicain ino- 
chi folitarii , & non oonneria con gli altri vc- 

celli. 

La borfa ferrata fignifica l'auara natura, 

che fuole per lo più regnare ikj i malinconici , 

come dicono i fegu^nri verfi della ScuolaSa- 

lernitana- 

Rejiat adhitc triftis cholerA fuhjlantia ni- 

grx 
§li{&redditprat40s,pertril}espauca loquen- 

tes 
Hi vigilant Jiudiis : nec mens efì dedita 

fomno , . j- 

Sernant propofitum fibi nil rtputant [ore IH- 

tum 
Inuidtts , & trijiis cupidui dextrA^ue tt- 

nacis 
Non expersfraudif , timidus luteique coloriS' 



CONCORDIA MARITALE 
, Di Pier Leone Cafella . 




Vtt' 



^4 Iconologia di Cef.Ripa 



VN'huomo à mandritta di vna doiina.sm 
bi vediti Hi porpora, & che vua fola ca- 
tena d'oro incateni il collo ad ambidiic , & che 
ladettacatcna habbia per pendente v/i cuore > 
iJqualcvenghifoikntato da vna mano per viu 
elidetti hiiomo, e donna • 

La collana nella giiifaclie dicemo , dimo 
Ara, che il Matrimonio è compolto di^imore, 
di amicitia, & bcneiiolenza tr-à rhuomo , & la 
donna, ordinato Jjlla natura, & dalle diuinc 
leggi, le quali vogliono , che il marito j &Ia 
moglie flano due in vna carne , che non polTi- 
iiocllèrediui/i f'e non per morte . 
CONCORDIA. 

VNA donna in piedi, che tiene due fpighe 
digraiio m vna mano, & con l'altra vna 
tazza piena d'vccelletti vini » onero di cuori. 
La razza piena di vccelletti, onero di cuori, 
{ìgnifica conformità di più perfoneper le qua- 
li né fcgtie l'abbondanza, fìgnifìcata per le l'pi- 
ghe del grano . 
Concordia MiUtare^ntlla Medaglia Ài Nerùa' 

DONNA che tenghi co ladeftra mano vti 
roftro di naue,ropra del quale vi è vn'in 
ibgna militare, & in jn^zo d'erta, ciocinmezo 

C O N e O 



dell'hafta vi fono due mani giuntccomè^iTàn 
do fi da la fede , con lettere , che dicono . 
CONCORDIA LXERCITVVM. 

,Le due mani nella guifa, che dicemo, di- 
moftrano la concordia, l'infegna , & il toflro 
gl'Else rcki. 

CON CO R D I A. 

DONNA, che tiene in mano vn falcio ài 
verghe fi rettamente legato. 
La Concordia è vua vnioiie di volerc,& no 
volere di molti, che vinone, Se conuerfano in- 
iìenie. Però fi rapprefenta con vn fafcio di ver- 
ghe,delle quali ciafcuna per lèftell'a è debile, 
ma tutte infìeme fono forti,& d u re, onde diflè 
Salamoile • Funitulm trtplex , diffìcile rumpi' 
/«r- Et mediante l'vnione fi ftabilifèe maggior 
forza neiropcrationi de gli huoroini , come di- 
moflra Saiuflio in bello lugurtino . Concordia 
paruAres crefcunt ydifcordia maximd d ila! un- 
/«>"• Alla qualesciéza rifeiifce Seneca Filofofo 
neU'cpiflola 94. cheM. Agrippa confeffaua 
d'enèremoItoobbligatOjeche per lei s'era far- 
ro ottimo fratello,*: amico; di che veggafì più 
difFufamente Francefco Petrarca nell'opere]» 
rinelib.j.tratt.i.Cap. II. ~ 

R D 1 A. 




Parte Prima^ 



e ON eO R DIA. 

DOnna bella, che moftti granita, nella dc- 
ftra mano teiighi vna tazza nella quale' 
vi farà vn pomogranato , nella fìniftra vno- 
fcetrojche in cima habbia fiori, & frutti di va- 
rie forti, in capo ancora hanerà vna ghirlanda 
di mele granate, con le foglie. Se coni frutti , 
infieme con la ghirlanda , per acconciatura vi 
iiàrà vnamulacchia,& cofì nelle medaglie an- 
tiche fi vede {colpita . 

Co,} cordi» - 

DÒniia,chc nella dclVra nrano tieire vn po- 
mo granato,5«: nella finiilra Vi) mazzo 
di mortelIa,e fi fabricain tal maniera, fecondo 
il detto di Pierio Valeriano, conl'auttorità di 
Democrito,dicendo,che la mortella, &i pomi 
granati s'amano tanto , che fé bene le radici di 
dette piante fono polte alq^uanto. lontane, l'vna. 
dairaltra,fi auuicinano nond'imeno>&. s'intrec- 
ciano infieme • 

Concordia • 

DOnna coronata d'olino, che tenga con la 
man deftra vn fafciodi frezze, legato co 
vna benda bianca,da vn capo-d'eflà , & co vna 
roffa dall'altra ; nella mano fi ni lira tenga va 
Cornucopia . 

Si corona d'oliuo, per fegno di pace, eiFetto 
della Concordia . 

Il fafcio di frezze legato al modo detto , fi- 
gnifìca la moltitudine de Jgl'animi vniti infie- 
B1C col vincolo della carità, & della fincctità, 
che difficilmente fi pofiaiio fpezzare fommiui 
ftxandofi fra fé fteficU vigore, & lagagliardez- 
7a,onde poi è [a concordia produttrice di frut 
ti piaceuolijCorae dall'ai tra banda ladifcordia 
non sa (è non produrre fpine,& triboli di ma- 
ledicenza, Sciiti , che (turbano la compagnia , 
& l'amoreuole conforti© de glbuommi nel vi 
ttere politico, & ragioneuole . 

Concordia nella Medaglia di Pupieno- 

DOnna fedente,che nella delira ha vna Pa» 
rena, flc nella finiilra due corni di doui- 
tiacon lettere .-CON' COR DIA AVGG. & 
S-C-VedinoSebaftiano Erizzo. 

La Patena fignifica efiercofa fantaJaCou^ 
cordia, allaquaìe fi debbe. rendere honoic, e Ca.^ 
crifitio . 

Li due corni di douitia,moftranOjmedÌ3ntc 
la concordia duplicata abondanza ^ 
Concordia Militare .- 
Onna armata, con le mani ten^a vn gran 



D 



viluppo di ièrpij perche è preparata per 
difendere fé ftedà con l'armi , & per nuocere 
altrui col YcIeiiQjChefomminiftra l 'irai 



Concordia iti pace- ■ 

DOnna, che tiene c'.iecorr.a d'abbondanza; 
ritorte infieme, che fono l'vnione de* 
penfieri.e delle volontà di diiicrfc perfone , & 
con l'altra mano vn vafo ài fuoco , perche 1* 
concordia nafce dall'amore fcambieuoie , if 
quale s'.iifomiglia al fuoco materiale ,.perefl«ic: 
ottetto di calore iuterioie dell'anima • 
Concordia de gì antichi • 

DOnna,che nella deftra mano tiene alcuni- 
pomi granati, & nella finiftra vn cornu- 
copia , con vna cornacchia , laquale fi vede ni 
molte Medaglie di Fauftinn Augufta fcolpita 
co'l motto'- CONCORDIA, per l'eterne; 
fedeltà, ch'vfà quefto animale conia fuacom 
pagnia,però dille l'Alciato : 
Corniciim mira inter fé ccnccrdia vitd. 
Mutua Pattjs iUii intemeratafideS' 
Ipcmi granati picfib \ gl'antichi fignifica- 
uaiic concordia, perche raii deiionoeflcre «l'a- 
iiimi concordi, & in tale viiioiie tra fé fìellì, co- 
me fono le granella di qncfìii pomi, dalla quale 
vnione, nafce poi l'abbondanza, clie è il neruo- 
di viueie politico, & concorde. 

Concordia infuperahile • 

PER la concordia infuperabik firapprefeu 
ta Gerionehuomo armato, con tre vifi , 
col capo cinto d'vna corona d'oroifèi braccia , 
& altre tante gambe , che tenga in vna mano 
defila vna lancia, con l'altra vna fpada nuda,. 
& nella terza vno fcettro. Et l'altre tre ma- 
ni della parte finiftra, fipofanofopra d'vno^ 
feudo. 

Dicefi,cheGerionefù Rèdi Spagna, ilqua* 
leperchchaueuatreRegnifu detto tricorpo- 
rc , cioè, che haueua tre corpi; fu ammazzato* 
da Hercole; altri dicano eflère ftati trefratel-i 
lijCofi concordijche erano giudicati vn folo. , 



CO NT IDENZA . 

DONN.\ con i capelli fparfi,cou ambedue^ 
le mani ioftenti vna.naue. 
La Confidenza porta fece la cognitionedel— 
l'immiacnce pericolo, &Ia falda credenza dì; 
douerne fcam pare libero , & fCnza quelle due. 
qiialirà variarcbbenomcS: cangiarebbe lede- 
te fuo . Però fi dipinge con là nane, che è fé- 
giodi confidénzajcon la nane inauiganci ardh 
fcono di pratticare Tonde del mare.kqua'i fo.-- 
]o con là facilità dèi perpetuo moto , par che 
minaccino, rou iua,morte, & eftermini o al l'huu; 
jiio,che quando partala terra , efce fuora de- 
fuoi confini . A' q^tcftopropofito difiè Hòra- 



Iconologia di Cef.Ripa 

CONFIDENZA 




tlo i«lla ^.Odedel prìmolibro . 

lUirohur. &AS triplex 

Circa peiitM erat , qui fragilem truci 

Commifit pelago ratem , 

Trimu4 , & poi • 

§^emmortis timuit gradum ? 
Con quel , che fcgiie . 

CONFVSIONE. 

DONNA giouaiie confurameiite veilita di 
diuevfi colori, che hauendo i capelli 
iTjal comporti, pofiladeftramano fopia quat- 
tro elementi confufamente vniti , & la fiiiiftia 
fopia la torre di Babel co'I motto che dica 
BABILONIA VNDIQVE- 

donane (i dipinge , come età più atta alla 
confafione, non hauendo cfperienza , (énza la 
quale non può terminare, edbndo trafportata 
da diuerfi appetiti , quali nell'opere rendono 
confufione. 

Li capelli lunghi, & corti, è mal comporti 
denotano i nioUi , & varii penfieri, che confon 



dano l'intelletto • 

Lidiuerfi colori del vertimenro '^gnificano 
levane, & disordinate attinni confi: fàntente 
operate : Et vhi mulTiiudo, ili confufto • 

La torre di Babel è port.-(, come cofà molto 
conofciuta per ftgno di coiif; fìone: poiché nel 
fabricare d'erta, Iddio , fi come confufè il lin- 
guaggio de i fabricatori , con fare , che ciafcu- 
nodi loto diuerIJmence parlartè , così anco 
confi! fé la mente loro , fjcendo , che l'opra ri- 
maiieiTc imperfetta percaftigo di quelle fuper 
be, & empie genti,cheprouoroi o di fare quel 
l'imprcfa controia (iia onnipotenza , & per 
magg'or chiarezza per rapprefcntare la confu- 
fione , vi (i dipir.ge il Chaos , in quel mcdo , 
che rapprefenta Gnidio nel primo libro delle 
Metamorfofi, oucdice . 
Vnm erat fotonaturd vultui in orbe 
§ltiem dixere Chaos, rudis indigeflaque mO' 
les. . 

Ec l'AnguilIara nella traduttione. 

pria 



Parte PrimL). 



97 



pria chel cielfujfe , il mar , la terra , e'ifoc» 
Era ti foco , la terra , il del , e Iman '. 
Ma il mar rendeua il eiel > la terra, e'I foco 
Deforme il foco, il del, la terra, e'I mare 
Che vi era, e terra , e cielo , e mure , e foca 
Doue era e (telo, e terra , e fuoco, e mare > 
Za terra, e'I foco , e'I mare era nel cielo 
Nel mar » nel fuoco > e nella terra ti cielo • 



CONFERMATIONE. 

Come dipinta nel PalaXz.o di U.S. À Monti 
eauaUo < 

DONMAconddCchiaiù nella dcftra ma» 
110, & ticn con la fiiiiftfa vua piramide ^ 
nella quale è fcritto : Supet hane petram . 



CONFERMATIONE DELUAMICITI A. 




VNAgionane, che fia coronata d'vn.i ghir 
landa di varii fiori, (àrà veftica d'habico 
vago, & di color verde, terrà con la deftr.i ma 
no vna Tazza di criftallo piena di rubicondo 
vino, la quale porgerà con fembian te allegro, 
& in atto gratiofo, & bello . 

Si dipinge gioitane , con la ghfrhnda di fio- 
ri , & con rhabito di color verde per fegno di 
allegrezza , che così conniene che /ìeiio, & nio 
ftrino quelli, i quali fi vnifcano, & conferma- 
no nel l'amici tia- Si rapprefenta, che porghi 
la Tazza piena di vino pcrciòche le Tazze j à 



calici, che fcambieuolinente fi porgononei 
colmiti, ^ in quelli i.miti che Ci fanno al bere, 
ècollume così de noftri tempi, com'ancoè 
vfan7a antica , nel qiial arto C\. vengono ai vni 
re gli fjMririikgli amici, & à confermarfi le 
amic2;.ie, & per (cgno d: ciò Achille nella no- 
na Iliade d'ilomero ordina à Patroclointimo 
fiioamico , che pigli il più gran bicchiere, che 
Rabbia, & che dia bere ad Vliire, &: ad 'altri. 
Greci, de! vino pili gagliardo non per a!tro,(è 
non per cai ad intendere , che cflb li teiieua 
per cariilìrni amici . 

N yiterita 



pB Iconologia di Cef Ripa 



VÌHrtU4 duxit ÌJoyUis Achilles 
Sederequefecitinfediltbtti , tapetibusque pur- 

pureis- 
StAtimctutem Patroclum , aUocutta efipopt 

exilientcm 
Maiorem iamcrxteret» Menxtiifili Hat ulto 
.Meraciufque ftindtto; foculnrft anttm para 

' vnicuique 
Hi enim canjfimi viri me* funt in domo 
Più abaflb poi Aiace accenna ad Vjiilè , che 



o 



e I 



Taccia vn brindifiad Achille & Vliflc gli iof» 
in tal modo . 

Innuit Aiux Pheeniei: intellexit autem nobili* 
Vlyjfcs 

ImpUììsq; vino poeulur» , pfepinauit Achi&i 

Snlae Achilles , 
& qiieUcche fegiiita de quali brindifi,n'è pie 
no Homero,à paflò, à paflb, fegood'viiio»?^ 
& coiifeimatione d'amicitia . 



N 



A. 




DONNA con vncnorein ma^io dinanzi a 
*!'occhi con quefto fcrittoin iercere do 
roOIKEIA 2IN.E2;i2,cioè la propria colcie 
za,fta. doin piedi in mezo vn pyatodi fioii,&: 
VII campo di rpine. 

Lacofcienza è lacrgnitioncrhehà ciafcii- 
no dell'opere, & de pensieri nafcoiti , & ce'ati 
à gl'alrri hiiomini . 

Però fi dipir.ge in atto di riguardale il prò 
priofuoic, nel quale ciafcuiio tiene occultace 



le Aie fecretez^e, le quali fòloà luimedefim«L 
fono à viua forza palefì . 

Sia con piedi ig.iudi iieJ luogo fopradetto , 
per dimoH^ rare la buona , e cartina via-, perle 
quali ciafruno caminando, ò con le virtù ,ò 
co'virii.èatFo à fentiie l'alpre puncuredelpec 
eato.come il fuaue odore della virtù - 
Cofcienza, . 

DOnnad'i fembiante belli/lìmo, veftita<?i 
bianco^con la foprauefte nera, nella de- 

ftta 



Parte Prima_i 



99 



ftrà mano terrà vna lima di ferro, haucrà fco- 
perto il petto dal la parte del cuore , donde la 
morderà vn ferpe,oucro vn verme , che fem- 



prc ftimoIa,& rode l'anima del peccatorc,però 

bciiediflc Lucano nel fettimo libro . 

Heit quantum miferopoen* mens confcin donata 



CONSERVATIONE 

D'i Pier Leone CafelU. 




DONNA vertita d'oro, con vna ghirla- 
da d'olino in capo nella maro deftia ter 
rà vn fafcio di miglio,& nella fìniftra vii cer- 
chio d'oro . 

L'oro,& l'olino flgnifìcano confèruatione , 
tjucfto.perche conferuali corpi dalla corrut- 
tionc,& quello , perche difficilmente fi cor- 
rompe . 

Il miglio parimente conferua le Città- 
Ilcerchiojcome quello, che nelle figure no 
ha principio, ne fine, può fignificaie la_dura- 
tionedellecofè , chepermezod'vna circolare 
uafinuta rione fi conferuano. 

CONSIDER ATIO NE . 

DONNA che nella finiftiamano tiene vn 
rcgolo^nclla deftra vn compa{Ib,5c ha A 



canto vna grue volante con vn fàllb in v» 
piede . 

Sarà detta fi^^ura veftita òÀ color peifb . 

Tiene il regolo in mano , & il compaflb per 
dimofl:rare,che ^i come fono quelli inftiomeii 
ti mezani per confcguirc con l'opera quella 
diittura,che l'inceUctro dell'artefice (\ forma, 
così li buoni efl[cmpii,& i fauij ammaeftramc 
ti guidanoaitrui per dritta via del vero fine, al 
qualegeneralmcnte tutti afpiiano,& pochi ar- 
riuano , perche molti per torte vie quafi cie- 
chi, fi lafcianodal cieco lènlo alla loro mala 
ventura trafportare . 

Lagruefipuò adoprare in querto piopo- 
fito lecitamente, & pernon portare altre autto 
riràjche polTuio infaflidiicbafti quella dell'Ai 
N 1 ■ ciato 



loo Iconologia di CeC Ripa 



ciato.dic dice in lingua nofì ra così . 

fitagOTd. tnfegrìò che l'huom doutjfe 
Conjider^n con ogni fomma cura, 
Hoper» 5 ch'eglifatta ilgKrno^hauiffe 
S'e^a eccedeva il dritto, e U mifurd » 

c o N s r 



I cjuellti X che da far pretermeftjfe . 
Ciò fa la grue ^ che' l volo fuo mifur» 
Onde ne fiedtfuot portare vn fafio 
ter non stJJ arò gir troppo alte, ò oajf» * 



I o 



'^M 




HVOMO vecchio, vcftiro d'habito grane, 
& il color rodbjhaiieià vna collana d'o- 
ro,alla quale Zìa per pendente vn cuore , nella 
deftra Kano tiene vn libro, & nella {ìniftravna 
ci tetra. Confi gli o. 

HVOMO vecchio veltitod'habito lungo 
di color roflb.haurà vna collana doro 
alla quale /?apcr pendente vn cuore , nella de- 
ftramajio tenga vn hbrochiufo con vnaciuec 
iafopr3,nelIafiniftramano tre tefte attaccate 
ad vncol o>vna tefta farà dicane, che guarde- 
rà verfb la parte diritta, verfo la parte /ìnilha 
vna tefladi lupo, in mezzo vna tefla dt lione ^ 
fbttoil pjcde deftro tci^ga vjia tcfta d'orfoj & 
fndeJiìi.o» 



Il buon coiifìgliopjie *ia quella retti udi- 
re, che (ècondol'vtilità rilguarda ad Vi, certo 
fìnc,del quale la prudenza n'è veraefìftiniàtr:- 
ce fecondo Arifìotile nelI'Erhica-Iib.é.cap. 5. 
Bona confultatioreSlrtudo ea effe videtur , qu£ 
fecundum vtiltraiem ad quendam finemfpe^ 
Rat , cuiw prudentia zera exifiìmairix ffì . 
Il con/ìglio per quanto il iriedefìnìo Filofofo 
aflcrifce non è icicn7a,pcrche non fi cerca quei 
lo che fi sa, non ècongiectura, perche la con. 
giettura fi fa con prefle^za e fènza difcorlo, 
jr>ail configljofi là con lunghezza di tempo 
maturato dalia ragione . None opinione per- 
che quello che fi ha per opinione fi ha per de- 
terminato fenza cojifiglio > vediamo dunque 

pili 



Parte Prima.; • 



lOI 



più diftiiuamentc cLe cofa ila . 

Il Configlio è vndifcorfoj&deliberatione, 
che fifa intorno alle cofe incerte,& diibbiofè, 
chtf fono da faifi.il quale con ragione , elegge , 
& rifoliie ciò che fi reputa più efpediente , & 
che fia per partorire il più virtuofo, il più 
vtile ( & il migliore effetto . In quanto al 
piiblicoi circa cinque cofe fpetiatnunte fi fa 
Conflgliodelli datii, Centrate publiche, del- 
la guerra , & della pace , della guardia della 
prouincia, &: della grafcia, & vettouaglia, die 
lì ha da portar dentro , & mandar fuori , delle 
leggi , &i ftaniti , & ciò fecondo rinftruttionc 
d'Ariftotile nel primo de la rerhorica. Sunt att 
tem quinqite fere i.umerornixifnii, ite py&cipu» 
eorum , qu&:n conftlits ngitari folc.it , Agitur 
enimde vecligaltòns , ^mdditibus publicis y 
De bello, i^pACt, De ctiftidia regionis.De iis quA 
impijrfrtHr,et expcrtdrur,€t De legtl rofitiuttone 
Lo figuriamo vecchio perche l'huomo vec- 
chio dimoftra configlio come dice S.Ambrofio 
in Hexameron. Seneéìus e/i in confiUis vtdicr, 
perche l'età matura è quella che partorif^e la 
perfezione del fapere, & delTintenrlere perl'- 
efperienza delle cofeche ha vedute, & pratica- 
te, non polendo nella giouentù efìère per lo 
poco tempo ipatarità di giuditio,& però igio 
uani fi Heuono rimettere al configlio de vecchi 
Il configlielo di Agamenonne Imperatore de* 
Greci viene da H omero in perfona di Nefto- 
-ce figurato vecchio di 3oo.anni nella i. Iliade, 
oue lo {tefIbNeftore edotta i G reci giouani fpc 
cialmete Agaménone & achille tra loro adira 
ti,ad obbedire al fuo cófiglio , come vecchio. 
Sed audite me ambo aittem iunior is efiis me , 
leun'a.aliqttandoyó' ctt forliaribta tjuam vos 
Vtris confuetudincm habui , ^ nunquam me 

ipfi parui pe'nderunt , 
'Keque tales vidi viros , nec videb» 

Più à bado 
•£r tamen mea confitta audiebanf^obediebant" 

que recolo , 
§lttiire cbt:dite , ^ vos: quiaobedire melifu - 
Et nella quarta Iliade fiofFenfe digiouare 
à i Caualien Greci col configlio, io i potendo 
con le forze , eOèndo le forze proprie de Gio- 
uani , fopra le quali elTì molto fi confidano» 
Aìrtde "ualde quidem egovelle'n, & ipfe 
Sic ejìe,vt quàdo diuii Creuthationé interfeci, 
Sed nonfim.il omnia Dii dedertént homirnbu4. 
Si tufjc iituenis fui y nunc rurfm me fene^tu 

premit : 
Vsruntamcnfìc efi/tm eqHÌtibta interero , ^ 
hortabor 



CONSILIO y é^verbii , hoc enim miinuttfi 

SEN^M 
Halìas autem tralìabant iauenes , qui me 
Minores natifunt , covfidtintqMe viribut ■ 

Quindi è che PlutarcoafFcn:ia, che quella 
Città è ficuramente faina che tiene il coufiglio 
de vecchi, & l'arme de giouani; per ciò che l'- 
età «'iouenile è pioportionata ad 'obbedire , & 
l'età fenile al comandare, lodafi okra modo 
quello di Homero nella i. Iliade nella quale 
Agamennone Imperatore fa radunare vncon- 
fìòlio nella nane di Neftore d'huomini primic 
ramente vecchi • 

• His veroprAconibm clamofis it;jftt 
Conuocare ad conciltHm comanies Achiuos ; 
Hiq»'dein coiuocarunt , tilt frequentes ajfue- 

runt celeriter , 
Goncitium autem primum valde potentium 

confiitun fenum 
Nrforeamapud nauem PyliiRegif^ 
§^os hic cum coegtfl'et prudentem flruebat 
confultationem • 
Gli Spartani dauano à iloro Rè vn magì- 
ftrato de vecchi nobili ,i quali fono fì:ati chia- 
mati da Licurgo Gerontes , cioè vecchi vene- 
randi , & il Senato de Romani fu detto Senato 
per li vecchi, che vi configltauano . Ouidio 
nelj.defaft. 
yC fenibus nornen mite fenattis hibef . 
Con molta prudenza Agamennone Impera- 
tore appredò Homero nell'Iliade %. fìi grande 
ftima del configlio di Neftore, & defideia ha- 
ucr dieci configlien pari fuoi, & lo chiama 
vecchio , che di configlio fupera tutti gli altri 
G reci . 

Hunc vicijftmallocutut eJìRex Agumennon 
Certe iterum conftliofuperas omnesfilios Achi 

uortim y 
Vtinam enim lupiterq. Pater, Ó* Minerna, ^ 

Apollo 
Tales decem mihi confultores effent Achìuo-- 
rum - 
L'habito lungo conuienfìal configlio , poi- 
ché tanto ne gliantichi tempi, quanto ne' mo- 
dernf ogni Senato per maggior granita s'cad- 
doniato con la toga, & vel^c lunga- Gli fi da it 
color rodò , sì perche la porpora è degna de 
Senatori, S: i Senatori {'oi\ degni di porpora, sì 
perche quefto colore fignifica carità', perla 
quale fideue con ardente zelo muouerc il fag 
gioà configtiare idiibbiofi, ilcheèvna delle 
fette opeiedella milèrìcordia Spirituali. Gli 
fi mette al collo itcuore.percioche, comenar- 
ra Pieno, nel libr.^4. de i fuor leroglifìci , gli 



1 02, Iconologia di Cef Ripa 



EgictiiiTietteuaDo per /imbolo de] coiifiglio il 
-cuore, eircndocheil vcvo, e perfetto con figlio 
yieiiedal cuore, che puro e lincerò eilèrdeuc 
in dare biioucófiglio, come cofa lucra l'tpòv « 
s^y/y^Aw dice Suida nella fijaHiftoria , trioè 
Ret Sacra coujìlium , dcriiiafì da greco que- 
fto verfetco, Rese/i profeto Sacra confidi Atio . 
Cofa anco facrac ftatodetcoii Cóuiltoic,che 
religiofamente configlia, lo rcferircc Zep.odoto 
da Epicliarmo , Se Platone per autorità di De 
modoce cliiamò il Confultorecofa (aera. Il li- 
bro nella man ddtra lignifica, che il confìglio 
nafce dallo {ìndio di fapienza, & per più effi- 
cace (Imbolo della fapiciiza vi (ì agt^iufi'Te fo- 
pra la Ciuetta augello dedicato à Minerua re- 
nura da Gentili Dea della Capienza, & del con 
/Iglio. Qucftoanimale è notturno, va in vol- 
U la notte à procacciarli il cibo,& vede di not- 
te, come fcriuono i naturali, Tpetialment'C Bar- 
tolomeo Anglico lib- IO. cap. zy. Diciturno- 
duaquafì denolie acute tuens , de noch autem 
•videi , la cui figura ci rapprelènra lo ftudio, 
& penderò notturno della niente douendo vn 
confìglicro,& vn Piincipe, chchàda conllglia 
re, & prouederei popoli, penfare,& tratiag'lia- 
re con la mente, meditando la notte , quello 
che ha da rifoluere il giorno , ellèndo i'imagi- 
natiua dcllanimo più perfpicace , & i» ma»-- 
gior vigore irci lìlentio dellolcurità della no^- 
te; di che ne è Icrogliflco la Ciuctta , che di- 
fcerne meglio la i.otrc, che il giorno. Onde 
Honiero nella fecoiida Iliade dille. 

ÌHoncportetper totam ncclem dormii e confi- 
nar ium 

ViriiyCtti Populifunt comìjft, ò» tot cur* funf. 
Non bifogiu ad vn conligliero , ò Prenci oc 
che hi popoli lotto la Tua cuftodia , e neeotij 
ài penfarci fopra, dormir tutta la notte ,^per- 
che chico;ihf;lia_deuc vedere lume qiiandoan 
co à gli altri e olcuro.giudicarc, e difccrnere 
ii bene dal male, & il bianco dal nero lenza pai" 
fioiie,& affetto, ai celò che per lo configiio li- 
bero d'ogni affetto fi vedano ancora le cofè 
quantunque difncili.à occulte, e leuato dal- 
l'animo i! teiiebrolo velo delle meu7ognc,tI pe 
netra con la viltà deirmcelletto la veìirà-Con 
l'impronto d'vna Ciuctta battuto ad honorc 
di Dominano Imperatole, volfe il fenato Ro- 
mano fì^niflcare.cheil detto Imperatore fullc 
Prencipe' diottimo configIio,e rapienza.che ta 
le fi moftrò r.cl priii:ipio del Tuo Impeiio , fé 
bene degenerò poi dasì Lei principio, & dalia 
meire del fuobuoi^genitor e, & fjo.ttllo fuoi 

anteceiibii iicirimperio- Inoitieia Ciuetta 



che v^ede, & va miiefligado cofe i Te nccc/Tarlfl 
nel tepo della (cura i.ottc porta fopra il libro 
chmlo.puo anco denotare, che il confia|,oi„- 
uefìigacocon ftudio notturno deueralll^tenera 
occulto,& che non fi deuaiio palc(àr i fecreti 
che con(ukano,^ regiftranonelliconfi<>]i ^ & 
pero li Romani amichi \Qdo il Circo^niaffi- 
mo alle radici del colle Palatino dedicoino à 
Gonio Dio del confìglio vn tempio fotterra- 
nco, per figmficare , come dice ieruio uel. 
l'ottano dell'Eneide (opra queljverfo. 

Confeffticans. magnU Cmenjibtn adu , 
cheli coiilighodeue edere coperto, & federo; 
di che ycoo^ufi pui à lungo Li/,o Giraldi Syn 
tagmate quinta . le tre reftc che nella finiltfa 
mano tiene di Cane,di Lione,& di Lupo nella 
guifii detta di fopia , fono figura c̀ ne princi 
pah tempi del paflato , del prefente & del fu- 
turo , come elpone Macrobio n-l!i Saturnali 
lib. u cap. IO. perche la tefra di Lione poftain 
mczo, dimoftra il tempo prefen te, efièndo la 
natura , & conditione fua gagliarda nell'atto 
prelente , che e porto tra il pa/Iàro,& l'auueni 
re. Il capo di Lupo, denotali tempo paflàto, 
^^"'.^ ^"""^^'^ ^'' pochidlma men,oria,laquale^ 
(i rikrilce alle e. le pallate. La tcrta di' Cane 
fignifica il iempo auuenire , che ci fa carezze, 
& (erta per la (peranza di riccucre<]ualche vti 
le da noi, laqual fperanza riguarda fempre le 
colcauenire . Ponemo qt,ertc tre terte fi^Hra 
dellitre tempi in manoal con/Iglio perche il 
conf.glio cdi tre parti , altro configlio, piglia 
(i dal tempo paflaro, altro dal futuro, & altro 
dal prclente ; auucrtimcnto di Platone che 
in Diogene Laernocofi dice. Confilinm tripar- 
tinum ejl,^ altud quippe àpriteritOyaliud àfutu 
ro, altudàptAfenti tepore fummitur . Il tempo 
panatoci iommuiiftragliellèmpi, mentre fi 
attende con U menteciò che habbia patito qual 
f\ voglia natione , & perfona , & per qual ca- 
gione;accioche ce neguardiamo,impercioche 
dalli cafi altrui s'impara quello che fi ha da 
fuggire, & da gli accidenti palTati fi cauanor- 
iTia,& regola di conlul tare bene le cofe prima 
che fi ellèquifcano, ponendo mente à quanto 
a] tri hanno operato con prudenza , accioche li 
(cgauiamo,& mutiamo. li prefenteci ricerca 
à confiderarc que lo che per le mani habbia- 
mo.riloluendodi pigliare non quel che piace, 
& diletta al fenfo , ma quello che fecondo la 
ragione giudichianio ne polla cagionare col ce- 
fo beiic,& non male . Non tanitim-videndum 
qitidinpr&fentia bUndiatur^ qutkm qttiddetn- 
ctfsfir e refuturum . Dille Demollheuctondf 

il 



Parte Prima_j' 



lOj 



SI futuro ci pei fu accedi antiuedeie , che non fi 
cornetta colà con temerità , ma con maturo 
<difcorfo,acciò non perdiamo poi la buona fa- 
ma, & opinione dì noi , & la gloria del noftio 
nome . Qu^indi è che le tre tefte di Cane, Lco- 
ne,& Lupo piglianfì da Pierio per (Imbolo del- 
la Prudenza, lacuale rifguardaalli tre detti ce 
pi, come fi raccoglieda Seneca Filoibfo mora- 
le nel trattato di quattro virtù ,oue dice • Si 
prudens efi xnitnui tuus tribìn tetnporibtM di- 
Spenfe' ur yprAfent tu ordina,fnturaproHide,prA- 
terita recordare.nam qui rÀhil de prAteritis co- 
gitai vitamperdit , quinihtl defit/nro prAme- 
ditatur in omnia incautuìitìcidtt ; Ilche tutto 
fi comprende dalle tre tefte figu'adolli tre tò- 
pi , & fimbolo della prudenza fciiza la quale 
non fi può fare buon coii'ìglio . ConfiUa, pev- 
feiìa non funi abfque prudenti» , Dille S. Ber- 
nardo nelle Epiftole, & Ariftotile nel i. del- 
la Reccoricadiffinifce,che la prudenza è virtii 
«iella mente laquale fa che ìx podi configliare, 
&; deliberare bene delle cofe buone, & delle 
male, che appartengono alla beata, & felice vi 
ti, ^\. che al conlìglio oltre la Lapienza figurata 
con la cluectafoprail libro, è necellàriala pru 
denza figuticaconle ne telle fop radette . 

La tella d'Orfo , & il delfino che tiene fotto 
il pie le denota che nel li co!ifig!i deuefi pone 
dì parte l'ira, & la velocità attcfo che pefTìma 
ccfa è correre in fu ria , & in collera à delibe- 
tarc,& conlultare vn partito: ma deuefi il con 
figlio fare lènz'ira , & lènza fretta, & velocità, 
rOrfoc fimbolo dell'ira,,^ della rabbia, come 
animale iracondo, onde il Cardinale Egidio nel 
le lue ftanze dille • 
Gli Orfi rnbbioficoìi feroci artigli , 
fanno battaglie Atfpietate , & dire . 
Et il Petrarca • 

L'Orfa rabbiofa per gli Orfacchi fuoi ■ 
Ma di querto fimbolo fé uè dirà al fuoluo 
go nella figura dell'Ira . Il Delfino, come pc- 
fceal nuoto vciocifilmoc figira della frettolo 
fa velocità, defitti che nelli configli tanto pu- 
blici , quanto p rinati llhifar iì ieuono . Duo 
maxime contraria- funi confilii'-, irafcilicefyéi* 
felìinatio dille Biante Tuiio della Grecia, & 
San Gregorio nella Epiftola ^ui le, che il con 
figlio incofe difficili noìideiie eik-rc piccipico 
fo- Confilium in r^bus arduii noi debet ejfeprs- 
ceps- La ragione è in pronto , perche le Icelle- 
latezze, con l'impeto , &con la furia aquifca- 
iio vigore, ma li buoni configli con la matura 
tardanza fecondo il parere di Tacito, nel primo 
lib. delle Hilloii? . Scelerai/npetH , ùona confi 



Ha mora valefcsn- Si delie bene con celerità «■ 
& preftezza, comedific Arift. Edcguiiie il co» 
figlio, ma con tardanza s'hà dì. rifòliicie, ac- 
ciò 'ì\ pofià prima fciegliet'e con più fano giii- 
ditio il miglior partito , belhflìmo è quel det- 
to. Deliberandiim efi din , quod faciendum eSt 
femel. Lungo tempo confuhar fi dciie, quello 
che vna volta fi ha da fare- Patroclo Capitano 
ellèndogli detto da Demetrio fuo Rè, che co- 
fa badaua, & à che c'indugiaua tawtoad attac- 
catela zuita,&: far impetocontro l'efsercito di 
Tolomeo fio nimico , che era all'hora n:ferio- 
re di forze , rifpofe . In quibmpoenitentia non- 
habet loatm , magno pondere attcsta tdum efi' 
Nelle colè, nelle quali nonhà luogo il penti- 
mento andar fi deue con il pie di piombo, per- 
che dopò il fatto il pentirfi nulla giona, voce 
veramente d'accorto Capitano non men fag- 
gio Ageiilao Capitano de Licaoiii , il quale loi- 
Iccitato da gli Ambafciatoti Thcbani à rifpoiv 
dere prelìoad vna ambafcrata epoftagii, rifpo- 
fe loro. Annefcitii, quod ai vtilia deliberan~ 
dummora efì tutijfima ? Qnafi che dicefllè, 
non fapete voi ò Thebani, che negli ardui ne- 
gotij perdifcernere , Se deliberare quello che 
è più vtile, & efpediente, non ci è cofa'più fi 
caia della tardanza ? onde fi può confideiaie 
quanto ch'errino coloro , che commendano il 
parere dell'Arioflo in quella ottaua nella qua- 
le loda il cófiglio delle dóne fatto iu vn fubito- 
Molti configli dell s dorme fono 
Meglio improuifo , che à penfartti vfciti , 
Che q:iefto efpetiale, e proprio dono , 
Fra tanti, e tanti , lor dal del largiti • 
Ma può mal quel de gì' huomin ejfer buona 
Che maturo difcorfo non atti ; 
Oue non s'habhia rummarui fopra 
Spefo alcun tempo , e molto ftudio , ^ cprx • ■ 
Et crrano-doppiamentc, prima perche ludi»-- 
noil config'io fatto in fretta, lècoiidariameii- 
te, perche innalzano il configlio delle donne ,. 
poi che 'y■■^ vna donna non vi è configlio di vige 
re, & polfo, ma debile, & fiacco,, lècoiulo d pa 
i-ere d'Ariti:, che fprezza il configlio delle don. 
ne al paro dcUi putti ,- dicendo nel piimolibr- 
de' la Voìitka- Confi !iu?n muliens efi inualt- 
dum y pueri vero efi imperfecfnifi • Il Sc- 
i:-a:o Romano.piohibL per legge, che niuiiA» 
donna per qualanque iiegoat>non douefle en- 
trare in cofih'glio, fu tjenuta per eofi incon^ 
ueniente, che Heliogabalo Imperarore \i ia.- 
celfc en.traVe fua madre a dare il vota, craxr 
refèrifce Lampridio, & malamente fi compot 
tò,che Nctoiie vi introduceifc Agrippina Uisa 



io4 Iconologia di CefRipal 

madie, è però il Senato volfeche fteflè dietro ro indecenza , che vna donna foflé veduta hS 
feparata con Vn velo coperta, poiché pareua Io tanti padri confcrittt à confuliare. 

CONGIVNTIONE DELLE COSE HVMANE 
con le Diuine. 




SI dipingerà vn'hiiomo T ginocchioni cógl' 
occhi liuolti al Cielo, e ciie hiimilmeute 
tenghicon ambe le mani vna catena d'oro pen 
d<ncc dal Cielo, & da vna Stella. 

Non e alciui dubbio, che con il tcftimonio 
diMacrobio, &di Luciano, che la fopiadetra 
carena non figaifichi vii congiungimeiiro delle 
co(è hwmane con le diuine, &c un certo vincolo 
comune con il quale Iddio quando gli piace ci 
tira à fe,& lena le menti noftreal Cieloj doue 
noi con le pi'onrie forze, & tutto il poter nolh'O 
non poremo fall re ; di modo Colui , che vuo- 
le l'igni fidare, che la mente fuafì goucma co'l 
vole'r diuino, attamente cofkui potrà dipinge- 
re detta catena pendente dal Cielo , & da vna 
Stella, inipercioche quefta è quella forza d'vna 
diuina iiifpiratione , 8i di quel fuoco del qua- 



le P'atone ha vo!n"0 ch'ogni huonio fia parte 
cipe à fin chedtizzi la mente al Creatore, & ei 
ga al Cielo, però cnnuiene, che ci confìrmia- 
mo con lavo'on à del Sig Tioin ti-trelc cofè, 
è pregire fua Diuina Maeftà, che ne faccia de- 
gni della fua fantiiìima gratia . 

CONTRARIETÀ'. 

DONNA brutta fcapig'iata , &' che detti 
capegli fieno difordinaaméte fparfì giù 
per gl'homeri, farà veftita dalla parte deftra 
da3!to,& à ballo dicolor b anco.!c dalla fini- 
lira di nero, ma che però detto ve^imento fia 
mal comporto , &difcJ'to ; e moftri, che di- 
fcordi in tutte le parti del corpo . Terrà eoa 
la deOra mano vn vafo pieno d'acqua, alquan- 
to pendente acciò verfi d i detta acquajSc con 
la finilìra vn vafb di fuoco accefo, & per terra 

da 



; Parte Prima-jo 



105* 



da vna parte di detta figura vi faranno due ruo 
te vuacontrappfta all'altra , &che toccandofi 
faccino contiarii giri . 

Si dipinge brutta, perciò che bruttiflìma 
■cofaè d'eflère contiiuiaiTicnte contrario alle 
yere,& buone opinioni,& chiare dimoftrationi 
:kltxin . 

Licapegli nella guifa, che habbiamo detto 
dimoftrano i difiinui,& rei penfieri, che apra- 
no la ftrada all'intellccco, alla memoria, & 
alla volontà , acciò concorrine alla contradit- 
tione • Il veftimento bianco, e nero,m3l com- 
pori:o,& difcinto, dinota la contrarietà., che è 
tra la luce,ele tenebre, afibmigliando coloro i 
quali fuggano la conuerfàtione altrui per non 
vnir/ijalle ragioni probabili, & naturali . Tiene 
con la deftra mano il vafo deiracqua,& con la 



finiftrailfnoco.perciochcquefii dui elementi 
hanno le differenze contrarie, caldo, e freddo, 
& perciò quello, che opera l'vno > non può 
oprar l'altro, &ftannoper queftoiii coutinua 
C0ntrarietà,difcordia,& guerra. 

Vi fi dipinge à canto le due ruote nella gui- 
fa,che habbiamo detto, percioche narra Pierio 
Valeriano nel lib.trigefimo primo.che confide 
rata la natura de moti.che Cono ne i circoli, fu 
cagione , che i matematici volendo fignifica - 
re gieroglificamentela cnntrarietà.defcriuelTc 
ro due circoli, che fi toccaflèro,comc vediamo 
fa re in certe machine, che per il girar dell'vno » 
l'altro fi volge con vnmoto contrario, onde g 
tal dimoftratione podìamo dire , che il porti 
benifiìmo rapprefentare la contrarietà. 



C O S T A N 



A. 




VNa donna , che con il deftro braccio ten- 
ghi abbracciata vna colonna,& con la fi- 
.lùftra mano vna fpada ignuda fopra d'vngran 



vafò di fuoco accefoj, & moftri volontariaracn 
te di volerfi abbruciare la mano , &!il brac- 
cio. 

O CoRanXji- 



io6 Iconologia di Cef.Ripa 



DO NNA che tiene la deflra mano alta, 
COI) la finiftra vn'hafta,& tì pol'a. co* pie- 
di fopia vna baie qnarlia. 

Coftanzac viia clifpod'tione ferma di non 
credere à dolori corporali , né lafciarfi vince- 
re à trillezza, ò fatica , ne à traiiaglio alciuio 
per la via della virtii , in tutte lattioni . 

La mano alta e indi tio di coftanza né fatti 
proponimenti . 

La bafe quadrata fìgnifica fermezza, perche 
«la qualfiiioglia banda fi poli ftà falda , Si. con- 
rrapefata egualmente dalle fue parti, ilche 
non hamio in tanta perfettionc i corpi d'altra 
ijgu ra . 

L'haltaparimaite e cóforme at detto volga 
re, che dice. Chi ben fi appoggia cade di rado. 



Et cflcr coftante non èattro,che (lare appog^ 
giare, & falde nelle laggioitt , cheimiouon» 
l'intelletto à qualche co(à • 

Ceftan^ay ó* Intrepidkà- 

GIOVANE vigorofo, veftito di bianco, Sc 
roflo, che maftri le braccia ignude, e fta 
rà in actod'attaidere , e foftenere l'impeto di 
vn toro . 

Intrepidità è l'ecceflb della fortezza, oppo 
fio alia viltà, & codardia,& all'hora fi dice vn" 
huomo intrepido, quando non teme , ctiandio 
quel che rhuoino cortante è folito temere • 

Sono le braccia ignude , per moftrare con- 
fidenza del proprio valore nel cóbatter col to- 
ro, il quale eflèndo moleftato diuiene ferociflì- 
mo, & ha bifogno, per refiftere folo delle pr© 
ued'vnadifperata fortezza» 



CONSVETVDINE. 



I 



t 




HVOMO vecchio, in atto di andare , con 
barba canuta, & appoggiato ad vnbaf^o 
ne eoa vua.manO; nella Girale terra ancora vira 



carta con vn morto , che dica : Vires atquirtl 
eundo Porterà in fpalla vn fafcio d'iftrumcnti, 
co'txnali s'eferciiano- L'arti, & vicino haurà 

vua 



Parte Prima . 



107 



v»a iuotati 'a trota re coltelli . 

L'v(b imprime nella 'mente nodra gl'habiti 
di tucre lecofe , liconferuaa* pofteri , li fa de- 
centi, & à fua voglia fi fabrica molte leggi nel 
viuere, & nella conuerfatione . 

Et fi dipinge vecchio, perche nella lunga e- 
fpcricnza confiftclafiiaauttorità , & quanto 
più è vecchio , tanto n>eglio ftà in piedi , il 
che s'acennacol morrò , che riene in mano, il- 
quale e conueniente ancora alla mora , perche 
feeflanonfi ra none in giro, non ha forza di 
confumare il ferro, né di arrottarlo, come 
non mouendofil'vfo conefercirio del confèn- 
fo communenon acquiftaauttorirà , mavol- 
gcndofi ingirovnifce Talmente la volontà in 
vn volere , che fenza faper aflègnare i rermini 
di ragione tiene gl'animi vniti in vna medefima 



occupationc , & contantemente fé gli confèr- 
ua . Terò fi dice , che le leggi della confuetu- 
dine fono valide , come quelle dell'Impeiaro- 
re iftefib,& in tutte l'arti, & in tutte le profef- 
fioni , per prouar vna cofa dubbia , fi pone in 
confideratione l'vfo nato dal confenfo vniuer- 
fale,quafi che fia imponibile ellèr lecofe diuer 
fé da quello, che elfo approua- Però difiè Ho 
ratio, che le buone parole del Poeta fi deuono 
prendere dall'vfb , & infonima fi nota, & fi 
oflèrua in tutte lecofe , accioche non venga 
violato il decoro tanto neceflàrio nelcorfo del 
la ciuile conuerfatione • 

Et però porterà in fpalla vn fefcio d'inft fo- 
menti artifitiali, fecondo il capriccio del Pitra 
re, non ci curando noi dargli in queflo altra 



CONTENTO. 




VN giouane pompofamente veftito , eoa 
fpada à lato,haurà gioie , & penne per 
ornamento della tcfta,& nella dcftramano vno 



(pecchie , & con la finiftra vn bacile d'argento 
appoggiato alla cofcia , ilquale farà pieno di 
monete, & gioie • 

O 1 II 



I o8 Iconologia di CeC Ripa 



II contento , dal quale pende quel poco di 
felicità:,che fi gode in quefta vita, nafce piinci 
palmente dalla cognitionedel bene poflèdiito, 
perche chi non conofce il proprio bene(ancoi- 
che fiagrandifTimo) non ne può fentirecon- 
rento , Se così recano li fuoi meriti fraudati 
dentro di fé ftellò- 

Però fi dipinge l'imagine del contentOjche 
guarda fc medefinia nello fpecchio , & così fi 
contempla, & fi gode ricca.bellaje pompofa di 
jcorpoj&d'animajilchedimoftrano le monete» 
&i veftmienti. 

Contento . 

GIOVANE in habiro bianco, &giaIlo,mo 
Uri Je braccia, e gambe igntidcjSc i piedi 



alati , tenendo vn pomo d'oro nella mano dc- 
ftra,& nella finiftra vn mazzo di fiori , fia co- 
ronato d'oliuo,e gli rifplenda in mezo al per» 
to vn rubino . ■ , 

Centento Amorofo • 

Glouanetto di bello afpetto con faccia ri» 
dentCjCon la vefte dipinta, di fiori, in ca- 
po terrà vna ghirlanda di mirto, & di fiori n\'^-, 
fieme inteflTutijnelIa finiftra mano vn vafo pie- 
no di roiè, con vn cuore , che Ci veda tra efle . 
Stia con l'altra mano in atto di leuarfi i fiori 
di capo per fiorirne il detto cuore, efiendo prò 
prietà degl'amanti cercar Tempre difar parte 
cipeaUrui della propria allegrezza» 



CONTRASTO. 




GIOVANE armato, coi> vna trauerfi- 
na rofia fijtto ii corfaletto, tenga vna 
fpada ignuda in atto di volerla ibingere contro 
alcun iiemico,con vna gatta à piedi da vna par 
tc,c dall'altra vu cane in atto di combattere.. 



Il contrafto.è vna forza di contrari jide'qua 
li vno cerca preualeieall'altro.e però fi dipin 
gè armaro,& prefto à difenderfi , & offendere 
il nemico- 

Il color ro/To ci dira oftra l'alterezza dell'i 

nimo> 



Parte Prima_^ . 



lop 



nimo, &n dominio delle pasfioiii.che (tanno in 
jnoto.&muoiiono il fùngile. 

Si fa in mezo d'vn cane,&d'vna gatta, per- 
che da difl[ìmili)e contraile nature prende eflo 
l'origine . 

Cofttrajlò ' 

GTouanerto, che (otto all'armatura habbia 
vna vefte di color rollo, nella de(tra ma 
no tenga vn pugnale ignudo con fiero (guardo, 
con vu'altro pugnale nella (iiiiftra , tirando la 
manoin dietro, in atto di voler feiire • 
GOMTRITIONE. 

DONNA d afpetto gratiofo , & bello, ftia 
in piedi co Tpugno della mano dritra 
ferrato in atto di percuoteid il petto nudo , 
dalla fìniftra banda, co*l braccio (Iniftro ftelo 
alquanto ingiù , & la mano aperta , gl'occhi 
pieni di lacrime, riuolti ver(oil Cielo,con (em 
biantemerto, & dolente. 

La contritione, è il dolore grandiflìnio, che 
ha vn peccatore d'haner olfeìo ladiuina Mae- 
ftà : onde (òpra di ciò l'auttore de i feguenti 
verd difTè. 

Dolce doler, che da radice Amar et 
Nafci , e de falli all'hor, t'hai maggior dolo 
Ttu gioui all'alma , che conforto ha fola 
^ìuanto doler/I , e lagrimxr impara • 
Doglia felice , auuenturofa, e rara, 
Che non opprimi il cuor : ma l'alzi à volo- 
Nel tuo dolce languir io mi confalo 
Che benfei tu d'ogni gioir più cara . 
Sembri afpra altrui , pur meco è tuo foggiorno 
Suaue, è per te fuor À'aht(fo ofcuro 
Erto camin poggiando al del ritorno. 
Così doppi) calle fpinofo, e duro 
Fratofifcorge di bei fiori adorno , 
Che rende fianco pie lieto, eficuro • 

Et il Petrarca Inel Sonetto 86- douedice, 
V vo piangendo i miei p affati tempi . 
Contritione . 

DOnna bella in piedi, con capelli fparfi ,. 
veftita di bianco , con il petto fcoperto, 
moftrando di percuoterlo comi pugno drit- 
to , & con la (ìniftra mano (ì fpogli della fiia 
vèrte, la quale farà ftracciata , & di colore be- 
rectino, in atto dinoto , & (upplicheuole, cal- 
chi con i piedi vna mafchera • 

Dipnigefi la contritione di faccia bella, per 
dimo(tr3re, che il cuore contrito , & hnmilia- 
to non è fprezzato da Dio , anzi è mezano à 
placarlo nell'ira come dice Dauid nel Salmo 
L.& è quefta vna djfpofìtione contraria al pec 
caro, ouero , comediffinifcono i Teologi , vn 
cblore piefo de proprii peccati, coaintcntio- 



nedi confeflàrli , & di fodisfarenl nome ifte(^ 
fonon lignifica altro , come dice San Tomafo 
nell'additione della terza parte della fnafom- 
maal primo articolo: che vna confrattione,& 
fminuzzamento d'ogni pretenfione , che ci pò 
telfedareiafuperbia, per qualche bene in noi 
conolciuto . 

La mafchera (òtto à i piedi , fignifica il Ji- 
fp regio delle cofe mondane , le quali fonobe- 
ni appaienti folo , che lufingano, ingannano , 
e ritardano la vera cognitione in noi ftedì . 

Sta. in arto dr (pogliarfi de veftimenti (trac- 
ciati, perche è la contritione vna parte della 
penitenza , per mezo della quale cifpogliama 
de veftimenti dcllhuomo vecchi , riueitcndo- 
ci di Chriiìo iitellb , 3c della fua grafia, che a- 
dorna, &allìcurarauun3 uoftrada ogni cat- 
tino incontro - 

CONTINENZA. 

DONNA d'età virile,che ftando in pie- 
^ di fia veftita d'habko femplice, comean 
cor cinta da vnazona.ò cintola, terrà conl'v- 
na delle mani con bella grana vn candido ar- 
mellrno . 

Contincnza,è vn'alFetto dell'animo, che (ì 
muouc conia ragione, àcontraftare con il feij 
fo,& fuperarerappetitodcidiletti corporei , 
& perciò fi dipinge in piedi,& d'età virile, co- 
me quella più perfetta dell'altre eradijOperan- 
dofi con il giuditio, come anco con le forte al 
contraftodi ogni incontro , che fé gli rappre- 
fenta 

L'habito femplice, &la zona fignificano il 
riftnngimentode gli sfrenati appetiti . 

Il candido armellino dimoftra eflèreil verd» 
fimbolo della continenza , perciochenon fola 
mangia vna volta il gionio,ma ancora per non 
imbrattarfi,più tofto confentcd'e/Ièr prefoda 
i cacciatori , li quali per pigliare quefto a- 
nimaletto , gli circondano la fua tana con 
il fango . 

CONTINENZA MILITARE. 
Come furapprefentata nella Pompa funerale 

del Duca dt Parma Alejfandro Farnefe, 
in Romo-j . 

DONNA con vna celata in capo, & con- 
ia deftra mano tiene vna fpada con 1* 
punta in giù nel fodro, & il braccio finiftro> 
ftefo , con lamanoapcrra, voltando però Is. 
palma di eila mano insù . 

CO N V ITO. 

GIOVANE ridente, & bello di prima It- 
ungine, ftando dritto in piedi.con vna v»; 
ga ghirlanda difioii in capo,ncIladeftraimanc» 



110 Iconologia di Cef Ripa 



viia facella acccfa, Se nella finiftra vn'hafla , & 
(àia veftito Hi verde così ladipinfe Filoftrato. 

Et fi fa giouaiie , per eflèrc ule età più eie- 
diiaalle fcftc , &a'folazzi , che l'altrenon 
fono . 

I colmiti fi fanno à fine di commune alle- 
grezza tra gl'amici , però fi dipinge bello , & 
ridente con vna ghirlanda di fiori, che moftra 
relafiàtion d'animo in delicanue , per cagione 
di conuerfarejà accrefccre 1 amicitie, che fuo- 
leil conuito generare . 

Lafaccaccefa fi dipingeiia dagl'antichi in 
mano d'Himeneo Dio delle nozze.perche tie- 
ne gl'animi,& gl'ingegni fnegliati & allegri il 
il conuito, & ci rende Splendidi, & magnanimi 
in fàpere egualmente f3re,& riceuere con gl'a 
mici offiiij di gratitudine. 



CO R D O G LIO. 

HVOMO mefto, malinconioib , & tutto 
rabbuffato , con ambe le mani s'apre il 
il petto, e fi mira il cuore , circondato da di- 
uerfi ferpenti . 

Sarà veftitodi berrettino vicinoaF nero , il 
detto veftimento farà ftracciato, folo per di- 
moftrareil difpreggiodi Ce Itefib, & che quan 
do vno è in franagli dell'animo, non può atten 
dere alla coltura del corpo,& il color negro fi 
gnifica l'vltima rouina,& le tenebre del la mot 
te , alla quale conducono i rammarichi i & t 
cordogli . 

Il pettoaperto,& il cuore dalle ferpe cinto, 
dinotano i faftidij, & i trauagli mondani , che 
fempre mordédoil cuore infondano in noi flef 
fi veleno di rabbia, & di rancore • 



CORRETTIONE. 




DONNA vecchia, grinta, che fedendo nel 
la finirtra mano tenga vna ferula, oue- 
ro vno ftaffile, & nell'altra con la penna emen- 



di una fcrittnra , aggiungendo , Se togliendo 
narie parole . 

5i dipinge vecchia,& grinza, perchc,come è 

cfFettQ 



Parte Prima_> . 



Ili 



effetto di piudenza la corrcttionc in chi la fa , 
così è cagione di rammaricoiii quello, che dà 
occalloiie di faila.peiche iio« ruole molto pia- 
cere altrui fenti r correggere, & emendare 1 *o- 
pete fue : & perche la Correttionc s'eflèrcita 
nel mancamento, che facciamo nella viaò dej- 
l'atcioni , ò delle coiiteraplationi . 

Sidipigingc con lo ftaffile, & con la penna, 
che corregge le fcritture , proueJendo Tvna 
co'l difpiacere del corpo al la connerfationepo 
litica, l'ai tra con li termini di cogni ciane alla 
beatitudine Filofofìca • 

C ORR ETTI ON E • 

DONNA d'era matura, che nella mano 
deftra tenga vn liuto con vn falcetto di 
fcritcure, & la iìniftia intatto di ammonire . 

Q^ì per la correttione intendiamo l'atto 
dei drizzare la torca attione humana,&: che il 
dilunga dalla via della ragione, llchedeuefar 
fi da perfone,cheh3bbino auttoricà , & domi- 
nio fopra colorcchedeuGUo ellèr carretti , & 
però n fa co'Uiuto in mano v/àto,fcgno di fi- 
gnoria prenbgli Antichi Re Latijji,&: Impe- 
ratori Ronnani . 

Il fafcettodi fcritture fìgnilìca le querele. 
Oliali materia di correttione • 

CORPO HVMANO. 

OC C O R R E N DO fpeHè volte di rap 
prelènta re inatto su k fcenc il corpo 
humano , e l'anima.ciafcunodafe , habbiamo 
formate le prcfenti figure dell'viia , e dell'al- 
tra , come fi potrà vcdersal fuohioco , ma e 
d'auuertire prima , che per il corpo humano 
noi non intendiamo il corpo realmente lèpara- 
co dall'anima > percioche così fi defcriuerebbe 
vncadauero, ma fi bene il corpo all'anima col 
legato , che ambedue fanno il campofito 
deirhuomo tutto,che per certa fignificatione 
poetica. Sraflrattione mentalcfi prefupponghi 
nojCome Ce ciafcuna di quefte parti ftefiè per 
fc fola; lo rapp refe lira remo dunque huomo 
coronato di fiori lignlbi,vell:ito pompofamen 
te, terrà in mano \iu lanxenia di tela,di quel- 
Ja,che s'alza,& abbalTajfcnza lume con quefto 
motto. A' LVMINE VITA. 

Si coronadi ligullri^pereircrdagrauillìmi 
huomini alTìmigfiata la vita deirhuonio, ri^ 
fpetto alla fiagilità,& caducità di quello no- 
iho. corpo alli ficH:i,ilc"qnali non sò^chealrra 
co(à fia più fugace , onde il Salniifta cantò nel 
Salmo loi 

Recordatiis eR,quoniam puluii fumui: homo 
ficut foenum , dies eitti tamquum fios agrific 
tfflonbU " 



Et iwl Salmo 89. 
Manèjicut herha tranfe** ymane florMt , (^ 
trt*nfeat\ ve/pere decidat, induret,{^ tirefcat. 
Et fimilmente il paticntifrimo lob. 

§luafifìos egredifur , g$» co?2teritur- 
II veftnnento dclitiofo,dimoftra quello, eh? 
èpropriodel corpo, cioè rar.;3re,& abbraccia- 
rci piaceri, &ielettationi fei;fuali,ficome per 
lo contrario abborrire li difagi »afpre2ze,& le 
moleftie . 

La lanterna, nella guifa, che dicemmo, di- 
moflra , che il corpo nouha operationi feaza 
l'airima, fi come la lanterna fenza il lujsciioii 
fa l'offitio Ilio , come il motto molto bene di- 
chiara- 

CORRVTTELLA JnJE'GIVDICI , 

DONNA, che ftiaà federe per trair&tfo^ 
in Tribunale, con vn memoriale, & vna 
catenad'oro nella mano diitfa>cou^vna volpe 
à piedi, & farà vcfcita di verde » 

Dipingefi à ledere in Tribunale nella guili 
che dicemmo, perche la corruttela cade in co- 
loro , che fententiano in giuditio , eflèndo eflà 
vno ftorcimento della volontà del giudice a 
giudicare ingiuflamente per forza de' doni . 

Il memoriale in mano , & la collana fono 
indicio, che ò con parole, ò eoa danari la giù 
fìitia fi corrompe • 

La volpe per lo più fi pone per l'aftutia , Su 
perciò è conueniente à quefto vitio , eflèndo 
che s'eflèrcita con aftutia, per impadronirfi de 
denari', & delle volontà de gli altri huomini . 

Veftefi di verde per li fondamenti della fpc 
ranza, che ftanno ncH'hauere.come detto hab- 
biamo di fopra • 

CORTE. 

DONNA giouinc, con bella acconcianrra 
di tefta, veftita di verde , & di cangiane 
te, con ambi le mani , s'alzi il lembodella ve- 
rte dinanzi., in m®do che fcuopra le ginocchia,, 
portando nella verte alzata molte ghirlande di 
varie (òrti di fiori, & con vna di detre mani 
terrà anco de gli hami legati in filo Ai feta ver^ 
de. hauerà à picdr vua ftacuecta di Mercurio», 
alla quale s'appoggierà aIqrianto.&: dall'altra 
banda vn paro di ceppi di oro , onero i .ferri ^ 
che fi fogliono raetreie ad ambi li piedi , &■ 
che vi fieno con efll le catene parimente d'orot 
larà la terra , oue {] po£à (àflofa, mafparfa ds 
molti fiori, che dalla verte le cadano ; ne' pie- 
di hauerà le fcarpe di piombo 

La corte è vna viiione di huomini di quali- 
tà alla lèruitù di perfona fegnalata, & princi- 
pale^jSc febeiieio-d'eflàpoflò pailajeconquafi 

dis. 



iiz Iconologia di Cefi Ripa^ 



che fondamento , per Io tempo , che vi ho 
confiimatodal principio della mia fanciullez- 
za fino à queft'hora , nondimeno racconterò 
fo!o l'Encomio d'alcuni, che dicono , la corte 
eilèrgian maeftra del viuere humano , folte- 
gno della politezza , fcala dell'eloquenza thea 
rro degl'honori, fcala delle grandezze, &ca- 
poaperto delle conuerfationij&deiramicitie: 
cheimpara d'obbedire, & di comandare, d'ef- 
fer libero, &: l'enio , di parlare , & di tacere , 
di fecondar le voglie altrui , di dilTìmular le 
proprie, d'occultargli odii, che non nuocano, 
d'aicOiidere l'ire, che non offendono , che in- 
fogna eflèr grane , &arirabile, liberale, & par- 
co, fèuerojéc faceto, delicato, & patiente, che 
ogni cofa sa , &ognicofa intende de' fecreti 
de Principi , delle forze de Regni , de' proue- 
diménti della Città , dell'elettioni de partiti, 
della conferiiatione delle fortune , & per dirla 
in vna parola fola, di tutte le cofe più honora 
te, & degne in tutta la fabrica del mondo, 
nel qualefi fonda,& afferma ogni tiofltoopra- 
le. Si. intendere. 

Però fi dipinge con varie forti di ghirlande 
nella verte alzata, le quali fignificano quell'o- 
dorifere qualità , che edà partorifce , fé bene 
veramente molte volte à molti con intcredè 
delle proprie facoltà, & quafi con certo peri- 
colo dell'honore , per 16 fofpetto continuo 
della perdita della gratia ,& del tempo pafià- 
to, il che fi moftra nelle ginnocchia ignude,& 
vicine à moflrare le vergogne , & ne' ceppi , 
che lo raffrenano, l'impedifcono, onde l'Alcia- 
to nelli fui emblemi così dice • 
Van.tpalatinos quos educat anlacliefifes, 
DicitHr aurcitis neclere compeAihm . 

I fiori fparfi per terra in luogo iterile , Se 
fadbfo, moftrano l'apparenza nobile del cor- 
tigiano, la quale è più artifitiol'a per compia- 
cere il fuo Signore, che naturale per appagare 
fé medefimo . 

L'acccnciatu radei la ttàà niaeftreuolmen" 
te fatta, è fegno di delicatura, &dimoftratio- 
ne d'alti , & nobili penfieri • 

La verte di cangiante , mortra che tale è la 
corte, dando, è togliendo à fuo piacere in po- 
co rem pò la benéuelenza de' Principi > è con 
elfa gl'honori, è facultà . 

Tien con vna mano gl'hami legati con filo 
di color verde, perdimoftrare , chela corte 
prende gl'huomini con la fperanza,com*hamo 
il pefce . 

Le fcarpe di piombo mortrano , che nel fer 
uigio fi dee cfièr graue,c non facilmente muo 



uerfi à i venti delle parole , ouero delle vnìo* 
ni altrui, per concepirne odio, sdegno, ranco 
re,& inuidia , con appettito d'altra perfona - 
Se gli pone apprelTo la ftatuadi Mercurio, 
laquale da .gl'antichi fu porta per l'eloquen- 
za, che fi vede elfer perpetua compagna del 
cortigiano . 

E fiata da molte perfone in diucrfi modi di 
pinta, fecondo la varietà della Fortuna , che 
da lei ricouofcoiio; fra gl'altri il Signor Cefa 
re Caporale Perugino , huomodi bellilfimo 
ingegno , di lettere , & di valore la dipinfe , 
come fi può vedere nei feguenti fuoi uerfi, 
che così dice . ^ j 

La Corte fi dipinge vna matrona V> 

Con vifo afciutto , e chioma profumatM-- 
Dura difchiena, e molle di perfona • ■ 
La qttalfe'nvà d'vn drappo verde ornata 
Benché àtrauerfoà gmfn d'Hercol tiene 
Vna gran pelle d' a ftno ammantata- 
Lependonpoi dal collo a^ re cutene 

Per poca dapocaggine fatale , i , 

Che fciorfe le potrebbe , e vfcir di pene » ' 
Ha di fpecchi , e fcopette vnareale 
Corona ; tien fedendo fu la paglia> 
Vn pie in bordello , e l'altro à. lo Spedale- 
Sofìien con la man delira vna medaglia 
Oue fculta nel mez.o e la JperanXjt ■,- ^ ^ 
Che fafientar la mifera camglia •' ^^ ,j^ 
Seco il tempo perduto alberga , efianXet't 
Che vede incanutir la promijjtone < •' 

Di fargli vn cu del ben fé gli nauanXa • 
Poi nel rouerfcio v\ l'adulatione , 
Che fa col vento de le sberrettate 
Ci ambitiofi gonfiar come vn pallone- 
Vi fon anco le Mufe affaticate , 
Per folleuar la m ifera , e mendicai 
Virtute oppreffa da la pouertate . 
Ma fi git tana al vento ogni fatica , 
Ch'ha fu l corpo vnamacina da guato » 
E Portuna ad ogn'hor troppo nimica ' 
Tien poi nell'altra man Vham' indorato , 
Con efca pretiofa cruda , e cotta , 
Che per lo più diuenta pan muffato • 
Ne) lafcierò difcriuereil Sonetto del Sig- 
Marc'Antonio Cataldi , il quale dice à qucll' 
iftefio propofito . 
Vn vario/iato, vna volubil forte , 

Vn guadagno dubhiofo , vn danno aperto » 
Vn Sperar non ficuro , vn penar Certo, 
Vn con la vita amminiftrar la morte. 
Vna prigion di fenfi , vn laccio forte , 
Vn vender libertade j a pre'{z.o incerto , 
Vn'afpettar mtrce contraria al merto 

Eque- 



Parte Frimài 



£' queffo,ehe il vii volgo appella Corte. 

^^iuihan gì' adulatori albergo fido , 
tenebre il beri' oprar , la fratide lume 
SedeVambition , l'inuidia nido • 

t^ ordire infidie , ilfarfe idolo, e nume 
Vnhuom mortai , l'ejfer di fede infido , 
Appar fui gloria : ahi fé colo ì ahi co fi urne i 



115 



CORTESIA 



pNN A veftita d'oro.coronata à gui^a di 



Regina , e che fpargc collane danari , & 



D 

gioie 

LaCoitefia è virtù , che ferra fpertb gl'oc- 
chi.ne demeliti altrui , per non ferrar il paflb 
alla propria benignità • 



CREPVSCVLO DELLA MATTINA. 




FANCIVLLO nudo; di carnagione bru- 
na , ch'habbia l'ali à gli homeri del mede 
fimo colore , ftando in atto di volare in aito , 
hatierà in cima del capo vna grande,& rilucen 
te ftella,& che con la finiftra mano tenghi vn' 
vrna riuolta all'ingiu verfando con e/Ta mina 
tinime gocciole d'acqua > & con la delira Tua 
facclla accefa , riuolta dalla parte di dietro , 
e per l'aria vna rondinella. 

Crepufculo (per quello che refcrifce il Boc 
eaccio nel primo libro della Gcneologia de gli 
Dei) viene detto da creperò , che lignifica dub 
bio) conciolìache pare iì dubiti t fé quello fpa- 



tio di tempo fìada conceder alla notte pafìàta. 
ò al giorno vencnte, eflèndo nelli coiìRni tra 
rvno,& l'altro. Onde per tal cagione dipinge- 
remo il crepufculo di color bruno . 

Faciulio alato lo rapptefentiamo, come par 
te del tenipo.e pcrfìg.iifìcare la velocità di 
quefto internalio che prcilo pafìa . 

11 volare all'insù dinio(ha,cheil crepufciv- 
.0 della mattina s'alza fpinto dall'alba^che ap- 
pare in Oriente. 

La grande, & rilucente flella , che ha fopra 
il capo , fi chiama Lncifer , cioè , apportatore 
«Iella luce, & perclTagli Egitti) , come rife- 

P rifcc 



114 Iconologia di Cef Ripa 



liCce Pieri© Valeriane nel libro 46. de Tuoi le- 
Toglifici fìgnificaiianQ il ciepii (culo della matti 
na , & il Petrarca nel trionfodella fama.volen 
do moftrarc , che qiiefta ftella appare nel tem- 
po del crepiilcii'ocofi dice. 
^^al in fui giorno l'amorofa Jielia 
Suol venir d'Oriente innAnz,i al Sole • 
iolpargcre con rvrnaleminutiffimegac- 
ipiole d'acqua , dimoftra , che nel tempo d*E- 
ilate cade la ruggiada, & l'Iniierno perii gielo 
la brina^ondelAiiofto fopra ài ciò cofi difTe. 
Rimxfe adietro il lido , e la mef china 
Olimpia che dormiafen\a defìarfe 
Ti» che l'Aurora la gelata brina 
Balie dorate ruote in terra ^arfe. 
E Giulio Camillo in vn fuo Sonetto . 
Rugiadofe dolcezze in matutini 

Celefit humor , che i hofcht inargentate 

Hortra gCofcuri , elucidi coy:fini 

Della notte , & del di , é^c- 

la facella ardente riuolta nella giiifa, che di 



cemmo, ncdimoftra. cheil crepufculo della 

mattina è meflàggiero del giorno . 

La rondinella fuol cominciare à cantare 

alianti giorno nel crepiifciil» . come dimoftra 

Dante nel cap.15. del Paradifo, cofi dicendo. 

NeU'hora , che comincia i trilii lai 
La Rondinella prejjfo alla maltinti 
forfeà. memoria de fuoi trifti guai . 

Et Anacrconte Poeta Greco , in quel fuo liri- 

COjCofi diflè in Aia feiitenza . 
Ad Hirundinem . 

§luibui loqttax > quibuinartt 

Te pleóìam hirundo pocnii ? 

Tibi , quod ille Tereus 

Tecijfe fertttr olim ? 

Vtrum ne -vis volu cfes 

Alai tibi recidami 

Imamfecemue linguam ? 

U^m tu quid arile lucem 

Meas Rrepens ad aures 

'S.fomniis beatii 



CREPVSCVLO DELLA SERA. 




Mihi 



Parte Prima • 



ri 



MihitapiiBdthyllum- 
llche fu imitato dal Signor Filippo Alberti 

\n quelli Tuoi quademali • 
Perche io pianga al tuo pianto 
Rondinella importuna inanzi al die 
J>aledolce{z.e mie 

Tu pur Cantando mi richiaffii ài pianto • 
A'quefti fi confanlio quegli alcii verfi di 

Natta Pinario , citati da Seneca jiell'Epifto- 

la 111. 

Incipit ar dentei Phochm producere ftammas' 
Spargere fé ruhicunda dies , iam trifiis hi- 

rundo , 
Argutis reditura cibos immitterenidis » 
ìncipit, ó* molli partitos ore miniftrat , 

^ I I I I. Il m 

CREPVSCVLO DELLA SERA . 

FANCIVLLO ancor egli, è parimente a- 
lato , & di carnagione bruna , ftarà inat- 
to di volare all'uigiù verTo l'Occidente, in ca- 
po hauerà vnagrande, & rilucente ileila , con 
la delira mano terrà viia Frezza in atto di lan- 
ciarla & Ci veda per l'aria, che n'habbia getta- 
te dell'altre, Se che calchino all'ingiù , & con 
la finiftra mano tenghi vna nottola con l'ali 
aperte • 

Il volare all'ingiù verfo l'Occidente, dimo 
ftra per tale effetto elle re il crepufculo della 
fera. 

Làftellachehà incimadel capo fi chiama 
Hefpero, laqualeapparifcenel triraontardel 
Sole, apprefibgli Egittii, comedice Pierio Va 
Jcriano nel luogo citato di fopra, fignificaua 
il crepufculo della fera . 

Le frezzc nella guifa> che dicemmo, figni- 
ficanoi vapori della terra tirati in alto dalla 
potenzadel Sole.ilquale allontanandoli da noi, 
e non hauendo detti vapori > chi li foftenghi , 
vengono àcadere,& pereflere humori grolli, 
nuoconopiii, ò meno, fecondo il tempo, e luo 
ghi humidi, più freddi, ò più caldiipiù alti, 
o pili badi . 

Tiene la Nottola con l'ali aperte , come am 
male proprio, & fi vede volare in quello 
tempo . 

C R A P V L A. 

DONNA gralìà, brutta nell'afpetto , & 
mal veftita. con tutto lo llomaco ignu- 
do, hauerà il capo fafciató fino à grocchi.nel» 
le mani terrà vna tella di Leone > che lìia con 
bocca aperta. Se per terra vi faranno de gl'vc- 
cclli morti, &c de' pallicci, ò fimili cofe . 
Si fa donna brutta » perche la Crapula non 



lafcia mólto alzare l'huorad da* penfiert fcm 
nili, & dall'opere di cucina. 

Si velie poueramenie , per moflrare, che li 
crapuloni, ò per lo più fonohuórftini fp rezza 
tori della politezza , è folo attendono ad in- 
gralTare , & empire il ventre , ò perché fono 
poueri di virtù, & non fi llendono con il pen- 
fier loro fuor di quelli confini . 

Loflomaco fcoperto molila che la crapula 
ha bilogno di buona complelTione, per (mal ti- 
re la varietà de' cibi, & però fi fa con la tella 
fafciata, dóueifumi atcendono , & l'offendo- 
no . La giallézza è erfètto prodotto dalla cra- 
pula, che non lafcia penfare àcofe faflidiofè, 
che fanno la faccia macilente . 

La tella del Leone è antico fimbolo della 
Crapula , perche quello animale s'empie tanto 
fouerchio , che facilmente poi fopporta per 
due, ò tre giorni il digiuno,5c per indigeftionc 
il fiato continuamente li pu te, come dice Pierio 
Valeriano al fuo luogo, 

Gl'ycceili morti,& i pallicci. Ci poMgono,co 
me colè , intorno alle quali s'efsercita la cra- 
pula . 

Crapula . 

DOnna mal veflita , e di color verde , farà 
grafia di carnagione rolla, fi appoggierà 
con la man delira fopra vnù feudo, dentro del 
quale vi faià dipuua vna rauola apparecchiata 
condiuerfe viuandecon vn motto nella tena- 
glia, che dica •• Vera felieitas • l'altra mano la 
terrà fopra vn porco . 

La Crapula è vn 'effetto di gola ,econfillc 
nella qualitàje quantità de'cibi,e fuolecómu- 
nemenie regnate in perfone ignoranti , & di 
«roflà palla > che non fanno penfar cofe , che 
non tocchino il fcnfo. 

"Vedeh la crapula di veide> percioche del co 
tinuo ha Iperanza di mutar vari] cibi,& pallàr 
di tempo in tempo con allegrezza. 

Lo feudo nel fopradctto modo è per dime 
llrareil fine di quei, chcattendono alla crapu- 
la, cioè il gufto , il quale credono, che porti 
feco la felicità di quello mondo, come voleua 
Epicuro. 

llporcodamoitifcrittoriè pollo per la era 
pwla, percioche ad altro non attende ch'a ma- 
giare , e mentre diuora le fporcitie nel fango 
non alza la tella, ne mai {\ volge indietro , ma 
del continuo feguita auanti per trouar miglior 
cibo. 

C R V D E L T A\ 

DONNA di color lofTo nel uifo , enei vc- 
lliraento , di fpauentofa guardatura, in 
P 1 cima 



ii6 Iconologia di Ce£Ripa 



cima del capo habbia vn rofìgnuolo, e con am- 
bi le mani afFoghi vn fanciullo nelle fafccjper- 
clìegrandiilìnio effetto Hi crudeltà e l'occide- 
re , chi non nuoce altrui ; ma è innocente in 
ogn minima forte di delitto,però fi dice , che. 
la crudeltà è itifatiabil appetito di malenel pii 
iiir gl'innocenti, rapir i beni d'altri, offendere, 
e non diffendere i buoni, e la giuftitia . 

Il veftimento rofIbdimoftra,che ifuoi pen- 
lìeri fono rutti làngii igni . 

Perlo ro/ìgnuolofì viene accennando la fa- 
uola di Progne, e di Filomena , vero iudicio di 
crudeltà . onde diflè l'Alciato . 

Ecquid Calchi pudet , •nette Fwgne improhnì 
mortem 

Cum volHcns proprupYolis amore fuhtt> 

D Crudeltà . 

Omu ridente vcllita di ferruggine , con 



R 



vn groffo diamante in mexo al petto , ch«r 
l>ia ridendo in piedi , con le mani appoggia- 
te à i fianchi, e miri vn'incendio di cafè , e occi- 
fion di fanciulli inuolti nel proprio fangue . 

La crudeltà è vna durezza d'animo, che fa 
gioire delle calamità de gl'altri , & però le fi 
fa il diamante,cht è pietra duriflìma , e per la 
fua durezza è molto celebrata da Poeti in pro- 
polito ideila crudeltà delle donne. 

L'incendio , e l'occifìone rimirante col vifb 
allegro, fono i maggior fegni di crudeltà , di 
qual fìvoglia altro,& pur di quefta forte d'hiio 
mini ha voluto poter gloriarfi il modo a'tem 
pi paflàti nella periòna di piàdi vn Nerone, Se 
di molti Herodi, accioche non fìa forte alcuna 
àt fceleraggine, che non fi confenii à perpetua 
memoria nelle cofe publiche, che fonThifto.; 
rie fabricate per eflèmpio de pofleri.. 

DITO. 




H 



VOMO dieta virile, veftito nobilmeiMe 
d 'faabito lungo , con vna collana d'oro 



al collo , fkda, con vn libro in vna mano da 
roercauti detto il maggiore, nella cui coperta, 

ò dieiro 



Parte Prima.; . 



117 



^ dietro fcriualT qiiefto motto SOLVTVS 
OMNI FOENORE , & à piedi vi fu vu 
Grifone fopra d'vnmoiiticello. 

Perche pili à balFo fìgiiEereinoil E>ebico, è 
ragioneuole , che prima rapprcfcntiamo il 
Credito . 

L'hatrbiarao figurata dieta virile perche 
nella virilità s'acqniftail Credito,rhabitoliin 
go arreca credito, & però li Romani Senatori 
andauano togati: tal habito portò Crallb , Se 
Lociillo Senatori di gran creino j li quali più 
d ognaltropoflèdeiiano facilità, & ricchezze 
Porta vna collana d'oro , fa ragione è ìjj 
pronto, perche l'apparenza fola dell'oio da 
credito, fopra del quale è fondato . 

Siede perche colui , che ha e redito ftà in rr- 
pofo con la mente ttanquilk. Il libro maggio 
' re intendiamo , che fia folo dcll'hauere haue- 
I re, il che s'efprirae con quel verlècto d'Hoia 
i tio- Solmus omni foenore . cioè libero d'ogni 
i debito, tal che nel libro non fi comprenda par 
; lita alcuna del dare , ma folamente l'hatierc , 
poiché quello èli vero creditore, che non ha 
da dare ma folo ha da haueie, né confilleil 
credito in trafficare, «Se far fi nominare con il 
danaio d'altri, come fanno alcuni mercanti per 
uondir rutxi.cheper ciò iacilmentefallifcono, 
ma conlìfte in poiVedere totalmente del (uo 
proprio fcnzahauere da dare niente ad alcuno. 
Il Grifone fu 1:1 gran credito prello gl'antichi, 
& però fé uè feruiuano per fimbolo di cullo- 
de, & che ila vero, vedali pofto à tutte leco- 
: Icfacre, &: profane de gl'Antichi, all'Are; alli 
lèpolcri, all'vrne, à i Tempii publici, &pri- 
uatiedifìcii , come corpo compoftod'animali 
vigilanti , &generofì, quali fono l'aquila , & 
il leone, fi che il G tifone fopra quel monticel 
lofignifica lacuftodia, che deue haucre vno 
del cumulo delle fuefacultà le {\ vuoleman- 
tcnere in credito, Scdenefare à punto, come 
'1 Grifoni i quali particulaintentecuftodifco- 
no certi monti Scithi , Se Hipetborei, otie fo- 
no pietre pretiofe., &veiicd'oro, & perciò non 
permettono, cheniuno vi fi accoll:!, lì come re 
ferifce Solino , onde Baito'.omeo Anglico. 
De preprietatthfis rerum Iti/- i8- Cap- t^- di- 
:e Cufiodiunt Gryphes montes in qHibttó fttnt 
gemmA prAciif& , vtfmaragdi , & Iispes , me 
permituHnt-eas auferri- Tii^telfo conferma Pli- 
nio lib- 7- cap- i. ragionando de Scithi . ^«r- 
l}:i4 •^jfidue hellitm ejfecircit metalla cum Gri- 
pfjisferarHmvolttcrigeneye , quale vulgo tradì 
tMr,eruente ex cuniculis aurum, mir^i cupidità* 
a?: Ó'feris cujìodientiè/is,^ Arimaspis rapien 



tibici . II mcdefir.'o coi'tamc hanno i Giifoa» 
nell'India, come afieri Tee Filoft rato lib-6.cap, 
I. Indorum autem Griphes, {31* Aethiapttm for 
micéb qttitnqHamfint fort»a dtjfimiles , Eadem 
tiimen agere fìudent , Namaurnm vtrobiqui 
cujlodtre perhibentur , Ó* tsrram attriferacem^ 
adumare Così quelli, che hanno credito non 
deuono lafTare accollare al monte della doui- 
tia loro pcrfbne, che fieno per difìruggerlo > 
come ruffiani, buffoni, adulatori, chel'aggra- 
uano col tempo in- qualche ficurtà, oueio^ 
in vna prtltanza , che mai più fi icndc , nepa- 
rallìti, che li fanno fprecarc la robba in conni» 
ti, né Giocatori , Meretrici, & al tre gente in- 
fame, che da rtfbbono fondo à qual fi voglii 
monte d'oro , li che fuggendo quefti tali ,fta- 
ranno in perpetuo credito , & viueranuo con 
riputationeloro, alttimenu fé non fcaccieran- 
no fimili tiafcurate, & vitiofè perfone, per- 
deranno la robba , e'I credito , & anderanno 
raminghi con ifcorno , & ignominia loro . 
C V P I D I T A'. 

DO N N A i^inida.c'habbia bendati gl'oc 
chi con l'ali alle fpalle. 
La cupidità è vn'appecica fuor della debi- 
ta raifura , ch'infegna la ragrone, peto gl'oc- 
chi bendati fono fegno, che non i\ ferue del lu- 
medello intelletto. Lucretio lib.-f- denatura 
rerum • 
Naf?t faciunt homines plerumque cupi dine 

c&ci , 
Et tribuunt ea, , q.'iA non funi tibr comtnoda 
vere • 
L'ali moftrano velociti, con leqnali enàlc- 
gue, ciò che fotto fpctie di buono,& di piace- 
uole le fi rapprefenta. 

Si fa ignuda perche con grandillìma facilità 
fcuoprel'eilèrfuo. 



C V R I O S I T A\ 

DONNA con veftimento rofro,& a7;ir- 
ro,fopr'il quale vi fiano fparfe molc'a- 
rccchic,5c- rane , hauerà i capelli dritti, con le 
mani alte , col capo che fpmga in fuora, & fa- 
rà alata. 

La curiofità-è dcfideiio sfrenato dicolorio^. 
che cercano fapere più diquello, chcdeuono. 
Gl'orecchi moftrano,cheil curiofb ha folo 
ildefiderio d'intendere, &di fapere cofc rife- 
ute da altri. E S- Bernardo de gradib- fuperb. 
volendo dimolhare vn Monaco cu riofo i Io 
defcriue con quefti fegni cofi dicendo . Si vi- 
deris Mon/ieum tuagttritfa^Mf ere£Ìur» , aures 

^portare , 



1 1 S Iconologia di Cef.Ripa 

e V R I O S I T A\ 




ìoYtareftupenfiti, cur'tofum cogncfcxs . 

Lerand phaiici" gì 'occhi gradi soinditiodi 
tUrioficà.ep tal figni fica to fon prefe da gl'aiiti 
cKij^ciocliegl'Egiccij, quadovoleiiano ligni- 
ficare vn'huomocuiiofo rapprefentauano vna 
rana,c Pier. Val. dice, che gì occhi di rana, lega 
ti in pelle di cerno Tfìemecocarnedi rofignuo 
lo fanno l'hucmo deflo , & fuegliaco , dalchc 
iiafce 1 elTèr curiofo . 

Tiene al ce le mani , con la tefta in fiiora,pei-- 
che il cnriofo fenipie Uà defto & vinace per 
fapere , & intendere Ai tutte le bande le noni* 
là. Ilchedimoftranoancol-alali, & i capelli 
dritti -y che fono i penfìeri vinàci , Si i colo 
ri del veftijnento lignificando defiderio di 
fapere . 

C V S T O D I A . 

DONNA armata, che nella deftra mano 
tenga Vna fpadaignud3j& à canto haurà 
vn dr.igO' 

Per la buona ciiftodiadiiecofe iiccelTarijni^ 



me fi ricercano, vna è il preiiederei pericoli, e 
lo ftar defto, che non venghino all'improui- 
fo, l'altra è la potenza di refiftere alle forze 
efteriori , qnando per la vicinanza non fi può 
col confìglio, eco'difcorfi fuggire; peròfidi- 
pinge feniplicemenrecol drago, come bene di- 
molila l'Alciatonelli fnoi Emblemi dicendo. 
Vera h&c ejpgies innupu ejl Palladio, e/tu 

HicdrAto, qui dominA conjìitit ante pedes» 
Cur diuA cornei hoc animai ; cttflodia rerum 

liuicdata fic lucos facratjj tempia colit , 
Innuptas ùpuó e fi cura affefuare puellas 

Peruigili-laqueos vndiq^ fendit amof. 

Et con l'armature, che difendano , e danno 
ardire se' vicini pericoli . 

DA POC AGG INE. 

DONNA con capelli fparfi, veftita di ber 
rettino, che tiri più [al bianco, che al ne 
irò, la qnal verte farà {tracciata, ftia à fèdere 
con Je mani fopra le ginocchia, col capo baflò, 
& à canto vi fia vna pecora. 

Dipin- 



Parte Prima-j . 



115? 



Dipiiigefiladapocaggine co capelli fparfi, 
per moftiare li tardità e pigritia nell operare, 
che è difetto caggionato da e (là mede/ìnia , ef 
fendo rhiiomo da poco.leiUo,e pigro nelle fiie 
attioni , però co r. e inetto à tutti gli eflèrcitii 
d'iiid'iftria, ftà con le mani pofàte fopra le gì 
nocchia. 

La ueftcrottacirapprefenta la poiiertà. & 
il difigio fopraiieniente à coloro ,che perda 
pocaggine non (I fanno gouernare. 

Stafsi a (èJeie col capo chino, perche rhiio 
mo da poco non ardifce di alzare la te'ta,à pa 
ragone de gl'altri hit omini, e di caminare per 
la via della lode, la quale confifìe nell'opera 
tioncde le cofe difficili. 

La pecora è moiroftolida.nesà pigliare par 
tiro in alcHiioauuenimentoPerò dille Dante 
nel fno Inferno; 

HuommiJtare,e non pecore matte- 
DANNO. 

HVOMO bruttOjil fuoueftimétofàràdel 
colore della ruggine , che tenghi con le 
mani delli Topi,ò Sorzi, che dir vogliamo, 
che fieno vifìbili per quanco fi affetta alla gra 
dezza loto , per terra ni Zìa vn'ochainatto di 

5afcere,& che dal Cielo pioua gran quantità 
i grandine la quale fracanì,& fminuzzi vna 
verdeggiante, &fecoiidilHma vite,& delle fpi 
ghe del grano che fieno in vn bel campo à can 
to à detta figa ra- 

Si vede del color della ruggine per eflere 
continuamente dannofa,come habbiamo de:- 
toin altri luoghi. Tiene i Topi, come dicem- 
mo per dimoftraie che tali aiiimali fieno il ve- 
ro Icroglifico del danno , Se [della rouina , & 
trouafi appredb Cicerone ( come refenfce Pie 
rio Valcriano lib-tredicefimo)che i Sorzi gior 
no,e notte femore rodaiio,&: talmente imbrat 
tano le cofe da loro rofè.che non feruono più 
'à cofa alcuna , gli fi dipinge à canto l'ocha 
ertèndo detto animale danofilfimojimperoche 
in qualunque luogofpargei fiioi elcrementi, 
'fiiole abbracciare ogni cofa, ne cofaalcuna 
più nuocealH prati, ò alli feminari, che quan- 
do in quc'Ii vanno l'ocheà pafcere , anzi più 
che fé il lor fterco farà liquefatto con la fila- 
moia , & poi- fi fpa rge rà fop ra gì ' herb-aggi ; tu t 
ti fi guaderanno;, & C\ corrompernano- 11 ca- 
dere dal Cielo gran copia di grandine, è tanto 
'manifcftojil nocumento che fi riceue da quel 
la sì nel grano, come nel vino, & altri frutti 
the ben lo sa quanto fu grande il danno chi 
lo :proua>,& in particularcla pouertà. 



DATIO, OVERO GABBELLA DEL 
Signor GtouanniZaritttino Cdfietlini » 

VN giouane, robufto come fi dipinge Het 
cole , con mufcoli , & ncrni eminenti , 
farà incoronato di quercia, nellamandeftra 
hauerà vna tanaglia , ò forbice da lanaiuolo , 
al piede vna peccora.da man finiftra terrà fpi- 
ghedi grano, ramid'oliuo, è pampanid'vua, 
che pendino , (atà sbracciato , è fcalzo , con 
braccia, &: gambe nude, & pulite per fino alla 
pianta del piede parimente mufculolè , & ner- 
bate- 11 Dati© fu in Egitto primieramente 
impofloda Sefoflre primo Re de gli Egittii 
fopra terreni, àguifa di taglione contmuo 
perquato fi raccoglie da HerodotoIb.i.Nel 
primo lib. degli Aiierfani di Turnebo cap.y. 
habbiamo che anche li R orna ni ri fcollèro Da- 
rio, & decimade furmenti de i campi . Caligo 
la poifu inuentorede datii fordidi inanditi , 
& nuoui: impofe gabelle fopra cj-uai fi voglia 
cofa di mangiare che f\ portaua in Roma ; 
Dalle liti, & giuditii volcua laquarantefima 
parte ; Da facchini l'ottana parte del guada- 
gno, che faceuano ogni giornojcofi anco dalle 
Meretrici la paga d'vna volta , diche^Suéto- 
nio nella vita di detto Imperatore cap. 40» 

Si ha da figurare robuiìo,perche la rendit» 
del datiodà gran pollo al Principe, &: alle com 
munita, onde Marco Tullio Pro Pompreodif- 
fe. VeBigalia neruos effe Reip.femper duxi- 
mui- Si efprime maggiormente quefta robu- 
ftezza con la corona del rouere , poiché l'eti- 
mologia della robuftezza fi deiina da la voce 
latina Robur, che fignifica a Rouere, èQuer 
eia, comearbore durilfinio, gagliardo, forre s 
è durabile, connienfi di più tal corona al Da- 
rio,, come che fia corona Cinica , cofi chiama- 
ta da Aulo Celio , che dar fi foleua à chi fal- 
uato hauefli; qualche Cittadino, eflèndo che 
l'effètto del Datio èdi conleriiare,è mantene- 
re tutti li Citradini, & f\ comela Qjiercia era 
confec rata à G ione , perche nella fiia tutela 
tenneioi Gentili fuffero le Città , cofi deuafi 
dare al Datio> come quello cheaccrefce forza 
alli Principi in ttitela de<]uali ftannole Città. 
La tanaglia da tofàr la lana alle peccoreal- 

. Inde à quello che difiè Tiberio* Impelato re , 
che nel principio dèi fuo Imperio diffiniulò 
l'ambitione-, & l'auaritia, nelh quale fi mo- 
ftiò poiefièie totalmente fommerfo , volen- 

■ doegli dunque dar buono faggiodi sé , rifpo- 
fe à certi prefidenti , che lo perfuadcuano ad 
imponete nuoui aggrauialis prouincie . Boni 



i zo Iconologia di CeC Ripa- 

DATIO, OVERO GABELLA; 
Del Signor Giouanni Zaratino Caftellini. 




Palìoris effe fondere peculi non degMere, Cioè 
che il buon Paftore deue tofar le peccore , ma 
nonfcorticaile: ilche fi confa col detro d'Al- 
cameiie figliuolo di Tclecro , ilquale diman- 
dare, in che modovn'potcncconfeiuaie bene 
il Regno, rifpofe ; fé non farà troppo conro 
del guadagno • Apoftemma Laconico di Plu- 
tarco • Nell'altra manogli fi mettono ]e fpi- 
ghe di grano, rami d'oline, & pampini d'viia, 
perche'^fòpra qiicftì tre frutti della terra , di 
grano , farina , olio , & vino s'impongono 
principalmente le gabelle , principalmente 
dico, cflendo eerto che fopra molte altre 
cofe Daiio s'impone; tra gl'altri Vopifco 
ferine che Aureliaio Imperatore conftituì la 
gabella del vctro,dcl]acarta,de! lino, & della 
{loppa, fapemo anco per rclationedel Boterò, 
cheli Re della Chii'a caua l'anno cento ottan 
tamila feudi per datio del fale dalla Città di 
Cantone , & cento altri mila fendi per la deci 
ma del lifo da vna terra della mcdefunaCittà. 



Le braccia > e gambe nude, e pulite, poiché 
quefte membra fono in virtù àt\\c mani,& de' 
piedi miniftre delle operationi , & andamenti 
humani , & eflècuttici delli noftri penfìeri, fì- 
gnificano.che il darlo deue edere impofìo dal 
Prencipe con animo (incero , e puro aftretto 
dal bi{ogno,che il tempo , tSc l'occafionc arre- 
ca , con andamento.e difegno fchietto, e leale 
di giouare non tanto à sé quanto al publico , 
&. alli'popoli fuoi , & non per mera auari- 
tia , & penfìero di proprio interefTè : ne deto- 
no comportare, che gli Tuoi vffitiali vadinoin- 
iicntando , come volgarmente fi dice nuoui 
arcigcgoli, & angherie di gabelle fopra cofè 
\ili,foz7e,& poco honefle , come feceVefpa» 
fìano Imperatore , ilqnalc auido del dannaio 
impofe gabelle per fino all'orina , di che ne fn 
riprefo daTito fuo primo genito fìglinolo,& 
ancorché il pad re gli rifpondefle, che li dana- 
ri rifcofli di cotal datio non puzzauano d'ori- 
na non reità però che l'animo fuo iiourendcf- 

fc 



Parte Prima_.. 



lit 



ferattuioodorcdi viltà, Se fordideiza contra- 
ria all'animo d'vn Principe , che deue eflèie 
generofo , e Magnanimo : Ma l'interefle l'ac- 
ciecò , & gli fece vfcirè di niente gli ricordi 
che gli diede Apollonio in Aleflandria pcrreg 
gere bene l'Imperio, tra quali era che non ifti 
maflè le ricchezze de tributi raccolti dalli fof- 
piri del pepalo, (ì come Filollrato lafsò ferie 
conci y. Iib. cap. i^- Atrum enim JorA\iumqj 
futundttm eR aurum quod ex Laerymii oruur- 
Ondefù parmicntebiafìmaco Domitiano Im- 
peratore , fecondo genico di detto Vefpafiano, 
che impolè tributo infopportabile a'Giudei, 
Con ordine chechidi/lìmulaua di non edere 
Giudio per non pagare il tributo fufìè aftret- 
to ànioiìrare lefècrete , e vergognole parti 
per chiarirli s'erano circoncifi,o nò, tributo , 
& ordine indegno, referito da Sueronio in Do 
ftiitianOalcap. ii* InterfutJJe me adolefcentU' 
lufii mtmtni , cum a hroCuratore^freqHentijfi- 
mo^ confitto tnSptceretur nono-genurtui fenex 
uncirCHmfSìm ejfet . Sopra di che fcherza 
Martiale centra Chiefo nel 7. libro. 
Sei qa de Solymii xienit perujtu 
Damnatam modo mentulam tribtitii • 
Il qual tributo quanto iia rrieriteuole di 
bialinio, e vergogna chiaramente fi compren- 
de , poiché ogiii galant'huomo ad arbitrio del 
procuratore fifcale poteua edere accufato, &c 
incolpato di fetta giudaica , & aftretto àmo- 
ftrare il preputio, quando fenza replica non 
hauede voluto pagare il datio, eperò dallaN 
tro canto lodato viene il lue fuccedbre Nenia 
Cocceio Imperatore ,cheleuò si viruperofo 
tributo,pef il che fu battuta ad honor fucper 
decreto A&ì Senato Romano vna medaglia d'ar 
gento,con il liio ri tratto, e nome da vn canto, 
& dall'altro per riuefcio l'arbore della palma 
in mero à qucfte due lettere S»C. & d'ogni 
incoino lèi/ci ludaici calumnmfuhlata , Cir- 
ca delle quali calnnnie.accufc, & ingiufti da- 
tij fenati &c vietati da Nerua Imperatore: leg- 
gati Dione nella fua vita • ad edempiodique- 
fìo ottimo Imperatore, dei.ono li Principi 
fgrauarei popoli d'ogni indebita impofitione, 
non che aggrauarii con nuouc, & afpre ga< 
belle . 



DEBITO. 

GIOVANE penfofo, & mefto , d'habito 
ftracciato, portela la berretta verde in 
tefta, in arabidui li piedi , & nel colio vn Jega- 
ftie di ferro in forma d\u cerchio rotondo 



giodb , terrà vn paniere in bocca, & in mano 
vna frulla, che in cima delle corde habbia pai 
ledi piombo, & vna lepre alli piedi . 

Q^aefta figura parte è rapprcsetata da cele 
naturali , parte da coftumi prefenti » & parte 
da varie pene antiche,& igncmÌnie,con le qua- 
li (i puiiiuano i debitori • 

Si dipinge giouane, perche li giouani per Io 
più (onO trafcurati,& non hanno amore alla 
robba , & fé ninno è penloio, e melìo 1 certo 
colui è che ha da pagarci debiti . 

E ftracciato , perche fprecato che ha la fua 
robba, non tiouando più credito, va conie va 
pezzente.Portala berretta verde in tefta per lo 
coftume, che s'vfahoggidì in molti paefi , ne 
quali à perpetua infamia i debitori , che neri 
hanno il modo di liberarli dal debito, fon foi> 
zati à portarla , t& però dicefi d'vn fallito» il 
tale è ridotto al verde • 

Si rapprelcnta incatenato per li piedij& per 
il collo, perche anticamente erano cefi aftret- 
ti dalie leggi Romane, le cui parole fono que. 
ile riferiteda Aulo Gelliolib.iocap.i. 

AErii Cohfejfi ,rebu4ij^ iure iudica.ìis triginta 
dies inflifunto ■ Pq/i deinde mant-^ iniiiiio efto^ 
in ita ducilo, ni iudicctum fac't t taut quis tn~ 
do eo m ture , vindicit ,fecuv/ ducito, vincita , 
dHt neruojaur compedibiu qu indecim pondo,n e 
minor e, aut fi "velet maiore; vincilo . Si volet 
fuo viuiio, Ni fuo viuil.qu i eum vinBum ha- 
bebit librAmfarris in die:; dato ■ Si volet plut , 
dato. 

Oue fono d'auuerti,fe per la noftra figura 
quelle parole , VinatOyaut nerHO,aut compt- 
dibta , Gioc leghili il debitore con il neruo, ò 
con li ceppi; circa di che è da faperc che cofa fia 
Neruo, cofi dichiarato da Fefto . 
Neruum apptUamus etiam ferreum vtntulum, 
quo pedcs , vel etiam ceruicit impediuntur . 

Cioè chiamali anco neruo vn legame di fer 
ro.col quale li tengono impediti li piedi,& an- 
coil collo,ilqual neruo di ferrof fecondo il te- 
Ito fopracitato ) non poteua edere minore d 
quindici librCjnia lì bene maggiore per li dei 
bitortji quali anco tal volta fi pliniuanocapi- 
talmente,ouero fi vendeuono fuor di Tiaftc- 
uerc,come dice nel mcdenmo luogo Aulo Ge- 
lo Gclio . Tertiis autetn -/sundinii capite poenas- 
dubant , aut Tranfiyberim ptregve venum 
ibant . Et felicrednoii eiai o piii , jd jrbi- 
trio loie (\ tagliaua à pezzi il debitore • Nam 
fi plures forent quibui rcM eJfet iudicatu^ . ftca 
refi vellent (nqntpàttiri corpus aUdtUtJibi ho- 
tomis periniferunt '. verb^t^ ipja legtsh&cfunt ^ 
C4^ Tertijs 



122. 



Iconologia di Cefi Ripir 

DEBITO. 




Tertijs nundiniiparies feeato,fi pltu, mintaue 
fecuerunt Jtne fraude c/lo- 

Il che però eflèndo troppo atrocità, 8c in- 
humanirà,no!i fi efTegiiì n\ai fimi! pena, anzi 
dice l'ifìeflb Gellio antico autore, che non ha 
mai reietto, ne vdiro d'alcuno debitore clic 
fia flato din ifoi.'i più patti ; Troiiafi bene in 
Tiro Litiio Decade prima lib-primo,che li de 
bi"oii fi dauano in fé mi rio ali i-credi tori , & 
che eraro da loro legati, & fiagellan, fi come fi 
legge di LticioPapirio che tenne legatoPnblio 
«iotianettOjC lofrufìò eflcndogli debitore, non 
hanendo egli voluto compiacere à gli apcriti 
illeciti di Papirio per quanto narra if Teflorc 
L-PapirtHiinéfuit PubliS adolefcentem invin- 
culti tennijjl ,plagii<}; ^ contumeliii afficijfe 
dicitur , quod Huprum pati noltiijfet :, cumPu- 
llifu eidem efiet delitor ■ La medefima pena 
afferma Dionifio Aiicarnafleolib. 6.& aggiiin 
gè di più che non foloi debitori, nja anco i lo 
ro figlii|oli fi dauano in fcruino alU creditori. 



&ciò s'è detto per ftudio decur iofi : rena in 
bocca vn paniere, vna corba, vn caneftro,òcc- 
fìo.chedir vogliamo, perche troiiafi nelli Gè 
iiiali d'Alefiàiidro lib.6.cap. io-che apprcflò li 
Beoti j ne 'confini del la Grecia , non vi ei-a la 
maggior infàmia d-i quella dd debitore , che 
era sforzato federe in piazza, & in piefenza 
della plebe pigliare in mancia frufla con le 
palle di piombo perche li debitori in Roma fu - 
rono battuti con palle di bionibo fin al tcmpot 
di Coi"lantiiio,ilquale come pioj^ Se Chrifliano -] 
Imperatore fu il primo che liberò i debitori 
da coli empia pena , cofà annotata dal Cardi- 
nal Ea rollio nel volume de gli Annali, uell'am 
nodel Signore 53. cap-24.Ponefià i piedi il le 
pie per timiditàjficcmeil lepre pauenta d'o- 
gni ftiepito,e teme d'eilèr giunto da cani,cofi 
il debitore ha, paura del fracaflb delle citatio- 
ni, intimationi,&mandati, & ogni giorno te- 
nie d'cllèreprcfo dabirri, & però , s'è prati* 
co , à guifa di Jepie. fi naette.in fuga . 

DECO-. 



Parte Prima^s 



2.5 



D 



ORO 



Del Signor Giouanni Zarattini Caftellini 




GIOVANNE di bello , & honefto afpetco 
porti adodb viia pelle di Leone nella pai 
ma dellaman dritta tengavi] quadrato, nel cui 
mczo (la piantata la figura del Mercurio, da 
man ilnilira tenga vn ramo d'Amaranto vol- 
garmente detto fiordi velluto con quefto mot 
to intorno • SIC FLORET DECORO 
DECVS . del medefimo fi potria anco inco- 

1 ronare , & fregiare l'habito , che farà vnfaio 
lungo fino al ginocchio , nel piede dritto teu- 

! ga vn cothurno,neI finiftro vn focco . 

E'giouane bello perche il decoro, è orna- 
mento della vira humana , è honefto , perche 
il decoro ftà Tempre vnito co l'honeftorimper 
cicche il decoro fi come dottamente difcorre 
Marco Tullio nel primo de gli offitij general- 
mente fi piglia per quello , che in ogni hone- 
ftà confifte : & è di due forti, perche à quefto 
decoro generico ve n'è foggetto vn'altre, che 
appartiene à ciafcuna parte dcJl'iwneftà. Il 



primo così difinir Ci fuoje. Il Decoro, è quel- 
lo, che è conucniente ali 'eccellenza dell'huo- 
mo , in quello , che la natura Cua da gli altri 
animali dilfcrifce. L'altra parte, che è foc^pct- 
taal genere, cofi ladifinifcono. Il Decoro è 
quello, il quale è coficonueniente alla natu- 
ra, che in eflb apparifca la moderatione, e tcni 
peranza, con vna certa maniera nobile, ciuile, 
e libera. Si che il decoro dilfufaméte fi dilata in 
ogni co(a,che appartiene all'honeAcgeneralmc 
te,&:particolarméte in ogni forte di"virtiijim]> 
cioehe fi come la bellezza del corpo co propor 
lionata cópofitione de membn,alletta,*&muo 
negli occhi,& per quefto ftefib diletta, perche 
fra fé tutte le parti co vna cerca gratia coiiucii 
gono , & cornfpondono , cofi il decoro , che 
nella vita riluce muouel'approbatinne di co 
loro co' quali Ci viue con ordine , coftan7a , & 
moderatione d'ogni detto, & fatto: dal die fi 
raccoglie, che il decoro fi ofi!èrua ne! parlare , 



i»4 Iconologia di CeC Ripa 



& operare honeftamcmc , & confidcrarc ciò 
che fi comienga feguirc , & sfuggire , reguenfi 
lecofegtufte, & honcfte,coinc buone. Se con 
iieiiJeiiti, sfup<jon(l leingiufte, & dishoncfte, 
comecatriue, & incoiniciiienci,contrane3l rte- 
foro , & ali'honefto , il qual nafce , da vna di 
quefte partii ò dal rirgnardo, & diligente of- 
fcruaiizadel vero, ò dal mantenere la conuer- 
jàcione humana, & il commertio dando il Ino 
à ciafctino, fecondo la data fede, nelle cofc co 
trarie, ò dalia grandezza, & fortezza d'animo 
cccelfo, & inuitto in ogni cofa , che fi fà,& (i 
dice con ordine , & modo , nel quale vi è la 
modeflia, la temperanza , & ogni mitigatione 
di perturbatione di animo , nelle quali cofe fi 
contiene il decoro , la cui forza, è che non fi. 
pofllfeparare dall'hoi^erto, perche quello, che 
e conueniente è honefto , & quello, che è ho- 
nefto è conueniente. Onde Marco Tullio dif- 
fè . Hoc loco continetur id quod dici latine 
JDecorum poteri gr&ce enim ( TpgTOJ' ) dicitur% 
htiiffi vis eR,vt ab honeHo non qneat fepararii 
ham Ó* qftod deceti honeflum eìì^ér' quod hone 
Jìumeftidecet • Più à bailo foggiunge . Et iu- 
fta omnia decorafunt iniufta, contro. , vt turpi» 
Jìc indecora. Similis ejl ratio fortitudinis, quod 
enim viri liter animcq^ magno fit, id dignum 
viro ; C^ àecorum videtur : quod cantra id vi 
turpe , fic indecorum • Per dimoflrare quella 
grandezza, fortezza, & eccelfa virtù d'anmio, 
che il decoro richiede, Thabbiamo figurato 
con la pelle di leone adofib > attefo che gli anti- 
chi prefero la pelle di leone per fimbolo del 
valore della virtù, & fortezza d'aninìo, la qua 
leafiegnar foleano à quelli , che hauefieroof- 
feruato il debito decoro , & fi foflèro moftrati 
generofi, forti , & magnanimi, percioche tut- 
to quqlloche Ci. fa virilmente , & con animo 
grande, quello pare degno d'huomo cheofTer 
«iil decoro, perii contraria priuo di decoro 
è colui che viue efFèmi natamente, fenza co- 
ftauza, -Se grandezza d'animo ■ Bacco tenuto, 
da Orfeo per fimbolo del diuino intelletto > 
in Ariftofane porta addolTo la pette del leone, 
Hercoleil più virile , & v-irtuofo de gli ArgQ\ 
nautici, va fempreinuoko nella pelle del leo- 
ne, Aiace primo Capitan di Greci dopò Achil 
le, prefe anch'egli per fuo decoro la pelle del 
leone, & dicono, che in quella parte ch'era 
coperto di detta pelle , non poteua eiler feri- 
to, doue erafcoperroporenaelfer ferito, al che 
fi può dare quello bellidìmo fignificavo, che 
l'huomo in quelle attioni nelle q-iialifi porta. 
con decoro» non può cHèr tocco da punture. 



di biafimo, & ignominia, ma nelle attioni ncN 
le quali fenza decoro fi porta , patifce puntu- . 
re dibiafimo> & ignominia, che per fino al ■! 
cuore gli penetrano , come ad Aiace , il quale * 
fin'cke fi portò virilmente con decoro , nelle 
fueimprefe, non venne mai à fentire biafmo 
alcuno, maà riportar lode grande j faiafmo 
grandiffimo poi gli fu dato, quando buttò giù 
la pelle del leone , cioè la fortezza dell'animo 
dandofi in preda alla difperatione fenza deco- 
ro. Oltre di ciò habbiamo inuolto il decoro 
nella pelle di leone, perche fi come quello ani- 
male inquanto al corpo è il più ben c6pofto& 
perfetto de gli altri, còfi I quatoairanimo.nS 
ci ècliiollerui il decoro di lui, pche è liberale 
magnanimojamator di vittoiia,manfiiero, gin 
{lo,&. amate di quelli c5qualic5uerla,fi come 
dice Arinotele nella fifognomica cap.8. & nel 
lib.9-cap.44.de gl'animali , dice che non è fo- 
fpetofo, mapiaceuole, fefleuole,& amoreno-, • 
le con fuoi compagni, & famigliari . Non s'a- 
dira mai con l'huomo fé non è ofFefb, è ragio- j 
neuole nel punire , fé piglia vno che gli hab- 9 
bia dato noia leggiera, nonio lacera con l'vn- j 
ghie, lo fcoffa folamente, & come gli ha mef^ I 
lo paura lolafla andare: Ma cerca fi bene pu- 
nire grauemente , chi lo ha pcrcofib, & ferito, 
con dardi , ò fpiedi. DaEliano per autorità 
di Endomo C\ comprende , che gli difpiaceno 
gli oltraggi, & parimente li punifce: poichcL; 
narra Eliano , che furono da vno allenati infie 
mevn Leone, vnOrfa,& vn Gane, i quali viC- 
ferolungo tempo fenza alcun contratto do- 
mefticamente : Ma l'orfavn giorno ad iratafì 
lacerò il cane ; Il leone veduta l'ingiuria fatta 
alla compagnia, non puotè patire fimile ol- 
traggio, onde egli fece im pero contra l'orla, 
la lacerò , & coroegiufto Rèa morte la punì 
Plinio riferifce, che è animalegrato, & ricor«. 
deuole de' beneficii, che è clemente, & perdo .. 
na à chi gli C\ humiliajmoftra fèmpre nobiltà, 
& generofi tà d'animo , & fé mai è coftretto 
da moltitudine de cani _, & cacciatori à cedere, 
non fi mette fnbitoauanti gli occhi loro in fu- 
ga, parendoli di rimetterci di. reputatione, co- 
me colà fuor d'ogni decoro inconueniente ad 
vn generofo. Rè par fuo, mainbelmodoà 
palio à palfo fi ritira , & di quando in quando ■ 
per mantenere il decoro, fiede in mezo del 
campo s'arma contro loro, & moftra dilprez 
zarlt fin tanto, che trouado qualche.macchia 
non veduto da ninno con veloce fuga s'afcon- 
de , & s'imbofca altre volte, come difcreto j 
s'occulcanon perche tema, ma per non met- 

tere^ 



Parte Prima . 



iz 



fere tiraoit , e terrore ai altri', & in fomma 
olTerna il decoro da Principe , & Rè in ogni 
parte ; Et quefto fia detto circa il decoro 
aeiroperare ; venghiamo horaal decoro del 
parlare . 

Il quadrato col fegne di Mercurio fignifì- 
ca la granita , rtabiluà , & coftanza del par- 
lare conforme al decoro,& per tal conto Mer 
cu rio fu da Greci cognominato Tetragonos , 
cioè quadrato focJo, (labile, prndenre.perche 
non fi deue cfTerc imprudente, v3no,e mutabi- 
le, nel parlar fuor de tern^ini del decoro, ne fi 
deuc con leggiere?, za correre à morderete bia- 
limare col parlare le pcrfone , & dilprczzare 
ciò che eilì fcncono elTèndo co(à da arrogante, 
«ScdiUbiuto ma lì deue portare vna certa riue- 
rcnzaà ciafcuno, come n'ammonifceM- Tul- 
lio parlando del decoro circa, la modératione 
de fatti ,.& detti . Adhibenda efl igitur quA- 
damreuerentta aduerfin homines , c^ optimi 
euiuiqj r eli quorum . Nam negligere , quid de 
fé quii^ fentiat non folum arroganfii efifed 
ttiam omnino diffoluti- Di mode che deuefi 
cficre confiderato nel ragionare parlando bo- 
noratamentcd 'altri : perche chi parla bene , 
& honoratamente d'altri è fegno, che è perfo 
na benigna , & honorata , chi parla male è fè- 
^no , che è perfona cattiua , maligna , inni- 
diofa , & poco honorata, quale è appref- 
foHomero Therfite di linguafèrpentina, vo- 
lubile, & pronta al chiachiarare peflìmamen- 
tc , &dir mal del Tuo Re j perii contrario 
Vlifle.è tacifnrno,& penfofo prima che parli, 
nel parlar poi è quadrato, eloquente.e pruden 
te,conofcaido egli.come faggio , & accorto , 
che per oflèruare il decoro d'vn hnom o fauio, . 
la lingua non deue edere più veloce della me 
te,douendofi penfàre molto bene,come fi hab 
bla à ragionare. Linguam pnire animo non 
fermittendam . Difle Chilone Lacedemonie- 
£è ,& molto ben penfare ci fi deue perch'i! 
parlare è tnditio dell'animo di ciafcuno, fecon 
do , come parla con decoro,& però daGie- 
ci-fù chiamato il parlare Avì'pòi •yctfetx.nip . 
Hominis chara^er .. Merco dell'hiiomo, co- 
me riferifce Pietro Vittorio nelle.varié lettio- 
nilib.9-cap.é.perche fi come le beftie fi cono- 
fcono dal merco di qual razza fiano . cofi le 
perfone dal parlare fi conofcono di quii na- 
tura , & condittione fiano . Epitetto filofofo 
morale , come Grecodiflè nclTEnchiridio . 
PrAfige tibi certum modittn > éf chnacìerem^ 
quem obferues yjum folas tecum , tnm aliis 
coauerfans, operanda, ne in . colloquia p Itbeitii 



defcendiiiffed , Jiquidemfieripóìeff , orationem- 
transfer ad aliquid decorum,Jtn mint^, filen- 
tium age • Cioè formati vn certo modo, ò ca- 
rattere da ofièruarlo reco ftellc piiuaramen- 
te,& in palefe conuerfàndo con gli altri, pro- 
cura di ion incorrere, in difcorfi plebei , ma' 
per quanto fi può transferifci il parlare in 
qualche cofa ch'habbia del decorojaltrimenti 
fìà più tofto cheto. Oflèruerafiì dunque il de- 
coro nel parlare col ragionare difcretamente 
d'altri, co! no vituperare alcunojma più tofio 
lodare,& co] no tafiàre l'opere altrui mafiima 
m éte I cofè,che no fono della fua piofeffione,, 
attefo che molti fanno de gi'vniiiersali, & in 
cialcuna cofii vogliono intcrponereil giuditio 
loro, i quali pt)i nel parlare fi dano à conofcc 
re per ignorami co pocoior decoro, come il 
Principe Megabizojdie volfè tafiàre alcune fi 
gureincafa di Zeuxidé, & diicorrere con gli 
fecolari Tuoi, de] l'arte del dipingere, à cui Zen 
xidedifie quefti giouani mentre taceui tiam- 
mirauanocome Principe ornato di porpora, 
bora Ci ridono di te , che vuoi ragionare d'vna 
profeflìone , che non fili : di più oflerueralli 
principalmente il decoro nel parlare fé dando 
bado a" parole brutte , & dishonefte.fi ragione 
rà di core.honcfie,& honorarCjilche fi cóuiene 
maflìmamcte a' giouani di bello afpetto,pche 
alla bellezza loro del corpo deue corrifpódere 
la bellezza deiranirao,che fi manifeftada vn 
parlare di cofe honefte . Vedendo Diogene fi- 
lofofo vn giouanc bello , che parlaua fcnza 
decoro, difiegli non ti vergogni tu di canal" 
da vna bella guaina d'auorio, vn. coltello di: 
piombo? pigliando la guainad'auorio , perla- 
bellezza del corpo, ,& il coltello di piombo, 
per lo parlare di cofa brutta, vile,& infima, co ■ 
me il piombojtràmetaliiveggafiLaertio nella, 
vita di Diogene, ouedice- Vtdens deccrum ada • 
lefce'ntem indecori loquentem, noerubefcis ait^ , 
ex tbitrnect vagina plumbeum educens glit~- 
diurna L'Amaranto, che nella finiftra ma- 
no porta, è fioreched'ógni tempo fiorifce , &. 
mantiene il fuo decoro della bellezza, con-. 
quefto i G reci in Tefiaglia incoronauano il fé- - 
pelerò d'Achille vnico lor decoro , per dimo- 
ri^ rare, che fi come quel fiore mai perifce, co- 
sì la fua fama fuia perferaprednrare, fico-- 
me dice Antonio Thilefio , nel fuo trattato del • 
le corone . Thefiali Achillisfui monumentum 
Amarantho coronabant/vt ojlenderent qnemati 
modumflos ille nunquam interit ) fic eius fa- 
ma, perpetuo duraturam . E detto Amaranto 
pcrche.mạDarcifce,&: ferie i tempi afp ri del 

turbo- 



1 2Ó Iconologia di Cef.Ripa 



^turbolento imieiiioaicjiianro viene mancando, 
rinficfcaco con l'acqua baldanzofo toma nel 
primiero flato , &: vigore tanto , che di lui le. 
uè può far corona , ancor d'iuuerno, fi come 
■dicePlinio Iibi'.io.cap.S- così l'iniomo feda 
gliafpri , e turbolenhca/ìdi quello inftabii 
Mondo ofFefo viene à mancar d'animo, rinfre- 
fcatofl conl'acqua del decoro , cioè riducen- 
dofi nella mente quello, che fi conuienefarein 
tali accidenti riforge nel fiorito flato d'animo 
di prima , & fa corone di lode, & di honori né 
torbidi tempi à fc Aeflò , mediante il decoro, 
però va incoronato , & ricamato d'Amaran- 
to > & tiene il motto intorno al fiore , che di- 
ce , SIC FLORET DECORO DECVS- 
Cioè che 1 ho no re per il decoro fiorifce d'o- 
gni tempojcome l'Amaranto ; perche l'huo- 
mo fi rende forte mediante il decoro,& fi ma- 
tiene condecentemente in ogni tempo: chi vi- 
lle con decoro ne i tempi buoni, & felici, non fi 
infuperbiflè,nelli cattiui,& infelici non fi per 
<le vilmente d 'animo . Dum fecunda fortuna 
arridetfu-perbire noli ,iiàuerjfi perHrepente noli 
frangi • Diflè Cleobolo Filofofo , mentre la 
profpera fortuna ti fauorifce non ti volere in- 
fnperbire , facendo fracailb la peruerfa fortu- 
na, non ti volere sbigottire, e rompcre:ma ciò 
non può volere chi li gouerna feuza decoro , 
che fa rhuomo forte , & magnanimo: come 
Scipione Africano, il quale mai s'infuperbì 
ancorché vittoriofo per la profperità della 
fortuna , ne per l'aiierfa fi perde d'animo,nè 
marauigliafc quello honeflo , & generofo Ca 
pitan Romano , non tanto per lo valor fuo , 
c]uanro per il decoro de buoni , & honefti co- 
liumi viene in quel dialogo di Luciano da Mi 
«osgiufto giudice giudicato degno di precede 
re ad Alcllàndro il Magno, & ad Annibale 
Cartaginefe Capitani molto altieri , faperbi, 
iracondi , inconllanti , & pocohonelli , lenza 
decoro d'animo veramente forte, & magna- 
nimo . Et quefìo è quello , che volfè inferire 
M. Tullio nel primo de gli offitij . Omnino 
fcrtii animui , ^ magntu dnahm rebta ma- 
xime cernitftr, quarnm vna in rerum exrerna- 
rum deipicientiaponitur.cum fcrfuafumfit ».- 
hil hominem nifi , quod Honefìum decorum<^ 
fit }aut admirari,aut optare;aut expetert opor- 
tere, nuÙi^inequ^ homini, ncque per lurbationi 
animi tnec fortHn*fu<cumbere ' daìchc Ci lac- 
coglie.che vno, che fia veramente huomo non 
appctifcc f"e noulhoneflo conforme al deco- 
rOjSi per tal conto, come di grande, & forte 
animo r.on cede alle perturbationi,5c alli colpi 



di fortuna: Onde piit abballò rolendd TuIH* 
ragionare del decoro,efrort3,che nelle cofepro 
fpere , & ne gli auuenimenti , che fuccedono 
fecondo il noltio volere grandemente fi fugga 
la fuperbia , e l'arroganza inipcrciochc il por- 
tarli immoderatamente nelle cofeauuerfe, & 
nelle fauoreuoli,c fegno di leggerezza , dalla 
quale è lontano il decoro perche il decoro có- 
tienein sé vnahonefH,temper3n2.a,modeflia» 
& ogni nioderatione di pertu rbatione d'ani- 
mo: moderationedico perche l'huomo fi può 
fenza biafmo perturbare, ma moderatameii- 
te.che fé bene la mente fua viene alle volte in 
parte commoHà da qualche moto, & pertur 
batione d'animo,non per quefto perde il deco 
ro,conueiuente ad huomo fàuio . Sapiens nom 
omnino pertur bationibus vacatyTjerumpertur. 
hatur modict fecondo Arili, in Laert. Anzi è 
cofa propria da huomo il dolerli,& rallegrar 
fi, il non dolerli , & non rallegrarli , e cofa d^ 
vno flipice, ò fallo . Non dolere fi ipitis eft , 
non hominii • dille S. Agoflino lib.4.cap.9.de 
Ciuitate Dei,& Plinio fecondo nel lib. S-delT 
Epiftole ferine à Paterno addolorato d-ella 
mone de fiioi figliuolijoue non tiene per huo 
mini grandi , & faui j quelli , che fi reputano 
d'cflèr lauij, & grandi col riputare limili cali 
vn Icggier danno, anzi non li reputa huomini 
così dicendo. 6^i an magni fapientesqj fint 
nefctO}homines non funi, hominii efi enimaffi • 
ci dolore, fentire,refifiere tamen,ó'folatìa ad- 
mittere,nonfol(HtjS non egere- E' dunque co- 
fa da huomo , dar luogo al dolore, & all'alle- 
grezza, ne ci fia contrarla la durezza di S'ocra- 
tejche mai nioflrò legno di triflezza, & d 'alle 
grezza, nella fcucritù d'Anaflàgera, & d'Ari - 
itollèiie,che mai rifero , perche quelli eccede- 
rono il termine del douere , tanto merita bia- 
lìmo chi niente fi duole ò rallegra, quanto 
<]uelIo,che troppo, ogni ellremo è vitiofo co 
me il continuo rifb di Democrito, & il conti - 
nuo pianto di Heraclito , il decoro ci mette 
perla via di mezzo, &ci moflra quello che 
cóporra i 1 douere,rhoneflo,& il conueniete: 
cóueniétc è che nelle cofe publice, & priuate 
de paréri, pationi,& amici prediamo allegrez 
2a,ò triflezza, piacere, ò difpiacere fecondo li 
cali , che alla giornata occorrono , & che ne 
facciamo dimoftratione efleriore di congra- 
tulatione, ò conJoglienza : ma come detto 
habbiamc nelli noftri affetti, & moti d'animo, 
dobbiamo rallegrarci con la moderata Honc- 
ftà, &ronucnienza del decoro, in tal maniera 
la virtù dell'animo, fi vedrà fempre fiorita 

d'ogni 



I 



Parte Prima-j^ 



\jJà 



izy 



d'ogni tempo come l'Amaranto . 

Habbiamo difcoifo circa il decoro dell'epe 
rare , & del parlare, refta,che trattiamo anco 
deldecoro circa l'andare, caminar, & compa- 
rir fuora tra le geiui , che perciò alla gamba 
deftra habbiamo dato il grane cothiirno, & al 
la finiftra il femplice focco, fé bene Hercolc fi 
ride in Ariftofane di Bacche che porraiiala 
mazza, & la pelle del Leone, con li cothiirni 
alle gambe, come cofefproportionate, cflèn- 
do la pelle del Leone fpoglia di peifona forte, 
riputando il cothu rno,molJe,& delicata per(b 
na, però didègli Hercole, che ha da fare il co 
thiirno con la mazza. 
Sed non potens fum , arcererifum 
Videnspellem Leonis in croceo pofitA/n . 
G^A mens ? <iuid cothtimns,^^ cUun contie- 
niunfì 

Ma molto bene à Bacca fi conuieneil co- 
thiirno, cheda molle, &delicato reputar non fi 
delie, perche li cothnrni erano portati da He 
j?oi, come adènfce Ifidoro la cui autorità più 
àbaflb diftendcremo, anindi è che nelli tragi- 
ci fpettacoli s'adoperanano , attelbche nelle 
tragedie v'intcruengono pcrfonaggi grandi, 
Heroi, & Principi, per tal cagione da Poeti vie 
ne {limato degno d'Heioi , & Plutarco nel 
Simpofio 4-q-5-nfeii{cc, cheera portato dal- 
li Pontefici Ebrei • Primumenim arguit hoc 
Pontifex Max- qui felìis diebiu mithratict ingre 
ditur hinnultpellem auro conteBam iniutui , 
tunicanuj^ ad talos pertinentem geftans , ^ 
cothurnos y multa autem tintinab-ula depe/i- 
dent de vefle,quAÌnter ambtdandumflrepitum 
edunt, vt ^ aptid nos. Per fimilitudine di que 
fto habito gabbandofi Plutarco fi come an- 
co Tacito fcioccamentearguilce che fufiè fa- 
cerdote di Bacco portato da Heroi , & Ponte- 
fici in quel tempo con molto fuo decoro. Rac- 
co tenuto da Poeti fimbolo di fpirico duiino , 
Prefidente ancor, elio delle Mufè, & primo 
Heroe, ch'habbia trionfato portar poteua in- 
fiemecon la Mazza, & pelle di Leone l 'Heroi- 
cocothurno, & però in poche, èfcolture aii- 
ticheviene col cothu vno figurato, Virgilio 
nel fecondo della Geo rgica , iiiiiica Baccoalle 
vendenuedicendogli , che t nga feco le gam- 
be nude nelmofto , kuacifi li cothurni . 
Hhc pater o len&e vent , nudata^, nmiìo 
Tingenouo mectim direptis cmrji cothurnis • 

Nel qual palTo Probo dice che Ir co:luirni 
fono certa forte di calzamcnti atti al cacciato- 
re» perche conefiì anco le gambe circondano, 
& fprtiiicaoo, la forma de quali fi vede nelle 



ftatnc à\ Ba.cco , & di Dìatìa, rafe atrrorità di 
Virgilio, & dr l'robo fuoantichiflìmo efpofi=' 
torc , arrecano non tanto per moftrar che il 
cothurno da Poeti fi daua Bacco folito à por- 
tarli fi come à bado pui à lungo tratteremo » 
quanto per notitia, cheil cothnrnocra farro, 
come vnltiiialetto, & borzachino, chccinge- 
ua intorno la gamba , per fino la polpa , (\ co- 
me iKll'Egloga fcttima afferma Virgilio nella 
quale promette à Diana Cacciatrice vna Sta:- 
tua di pulito marmo col cothurno rollò. 

Leui de marmare totn 
Puniceo Ji»hi6 furas etiincìa csthurno- 

Et quefiodico perche moiri Auttori di per. 
za.tengcno che ilCothurno folito portarli da 
Heroi , Prencipi , & pcrfonaggi glandi nelle 
Tragedie fu ik alto, come hoggidì le pianelle 
di legno da donna all'vlànza Romana , Spa- 
gnuola, Venetiana. Napolitana, o d'altra na- 
tioiie, maflìmamence d'Italia, come tiene Car 
loflefano fopra Baifio . de rereftiaria, ilquale 
cica quelli verfi di Virgilio nel primo dell' 
Eneide • 

Virginih»4 Tyrijs mos efi geflare phar etram. 

Purpureo^; aliè furfu 'ZMncire cothurno- 
Ouc legger vorrebbe Purpuremqj Epiteto 
che non fi conuiene alla voce furas , polpe dì 
gamba roflè , per belle , percioche in quello 
luogo non fi può pigliare in quel fentimento , 
che piglia Horatio ne] lib. 4. Ode prima Pur- 
pureii ales oloribm : Et il Poeta dell'Elegia in 
morte di Mecena'e- Brachi* purpurea cun- 
didicraniutj • Perche l'inteniione di Virgilio 
è di dare l'epitreto purpureo al Cothurno , e 
non alla polpa della gamba , echefia il vero- 
nell'Egloga Icttima dice , Puniceo cothurno . 
Color grato à Diana , ficome à tutte le don- 
ne, dice il TurnebolibiS. cap. 16 del fuogior 
naie: vorebbepoi Carloftefauo leggere «//•<?, 
in vece di alte^ imaginandofi, che il cothurno • 
fulTèaltoda terra, lotto il piede, ma il cothu r 
no è alto dal piede per fine alla polpa dellagu- 
ba 1 però dice Virgilio alti furas •vincireco-^ 
thurne, sì conferma da Turnebo nel luogo (ò- 
pra citato, confiderando , che Diana eflèndo 
cacciatrice andaua fuccinta con la vefta al/dta ■ 
{opra il ginocchio, perloche hauendo detto. 
Virgilio che Venere haneua raccolta la vefla 
fopra il ginocchio, pensò Enea che folle Dia- 
na cacciatrice, però le addimandò fé era faìei- 
ladi Pebo.. An Phcehi forar • E perche la vefta • 
era alzata (opra le ginocchia portanaglialtico ; 
thurni ; acciò non fi vedell'cro legambcnude, , 
Cum autem fitpra genua ejfet fuhlata ve^'u . 

iàco 



il 28 Iconologia diCef Ripa 



■ ideo ultos gè, -eh ut e&thurnos, ne eruribMnuiis 
cenieretur ■ £ccoduiiqHe,che il cocluiriio era 
come vn ftiualetto, checopriua la gambajnotl 
alciimennalco, & gioflb, come tiene loScali- 
gero nella poetica lib- primo cap. 15. dicendo 
'che il cochurnoeragrollb di tal maniera , che 
con la fiu acceirioiie d'altezza, s'vguagliaua la 
grandezza de gli Eroi , & foggiunge fé tale è 
.Itaco il cochuriio , in che modo Virgilio di 
ijiiello calza lacacciarrice, laquale deue eilère 
-ipediciirmia. Siidisfutrit cothurnm, quomo- 
do venutricem , eo ccilcecit Virgiliiu^quam dt- 
cet efie expeditijfimsim ? Qj^alì che Virgilio 
non fjjcilèdi qnal iatta follerò li cochurni , 
che à Ilio tempo li v faaano,&: neUi Teatri > & 
Cerchi , fpeflb h adoperauano rapprefentan- 
Ao gli atti piiblicidiefqiiirueTragcdiej& pii- 
reVirgiliononfolamente nomina il cochurno, 
jiulo'detcrinenelhrudetti tre luoghi, Sichia- 
ramentelo da alle cacciatrici, di modo che no 
poteua eilère alto come le pianelle di legno da 
donna, ma come egli dice veftiiia,& cingeiia U 
gamba per fino alla polpa : che ritiraflè il co- 
thurno in forma di ftiualetto pigliafene inditio 
nell'Elegia fuderta , in morte di Mecenate at- 
tribuita da alcuni à Caio Pedone , nellaquale 
ilcothurnodi Bacco e chiamato Sadalio fatto 
ancor edb à guifadiborzacchino . 
Argentata t HO s etiar» fandalia talos 
Vinxerunt certe : nec pitto , Bacche negus • 
Et Filoftrato nell'imagine p. de gl'Amori 
dà à Cupido il Sandalio indorato in vece di co 
thuriio- L'Autore degli Adagi) Ì!i quelpro- 
iierbio • Cothttrno verfatilior • Dimoftra che 
f uflc alto da donna , & per pofaruifi bene fulTè 
diquattroangoli, manon so che macftro di 
pianelle glie l'habbia detto , non adducendo 
aiiiinoauttore antico per teilimonio non è da 
preftatgli credenza, tanto più cheefplica quei 
prouerbioconfriuola ragione> che il cothurno 
lìa verfatile per dir coli ageuole à voltarfì , & 
liiiolrarfi , perche fi accommoda ad ogni pie- 
de (ìniftro, & deftro , tanto di donna come 
d'Iìuomo.E vero che il cothurno è attoadogni 
piede, come dice ieruio nel pr-delTEneidc , il 
accomoda al piede , dclirhuomo,& della don 
iia , come riferifce Snida , ma non è veir) che 
per quella cagione dicafì Corhtirno verfatilior^ 
che le quello fullè tanto lì potrebbe direi'ocftf 
iierfattltor , psrclie ancoil zoccolo s'àccom- 
moda ad ogni piede dritto , è finiltro , & Io 
pollano portare hunmini, & donne. Ghefuifi 
da donna il focco , è noti/lìmo poiché dagli 
Autori fé gli da epiteto muliebre > Apuleio di 



ce d'vno che per parere donna portaua vna 
velie di feta , i capelli lunghi , e'I foccolo in* 
dorato . Vitcllio Imperatore fcalzò Melìàliiia 
togliendoli vn zoccholo , che fecole portaua « 
& fpeflb baciaua • Plinio tafla il luflb delle 
fem'ine nel libr. 9- capir.'j;. che portafTeto le 
gioie nelle pianelle, & nelli zoccoli, & nel libr. 
)7.C3p-z. Super omnia muliehria fa cculot in- 
diiebat margaritis • Che lo portaflèro anco gli 
huomiiiijiaccogliefi da Seneca narrando di Ce 
lare, che porge il piede lìniftroà Pompeo,Per 
fo acciò lo baciaflè per moli rare il zoccolo d* 
croche porta na ornato di gemme ; ^i Sueto* 
nio nel cap.jiriferifcedi Caligola , che por- 
taua lior il cothurno, bora il zoccolo, i'iilef- 
fo Autore nella vita di Claudio cap.8oue rac 
conta degli fmacchi fatti à quello Imperato- 
re per ifcher^o daconiiitati giouani impudi- 
chi, fecondo il Sabellico, dice che mentre dor* 
mina il giorno foleuano mettergli nelle mani 
li zoccoli , accioche m vn fublto fuegliatofl 
llrogolafle la faccia con quelli : sì che portau 
dolo huomini , e donne tanto dir fìpotria» 
Socco verfatilior, ma dicefi Cothurno verfati' 
lior , cioè ageuole più che vn cothurno, s 'ac- 
commoda per ogni verfo più che viio Iliualet 
to,pche il cothurno come ftiualctto fi calza hi 
ogni gamba, lì volta , & fi riuolta, & fi riuer- 
fa ageuolmente , come pianella da donna non 
fi potria riuerfare né accom.modareal piede 
dell'huomo , ma fblo à quello della donna , 
perche veggiamo che gli huomini non fanno 
caminare con le pianelle il te da donna, alle 
quali pianelle fi come non fé né può applica- 
re quella voce. Verfatilior. Ancorches accom 
modi ad ogni piede finiflro, & deliro, che ciò 
farla parlare improprio, & communead ogni 
pianella, ancorché balla, perche quelle ancora 
s'accommodano ad ogni piede , meglio chele 
alte , & più ageuolmente fenza pericolo di ca 
dere : co(ì meno lì porrebbe quella voce tter- 
/<ir///or applicare al cothurno leiiiflè alto , & 
grollbjcome la pianella da Donna,è vero che 
vna volta Giiuienale nella Satira fèfladice. 

Breuiorqi videtur 

Virgine Pygmea, nullis adiuta cothumit • 
Ma non per quello ne Icgue.che il cothurno 
tragico fuil'e llato alto, come vna pianella 
da donna , perche li poeti erano tanto auezzi 
à pigliar miflicamente, con parlar figurato 
il cothurno portato da perfbnaggi grandi, 
& fupremi , per l'altezza , & grandezza , che 
Giuuenalein quello luogo l'ha prefo per 1' 
altezza materiale intendcMdo che la Donna pa 

re 



Parte Primo-j l 



ìip 



le più picciola d'vna pigmea , fénza ai'nfo di 
qualche altezza ■ Per prouareche non Aide 
materialraente il cothurnoalco, come la pia- 
nella da donna dourianobaftare, li tre luoghi 
di Virgilio.aggiunta l'auttorità di Probo, che 
nel fecondo della Georgica dice . Cothurnt 
funi calceamenterum genera Venutoriapta , 
quibui crura etiam muntuntur , cuiut calcia^ 
menti effigies ejìinjimulacrii Liberi, Ó* Dia»*' 
Et SeruiOjChe nel primo dell'Eneide afferma, 
che fono ftiualetti da caccia. Cothurnt fsnt cai 
ciamenta venatoria • Ilche dichiara , che non 
fudèro alti come le pianelle da dona, pcke con 
Rimile altezza non il può correre fopra colli- 
ne,luoghi faflòfi,&,' fpinofi . Contuttociò vo- 
glio che lo prouiamo con altre auttorirà • Da 
Plinio libro fettimo cap. io- fi comprende pu- 
re che non fudcroalti come le pianelle da don 
nasone egli racconta d'hauer veduto, Athaiw- 
to Hifttione huomo di cinquanta anni com- 
parire in Scena per fare oftentarione della fua 
gagliardia,con vn corfalecto di pióbo. Se con 
li cothurni di cinquecento libre , bmtta vifta 
haueriano fatto li cothurni di cofi gran pefo 
fé fallerò ftati grolTi , & alti, come le pianelle 
da donna fcouciamente aflèttati, ma perche 
doueuanoeffere àguifadi ftiualetto, aperto, 
cheli cinge fino alla polpa dellagamba, doue- 
uanoeflère aflèttati , Se più ageuoli alla gam- 
ba, & doueuano comparite con proportione, 
iriafTimamentecol corfalettto, col quale moi 
robene veggiamo nelle flatue amiche d'Eroi , 
& Principi li cothurni à foggia di ftiualetto , 
à foggia di pianella alto , & quadiato in ango 
Ji,comedice Aleflandro, ab Alexandro , non 
fé n'è mai veduto niuno , nell'altra forte veg- 
gonfi tuttauia infinite fculture d'Imperado- 
rijdi Mufe ,di Diana,& di Bacco, del quale co- 
thurnodi Bacco, oltre gli Autori citati né fa 
mentionc VelleioPatercolo nell'vltimo libro, 
oue narra di M.Antonio, che voleua eflère te- 
nuto vn'altro Bacco,& perciò portaua tra le 
altre cofè attinenti à Bacco, li cothurni C«»> 
/»«/ noHttmfe liberU ptttrem appellari iusftjfet , 
cu redimitili hedera corona^ velatui aurea, (^ 
ThyrsU tenès,cothurniiqjfuccint\curru velut li 
ber pater veSiui eff A lexadri*-'Et Cor Tacito 
nel 1 ' vndecimo de gli Annali, dice che Meflàli- 
na moglie di Claudio Imperatore, che celebra 
uà in cafa la fcfta della vcndemia,& chea gui- 
£» di Baccante , col crine fparfo • fcolfando 
iltirfo appredb Silio incoronato d'edera.por- 
laua 1 cothurni, & aggiraua la tefta facendogii 
ftrep jto Ultori» vu coro di Baccanti. Ipfa cri- 



nefiHxe,Thyrfum qHitfiens , imet*% Silifu fe- 
dera vin8ui,gerere cothnrn$s,iacere Caput, fife' 
pente circum procaci, choro . Simili Baccan- 
ti con cothurni, veggonfi nelli marmi antichi 
di Roma , quali non haueriano potuto falta- 
rc , & correre furiofamente negli giuochi bac- 
canali ,fe il cothurno fuflè flato alto come 
le pianelle da Donna , rileuato afiàijCome di- 
cono alcuni col furo, e con altra materia 
di legno • Dicami vn poco quefti tali , laflan- 
do dapartele Cacciatrici , & le Baccanti, (è il 
cothurno foflc flato alto,& folleuato afiài, co- 
me haueriano potuto combattere per monti , 
campagne,e forefte, le Amazoni,lequali por- 
tauano iu guerra gli feudi , come mezze Lu- 
ne, &:li cothurni.come racconta Plutarco nel 
la vita dj Pompeo . In hac pugna Amax.ones à 
Montibu! Thermcdontifluuie accubantibtupro 
fe£ì& auxjlio venijfeperhibentur Barbarii-quip 
pe à prdlio, dum ^olia Barbarci um legtmt Ro' 
mani Peltas Amal^onicas , cothurnos^j reper te - 
r«. Certo che con le lìampelle lòtto li piedi non 
poflbno andare à combattere, ne huomini,nè 
donne, le quali ne i loro giuochi della cieca, ne 
i palli alquanto difficili, & nel voler eflè carni 
narein fretta, non che correrc.fi licuano le pia 
nelle , ancorché balle di furo : Onde appa- 
rifce che il cothurno bifogna che fofle fatto à 
guifa di fliualetto, & borzacchino fènza alcu- 
no folleuamento fbtto la pianta, rei piede, & fé 
Ifidoro nel 19 lib.cap- 34-dice che erano fatti 
à guifa di pianelie.hà torto in qucfto , ha ben 
nel refto ragione , che l'vfadèro i Tragici nel- 
li Teatri , & gli Heroi , come elio afferma . 
Cothurni funt quibtu calciabantur Tragccdi , 
qui in Theatro dicluri erant,C^ alta intonatiq^ 
voce cantaturi,efì enim calciamenttim in mo~ 
dum crtpidarum, quoHeroes vtebantur- Nel 
qual teflo parla in tempo paflàto, Calciaban- 
tur , vtebantur • Come che à fuo tempo non 
li hauellè veduti in Theatri . Vfati dunque 
da Tragici fotto perfonaggi d'Heiojjne'Thea 
tri.è da credere chcVirgilio più volte li vedef 
fé , & fapellèmoltoniegliode gli Autori più 
moderni, come fu fièro fattf. Se die non fu fiè- 
ro in altra foggia che in quella da lui defciit- 
ta,à guifa di fhualetto , & boizacchino, onde 
communementcappredogli Autori vulgati, 
pafl'alolliualetto fbtto nome di cofhunio,del 
la cui forma habbbiamo noi fatto diflègnare 
la no^ra figura del decoro, contentandoci , 
quando ci fìano altri di contrario parere d'er- 
rare con ProbOjSeruio & con Virgilio iftelTo, 
che fopra fapcre con Auitori moderni, che 00 
R hanno 



130 Iconologia di CeCRipa 



jhaii<.io veduto licotluirnine tempi die fi vfa- 
uanojcome vidderoSeruio,Probo,& Virgilio. 
So che il Petrarca portò il cothiiriio in gnifa 
di pianella quando t\i incoronato , come life- 
rifce fl'haucr veduto Sennuccio Tuo amico . 
mach! ordinò quella trionfai pompa moftrjà 
di nonfaperenò la forma del cothiu'no.ne ta- 
poco la forma del fbcco portato dal Petrarca 
nel finiftro piede fatto come vn bolzachino fin 
al ginocchio tutto intiero • fé tale fia il focco 
ad altri lo lafciarò giudicare, à me più tofto 
pare ftiualetto,chc hoggidi nell'Egloghe Pa- 
ftorali per l'ordinario s'adopera ,rii1e(Tò che 
da Virgilio vien figurato il cothiirno nei ver- 
fi fopra citati , prefi in parte da Liuio Andro- 
nico Decano de Poeti latini , che fii il primo, 
cheintrodufle la fcena in Roma . 

Ef iam purpureo furas include cothurno, 

Saltheiis y ^ reuocef volueres in pectore: 
finus ». 

Trejfaq; ixm grauid/t crepiient tihi tergii 
Phuretrn, 

Dirige odorifequos ad certit cubilia canes . 
La quale au rorità come per maggiore in fine 
habbiamo la(ciata»poiche Liuio poeta drama- 
ticoailègnail cotKurnoà cacciatori , che por- 
tano la faretra piena de dardi con i cani appref 
fo,& efprimc che il cothurno chiude la polpa 
della gamba . Hora ficome non è veriiìmile 
che il primo Auttore di fcena non fapefiè co 
me C\ fo defitto il cothurno che iji Scena intro 
duceu3, cofi non ha garbo, che in quefto par- 
ticolare erri il noftro Poeta : ma fi ben erra- 
no quelli fbttili ingegni che inconfìderatamen 
tetadanocofabeniffimo conofciuta da Virgi 
lio, ilquale dice che li cothurni di Dianaj,era- 
no di rodò colore , e tal colore anco è molto 
proportionato à Tragici rapprefèntamenti , 
sì perche in edì vengono efpofti fanguino- 
fi cafi , si perche vi s'introducono Impe- 
ratori , Rè , Principi. , è perfóne fublimi 
a* quali conuienela porpora , & però il co- 
thurno è ftato adeguato da Poe;i, à perfonag 
gì grandi, sì come il focco a perfonepofiliue, 
ciuili, & di minor qualità . 

La onde per venir al lignificato della noilra 
figurai portando il decoro nella gamba drit- 
ta ,, il grane cothurno, denota, che l'huomo 
pili potente > nobile , & ricco per fuo decoro 
deue andare con habito nobile , conueneuole 
ad vn par fuo-, portando nella fiuiftrail fem- 
plice focco, denota che l'huom.o di minor for 
za,,& di bafiaconditione deue andare pofitina 
mente, è, lion fpacciare del nobile, 5^ del Prin- 



cipe, & ciafcHno circa 1 "habito delie hauw ri- 
fguardo peroflcruanzadel decoro , all'età, & 
algrado , che tiene, fuggendo fcmpre Peftre- 
mo tanto di quelli che fprezzanoil culto del- 
la lor perfona , i quali non fi curano, d'eder 
veduti conhabiti vili, lordi, mal legati,,quan- 
to di quelli , che (è l'allacciano troppo , ado- 
perando particolare ftudioiii pulirfi, &farfi 
vedere ogni dì con habiti nuoui., & attillati . 
Catone vticenfc diede nel primo eftremo, che 
non odèruò punto il decoro di Senator Ro- 
mano ; poiché fé n'andaua troppo alla carlo- 
nacamminandocon gli amici in publicofcal- 
zato con vnafola vede,di fopra mal cinta eoa 
vna cordella , sì come dice Marc 'Antonio Sa- 
bellico, lib.. fecondo , & AfconioPediano , & 
Plutarco rifcrilce, cheajidauapcr il fòro cinta 
in. vna. toga da campagna , & in tal guifa fen- 
z'altra velia fotto , teneua ragione in tribuna- 
le; Siila è anco riprefo , che eflèndo Impera- 
tore d'efièrciti con poco decoro del fuo 2ra« 
do fpadeggiaua per Napoli con vn mantello , 
e in pianelle. Nell'altro edremo diedero Ca- 
ligola, Nerone , &HeIiogabaIo Imperatori» 
liquali compariuano con habiti figurati di va- 
ri) colori conuenèuolipiìì ad vna lafciua don- 
na , clie ad'vn maefteuole Imperatore ; ne 
mai gli dui virimi portarono vn veftimento 
più d'vna volta , & Pompeo Magno ancor ef- 
fo viene da M.Tullio ad Attico lib-i.Epif.j. 
notato per vano, & lafciuo dalle calzette, dal- 
le fafcie bianche , & dalla vefticciola dipinta ,, 
che con poco decoro d'vn fupremo capitano 
par fuo portar folea,della cui veda, fé ne bur 
la nella i6.Epiftola- Pompeius togutam ilUm 
piciamjtlentio tuetur/uam • Publio Clodio pa 
rimente da Cicerone vien biafimato, perche, 
portaua le calzette rode ch'a lui non ìi con- 
ueniuano , come Senatore , cdendo quello co- 
lore da giouani, a'quali perche fono in età più 
frcfca, lenza alcun grado, è lecito portare ve 
ftimenti belli , & colori allegri , & vaghi, ma 
però anch'eflì non deuono trapadare i termi- 
ni della modeftia , inpulirfi.adìmigliandofi , 
con ricci, & ciudi , & habiti troppo lafciui à 
femine, douendofi ricordare , che fono di na- 
tura più nobile. Diogene vedendo vn gioua- 
ne dedito à fimile vanità d 'habiti delicati , & 
abbellimenti feminili, gli dide . Nonpudet de- 
teritu, quam naturar» ipfam, de te ipfoRatue 
re ? Se qiieda vanità d'habiti , vien riprefa in 1 
giouani, in Capitani, Principi , tanto più anco ^ 
faranno riprefi i Filofofi, & Dottori, che con ■ 
habito conforme al decoro della fapienzano^ \ 

ande- .,; 



Parte Pnma_j. 



nt 



andcraiino, aftenencJofi però dalla fordidezza 
di Diogene Cinico, & d'Epaminonda lordi 
Filofofi, che {èmpre portauano vnamedefìma 
verta, de quali non fu piuuo Socrate, che fcal 
zo fé n 'andana Inuoico m vna veda di tela , ò 
più tofto faccojdentro del quale tal volta dor 
mina la notte nelle ftradc per h banchi , ò fo- 
pra qualche pogginolo con poco decoro N e 
lolanientc dcueli olièruare il decoro , nell'an- 
dare fuora, caca i'habito nià anco circa il me 
te , feniendofi con bel modo del cothurno, 
cioè della granirà, abhorendol'eftremagra- 
uiù di coloro, che portano la vita loro, alta , 
tefa , tirata, tu tea d vn pezzo , che à pena fi 
muouoiio, & paiono, à punto ch'habbino la 
teftaconfìcata in vn palo , tanto che fenzà de- 
coro muouono à rifo chi li vede , ne meno 
prender fi denein tutte il iocco , cioèilpaifo 
di perfone baife vili, da lachè, Se ftafìere , ma 
fi deue portar vgualniente il focco , & il co- 
thurno, cioè tempeiaie lagrauttà coi pa/Ib 
ordinario di peribiie pofitiue . Hoiatio nella 
Satira j- del primo libro con dente fatirico , 
morde Tigelho iardo, che non haueua mo- 
do nel caminare, hora cammaua pian pia- 
no , che patena fullè vr^ Sacerdote di Giuno- 
ne , & hora caminaua tanto veloce , che pa- 
rca fuggifle dalli nimici . 
Nil*qnMle hofntnt fuit Hit yf^pe velut qui 
Curreb it , fugiens hojìem: perfdpeveLut qui 
lunonti facTA fertet . 
Alle donne sicché lì conuiene la granita nel 
l'andare , e'I paiìo tardo per maggior lor deco 
ro,& perqueito molta ragione hanno à por- 
tare le pianelle alte , che ritardano il palio, né 
laflàno cammarein fretta , ma l'hucmo deue 
camiyare virilmente col palio maggiore delle 
donne: Marco Tullio ( sì come riferifcc il 
Petrarca , nelle opere latine lib. i- trattato 5. 
cap.5- ) vedendo che Tullia fua figlinola ca- 
ininaua vn poco più forte che non li couenitia 
al decoro d 'vna donna, & per lo contrario Fi- 
fone fuo marito più lentamente che non fi con 
ueniua ad'vn hiiomo, tafsò ambedui con vn 
medefimo motto, dicendo in prefenza di Pilo 
ne fuo genero alla figliuola , ò cofi, camina 
da homo. AmhHluvt vir. Volendo inferire, 
che efiàdoueaa camina r piano da femina, & 
Pifone più pretto da huomo. 

Olcre di ciò il cothurno , & il Cocco molto 
bene i\ conuiene alla figura del decoro , come 
fiinbolo del decoro poetico, poi che li poeti no 
haoiio con altri ftromenti latta diftintione da 
vna force di poelìa ali 'alerà, che col coihuinoj 



& colfocco , da vna grane ad' vna men grane 
attione: perche il cothurno \\ come habbiamo 
detto era da Tragici poemi , ne quali v'inter- 
uengono per fondamento principale, Priiìci- 
pi , è perfonaggi fupremi , dico principale, 
perche v'interuengonoanco ferui, Iclìiaui.ba- 
lie, & Pedagoghi : Et il focco era de comici 
poemi , ne quali v'interuengono perfidile pri- 
uate , & infinie , & perche in quelli fi tratta 
di cofe baflè, domeftiche, & tamiliari con Ihie 
parimenti baflb, pigliali il focco per fignifica- 
to di parlare ballo: Et m quelli perche fi tratta 
d'auuenimentioccorfi tràHeroi, & Principi 
con ftile più grane , pigliafiil coihumo per 
lo parlare (onoro, perfetto, & fubiime, onde 
chiamafi da Poeti grande & alto • 
Onidio. 

Alta meo fceftro decords, altoq; vothurn* • 
Horatio nella Poetica. 

Htthc facci coepere pedem, grades^j cothurni- 

Intendendo de Comici, &. Tragicij6^ il Pe- 
trarca nei medefimo figmficaro li piglia p.:r 
balli, & fuolimi ingegni in quel vcrlb . 
Materia da cothurrife non dafocchi • 

Di modo cheli cochurni, & li lécchi appli 
candofi non tanto all'habito quanto alla figu- 
ra del parlare, vengono ad edere doppiamen 
te fimbolo del decoro poetico, & vn compeii 
dio d'ogni decoio, perche li Poeti eccellenti 
oflèruano il decoro, nelle poefie loro , m qual 
fi voglia cofa, nel cortame delle opere.del par 
Iare,& dell'habito , & procurano di mai par- 
tire dal decoro debito à ciafcuna perfona, che 
fé per errore dal debito decoro partono, fono 
notati i loro perfonaggi diimperfettione, Ci co- 
me nota Arirtotile nella fua Poetica, il pianto, 
&il lamento d'Viidè nella Scilla , perche ad 
Vlillè come prudente , e faggio non conueni- 
ua piangere , & lamentarfi vilmente : E però 
djce Aiiftotile • lndecori,atque inconuenie-itii 
moris Vlyjfts eiuUtto in Scylla . Vien rotato 
parimente Homeio da M. Tullio, perche at- 
tribuifcaa'Dei attieni, che maccbiarebberoati 
cogli huoniinijcomc riHè,ire,di(Ienlioni,inui- 
die,& dishoi.eiti affetti,di che ne vien ancobia 
fimatoda Empedocle,&: da Senofane, ne è ma 
rauiglia,cheEiaciito Filofofo giudKalfe Ho- 
nìcrodegnod'efièie fcacciacoda'l c..fri,& n,e 
riteuoie.cheglifullèio dati de'piij';,ni,& fcliiaf 
fijcome riferifce Laertio HomerumtjJtcehxt di 
gnutn qui ex ccrtatninib$f'i enceretur,cflhiphii- 
ffj CAderetur-Non^ci altro, che per lo manca- 
«lento del deccio,che nel lerto è mirabile più 
d'ogu'altio d'uuclletlO;& d'eioquenzaiMan- 
R 1 ca 



132. 



Iconologia di Cef Ripa 



Ci fimilmentcnel decoro à mio parere Sofo- 
cle in Aiace.oiie introduce Teucro figlio d'viu 
fchiaua fratello naturale d'Aia. e à contende- 
re con Menelao Re fratello germano d'Aga- 
mennone Imperatore fenza rifpetto e timo- 
re, rifpondendoglijcome fi dice, a. ta per tu , e 
fé beiifa che Menelao paitcndo al finedica , 
die è brutta cofa .1 dirfi , contendere con vno 
Ai parokjche lì polla domar per forza . 
Aèeo , nam turpe auditu fuerit 
Vethiscunt eo rixari ,quem vi coercere pojfts . 
Nonper queftoll sgrana di tal bruttezza 
per le molte ingiù rie nceuutegià dal fudetto 
Teucro, mallìraa mente che gli rifpofe co mag 
gior arroganza discndo, & à me è cofa bruc- 
n/Iìmaad vdire vn'huomo ftolido . 
Apage t€,na.m ^ mthi furpijfimum ef} audiri 
Hominem fiolUam inania verèa effutien^ 
tem . 
Nelk quali parole non vi è decoro, i>e dal 
canto di Menelao Rea conrendere à lungo 
con Teucro fòldatopriuato fenza grado alcu- 
nojneda! cantojdi Teucro è veriflmile, ch'e- 
gli d'ordine infimo nellagreca miiitia, fcmpli 
ce fagitcario ( come fi raccoglie da Homero , 
& dal medeflmo Sofocle] priuo di forze , & 
di feguitohaueilèardiredi contraltare con vu 
Rè fratello deirimperadore,e fuflè tanto sfac 
ciato che gli diceflè fenza rifpetto mille ingiu- 
lic.ranto pnimaiicaSofocle nel decoro quan- 
to che pocodoppo. replica Teucro orgogliofa 
mente ali'ifteilò Impetadore vantandofì d'ef- 
fer nato nobile,. rinfaccia ad Agamennone che 
fìanato di Padre empio, & di madre ad.ult.e- 
ra.Sc di più gli iTj.inacciafenza.conaencuoleco 
ftume dj rifpettofò vadàllo., con poco decoro 
dell'Imperatore, che con la fna.imperiale au- 
torità giuflaiiiente pernngnirie & minaccic 
lo potctia ixz prendere,e caftigare., fé ben Teu 
ero fiiflè ftato fijpremo,e titolato noiiciiepri 
liatofuddito.coineera. H'orj C\ comeilgiu- 
«linofoPoeta cerca dare alli perfbnaggide'fuoi 
poemi li coftumecoiuitnie.ite, con haner cu- 
ra di non attribuire à quelli cofa fuor del de- 
coro, coli noi con guiduio douemo guardar 
hznz à quanto ci fi conuiene fare, acciò no;i re 
ftiamo biafimati nelle noftre attioni , come 
quelli Poeti, che volendo in trodur re perfonag 
gi ad elTempio delle attioni humaiie,lirappre- 
fcntano faiza il debito colhime con poco de- 
coro . 

DE LITIOSO . 

VOLENDO dipingere vn' huomodclf- 
tiofo ,,k> rappteiciuereiuojco.'ne narra; 



Pierio Valeriano del lib j 6, pofto con graii(fi« 
fima commodità à federe, & co'l cubito fi ap 
poggia ad* un cafcincAdamaniio dille che era 
le^no di voluttà , & Ai lafciaia , hauerc il cu- 
fcino {òtto il cubito della mano , & ciucfto è 
prefo da Ezechiele , che difTe guai a quelli 
che acconcierano il guanciale fotto il cubito 
della mano, inrendcndoper quello quelli che 
slontanati da vna viril fortezza , per le molli 
tie deiranimo , & del corpo bruttamente s* 
ciFemiiuiio» 

DERISIONE. 

DONNA co la lingua fuori delia bocca,ve; 
ftitadi pelled'iftrice,c5braccia,&i piedi 
ignudi col dito indice della mano delira ftefo,^ 
tenédo nella flniftra vn mazzo di penne di Pa-. 
none,appoggiando la detta mano fopra vnafì 
no , il quale ftarà co'l capo alto in atto di fgrfc 
gnare, moftrando i denti. 

DerifIone,fccondo S.Tom. in x.i.quefl^,7j- 
è quando l'huomo prende in fcherzo il male^. 
&il difetto altrui, per proprio diletto fodisfà. 
cendolI,che il delinquente ne fenxa vergo- 
gna. 

Il cattar la lingua fuori della bocca(perchc. 
è atto deforme, facendoli alla prelènza dalcu 
no) è légno, che fé ne tiene poco conto, & {lerò 
la naturai uifegna à fare a'fànciulli inquello 
propofltojilqualeatto è cofhime antiche de 
Gaiiiiu Titolitiio lib.7. ouenanadi quelloin 
£blente Gallo , che deprezzando i Romani li 
sfidò & cauò fuori la lingua contro Tito Ma 
lio , il quale accettò la sfida, & domò Tinlblfi. 
za (\.\i- Adtterfus Gallum fialide Ut»m(^[quo- 
niam id quaqite memoria- dtgnumantiqHÌs vi- 
futn efl,)lmgi4am eiiam db irrtfti exefentetn, 
prodiicunt- 

La pelle d'Iilrice , die è fpinofa ,moftra, 
che fenzarme il deiilbrc è come l'iftiice , ii. 
quale punge chi gli s'auuicina , & perche il 
principale penlìero del derifòre , è notare. 
l'ini perfert ioni attruii però li farà co'l dito 
nel modo detto. 

Le penne del pauonc /Tdipingono, per me 
moria ddla fuperbia di quello animale , che 
{lima fra tutti gl'ai tri fé fleffo bellifsimo,pche 
non è alcuno, che rida de mali coflumi altrui, 
che qucirifleJli non riconofca lontani da fé 
uvcddìmo. 

L'Afuio liei modo détroftiadoprarodàgl' 
antichi in quello propoflto , come ne fa telli- 
mouianza Pieno Valcriano ,.& altri • 

IDE- 



Parte Primi.;' 

DESIDERIO VERSO IDDIO 



^33 




GIOVANETTO veftito cTirofTò , Seghi 
lo i quali colori fìgnifìcano Helicterio , 
Sarà alato, per fìgiiificarelapreftezzacoii cui 
l'animo infeniorato fubicamente vola à peiifie 
ri cclefti.dal petto gl'efca vna fiamma perche 
è quella fiamma»clxeCluiiloN.S.venneàpor 
tar'iii terra. 

Terrà la fi niitramario al petto-, & il biac- 
cTodeftro diftefo , il vifo liijolto al Cielo , & 
hauerà à canto vnceriìo ,clìebeu3 l'acqua cT 
vii rufcel lo , fecondo il decco di Uauid nel Sai 
mo4i ■ doueallo'nigliù il de iderio dell'ani- 
ma fua verfo Iddio, al defiderio, che ha vn 
ceruoafTetatod'auuicnur/ì à qualche limpida 
foj tana- 
La fiiiiflrra mano a] pettOaSc il braccio deftro 
diltero,& il vifo riuo'co al Ciefo è per dimo- 
ftrare, chedeuono l'opere, gì 'occhi, il core & 
o^ni colà edire in noi riuolte verlb Iddio . 

D DESIDERIO , 

QNNA. igjuida , che habbia ad armacol 



fo vn vefo di varii cofori , farà alata , Se 
che mantli fiiora dal cuoce vna fiamma ar- 
dente. 

Il defidcrio è vn'ìnteufo volere d'alcu na ca 
ùjche ali 'intelletto perbuonon rapprefenti , 
& però tale operatione ha affai dcU'imperier 
to,e all'intelletto della materia prima $ 'a fio - 
miglia, laqualedice Ariftotile deftderare U 
forma nel modo,che lafemina defidera il ma 
fchio, &con ragicwie: e/Tèiido l'appetito di co 
fé future , & che non fi podeggono, pcròiL 
d-llderio forto forma «ti donna li rapprefenra. 

Si può anco dire, che ildefiderio è motro' 
(piritale d'animo, che non pofa mai , fin che 
la cofa à che lo muoue lainclinationc.vien c5- 
feguita,& ag^ita fempre intorno le cofe,che mi 
cano.&co'l polIenTodi quelle s'eftingue . 

Il velo di vari] colori fignifica , che l'og- 
getto del defiderio è il bene, e come fi troua-* 
iK) diuerfe forte di baii, cofi Iona diucrfe lor.- 
te dldelìdexij . 

L*ali 



134 Iconologia di Cefi Ripa. 

L'ali notano la Tua velocità , che in vn fu- vn fuoco del cuore, & della mente , che quafi 
bito viene, efparifce • à materia fecca s'appiglia,toftocheg]i fi pie- 

la fiamma CI dimoftra il defiderio elTere fenta co fa, che habbia apparenza di bene. 

D E T R A T T I O N E. 




Do N N A à federe con bocca alquanto 
aperta nioftra la lingua doppia firn ile à 
quella del ferpe, terrà in capo vn panno nero, 
tirando in fuori parte d 'eflb , con la fìniftra 
inanoin niodo.che faccia ombra al vifo , & il 
rcftantc del vertimécc farà di colore della- rug 
gine,rotto in più luoghijhauerà forco à i pie- 
di vna tromba, & con la delira mano vn pugna 
le nudo in atto d'olfei.dcre . 

Detratcione fecondo S-Tomafo. i.i.qucft. 
73art.4 altionon e, che occulta nialedicenza 
coatro la famaj&: repuratio .e altrui . 
Deiratrióne- 

DONNA di bruuilfimo afpccto, che ftia 
à federe, & tenghi la bocca aperta , ni 
capo vn pani:o nero m modo tale, che «li cuo 
pn , Se faccia ombra à farce del vifo , il vefti- 



mento farà rotto in più luoghi, & del colore 
della riiggine tutto conrefto di lingiie limile 
à quelle del felpe , al collo terrà vi;a corda in 
cambio di collana , &i per pendente vna fìre- 
glia, con la dertiamaiio tenghi vn coltello in 
atto di ferire , &: conlaiìniilra vn topo, ò for 
zeche dir vegliamo ; iva che fia grande , & 
viiìbile • 

Brutta fi dipiige percioche ron fbloè brut 
toil peffimo vitio della detrattione per eficr 
eglilcmpie pronto à i danni , & alla rottina 
del piodìmo , ma molto più bruttiffimacola 
è di quelli i quali lì fanno famigliari , & por- 
gonoorecchie, &: danno credenza all'iniqua, 
&: perueifa natura de i detratori, i quali por- 
tano il dianolo nella lingua come dice S. Pcr- 
nardo ne' fuoi fermom • Dccìracìey diabolum 

port/tt 



Parte Prima . 



K 



portat in lingua . 

Si lapprcfentachc ftia à federe perciochcT- 
otio è potentinìnia caufa della detrattionc, & 
fi fiol dire, che chi ben fiede mal peiifajaboc 
caaperta, & le lingue fimili à quelle del ferpe 
foprail veftimeiuo dimoftrano la prontezza 
del mal diceiueiii dir mal diciafcuno , allu- 
dendo al detto del profeta , nel Salmo ij?- 
che dice Acuerunt Unguamficut ferpentes ve- 
nenum afpidum fub labijs eorum , E e S Ber- 
nardo nei fuoi Sermoni narra che la lingua 
del detrattore è vna vipera, che facilmente in- 
fetta con vn fol fiato,& vna lancia accutiisima 
che penetra con vn fol colpo . 
Num quid non vipera efi lingua detrdBoris 
Terociffìma ' ? piane nimtrum , qttt, tam le- 
thaliter Inficiai fl^tuvno, nunquid non lancea 
e lingua ifiaprofeéìo [acutijfima , qua tres pi- 
nettai iBuvn» . 

Età queftopropofìto benifTìmoefpIica que- 
fìo concetto il Sig. Gifmondo Santi coni fe- 
guenti Sonetti cofi dicendo • 

BOCCA crudeli che mentre intenta fnodi 
Tua lingua a danni altrui , /cocchi faetta 
Ne' petti de mortai di taf co infetta 
elfi mai fehiuar poteo tempie tue frodi' 

Serpente rio, chefibilando rodi 
Clihumani cor, trifauce Can che'n fretta 
Latrando, ognalma, ancor che al del trt4ix 
Mordi, e fol di ferir ti pafci , e godi • 

Non Mofiro làv'e'l Nilo ti corfo fiende 
Ne beluamaisu monti a^ri Rifei 
Teco di par a l'altrui morte intende : 

Anx.i e d'Auerno ancor più crudafei , 
Che gì' empii fol ^ folo i prefenti offende t 
Tu i vicini, e lontani, e giufìi, e rei • 

TRENA, deh frena homai lingua peruerfa 
Tua lingua nel ferir cotanto audace 
Ch'ogn'vn che t'ode , cper^da , e mendace 
T'efiima, e di mortai veleno af^erfx; 

Anzi non t'arreftar; ma cruda ver fa 
Il rio liquor, che prima te disface ; 
Che n pena del fallir tua propri a pace 
( Folle ] conturbi a' danni tuoi conuerfa ». 

Cofi gr auida il fen l'immobil terra 
Di focofi vapor, da lorooppreffa 
Siftuote, eprima à fé m:tou'afpra guerra • 

Tal nell'Egeo'crueiofa l'onda, e fpeffa 
^lal'hor l'vfcita a' venti Eoi dtjf erra 
Glifcogliin affrontar , rompefefiejfa • 
Il panno nero foprail capo , che fa ombra 

à parte della faccia, (ìgnifica la proorietà del 

detrattole , che e dir male occultamente , &. 



però ben dilTeS Tomafo i.t. qi;ef 75.art-4. 
Altro none la derrattioi.e che vna occulta 
malediccnza contro la fama , &: reputatione 
altrui,com*ap.co Terfctto di efla è d'offiifcare, 
opprimere, & occultare rhonorate attioni al- 
trui, ò col dir male, ò col tacerei 'opere buo 
ne. Tereiitionel Phormione Atro 4. Scena 4. 
Nihil efi Antipho. 
§ìuin male narrando pojff deprauart,af 
Tu id quod boni efi excerpis , dicis quod mali 
efi. 
Il vefìimento rotto in più luoghi, &del 
colore della ruggine ne dimoftra,che la detrae 
tiene regna in hiiomini baffi, Se vili, tra qua- 
li vi fono di quegli che il più delie voke più 
tofto dalla gentilezza. & cortefia , di qualche 
Signore, che dalla buona fortuna, ò altri me- 
zi virtuofì , afcciidono à qualche grado , del 
cheiiifupcrbiti, pernondcgenerarpunto dal- 
la lorojnala creanza , & federati collumi fo- 
nofimili alla ruggine laqu.ile fi coraeella ro- 
de , &: confuma il ferro , ò altrimetalli, cefi 
la furfantefca natura di quelì:i tali con la de 
ttattione confumano la buona eftimatione.&r 
fama altrui • La collana dicordacon il pen- 
dente della ftrcglia che tiene al collo potiamo- 
dire , che fi come gli antichi faceuano diflin- 
tioncda perfbna, à perfona ( come narra Pie- 
rio Valeriano libro tregcfìmoquarto, Se qua- 
dragelìmoprimo ) in portar collane d"oro,&: 
d'argento, chi per pendente labolla, & chi vii 
cuore, vna per fcgnn di nobiltà, & l'altro per 
vn'huonio veridico, è che non fàpefle menti- 
re , ò ingannare; ma quello chetenena net 
suore, quel medefimo haueflè nella Lingua: 
lontano da ogni fìntione, & d'ogni bugia : 
Cofi noi per (ìgnilìcare quanto fieno abiette 
& vili le qualità del detrattore , lo raprefen- 
tiamo con la corda, & con la '> reglia al collo, 
come dimoiìiratione di perfona balla, infame , 
maledica , & vituperofa. Tiene con la deftra 
mano il coltello in atto di fciue, ptrcioche il 
detrattore è honiicidiale , & per quanto sa- 
fpetraalla peruerfità fua fpoglia l'anima di 
quella virtù della quale ella viue, onde 1! Pro 
fcta nel Salmo jò. fbpra Ji'ciò dice- F:Uiho' 
rninum dentes eorum arma, ^fagittA, lingua 
eorum gladiui'^cutui • 

Il Topo, ò SorzecKe dir vogliamo , che 
tiene conia fìniftra mano, Pian- m cap.Atto 
pr- Scena prima allbmiglia i detrattori al det- 
to animale , percioche fi comeegli cerca fem- 
pre di rodere l'altrui cibo, Scahiecofe, cofì 
ildetrattore rode, difìrcigge,& confuma l'ho 

no re 



i3 



< 



Iconologia di Cef.Ripa 



noie, & quanto di bnonoj & di bello nell'hit- 

maiio geiieie fé rirriioiia • 
§ìuafi mure: femper edimus alienum cibum^ 
Vbi rcsproUufHntCumrui homines eunt 
liratil frolxU fitnt no/iris dentibus . 
DIALETTICA. 

DONNA giouane, che porti vn'elmo in 
capo con" due penne, V vna bianca, & 
l'alti^ nera ,& per cimiero vna Luna, & 
con vn flocco nella man dritta,che d'ambedue 
le parti punga,& ta^Ii , pigliandofi con la ma 
noinniezofrà l'vnajiS.: l'altra punta,terrà la 
fìniftra mano (errata, facendo vnpugnodi ef- 
fa,ftandoin piedi con prontezza, & ardire. 

L'Elmo lignifica vigor d'intelletto , quale 
nella Dialettica particolarmente fi richiede. 

Le due penne moftrano, che cofì il vero , 
come il falfo con probabili ragioni quella fa- 



coltà difcnde.e Tvno, e l'altro facilmente Co\- 
leua, come facilmente il vento folleua le pen- 
ne;& le raginni.elFetti d'inielletto gagliardo, 
fono come le penne mantenute fu la durezza 
deirelmo,che fi moftranodritte.e belle egual- 
mente nell'occaflone • La Luna che porta per 
cimiero fìgnifìca il medefimo, percioche (ro* 
me riferifce Pierio Valeriano nel lib.44.de fuoi 
leroglifici ] Clitoinaco fìmigliaua la Diateti- 
ca alla Luna,per la varietà delle foime,chc pi- 
glia- 
li medeiìmo dimof^ra lo floccodadue punte: 
la fìniftra mano nella guifa che d cerno di- 
moflra che quando Zenone voleua moftrare 
la Dialettica,fu folito dipingere la mano con 
le dita riftiette nel pugno, voÌendo,per quefto 
moftrare i ftretti luoghi , & la breuità de gli 
argomentijda quali ella e retta . 



DIFESA CONTRA NIMICI 

Malefici, oc Venefìci. 




DONNA 



Parte Prima-) .' 



137 



DONNA clic porti m refta vii'ornamen- 
to coiitefto di quelle pietre pretiofe , 
d 'Amiaiire, di Gagate, li Agata, & Diamante » 
porti al collo li coralli, in mano vna piata, che 
habbia la cipolla biaca. detta Sci! la.ouero Squii 
la,à, piede vi fia vna D5noIa,che tega in bocca 
vn ramo di ruta . Dell'Amiante pietra flmile 
à l'alume CciiVi\e , dice Ifìdorolib.i6. cap. 4- 
che è buono, & refìfle contro ogni malia di ma- 
ghi. Del Gagate dice Bartol.Angl.lib.i6. cap- 
49» che valecontrale fantafme & contra no- 
lltirnatDemontiTn vexationei • Etnei lib- ii. 
cap.pr-dice che l'Aquila olrrela pietra Etite , 
pone anco nel Tuo nido l'Agata per cuftodirlo 
dal venenofo morfo de'ferpenti . Ma io ho 
opinione jclieequiuochi , ponendo il nome 
d'Acathe in luogo di Gagate , impercioche la 
pietra Etire Aquilma e anco da Plinio chiama- 
ta Gagate nel decimo \ih. cì^.^. Lapis Aetitest 
quem aliqni divere Cugatem . Nondimeno 



rhabbiamo portai perche l'Achatc ò Agatha , 
che dir vogliamo, vale contra il veleno ancor 
e(ra,& contra il morfo dellifcorpioni , come 
dice Plinio lib. 3 /.cap- decimo. Del Diamante, 
il Indetto Ifidorolib. 16. nel cap. oue tratta 
de'criftalli,dice,che fcaccia varie paure. & refi 
Ile all'arti malefiche , metta varios expellit, é^ 
maleficio artibus oèuiat-Dcl CoralloBartolo- 
meo Anglico lib. 1 5.cap.j J. dice Contra dia- 
bolicaiép varia monfira valer , Vale contra 
vari) & diabolici moftrijdeirheiba Scilla Pli- 
nio lib.iocap. 9. P^^ry&^^orai Scyllam in limine 
quoque ia»UAfuipen/am,malorum medicamene 
forum introitum pellere tradii , Dice che Pi- 
tagora riferifce , che la Scilla attaccata fopra 
le porte nonlalfa entrare alcuna malia. Della 
Donnola, che porta la ruta in bocca fcriuono 
ruttili naturali.chefencprouedeper fuadi- 
fefa contro il BafaIirco,& ogni velenofo (èr- 
pente. 



DIFESA CONTx^A PERICOLI. 







DONNA 



138 Iconologia di Cejf Ripa. 



DONNA gioiune, armata, tenga conia 
delira mano vna fpada ignuda , & col 
braccio finiftro vna rotella in mezo della qua- 
le Ili fia dipinto vn riccio rpinofo • Giouane /ì 
dipinge perelTere lagiouentù per lo vigore at 
ra à ditendcr/ì ad ogniincontro > l'armatura , 
e la fpada, dimoftrano J'atrioni non (blo difen 
/ine, maancod'oiFenderealtriii bifognando . 
Gli fida la rotella per fegno didifefa, come 
113 rraPier. Valeriane lib.qiiadragefimoprimo. 
Se il riccio , gli Egitti! lo metceuano per lero- 
glifico della difcCa > & dimoftrauano per elio 



vn'huomochcfiaficiirodairiufidie, & peri^ 
coli, & da tutti i cafi di fortuna , imperochc 
q uefto animale tofto che fente l'odore delle 
fiere che lo cercono, ò il latrar de cani fi rac- 
coglie tutto in vn gruppo tondo , è ritiratofi 
il mufo, 5cli piedi dalla parte di dentro à eui 
fa, che fanno le teftudine , & tutta la fuafcnie 
na à modo d'vna palla ridotta in vn globo rì^ 
tondo j & perfuadifefa, & faluezzahauendo 
drizzatelefpine delle quali egli è da ogni par- 
te ripieno , E lène ftà ficuro rendendofi fot* 
midabile à qualunque toccarlo volclli . 



DIGESTIONE. 




DONNA di rcbufla conipleffione, ten- 
ga la mano dritra fopra vno Struzzo ,. 
fia incoronata di paleggio,, & porti nella ma- 
no finiftra vna pianta di rondiillo . Senza dub 
bio le compleHloii robuftefono più facili à 
digirire , che le delicate, onde lo Snuzzo per 
lafuarobiiuezza, & calidità digerifceancoil 
ferro. Il paleggio dice Santo Ifidorocheda 
gli Indiani è pili ftimato del pepe , attefo che 



rifcaldai purga , & fa digerire • Il Condriilo 
è vna pianta che ha il fu fio minore d'vn pie- 
de, & le foglie che paiono dentro rofigate in- 
torno , & ha la radice firaile alla fàua, quefta 
vale alla digeftione , fecondo rifèrifce Plinio , 
per autorità di Doroteo Poeta nel libr. zi. 
capit. ouedice Dorotheus flornaco , ^ con- 
eoSìioniBni vtilem t carminihui futi frcn*{n~ 

©IGNI. 



Parte Prinia-j. 

D I G N I T A\ 



3P 




DONNA ben'ornata > ma c'habbia vn 
grandiffimo falfo fopra le fpalle, ilqual 
fàflb (ìa ornato di molti fregi d'oro, e di gem- 
merftia conia tefta,e le fpalle alquanto ciirua- 
te . Dal che fi comprende chiaro , quello che 
molto più chiaro vede chi ]o proua.che gl'ho 
neri non fono altro che pefijC carichi , e però 
ù prende molte volte quefta parola carichi in 
lingua Hoftra in cambio d'honori , & è felice 
colui che sa portarli fcnza guaftarfi la fchie- 
na>& fracafTarfi l'oilà . 



DILIGENZA. 

DONNA vcftitadiro/ro, che nella mano 
deftra tenghi vno fperone, & nella fini- 
flra vn'horologio. 

Diligenza è vn defiderio efficace di far qua! 
che cola per vederne il fine • 

L'horologio , Se Io sprone moftranoi due 
effetti della diligenza, l'vii de'quali è il tempo 
auan za to, l'altro è lo ftimoIo,daI quale ven«^o- 
no incitati gl'altri à fare il medefimo , & par- 
che il tempo è quello , che mifura la diligen- 
za,&: lo fperone quello che la fa nafcere, fi di • 
puige detta figura con qucfte due cofc. 



s 



DILI- 



140 



Iconologia di CeCRipa 

DILIGENZA. 




DONNA di viuace afpettOitenga neira mz 
iiodeftra vn ramo di ThimoToprailqua 
le voli vu'ape, nella man fìniftia tèga vn trÓco 
di Amandola vnito con vn'di More celfo,aIli 
piedi flia vn gallo che rulpi : La diligenza è 
detta fecondo alcuni , a diligendo, che figiiifi- 
ca amare, perche le cofe, che amtamo ci fono 
dilette, che però poniamo ogni diligenza in 
confeguirle, proportionata etimologia, ma 
non germana , poiché la diligenza è de rinata 
dalla voce Lego , onero Delego, in quel (ènfb 
che fignifica fcegliere, Marco Varrone nel 
quinto della lingna latina ^h legenda legio , ó* 
diligens , ó' delecltu • Il medefimo afferma 
Marco Tullio nel fecondo. De natura Deoru 
A delegendo diligentes, perche li diligenti (et' 
gliono per loro il meglio, sì che la diligenza è 
I'induftria,che poniamo in eleggere, e fcieglie 
re quello che ci è più efpcdiente i.elle noftrc 
attioni.la quale diligente induftria leggefi ap- 
prefloStobeoche è più vtile che vn buono in 



gegno . DiligentinduflrisivtiUor quamhonu 
ingeniu-Ea,nci> più cómédabile,qiicllo,che(ì 
acquiftacóindurtria^jC diligéza, che per fortii 
na,& àcafojScza ftudio,ii)diiftria,&: diligéza, 
làqualc vale molto in ogni coùt , e nulla ci è 
che per lei non fi confegiiiica , attefoche da lei 
foia tutte le altre virtù fi contengono ; come 
nel fecondo deH'Oiatoreaflèrifce Cicerone • 
Diligenria in omnibui rebm plurimum valet » 
hic prAcipuè colenda efi nobis\h&cfemper a dhi 
benda,h£C nihtlefì,quod non ajfequatttr : quia 
vna virtute reliqu& omnes virtutes conùnen • 
tur • La diligente induftria, onero l'indu- 
fìriofa diligenza, in eleggere, fciegliere.e cap- 
pare il migliore vien figurata dall'Ape che 
vola fopra il Timo , ilquale è di due forte , fe- 
condo l'auttorità di Pliiiio, vno che nafce ne i 
colli bianco di radice legnofa , l'altro è poco 
più ncgretro di fior nero: Plutarco nel tratta- 
to della tranquillità dell'animo riferifce che è 
hcrba brufcbiflìina ^ aridiffima, & nondime- 
no 



Parte Prima-; 



ì^i 



Moia quella prewtCoiio l'Api il melc,rapplica 
^li à gli huomini generofo di cuore clie dal- 
, l'auuerfità ne caiiano vtilc . Homines cordati, 
ficHt Apibtts mei préibet thymtts, acerrima. , ^ 
uridijfima herba, ita e rebm aduerfijfimU fdpe 
numero conuexiiens aliquid,^ comma Aum de- 
terfunt' Ma noi l'applichiamo à gl'huomini 
dihgenti,chccondiligenza,& indnftrianei lo 
to negoiij traggono dacofe aride,e diflSculto 
fé quello che e piìì vtile, & meglio per loro , 
come l'ape induftriofa , & diligente, che dal 
Timo brufco,& arido raccoglie dolce liquo- 
tc : del Timo alle Api grato , reggali in più 
luoghi Plinio.e Theofrafto • La diligenza pi« 
gliafi anco per l'anìduità, & rollecitudine,co 
me da S-Tomafoiii i.i. queftione 5'4.art. pri- 
mo. I.JÌ autem dUigentia idem qucd/olicitudo. 
ideo requiritur in omnivirtute,ficttt etiamfo- 
, licitudo. Et perche alcuni per voler edere di- 
i: Iigenti,& follecitijfono troppo airidur,& fret 
j tolofi vogliamo auuertire che la diligenza fo- 
I lierchia è vitiofà, perche à gli huomini è necef 
jl fario il ripofo, & la relaflatione d'animo , la- 
I quale rinforza le forze,& rinuoua la ftanca me 
! fnoria • Ouidio nella quarta Epiftola . 
I Hac reparat vires , fej[a% membra Ijeuat 
j Arcui , ^ arma tuA tibi funt imitandcUi 
DiaftA , 
Si nunquam cejfes tendere, mollU erit • 
Ilqual ripofo negli ftudij, masflniamente e 
iTCceilario, poiché la ftanca mente non può di- 
fcernere il meglio per edere confufa, epertur 
bata . Protogene pittore famofo di Rodi , Ce 
non fu (ìèftato tanto allìduo, & troppo dili- 
gente nello ftudio del dipingere, farebbe ilato 
in ogni parte più eccellente,& vguale ad Apef 
le, ilquale riprendeua detto Prorogeneche no 
fapeua leuarlamaiwdi tauola del dipingere , 
onde la troppadiligenza è nociua , come dice 
Plinio lib.j f- cap. io- ragionando d'Apelle • 
Dtvit enim omnia fibi cum ilio paria effe , aut 
ilii meliora,fed vno fé prajlare , quodmanum il 
. lede tabula nefciret toilcre, memorabili prAce- 
pto,nocere f&per.iiniam dili<ì,entia*n ■ Et però 
non lì deueeflere frcttolofo nelli fuoi negotij 
& ftudi) , ne /ì deuc nruno laflar trafporrar 
dal deiìderio di vedere la fine della intenrioiie 
fiia^madeue edere confuieratccauto, & folle 
cito mfieme,sì che la diligenza dcucedère con 
maturità mifta , e porta tra la tardanza, & la 
pteftezza, dalle quali lì forma vna lodata , & 
mata Va diligenza . OndebeuifTìmò dice Au- 
lo Gelliolib.io. cap. ii. Ad rem agendamjì- 
; miti AÌhibc»tHr>& indnfiriA teUritatió d$li' 



genti* tarditat . Qucfta si fitta diligenza Ja 
figurò Auguftocol granchio , & la farfalla, 
hauendofemprein bocca quel detto vulgato , 
Fefìi»<i lente' Tito Vefpaftano la figuro col 
delfino auHolto intorno all'ancora, Paolo Ter 
70, con vn tardo camaleonte anneflb col velo- 
ce Delfino . U Gran Duca Cofìmo con vna 
Teftudine,ò Tartaruca che dir vogliamo,con 
vnavelafopra-.&noicol tronco d'Amandola 
vnito con vno di Moro cel(b:perche l'Aman- 
dolo è il pwHio à fiorire. Plinio Floret prima 
omnium' ìémigdala menfe lanuario , Sì che è 
più lòFlccìto de gli altri , & come fretto!ofo> 
& ftol Co manda fuora i fiori neirinuerno, on- 
de tolto priuo ne rimane dall'afperità del té- 
po,& però bifogna viiire la follecita diligenza 
con la tardanza , della quale n 'è fimbolo il 
Moro, perche più tardi de gl'altri fionfce, e 
perqueftoè tiputatoil Moro più fàuio de gì' 
altri arbori • Plinio lib \6- cap.iy- MortunO" 
uifjtme vrbanarum germinai , nec nifi exaHo 
fri gore, ob id diBafapientiJfima arborum '.Cod 
fapienridimo farà riputato colui che vnirà la 
preflezzacon la tardanza tra lequali confifte 
la diligenza . Il gallo-è animale follecito. Se 
ddigente,perfefl:edb,inattopoi di rufpare di- 
moftra l'accione della diligenza, perche il Gai- 
Io tato rufpa per terra,fin che truoua quel che 
defidera , & difcerne dagl'inutili grani della 
pohiere gli velli ff^mni del fuo cibo. Aufonio 
Poeta fcnuendo a Simmaco fopra il ternario 
numero , didè come per prouerbio il Gallo 
d'Eudione , volendo lignificare vn'efàtta dili 
genza, ilqual prouerbio leggefi ne gli Adagij. 
Gallmaceum Euciionii prouerbio dixit, qui fo- 
let omnia diligentif[imeperquirere,é''innefìtga 
re, nepuluifculo quidemreliólo, donec id inue- 
nerit, quod exquifita cura conquifierat . 
DISCORDIA. 

DONNA in forma di fu ria infernale, ve- 
ftitadi varii colori ,farà fcapigliata, li 
capelli faranno di più colori, & vi faranno me 
fcolati di molti ferpi, hauerà cinta la fronte 
d'alcune bende infanguinate, nella defìira ma- 
no terrà vn fucile d'accendere il fuoco, & vna 
pietra focaia, & nella finifìra vn fafcio di fcrit 
ture, fopra le quali vi fianofcritte citationi, 
efamini, procure, & cofe tali . 

Difcordia è vnmotoalteratiuo dell'animo, 
& de' fenfi, che nafcc dalle varie operationi 
degrhuomini,& gl'induce à nimicitia: lecau 
fefonoambitione , feted'hauere , diitimiiitu- 
dinc di nature, flati, profedioui, compledìor 
ni , & nationi. I varii colori della vede fono 

i varii 



1 ^z Iconologia di CeflRipa 



i vaiii pareri deglihuomini , da' qiial' n^(cc 
ladifcoidia , come non fi tioiiaiio due perfo- 
iic del medefimo parere iiuiitte Jecofe, cofi 
né anche è luogo tanto folitario , ancorché da 
pochi/IImagéce habitato.che in eflbno fi lafci 
vedere la dilcordia , però difTcro alcuni Filo- 
ibfì , ch'ella era vn principio di tutte le cofe 
naturali , chiara cefa è, che fé fra gl'huomi- 
niibflè vn'intiera concordia, che gl'elementi 
feguifTèro il ineJefimo tenore , che faremmo 
pruii di quanto ha di buono, e di bello il mo 
dò, e la natura. Ma quella difcordia, che ten- 
de alla diftruttione , e non alla conferuatione 
del ben publico,fi deue riputar cofa molto a- 
bomineuole . Però fi dipingono le ferpi à que 
ila figura , percioche Con i cattiui penfìeri , i 
<]uali partoriti dalla difcordia, fon fèmprecirj 
ti, e circondati dalla mortedeglihuomini , e 
dalla diih-utione delle famiglie , per via di fan 
gue , e di ferite , & per quefì'a medefìma ra- 
gione gli fi benda la fronte , però Virgilio 
difTe . 
Annoda, eUringe alla difcordia pax,X/> 
Il crin vipereo pingui no fa benda . 

Et l'Ariofto del fucile , parlando della di- 
fcordia . 

Dilli chel'efca, e' l fucilfeco prenda > 
"E nel campo de Mori il fuoco accenda , 
E quel che fèguc . Dicefì anco,che la Di 
Icordia è vn fuoco , chearde ogni buon vfb , 
perche come fregandoli infìeme il fucile,& la 
pietra , fanno fuoco , coCi eoutraftandogl'ani- 
nii pertina*i, accendono l'ira- 

Lefcritture nel modo, chedicemmo, fì- 
«fnincano gli animi difcordidi coloro , che li- 
tigano, che bene fpellb per tale effetto confa* 
maiuj la roba, & la vita . 

Difcordia - 

DOnna veftita, come di fopra, con capel- 
li di varii colori , con la mano deftra 
tenga vn mantice , Si con la fìniflra vn vafo di 
fuoco . 

La varietà de' colori fìgnifìca la diuetfìtà 
Az gl'animi , come s'è detto, però l'Ariofto 
fenile . 

L(t conobbe alvejlir di color cento 
'E afta a liHe ineguali, ó* infinite > 
C'hor la coprono , hor no, ch'i pajfi , e'I vento, 
Le giano apre-ido, eh erano fdrufcite , 
Il crin h.%ue:ì guai d'oro , e qual ^argento > 
JE neri , « Ligi hauer pareauo lite 
^Itri in treccia , aliriinnajtro ernn raccolti 
Molti alle fpalle, alcuii al pet:ofciolti . 
Il flfiantice, che tiene, eoa il vafo di fuoco» 



moflrano, ch'ella deriua dal foffio delle male 

lingue, & dall'ira fomentata ue'pctti humani. 

Difcordia - 

DOnna con il capo alto , le labbra Iiuide > 
fmorte , gli occhi biechi, guafli, & pie- 
ni di lagrime, |le mani in atto di muouerledi 
continouo con ^vn coltello cacciato nel pet- 
to, con le gambe, e piedi fottili, & inuolta in 
foltiflìma nebbia, chea guifa di rete la circo 
di,& cofi ladipinfe Ariftide . 

Difcordia • 
Come e defcritta da Petronio Arbitro Satirica 
con lifeguentivirft . 

INtremuere tub* , acfcifìo difcordia, crine 
Extultt ad fuperos Styginm capnt , hhitu 
in ore 
Concretus fanguis, eontufa^ lumina flebant' 
Stabant irati fcabra rubigine den tes 
Tabo Imguafluens, obfieffa draconibui ora 
Atque inter torto laceratam pectore vefìem > 
Sanguineam tremula quatiebat lampada dtx. 
tra. 



D I 5 S E G N O. 

ViV Giouane d'afpetto nobiiilllmo, vefli - 
tod'vn vago, & ricco drappo, che eoa 
la deftra mano tenghi vu com palle , Se con la 
fìniftra vn fpecchio . 

Difsegno fi può dire che elfo fia vna notiti'a 
proportionale di tutte le cofe vifìbili, & ter- 
minate in grandezza con la potenza di porla ili 
vfb.Si fa giouane d'afpetto nobile, perche è il 
ncruo di tutte le colè fattibili, & piaceuoli 
per via di bellezza , percioche tutte le colè fàt 
te dall'arte fi dicono più , & meno belle , fe- 
condo che hanno più , & meno diflègno , & 
la bellezza della forma humana nella giouen- 
tù fiorifce principalmente. Si può ancora fare 
d'età virile , come età perfetca , quanto al di- 
fcorfo , che non precipita le cofe, come la gio 
nentù , Si. non le tiene come la vecchiezza in- 
refolute. Potrebbellanco far vecchio, & carni 
tocome padre della Pittura, Scoltura, & Ar- 
chitettura, com'anco perche non fi acquifla 
giamai il diflègno perfettamente fino all'vlti- 
roodell'età, & perche è l'honoredi ruttigli 
artifìci manuali, è l'honore alla vecchiezza 
più ehe all'altre età di ragione parechecon- 
nenga: Si fa il difsegno veftito, perche pochi 
fono che Io vedano ignudo , cioè che fappia- 
no intieramente le fue ragioni , fé non quanto 
rinfegnal'efpeiienzajlaquale è come vndrap- 
po ventilato dai venti, perche fecondo diuer- 



Parte Prima. 

D I s s E G N o. 



143 




feoperatìoni , & diiieifi cofftimi Ji tempi , è 
hiochi lì maone . Il compado dimoftia che 
il dillegiio coiilìfte nelle mirLue,le quali fono 
airhora lodeuoli , quando fra loro fono pro- 
portioiiali fecondo k ragioni del doppio, niet 
tà, terzo, è quarto, che fonocommenfurabi- 
li d 'vno , diie, tre , & quattro , nel quale na- 
ni ero fi riftringoiK» tutte lepro,-ortioni , co- 
me fi dimoflra nell'Arumetica , & nella Mu- 
fica» & per confeguenza nuto i! dilTègiio, on- 
de confifte necelTàriamenre indiuerfc linee di 
(iiuerfa grandezza, ò lontananza. Lo fpecchio 
fig nifìca come il dillegno appartiene à quell'- 
organo interiore dell'anima , quale fantafla fi 
dice, quafi luocadeTimagini, pcrciochenel- 
l'immaginatiua d ferbono tutte le forme delle 
cole, & fecondo la fuaapprenfione fi dicono 
belle , Se non belle come ha dimollrato il Sig. 
FnluioMariotelIi in alcuni fuoi difcorfi , ou- 
de quello che vuole perfettamente poflèdere 
ilrdifsegQo, C iieceflànoch'habbia i'imagiua" 



tiua perfetta, non maculata, non diftÌHta,iiOiì 
ofcurata, ma netta, chiara, & capace rertamé 
te di tutte lecofe fecondo la fua natura , onde 
perche fignifìca huomo bene organizzato in 
quella parte, dalla quale pende ancora l'ope- 
ra deirnitelletto, però ragioneuolmente à gli' 
huomini chepoffiedono il diflègno fi fuoie dar 
n\olta lode , &l'ifl:ellàIode conueneuolmcnre 
fi cerca per quefta via, come accora perci-.e 
la natura ha poche cofe perfette , pochi fono 
quelli che arriuano à toccare il fègnc in cue- 
f^aamplilTima profclfione , che però forfi nel 
la noftra lingua vien elpre/Iacon quefta voce 
DJfsegno. Molte più cofc Ci potrebbonodue, 
ma per tener la folita breuità quello baft\ & 
chi vorrà vederne piti , potrà leggere il libro- 
intitolato l'Eftafi de] 5ig. FuluioMariotellt j 
che farà di giorno in giorno alle ftampe , ope 
ra veramente di graudidìma confiderà tione . 

SI>i/fegno . 
I potrà dipingerei! Djfegno ( per efTer pa- 
dre 



1 44 Iconoiogia di Ce£ Ripa 



dre della Scultura 5 "Pittura , & Architet- 
ti! la ) con tre tefte vguali, e fimili, &checon 
le mani tenghi diuerìi iftromeiui comieiieuo- 
li alle fopradette arti, & perche quefta pittu- 
xa per fé llellà è chiara , mi pare fopra di eflà 
non fàrfì altra dichiaratione . 

disperatione. 

DONNA vertua di berrettino , che tiri al 
bianco, nella finiftramano tenga vn ra- 
mo di ciprelfo.con VII pugnale dentro del pet 
to,ouero vn col cello^ftar a inatto quafi di ca- 



dere,* in terra vi farà vncompaflo rotto . 
Il color berrettino fìgnifica difperationc» 
II ramo del cipreflb ne dimoftra> che sì co 
me il detto albero tagliato non riforge.ò da vir 
gultijcofì rhuomodatofi in preda alla difpe- 
ratione eftingue in fé ogni feme di virtùi & di 
operationi degne, & illuftri » 

Il CompaÌTo rotto.ilquaieè per terra, mo- 
ftra la ragione del difperato eflere venuta me 
no, uè haucr più l'vfo retto, &giufto, & per- 
ciò fi rapprefenta col coltello nel petto. 



DISPREGIO DEL MONDO. 




HVOMO d'età virile, armato, con vn ra- 
mo di palma n ella fìniftra mano,& nel- 
la deftra con vn'haOa , tenendo il capo tiuolto 
\etfoil Cielo farà coronato d alloro , e calchi 
xoni piedi vna corona d'oro con vno Scettro . 
Ildifpreggio del mondo altro non è,che ha 
net à noia,& ftimar vile le ricchezze, & gli ho 
neri di quella vitamortale , per confèguirli 
beni della vita e:erna. Ilchc fi moflra nello 



Scettro,& nella Corona calpeftara. 

Tien la tcfta volta verfo il Cielo, perche' tal 
difpreggio nafce da penfieri e ftimoli fanti , e 
dirizzati in Dio folo • 

Si dipingearmaro, perche non s'arrina 3. ta 
ta perfertionc fenza la guerra,che (a con la ra- 
gione il fenfo aiutato dalle potenze infèrnali,C 
da gl'huomini fceleratilor miniftri , de'quali 
al fine teflando victorio(ò meritafnente fico- 

rooa 



Parte Frimai 



Mf 



£»na d alloro, hauenJo iafciato à dietro di 
g?an lunga coloro,che per vie torte s'affretta- 
no à peruenire alla felicità, fàlfàniente credeii 
do , cheefTa fia pofta in vnabreuc, e vana rap- 
prefentationedicofc piaceuoli àgiifti loro, on 
del'ApoftolobendifTe . No» eoronubtturntfi 
qui legittime certauerit • 

DISPREGGIO DELLA VIRTV'. 

HVOMO veftito di color di verderame, 
nella fmifha mano tien'vnardiolo, eco 
la delira li fa carezze, à canto vi farà vn por- 
co , ilquale calpefti rofe,& fiori • 

Il color del veftimento fìgnifìca malignità 
della mente, laquaFè radice del difpreggiodel 
la virtL\,& di amare il vitiófilc-hc chiaro fi di* 



moftjc per !ecare^.te,che^a all'ardiolo, ilqità 
le e vccello colmo d'inganno , & d'infiniti vi- 
ti), come ne fa teftimonio l'Alciato negl'em- 
blemi, da noiTpeflo citato perla diligenza del 
l'Autore, & per l'efqnifitezza delle cofeà no 
ftro propofito • Fu vfanza predo à gl'Egit- 
ti j, quando voleuanorapprefentave vn mal co 
ftumato dipingere vn porco, che cai peftaffe le 
rofe . Al che fi conforma la Sacra Scrittura in 
molti luoghi, ponendo le rofe , Scaltri odori 
per la fuiccrità della vita,& dc'coftumi. Però 
liSpofa nella Cantica diceua , che l'odore del 
Spofb , cioè dell'huomo Yiituofo , tfhe viuc 
fecondo Dio.erafìraile ali 'odore d'vn campo 
pieno di fiori , 



DISPREZZO, ET DISTRVTTIONE DE I PIACERI, 

& cattiui aifetci . à 



•»i \V. 



»^s 




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*^t»v 



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HVOMO armato,& coronato d'vna ghir 
landa di lauro,che flia in atto di com- 
battere con vu ferpente , & à canto vi fìa vna 



Cicogna, à i piedi della quale vi flenodtucrfe 
ferpi, che fti)no in atro di combattere cou 
detta Cicogna , ma fi veda ,che da ella icf>ino 

T ol-Fclc 



1 4<^ Iconolog ia di GefRipa 



•fFefc con II I>ccco,Sc con li piedi • 

Si (.lipiiige armato , g: con il fet pente , per- 
cioche chi e dilpiczzatorej &: diftnurorc de i 
piaceri, Sv! cattiLii alfecci , conuiciie ciie lìa d'a- 
iiimo forre,&: vutiiofo. Gli fì dipinge la Cico 
cogna^come dicemo,c(tèiido cl>€j!acojuimia- 
raente fj guerra con i lerpi , i qualj animali 
fono talmciite terreni > che feaiprc vaiiiio col 



<orpopcr terra,&fcrapre ftanno à qatllàcea 
giiimtjoucro fi afcondono nelle più fecretc 
Spelonche di qiiclIa;onde per l'imaginedi que 
fìo vcccllo,chediuori i ferpi , fi moftra l'anr- 
rnoilqualedifprczza ledelitiedel mondo, & 
che da fc rimiioiic , & affatto coglia via i defr- 
derij sfrenati . & gli affetti tciicui fìguifìcari 
perii veneuofi ferpi . 



DISTINTIONE DEL BENE, ET DEL MALE^ 



^^*€JÈ.4^ 



UjU^*^ 




DONNA d'età virile, vcitira con liaBiro- 
grane, conia deflra^niano terra vncri- 
viellu , iSi con la lìniftra vn. rartrello da villa . 
Sirapprelènca dctà virile,. & veftita con. 
ijabiro grane, percioche detraetà e più car 
pace, Zi retta dalla raf;ione,.à diftinguére ilbe 
uè dal male", chela gioncncù , Se la vecchiez- 
za , per eflerc nelTvna gli cccelfi delle itruen' 
n concnpifcenze , & pailioni , &: neirakra le- 
delirationi déirintelletto , Atro ftromeiuo è 
ilcrinello, per dimoftrarc la difUtitione del 
fcene, ■&: dql m^lc , del «naie fe-jielcrue per ta^ 



fìmholo Claudio Paradino con vn motto ; 
'Ecquis-dijcernit vtru7}}qHe ì Chi è quello che- 
diflingne, diuidc, ò relega l'vno , Sclaltrov 
cioè ii bencdal male ? come il Criuello, che 
diurde, il buon grano dal tattiuologi io, è da 
Tvcile veccia, ilche non fanno le inique pcr- 
fòne , che fenza. adoperare ilcriuello della ra. 
gione ogni cofà uifìeme radunano , & però 
ricrio p refe il Criu-ello per leroglifìco del- 
rhuomodi perfetta fapienza , perche vn f^ol- 
to non e atto à fapere difcernere il bene dal 
aiale ,.i>è sàiimeftigarclifecrcti della natu" 

la 



Parte Prima->' 



H7 



ti jòiidecia qitcftopronerbioappreflt) Gale 
uo,Sti4ltff(dcr(l>rufn.hiCiCci:doti Egitcii pef 
apprendere con fagacc coniettura li vaticini j, 
foleiionp pigliare vn criuello in mano, fopra 
che veggiafi gli adagii in quel detto prefoda 
Cucci MfKÌva lAAVTouTctvSi Cribro diHin*rt 
Il raftrello che tiene dall'altra mano> ha la 
medesima proprietà, perche di talflromento 
feruell l'agricoltore per purgare i campi dal- 
rlierbc nociuc , & radere via le feftuche , Se 
doppie da prati, imperciocheil rallro, & ra- 
ftrèrio C-detto à radendo, come dice Varone 
libr- 4^ De lingua latina , eofiflucas homo ab 
radit y quo ahrafurafiellidiBi- Rctftri quibui 
dentalihti^ penittu eradunt terram . « quo é* 
rutabridicìi . Etnei primo lib. d? rcruftica , 
«ap. 49-dice Tum depnttiiJiipulUtTt rajlellit 
eradi, atque addere fotrìifictACumulum' Hora " 
lì come l'agricoltore con il raftrellolèparadal 
campo l'herbaccie catti«e,& raduna con Tiltef 
Cq li fieno buono ai mucchio, Scaltre vtili rac 



colte, cofi rhuomo delie dìAinguc re coirà, 
flello dell'intelletto il bene dal male , & con 
l'iftelTo radunarci (è il bene, altramente fé in 
ciò Tari pigro, & incauto fé né dolcrà , però 
tcnghià mente il ricordo di Virgilio nel pri- 
mo della Georgica . 

^od nifi , d* ftjfiduit herbam in/ecìabere 
rafiris 

Erfonim ferrebis aues: (^ rurit opaci 

Talee premei vmbras: votifque vocaueri i im- 
irem : 

Heft magnum alter itti fritftr a fpe^abU ater 
Hum • 

Ctntuffaquefamcm in fyluisfolahere quereli' 
Se di continoHo con li raftelli non sbarbe- 
rai, è feparerai l'herba cartina del capo, fé no 
metterai terrore i gli. augelli, fenonleuerai 
l'ombra, Se non pregherai Dio per la pioggra^ 
con tuo dolore vedrai il mucchio della buo- 
na raccolta di queII''altro, che è rtato diligen- 
te , & giuditiofo in farlo , Si. mitigherai la S" 



D I 



I N I 



A\ 




me 



148 Iconologia di Cefi Ripar 



me con IcgliianJe ,i!chcnoi potremo applica 
jc inorai mei Ite all'hiiomo, il quale fé non fra- 
dJcherà da. Ce le male piante <iecattiiii affetti , 
&dehaerii, & col raftrcllo ddgiuHitionon 
Ifaprà dKcetneie il bene dal male , & fc non 
fcaccicià da le con brauate glVccellacci de 
biitFom , paiallìtt .adulatori , & altri cattiui 
huomini , & coiilafalce dell'operationi non 
oppiimerà l'ombra dell'otio , & fé non ricco- 
re rà à Dio con k'orationi ,, eoa dolor fuo ve- 
drà il buon proficca d'altri > &: fi ^pafcerà di 
giande cibo de porci , cioè refterà fozzo , fto- 
maclienole, :guoiante , vile, & abietto» come 
vn porco »• . ■• M ~ i ' • ■ 

D I V I N I T A^ 

DONNA veftitadibiwGo, con vna fiam- 
ma di fuoco in cimali capOj& con am- 
bi le mani tenga dui globi azurrr» & da ciafcu 
ntJefca, vna fiamma, onero , che fopra il capo 
habbia vna fiamma, che fi diuidain tre fiam,- 
pie vguali . 

Lacandidcizadel vefìimcntomoftra lapu 
rità dcireflTenza , che è. nelle tre perfone diui- 
ne, oggetto della fcienza de'facri Teofogi , & 
rnoftrato nelle tre fiamme vguali, per dinota- 
re rvgualiià delle tre perfone , ò in vna fiam- 
pia partita in tre, per fignificarc" anco l'vni- 
tà deji.a,ng,tura conia diftintioue delle per- 
one ., 

Il color bianco è proprio, della diuinità , 
perche fi ù fenza compoficion di colori, come 
nelle cofe diuine^ non vi e compofitione di. 
forte alcuna • 

Però Chrifto NolltO: Signore nel monte 
Tabor trasfigurandpfi. apparuc col vcftito 
come di neue.. 

I due globi di figura sferica, moftrano l'e- 
teriiità j che alla dminità è infèparabile , & fi 
occupa la mano d ritta, & la manca con cfic, per 
che rhuomo ancoia, peri'op^re meritorie fat 
te&peri meriti di Chnfto partecipa dell'e- 
tcrnità cclefte. 

Et quefto baftihauer detto lafciaudo luo- 
go di più lungo difcorfo alle perlòne. più, 
dotte . 

DIVIN ATION E. 
Secondo i Gentili . 

DONNA con vn lituo in mano, iftrumcn 
to proprio degl'auguri,; le fi vedranno 
fopra alla tefta.varij vccelli,& vna fìella . 

Cofi la dipinfeGio.BattiftaGiraldi, perche 
Cic^eioiic fa mciuipne di due maniere di di.ui«- 



natione , vna della nata raj'al tra Jdl'arte. A{- 
la prima appartengono i fogni > & la cómotio 
ne della mente , il che fignificano i varij vccel 
li d'intorno alla tefta ; all'altra fi riferifcono 
l'interprecationi degl'Oracoli , de gl'auguri ; 
de'folgori , delle ftelle,deU 'interiori de gl'ani- 
mali, & de prodigi) , le quali cofe accennàna 
la ftella,& il lituo. La Diuinatione fu attribuì 
ta ad Apolline, perche il Sole illuftra gii {pi- 
riti, Stlifaattiàpreuederelecofe future con 
lacontemplatione degl'incorruttibili > come 
ftiraorno i gentili, pero noi Chriftianici douc 
mo con ogiu diligenza guardare da quelle fu» 
perfti^ioiir. 

D I VOX IO NE. 

DONNA ingiflocchione con gì 'occhi rf- 
uolci al^Gielo, & che con Ja deftra n.ano 
tenghi vn lume accefo . 

Duiotione è vn particclaratto della voTctà, 
che rendei' hiioino pronto à darfi tutto alla 
familiarità di Dio , con affetti, & opere, che 
però vien bc moflratocol lume, e con le gi- 
nocchia in teara , & con gì' occhi riuoiti 
al CieJo. 



DO IO R E. 

HVOMO mezo ignudo con le mani , & 
piedi incatenati , & circondato da vn fer 
pente , che fieramente gli morda il lavpma. 
co , farà in vifta molto malinconiofo. 

Le mani ,& i piedi incatenati ; fonol'intel- 
Ictrojcon cui Ci camina, difcorrendo l'opere , 
che danno cfFetto,cdifcorfo,& vengono lega- 
ti dall'acerbità del dolore , non f\ potendo fé 
non difficilmente attendere alle folite oper«- 
tioni . 

Il ferpente , che cingela perfona in molte 
maniere fignifica ordinariamente fempre ma- 
le , & il male , che è cagione di difVruttione , 
è principio di dolore nelle cofe, cke hanno 
l'è fière. 

Nelle facre lettere fi prende ancora alcune 
volte il ferpente per lo dianolo infernale con 
l'auttorità di S.Girolamo.e diS- Cipriano , li- 
quali , dichiarando quelle parole del Pater no 
fter . Liòera nos a malo . dicono , che eflo è il 
maggior noftro male, come cagione di tutte 
rimperfettionidell'huomo interiore , & efte- 
rio re . 

DO LO R E DI ZEVSI • 

HV O M O, mcfto,palli do , vefti to di nero , 
con torcio fpeiuo in mano , che ancora 
téjida vn poco.di fumo ; gl'mditij del dolore, 

fono 



Parte Prima^. 

D o L o R E. 



I4P 




fono nccefTariameiite alcuni fegni , che fi fco- 
prano nella fronccjcome in vna piazza dell a- 
tnma,doiie eflo , come dille vn poera , difciio- 
pre tutrcle fue me rcatnie , & foiiole crefpe, 
Iel.igrimejl3meftina, lapallidezza, &alrre li- 
mile cofe, che per taleefl&tto fi fkiajino nella 
faccia della prefcme figura . 

Il veftimaitonero fu fempre légno di me- 
ftitia,& di dolore , come qiisllo, che fomiglia 
le tenebre , che fono piiiiatione della luce , ef- 
ièndo ella principio, & cagione della iiortra al- 
legrezza, come dille Tobia e iecoj raccontando, 
le fue difgrarieal figli joIo . 

Il tordfo fpento , moUra , che l'anima ( fe- 
condo alcunifilofofi ) non è altro che fuoco , 
& ne continui dolori, & faltidij , ò s'ammor- 
za, o non dà tanto, lume , che polla difcernere 
l'vtile,& il bene nel! 'attieni, e cheLl'huomo ad 
dolorato e fimile ad vn torcio, ammorzato 
difr&fco il quale non ha fiarama^mafelo tan- 
to caldo^che balta à dar il fumo che puocc^fer 



uendofi della vita l'addolorato , per noJrire 
il dolore iftelTo , & s'attnbuifce l'inuentio- 
nedi quefta figura à Zeufi antichilfimo di- 
pintore . 



DOMINI O. 

HVOMO connobile,& ricco veftimcnto, 
hauerà cinto il capo da vn ferpe, & co 
h finillra. mano tenghi vno Scettro, m cinìa 
del quale vi fia vii 'occhio,& il braccio, & il di 
ro indice della de/Ira mano diflefo, come io- 
gliono far quelli che hanno dominig , & co-- 
niandano • 

G li fi cinge, il capo a guifa dì corona con il 
ferpe, pcrcioche) comeaiarra Pierio Valeriano 
nel lib.i;. j è fegjio iiotabile di dominio, di- 
cendo con vna fimile dimoAratione fu predec 
tol'Imperioà Seuero, fi come alFerniaSpar- 
tiaiiQjà cui eflèndoegli in m'albergo jcir^fe il 
capo vn fcrpei^elfeudofuegliati^Sc gridando 

tutti 



IfO 



Iconologia di CcfiRipa 

D O MI NI o. 




tutti i Tuoi familiari , & amici che Teco erano, 
egli fenza haucrgli fatta offcfa alcuiia fé ne 
partì : ami più -che dormendo Madimino il 
gioiiane,ilc|iiaIfù dal padre dechiarato infie- 
me (èco Imperatore, vnfèrpegli fi riuoKèin- 
rornoal capo.dando fèguo della fua futiiradi 
gnità- Laderemoquì di riportare gl'ai tri an- 
tichi cflèai pi j, che nell'iftedb luogo Pierio rac 
co»ta,& in vece di quelli, ne produrremo vno 
di più frefca hiftoria cfpofto dal Petrarca nel 
leopere latine del lib.4. trattato <?• de Porten- 
ti cap. 15 oue narra, cheAzone Vifconte gioua 
ne vittoriofo , per comandamento del padre 
pafsòcon l'crierciro l'A pennino ,& haiiendo 
•ttenuta vna vittoria predò Altopadb , con 
vgualeardire, & fortuna , fi riuolrò centra i 
Eolognefi ; In tal fpedirionc, edcndo fcefò 
da canal lo per ripofarfi, leuatofi la celata che 
"vicino Te la pofè in terra , vi entrò vna vipera 
fèn7a che ninno (è n'accorge dì, la quale, met- 
tcudofi Azone di iiuouo in te^U ia celata > con 



horribilc , & fumofo ftrepìto Ce ne calò gi5 
per le guancie dell'intrepido, & valorofo Ca- 
puano, (énza alcuna fua lefìone : ne volte però 
che fullèda ninno (éguitarma inducendo ciò 
à buono augurio vsò per fua imprefi militare 
la vipera: Augurio non tanto per le due vitto- 
rie che ali 'bora riportò, quanto per Io Domi 
nio che dipoi ottenne del Ducato di Milano, 
& tutto ciò afferma il Petrarca d'haucrcvdi- 
ro dire in Bologna mentre vi ftauaallo ftil» 
dio:qucflo foggiungo perche altriauttori vali 
no con fìnte chimere arrecando varia cagione, 
perla quale i Vifconti portino per imprefà la 
bifcia i che à niuno più creder fi dcuc cheal 
Petrarca , che per relationc pochi anni doppo 
il cafb feguito nell'ifteflb luogo ouc feguì Io 
feppe. ^uod CUT» Benefit» adolefcent in ftu- 
dtis verfarer ttudt e barn yàicciì Petrarca, «S:piu 
à halVo, H ine precipue, qmodipft projìgno ieUi- 
covipiravteretur-W giouanctto poi , che cfcC 
ài bocca del fcrpe,nou è altro che figura del 

gio- 



Parte Primi-r. 



^ri 



giouiiictto Azonc , . che fcampò dalia [bocca 
«iella Vipera , che non lomotdc ; ma tornia- 
mo allanollra figura. Lo Scettro con l'oc- 
ehb iucima di eflò.chc tiene con la {Iniftra ,& 
si gefto del braccio,& delha mano ^e fenz'aì- 
tra dichiarationc fcgno di Dominio , come fi 
♦cdeper molti Autcoii,& iu particularc Pita- 
gora, che fótto miftichc figure rapprefèutan^ 
io la fila filo{c>fia,elprefle Oiìri Rc,&; Signore 



con vn'occhio , Se vno Scettro , chiamaco da 
alcuni rool t'occhio , come narra Plutarco de 
inde,& Ofiride . Kegem eatm, T^Dominum 
Ofirinoci*lo,^[ceptro l>icii4 exprimunt, ^4M- 
men ijuidum interpretantur Multioculum « la- 
qual figura nei potiamo applicare al Domi- 
nio , perche vn Signore per reggere bene lo* 
Scettro del fuo Dominio,deuceilcr vigilante» 
& aprire bene l'occhio. 



DOMINIO DI SE STESSO. 




HV O M O a fede ce fopra-vn leone , clvc 
habbia il fieno in bocca , &1 regga con 
ma mano dei to freno, & con l'altra punga 
elio Leone con-vnoftimolo . 

Il Leone preflbgJ'ànrichiEgittii, ni figu- 
rato per l'animo' ,. e per le fiie forze j però 
rierioValcrianodice vedérli in alcuni luoghi 
antichi, vnluiomo figurato nel modo detto, 
per lì'.oftrare , che là ragione dcue reiiere il 
freno all'animo , oue troppo ardifca, e piin- 
gedoi oueil AiolUi tardo, , cfonnolen:©. 



DOTTRINA. 

DOXNA vellica doro, che nella fìmflra 
manotenga vna fiamma ardente alqui 
to baila, lì che vn fanciullo ignudo aecend;» 
vna ciindela , e detta donna moflri al fanciul- 
lo vna flrada dritta in mezo d'vna grande o- 
fonricà. Il veflimento d'oro fenibra la purità 
della dottrina , in cui fi cerca la nuda verità , 
moftrandofì infìemcil prezzo fuo . 

La fiamma nella mano, alquanto baila, on- 
de vn faiiciuiio n'accenda vna candela, è. il 

lume 



I ^z Iconolc^u di Cef Ripa 

DOTTRINA. 




lame del Capete comraunìcato airimellerro 
più debole, è meii capace, inuolto ancora nel- 
le cofe (enfibili , & materiali, & ar comoc^ati- 
<lofiallaba']czza, moftraal faucinllo labuo- 
na via della verità, rimouendolodal precipi 
tic dell'errore , che ftà ue.He cenebrèofciue 
della comniuiie ignoranza del viiigo, fra la- 
quaie è fol; beato colui , che tanto può vedere 
che bafti per non inciampare caminando . Et 
ragioneuolmente la Dottrina fiaflbmi^li alla 
fiamma, perche ingegnala ftrada all'animala 
vTuifica, & non perde la fiia luce, in accende- 
re altro tiioco . 

Dottrina • 

DOnna d'era matura, veftita di 'paonaz- 
zo, che fìà à federe con le braccia aper 
te, come volelfe abbracciare altrui , con la de- 
lira mano terrà vno fcettro,in cima del q ;ale 
vifia v«>SoIe,ltìuerà ingrembo vn libro apcr 



to , & fi veda dal Cielo fereno cadere gran 
quantità di rugiada • 

L'età matura moftia , che non fènzamolfo 
tempo s'apprendono le dottn'iic • 

11 color paonazzo fìgnifica granita > che è 
ornamento della dottrina • 
■ Il libro aperto , & le braccia aperte pari- 
mente denotano eOcre la dottrina liberalimxna 
da fé ftelTa . 

Lo frctrro con il Sole è inditio del domi- 
nio , che ha ladottrina fopra h horrori della 
«otte dell'ignoranza . 

Il cadere del Ciclo gran quantità di rugia- 
da, nota fecondo l'auttorità degl'Egittii, co- 
me racconta Oro Apolline, la dottrina, per- 
che, come effa intenerifce Je piante giouani , Se 
le vecchie indura, così la dottrina gl'ingegni 
piegheuoli , con il proprio confenfo arricchi- 
fce di (e ftcflà, & altri ignoranti di natura la- 
fcia in difparte • 



DVBBIO 



Parte Prima_> . 



1% 



D V B B I O . 

GIOVANETTO fenza barba , in 
mezo alle tencbfe veftito di cangiante » 
in vna mano tenga vnbaftoue, nell'altra vna 
lanterna, e Aia col pis (ìniftro in fuora , per 
fegno di caminare . 

Dubbio è vn'ambi^uità dell'animo intorno 
al fapere , & per conkgiienza ancora del cor- 
po intorno all'operare . 

Si dimnge gioitane, perche l'hiiomo in 
quefl'eta, per nonedèr habiruato ancora bene 
nella pura , e Templice verità, ogni cofa facil- 
mente riiioca in dubbio, & facilmente dà fede 
egualmente à diuerfè cofe • 

Per Io baftone, e la lanterna fi notano l'efpe 
rienza , & la ragione , con lo aiuto delle quali 
^dnecofe indubbio facilmente, òcamina> ò 
fi ferma . 

Le tetiebrcfono i campi di difcorfi huma* 
ni, oiid'egli , che non sa ftare in otio , fempre 



con nuoui modi camma, è però fi dipinge col 
pie finiftro in fuora . 

Duhb'to . 

HVomo che tenga vn lupo per rorecchie» 
percioche gl'antichi haiieuano in prò-, 
uerbiodire, di tener il lupo per l'orecchie 
quando non fapeuano come Ci rifoluerc in 
qualche cofa dubbiofa,come fi legge in perfo- 
nadiDemifone nel 5 . atto della Gomedia di 
Terentio, detta Formione, e la ragione è tan- 
to chiara, che non ha bilògiio d'altro com- 
mento • 

'Dubbio , 

HVomo ignudo, tutto peufofò, incontra- 
tofi in due , onero tre ftrade ,moftri 
eHèr confufo , per non faper rifoluere qual di 
dette vie debba pigliare . Et quefto è dubbio 
con fperanza di bene , come l'altro con timo- 
re di cattino fucceflb, & fi fa ignudo , per cf- 
fere irrefsoluto > 



ECONOMIA. 




Viia 



1 5'4 Iconologìa di Cef^ Ripa 

V 



'N A matrona d 'a fpetto venerando, coro 
nata d'olino, che ccr.ghi con la fìniftra 
mano vn compaflo , &c con la deftra vna bac- 
chectaj& à canto vi fu vii timone . 

Perche alla felicità dej comnn viiiere po- 
litico fi richiede Tviiione di molte famiglie, 
chefottolemedcfìmelef^gi vitiino.S: perquel 
le lì goiierninoA' per niantenerfì ciafciina fa- 
miglia con ordine conneniente , ha bi fogni di 
Jecfi particolari, & più riftrette deirvniiierfa 
li, però qiieflo prinato ordine di gonernare 
Jafamig'ia f\ dimanda da i noftri con parola 
Tcnutada i Greci Economia, & haiiendo ogni 
cafa , òfimigliacoramuncmcntc in fé tre ri- 
fpettiper ellèreeHa pertinente alla vita,corae 
fiio membro, di padrone, & di ferui, di padre , 
&: di figlinoli, di marito, &: di moglie , perciò 
»- quella figura fi dipingerà coi> la bacchetta» 
che figiiifica l'imperio che ha ti padrone fopra 
i fuoi ferui, & il timone dimoftra la cura, & il 
reggi mento, e he deue tenere il padre de i figli 
uoli , perche nel mare dejle delitie giouenili 
eglino non torcano il corfo delk virtù , nelle 
cjuali fi deuono aljetiaie con ogni vigilanza ,e 
il lidio » 

La ghirlanda dell'oliuo dimoflra , che il 
buono Economo deue neccirariamenteniaii-. 
tenere la pace in cafa Aia . 

Il compall'o iiilcgna quanto ciafcnno deb- 
ba mifurare le fue forze, & fecondo quellego- 
uernarfi tanto nello fpendere » come neiraìtre 
cofe, per mantenimento della fua famiglia, & 
perpetuità di quella, per mera della mifura , 
che perciò fidipige marioiiajquafìcKe à quel 
laecàconnenga il gouerno della cafa , per l'e- 
fperienza,che ha delle co'e del mondo . ciò lì 
p'rtò vedere nel feguente Ep.g ramina fatto da. 
vn bel Uiliino ingegno • 
Illa domuifilix, certa quum fre^at hahenii ,, 

FroAtganon Aris ma,ter,Ò* tpfn vigil • 
§ltt£ c.iueai nutifcopHltiy ne forte iHuentut: 

A^i(iitt f&»Ì4 , necfnperetur aqitii , 
Vt bsKc toncordes,et{''iófi fuji lufia. capefiant 

Vna4sfit vana gente coaHa dormii 
Si caput aucUiii mgruuit carpare vita , 

SicfmenmtreprobaqHantaruinadomtti^ 
EDIFITIO, OVEROVNSITO. 

GLI antichi per vn fa fio attaccato à vn fi- 
lo denotauar-orcdifuio, onero il fito, & 
l'opera fatra,conciofiacofa che in niflun modo- 
fi può drizzare g;iedifitii le non fi cerca con 
diligenza la driitura de i canti , per mezo de 
"liàrclipendoli: onde nel fabricare fi deue pri 
eia oflètuare quello , chetiittigli edjfi.tircor. 



rifpondano all'archipendolo, & che noniiab» 
bino in fé (per vfare il vocabulo di Vetruuio) 
parte alcuna d'inchinatione all'ingiù . Però fi ' 
potrà rapprcfentare quefta figura per vn huo 
mo che tenghi in vna mano rArchipendoIoin 
atto diadoprarlocon arte, & congiudiiio. 
ELEMOSINA. 

DONNA di bello afpettOjCon habito Imi 
go, & grane, con la faccia coperta d'vn 
velo, perche quello che fa elemofina, deue ve- 
der à chi la fa,e quello che la riceiie non deue 
fpiar da chi venga, ò donde. 

Habbiaambe le mani nafcofle fbttoalle ve 
fte, porgendo così danari à due fanciulli , che 
Ihanoafpettando dalle bande . Hauexà in ed- | 
pò vna lucerna aceefà circondata da vnaghir- * 
landa dioliua.con le fue fogIie,& frutti. 

Elemofina è opera caritatiua , conia quaje^ 
l'huomo foccorre al poueio in alloggiarlo, 
cibarlo, veflirlojvifitailo , redimerlo, &fep- 
pelirlo. 

Le mani fra i panni nafcofe fignificano quel 
clKdiceS- Matteo cap. 6. Nifciat [tniHra tua- 
quidfaciatdextera, & quell'altro precetto,, 
che dice : Vtjtt EÌefimofinA tua in abf condito ^ 
(^ pater tuiiì , qm videt in abfcondito red- 
dat tibi- 

La lucerna s^cccfi dimoftra, che come da vn 
lumes'accende l'altro, lènza diminutioue di 
luce, così ncU'eirercicio dell'elemofina Iddio, 
iion paté, che alcuno lelli con le fue facoltà- 
diminuite^anzi che gli promette ^ e dona real- 
meiue centuplicato guadagno . 

Oliua per corona del capo , dimoftra quel- 
la milericordia, che muoue l'huomo à far ele- 
mosina, quando vede, che vn poueron'habbia 
bifogno.però dille Dauid nel Salmo yi. Sicut 
Olma fruchfera in domo DomiKt. Et Hcfìcìno 
Gierofolimitano,uuerpietando nel Lenitico : 
Superfufum oleum , dice fignificare Elemo- 
fina . 

ELEMENTI. 



EVOCO. 

DONNA che con ambe le «lani tenga 
vn bel vafo pieno di fuoco, da vna parte 
vi farà vna falamandra in mezo d'vn fuoco , e 
dall'altra vna.fenicc parimente in .vna fiamma, 
fopra la quale fia vn rifplen^int^'Sale, onero 
in cambio della fenice il pitàlq, c^^e è animale 
con le penucjilquale ( coni^riije\Plinio, & 
tiferifceil Thomai nella fua idea del Giardi- 



Parte Prima_j. 



'SS 



j\9 del Mondo al cap-jt- ) ^i"e tanto , quan- 
to ftà nel fiioco, & fpeiigendofì quello , vola 
póéo lontano , & fubito (ì muore . 
' tfcllà' falam andrà Plinio nel lib. io.cap..<^7. 
dice>che è animale fimile alla lucertola, pieno 
di ftelle.il quale non vien niaij fé non à tempo 
di lunghe pioggie,& per fereiìo manca. 

Quefto animale è tanto freddo, che fpegne 
il fuoco tocco non altrimenti , che farebbe il 
ghiaccio,& dicefi anco, che quest'animale flà, 
& viue nel fuoco, & più torto l'eftingue, che 
da quello riceua nocumento alcuno,come di- 
cono Anftotile , & altri fcrittoii delle cofe na- 
turali . 

ARIA. 

DONNA con i capelli folleuati,& fparfi 
al vento, che fedendo fopra le nuuole , 
tenga in mano vn bel pauone , come animale 
conTècrato à Giunone Dea dell'aria , & fi ve- 
dranno volare per l'aria varij vccclli , & à i 
piedi di detta figura vi farà vn camaleonte , 
come anima]e,che non mangia cofa alcuna, ne 
bene : ma folo d'aria fi pafce , & viue. Ciò ri- 
ferifcc Plinio nel libio8.,cap 35. 

A C Q_V A. 

DONNA nuda.ma che le parti vergogno- 
fé fieno coperte con bella grafia da vn 
■panno ceruleo,& che fedendo à pie di vno fco 
glio circondato dal ;nare , in mezodel quale 
fiano vno, ò due moftri marini , tenghi con la 
rfeftra mano vno fceitro,&. appoggiandofi c5 
il gomito finiftro fopra d'vn'vrna,& che da det 
ta vrnaefca copia d'acqua , & varij pefci , in 
capo hauerà vna ghirlanda di canne paluftic, 
ma meglio farà , che porti vna bella corona 
d'oro . 

A' queft'elemento dell'acqua fida lofcet- 
tro,& la corona, perche non (i iroua elemen 
toalla vita humana, eal compimento del mo 
do più neccrtàrio dell'acqua, della quale fcri- 
«endo Hefiodo Poeta,& Talete Milefio, difiè- 
rojche eflà non folamente era principo di tut- 
te le cofè, ma Signora di tutti gli Elercenti , 
perciochequefta confuma la terra , fpegneil 
fuoco,(agIie fopra l'aria, & cadendo dal Cielo 
qua giù è cagione , che tutte le cofe necefiàne 
all'huomo nafcanoin terra • Onde fu antica- 
jnenteappreflb i Gentili in tanta ftima , & ve- 
ncratione,chc temeua no giurare per quella,& 
quando giurauano,era fi:gno ( come dice Vir- 
gilio iiel òlib.dcirEnetde ) d'uifal libile giù ra- 
jnentccomc ance rifcrifce,& approua Toma 



fo Tomai nell'idea del Giardino del mondo , 
alc3p.44« 

TERRA. 

VNA Matrona à federe, veftita d'habito 
pieno di «arie herbe, e fiori, con la deftra 
mano tenghi vn globo, incapo vna ghirlanda 
di fronde, fiorile frutti,& de i medefìmi ne fa- 
rà pieno vn comodi douitia, il quale tiene con 
la deftra mano,& à canto vi farà vn Leo»K,& 
altri animali terreftri • 

Si fa mationa,per efière ella da i Poeti chia- 
mata gtau Madre di tutti gl'animali, come be- 
ne tra gl'altri diflè Ouidio nel i. della Meta- 
morfosi cefi. 
Ojfaq^fojl tergnm magnf ìaBata parentis . 
Et in altro luogo del medtfimo i. lib. diffc 
anco . 
Mxgna parens terra, eft , hpidesq^ in corpore 

Terra , 
Ojfa reor dici, tacere hcs pojf terga iubemur . 
Et l'ifteflb anco replicò nel i.lib. de Farti , 
come anco meglio lo dice Lucretio lib- i. 
de natura rerum . 

Si dipinge con il globo,& che ftia à federe , 
pereilèr la terra sferica , & immobile , come 
diiTioftra Manilio nel i. Iib- Artronom. do- 
uè dice. 
Vltimafubfedit glomerato pendere tellm . 
Et poco dipoi . 
Ijì igitur tellm mediam fertita cauertidin 

Aerti • 
Et con quello che fegue appieflb. 

Siveftecon habito pieno di varij fioii, & 
herbe, & con il cornucopia pieno di più forte 
di frutti, & con la ghirlanda lopradetta in ca- 
po, perciochela terra rendeogni lotte di frut- 
ti, come ben dimoftra Gnidio nel lib.i.de arte 
amandi oue dice . 
ììAc telltu eademparit omnia vitibui illa 
Conuentt , h&c eleti, hic bene farravirent- 

Et Statio nella The'oaide , come tiferifce il 
Eoccaccio nel lib. i. della gencologia degli 
DeijCofi dice della terra • 
O eterna madre d'huomini, e di Dei 
Che generi lefelue , i fiumi, e tutti , 
Del mondo ifemi, gV cinimalt, eiere 
Di Prometeo le mani , e tnfieme i, fajfi 
Di Pirra , e quella fefii, latina d;ede 
Prima d'ogn' altra gl'elementi primi . 
Lgl'huommi cangiafìi, éf chec/imini 
E7 mare guidi , onde à te intorno fiede 
La cfuiei a gente de gl'armenti, e l'ira, 
Velie fiere , el npofo de gl'z ccelli .y . Ji.j: «i , . 
Vi Et 



1 f6 Iconologia di Cef.Ripa 



Tf appreffo del mondo , la fortezza • 
Stallile , e ferma , e del del l'occidente » 
La macchina veloce , e l'vao, e l'altro 
Carro circonda te , che in, aere voto 
' Pendente fl ai . O' de le eofe me^o 
Et indiuifa à i grandi tuoi fratelli , ,-. 
Adunque infume fola à tante genti , . ., 

Et vna baRi à tante alte Cittadi , 
Et popoli difopra, anco di fotto , 
Chefen ^afopportar fa fica alcuna 
At lame guidi, ilquulpur affatica 
Il Ciel'àfojlener lejlelle, e i Dei • 

ELEMENTI. 

IQu^attro Elementi , per comjjofitionede i 
quali fi Fano le gene rat ioni nannali> parti- 
cipano in fommo grado delle, quattro ptinic 
qualità, & con tal rifpetto iì trouanoneU'huò 
mo quattro complellìoni , quattro virtiV, 
quattro fcienze principali, quattroarti le più 
nobili nel mondo, quattro tempi dell'anno, 
quattro fui, quattro venti, quattro differen- 
ze locali, &. quattro caufe, ò cagioni delle Ini 
mane fcienze. Et verranno quefti quattro Eie 
menti bene, & piaceuolmente rapprefentati 
co i loro vifibili effetti, fenza leroglifìco me- 
taforico , haucndo fatto cofi per rapprefenra- 
re alla viftal'iiieffc cofe yihbili , molte volte 
ancora gli antichi, Se però con l'aiuto fblo del 
la defìmtione materiale.fi farà prima la terra. 

TE R R A. 

DONNA vecchia, veftita di manto lungOj 
Scfofco, fi foftenti in aria fopravn ba- 
ione, ilqnale pendendo egualmente alla figu- 
ra dall'vna , & dall'altra parte , habbia neli"- 
vna, & nell'altra fommità vna ftella,attraiier 
fi detto bailone la figura fin doue pofTono ar- 
riuar le braccia ftefeall'ingiù , ftando la figu- 
ra dritta , è pofàndofi con le mani indetto ba , 
ftone, la tefta alzata in al to,& à foggia di trec 
eie, hauerà vna felua d'arbori , & nelle fpalle 
fi vedranno come monih due piramidi, che 
rapprcfentino Città, & tenendole mammelle 
fuori del petto , getti fuora acqua, che fi rac- 
coglia fopra il lembo della verte , & fopra al 
detto baftone ii vedano pendere grappi d'vue 
& fpighe;di grano , & tenga detta figura al col , 
Jo vn monile di foglie d'oline . 

Cofi a rapprefentano i tre frutti principali 
della terra , il deriuar che ìjì. il mare da i fou- 
%h la ftabilità della terra librata dat proprio 



pefo , 3c foftemita, per dir cofi ,, dalle lationì 
celcfti, moltrate nelle àwt ftelle, che fignifica 
no anco i due Poli, il baftone moftraraflè d,el. 
Cielo, i luoghi habitati,& filueftri fopo efpreC 
fi nella felua, &■ nelle piramidi . 

Il color della verte è color della terra , & 
la faccia di vecchia è , perche di lei fi dice à 
gl'hnomini tutti: Tornate alla gran madre 
antica • 

Rhea , onero Cibale ancora era già rappre 
Tentata per la terra , come fi vede appreflò gli 
fcrittori della Deità. 

A C Q^V A. 

DONNA giouanc veftita di verte [fòttili,, 
& di color ceruleo, in modo che «è 
trafparifcano le carne ignude , con le pieghe* 
la verte per tutto imiti l'onda del mare , mo- 
ftti detta figura di fortcnercon fatica vna na- 
ne fopra la certa , iHa con i piedi fopra vn 'an- 
cora in forma dicaminare all'ingiù, habbia 
pendente di coralli, & d'altre cofe marine, al 
petto fi vedano due conchiglie grandi , che 
raffembrino la forma delle mammelle , s'ap- 
poggi ad vna canna , ò remo, ò fcoglio con 
diuerfe forte di pefci d'intorno, difpofti al 
giuditio del difcreto pittore . 

Gli antichi per l'acqua faceuano Nettuno, 
vecchio, tirato per l'onde da duecaualli ,con 
tridente in mano , di che fono fcritte l'inter- 
preta tieni da gl'altri « 

Per l'irteffo pigliauano ancora Dori , Gala-», 
tea, Naiadi , & altri nomi, fecondo che vole- 
nano fignificare, ò fiume, ò mare, & quefto s, 
è ch'haiiefle calma, ò fortuna^ 

A R I A. 

DONNA giouanetta , & di vagoafpetto » 
.. fia veftita di color bianco , è trafparen- 
te più dell'altro dell'acqua, con ambek mani 
moftri di foftentate vncerchiodi nuuole , che 
la circondi d'intorno alla vefte , & fopra dette _ 
niuiole (\ veda la forma del l'a reo celefte. 

Tenga fopra la terta il Sole, quale fi moftri, 
che fi Sruaper raggi fuoi delle chiome di lei, 
tenga l'ali alle fpalle, e fotto à i piedi ignudi 
vna vela , fi potrà dipingere ancora il Cama- 
leonte animale , che fi nodrifce d'aria, (ècondo . 
fi ferine, e fi crede. 

E di facile dichiaratione , il Sojemoftra . 
queft'elemeiito eftèr diafane di fiia natura , e 
fentirpiùde gl'altri , ecommunicare.ancoi 
benefitiidel Sole . 

La .vela dimoftra il naturai fito. fuo efTere 

fopra 



Parte Prima_;. 



57 



fopral'àcqi^e . 

Finfero gl'antichi per aria Giouc , & Giu- 
none, Gioue per la parte più pura , Giunone 
per la parte più mifta , e con tntte le fauole à 
loro fpettantijche fono sjuafi infinite, fi fimbo 
leggiafopra la natura clell'aria, & delle varie 
trafmuwtioni per mezo fuo . 

F V O C O. 

GIOVANETTO nudo di color vi- 
uace: con vn velo roflb à trauerfo , il 
qual velo fi pieghi diuerfàmente in forma di 
fiamma . Porti la tefta calua, con vn fol fioc- 
co di capelli ali "in su, fi veda fopra la tefta vn 
cerchio con l'imagine della Luna, permo- 
ftrareche queflo fra gli elementi ha luogo fu 
periore, tenga vn piede fofpefo in aria, per mo 
ftrare lafua leggierezza , &: fotto alle piante 
de i piedi fi moftrino i venti , che foiEano 
fbtto alla regione del fuoco • 

Vulcano, & la Dea Verta fiirono da gli an- 
tichi creduti Dei del fuoco, & dai (àpienti 
conofciuti, che l'uno ci fignificaflèi carboni, 
e l'altra le fiamme : n-.a in quello io non mi 
fìendo per efl'erui altri, che né parlano lunga- 
niente . 

ELEMENTI. 

F V O C O . 

DONNA con la Fenice in capo , che s'ab- 
brucci,& nella man deftra tenga il ful- 
mine di GiouCjCon le fcintille tutte sfauillan»-. 
th.Sc fia yeftita di roflò - 

A E R E- 

DONNA che con ambe le mani 'tenga l'I-= 
ride, onero arco celei}e,& habbia in ca- 
po vna calandra con l'ali dift€fe,& col becco . 
aperto , e fia veftka detta figura di, turchino , 
aflanlluminato. , 

AC Q_ V A. 

DONNA che habbia yn pefce in capoaf- 
faigrande , nelle mam tenga vna nane 
fènza vela : ma con l'albero , antenna, e farce, 
e fiano.«el vcftimemo-; fcolpite l'onde del 
mare . . 

T E R R A . 

DONNA con vn Cartello incapo, & con i 
vna torre.nelle mani tenga diuerfepian 
te,il vertimento farà ditan.Cj con vna fopraue-j 
Ite di color verd e . . 



TERRA. 

LA Terra è vn'elemento il più infimo, il più 
grauc,& minimo di tuttijfitnato in me- 
zo del mondo tra l'vdo, e l'altro Polo, per na- 
tura grane, & immobile fofteniita dalla pro- 
pria grauezza , reftringendofi verfbil centro, 
il qua le ftà in mezo d 'ella , perche tutte le co- 
fegrauiv3nnoarcentro,& perciò efi'cndogra 
ue,hauendoil centro in fé, ftà per fé fteflà in- 
torno al fuo centro • 

Hauendofi à fmr figura, che ne rapprcfèntt 
la terra, farà impollìbile darli tutte le fue qua . 
Jicàjperchefonoinfinite : fé ne pigi era dun- 
que dele più proprie , & più à propofito no- 
ftro con farla • 

Donna d'età matura -, non molto grande » 
con vna verte berrettina de! color della terra , 
nellaquale vi faranno alcuni rofpi, & fopra la 
detta verte hauerà vn manto verde con diuer- 
fe herbette, fiori, Se fpighedi grano, & vue 
biancl-,e,e negre , con vna mano terrà vn fan- 
ciullo che poppale con l'alrra abbracciato vn' 
h'-iomo morto , dall'altra poppa ne fcaturirà 
vn fonte, quale anderà fotto li piedi, nelqua- 
le vi faranno diuerfi fèrpenti, fopra la tefta tef' 
rà vna città, hauerà al colio dell 'oro , & del le 
gioie.alle mani, Se alli piedi ancora . . 

Si farà donna attempata, pereflèrcomema 
diedi tutta la generatione, d'età matura , per 
cflèr creata dal principio del mondo, e da du- 
rare fin'al fine, non molto grande , per elferil 
mimmo tra gl'altri elementi, la uerte berretti- 
na fìgnifica l'irtefià terra.coni rofpi fbpra,per 
che il rofpouiuedi terra-. . 

Il manto verde con herbe fiori , fpighe ài 
gTano,& vue bia«chejenegTe,è il proprio ve- 
rtimento della terra,percioche, fecondo le fta- 
gioni ella fi verte , con dare abbondantemente 
tutti quei benijche fono neceilàrij à ruttili 
viuenti . 

Il fanciullo che tiene nella deftra poppan- 
do, ci mortra, come lei ènoftra nutrice, fom- 
miniftrandoci il vitto . , 

L'huomo morto, che tiene abbrjcriaro dal- 
Taltro htojnefignific'a, come i vini fortenta , 
&. i morti abbraccia,i.tenendoci in depolìio fi- 
xio alla Refurrettrone . 

La poppa che fcatu rifcé acqua i- ne rap p re- 
fenta i fonti, & i fiumi, che ella fcaturifce. 

L'acqua che ella tiene fotro i piedi con i fer 
penti,fono l'acque fotterranee nelli meati del 
la terra coni fèrpenti, che fi rinchiudono nei- - 
lecaueriìe d'efià. . 

La città che tiene io teiìa, ne dinota conie^ 

la 



1 y 8 Iconologia di Cef^Ripa 



la terra è foftentamcnto noftro , & ditutKl^e 
iioftre habitarioni . 

Le gioie .che ftanno al collo, alle mani, & a i 
piedi, fono la varietà deli'oro.argento, & altri 
metalli, & delle gioie, che ftanno dentro le vi- 
fcere della terra, apportandole à noi, perno- 
ftrovtile,& dilettationc, 3c come racconta Pli 
nio nel primo libro è beiiigna madre, & fem- 
pre gioua,& mai nuoce . 

TERRA. 
Come dipinta nella medaglia di Commede- 

DOnna à giacere in terra, meza nuda, co- 
me cofa ftabiIe,con vn braccio appog. 
giato foprad'vn vafojdal qualcefce vna vite, 
&con l'altro rif ofa fopra vn globo , intorno 
alquale fono quattro picciole figure, chele 
prefentanovnadeH'vue, l'altra delle fpighedi 
grano; con -vna corona di fìoii,la terza vn va- 
fo pieno di liquore , eia quarta è la Vittoria 
con vn ramo di palma con lettere. 
TELLVS STABILIS. 

ELEMENTI SECONDO 
Empedocle . 

EMPEDOCLE Filofofodiirecirerei prin- 
cipi] i quattro Elementi , cioè ij Fuoco , 
rA€re,rAcqua,& la Terra, ma con due prin- 
cipali potenze, amiciria,&difcordia, l'vna del 
le quali vnifce , l'altra fepara , da altri dette 
combinatio!iipo(lìbili,& impoHìb li, lefiie pa- 
role greche tradotte poi in latino fon quefte 
in Diogene Laertio • 

N tìc/f S ' iìS'AKpVOK ÌTTlKpol o'///yt<* 0pÓrHOV. 

Iiippiter albtts , 0* alma forar Inno , atque pa 
tens Dii • 

Et Nefìis , lacrymU hominum qu* lumina 
complet . 

Chefuroiio volgarizati da Seluaggio, Acca 
dcmico Occulto , in cocal guifa , le bene nel 
fecondo, &vlcimo verfo è alquanto lontano 
daf tello G ieco,& Latino . 
O di quattro radici delle cofe - 
Gioue alto, alma. Giuriate, e P luto ricco , 
£ Nefii , che di pianto n empie i fiumi- 

Ond'egli parimente intende per lo fuoco, 
che è (opra l'aere, &: chiamalo Fificamente 
Gio'ìe, percioclie ninno maggiore giouamen- 
to altiOiidc fi riceue , che dal fuoco . L'alma 
G iunone intende per lo oere.éc in qucfto mol- 
to con efiblui fi concordano i Poeti , i quali 
liiìgono GiunonemogIie,& forclladi effoGio 
ne,attefo quali l'irtcda qualità , ò pochilllma 



diiFerenzadeirvno,&deiraltra,ondcHoniero 
nel fuo hnguaggio dille. 
luncnem cano aurithronam , quam peperif 

RheO-t- 
Immortahm rtginam, excelfam fortnam ha- 

bentem, 
louii valdifoni fororem , vxoremque , 
Inclytam , qnamomms beati per longtimO^ 

lympum 
Ldti honorant fimulcum Ione obleiìant e fui" 
minibm . 
Pigliali poi il padre Dite per la terra , & è 
chiamato Plutone , cioè Rè , & Signore ricco 
della terra, perciochcin ella fono riporti ipiù 
pretiofi tefori,& da lei fi caua oro,argento,&: 
ogn'altro metallo . 

Ncfti vltnnamente fi mette per li fiumi , 
cioè per lo generare dell'acque. Ne voglio in 
quefto luogo tralafciare vn'epigrama di Gio. 
Zarattino Cartellini , altre volte nominato , 
iielquale con (tnCi mirtici,di Empedocle,in for 
ma di enigma efpone , come alla morte d'vn 
rofignuolointeruennero tutti gl'elementi, me 
tre egli ftaua cantando in cima d'vn alloro , à 
pie del quale foorreua vn riuo d'acqua • 
Dum prifcum tenera, Philomela in "veftictj 
Òaphnes . 
Tloraret querulo gutture m&fia dolum • 
Perculit incautum crudeli vidnere Fiuto, 

§luam Inno band potuit fuftinuiffe diti • 
In Licrimas Nefìn cecidit moribunda propirt' 
qui , 
Nefils, C^ in lacrimis fanditm interijt . 
Extin^am lento combujftt luppiter AÌÌu . 
In v'fuo tumulo fic tumulata fuit . 
E L O Q^V ENZA. 

GIOVANE bella,col petto armato,& c5 
le bracciaignude,in capo hauerà vn'El 
mo circondato di corona d'oro , al fianco ha- 
uerà lo rtocco , nella mano dertra vna verga , 
nella finiftra va fulmine , & farà veftita di 
porpora • 

Giouane.bella , & armata fi dipinge, perciò 
chel'eloquenza non ha altro fine,ne altro in- 
tento.che perfuadere , & non potendo far ciò 
fenz'alkttare,&muouere, però fideerappre- 
fen tare vaghi (lima d'afpefto , ellcndo l'orna- 
mento, & la vaghezza delleparole, delie- 
quali deue efièr fecondo chi vuole perfua- 
dere altrui , però ancora gl'antichi dipin- 
fero Mercurio giouane, piaceuole , & fcnza 
barba, icortumi della quale età fono ancora 
conformi allertile dell'eloquenza, che è pia • 
ceuok,audace,alter3jiafciua,& confidente;. 

La 



Parte Prima . 



SP 



Lat^clicatura delle parole s'iufegna anco- 
ra nelle braccia ignude , le quali e(cono fiioia 
dal biifto armato , perche fenza i fondamenti 
di falda dottrina, & di ragione efficace , l'elo- 
quenza farebbe inerme, & impotente àconfc- 
guire il fuo fine . Però fi dice, che la dottrina 
è madre dell'eloquenza , & della peifiiafionej 
ma parche le ragioni della dottrina fono per 
la difficulrà mal volentieri vdite , &. pocoin- 
tefe, però adornandofi con parole, fi lafciauo 
intendere , & partorifconofpeffe voice effetti 
diperfuafioni.&cofi fi fouuiene alla capacità, 
& a gl'effetti dell animo mal compofto, però 
(I vede,che,ò per dichiarare le ragioni diiSci- 
li,& dubbie.ò per fpionar l'animo al moto del 
le paffioni,ò per raffrenarlo , fono necefl'ari j i 
varij, & artifitiofi giri di parole dell'oratore, 
fra i quali egli fappia celare il fuoartifitio , & 
cofi potrà muouere,& incitare l'altiero ; oue- 
ro fuegliano l'animo addormentato dell'huo- 
mobaflb, &: pigro, con la verga della più baf- 
fa,& commune maniera di parlare , ò coh la 
fpada della mezzana. & pili capace d'ornamen 
ti , ò finalmente col folgore della fLibIime,che 
ha forza d'atterrire, Sedi fpauentareciafcuno- 

La velte di porpora con la corona d'oro in 
capo.dachiaro fegno.comeella rifplende nelle 
menti di chil'alcolta, &: tiene il dominio de 
gl'animi humani,e(ldido che, come dice Piar. 
inVol- Oratoria dignitai e um regia dignitate 
eoniuncia eftydum quod in^um eiì,perfuzdet, 
^ cstm illa Respublicas gubernat . 

E L O Q_V ENZA. 

DOnna veftita di varij colori, con ghirlan- 
da in capo d'herba chiamata Iride, nella 
mano delira tiene vii folgore, & nella finiftra 
vn libro aperto- Il veftimeiito fopradettodimo 
fìracheficome fono varij icolorvcofil'Oratio 
ne deue edere veftita, &, di più concetti ornata. 

La ghirlai>da della fopradetta hcibafigni- 
fica ( come lurraPicrio Valeriane nel lib-óo.) 
cfl'ere fimbolo della eloquenza, perciorhe nar- 
ra Homero che grOratoiide'Troiani , come 
quelli che erano cloquentilfimi, hanefleroma 
giato l'Iride fiorita, & queflo vuol darci ad 
intendereil poeta in quefto (ìio modo di dire, 
cioè che eglino hauen ano con ogni diligenza, 
& ftudio imparato i precetti dell'ornato par- 
lare, &di ciò quefta e la cagione che il fiore 
diqueftaheiba per la ina varietà, & ornameu 
todecolori.habbiacou l'Iride cdeftefijnilitu- 
dine grandiffima, chepureera ancor lei tenu- 
ta per Dea dell'eloquenza . 

Per lo libro fi polirà, che cofà fia eloqueu' 



za.che è l'effetto di molte parole acconcie in 
fieme con arte, &: è in gran parte kritta, per- 
che fi conferuia' poflcri , & per Io fulmine fi 
moftra , come narra Pier'o V alenano nel lib. 
4j. che non con minore forza réloquenza 
d'vn huomo facondo, Se fapiente,batte à terra 
la pertinacia fabricara, & fondata dall'ignoran 
zanelle menti degli flohdi piofiintuofi,chc!l 
fulmine percuote, & abbatte le toni, che s'iu- 
alzanofopra gi'altiedifim . 

E l'o Q^V ENZA. 

DOnna veCtita di rollò , nella man jdeftr» 
tieu vii libro, con la fìniitra mano alza- 
ta, &: con l'indice, che è il feconde dito dell'i- 
llelTa mano lle(ò,& piellò à fuei piedi vi farà 
vn libro, & fopra elio vii'orologgio da polue- 
ie,vi farà ancora vna gabbia aperta con vn pa- 
pagallo fopra . 

Il libro, & rorologio,conic fi è detto è in- 
dicio , che Icparolc fono l'i 11 lu mento delT- 
eloquent£:le quali però dei ono efièreadcypra 
tein ordine, & mifu in del tempo , efiendo 
dal tempo folo mifiirara roiationc, &: da efib 
riceuendo i numeri.Io flile, la gratia,. & parte 
dell'attitudine à perfiiadere • 

II papagalio , è finitolo dell'eloquente per 
che fi rende marauigliofò con la lingua, & con 
le parole imitando l'huomo, nella cui lingua- 
folamente confifte l'eflèrcitio dell'eloquenza. 

Et fi dipinge il papagalio fuora della gab- 
bia, petche l'eloquenza non è riflrettaà tenni' 
ne alcuno, efièndo l'off ciò fuo dì faper dire 
probabilmaite di qualfinoglii materia pro- 
polla , come dice Cicerone nella Rettorica, 
egl' altri ,che hanno fciitto prnna, & dipoi- 

Il veftimento rofio dimoflra.chc ! oratioiic 
deue eflère concitata, ScafFettnofa in modo , 
che ne rifiliti rolTb re nel vifo,acciochefiae!a- 
quente.& atta alla perfuafionc , conforme al. 
detto d'Horatio . 

Si vii tneferCi dolendnm efi 

Primum ipfi tibi- 

Et quella aflèrtione concitata fi dimofir» 
anco nella mano, & nel dito alto: perche vna. 
buona parte dell'eloquenza confille ne! gefto 
dell'oratione. 

E L O Q_V ENZA. 

MAtrona vefiitad'habito honeflo,in capo 
hauerà vn Papagalio, & la mano defila 
aperta in fuora, & l'altra ferrata , mofln d'a- 
fcondcrla fotto le velli . 

Quella figura è conforme ali 'opuiione di' 
Zenone Stoico, ilqualpdiceiia,che la Dialetti 
caeiafomigliaiKc à vnanianochii>ta, perche 

proceda 



I ^o Iconologia di Cefi Ripai^ 



proceda aftiitamente,8c l'eloquenza fimiglian 
te à vna mano apeica,chefi allarga,& diiton 
deaflai più. perdichiaratione del PapagaUo 
feiuirà quanto fi è detto di fopra . 

£ L O Q^V ENZA. 
NeUa MedzgUa.jit Marc' Antonio . 

ERa da granciclu Orfeo lapprefenrato per 
l'£loqueiu'a,& lodibinferoinhabito filo 
fofico, ornato dallatiaia Perfiana , {©naiido la 
Iira,& aliati d'cllò vi erano Liipi,Leoni,Orfi, 
Serpenti, & dinerfi altri animali, che gli lec- 
caiiaiio i piedi,& non folo v'erano anco diuer- 
iì vccelli , che volaiianojma aiKoia monti, & 
"alberii chefègh inchinaiiano,& parimente faf 
£i dalla mnficacomraoffi,& tirati. 

Per dichiaratione di quella bella figura ci 
féruiremo di quello,che Ka interpretato l'An- 
guillara à quello propofito nelle Metamorfofi 
d'OuidioalHbio. dicendo, ciie Orfeo cimo- 
Itra quanta forza,& vigore habbia l'Eloqueii- 
13., come quella,cheè figliuola d"Apollo,che 
non è altro, che la Sapienza . 

La lira è l'arte del fauellare propriamente 
laquale ha fomigìiaiiza della lira, che va mo- 
uendo gl'affetti col fuoiio hor acuto, hor gra- 
ne della voce,& della pnmuntia . 

Le felue,& i monti, che fi muouono, altro 
non fono, che quegHiuomini filli , & oftmati 
nelle loro opiiiioni,& che con gr.indiirima dif 
ficiiltà C\ lafciano vincere dalla fuauità disile 
voci,& dalla forza del parlare, perche gl'albe- 
ri, che hanno le loro radici ferme,& profonde 
notano grluiomini, che fidano nel centrudel- 
l'oftiiiatione le loro opinioni • 

Ferma ancora Orfeoi fiumi, che altro non 
fono, che i dif'iionefl:i,& lafciui huomini, che 
quando non fono ritenuti dalla forza della liu 
gua, dalla loro infame vita.tcorrouo fenza ri- 
tegno alcuno fin'al mare.ch'è il pentimento , 
& l'amarezza , che fuole venire fubito dietro 
à i piaceri carnali . 

Rende manfucte, e benigne le fiere, per le 

quali s'intendono gl'huomini crudeli, & ingor 

di del fangtie altrui, cllcre ridotti dal giuditio 

fo fauellatore à più h umana, &. lodeuole vita- 

E L O Q_V E N ZA. 

P'ER la figura dell'Eloquenza dipingere- 
mo Anfione.ilquale comi fuono della Ci- 
ta ra , & con il canto, fi veda , che tiri à sé 
molti falli > che làrauno fparfi in duierfi luo- 
ghi . 

Ciòfignifica,che la dolce armonia del par- 
lare dell'Eloquenza perfuade,& tira à sé gl'i- 
gnoranti , rozzi, & duri huoniinijChequà, & 



là fparfi dimorano , & infiemc comietighino, 
&ciuilmenteviuino • , 

EMVLATIONE. 

DONNA giouane, bella con braccia ignu- 
de,& i capelli biondi,e ricciuti , che ri- 
uolti in gratiofi giri, facciano vna vaga accon- 
ciatura al capo, rhabito farà fuccinro-, & di 
colore verde • Starà in atto di correre , hauen- 
do i piedi alati , & con la delira mano tenghi 
con bella gratia vuo fprone, ouero vii maz- 
zo difpine. 

L'EmuIatione, fecondo Ariftotile nel i-lib. 
della Rettotica è vn dolore , ilquale fa che ci 
paia vedére nei fimiliànoi di natura alcun 
bene honorato,& ancora poflTbile da cófegnir 
fi , & quello dolore non nafce perche colui 
non habbia quel bene , ma perche noi ancora 
vorrefllmo hauerlo,& non l'habbiamo. 

Giouane C\ dipinge, percioche l'Emulatio- 
ne regna in età gioHenile,ellèndo in quella l'a- 
nimo più ardito, egenerofo. 

I capelli biondi, & ricciuti, fono i penfieri* 
che incitano gl'emuli alla gloria . 

L*habttofuccintOj& di color verde, fignifì 
ca la fperanza di confeguire quellojche fi de- 
fide ra . 

Lebraccia,& i piedi ignudi alati, eia dimo 
Il ratione del correre dinotano la prontezza> & 
la velocità d'appareggiarcalmeno, fenon tra- 
pafiarelepeifbnejche fono adornate di virtuo 
Iè,iSc lodetioli condittioni . 

Gli fida lo fp ione, come raccontali Canal 
caute nella fua Rettorica , nel lib- 4. dicendo 
che l'Emù latione è vno fperone,che fortemen 
te punge & incita non già i mahiaggi à defide 
rare , & operare contra il bene d'altrui come 
inuidiofi,mai buoni, egenerofi à procacciare 
à loro Itelfi quello,che in altrui vcggendo, co 
nofcono l\ loro fleffi mancare, & à queflo prò 
pofito fi dice: Stimulos dedit £mula virttd' 
EMVLATIO ME , 
Contefa , e (limolo di gloria . 

DONNA, che tenga vna tromba nella de- 
fila mano, nellafiniflra vna corona di 
quercia con vna palma ornata di fiocchi, & 
dui galli al li piedi, che fi azzuffino . 

Hcfiodo poeta Greco nel principio della 
fua poefìa intitolata le opere , & li giorni ccn 
più fimilitudine moftra che la conttfa diglo- 
riofa fama è molto laudabile,& conueneuole, 
attefo che per tal contefa li virtuofi fanno à ga 
ra à chi può più auanzare i concorrenti loro , 
il fentimento dei verfidi Hcfiodo è quello 
prefó dal Greco à parola per parola . 



Parte PrimL 



V$ 



AEtnuUfur vieìnum , vìcinut 
Ad diuitioife/finAntem , bona vtro hte cotlr 
. t$iitìO hominibw , 

"Et figulttifigulofuceenfet ; éf fabròfabér » 
Ef fnendicM mendico inuidet > cantorqué 
ettntori . 

I q Itali vèrfì per maggior chiarezza noi tra- 
durremo, tenendoci parimente al teflo Grecò»' 

II vicino al vicin emul fi mofir* 

Che con gran fretta le ricche'^z.e acquifitt 

Ma buona e tal contefa aQt mortali i 

Il va/aio s'adira col vafato , 

Il cantar al cantar , ti fabrO al fabro > 

E'I mendico almewdjco inUidia porta . 

Onde n'cdetiuato quel tiico pròuerbio . 
iFigulfiifiguìum odit . JÌ vafaio odia il vafaip, 
quando (ì fiiol dire , che vnoattefìce.ò vircito 
(o odia l'altro della nredelìma piofefllone: pe- 
rò vediamo ogni giorno ftiidiolì, chebia/ìma- 
no&: auilifcorio le opere d'altri , perche odia- 
no lafamadelli virciiofì coetanei fiioi. non (èn 
2a inu'idia ; fé bene rpelfo orcore eie quello, 
che inuidiamo vino, morto poi lodiamo,comc 
di né Mimnermio. 

ìnfigni cuipiam viro p foni fu ntn* omneì 
Jnuidere viuo iTnortuum au tetn laudare • 

Modo lo ftudiofo da vna certa ambitio^ 
inuidia d'honore ^ incitato dal (limolo della 
giorionifama > dcfìderofo de/Ter egli (blo per 
eccellenza nominato, e tenuto il ptimo > & fii- 
■fcriore à gli altri, s'afFaticaj s'nidnftria,& s*ii! 
gcgna di arriuarC) anzi trapaliate i fegni del- 
la perfettionó . 

lerogìifico della gloriofà fama n'è la xio~ 
htt-SigniJicat tuba famam , (^celebritatem . 
Dice Pierio la Tromba eccita gli animi de 
Soldati, & gliliiegliadal fonno . Claiidiano. 

Extitet incefios turmalii buccina fomnos- 
La Tfòmba parimente della fama eccita 
gli animide virtuofì,& li defta dalfoiino del- 
la pigritià,& fi che ftiattoin continue vigilie^ 
alleqnalein volentieri fi danno i'olo per far 
progrelio ne gli eiTercitij loro à perpetua fa- 
ma, '& gloria . Similmente la Tromba nicità 
gli animi de Soldati , & gl'infiammà alla iiiili- 
tia . Virgilio nel Serto » 
AErecierevirosyMarittn^j accendere eanfìi- 

Cofi la tromba della fama, & della gloria , 
infiamma gli animi all'emulatione della vir- 
tù, qliiiKli è che Plutarco tràttado deila|virtu 
morale difle. Legum conditores inciuitate atti 
bitionem Amulattonem^ excitant , aduerfui ho 
Jlts autem tubii etiam , ac tibijsinHigant au- 
gent^irarum (trdores)étpugnandi cupiditafetfrt 



Et ccito che ninna cofa infiamma pii't gli ani- 
mialla virtù che la tromba della lodemaf- 
fimamchtc i giouani, perciò feguita di die 
Plutarco . 
Laudando adolefctntet excifet, at^ propelldt . 

La corona. & la palma ornata di fiocchi/ è 
iìmbolodel premio della virtù perii qualei 
virtuod f!anno in, continua emù latione , & 
'coniefa . 

La corona di q uercla fu nel Theat ro*di R o- 
ma premio d'ogni èmulàtioiie,& n'era'iQ inco- 
ronati Oratori di pro{agrv;ca,& latina, Muli- 
ci,& Poeti , de Poeti Marciale 
O cui Tarpeias licuit conùng&e quercw é. 

Confermar fi può con l'rifcrituoncdi Li^ 
'ciò Valerio,chedi trcdecianni Ta poeti la i i 
fu in Roma incoronato nel certame di Gioi.c 
Capitolino.inftifuicoda DomiuaiK), come ri- 
fcnfce Suetonio • Infiituit , '^ cuinq ennalt 
certatnen Capitolino Icui ttiplex , tnuficum » 
gqueflre,gyr»nicutn,{^aliquantopluriU'n.quìi 
nunc ejl coronatorUm ; Nella infcmtio»ie , a..- 
corchènon fi fpecifìchi la corona di quercia, 
nondimeno d'altra non fi deue intendere, per- 
che nelle contcfcdi Gioue Capitolino di quer 
eia s'incóionatiaiio i vincitoti . 

L Valerio l. f. 

rVDENTi 
^IC CVM. ESSET. ANNORVM 
XIII. ROMAE CERTaMINE 
lOVIS. CAPITOLINI. LVSTRO 
SEXTO CLARITATE.INGENII 
CORONATVS. lEST. INTER 
POETAS. LATINOS OMNIBVS 
SENTENTIIS. -IVDICVM 
HVlC.PLEfiS. VNIVERSA 
HISTONlEWSlVM. STATVAM. 
AERE. COLLATO. "DECREVIT. 
Di Sonatori di Citala Giuuennale. AnCo' 
pitòltnatnlperaret Polito quercurh , Et gli Hi- 
ftrioni ancora, fi come appatifce in quella iii« 
(crittione ftampara dal ranulnojcla Aldo Ma- 
ini tio , dallo Smetio,& da GiofefFo Scaligero 
fopra Au'lonio • 

L. SVRREDI. L. F CLy 
FELl'CIS ' '-:■-:: 
PRÓCVilATORi: AB 
SCAENA. TKEAT. IMP. 
CAES. DOMTIAN 

PRINCIPI 
CORONATO. CONTRA 
OMNÉS. SCAENICOS 
La pralma j & la coro, a ornata di fiocchi 
come habbiamb deito,era premiò àircorji che 

X fi 



1 6z Iconologia di Ce(I Ripai. 



fi dauaalli primi vincitori > perche! fecondi 
non riportaiiaiio le corone , & le palme con li 
fiocchi fi comeamicrtirce il fudetco Scaligero 
in Aufonio Poeta . 

Zt quAtiWt dudumtihipalr»» poetica poUtt 
Ltmnifco ornut» efi, quo mea.pjilm» eartf . 

Se beiìe propriamccc i lemnilci erano fafcie 
picciole di lana no colorita, come dice fcfto , 
ma trouafianco che i lemnifci da molti pigliali 
per fiocchi doro,& di fera, fecondo gli aggi Ci 
ti, onde leggiamo in Alefliàndro d'Alenàndro 
Jìetrmcis soroltii temnifci tantum aurei daren 
tur , Et in Sidonio Vottz Palmisfericit, Cioè 
Palma ornacadafafcicjò fiocchi di feta: vegga- 
lì lo Scaligero in detto luogo, & Giornale del 
'l"urncbatib,i8".cap.j.dandofi q-ucfte Palme » 
& corone ornate ài fiocchi alli primi vincito- 
ri, le habbianao porte perfègno , che l'emula- 
tioneci ftimolaalla fuprema gloria,.& al defi- 
derio delli psimi premij . 

I Galli clie fi azzuffano feruono per fimbo 
Io dell'emnlatione, & della contefà di gloria . 
Certantinter fé Galli Jf lidio glori*. Dice il Te 
ftore : Chrifippocen l'emularione de i galli 
ci aggiunge flimolo alla fortezza • Themifto^ 
eie animò i foldati contia barbari , con mo- 
fliarloio dui Galliche conibatteuano, non 
per altro che per la vittoria : onde gli Athc- 
uiefì metrenanoogn 'salino dui Galli à conten- 
dere in ptiblico fpettai"olo,ad eflempio dell'E- 
mulacione , come Icggefì in Celio Rodigino 
Jib.9 cap.4fJ. Vfàuajio ajico quefto in Perga- 
mo- Plinio lib.io.cap. II •/'fìr»;^»?/ omniim an 
tjis fpeóìaculu^n gallorum publice edttur ce» 
gladatorumyEt Polluce lib.5>. cap.^.rifèrifce, 
che i Barbati {col pi rno dui, galli combattenti 
Hellenìedaglie.fìmbolo dell'emulatione , con- 
tela^eftircolo di gloria • 

E Q_ V I T A\ 
Nella, Medaglia di Gordiano- 

DONNA veftitadi bianco, che nella deftra 
tiene le bilancie,& nella fimftra vn Cor 
ini copia . 

^f Si dipinge veftita di bianco, perche con can- 
didezza d'animo feiiza lafciar/ì corrompere 
da grintercdì, queRa giudica i meriti,^ deme 
riti altruiji li premia, & condanna,ma con pia 
oeuolezza,&remifrione,fignificandofi.ciòpcr 
le bilancie, & per il cornucopia. 

Equità in molte medaglie^ . 

VNa donzella difcinta, chetando inpiedi, 
tenga con vna mano «"U pero di bilaiicie 
pari, 8c con l'altra vn brace iolaie . 



TquitÀ del Reuerendifi. Padre Fr.I^K4fi(fi 

DO mia con vn regolo Lesbio di piombo in 
mano, perche i Lcsbij fàbritaiianodipic 
tre à b*igii€, e le fpianauano folo di (opra, 3c 
di fotte > & per eflère quefto regolo di piojn- 
bo,fi piega fecondo la baffezza delle pietre, ma 
però non efcc mai del dritto : cofi l'Equità iì 
picga,& inchioftall'imperfettionc humaiia, mi 
però non efce mai del dritto della giuftitia . 
Quefta figura fu fatta dal Reuerendifs.Padre 
Ignatio Vefcouo di Alatri, & Matematico già 
di Gregorio XIII. cflendofi cofi ritroii acatra 
Icfue (crittiir«« 

E Ci_ V A L I T A\ 
Come dipinta nella Libraria Vaticana . 

DONNA, che tiene in ciafcunamano vna 
torcia, accendendo l'vna con l'altra . 



EQVINOTTIO DELLA PRIMAVERA. 

GIOVANE di giufla fiatura , veflito 
dalla parte defì^ra da alro,& à baffo di co 
ior bianco „&: dall'altro lato di color negro> 
cinto in mezzo con vna cintura alquanto lar- 
ga, dicolor turchino, fèguita lenza nodi cOn al 
cune ftelle,à vfo di circolojterrà fotto il brac 
ciò deliro con bella grana vn'Ariete, & con la 
finiilramanovn mazzo di varii fiori , & alli^ 
piedi hauerà due alette del color del veftimen 
to,cioè dal lato bianco biaiichc,3(: dal lato ner 
grò nere. 

Equinottio è quel tempo , nel quale il gior 
no è eguale con la notte, &:quefto auuicne due 
volte l'anno, vna di Marzo alli zi -entrando il 
Solenel fègno dell'Ariete, portando à noi la 
Primauera,& di Settembre alli 13. porraados 
l'Autunno con La.matuiitade'frutti;, 

Si dice Equinottio, cioè eguale, &eqHÌn©t 
tiale,cioc equidialej& anco equatore, cioè e- 
guagliatoredel giorno con la notte , & per 
quello , che ne moftxa il Sacrobofco nella fua. 
sfeia: equinotiale è vu circolo , che diuide la, 
sfera per mezo, cingendoli primo mobile , lo 
diuide in due parti, & fimilmente i poli del 
mondo» 

Sidipingegiouane, perche venendo Tequi- 
nottio nel principio della Primatiera, nel mele 
di Marzo, gli antichi faceuano, che in dctro 
mefe fbdè principio dell'anno . Dicefi anco- 
che fòlle la creatioiie del mondo,& anco l'an- 
no della Redentione,e della Pasfionedi N. S>. 
8c anco da quello nel primo grado dell'Ariete 
ell'ere ftato creato il Sole ,.auttore del detto^ 
Ec^m'uortiojondc non fuor di propofito gl'an- 
tichi 



;r:;i:5^i Parte Prima r 162 

u_ J 

£q^VINOTTIO DELLA PRTMAVERA» 




lichi fecero , che inquefto mtfe forte princi- 
pio dell'anno, effèndo che egli fia prinilegiaro 
più degl'altri , non folo per le ragioni detrc 
di fopraima perche da qiiefh) fi pigliano l'E- 
patte, le lettere Dominicali , & altri computi 
Éclefti. Si rapprefenta di giufta ftatiira, per ef 
fèic eguagliatore , che vuol dire eguale , cioè 
pari- 
li color bianco fignifìca il giorno , & il ne- 
^rola notte, la metà per eguaglianza l'vn del 
faltrOjil bianco dalla delira, perche il giorno 
precedealla notrcperefTer più nobile. 

La cintura di color celcfte, nella qwale fono 
alcune ftelle,nc rapprefenta il circolo , che ù 
detto Equinottio, che cinge il primo mobile 
3i cinge anco ij detto cerchio , per eifer e 



gli j[ènza nodo, & perche li circoli non hanno 
priiicipio,ne fìne,ma fono eguali. 

L'Ariete, ciie tiene foctoil braccio deftro> 
ne dinioftra, che entrando il Sole nel «letto Ce 

gno,{ìfarEquinottiodiPrimauera,cheperta 
le dimoftrationc tiene con la finiftra mano il 
mazzo de i varii fiori , come anco dimoftra, 
chel'Arietc l'Inuerno giace nel lato finiflro,& 
laPrimauera nel def>ro,cofì il 5ole nell'Inner 
no flà dal lato fìnifì:ro del fìrmamenro,& nel- 
lequinottio comincia à giacere nel delho. 

L'ali a' piedi ncdimoftrano la velocità del 
tempo, & corfo dei detti fegni , il bianco dal 
pie de(Wo,pcr la velocità del giorno, & il ne- 
gro dalla iiniflra per la notte. 



EQ^VI- 



i((È| Iconologia di Cef Ripa. 

EQ^VINOTTIO DELL*AVTVNNOo 




H: V O M O d'età virilevcftito nella gui , 
fa dell'altiojccinro parimente dal cer- 
chio con le (Ielle, & turchino, terrà con la de- 
ftra mano il fegno della Libra,cioè vn paio di. 
BilancieegHalniciite,pendenti, condiie.globi> 
vnoperlatoin dcttebilànce , la metà di c:a- 
feun globo farà bianco, &ràltra-nietà negro>, 
volrandorvno al roiicrfcio dell altro, & con 
la fmiftra mano alcuni rami di • più frutti j &; 
vue,&alli piedi l'ali, come dicemp. all'Equi-- 
npttio di fopra. 

Per hauer noi detto, che -cpfa fiaEquinottio, 
&dichiar4to il color del veftimeoto, comean 
co quello.che denota il ccrehio,& l'ali sili pie- 
di , fopra dixiò mi parche-baili anco per di- 
chiafatione, à queft alna figura , eflTendo cKe 
tlTa/jgnificail.inedcfimo^di quelladi, fopra j 



folO;di,rò quello, che {ìgnifica l'eiTeredi età 
■virile ,, dico.dunque , che con efTaJl dimoftra 
la pcrfettipnediquefto tempo, pejcioche in ef 
fo mpl ti dicono, che il noftro Signore creafle 
ilmondo à noi bafta fapere.che nel mcfc di 5ct 
tembrc allii3.far£quinottio,&ne porta l'Au 
tunnocon la maturità, e-perfettione de i frut- 
ti, che per tal lignificato (ì moftra, che con la 
finiftramano ne tenghi di più forte.. ■ 

La libra, oueto bilancia è vnode i dodici fé 
gni del Zodiaco, nel quale entra il Soleil mcfe 
di Settembre,& fain in qucfto tempo l'Equi- 
noctio . cioès'vguagliail.gioCTO coii la notte > 
dimofhrapdpfi con li due globi , metà bianchi 
per il giorno, & metà negri perla notte, volti 
per vn coiurario all'altro vgualmeute pende», 
ti per l'vgualità dell' vfo del giorno co la nottt 



I 



I^RRORE 



E R R O R E. 




Hy O M O quafi in habito di' viandante ,, 
c'habbia bendato gl'occhi j& vada con vn . 
taftone tentone j in atto di cercare il viaggio , 
per andare alUcurandofi ,.& quefto va quafi, 
fempre con l'Ignoranza . 

. L'Errore ( fecondo gli Stoici ) è vn'vfcire ■ 
dì ftrada,& deuiare dalla liiieacome il noner 
lare è vn caminareper la via dritta fenza in- 
ciampare dall' vna , o dall'altra bandaj talché 
tutte l'opere, ò del corpo, òdell'aitellecio no- 
itro fi potrà dire, che fiano in viaggio, ò pelle 
grjn aggio, dopo ilqiiak non ftorcendo, fperia 
r^p arruiare alla felicità . 

. Onedoci mollrò Chriftonodro Signore, , 
1 attioiii del quale furono tutte per iniìnutio- 
nenoftra, qyandoappan a' fuoi difcepoli in 
habitodi pellegtinot&: Iddio nel Leuiticoco- 
mandandoal popol d'Ifrael , che non voleflè, 
caniinando torcere da vnu banda, ò dall'altra» , 



Per qtìeftàcagione.rerrote fi donerà fare iu^ 
habitodi pellegrino, ouero di viandante , iiou i 
potendo efl'erel'errore fenza.ii p Ufo delle iio- 
ftre attionijò penfieti, come fi è dcrto , 

Gl'occhi bendati fignificano, che quando è • 
ofcuratoil lume dcirintellett© con il velo de 
gl'inteielli mondani , facilmente s'incorre ne- 
gl'errori . . 

11 baftone jCOnilquale. va cercando la (ira,. 
da, fi poneper il fenfoicome l'occhio per l'in- . 
telletto, perche.come.qnelloè più corporeo, 
coh l'atto diquello è meno fenfibile , e più Cpi l 
rituale., e fi notainlbmma , che chi procede • 
per via del iènfo, facilmente può ad ogni paf- 
fo errale^ lenza-il difcorfo dell'iiitelletto , & • 
fona la .vera ragione di qual i] voglia cofa , 
quello medefimo,&pù chiaran>entedimolir2i 
riguoianza, cheapprellò d dipinge. 



ERSILIO. 



1 66 Iconologia di Cef Ripa 

E s I LI o; 

Coni^ dcpinto dal R.Fr.Ignatio Perugino Vefcouo d'Alatri , 




HVOMO inhabiro di Pellegiiiio,che con 
la deftra mano tiene vn bordone, & con 
lafmiftra vn falcone in pugno . 

Due Efiljj fono, vn pubIico,e l'altro priua 
to- il publico è quando l'hucmo, ò per colpa, 
òperfòfpetto è bandito dal Prencipe, ò dalla 
Republica,& condaniiato à viuere fuor di pa- 
tria perpetuo, ò à tempo. 

11 priuato è quando rhuomo volontaria- 
iTienre, e per qualche accidente fi elegge di vi- 
uere, e morire fuor di patria, fenta eflèrne cac- 
ciato, che ciò fignificai'habito del pellegrino, 
&: il bordone. 

Et perii publicolo dinota il Falcone con i 
getti alli piedi . 



D 



ETICA. 
ONNA di afpetro grane , terrà con la 
fmiflra mano i'iftroniento detto archi- 



pendolo , & dal lato dcftro haiieri vn leone 
imbrigliato • 

L'Etica fignifìca dottrina di coftumi , con- 
renendofi con efTa il concupirceuole,& irafce- 
uole a'ppetito nella mediocrità, e (iato di me- 
zo, oueconfifte la virtù , per confifterenegl* 
eftremi il vitio,al quale detto appetito s'acco- 
fta, tutta volta, chedail'vnaj ò dall'altra par- 
te declina • 

Tiene appieflb di fé il Leone, nobile, & fero 
ce animale, imbrigliato, per fignifìcare.ch'ella 
raificua quefta parte animale dcU'huemo già 
detta . 

L'Archipendolo ne da per fimilitudine ad 
intcdere.che fi comcall'hora vna cofa ertere be 
ne in piano fi dimoftra, quando il filo penden- 
te tra le due gambe di detto iftrumento non 
tranfgredifce verfo veruno dcgl'eftremi , ma 
s'aggiufta con la linea fcgnata nella parte fu- 
pcriore, ond'egli defcende j cofi qucfta dottri 

na 



Parte Prima 



167 



E 



A. 




«a- dell'Etica infegna rhnomo,che alla retcitH 
diae y & vguagliaiiza della ragione il feufnale 
appetito fi conforma , quando non pende àgi' 
cftremi, manelmezo/ì ritiene. 



ITA' DEL L'ORO . 

VN A bella gioiianetta all'ombra d'vn 
faggiOjOiier d'olino, il) inezo del quale 
fiàvn fciaino d'api; che habbiano fatto la fa- 
bric3,dalla quale fi veda fullarc copia di mele. 
Hauerà li capelli biondi com'ero , & fparfi 
giù perrefpaile ren7'artifitio alcuno , ma na- 
turalmente fi vcda^ la vaghezza loro . 

Sarà veftita d^'oro fènz'altro oriiamento ,. 
con la deftra mano terrà vn Cornucopia pie- 
nodi vari] fiori.Corgnole.Fragolej Caflagne, 
lMore,& Ghiande . 

Giouanetta , & veftita d'oro C\ rapprcfenta 
per moftrare la purità di quei tempi. 

11 femplice vffóraeiìto et 'oro > & i capelli 



fenz'artifirio fignificano, che nell'età d'oro Tt 
verità fa 3perta,emaniflftaà tutti ,.&^ qne- 
ftopropofiroOuidionel libro primo delieMe: 
tamorfcfi tradotto dall'Anguiliara cofi dice» 

^eno vn fecola fìi purgato e netto 
D'ogni maluaggio , e perfidopeì'fiero. 
Vn proceder leal, libero, efchietto, 
Seruando ogn'vn la fé , dtctndoil'vcro 
Non v'era chi femejfe ti fiero a (petto 
T)el giudtcetmplacabile , e feuero 
Ma gtufiteffendo ali'hor femplki, epuri 
Viucanfenza altro giudrceficttri- 
Moftraloftar all'ombra del f^i^gio , che in- 
quei tempi felici d'altra Labi tanone non fi; 
cnrauano , ma folo di l>ar forco gi'arbori fii 
contenrauano • 

Il Cornucopia pieno delle Top radette cofe , 
& il fauo di mele , per dichiaracioned e^Iè co 
fé, neferuiremodeiranrrorità del nominalo 
auttoie nel fopraJetco libro checofi dice 

Strix^'ef- 



1 ó 8 Iconologiadi Cef.Rip^^ 



^en^ejferrotfé, e UeefMto tuffa 
Dal vomero , d%l raìir» , e dui bUeìtte 
' Ognifuiiue t e delicato frutto 
'Ùaunil graia terren lihsrx^ente > 
E quale egli veni*^la liit'produtta 
Tal felgodea la forti4nMta gente, 
■ Che ^reggiando condir le br viumde 
~Marigiauxn eorgne,e more, e fraghcie ghiande» 

^^cho femore più lieto il fuo viaggio 
Facea girando laftiprema, sfera t 
E con fecondo , e temperato raggio 
Recaua al mando etèrna Primnuefa» 
Zefiroi fior a' Aprile, e fior di Maggio 
Nutria con aura tépi'dai'e leggiera 
Sìillaua il miei da gli elei, e da gl'oUtti 
Correan 'Nettare , e latte ifia'nt^e t rtui. 

ETÀ' DELL* ARGENTO. 

VN A giouaue , ma non tauro bella , Come 
quella ili fopra ftaiido apprelTo li'vna 
capanna, farà veftita S'argento, il quale velti- 
mento farà adorno con qualche bel ricamo , 
& anco àrrificiofamence acconcia la te la con 
belli giri di perle ; con la deltra mano s'ap- 
poggierà (opra d'vn'aratro , & co.i la finiftra 
mano tenghi vn mazzo di fpighe di granò , & 
iielli piedi porterà rtiualetti d'argento . 

L*eirerqueilagioaai>e men bella di quella 
dell'età dell'oro , & veftita iiellaguifà chedi- 
•cemo;& co'i la acconciatura del capo, moflra 
la varietà di quefla alla prima eia deli'òròj òii 
•de fopra di ciò per dichiaratio;ie fcg iitcremo 
quanto dice il fopradecto Anguillara nel li- 
bro citato. 

Totche alpiù vecchio "Dio, noiofo, e lento 
Dal fuo maggior fi gl'Hol ftt tolto ti Regno » 
Seguì ti fecondo fecol de C argenti 
Men buon del primo, e del ter{opiu. degno 
Che fu quel viuer lieto in parte ^ento. 
Che à l'huom conuenne vfar l'arte,e l'ingegnò, 
SerUar fnodt, cofiumie leggi noue , 
Si come'piacque al fuo Tiranno GioutJ • 
Egli quel dolce tempo. Ch'era eterno 
lece parte dell anno molto breUe > 
Aggiungendoui Efiate, AurUnno, e Verno^ 
Foco empio, acuii morbi, e fredda neue • 
S'hebbtr l'homini ali hor ijualche gouerno 
Nel mxngiar) nel vefiir, horgràue,borleue 
S'accomod-iren al variar dei giorno 
Secondo eh era in Cancro, ò in Capricorno. 
L'aratro, le fpighe del grano, come anco là 
capanna, mòftrano la col tiuatione, che cornili 
ciò nell'età dell àigéntó, & l'habitatione , che 
in quei cenipicoraincionio à vfaic , come ap- 



pare nella (òpradetta auttoritànel libro ph- 

mo, douedice . 

Già Titji, e Mopfoilfier giouenco atterra . 
ter porlo al giogff, oniei iji mUgge , e gemi 
Già. il ró{x.o agricoltor fere /« terra 
Col crudo aratro , e poi vi Sparge il fettPt' :" 
ìielle grotte al coperto ogn'vn SI ferra 
Onero arbori, e fra,fche intejfe infieme • 
E queìlo, e quel fi f^ cappunna, "o loggia 
Per fuggir fole, e neue, e venti , e pioggia' 

etaVdel rame. 

DONNAd'afpettofieró, armata, e con là 
vede fuccinta tutta ricamata in varij 
modi incapo porterà vn'elmo,che per cimie- 
ro vi fìa vna tefta di leone, & in mano terxà 
vn'hafta,ftando in atto di fierezza , così la di- 
pinge Ouidiòjnel libro primo delle Metamot- 
foli , doue dice . 

Dal metallo, che fu/o in varie forme ■ 
Rende adorno il Tarpeto,el Vaticano 
Sortì Iz ter^a età, nome conforme 
A quel che trjuo poi l'ingegno humano 
Che nacqu2 à l'huom fi variò , e fi deforffit 
Che itfece Venir con l'arme in mano 
L'vn coltra l'altro impetuofi, e fieri 
I lot dtfcordt t e oiìinatl pareri ^ 
A l'huom , che già viuea del fuo /udore 
S'aggiunfe noia tncommodj, éf affanna 
PenCol nellit vite, e nelì'honore , 
E speffo in ambed'te vergogna e danno^i 
Mafie bznv'erxr ffayOdro^e fanCore 
Non v'era falfità , non vera inganno > 
Come fur nella quarta età p.'« dura , 
Che dal ferro piglio nome, e natura • 

eta^ del ferrò. 

DONNA dafpctto terribile, armata , & 
il veflimciito farà del color del ferro , 
hauerà in capo vn'elmo con vna teftadi lupo, 
con la delira mano terrà vna fpada nuda inat- 
to di Combattere -, &: con la fmiftra vn feudo, 
inmezodel quale vi fia dipinta la fràude, cioè 
con la faccia d'huomo giullo , & il redo del 
corpo di fcrpeote, con diuerfe macchie, & co- 
lon, oueró in hiocodi quello moftro vi fi pò 
"tra dipingere vna Sirena ,& à canto della fo- 
■pradetta figura vi faranno diuerfe armi, & in- 
legne, tamburi, trombe, & fimili . 

Il moftro,& la 5uena rvno,e l'altro fon il 
/imbolo, della fraude.come fi può vedere, do 
ne in altri luoghi io ho parlato d'ella , & per 
gl'effetti, e natura della fopradetta età fegui- 
taremo per dichiaratioue il più volte nomi- 
nato 



Parte Prima^ 



i6§f 



tiàtoòiiìdlo , clie di ciò cofi parla > 
// ver, Ufede, ogni bontà del mondo 
Fuggirò > e vers'tl Ciel ^ieguronl aU 
Un Hrra, vfciron Ani tartareo fondo 
Lamen^ogna.lafraude ,etuttii mali 
Ogn infame penfier i ogn'atto immondo 
JEntrl ne crudi petti de mortali; 
£ le pure virtù candide , e belle 
Giro à/plender nel Cielfrtt l' altre Jì elle. 



Vn eUco , e v/tnà atHoi» efhenóri , e're'g}ìì 
Crhuomint indujfe k diuentar tiranni j, 
Ter le richeTze i già fuegliati ingegni , 
Darfi a' furti. alle far^e , & à gl'ingttnn it 
^ gl'homicidii, (^ a mille atti indegni, 
Et à tante dell' huom ruine, e danni , 
Che per ofiare in parte à tanti mali 
S^ introdujfer le leggifC i tribunali . 



ETA^ DELL'ORO , ARGENTO , BRONZO, ET FERRO 
Come rapprefentate in Parigi in vna Comedia > ananù 
Enrico li, B} di Francia* 



ETÀ' DELL'ORO . 

VNA belliflìmagiouanetta, veftita d'oro, 
e con ftuiali del medcfimo.in vna mano 
porrà vn faiio di m e!c,& con ialcra vu ramo 
di quercia con ghiande. 

ETA^ DELL'ARGENTO . 

DONNA veftita d'argento con belli/fimi 
adornamenti di perle , Si veli d'argétì- 
ìOjCome aiìco con gran vaghezza adorno il ca 
po,nelli piedi porca ftiiialetti d'argento, e con 
\iu delle mani vna coppia di pane. 

ETA^ DEL BRONZO. 

DONNA armata, & con vn 'elmo in ca- 
po , che per cimiero porta vna refta di 
Leene.la verte è fiiccinta^Sc fi l'armature, co- 
me anco la vefte,fono del coler del bronzo, in 
vna mano tiene vn'hafta], & ftà in atto fuper- 
feo,& altiero • 

ETÀ' DEL FERRO. 

DONNA armara,& veftita del color del 
ferrojincapo ha vna celata con vna te- 
ftadilupo.con la bocca aperta, & con la man 
deftra tiene vn'hafta con vna falce in cima 
<i"e(ra,& con l'altra vn raftello, &hàipicdi 
d'auoltoio . 

ETERNITÀ'. 

DONNA con tre tefte,che tenga nella fi- 
niftramano vn cerchio ,&ladcftrafia 
co! dito indice alto . 

L'eternità per non elTercofa fenfibile , non 
può conofcerfi dall'intelletto humano, che di 
penda da'fenfi, fé non per negatione, dicendo- 
£1, che è luoco fenza varietà, moto fenza mo- 
to,mutatione,e tempo lènza prima ò poi , fu, 
ò farà,finejò principio , però dureil Pcrrarca 



ikfcriuendo le circoftanze dell'eternità, nel- 
l'vltimode'Trionfì . 
hlon haurÀlucgo,fù,farà , ne era 
Ma, e folo in preferite, & bora ,^ hoggi 
Et fola eternità raccolta, evera. 
Però le tefte fono le tre parti del tempo, 
cioc,prefente,paflàto,e da venne, le quali fono 
riftrectein vna folanell'etcìnità. 
— ' Adito indice alzato èper fegno di ftabilc 
fermezza,chc e neir-erernuà, lontana da ogni 
forte di mii catione, elTendo Umile atro foliro à 
farli da coloro,che vogliono dar fegno d'ani- 
3TÌO coftaute,e dal già fatto proponimento no 
(\ rnu taira. 

Il cerchio è {imbolo dell'eternità, per non 
hauere principio, ne iine,5c per cflère pcrfèttif 
fimafratutieraltier 

ETERNIT A\ 
1<ieU.% medaglia di Faufitna. 

DONNA in piedi ,& in habiro di matro- 
na, tiene nella mano deftra il mondo , & 
in capo vii velo che le cuopia le fpalle. ; 

Lo ftarin piedi fenza alcuna dmioftratio* 
ne di mouimentOjci fa comprendere, chenell* 
eternità non ni e moto,ne muta. ione del rem 
po,ò delle cofe naturali,© dciraicelligibili . 
Però ben dille il Petrarca del; tempo dell'ecef 
nirà. 

"^lual marxuiglta hebb'io, quando refi /tre 
Vidi in vnpie colui, che mai nsnffette, 
Madifcorrendo fuol tutto cangiare- ^ 
La ragione, perche qucfta figura non h. fac- 
cia à (edere , efièndo il fèdere inditio di mag* 
gior ftabilità,e che il federe fcfuol notare qua 
fi fempre nella quiete , che è correlatiua del 
moto,& fenza ilquale non fi può elio incende 
re,& non efièndo comprefa lòtto quello gene 
re la quiete dell'eternità, ne anche ii dcueef- 
Y pi ime le 



170 



leGnotogia di Ce£Ripa 



p rimere intjuefta maniera , ancorché da nitri 
quefto non fia oflèriiato , come fi dirà qui di 
fot co. 

Si fa donna per laconforraiti del nomc,Ma 
trona per l'età ftabilc- 

Tiene iJ mondo in mano , perche il mondo 
prodiiceil tempo, con la ftia mobiJità,&/ìgni 
fica, che 1 eremiti è ftiora del mondo. 

Il velo, che ambidiie gl'homerilc cuopre, 
moftra che quel tempo , che non è prefente 
neirerernicà^s'occLilca.eLscdoui cminétemcte 
Eternità nella Medaglia, di Tito. 

DOiinaaniiaia, che nelladeltra mano tie- 
ne vn'iiafta,& nella, flniftra.vn Cornuco 
pia, e fotto ài piedi vn globo . Per la detta 
figura con parola ereriiità^noii fi deue intende 
re dell'eternità difòpra reale: ma di vna certa 
diiratione ciuile lunghis/lma ,che nafce dal 
buon gouernoj ilqualeconfìfte, principalmen. 
te in prouedcr le colè alla vita necen"arie,per- 
«;he r»cono(cendo i Cittadini l'abbondanza 

E T E R 



dal la beneficenza del PrcHcipCjhanno contino 
uamente l'animo volto à ricompcnfar l'obli- 
go con la concordia, & con la fedeltà > e però 
gl'antichi dipinferoquertadiirationce perpe- 
tuità col cornucopia pieiio di frutti,nafce pa- 
rimente la lunga durarione degli llatijdal.ma 
tenere la guerra in piedi contro le. nationi bar 
bare ejiemiche,&perdiie cagionijl'vna è che 
fi mantengono i popoli bellicofi & efperct, 
per refìftere all'audacia, & all'impeto d'altri 
popoli flranieri, che volellèro offendere; l'al- 
tra è, che li asfìcura la pace , & la concordia 
fra i Cittadini, perche tanto maggiormente il 
tutto fi vnifcecon le. parti, quanto è più com 
battuto dal fuo contrario, & quefto fi è veda, 
to,& vedQ tuttauia in molte Città, &: Regni, 
che fra loro tanto più fono difuniti i cittadiin", 
quantomeno fono da gl'inimici trauagliati,Sc 
fi moltiplicano le diflaitioniciuiIi,con quiete, 
& lifo dell'inimico, però fi dipinge l'eternità 
con rhafta,&con l'armatura. 

N I T A\. 



Defcritta da Fratic. Barberi ni Fiorentino nel Tuo trattato d*Amore. 




PRAN- 



Parte Prima-)' 



171 



FRANCESCO Barberini Fiorentino nel 
fiio trattato, c'ha fatto Hi amore, quale fi 
nona fcritto à pennainmano di Monfìgnor 
Maffeo Barberini Cardinal di S- Chiefa , Se 
deirirteflà famiglia, ha defcritto l'eternità co 
iiuientione molto bella : & hàueudola io con 
parficolargnfto veduta, ho penfato di rappie 
lèntarla qui, fecondo la copia, che dall'origi- 
nale detro Moniìgnorefì èconipiacintolafci- 
armieftraire. 

Egli la figura , donna di forma venerabile, 
con capelli d'oro alquanto lunghi, & ricaden- 
ti fopra alle fpalkjàcui dal flniftro, e deliro 
lato, doue fi doueicbbero Itendcrelecofcie, 
in cambio di elle fi vanno prolungando due 
mezi circoli, che piegando quello alla deftra, 
lequefloalla finiftra parte, vanno circondando 
detta donna fino fopra alla tefta ,doue fi vni- 
fcono infìeme,ha daepalled'oro vna per ma 
no alzate in sù,& è veltita tutto di azurro ce 
lefte flellato.ciafcuna delle quali cofè è mol- 
to à propofito conueniente per denotare l'E- 
ternità, poiché la forma circolare non ha prin 
cipio,ne fine. 

L'oro è incorruttibile,e fra tutti li metal- 
li il più perfetto, e l'azu no ftellato ci rappre 
fenta il Cielo, del quale cofa non appare più 
lontana dalla corra rione. 

E T E R N I T A\ 

DONNA in habito di matrona ,che nella 
deftra mano hauerà vn ferpe in giro, che 
fi tengala coda in bocca , e terrà detta imagi- 
ne vn velo in tefta , che le ricuopra ambedue 
le fpalle. 

Si cuopre le fpalle, perche il tempo paflàto 
neir eternità non fi vede. 

Il ferpe in giro dimoftra , che l'eternità Ci 
pafce di fé ftelTa , ne fi fomenta di cofa alcuna 
efterioie, &appreflb àgli antichi fìgnifìcaua 
il mondo, & 1 "Anno , che fi girano perpetua- 
mentef fecondo alcuni Filofofìj in fé medefì- 
«ni,però fèn'è rinouata pochi anni fono lame 
moria, & l'occafìonedeirinfegna di Papa Gre 
gorio XIII . & dell'Anno ritornato al fuo fe- 
llo per opera di lui, & ciò farà teftimonio de- 
gno dell'eternità della fama di fi gra Prccipc. 
E T E R N I T A\ 

DONNA giouane,veftita di verde, per di 
moftrare,ch'ella non è fottopofta al tem 
po,ne confumata dalle fue forze, ftarà à fede 
re fopra vna fedia,có vn'hafta, nella mano fini 
ftra pofata in terra , e con la deftra fporga vn 
genio,cofì fi vede fcol pira in vna medaglia an- 
tica,con lettercche dicono : CLOD. SEPT. . 



ALB.AVG. 

Hauerà ancora in capo vn bafalifco d'oro 
queft'animaleeraapprcifo à gl'Egitti j inditio 
dell 'Eternità, perche non può edere ammaz- 
zato da animale alcuno , fi come dice Oro E- 
gittio, ne'fuoi leroglifìci , anzi facilmente col 
fiato folo ammazza le fiere,egrhuomini,& fec 
ca rherbe, & le piante. Fingefìdioro.perche 
l'oro è meno foggetto alla cortuttione degl' 
altri metalli * 

ETERNITÀ' 
ÌJella Medaglia d'Adriano . 

DOnna, chefoftienedue tefte coronate, vna 
per mano con quefte lettere AETER- 
NITAS AVGVSTI, & S. C vedi Sebà- 
fìiano E rizzo • 

Eternità , ò Perpetuità . 

DOnna, che fiede fopra vna sfcacelerte, co 
la deftra porga vn Sole , con i fuoi raggi, 
& con laliniftra foftenga vna Ltma , per mo- 
ftrare, come ancora nota Pierio Valeriane se' 
fuoi leroglifìci, che il Sole, e la Luna fono per 
petui genitori delle cofe, & per propria virtù 
generano,e confèruano.&daimoij nutrimento 
à tutti li corpi inferiori, ilche fu molto bene 
confiderato da gl'antichi Egitti j , per rappre- 
fcntarerEternità, credendo fermamente, che 
queftidue lumi del mondo foflèio perdurare 
infiniti fecoli , & che fiiflèro confcruatoti, Sc 
anco nutritori di tutre lecofecrcate fotto di 
loro . Siede fotro la sfera celefte , come cofa , 
che fìa durabile,& perpetua; nelle medaglie di 
Domitiano, Sc di Traiano fi vede l'Eternità , 
che con la deftra mano tiene vn Sole, Sc con la 
finiftra vna Lui)a,col veftimétofcinto,e largo. 
EVENTO B VONO. 

GIOVANE lieto , ^ veftico riccamente , 
nella mano deftra hauerà vna razza, nel 
la finiftra vn papauero , & vna fpica di grano , 
quefto buono euento tcneuano cofi fcolpito 
anticamente i Romani in Campidoglio, infìe- 
me con quello della buona fortuna, & è come 
vna fomma felicità di buon fuccellb in tutre 
le cofe, però lo fìngcuano in quefta maniera , 
volendo intendere per la tazza, & per la fpica 
la lautezza delle viuande.&deì bercper iagio 
uentù i beni dell'animo 5 per i'afpetto lieto i 
piaceri, che diIettano,& rallegrano il corpo ; 
perloveftimento mobile i beili della fortuna, 
fènza i qua/i rimanendo ignudo il buono eue;i 
ro facilmente vana nome, e natura- 
li papauero fi prende per lo fonno,& perla 
quiere, nel che ancora fi fcuopre,& acci^fceil 
buono euento, 

y 2 TAL- 



172' 



' / 



Iconologia di Ce£Ripa 



FALSITÀ' D'AMOREj 
Onero inganno . 

DONNA fiìperbamenre veftita, terrà con 
le mani vua £èrena, che guardi in^vii 
ipecchio . 

II talfo amante forco la delicatiiraci'vna kg 
giaira apparenza, &:foctola dolcezza delle 
lince parole, tiene per ingannare afcofe le par- 
li più deformi de ì\k>ì penfìeri raaluaggi , che 
peri piedi, & per l'eftremirà, come habbiamo 
detto altre volte , iì prendono,& però gl'anti 
thi dipingenano la fcrena in quello proposto. 

Lo fpecchio è vero fimbolo di falfità, per- 
che fé bene pare ; che- in eflb fpecchio liane 
tutte quelle cofc .cheli fono porte innanzi , e 
però vna fola fìmilicudine , che non ha reali - 
tà,& quellojchegli fi apprefen-ta alla finiftra 
viene alla deftra mano,& medeflmaméte quei 
lo che è dalla deftra vienealla fimllra. ikhe è 
rutto quello , che importa quefto nome di 
filfità , comebcaiiruììo racconta il- Pkrio uel 
libro 4z . 

I A M A . 

DONNA veiVita d'vn velo fotrilc rùcciu 
to à xrauerfo , racfoho à meza gamba> 
chenioftri correre leggiermente, hauerà due 
grand ali,farà tutta pennata, & per tutto vi là 
ranno caiu*occhi,quance-penne. Se tra quefti 
vi faranno moke bocche, & orecchie, nella de- 
ftra n)a{io terrà viia tromba ,■ coli la defcriue 
Virgilio, Si. per più chiarezza fcriueiem© le 
fue parole medefime , tradotte ui lingua no- 
li ra coli. 

i* Tarn et e vn mal , di cui non più velo cs 
£' nejjim Miro , e di volubtlt:\Z.z 
Sol vtHe-.én cnminindj itcìiHiH a,for\e; 
j^ leccia, al timor primo , ^poi s inul'^à'. 
Tino MesìeUe , ér entr» neìU terra. , 
jE tra i rilutoli ancora tsìmde il capo • 

Lt poco poi logglunge. 
£^ xeloce dipiedi , e Uggierd' mie 
Vn mcfìre borrendo ,e grande, alqualeq!4nnte- 
{ MurituigUa dei dire j ^ tante bocche 
Suona» in lei,& tant' orécchie inal^jt , 
Vola di notte in meXpil ctel ftridendo 
Zfper l'ombra terrena,?2e mzi china 
Cf occhi per dolce fanno , (^jtede il giorno 
Sono nel corpo piume, fon tant' occhi , 
Difotfo'vigilanfi, & tante lingue 
^^lla guardia iiel colmo , d'alcun tetto , 
U^fopra d'alte, Ó* eminenti torri , 
Le gran citta fmarrendo,iép fi del f alfa 
Cem s del vero e mejfa^gier ter). ice.. 



FAMA BVONA: 

DONNA con vna tromba nella maiid*- 
dritta, & nel la finiftra con Vn ranìo d*o- 
liua, hauerà al collo vna collana d'oro , alla- 
quale fia per pendente vn cuorc,& haiicxà l'a- 
li bianche à gl'homeri . 

La tromba fignifica il gricTo vnitierlàle fpar 
fo per gl'o recchiede gl'huoniini. 

Il ramo d'oliua nioftra la bontà della fama, 
e la finceritàdeirhuomo famolb per opere il- 
luftri,pigIiandofi (èmpre,& l'olino, & il fruc. 
to fuoin bu©na partej però nella Sacra Scric- 
tura a dice dell 'olio, parlandofi di ChriftoN. 
Signore in figura. Oleum effufnmnomen tuu. 
EtdeirOliuadice il Salmo , Oliua frugifera 
in domo Domini • Et per quefta cagione (ù- 
leuano gl'antichi coronar Gione d'Olma, fin- 
gendolo fomrnamente buono, & Ibnimamen- 
te perfetto., 

Ilcuore pendènte al collo , figniffca , come 
narra OroApolline ne liioi leioglifici , la fa- 
ma d'vn'huomo da bene . 

L'a'i di color bianco, notano la candidezza», 
& la velocità della fama buona . 

Fama cattiuadi Claudiana . 

DOuna con vn veftito dipinto d'alcune- 
imaginette nere, come puttiiii con l'a- 
li nere,'& con vna tromba in mano, conforme.- 
al detto di Claudiano nel.lib.deJlaguerra Ge- 
tica, contro Alarico . 
Fam^i^ nigrantes fuccinBapationibu-s alia • 

Sono rimaginette notate per quei timori j, 
che fi accrclcoiio nel crefcere la cartina fama». 

L'ali nere moftrano Tofcurità dell'aitionia, 
& la fordidezza.. 



FAMA C H'I A' R A . 
Nella Medaglia di Antinoo • 

VNA bellilfinia figura nuda d'vn Mercii 
rio coni talari a'pledi,&: al capo-, fopra 
il braccio finiftro reiighi con bella gratia vn 
panno, & in mano il caduceo , &c nella deftra 
per lo freno vn cauallo Pegafco, che s'erga 
con i piedi in a-lto per volare • 

La figu ra di Mercu rio con i talari, & cadii- 
cco:figiiifica la chiara fama percioche gli anti- 
chi lo finfero nnntio di GiouejCper Ini s'inren 
dell parlare , cioè l'efficacia della voce, & del 
grido,che per tutto fi fp3ndc,& fi diiFondé, 

I talari. & l'ale che tiene in capo fignificano 
le parole veloci . 

II cauallo Pegafeo s'intende per la chiara 
fama di Antinoo velcce^nente por tata,&: fpar 
faper i'vixuerfo, 

li 



Parte Primis ;^ 

FAMA CHIARA 

Nella Medaglia d'Antinoo. 



173 




II freno d'edb caiiallo gouernato da Mer- 
cn l'io, ci dinota, che la fama è porrata dalle 
parole, Scdallavoce, che fuona dalle virtù 
degl'illuihi fatti de s;^rhuoniiiii , & che tan- 
to più, ò meno cotal fama peruieneal mondo,, 
quanto quella dalle lingue, & dal parlare de 
gl'hnomini è acjrefcinra, >Jc fparù. 

Et il popolo Romano per honotare Do- 
mitiano fece batterein viia medaglia il Canal 
lo Pegafeo fignifìcante la fama ,,chc per il 
mondo di lui s'era fpai'fa ; vedi Sebartiaiio 
frizzo . 

FAME. 

LA Fame vien déicrittadaOuidio nelle Me 
tamorfofì al lib.8. che in. iioil:ra lingua co 
fi dice . 

Ogn occhio infermo fuo fi sìhfepoltOì 
In vnoccultct,^ cctuernofii foffx- 
Raro ha Cincnlto. crinraHidO) tfcioU^ 



E ài [angue ogni vsnct ignui^ , e fcoPa,. 
Pallido, e crefpo, magro, e o/curo ha il volta- 
E della pelle fplvef? ite Coffa 
E dell'offa congiunte tn varij nodi 
Tr.tfpaion varie forme, e vnrij modi- 
De le ginocchia il nodo in ftto r fi ilende. 
E per le fecche cofct» far gonfiato . 
Lct poppa che à la cofta appena pende 
Se?ni>ra vna palla <» vento ferina fiato . 
Ventre nel ventre fuo non fi comprende 
Md il loco par che fio, già ventre finto 
Biiffettìbraia fomma l'affamata rabbia 
Ti' off^ivn" anatomia, che l'anima hahbia* 
F A T 1 G A 

DQNNA giouane mal vcf>ita,dixi>^or vee 
de, in mano terrà vn libro aperco, (lau- 
do in atte-dt'teggcrlo , & à canto vi farà vu 
"vitello, ò gionenco- 

tafaiica, fecondo il detto di Ciceionfrnel 

2 . df;Ik 



,174 



Iconologia di Cef Ripa 



i. delle Tu rciilaiic, è vna certa-operationedi 
.^raiid 'attiene ci'aiiimOyò di coipo,&; /ì rappre 
fcnta vefliradi verde, perche la fperanza lari- 
cuopre, & la mantiene . 

Si dipingegioiiane,perciocheJagiouentù è 
•atta alla -fatica più d'ogn'alrra età dcU'hiio- 
•iuo. Et Ouidioncl lib-z- de arte Amandi vo- 
lendo dimoftrare , che nella giouentù fi deuc 
durar fatica, cofì dice • 

Dumvires, anim/qi ^nunt Jolerate Uh or et 

Ictm vtniet incito curua feneBa pede . 

Col libro fi dimottra la fatica deliamente, 
che s'apprende principalmente per mezzo de 
gl'ocelli » come ftrada pili facile di cognitione 
in ogni propofito all'intelletto • Quella del 
corpo a rapprelenta per lo lignificato del gio- 
iienco coafoinve al detto d'Ouidio nel lib-ij'- 
delle Metamcifofì douedice. 
■C^de laboriferi crednnt gaudere iuuenci' 
FuticiX-i . 

DOniia robufta,& veftira di pelle d'alino, 
111 maniera che la teita dell'afino faccia 
l'acconciatura delli capelli, elTendo qucft'ani- 
male nato alla fatica, & à portare pefi : s'ag- 
-giuilgeranno ancora alla detta acconciatura 
due ali di Grue , & in mano terrà i piedi del 
medefimo vccello, ilquale feruc per memoria 
della fatica , perche è antica opinione , che i 
iierui dell'ali, & dei piedi di G rue portati adof 
fo, faccino fopportare ogni fatica ageuolmen- 
te , & fcnzaalcun difpiacere , come auertifce 
Pierio Valeiiano al libro 17. 

Fatica 'LftiucUì • 

VNagiouane robufta.veftita d'habiro fuc- 
cinto,e leggiero con le braccia nude.che 
con la deftra mano tenghi vna falce da miete- 
re il grano, & con la fìniftra vno fcorrcggiato 
frumento da batcejrij frumento, &: appreflb 
vi fia VII bue. 

Giouane, & robufta fi dipinge, pereflèrin 

queftaètà le forze del corpo più che in altra 

vigorofe,& aco più atte alle fatiche.come bene 

lodimoftra Ouidio lib.ij.Metamoifofi • 

litquevalens iuuenis , ncque emm robHsìior 

Atos 

VUa , nec vberior,nec qus. magli ardeat vUa. 
L'habifo fucciiuo , & leggiero , e le brac- 
'cia nude dimoftrano la <li{po(ìcione, & pron- 
tezza, che li richiede airoperatioiie,iimouen 
dofi tutti gl'impedimenti , come fonoi vefti- 
m enti gra tri à quelli che in tempo di gran cal- 
do deuono cllèrcitarfi al la fatica • 

La falce,& il fcorrcggiato fono inftruaien- 
ri di opere di molta fatica, maflime che fi fan* 



no nella Cagione ardentilTima del l'È fiate, lìcì- 
la quale ogni minima fatica è grauiflima , & 
fopra di ciò ne feruiremo del detto di Virgi- 
lio nel 4.della Georgica , [oue dice . 
Afflate laborem experiuntur . 
Il bue , cHTendo pollo da molti per (imbo- 
lo della fatica, farà maggiormente nota la no- 
li ra figura ■ 

FATO. 

HVOMO veflifo,ò<?n ampIilFimoveflimc 
to di panno di lino, ftarà riguardajido 
nd-eJ<lo vna fteHa > che rifplenda in mezo à 
molta Hice , laquale fia terminata da alcune 
nuuoIedai^tK le bande, dalle quali cada in 
giro fino à terra vna catena d'oro , cofi e de- 
fcritto iicll'ottauo libro dell'Iliade, & figni- 
fica, fecondo che riferifcono Macrobio, & Lu 
ciano,lj coiigiuntione,& ligamento delle cole 
humanecon le diuine, & vn vincolo dell'hu- 
mana genera tione col sómo fattore fuo.ilqua 
le,quàdo li piace tira à sè,&fà inalzare le no 
flremétial più alto cielo,oue mai altrimenti 
Ilo potremo arriuaie col noftio sforzo terre 
no;però ildiuin Plat.volfe, che qiiclta catena 
fuflè la forza dello fpirito diuino , & del fuo 
ardore celeftc, dal quale fono bene (peflb rapi- 
ti granimi di gran valore à fegnalatc imprefe. 
5i verte di lino, perche come racconta Pie- 
rio Valerianonel lib 40- gl'antichi Sacerdoti 
Egitti) poncuano il lino per lo fato, rendendo 
ne ragione, che come il lino è frutto, e parto 
della Luna, cofi anco fono li mortali foggetti 
allemucationidel Cielo . Etquefto come an- 
co la feguente imagine,habbiamo defcrittaco 
forme alla faperftitionedegentili,efièndo co- 
fa illecita à noi Chriftiani credere il fato, co- 
me diffiifàmente infegna S. Tomaio centra 
gcntileslib.3cap.p 3. 

F A T O. 

HVomoveftitodi panno di lino,per la ra- 
gione lòpradetta , hauerà in capo vna 
ilella,nell3 man deftra il Caduceo di Mercu- 
rio, nella finiftra vna Conocchia col fufò , ma 
che il filo fia tronco nel mezo . 

Le ragioni, che Ci allignano alle dette cofe » 
fono quefle primieramente, perche il faro fi 
tiene per diuolgata opinione defauij della gen 
iilità,che confifte nella dilpofitione delle flel- 
le,& che tutti li noftri humani affari, & impor 
tanti negotij trapaffino, fecondando il moto 
d cfib , però fopra il capo, come donunatrice 
fi dipinge la flella detta • 

Il Caduceo denota la poteflà del faro,ouero 
vn certo diuino fpirito,ò moto }? loquale no 

fola- 



Parte Vrim^u . 



J7f 



folamételamctcììoftra, hia tutte le cofe crea 
te ancora diceuaiioeflèr mofle , & gouernatc 
Si. credeiiaiiorlipiù i gentili, che fiiflè vii cer- 
to vincolo > co'I quajenoi venisfimo obliga- 
ti , e rillretti conrilte/so Dio, & che con noi 
la necesfltà di queftpmedefimo adiuiaflè tu c- 
te le cofe. ■; 

Lo dipijigeiianoiòn la conocchia, & con il 
£ifo , perche cofi fi moftra il debcìisfimo filo 
de noftri giorni , attaccato alle potenze. del 
CieJo. 

F A Y O RE. 

GLI antichi fingeiiano vn giouane 'gnudo, 
allegro, con l'ali-alle fpalle , con vuaben- 
da à gl'occhi^eco'piedi tremanti , ftaua fopra, 
vna ruota,. Io non so vedere , per qual altro 
finecofi lo dipingelìero, fenon perdimoftra- 
xe i tre fonti, ondefeatiirifcono, & deriuano 
tutti i faiiori . Ilpritpoc Ja.viftù,iìgni(ìcara 
per l'ali dagranticlufpeflè volte, per majitene 
re la metafora del volo, dell 'ingegno- II fecon 
do è la fortuna , dalla quale djceuano hauer 
le ricchezze,& per quel le la nobiltà, le quali 
due cofe principalmente danno, ^mantengo 
noli fauorevÌHO,& gagliardo, & la fortuna è 
dimoftrata con la rnora.per la ragione da dirfi 
à fuoluogo-l'altra cagione del fauoreè il ca- 
priccio, & inclLnacioncdi chi fàuonfc.ej fenza 
alcLÌ fine ftabile.ò sezafproned alcuna. cofa ra. 
gioneuole,& quefto vienfignificato perlace- 
citadegrocchi corporali , da quali s'impara 
eder corto il conofcimeiito dell'intelletto , & 
quefte fono tre cagioni. 

Si poffono ancora conquefte mcdefimeco^ 
fé fignifica re tre effetti d'cdò . cioè l'ali l'ardi 
re,chefihà dal fauore perimpiegarfi àgrau- 
d'imprefè.Ia fu perbia, che toglie la virtù, &I3 
conofcenza delle perfone men grandi, il che fi 
nota nella cecità, & il dominiodella fortuna, 
che per lo più fi confeguifce per mezo de fa- 
uori , & ciò perla ruota fi manifefta . Però 
quefto C\ dice fecondo il vol^o , non douendo 
noi attribuiredominioalc^nnoalla fortuna, di 
pendendo tuttodalla diurna prouidenza . Et 
in quefto s'hà da feguicare la verità,infegnata . 
ci da S Tomafocoiuragentiles.j.c 91. 
FAVORE. 

VN Gioiiane armato, con vno feudo gra 
depofàto in terra , oue farà dipintoli 
mare con vn delfino, che porti (opra ildorfo. 
vn giouine , che fuoni la lira , 8c con la m ano , 
dritta terra vno fcetro abballato verfo la terra. 
Si dipinge il fauore armato per l'audacia di 
fgoprirfi vigorofo nelle im pick di molta dif- 



ficu Ita, alle quali fpeflo s'arrifchia , Se ncefcc 
facilmente conbosiore. 

Lo fi:ud&c fegno , che i fauori fonodifefa 
della fàma,& della rcbha , come eiTo e fatto p 
difefadclla vita corporale. 

Il Delfino ne! modo detto, accama la fauo 
lad'Arione nobile fonatole, ilquale per inui- 
diad'alcuni marinari , eflendo gettato dalla 
barcancU'acquefù da quefto pcfce amore- 
uolmentc portato alla riua , ilqual'offitio fi 
può pre.ndeieiw quefio propofito,pcrche il fa 
uoredcueclfer. fenza obigo,. & fen7a danno 
di chi lo fà,macon vti!e,&: honoredichi lori 
ceue , Icquali qualità fi. vedono efpiefienell' 
attioni-del Delfino , che fenza fuo fcomodo 
portali fonatole j}T*3(q ne & gli fàlua !a vita. 

Si dice ancora effe' p ort .:o vnoche e folle 
uatodafauoie , & per me-^Qd'eflì facilmen- 
te viene à terniwie de fuoi dcfiderij . In cam- 
bio del Delfino fi potrebbe ancora fare vna Na. 
ne in 3 Ito mare , con vn venio , che le fpiri in 
poppa, per dimoftrare.che il fauore è l'aiuto 
che s'hà per Io compimento de defideiij. 

Lo fcettro piegato verfo lareri;3 è il fègno 
chedananoi Rè di Perfia, per fauorire i Vaf- 
fà'i, toccandogli la tefta ; perciò fi legge nel 
riftorie Sacre ,che Afliiero , Arraferfe detto, 
dagli fcricton profani , per fauorire Efter fua, 
moglie, le toccò con lo (cettro la tefta . 

Gì antichi ancora, dipiiigeuano il fauore 
col dico più grofio della mano piegato, di che 
fi può vedere la ragione apprefib il P;erio , &, 
altri Scrittori • 



FECONDITÀ'. 

DONNA incoronata di Saiapa, tenga con-, 
le mani verfo il feno TAcatho, da alca 
ni riputatoli Cardel!o,conli figliuolini den- 
tro il nido, alli piedi da vn canto vna gallina^ 
con i fuoi pulcini à pena nati dna per vuoua , 
dall'altro canto vna lepre con i fuoi parti ma 
dati fu ora di frefco . La fecondità è lamag 
gior felicità, che polla hauère vna donna ma- 
ritata : poiché per mezo di quella produce i: 
frutti , da lei nel Matrimonio con deiìderio,. 
afpettati : attefo che per antico inftinto di na- ■ 
tura è necefiàriaà gli huomini laprocie.uio-- 
iie de i figliuoli , ilche anco è cofar.ianifeftat 
nelli bruti. Tutti gli ammali naturalmente.- 
cercono di acquiftorfi prole, & fiiccelHone , 
ancorché non ne fperino vtilicà alcuna : ma 
che maggiore vtilità , che migiioi, ricchezza . 

che. 



17^ 



Iconologìa di Ce£ Ripa 

FECONDI! A . 




elicli fiollHoIi ? 

jH<^r eft ò M/nter pojfejfo pulcherrimjt , 
£f f 0- !or d'.uitiif.ft cuifint Uberi boni • 

Dide E-iiipide in iMekagio , felici fono ri- 
piiuri quelli padri, & quelle madri, chehaii-. 
lìo copia di molti buoni figliuoli, ò mafchi , 
ò femine , che lìeiio , come mantiene Ari- 
flotiIe|iic! primo della Reaorica . Si come 
vn'huomochepo'Tìedi. moltitiiduiedi amici > 
ha più potcìlàdi quello , che non ha n uno 
amico, cofi molcopiiì può vii Cirtadino ,che 
habbia numerofa prole , che quello , che non 
ha ninna. onero poca ; Tri li rari efl'empij di 
felicità huniana, racco. Ita Plano lib.7.cap.44 
di Cecilio Metello Macedonico, che hebbe 
quattro figliuoli , vno Pie:ore, & tre Confo- 
Iijdui trionfali , &: vuo Cenrore,e nel n cdefì- 
niolib cap.13 narra , che allanior-e fua laf- 
ciò fei fio]iiioli,vudici nipoti & che tra Ce- 
rei! e Nuore.tutti quelli ci. e lo falu tafano in 
iiomc di ysidit arriuarcuo à i?' Mette anco 



d'hauer trouarònegliatti rie'tempi d'Augn- 
ilo nel fuo duodecimo coniolato , che Caio 
Cnfpiiio Hilarcda Fiefole, con fette figliuo- 
li mafchi, e due femine , con 17, Nipoti maf- 
chi, none femine, & z 9- Pronepoti, con ordina 
ta pom pa fac rificò in Cam pidoglio . Per vl- 
tima felicità, & maggior gloria vieti chiama- 
ta Anicia Faltonia, Madre di Co:>(bli in que- 
lla infcrittione lampara malamente dallo 
Smctio,con duediftichi di più , li quali fono 
fopra vn'altra infcrirtione -^ur di Anicia Fal- 
tonia Probajche fi vede nel Palazzo del Cardi- 
nale Cefis. 
Arjici&.,TaltonÌA,Prob&.Amnics Pincios, Ani^ 

cto$4; decoranti ■ 
Confulii vxoriyConfuliifiliAjConfulum Matrix 

A}7ÌcÌHi frohinii-s ■ 
V.CCok/hI Or dinari tu , (^ Anicifts Probfd 

V. C. ^^AJlor Candidatui • 
Filli, deumcìi maternu mcritu-, dedicarunt. 

Vaicrio Malllnionej lib.4. cap 4-fententio- 
faTOente 



Parte Prima.»! 



177 



iamentcdiccjchcgtaiidirtimo ornamento fò- 
lio alle Matrone i figliuoli ►& narra di Cor- 
iiclia Madre de G racchi , che ii. figliuoli fe- 
ce fecondo Plinio , apprellb la quale «(Tendo 
alloggiata vna Matrona di Campagna , chele 
fece pompolà moftra de'fuoi bellillìmi orna- 
inenti,che portaua,ellatn ragionando la trat- 
tenne tantoché tornaflèro da fchuola i figline 
li, quali veduti (ii(lè,& <]ue{H fono li miei or 
namcnti ; Feconda fi può dire ancoquell'al- 
wa Cornelia della gente de Scipioni.chedi 6x. 
anni partorì Volufio Saturnino , che fu Con- 
fulecon Domitiano Imperatore dell'Ottan- 
t'otto , & del nouantatre. Quella felicità 
non e tanto priuata , quanto public3,c(lèndo 
felicità d'vna Patria, abbondare di molte buo- 
ne, virtuo{è,& valorofe proli j però fcce^ vn 
decreto in quefta Città di Roma, che à quel 
lo tulle dato il primo luogo, & maggior ho- 
ROraiiza,che haueifenon più anni, ma più fi- 
gliuoli, & fa Ile prefenco in pigliare ififci Co 
Silarial Confale, chehaueua miuor numero 
di figliuoli , ancorché fufle flato più vecchio : 
& ciò conila nella legge G iulia,. citata da Au- 
lo Gelilo lib. i.cap i y • Si fa coronata di ièna 
pe.peicheil minucilTìmo femediqueft'he4"ba, 
lenza molta induftria,ò diligenza del coltiua- 
tore , fra tutte l'herbe diuienetale,& di tan- 
ta grandezza, che catcaà fofteneregli augelli, 
che vi fi pofanolbpra-. Della fecondità dell' 
Acante ne ragiona Plinio lib- io. cap. 65 • oue 
dice,che ogni animale , quanto più è grande 
di corpojtanto meno è fecondo, vu figlio alla 
volta partorifcono gli Elefanti, li Cammelli, 
& le Caualle, l'Acante minimo Angeletto ne 
partorifce dodici . La gallina polla al li piedi 
da vn canto con l'vuouajche nafcono due pul 
cini per vuouo, dimollra la fecondità dique- 
flodomellico vccello • Tali raccontali Pie- 
rio hauerne veduti in Padoua,& fi legge ne gli 
fcritti d'Alberto,che in vn certo luogo della 
Macedonia couando vna gallina zi. vuoua nei 
nafcerefurno ritrouatÌ44. pulcini . Adopera 
«ano ancora grancichi in quello propollto 
la pecora con due agnelli infieme legati , per- 
che leantiche Matrone,quando haueuano par 
torito due figliuoli ad vn parto foleuano fa- 
crificare vna pecora con due agnelli a Giu- 
none prefidente dell'opulenza, & de regni , & 
aiutatrice delle donne ne'parti , Icquali non 
folo due alla volta fpeilb parconfcono in più 
luoghi.come in Egitto j ma per quanconarra 
Arift.Iib. 7. cap-4.de gl'animali in alcuni Ino» 
ghi,}. & 4. alla volta, & più e più volte ciii* 



qnc; Vnadoiina partictilari^entc n€ partorì 
lo.in quattro parti , cinque alla volta , &. la 
maggior paltcdi quelli potè nutrire , & alle- 
nare . AuleGclUo lib.iccap.i. nirra,cheal 
tempo d'Augufto Imperatore vna ferua cfi 
detto Augnilo nel campo Laurente partorì 
cinque putti, che pochi giorni <:am porno , & 
la madre anco non molte dopò morì , alla 
quale perordine d'Augufto, fu fatto nella via 
Laurentia vn fepolcio, nel quale fu fcritto 
il parto di detta donna . Giulio Capitolino 
anco riferilce, che nell'Imperio d'Antonino 
pio, cinque putri in vn parto nacquero. Se fé 
bene Ariftotile tiene che quello numero fia fi- 
ne della moltitudine in vn parto,& che non fi 
truouieficrfene infieme partoriti più ; nondi- 
meno habbiamo nelle rclationi del Boterò , 
clie la ContelIaMargharita l'Anno 1176. par- 
torì 364. creatale, che fu rno battezzate tutte 
lotto i nomi di Giouanni^j&di EUfabetta, co- 
me appare dall 'epitaffio in tagliatrici la lèpoi 
fura in vnmoualleriodi Monache di S. Ber- 
nardo prellb Lhaia,in Holanda:ciò auucnne, 
perche eflcndo capitata innanzi alla Contefla 
vna po'.iera donna con due figliuoli nati ad 
vn parto, à domandare la linioliiUjelIà in luo 
go di aiutarla.rincaricò, dicendo, che non fi pò 
teuanofar due figli ad vn tratto, fé nonhauef 
(èro parimente due padri , di che rilcntendofi 
forte quella poueietta, pregò Iddio, che per 
manifellare la fua piidicitia,pennettenrc che la 
ContelTa già grauida,partoiinè tanti figliuo- 
li , quanti giorni ha l'anno. Manino Crome- 
rò veridico auttore nella fua Cronica fcriuej 
come l'ano xi<S9.viraltraMargherita,moglie 
del Cote Virboslao partorì 36. figliuoli I Cra 
conia- Del la lepre li legge, che è tanto fecóda, 
che mentre dà il latte partorifce , Se pone fra 
l'vnoè l'altro parto pochillìmo intcruallo. Se 
racconta Val. Mafliaiod'vn'Ifola, douefuio 
no forzati à pariirfi gl'habitatori, per la gran 
copia, che vi era moltiplicata di quelli anima- 
li . Però non fono mancati alcuni, che hanno 
detto, chei malchi conceptfcono, partonfco- 
110.& nodrilcono i parti propri j , come fanno 
le fennoe llefiè . 

F E C O N D I T A\ 

Nella Medagltx di MumeO—) . 

DOnna, che con la finiflra tenga vn Corna 
cflpia, & con la delira meni per mano va 
fanciullo . 

Si fa il Cornucopia , peradopraifi ancora 
quefta parola di fecondità metaforicamente 
Z nella 



178 Iconologia di Cef!Ripa 



nella terra, ne gl'Alberi', negl'ingegni. Scia. 
ogni al era cofa buona . 

FECONDITÀ'. 

Nella Medaglia di TauftinM • 

DOnna fopra vn letto geiiialei& intorno le 
(chertiiio due fanciulli- 
FEDE CHRISTIANA CATTOLICA. 
Secondo Tul-entio, é" *liri auttori^ 

DIPINGEVANO gli antichi Chriftiani 
la Fec?e Chriftiaiia Cattolica > vna Gio- 
yanedi vo'toofciuo , & quafì coperto d'vu 
velo intorno a! petto, & le fpaìle nude, eoa 
vna corona in tcfta di alloro, dipiù faceuat.o 
che hauefle in mano vnofcetrro, & fbttoalli 
piedi due vofperre,echemofliafIc nelTactione 
& nel gefto vna gran coftan^a, S: generofità . 
L'interpreratione diqueda figura è data da 
^ìì certo Dottore Panfienfe chiamato per no- 
me Holcoc, Allegato da Frate Arcangelo da 
Vercelli Sermonum §luadragejimalium • Ser- 
mone ij-. "^ 

ridipinge con fàccia ofcura, perche de gì* 
articoli della Fede, che noi crediamo, non hab 
biamo qui evidenza alcuna, perche come dice 
San Paolo . Vidcffjus hic per ipeculum , c^m 
«;?i^«?-»/* . Laonde difTc Chrifloà San To- 
mafoin S.Giouanni al cap. io Beati qui non . 
viderunt , é^ erediderunt . Sì può anco di- 
Je,che vadi velata, & coperta , perche l'habito 
della Fede come dicono i Theologi , procede 
jfemplicemenie da vn'oggetto orciiro, e velato 
cioè da vno obietto inuifibi!e & infcrrfibile, 

E nuda intorno alle fpalle, c'I petto, perche 
)a predicatione Euangelica non dene eflcre pai 
Jiata con parole, 5f enigmi, ò con paiole ofcu- 
ic,& doppie, come fanno grErctici, ma fi Je- 
ue l'Enangelio efplicare purG,&chiarameme. 

Porta la corona d'ai loro, in fegno della vit 
toria ch'ella riporta contro «ranuerfarij del- 
la FedeChriftiana, & nemici noftri , cioè il 
Eemonio, il Mondo, & la Carne , per ^neflo 
griniperatori antichi trionfanti cofturoauaro 
andare coronati di lauro, e de Martiri canta 
ila Chiefa Sai>ta . laurtit. ditantur iene fut- 
gidis . 

Lo fcettro che el la porta nella mano , noa 
dinota altro fé non la grandezza , e la mneftà 
della uoftra Fede , come regina , & Impera- 
trice, anzi figliirola del Rè eterno Iddio, ilqna 
le eflahà peroggetto,& alqualecome à fcet- 
tro fi appoggia, per dimoftiare la fermezza, e 
Ja rifolutione che debbiamo haneie pelle cofe, 
«he la fede ci propone di cier'ei-c,!aqnal fcòz, 
€.ome dice S.Giaco;no Apoftolo nella fua E- 



piftola Canonica al ci^-i-UihilkAjttnt' 

Le volpecte che tiene fotte i piedi fono ^li 
Heretici, quali ella conuince^e prende, ma (e 
vogliono reftare nella loro perfìdÌ3,calpcfla, e 
depritue • Sono chiamate volpette,per la loro 
malicia, perche cercano fèmpre con inganni,& 
aftutie di pigliare l'anime de fedcli,e fé ne van 
no fempre prouifti d'argomenti fottili , fòfì- 
fìici, & fallaci . Onde molto à propofito San 
Bernardo nel feimone 64. fopra la Cantica 
efpone quelle parole del cap.i. della Cantica^ 
Capite nobis vulpes paruultUyquA demoliuntur 
Tjineets, dice Capite , perche gl'Heretici non fi 
deuono cofi firbito ammazzare , ma conuin- 
cerli con gl'argomenti, & con la verità, & far 
chiari, & palefi al mondo i loro inganni, come 
diceS. Paolo nella prima de Corinti, al cap. 3.. 
Debent eomprehendi in aHutia Jua . Laonde 
qnefta figura li tiene fotto li piedi , perche la 
noftra fède al fine li sbatte, conuince , & con-:' 
cu Ica. 

Moftra fodezza nella maniera , e nell'anda- 
re, attefoche la Fede Cattolica Romana dure- 
rà mentre durerà il mondo , & non manche* 
rà mai in fino al fin de fecoli , fecondo l'Ora- 
tione che fece Chrifto ananti la fua pafTione » 
quando diffe àS. Pietro, in S. Lucaal cap.zz. 
Simon ego rogauipro te, vt non deficiatfidestuay. 
Et però moftra coltanza.e gagliardia , perche 
aderifce,& ha Ja niiraad'viK)obietto,&ad vna 
verità increata . 
FEDE CHRISTIANA. 

DONNA in piedi fopra vnabafe,veflitadi 
bianco, nella finiftia hauerà vna Croce», 
& nella defila vn Calice^ 

La Fede è vna fermacredema ,pe£ràutfo«- 
rità di Dio, di colè che per argomento noi* 
apparifcono , nelle quali è fondata la fperan-- 
za Chiiftiana. 

Si rappiefenta fopra vnabafe, per dimoflra 
re, che ella, come dice S.Ambrogio lib. i. de 
Patri, Abr- cap.i. tom. 4. è la bafe Regina di 
tutte Taltre virtù , poiché fenza di effa è im-. 
poflìbi e piacere à Dio, come dice S. Paolo a(t 
Hebr. cap. 11. 

r Et fi fa in piedi,ènonà federe, con vn Ca- 
lice nella delira , per fignificare le operationi' 
corrifpondenti ad eflà^cfièndo che,comeattc 
fla S.Agoftino lib-de fid & oper.cap i j-rom» 
4. & S-iacomo al cap. 1. Terfidem,fineDperi- 
huf nemop$tefi faluari^, nec iufìificari,namfi' 
des fine operibpn mor tua efì,Ó' ex operibui con- 
fumatur . Si che con l'opere donemo fcgui- 
tate la fede nolha, poiché quello veramente 

crede, 



Parte Primij' 



I7P 



erède, ìlqualc ctcrcica con l'opere ciò che ere 
de; dice S.Agoftinofop ras. Matteo al capxi. 
Non enim fatti eli credere , fti videnium tfl , 
j^t credatur . 

Et perche due principali capi d'ella Fede , 
come dice San Paolo , fono credere in Chrifto 
Croeifi(ro,& nil Sacramento dell'Altare : pe- 
rò fi dipinge conia Croce, & col Calice . 
Fede ChrifliAneLj' 

VN A vergine con habito bianchisfimo 
fopra vna pietra quadrata, con la deftra 
terrà elenata vna Croce , & con efià vn libro 
aperto, gnaidandoio fi[Iàmente,& col dito in- 
dice delia linillra , additerà toccando quafì 
roiccchiofuo; Ufciando da parte l'efplicatio 
iiedell'altre cofe già dette di l'opra. 

Si rapprefenta col dito all'orecchio , & col 
libro aperto, percioche due fonoi mezi per ap 
prciiJere la Fedeianra^vno è l'vdito , & qiie- 
flo è il principale, dicendo 5- Paolo ad Rom. 
cap- 1 o- Fides ex att(l'tM,audifU:; autem per ver 
bum Chrtflr- L'altro è il leggem i libri Cano 
liici,& quello è nien potente : Vtuui e/i enim 
fermo Dei,c^ efjfìcax.ó' p^^^frai^ilior omni gl^ 
dio ancipiti , pirttngens vfque ad diuifonem 
anim&,ac fpiritm , compagum quoque, lic me- 
dnUxrum,ó* difcretor cognitionu>n, ^ inten- 
ttonttm corda. Diceil medefimo Apoftoload 
Hxbr. cap. 4 oltre che ne lignifica ,che alla 
Pede la pietra, come à fondamento s'appoggia 
no tutte l'altte virtù, ne può anche dimoftra- 
le.che quefta pietra fondamentale lìa C brillo, 
Tetraautem erat Chrtjlu4 > il quale do.icmo 
credere(coaie veramente egli èj vero Dio , & 
>ero huomo,Redentoredel mondo, e princi- 
pio d'ogni bene noftro. 

FEDE CATTOLICA. 

DONNA vef>ita di bianco, che fi tenga la 
deftramano fopra il pecto,& con laiìm- 
ftra terrà vnCalice,Scattentamente lo guardi. 
Sono trek virtù infegnateci nella nona, Se 
vJiima legge data per bocca di Chnfto N. S- 
cometicandlacoilegate vu dentto all'altro : 
mala fede e prima alle altre due, non poten- 
do alcuno hauere,ne Speranza, ne Carità fen- 
73eira,dalla quale quelle dependoiio in que- 
fta vita necefl'uiamente . Qjj erta dunque fi 
fa veftitj di bianco, & bella di faccia , perche 
come il color bianco ci modra ia fimilitudi- 
ne della luce, quale ècofaefiftente,& perfet- 
ta di fm natura, & il color negro ci moftra le 
te.iebre, che fonofolo priuatione d'eflfa : cofi 
dobbiamo noi credere, che chi ha fede perfet- 
ta,5c formata con la carità) habbia l'eUcre, & 



viua,&chi di quefta fìapriao,s'auincini,ò fìa 
in tutto prosfimo alla priuatione,&,alla mnr 
teeterna; l'vnoci dille Chrifto N. S. in quelle 
parole-^^t crediti» fne,ettani fi mortutu fue- 
rit , viuet ; L'altro s ha dal facro lìmbolo di 
Santo hih.2LVì!i(\Q'HAC eilfides Catholica,qua>?t 
nifi quifqne fideifterfirmiterq^ae crediderttfal 
uui effe non poterti' 

Moftra ancora la bianchezza del vel^imen- 
to,che quella virtù, non s'acquifta con l'intro 
durre le fcicnze nel]'anima,come il color biau 
eoa' panni non (\ dà concolori materiali i 
ma folo s'acquifta purificando il panno da gi' 
altri colon , cofi la fede quando^e nettat'/rani 
ma con la gratta , & carità >n modo che non 
penda tioppo ali inclinatidni, che danno dikc 
to,nealIel(:ienze,che fanno luperbo ; più effi 
caccmcnce opera , & ha la fua perfezione. 
Nota ancora quefto colore , che facil cofa è 
dcuiar da quefta fanta viitù , come è facile 
macchiare vncandidisfimoveftimento , però 
dille l'Ariolto à quclio prooofito . 
Non p%r che da guanti chi fi dipinga 
La funta Fé veftita in altro modo 
Che d'vn vel bianco, che la copra tuttA 
Che vjfolptìto, vn fclneo, la può far brutta- 
E per quella cagione molti incorrendo , in 
vn folo errore, con pertinacia, fono à ragione 
ributtati dalla fanta Chicfa, fapendofi, che. 
§lut in vno delinquit fticitti efi omnium rem. 

La mano, che tiene Ibpra il petto , moftra 
che dentro nel cuore ^v ripofa la vera , & viua 
fede,& di quella faremo premiati, della quale 
dice S. Giouanni nell'Apocalisfi al cap. z. 
F-flofidelii vfq-ydd mortem,(^ daùo libi, dicit 
DomtnWyCorentttn viti. Non della finta, che 
molte volte fi moftra nella mortificata appa- 
renza de* corpi. 

Nel l'ai tra mano tiene il cai ice, fimbolo del- 
la Fedejdoue fi fbftentano tutte le noftre fpe- 
ranze, Se il finede'noftri defiderii , eflèndo la 
Fede vna fama credenza, finni d'ogiii dubbio 
confidata nel certo elìere di Dio,& prouiden 
zajSc potenza di quello. 



FEDE CATTOLICA. 

DONNA veftita di bianco, con l'elmo in 
capo, nella mano deftra terrà vna cande- 
la accelà,& vn cuore, & nella finiftrala tanola 
della legge vecchia infiemecon vn libro a- 
perto. 

La Fede come vna delle virtù Teologiche 
tiene in capo l'Elmo per dimollraie , che per 
Z 2. ha» 



I Bo^ Iconologia di Cef.Ripa 

FEDE CATTOLICAo 




hauerela vera Fede fideneinantencre l'ingc- 
^noficuroda'colpi dell'armi iieKiJche, che (o 
no le r.igioni iiattirali de'Filofotìv& le loniT'i- 
<he ragioni de grHcrecicJ,&- maifChrifliani, 
icnendofernia Ja m.ente.alla dottrina Euaug€ 
•lica,& a' diiiiiii comandamenti , di;cendo San 
G rrgorio nelTHoinilia 16 che : • Fides noti hm 
hft meritum i "v^ihnmunit ratio pribet expm- 
fnenftitn-, 

Il lihroconle tauoledi Mòire.fòiioil tefta- 
T^enro ntiouo,& vecchio iufìeme, come priitci 
pai fomma .diciò^ che fi deiie credere, che fo- 
IX) li cornmandamenti di. Chrifìo S-N. infie- 
naeco;) quelli della, vecchia legge , per coiifpr 
«nità del detto fuorché dice : Non fono verni 
toà diftriiggere la legge,m3 adempirla- 

Il CI ore u) manacon la candela accefa itio 
iVra J'illuniinationc della mente nata perla 
rede,chedircaccia le tenebre dell'infidehà, 3c 
dell'ignoranza j dicendo S Agofrino fopra S. 
C'Oli a uni al cap.5i.- ,: P^ci/as eji infidditfti > Ói 



illuminaiìo fi'àes . Però per antica ceremonia 
nel facrificio della MefTaj &in altrratti E'ccle 
fiaftici, fi vede rv(bde'liimi,& delle torcieac- 
ccfe, del 'che difftifameiKe tratta Stefano Du- 
rante, de ritib. Eccl, lib. I cap.io. 
FEDE NELL'AMIGITiA. 

DONNA vecchia, & canuta coperta di ve- 
lo bianco , cel braccio deflro didefo , & 
rt'vn'altro velo farà coperta la deftra mano . 

Tiene coperta lamano defì^ra, fecondo l'or- 
d-ine di Numa Pompilio Rè de' Romani liei 
facri'ficiodà fatfìàlIaFéde , perdere ad inten- 
dere, che {\ ha da fèruarc là Fede con ogni fin- 
ceri tà all'amiccs poiché: 'Biàes (come dice- Pi- 
tagora) TM am»rii funddmtntum , tjHa/ublit' 
ta, tota-amicitìA lex, ita, vis, ne ratio peribit, 

Rapprelèntafi canuta, e vecchia, perche cefi 
la chiamò Virgilio ,ilche dichiara vu'interprc 
te, dicendo, che fi troua più fede negl'huomi- 
ni, che hanno per molti anni maggiore efpc- 
rienzaj &aggiunge per moftiare, che nonba- 



Parte Priraa-j. 



I 



ft* confcrwarcla fede per alcwn tempo : mabi 
fogna che Cu pcipetua • 

Racconta di più Acroncchcfacrificando al 
la Fede il Sacerdote, fi copriua.non fole la de- 
ftramanocon bianco vdo,m3-il capoaiicora, 
e quail tutto il corpo, per dimoftrare la candi 
dezza dell'animo, che deueeilcr compagna 
della Fede iicU *am jci tia , 



FEDE maritale: 

DOniia vertici di bianco , con le prims^ue 
dita della deftra mano tieas vij'a lello j 
cioè vna fede d'oro. 

E E D E 
N-ell» Medaglia di PlautiUft^t 

VN 'hiionio con vna donna, che fi danno là 
fede flringctidofi la dell ramano* 



F E I> E L T A\. 




O N'N A-.veftìta (ìibianco,cofi la deftra 
maiK) tiene vna chiaue , & alli piedi.vn 
cane. 

La chiane è indirlo di {ecretetz.^, che /ì dc- 
ne tenere delle cofe appartenenti alla fedeltà, 
dell'amic'.tia, ilche ancora per (ingoiare inftin 
te di natura la fedeltà fi fignitìca per il cane, 
comeiìc detto in altre occafioni. 
F E D ^ L T A\ 

DONNA vcftita di biaiKo , con due dTta 
della defila mano tenga vn'anello, oiier 
?ìgil!o,& a canto vi fìa vu cane bianco^ 



Si fàii fìgillo in mano.per fegno di ftdelt3 , . 
perche con ellb fi ferrano , e nafcojidono li (è- 
ciet). 

Il cane perche è fìdelisfimo hanerà luogo 
appreflbqn erta imagi ne per l'au^srirà di P?!- 
nio nel lib.8 dell'hirtoria naturale , douerac- 
conta.in particolare del cane di Tito Làbieno 
veduto in Roma nel confolato d'Appio Innio, 
& Publio Silio , ilqiialeenèndo il lopradctto 
Tito in pregione non ({ pare! mai da giacere 
per quanto potena vicino à lui,& effendò eglh 
finalmente come reo gettato dalle fcalc geniR 

nie 



1 82. Iconologia di Cef.Ripa 



nie fiipplicio che fi vfàna in Roma i quelli , 
cliCJeranocouHaniiaci dalla giiiftitia ,f>aiuil 
cane intorno al corpo del già n'.orto padrone, 
moftraiido molcisfimi eilerci di dolore, & por 
tajido tutto il cibojCÌK gli lì daiia, alla bocca 
d'effo,elTèndoalIa fine il cadauero gettato nel 
Tenere , il cane ancora di propria voglia vi (i 
gettò reggendo fopra l'acque per buono fpa- 
tioquel corpo con infinita merauiglia de' ri- 
guardanti. 

5i legge ancoin Erafto d'vnCaualier Roma 
nOjche haueua vn figliuolo vnico nelle fafce, 
apprefibalfjnale di continuo liana vn cane do 
inefticoHi cara,& auuenne , che facendofi vn 
giorno nelia Città alcuni giochi militari, ouc 
il Caualiere doueua interucnire , volle la cu- 
riofa fua moglie inteiuenire alla iella , & ha- 
iiendo ferraio il fanciullo col cane in visa me 
defima ftanza , conducendo fero rutte le fue 
ferue,fene andò Ibj'rs vn palco della cala, do 
de fi poteua hauer della fcfta trattenimento ; 
vfcì in quel teniro per vna feiliira della mura 



glia vn'horribil ftrpcnte , & andatocene alla 
calla per vccideril bambino , fu dal cane alTa- 
lito,& uccifo,reftando eflfofolo infanguinato 
per alcuni morfi del ferpe.à cafo inquelcom 
battimento del cane,&del ferpe la culla fi vói 
tò fottofopra; la Balia allo Spettacolo del fati 
gue,& della culla riner(àta, ritornata che fu 
conietturando la morte del fanciullo, porrò 
con lagrime al padre la falla nuoua: egli infu 
riato penali parole corfe alla ftanza» e con vn 
colpo di fpadal'mnocente cane per merito di 
fedeltà diuife in due parti, poi piangendo an- 
dò verfo la culla, & credendo vedere le tenere 
membra sbranate trono il fanciullo viuo,e fa 
no con fua grandisfima allegrezza, & meraui- 
glia, poi accorgendofi del ferpe morto, venne 
in cognivione della verità , dolendoli infinita- 
mente d'hauer dato all'uinocente animale la 
mort(f,in ricompenfa della rarisiìma fedeltà- 
Mo'- 'altri cllcmpi, raccontano diuerfi altri 
au' in quello propofito i à noi baftano 
e . '.' 



FELICITA^ PVBLICA. Neil 
quejfte lettere .PELI 



a Med^gliadi Giulia Mammeacon 
CITAS PVBLICA. 







Parte Prima_ì . 



83 



DONNA gliirIan(!atadifìori,che flec^ein 
vnbcl feggio regale , nella delira mano 
dcneil Caduceo, & nella finiftrail Cornuco- 
pia pieno di frutti , e fiori . 

La felicità' è ripofo dell'animo in vn bene 
fbmmamenreconofciuco , & delìdeiato,&: de 
fiderabile, però fi dipinge à federe, col Cadu- 
ceo in fegnodi pace,& di fapicnza . 

Il Cornucopia accenna il flutto confcgui- 
to delle fatiche , fenza laquale e imponìbile 
a^riuare al la felicità, che per inezod'eilè fi co 
nofce,& {\ defide ra . 

I fiori fono inditio d'allegrezza, dalla qua- 
le il felice flato non fi diuidegiamai; fignifica 
ancora il Caduceo la virtù. Se il Coiniicopia 
la ricchezza, però felici fono tra di noi colo- 
ro, che hanno tahti beni temporali, che poflò- 
110 prouedere alle necelììtà del corpo , & 
tanto virtuofi, che poflono alleggerir quelle 
dell'anima • 

FELICITA' ETERNA. 

GIOVANE ignuda, con le treccie d t 
coronata di lauro, fia bella, & rifplen- 
dente , federa fopra il cielo /Iellato , tenendo 
vna palma nella finiltra mano , & nella delira 
vna fiamma di fu«co , alzando gì occhi inal- 
to.con fègni d'allegrezza . 

Giouane fi dipinge, pcrcioche la felicità 
eterna non ha feco , fé pon allegrezza perpe- 
tua, fallita vera , bene incorrotto , & tutte 
le gratie particolari , che feguono la gio- 
nentù , & delle quali raltrc età fono molta 
diffettofe . 

Si fa ignuda, perche non ha bifogno di ve- 
lar fi delle cofe caduche della terra,ò perfou- 
ucnirealla vira , ò per oinarfi , ma tutto il 
ben fuo,& l'altrui nafce immediatamente da 
£q medefima . 

I capelli d'oro fono i penficri foauidifènt 
piterna pace , & ficura concordia • Inquefto 
fignificato è pigliato l'oro ancora da Poeti, 
che è la prima età incorrotta da gl'huomini, 
cjuando fi viueua fen^a conraminaie le leggi- 

Ponfi à federe fopra il Cielo fteflato, per di 
raoflraie.che la vera felicità, die foloin Cielo 
fi gode, non è foggetta al rapido coi fi) delle 
flelle,& alto fcabieuoJe monimctode tempi. 

La corona de! lauro con la palma moflra, 
chenon fi può andarealla felicità del Cielo, 
fé non per moire trihniationi . efièndo vero il 
detto di S.PaoIojche dice . Non coronabitur 
,mff,q»i legitime certauerit. 

La fiamma ardente dimoHra l'amor diDio^, 
S:. il mirai alto la contemplatione di lui , per- 



che io ambe due quelle parti cov.'fide la beari- 
tudine,&: la compita felicità. 

FELICITA" BREVE. 

DONNA vellica di bÌ3iico,& gia!l0;chc 
tenga in capo vna corona d'oro, fia cinta 
di varie £i;emme, nella mane deftrahauerà vn 
fcettrojtcnédo il braccio alto, alquale s'auui 
tichicon lefuefrondi vna zucca , che forga 
dal terreno vicino a' piedi d 'eflà,con la fimftra 
tenga vn bacile pieno di monete , &di géme. 
Il vellimento bianco, e giallo è inditio di 
contentezza, la corona, & Io fcettro di figro- 
lia.&il bncile di gran ricchezze,iielle quali co 
(elahreiic & vana felicità confille asiìmigli- 
audofìalla zucca, laquale in bieiiisfimo fpatio 
di tempo al cis fi ma diuentata , in pochisfinio 
tempo poi perde ogni fuo vigore , & cadeà 
terra , i! che è conforme à quel che diflèl'Al- 
ciato fradottoin noftra lingua. 
Cr^be la, '{uccn à ta>i!aaltczz,a,ch' ella, 
A "vn alt ti fimo fin pafso la cima, 
E mèire abbracci:^ in qttefta p -rtCie in quel 
1 rami /noi fuperba oltre ogni fi ima ( l» 
El Pinfen ri fé , e a hi e fi faucll/t 
Breue e la gloria tua .perche non prima 
Verrà il verno di nette , ó' giaccio cinto. 
Che fia ogni tuo vigor del tutto efiinto . 



F E R O C I T A\ 

DONNA gionanearmata,con fcmbiali- 
teaItero,e che fpira ira , minaccie, ten- 
ghi la fiiiiflra mano Ibpra il capo d'vna fero- 
cillìma Tigre, c[,uafi che flia in atto per auueu 
tarfi aItrui,econ la deflravu ballone di qiier 
cia.ilqualeperedèr conofciuto babbia delle fa 
glie,e delle^hiande ; ma che lo teighi in atto» 
minaccieuolc, & accenni per colpire . 

5i dipinge giouane , percioche nella mag- 
gior parte de i giouaiii regna la caldezza del 
fangue : la quale genera in loro l'ardire , la 
prontezza,la brama d 'auantagg'aie tu ter : on- 
de fenza timore alcuno intraprendono qual 
fi vogliacolA , quaiutinqneardiia , e difficile 
fij : e per metterla \n elTècutione impicgai^o 
ogni fua forza viua.e rpintofa men.c,laquale 
proprietà diedegliTuUioin Catone maggio- 
r quando dille . Infirmifas puercrum, feroci- 
tas iftnenum,C^ granitoi confi antii animi. Né 
la tacaue Virgilio nel giouane Turno. introdi*. 
cendo il Rè Latino, checofi gli parlò .. 
O pr&ffans animi iuuenii, quautiì ipfe feroci.- 
V ir tute exttperas > tantum me impenfiim t.- 
e[uufn efi 

Co'iì^ 



ìi4 



Iconologia di Ce£ Ripa 

F £ R O e I T K. 




Ccnfulere , é^c- 
Laimcpoi.perch'ene'fòldari regna princi- 
palmente la ferocità ; Onde il prcncipe de 
Poeti Homero , §iui mi molittfr inepte . Per 
lodarlo con le parole di Horatjo non conten- 
to di fate il fiio Achille tale, quale s accenna 
in quei veilì . 

Honoratamfi forte rtfonU Achillem, 

Impiger , iracundtUiinexorubilii > aur. 

lurcnìegetftbi nata nihil non arroger armii • 
Lo fece da fanciullo alleuare da Chitone 
CétaurojnemótidiTeHagiia, checóbatteiia 
ogni giorno co Orfi, Leoni, Cigniali , animali 
fieri, e fetociinó per altro, (è non per farci ere 
dibile, che riguardando al maeftro.iScAio Tuo, 
al luogo douc fu allenato , àgl'cflèrcitij , a't 
quali attcfc , non poceua non eflère dotato di 
gran ferocità militare- Le cui pedate, feguen- 
do Virgilio, fa allattate, e nutrire la fua guer- 
lieradilarcedicaualla nidomita, la lua Ciò 
linda il Tallo da vija Tigre . L'Afiofto U Aio 



Ruggieri di midolle d'Orfi, e di Leoni, iieqiia 
li tutti snimali appare, e fpicca la ferocità. Con 
uiene ancora dargli l'arme, perche non {bla- 
mente e proprio dèi feroce l'offèndere, ma 
pur fi moftra al pari quella paflìone in difen- 
derli, eflèndo la feiocità il fbuerchio dell'au- 
dacia, che l'vno, e l'altro abbraccia . 

Tiene la dcftra msno fopra vna feroci/lima 
Tigre, percioche moiri Poeti per la natura, e 
ferocità di qucfto animale , hanno prcfbocca- 
fìoiie di modraregl'animidi quelli, che fono 
crudeli , e ièroci , e perche non fi piegano per 
preghi, ò compallìone, gli dicono , che dalle 
Tigre Hircane habbino hauuto il latte • Mi 
cententodel tefto di Virgilio nel quarto del- 
l' E lYcide . 

Net tibi àiun Varent , generiitnet DardanUi 
AuSlor 

Perfide , [ed durU gennit te taatibUi horrens 

Cattca,fHii h^rcana^He admorunt libera Ty- 
gres , 

II- 



Parte Prima-)' 



■llqual Iù<rigoCoii felicità traportaudo nel 
ilio poema il Taflbjin luogo di Bidone inno- 
duce Armida > che à Rinaldo dice . 

16. Canto . 
Ke te Sofiaprodufie : ne fei nato 

De l'Attiof angue tu ■ te Venda infanti y 
Del mar produjfe ■■, o'I Caucafo gelalo , 
JE le mamme allattar di Tigre Hircana • 
Il tenere con la fìniftramano il baftone , 'n\ 
atto minaccieuole, e per flgnifìcare la fierezza 
dell'animo: dicendo Pierio Valeriano nel lib. 
5 i-che non mancano Peeti di chiara fama, che 
«iicano,che gl'hucniini feluaggi, feroci, e cru- 
deli,priui d'ogni humanocoftume,e gentilez- 
za humana.fieno nati di dura quercia . Allu- 
dendo all'ottano di Vergilio . 
Censq; virum truncis ^ ^ duro robore nata- 
FERMEZZA. 

DONNA con le membra grolle, d'afpet- 
to robufto,ve{ìita dazznrro,& ricama- 
to d'argento > come di ftelle , & con ambe le 



mani terra vna torre 

Quella figura è formata in maniera , che 
facilmente fenza molta dichiaratione fi può 
intendere, per non ci trattenere, ouenonbifo- 
gna, dico folojche il color della velia con le 
Ikllc fiflè fcolpiteui fopra, moftrano fermei- 
za,perfimilitudinc della fermezza del cielo, |il 
quale per la fna perfettione, fecondo il tutto, 
non è foggstto à mutatione locale, necorrot- 
tina , & non può in modo alcuno vacillare in 
alcuna parte . 

FERMEZZA, 
& granita dell Oratione . 

SCRIVE il pierio nel primo libro de fuoì 
leroglifìci, che quando i Sacerdoti Egittij 
voleuano dimoftrare in pittura la fermezza,& 
la granita dell'oratione facenano Mercurio lo 
pra vna baie quadrata fenza piedi,ilche dimo- 
llraua la fermezza, Scforza delle parole effcguì 
te,le quali sézaraiutodellemani,ò piedi polTo 
no }? fé fteflè fare l'offitio.che daioro s'afpetta- 



FERMEZZA D'A MORE. 




Aa 



DON- 



1 8ó Iconologia di CefRipa 



DONNA (i'ornariflTimo habito Tcftita,pcr 
acconciatura del capohaiierà due anco 
rcchc in mezo con bella ligatura tengono vn 



citorehumano,con vnmotto che Io eliconih 
& dica . MENS EST FIRMIS- 
SIM A. 



FIVMI, ET PRIMA 

TEVERE. 



SI vede il Teucre rapprcfcntato in molti 
luoghi in Roma.&particolarmentenel Va 
ticano in vna bellifllma ftatna di marmo: che 
fta giacendo, & Totto il braccio deft io tiene 
>na l«pa,rGtto la quale fi veggono duci piceio 
li faiiciiillini,che con la bocca prendono il lat 
teda ella. Sotto il medefimo braccio tiene vn* 
Vrna d'alia quale cfce acqua in grandisfima 
copia , ha nella finiftra mano vn cornucopia 
pieno di varii fruttijC con la deftra mano ti- 
cn'vn remojhà la barba,& i capelli lunghi, & 
e coronato da vna bella ghirlanda di variifruc 
ti,e fiori. 

Il Tenere è fiume d'I ralia , ilqnafe efcc dal 
deftro lato dell'Apennino , & rliiide Ja To- 
fcana dalJVmbrb, e Caa p.gna, coir.cauco 
la Città di Rema. 

Si dipingerlo i firmi «iacendcper Jimofira 
j:e,clie la loro propneta è l'andai-e };er terra- 

I due piccioli fai'cir.llijche pieiidono i] lat 
te dalla lupa lì fanro per meiv.oria di Remo 
]o,e Remo frate! Il, for. datoli di Roma, iqua.- 
li furono trouati alla riuadel Teucre efpofti^ 
che pigliaiiaiioil latte da vna lupa. 

Si corona detta figura in menioria delle vie 
toiiede'Romanijche per ciò fi vede il ritratto 
in alcuni luoghi, che detta figu ra (ìa coronata 
non folode'fiorj, e frutti, ma di lauro. 

II cornucopia con la diuerfità de' frutti, fi- 
gnifica 'z fertilità del paefe, douc paflà- 

Il renio ilimoftra e.lèr fiume nauigabile,& 
comniodo alle mercantie. 

TEVERE 

Cof7:e dipinto da Virgilio nel 7. dell' Eneide. 

€^ando in ripa del fiume il Padre Enea 
Sotto l'aperto Cielposì' a giacere 
Diede alle membra al fin bretteripofo 
Et ecco il Dio del luogo, il Tebro flejfif 
Da gl'oppi folti tra le fpejfe fronde 
Par uè ch'vfciffe dal tranquillo fiume f 
Vefiito £vn fottìi ceruleo velo , 
E di frondofa canna einio-il crine- 
li veftimento del colore ceruleo ({ fa per di 

moHrare la Chiarezza ddl'accjuejcflèndo ali' 



hora più chiara,qnando meglio rfcene il col» 
re del Cielo,& però fu dimandato il Tenere J 
Albula da principio , che poi da Tiberino Re * 
de gl'Albani nel Tenere fommerfb, fu chia- 
mato Tiberino fi come in molti Hiftoiici , & 
poeti fi legge.&nella fcguente infcrittione ti»; 
nata fu la ripa del Teucre non lungi da Hoa- 
ti Città di Tolcana, 
Sex AtuftmSexfil-fabia 

Rom.Prifctii-Euoc- Aug Prtmttt 

Omnium- Aram. Tiberino. PofuH 

§ìuam. Caltgatus Vouerat- 

rotiasfi anco far il vcjo di color fìauo, per 
checofi Io dipinge Virgilio uel y.deirEueidci 

It multa flp.uuf arena 

Tyberis. Et Horatio . 

Vidtmus flauum Tyberim. 

La ghirlanda di canrachegli da Virgilio, 
connienc a tutti 1 fiumi, perche facilmente na. 
fconoin luoghi acquofi. 

ARNO. 

VN vecchio con barba, e con capelli lun*- 
ghi.che giacendo fia polaro con vn go- 
mito lopra vn'Vrna , dalla quale efca acqua, 
hauerà quefta figura cinto r} capo da vnaghir 
lianda di faggio, & à canto vi làrà à giacere vn 
Leone, ilquale tenghi con le zampe vn giglio 
rofio > che l'vnoe l'altro dinotano Cantica ar- 
me di Fiorenza , principal Città di Tofeana> 
per mezo della ci naie palla FA rr.o. 

Dicefi che altre volte 1 Fiorentini fi elelTero 
per loroinfegna fra tutti i fiori il giglio bian- 
co in campo roflb: ma poi per alcune discor- 
die nate tra di loro, come racconta Chriftofo- 
10 Landinr, elellero ii Giglio roflb in campo 
bianco • 

Eleflèro parimente fra granimalt il Leone, 
fi come Rè di tutti gì animaU.e fra gì huomi- 
hì eccellenti per il lor maggior figillo Hcr- 
cole. 

G li fi d'a la ghirlanda del faggio per dino- 
tare, che l'Arno-, fecondo che racconta Strabo 
ne,efce dal lato deilra del monte Appennino 
da Yu luogo chiamato Faherona , oue è gran 

copia 



Parte Prima_j ' 



187 



copia di faggi- 

Scende quefto fiume dal fopradctto luògo, 
da principio , come vii rufcelio d'acqua fu 
ftraui balzi, e ftraboccheuoli luoghi , 8c valli 
verfo rOccidence,e poi ciitraiidoui molte Cor 
giue d'acqua, torrenti, & fiumi fi uigroda, & 
lafiando alla finiltra Arezzo, entra nel Fioreii 
tino,& parta à Firenze,& partifce in due par- 
ti, & quindi Scendendo à Pi(à parimente quel- 
la diuide,e poi corre alia marma , oue finifce 
il fuo corfo. 

Si può anco dipingere detta figura con il 
cornucopia, atteìo , che doue egli pafla fono 
luoghi fertili di Tofcana. 



DA diuerfi,& in particolare da Probo è fla 
to dipinto il Pò, non folo che Ci appoggi, 
come gl'altri fiumi airvrna,e che habbia cin- 
to il capo di ghirlanda di canne , ma c'habbia 
la faccia di toro con le corna 

Dipingefi in quefta guifa, percioche ( come 
racconta Sem io, e Probo) il fuono che fa il cor 
fo di quefto fiume è hmile al rugito del bue, 
come anco le Tue ripe fono incuruate à guiia 
di corna. 

Per la dichiaratione della ghirlanda di can- 
ra,ci (èruiicmo deli'auttorita de gl'antichi , 
percioche loro coronauano li fiumi di canne, 
perche , come habbiamo detto nella pittura 
del Tcuere,la canna nafce , e crefce meglio ne 
i luoghi acquofi, che ne gl'aridi. 

Si potrà anco dipingere quefto fiume vec- 
chio con capelli, e barba lunga canuta , & co- 
me habbiamo detto , che s'appoggi all'Vrna, 
dalla quale c(chi copia d'acqua , e faccia fette 
rami, & in erta fia vn cigno,terrà con vna delle 
mani il comodi douitia, e con l'altra vn ramo 
d'arbore , dal quale fi veda lagrimare hamor 
giallo- 

Hauerà in capo vna ghirlanda di pioppo, 
per moftrarenon folo che quefto fiume è cir 
condato da queftì arbori, ma per memoria di 
quello che Ci racconta fauolofamente delle fo 
rellcdi Fetonte, ilquale fu fulminato da Gio- 
ue,& fommerfo nel Pò, & efle trasformare in 
pioppe alla riua di quefto fiume , come anco 
Cigno Re di Liguria in Cigno, che perciò vi 
à dipinge anco il detto vccello, vedendofeiie 
di csfi in detto fiume gran quantità- 

E quefto fiume notisfimo in Lombardia , il 
^ualc uafce nel grembo dell 'alcisfimo monte 



Vcfalo dalli confini di Liguri Gabieni con 
chiarisfimo& breuisfimo principio per l'Alpi 
fcende,& poi calando fotco terra rifoige,&:en 
tra con fette bocche nell'Adriatico mare, on- 
de fi dice far fette mari. 

Per il cornucopia racconta Plinio nel terzo 
lib. che il Pò ingrofià nel nascimento delK» 
canicula, quando fi ftniggono le neui,& e più 
rapido per li campi , che per li naiìilii,n'ano 
però fi appropria nulla dt quello che toglie, 
& doue palla, quiui rimane pur g' aito, & 
diuitiofo . 

Per dichiaratione del ramo, che ftilla l hu- 
mor (òpradetto, il Boccaccio nel 7. lib. delia 
Geneologia delli Dei,ched'iiiro:no al Pò na 
fcono diuerfè fpecie di arbori per forza dei 
Sole,fenza elTèr piantati, oide ciica il fine del 
l'Eftate , mentre che li Sole comincia à declir 
nare, fudano vn certo humorc giallo in mo- 
do di lagrime.il quale Ci raccoglie con artifi- 
tiojiSc fi compone in ambia. 

ADI GÈ. 

VN vecchiojcome gh altri à giacere , ap- 
poggiatoad vn'Vrna, dalla quale cfchi 
copia d'acqua, (ara coronatodi vna ghirlanda 
di diuer fi fiori, & frutti , Si. con la deftra ma- 
no tenghi vn remo - 

L'Adige ha la fua fontana , dalla quale efce 
nell'Alpi di Trento ( fecondo Plinio ) & met- 
te il capo nel Mate Adriatico alli Fofibni,ou e 
è afiai bel porto . 

Gli fi dà la bella ghirlanda di varij fiori, & 
frutti.per dimoftrare , che per doue egli palla 
èameno,& fruttifero,comcbenedimoftra Vir 
gilio nella Bucolica , & nel nono lib- dell'E- 
neide quando dice. 
Siue Padi ripis , Athefim ftu propter anttenà . 

Il remo , che tiene con la deftia mano , di- 
nota eflèr quefto nobil fiume nauigabile, per- 
cioche per efib fi conducono vane colè per 
l'vfode glihuomini . 

NILO. 

Rapptefentato in vna fìatua di marfno 

po/i»nel Vaticano di Roma • 

ST A' à giacere con chiome.c barba lunga , 
ha il capo inghirlandato di fiori,frondi, e 
frutti, giace con il braccio finiftro appoggiato 
(opra vna Sfinge, quale ha la faccia fin'alle 
mammelle di giouanctta,& il reftodel corpo 
di Icone , fra la Sfinge , & il corpo del Nilo fi 
A a i vede 



1 88 Iconologia di CefRipa 



vede vlcirc gran quantità <i*acq uà, tiene con la 
fmiftraniano vn corno didouuia pienadifro 
Hi,fiori,c frutti, ftaiino Copra la pedona di dec« 
te fiume jCom'anco {òpra d'vii Coccodrillo 
porto à caco ad erto (edici piccioli fànciulliiii^ 
i quali conalleiirezza mortraiiodifcherzare. 

Il NiIo,come dice il Boccaxrcio nel 7. lib. 
della Geneologia delli Dei , è fiume meridio- 
iiale,che diuicìc l'Egitto dairEriopia, e fecon 
^o la commuiie opinione nafce ne i monti di 
Mauritania prellb all'Oceano • 

Quelto fiume fi poTa fopra alla Sfingc,co- 
me inoltro fàniofo dell'Egitto, oue palla que 
ilo fiume. 

Metretiifi anco il Coccodrillo, per eflèr'aii 
cor'edo animale dell'Egitto , e per il più fo- 
litoftare alla riua del Nilo. 

La gran quantità d'acqua, ch'efce nel det- 
to modo, meilra linnondation del Nilo nella 
legione d'Egitro, e ne gl'altri paefi , oue egli 
palla • 

Li Tedici fanciulli fign'ficano fedici cubiti 
di altezza dell'inondatione del Nilo, che è fta 
ta la maggiore che habbia fatto, e l'allegrez- 
za de i puttini mortial'vtile, che di tale inon- 
d'ationecauano le perfone di quei luoghi , ch& 
fono aridi , e fecchi , per efl'er fottoporti alla 
gran forza del Sole, orde per tale inondatio- 
ne fi fauna li ter reni ferrili, & i paefi abbondan 
ti , che ciò fignifica il cornucopia , Se la 
ghirlanda •. 

TIGRE. 

Nella Meduglia di Traiano . 

HVOMO vecchio, checome gli altri ftà 
giacendo eoa l'vrnada vn lato, & dal- 
l'altra vna Tigre. 

Nafce quefio fiume nella maggiore Arme- 
nia, nel piano di vn luoco detto Elongofine,& 
girando ni diuerfi luoghi con dicci bocche, en 
tra nel mare Perfico^. 

Dicefi, c'hebbequcfto nome di Tigre per la 
vclocka come anco perche nel luogo,oue paf 
fà,.fi dice efi^erurquantuà di quelìe fiere . 

D A N V B I O. 

Nella. Medaglia di Traiano. 

VN vecchio,che ii appoggi, come gì altri 
all'Vrna,laqualeverfiacqua,&che ren 
ghi coperta la telìa con velo .. 

Coptefi il capo con velo > perciochc non C\ 
fapeua di certo l'origine dei fuo nafcimento, 
onde Aufoiiionegl'Epigr-cofi dice: 
linraikiuifinitii caput occHÌiatui in oris •■ 



A C H E L O O. 

DAOuidionellib. 9- delle Mctamorfofì 
vien defcritto con barba , ecapegli lun- 
ghi, ha da vna banda della fronte vn corno,& 
dall'altra banda non vi efièndo l'altro , fi veda 
la rottura dieflb , e ghirlandato di falce , & 
di canne j Et Gnidio nel luogo detto di fopra 
cosi &mentione,quando elio fiume di fé ftef- 
fo dice dopò l'eflèrrtata abbattuto da Hcr- 
cole . 

Io mi trouai fcornato,efenXa moglie 
Con doppio dtshonor , con doppio affanna 
Ben c'hoggi con corone,e cann e, e foglie 
Di falce afcondo à la mia fron te il danno. 

Tiene (ottoalL'vn de bracci due vrne,da vna 
delle quali efce acqua ,& dall'altra nò. 

Acheloo è fiume famofilTìmo della Grecia, 
e nafte nel monte Pindo, & diuidendo la Eto- 
lia dall'Arcadia, finalmente defcende con il 
mare in Malia . 

Secondo che fauolofam ente dicono i Poeti: 
Oneo promife Deianira Aia figliuola, bellilTi- 
ma giouane, per moglie ad Hercole con que- 
flacondrttione,che r'-ducelle le acque del fiu 
me Acheloo in vn fol Ietto, perche {correndo 
con due al lagaua tutti li flutti, & le biade di 
quei paefi, & faceuagrandiilìmi danni, però di 
cefi , che Hercole dopò molte fatiche , com- 
battendo con Acheloo cangiato in toro. Io vin 
fé con rompergli. & torgli vn corno dal capo, 
che fu quando raccolfe l'acque in vn fol luo- 
go , & Io refe fertile, & abbondante,& perciò 
fi rapprefenta con vn'vrna, che getti aequa, e 
l'altra nò. 

AGI. 

E Defcritto da Ouidio nel 50. libro delle 
Metamorfofi,& Galatea di lui innamora- 
ta così dice . 

Vn bel gioitane in tanto in mezo al fonie 
lo veggio infino alpetto apparir fuore. 
Che ornata cti due corna hauea la fronti 
Di maefìà ripiena, e di iplendor^ 
Io ri conobbi alle fate{ze^ conte 
Ad-, fé non che molto era. maggiore 
Lucide hauea le carni, e crifialliney 
E di corona, e canne ornato il crine- 
Aci è fiumedella Sicilia procedente dal moti 
te Etna. 

ACHERONTE,. 
Fiume Infernale-) ' 

QVefto fiume farà di color tanè flinto , 
che getta perl'Vrnaacqua, e rena, per 
' cloche Virgilio nel lib. i o. dell'Eneide 
così dice :: 

Hinc 



Pafte Prima_) . 



i8^ 



Jlìfie vìa Tartarei , quifert AcherontU ad 

vndas , 
Turbidtn hic c&no , vajlaque voragine gHrges. 
^ejluat, atque omnem Cocyti eruBat arenam. 

COGITO, 

Fiume Infernale^. 

SAià qucfto fiume di color tutto ncro.&che 
per l'vrna getti acqua del niedefìnio co!o- 
re,perche Virgilio nel fedo libro nell'Eneide, 
così dice r 

Cocyttuquefintt lahens circumjlnit atro . 



V 



S T I G E. 

Palude Infernale • 
Na Ninfa di color tanè ofcurOjSr che ver 
fi con l'V ina acqua del niedelimo colore. 



FLEG ETONTE. 

Fiume Infernale' 

DI color tutto rodo, coni' Vrna in Tpalla 
del medefìmo colore, dalla quale verfi ac 
citia,& rolla,& bollente,per fèguirarela fentcn 
za di Dante al 14 canto del L'Infèrno, quando 
dice- 

tntutte tue quefiion eerto mi piaci 
Rifpofe , ma il bollar de l' acqua rofia 
I>o»ea benfoluer L' vna, che tu taci . 

INDO . 

DI afpetto grane , & giouenile, con vna co 
rona di fiori , & frutti in capo , appog- 
giato da vna parte air Vrna, & dall' altra ui 
farà vn camello . 

Indo è fiume grandifsinio , i! quale riceue 
fèlTanta fiumi , & più di cento torrenti. 

Si corona di fiori , & di frutti, in fegno che 
il paefe rigato da lui è fertile oltre modo , 8c 
i fuoi habitanti viuono politicamente. 

Glifi mette à canto il Camello come ani- 
male molto proprio del paefe oue è quefto 
fiume.. 

GANGE. 

DI afpetto rigido, COI) corona di palma in 
tefta, s'appoggia da vna parte come gì' 
altri fiumi aU'Vrna , edall'akra parte vi (ara. 
vn Rinoceronte, , 

Gange gran fiume de gl'Indi nafce al fon- 
te dal Paradifo. 

Si rapprefenta d'afpetto rigido, eflcndoi 
ilioi habitanti poco dedici. alla cultura , e per 
con{èqiien7a pocociuiii . 

Gli.fi pone ù canto l'animale fòpradetto,. 



come animale del paefe , oue palla quefto 
fiume . 

GANGE FIVME. 

Come dipinto nell'ejfequie di Michel' Anget» 

Buonarruoti in Tiren'^ • 

VN vecchio inghirlandato di gemme, co- 
-me gl'altri fiumi, con rVrna,& à cau- 
to l'vccel Grifone. 

N I G E R . 

HVOMO moro, con corona di raggi in- 
torno alla tefta, s'appoggi all' Vrna , &: 
da vn3. parte vi è vn Leone • 

A' quefto fiume per eller fotto la zona tor 
rida gli Ci fanno i raggi in capo, di carnagione 
mora,come (t vede gl'habitanti doucegli paf- 
fa,che fon^ mori, e quafi abbrucciati dal Sole. 
Gli f\ mette acanto il Leone, come ani- 
male principaliftìmo del paell* oue riga que- 
fto fiume . 

F I V M I . 
"Defcritti da Eliano . 
"TLIANO hiftorico lib.i.cap.33 Beim»' 
X -/ ginibus fimtiorum-Y)\cQ che la natura, Se 
Taluco dei fiumi ci (ì rapprefentaauanti gl'oc 
chi, nondimeno alcuni hauendoli in veneratio- 
ne formorno leloro imagini, parte con figura 
humana, e parte bouina ; Simile à i buoi gli 
Stinfalij nell'Arcadia faceuano il fiume Era- 
fino &il Metopa; i Lacedemoniefi l'Eurora, t 
Sicioni popoli nel Peloponefio non Innghi da 
Cbrintho,& i Filiafij loro vicini l'Afopo, gli 
Argini il Cefiftòjln figura humana faceuanoi 
Pforilij popoli nell'Arcadia rErimantho,che 
fecondo Plinio lib. 4. cap. 6- fcorie nell'Alfeo 
fiume, ilqualedagli Hereenfi Arcadi mcde- 
fimamente fu rapprefentaroin forma huma- 
na , i Cherronefi che fono dalla partedi Gui- 
do fimilmente loro ancora rifteftb fiume . 
Gli Atheniefi poi riueiiuanoil CqCì({o , come 
huomoconiuto • In Sicilia i Siraculàni alll- 
migliauanol'Anopoad vnhnomo, ma hono- 
rauano la fonte Ciana come femina . Gli Egi- 
ftiei , oucio Egeftani in Sicilia non lungi d.il 
promontorio Lilibeo riueriuano in forma hu- 
mana qnefti tre fiumi, il Piopace.il Criminb, 
& il Telmifto. Gli Agrigcntinial fiumeco- 
gnominato dalla lor Citrà gli faci i fica ano 
fingendolo in forma di putto granofoji quali 
anco in Delfo conlàcronio vna ftatua dauo- 
rio fcriuendogli fopra ilnome del fiume, & f? 
cero detta ftatua (ìnule ad vn fanciullo, & per 
maggior vaghezza, di quefto.noitro ragiona' 

meno 



I pò Iconologia di Ce£ Ripa 



Kieiiro non voglio mancare di mettere incon- 
iìderarione il bello enigma del S. Gionanni 
Zaracino Cartellini , nil quale focto continue 
allegorie fi defciiuoiio diiicifì effetti , & cjiia- 
lità del fiume . 
Perpetuo cUufum tenttit me mater in aluo , 

Etnunquampeperif } fumi amen ipfe/eneX' 
AJftdne iaceo,at^ orniti tempore curro. 

Et paucii horis mtllia mille vagar > 
Sumpemttii molila, pradura-.c^ pondera gejlo, 

^iuA nec AtlMpojfet toUere vtraq^ manu • 
Oj ego non habeo .clamoq^ elmguis ad aurttty 

Non ««//« vitam ; mortem alijs trihuo . 
FILOSOFIA. 

DONNA giouane,e bella inatto d'haucr 
gran penfieri, ricoperta con vn vcftinicn 
to ftracciato in diuerfe parti , talché n'appari- 
fca la carne ignuda in molti luoghi , confor- 
me al verfo del Petrarca vfurpato dalla ple- 
be, che dice . 
touera, , enudn veti Vilofofia. • 

Moftri fàlire vna montagna molto malage- 
nolc,e faUbfa , tenendo vu libro ferrato fotto 
il braccio . 

Filofòfìa fecondo Platone e vna notitia di 
tutte le cofè diuine , naturali, & humane. 

E' la Filofofìa detta madre^&fìgliuola del- 
' la virtù, madre perche dalla cogiucione del be 
ne na fce l'amore d'effo, S: ildefiderio d'ope- 
rare in (bmma perfettioiie cofe lodeuoli , & 
virtuofé, figlia i perche fé non è vn'animo ben 
comporto ccn mojteartioni lodeuoli, fondato 
nella virtù, non fuole ftimarc la Filofofìa , ne 
tenere in conto alcuno i fuoi feguaci : ma per- 
che pare molto ordinario. e naturale , che la 
virtù, habitodella volontà generi la fcienza, 
che è habito dell'intelletto (però edèndoniaf 
(Ime da Cicerone , & da Macrobio dipinta la 
virtù d'età fenile, che caminando per via faf- 
fofa Ipera alla fine ritrouarfi in luogo di npo- 
fo ) fi don ri fare la Filofofia giouane , come 
a^glia.fuor di {trada,& per luogo dishabirato, 
per mortrare participatione del genio, &: del- 
i'inclinatione materna . 

Si dà poi ad intendere per lagionentù , la 
cnriofità de'fuoi cjuefiti, eche è non mengra 
ta à gl'intelletti de'virtuofi.chefia agl'occhi 
degl'effeminati vna faccia molle ,e lafciua , 
molha ancora, che fé bene alletta molti l'età 
bella,e frcfca,li fa nondimeno tirare in dietro 
ladifìScultà delh via , & la pouertà mendica 
de'vertimenti . 

Sta peiifofa perche è folitaria , fotitaria per 
cercare le rteflà nella cjuiete fuggendo i traua- 



gli.ehe tròuaua nelle coniierfation! mondancr 

E'mal veftita, perche vn'huomo, che fuor 
de'luoghi habitat! attende à fé fteflb,poca cu- 
ra tiene de gradoruaraenri del corpo. 

E^ anche mal vertita.forfe perche non auan- 
za tanto a' buffoni nelle corti de'Principi, che 
fé ne polfano veftire i Filofofi,& virtuofi, tal- 
che fi può credere, che daquel tempo in qua, 
che il Petrarca l'vdì chiamare pouera,e nuda, 
ancora non habbia cangiato conditione, ò ri* 
farcire le veftimenra • 

Il libro ferrato, che tiene fotto il braccio 
ci molUa i fecreti della natura, che difficilmc 
cefi fànno,c le loro cagioni, che difficilmente 
fi portano capire,fe col penfiero non fi ftà con 
fiderando, e contemplando minutamente la 
natura de'corpi fodi, e liquidi, fcrriiplici,& có- 
pofti, ofcu ri, & opachi, rari,& fpefn , le quali- 
tà crtèntiali , & accidentali di tutte le cofe, 
dcile piante.deile pietre, dell'herbe.defiumi, 
delle mincre.de gl'effetti meteorologici, della 
dil'pofitionede'Cieli , della forma del moto > 
dell 'oppofitioni,& influenze , dell'anima Hu- 
mana , e luo principio, della fua eficnza,e del- 
le fue parti, della fua nobiltà, e felicità , delle ,» 
fue opeiationi , e fentimenti,con altre moltif- Jj 
fime cofe non dirtìmili da quefte medefime . ^ 

In duierfè altre maniere li potrebbe rapprc 
fentare la Filofofia, à noi barti hauerla fatta 
cofi per la facilità di chi Iegge,&per non ha- 
uere à confonderci con gli enigmi fuori della 
chiarezza di quelle cofe,Ic quali portano c«n- 
fufione ancora à gH ferirti de migliori Aut- 
toii,& però molte con facilità f'e ne portano, 
& fab ricare, & dichiarare, coni prendendofi da 
quclta fola, che la Filofofìa è fcienza nobilifli- 
nia.che con l'intelletto tuttauia fi perfettiona 
nell huomo,che è poco fìimatadal volgo, & 
fp rezzata da fignori ignoranti, s'crtèrcita iìn 
cofe difficili godendo al fine tranquillità di 
mente, & quiete dell'intelletto . 



FILOSOFIA SECONDO BOETIO. 

Con Ve^ofi tiene di Gio. Zar affino Cafielltni' 

DESCRIVE Boetio con vaga.e dotta 
inuentione poetica la Filofofia in tal gui- 
fa,Finge,chegliapparirtè vna Donna di vene 
randoafperto , con gli occhi fcintillanti, & ol 
tre la com ninne potenza degli huomini acu- 
ti,& pcrfpicaci,di color viuace , & di incllàu- 
rto vigore, ancorché furt^ tanto attempata, che 
in modo veruno fi farebbe creduta de l'età 
noftra- Era di ftatnra ambigua, impcrciochc 

hora 



Parte Prima-j . 



ipi 



FILOSOFIA SECONDO BOETIO, 
Co» tejfofitione ài Gio. Zarattim Caji elitra . 




Iiora nella commuiiemiTura de gli Iniomìni (i 
conteneua, talhoia poi paiea toccadè il Gielo 
con la fommità à<\ caporche fé più alto lo ha 
iteflc alzato neinftedb cielo ancora penetra- 
wa,&ftaiica«a la viftadegl'huoiTiiiiijchela lif 
giurdauaiio . Hauea le vefte di fottilisfimo 
filolaiiorate con raro artifìcio , di materia ii> 
«liflblubile , tcilure ( per quanto ella diiTe) di 
fua mano, leqiiali pareuano , come le imagi- 
maffiimicafe,ofFiifcare d'Vna certa caliginedi 
{prezzata antichità • NcH'eftrcmità della ve- 
fìa vi fi leggctia vn Pi, G reco y ne la fommità 
vnTita; tra rviia,& l'altra lettera à guila, di 
(irala vi fi fcorgeiiano fcolpiti alcuni gradili, 
per quali dall'vltima lettera (lafcendeua alla 
prima, la medefima vefta certi luiomint viole 
ti ftracciarono , e toKèro via le particelle che 
ciafcHiiopotè . Con la man deftra teiKiia al- 
dini libri, con la finiftra lo l'cettro. 

E' cU venerando voi co^raeritameiite, perche 



fa Filosofia è degna d'hono re ,&rirerfn7a gc: 
Je,per ellèrella Madre di tu tre le arre libera- 
li^Maeftra dc'coftumi , & d'ogjii difliplma, 
legge della vita,&difpenCitrice della traiiq.nl 
lità.Donopartictilar di Dio, Thiìofophia ha- 
ndrumartitimnihtleH aliuàinifi ( •<?, I-Urta 
alt] donum,^inHentum De&rttm Dice fvlar 
eoTullio nel primo dellafua tilofofìa, ('eciO' 
riportato da S- Agoftino de Citiit Dei lu). zz- 
e. il- coli coiiclufo ragionandoli i Ti della Fi'o 
Tofìa-S/Va/ atitem hocvt fdtenftir -^ìiullun- à'ui 
num mai US ejl donum.fic à nullo Deo dart ere- 
dendum efl , nifi ab ilio , quo,e^tpfi qui muli ot 
Deos coluaty nullum dtcunt efse Utaiortm; 
Volendo inferire, che la Filoloha fia dono del' 
verOi& vno Dio, per tante eccellenti Aie rou- 
ditioni.Vieneadeffere veneiahi'e,& però Se- 
iicca moral Filofofo nell'Epinola 14. difiè. 
Nunqitam in tantum conunlefcet r.c(jtf'if, 
nHn<innmfic cmtravirtates contHr^biotr, vt 

nofìt 



I $?2. Iconologia di Cef.Ripa 



Tion Ihilcfoph'unomenvenertibile , & factum 
moment Mai la fccleiacczza, e'I vitio piglierà 
tawto vigoiCj mai lì cougiiingeià in tal modo 
concio le virtù , che il nome della Pilofofìa 
non nmaiiga fàcro.e vcneiabik- Ha gli occhi 
fcintillaiui ^ &la viitii vifìiia più acuta della 
l^otcnza de gli hiiomini ; perche mediante la 
cogiilrione di lei con l'occhio dell'ititellecto 
gli hiiomini vedono, & coiiofcono molte cofe 
occulte della iiactira.tanto della terra, quanto 
del Ciclo; fi come efprime Tullio nel ludcc- 
toluogo, dicendo, che la Iilofofìapnmieia- 
nience,c'inihuiue nel culto di Dio, e poi nel 
Iamodeftia,«Sc grandezza dell'animo, &lame 
de/ima ci difcaccia dall'animo come da gl'oc- 
chi la caligine, acciò potiamo vedere tutte le 
colè fu p e rio ri, inierioii, prime, vlcime, & mez 
zane. 

E^ di color viuacc, ancorché attempata fia, 
& fuperi l'età noftra , (ì perche la fapienza tu 
dalla fomma, &. Eterna Sapienza di D-o con- 
ceduta all'hucmo fubitocreato,cioè al piimo 
iioftro Padre , & ella da primi fecoli è ftata 
fempremaeftradl tutte lecreature:& è Tem- 
pre viuace, & vigorofa ,& ftà di continuo in 
piedi fcacciando co'l fuo Iplendore le teiiebie 
flell'ignoranza dalla inente de mortali : fi per- 
che la fapienza e inabile, & incorruttibile , la- 
cjualead ogni perfona. ancorché colma d'anni 
tloiia vigore, & fortezza contra ogni auuetfo, 
e torbolente ca(o,& vgualità di mente ad ogni 
moto,& perturbatione d'animo,fi comene à\ 
fcorre SmMOtigoiìmo.DeCiuit-Dei.lib.^.cap. 
S- & 4- Non faremo in quello luogo diffe- 
renza, ò diftintionedalla fapienza alla Filofo- 
fìa pofladaSeneca Epift'89. chela fapienza fra 
vn perfetto bene della mente humana : mala 
Pilofbiia fia amore , & defiderio,& ftudiodi 
confeguire quella fàpien73: ciò è vero in qua 
toalla figiiificacione del nome, perche la Filo- 
fofia altro non fignifica, che Amor di fapien- 
2a,e di virtù, ScFilolofo vuoJ<ÌJreAmica,Ama 
te, & ftudiofo di virtù , & fapienza , ma fé fi 
confiderà tutto il corpo della Filofofia fecon- 
do l'inteiitione di- Eoetio , diremo , che fia il 
medelìmo, che ribella virtù , & fapienza , & 
però egli la chiama nella profa terza del pri- 
mo libro , Omnium mstginm virtutum . Nel 
fecondo profa 4. Virtutum omnium vtitrix . 
Nel quarto piofà prima , Veri prduia Inmi- 
kìs • Macrtra, & nutrice d'ogni virtù , appor- 
tatrice del vero lume: epiteti , che fi conuen 
gono alla fapienza, fi come è veramente rutto 
il corpo della Filofolìa , che conciene in fc ere 



parti ; rattiiia>che compone l'animelle' buo- 
ni coftumi i la contemplatiua , che inueftiga i 
lécreti della naturarla rationale , in cuiconfi- 
fìe la ragione, con la quale deputando fi di- 
fcerne il vero dal fallò ; & quefta ricerca la 
ftruttuia , «Se proprietà delie parole , & de gli 
argumenti , parti tutte credi perfetta fapien- 
za, che fi confànno con l'altra definuione della 
fapienza , che adduce nel medefimo luogo Se- 
neca à differenza della filosofia . Sapier>tia eli 
nojfe diurna, & humana , C^ horum caujas- la 
quale dcfinitione à mio parere contiene le tre 
parti della Filofofia. la làpienza è conofcere le 
cofediuine . Ecco la contemplatiua , la quale 
non folo per Fifica nuieftiga le cofè naturali , 
dette dal Percrio r.el i della Fifica cap- 11 -ef- 
fetti della Diuina mente: ma anco per Metafi* 
fica riputata da Ariftocile dìuuullìma- contem 
pia le intelligenze loftanze aftratte,& la natu- 
ra ftell'a Iddio . Conofce le humane. Eccola 
moraleattiua . Cono/cele caufè d'ambedue. 
Eccola rationale,medianre ìit. quale fi viene in 
cognitione delle cagioni delle coli;diuine, & 
humane- La Filoiofia dunque contenendo in fé 
la definuione della fapienza , viene ad elleie v- 
na iftefa cofa, che la fapienza , mallìmameate 
in vigore della Metafilica da lei conceuuca , la 
q uale per au tonta d'Arinotele merita il pro- 
prio nome di fapienza . la onde Marco Tullio 
nel quinto delle Tufculane, ragionando del- 
l'antichità della Filofbfia, dhce ch'ella è anti- 
chilllma,nia che il nome è frefco . Aniiqusjft- 
mam cum videamns, nomentamen ejje confiti 
murrecerts- Ec la repucarnleflà, che la fapien- 
za Impercioche, dice egli, chi può , negare, 
che la fapienza non C\a.z\.\ÓQH à\ fàtti,& dino- 
mei Cioè la Filofofia,ia quale per la cognitio 
ne delle duiine,& humane cofe,dclli principi), 
& delle caufe ,apprellò gli antichi otteiieua 
quello bellidimo nome di fapienza, & lifette 
fauij della Grecia furono chiamati Filofofi , 
cioè fapienti; & molti fecoli auanti Licurgo, 
Homero, Vlifièj«8c Neflore furono tenuti per 
fapienti. Similmente Atlante, Prometheo, Ce- 
feo,perla cognitione che haueuano delle cofc 
celefti, fu tono chiara a ti fapienti. E tutti quel- 
li cheponeuano il loro ftud;o nella contempla 
rione delle cofè , furono fèmpre chiamati fa- 
pienti, per fino al tempo di Pithagora, al qua- 
le parendo titolo troppo fuperbo,d'eirer chia- 
mato fapiente , fi fece chiamar Filofbfo> cioè 
amico della fàpienzaj& la fapienza fu chiama 
ta Filofofia, cioè Amor di fapienza, tal che la 
PUofoiia è quella ifteflà , che più anticamente 

ckia- 



Parte PrimL). 



»P5 



%^iamaoafI fapjenia . On<?e è,c)ie in tSiogenc 
laertio nella vita di Piatone leggefì . Pfopr.ì 
vero fnpientt^ttn <$• i htlo[«phÌMtn vHéfr mfptù 
lionem (ju^/idam , st dejidértum dtHW* fm- 
futtft*. 

la rtatura ambigua, hor piccola,*iior gran- 
aci ègtiifìcz, ch'ciia hor s'occupa Dclla cogiu- 
Aine delle cofc inferiori della terra , & bora 
■eHc fiijeiio*id«i Cjc1o,& aIIc volte formon 
ta tanr\iItoa<l »iu<(ìig re le macerie riiblimi , 
•ht rinrclligcnia ktWiana non le può capire; 
& però dice Boerio , che la Ftloroha alle volte 
alzaua tanto il capo, che pe. cerando ikI Gie- 
Jo , la viftade* r (guardanti non era hibile,. §C 
lurtìcicntc à rifgtiatciarla , & fcorgeti*; atfefii 
che ]i mìAcn j Diiiini Cono occulti > & l'ctlvi* 
latHimiiaiftcda.che ne! Ciclo nliede, nonpaò 
9àùt dall'humano di corfb comprefa • Dnt 
^0»n/irst$one comfrihtndt non pof$fi , din« 
S«n Gregorio Naziiiizeuo neiroracione <JcI 
5«nto Hatteluno Che mcrauigha? "^c à Simo* 
flide Gtntilc Poeta Green , addimandato da 
Gicron* Tirano, che cola fiHle Iddio, dopo 
iaiier pjcfof» giorno^ & due di tempo à pen 
fiirci,3c rjchjcden^édipjù doppio termine, ri- 
fpofeairvltimo 1 Qu«|itopiu confiderò l'cf- 
fenia di Dio , tanto pm mi pare o(cura cofà : 
Sluttntt d tu tiui ctnfidtf t>Mm tante miht ris 
nudttur cl>/cmr$0r Rifciifcc CicciMC»cl pri- 
modi natUTA Dtcritm- 

La vcfte di fbttiliUìmo fìlo,fignifìc« !• fotti 
gliczza 'degli argomenti nel drfputare la mate- 
»iaindi{rolubiJe;per le materie Fj!cfofìchc,che 
lòno per /e Aefleleali, & faide maffime nell'at 
ciua, circa li buoni ccf^umi. Tetlutcdi fnama 
noj perche l'Kabito della fapienza è indi/l'olu- 
bile, immutabile,*: fàldodi fua el1cnza,& prò 
pria qualità, nò per artificio humano: E' o(cu 
IO ù) quanto all'inueftigatione delle cofeoc- 
ciiltedclla natnra , & ciò parecomprcfo da 
Tu! io ik1 primo de Oratore. Phtlofoph'tm tn 
tre} parrei tff difìrtlufa , *» natura obfturvm- 
Htftttn dijfere'idi (Mbttlitatem.tn v$tam, atqut 
mcret- Et fc guardiamo al coftumc Filofofì- 
co, diremo , che l'hahito fia oifufcato da vna 
caligine di negletta antichità , perche li Pilo- 
ibfi fé ne vanno per l'ordinario negletti, & dj- 
fprczzatialja Fdofbfica, con panni antichi, vi- 
li)& imbrattati. Poucra, Se nuda vai Filofofia. 
non tanto per necclfuà, quanto per volontà , 
come Socrate, & Apollonio, che andauano ve- 
ftitidi Cucco brutto, fcahij &col capofcopcr- 
lo, & Diogene iiuiolro in vna fofca fchiauina; 
iotào j & Cozia, <leutro vna bette: ma ciò f* 



ben 4 terclia detto più torto p«» i(«iiirtn;di- 
ciamo tua più vera ragione. Sono le verte del- 
ia Filorofia coperte da rna antica caligine, per- 
che li Filofofi fin da' tempi antichi hanno ha- 
uutocoftume di adombrarla confofiftichcric 
ofcurc. Gli Egittij occulcarojio la Filofoh* 
Cvto ofcu ri velami di iàiiote, & ierogliiici 
fec reti . Pjrhagora la velUcon vn drapjello 
d'ofcu ri fi n ÌjqÌ' Pirhagoriti . Err.pf docle con 
enigmi-Próiagoré con intritati romn.entj. Pia 
to*iecon(cnfigii{>ici.GnrgÌ3Ct)Hbizza'-ri fal- 
laci, & conlrarij ai^^oiv.ciiti , <;he tutte leeo(c 
CoAOtSi. non fo»o- Zenone l'i^^fc con foiTibi- 
|i,& impoftJbili eft>ciiente, Annotile coti itr- 
aiiri ofcuri,& dimoile reOura di parole: onde 
«li Acilb chiamaua Acroamatica la vdienza 
«be l'afcoltaua la mattinai nellaquale tratraiia 
della più rtmota, & forni Filofoh'a attuici :t« 
alia contemplatone delle cofc natuiali, jl éi» 
Tpnte Jialccttche : & mandò m luce alcuni i>- 
bri-Jcttida lui Acroamatici .checontengoiié 
)« leconaiudifcipUna della fua (etra Per«^. 
letica, liqualihaucndo teduti AlerTaiidr» Me 
gèo (no Scolare mentre era ncU'Afìa ccuitr« 
DariOflì iamciitò feco per lettere che haiMflk 
«tiuolgati coCi ')clli iccrctidi natura , à cbi /• 
hActilc considerane i'^uurezza , nella qii4^ 
le li haueua inuoUi,Ac Jaci fuora,rif| ofe, ìi M» 
dati in ]ucetant«,q«aiit* nonli hai.eni dati • 
il tenere di dette lettere , rcgìHrarc da Aulo 
Geli io nel tigefimo libroal capitolo quarto, 
non voglio «ìa^care di repeteilo in qucfto 
luogo per maggior certezza à gi»0c i^li ftu- 
diofl . 

Alexander AriJl*t9Ufalu'im - 

Haud retile fecijiit^uéd aufcultatories Itera 
edidern tn qua trum r« à cetertt vot ttemprt» 
nabimtiì^fi dtfcipUrta tn quibm eruàt't fumm 
cmniurn omnino fint eowitnunet ì Iqutdem 
maltm in rerum vfu tpeimArum, ^uat» tn fa- 
cultattbtM ante tre Valt 

Artjlotelet Regi Mexandro Saltttem. 

Scrtpjijii ad me de libra aufcult^rtrits inttr 
arcana tUos condì putàs ofortere ■ fed tu eos(^ 
fj]e editti Ó minime edttcs fato , cognefctbtles 
entmth taniumetuat , qft mot audiermt . 
Valt^ . 

Qjiiefli libri detti Aufcultarorii, ne quali 
per quanto rifènfcc Aulo Geliu li conteneua 
no (óttili , & ardue fpcculationi di natii ra, fo- 
no gli otto ofc uri libri della Fifica intitolati 
da Arifloule Dephifico attdttu , cioè dell' vdi- 
It,ò afcoltarc cole lìfiche di natura occulte, 
non per altro fé non perche tiene Anfcotiic 
Bb ptr 



ip^ Iconologia diOeÉRipa 



per la lorà'ófeùiità.che non fi poflino iiireii- 
derej &: capire fé non fi odino efplicare dalla 
bocca del Macftro . Apparisce di qui che à 
bella pofta li Pilofofì Aiuichi palliauano la fi- 
ìoCo(ìch difciplina conofcuri termini, volendo 
moltiarealle genti ch'eìH intendcuano , ma 
non vokiiano filile intefo da altri tutto quello 
che publicauano, & nella mente loro teneua- 
no : & alle volte diceuànocofe ofciue, eftra- 
uagaiui per eiler tenuti in ma^ior credito, & 
confideratione.come accenna Eticiano nel Dia 
Jogo di Mieillo in difprezzodi ?ithagora:qua 
fi che non barta^lTe, che la F^ldfofìa nelle cofe 
occulte di natura fu fTeperiefleflà ofcifra , fé 
anco non le'tiggiungéuano maggior ofcurirj 
con difhcile^éftatura di parole, e diuerfìtà di 
fantaftichè opinioni . ii che Boetio figurala 
^ilofofia con verte fofca per la propria dilficul 
T-à' delle (uè materie. & per l'ofciirità de ter.- 
liiini nella quale l'hamio' inìioltagli antichi 
Filofotì • . ^'. ' ' ''; " 

Nell\:flremità"-cldlavef^e leggeuafì iiitef- 
!flito VII Pi , greco , dal quale per certi gradi 
Scolpiti à'guifa' di fcalaHfaliuaalla forrinit^"^^ 
ftnii*qi.iale èra vh Thita, & nqn vn T , comp 
Jlànnd tradotto tutti ^li d'pbfTtori volgari (cc^ 
cctto^il DoiTienichi JTiiMto malamente, per- 
che vi è differenza dcTp-pftl^ì' per la quaiirà> 
della terrai che queffa è vnT, feinplice ;'$z 
quella è mira con l'af'piratione,sì per il C\gm 
licatodiuerfo5& al tutto contrario, quantolà 
•vita, alla morte , perche il Thita , apprellò li 
G'recijComeil C^'apprcfloi Latini dandoli, i 
roti, ò le forti iielli guiditi) era nota di con- 
dannatione,&il T,anco ap prelibi Latini no- 
la'd'anblutionc.il Delra/poi era nota di ddatio 
nedi tempoi per veder bt^e lacaufa; comeap 
prelfoi Latini N-L-Now liquere,cìoh che non 
fufle lecito per all'libra giudicare . Oiidc "S- 
Girolamo in San Marco chiauìail T. fe^nó 
della falute,& della Croce /perche in quella 
pende l'jftefia vita Chriito N .Signore per dar 
falute,& vita al genere humano , & è ftato sé 
fxt prefo per fimbolo della vita , per fìne"3^ 
gli Egitti) -^ il che fu da molti giudicato al 
rem pò di Teodo/io Imperatore, quando'per 
ordine fuo furono in AlelTandria buttati à ter 
ra tutti h tempi) de gl'Idoli, tra glialtriquel 
Jo di Serapide •, nelle cui piene , & falfi troua- 
ronfifcolpiti parecchi fìmili Caratteri. T. fi co 
me anco hoggidì fi vede nella g'iglia del Po- 
polo piena di leroglifici, mallimamentc nella 
faccia verfo Occidente, nellaquale fi vede vna 
croce formata, più maggioie anco in quella. 



diS'. Gionani Làterano verfó la -Scala SUnrt 
dalli cui leroglifìci Torqu-Tanbcominciòad 
ordire irfiTogràueDialogodelI'iprelè,appari 
fceanco in vna fìatua Egittiaca dì Serapide Ca 
nopo, che nella man dritta tiene il Tau.ilqua- 
le fi vedeqnì in Roma -nello Stùdio del Sig. 
Antonio Boffo : fé bene Luciano nel tracianJ 
del giuditio delle vocali lo reputa nota de la- 
dri, perche erano polli in croce,I'a quafè finii 
le alla lettera T. ma come habbi^mp detto ef- 
fendoci in quella flato pofto (^hrrflo vera vi- 
ta, Se hauendòr?cfiTÌce\i'iìtd dà quella l'Eter. 
navita, è ftata ri pittata ìz lettera T. fimile^I- 
la croce' ,■ Té r.pglifico della vita : fi come 
àtteflanó Rufìnb , Sufdà , &c Nicefoxo pui 
cop^ofàmente di tutti lib.xn cap. xxvi." 
narrabdo la diftrurtione del detto tempio 
di' Serapide. ^i etistm Hieroglyphid'arumlf' 
ìexuruf» interpreiHyidarum perttit.c(i'kraiì§nfk. 
fh'è crucii forma i Vif am- futHriim' Atntfica^t 
dixerunt . ^ , 

Fu anco fìgitt-a ilT.dclla futura vita appref 
foil Popolo d'Ifràe! quadb M<5^c fect al^rc 
nel depofito quel fimblacWifii^fearTau, cc^ 
ferpentedi bronzo fopva-,ìfe^udre rif^uardaii- 
do da quelli ch'erano pVii^i'd'aAerienofi ferpeu 
ti daua loro la vita . 'Et Mòsc''ift'èfr6 fin'' tan- 
to che otauaà p^fidTMòffteVprblIràro coti 
lebra'd'crà aperte lìiCroce il Popolò' d*l{raei 
vittoriofb rimaneua invita'. Il Thita poi J 
flato fimbolodellà morte perche ^\a prima 
lettera della paiola gieca"ThanàroS, che figni 
ficamorte, & perògli antichi.come rifenfce 
Ifidòro per notare ricl1'EfeÌTièiide foro i mbr 
ti , li fignauano con tal ca rat fere TRi'ta- quafì 
trafiflbda vn dardo : ilche vedefi in vna Bafè 
di marmo dedicata alla Paceeterfia della cafà. 
di Vcfpafiano Imperatore nel Falazzo dcll'lf- 
luftriflimo Carrdinal Farnele , nella quaje vi. 
fono otto centurie col nomc'IórojS: delli'Cen. 
Turioni, il terzo de quali chiamato GneoPom 
peo Pelale bà il Thna, iSc il fimile circa dódici 
m diuerfecfenruriemorti:perYàrcagiòneTVIar 
tiale dà à quello carattere epithéto di mor- 
tifero . . . , 
Perfio nella Satira quarta, locffii'amò négr4 
r l'ofcurità della morte.' " ' .' 
E^ potió es nigrUm vitto pr&figere TheicCj ., ! 
' Tutto ciò fia detto per palefaire, & auu'èrtt 
re l'errore delli tefli volgari : non che habbìà 
tal fignificaro nella Filofùfia di Boetio , attefp 
chein quedafi^ura il- IT. greco figni'fica.Pra- 
tica, &il. ©.Theònca j nellequali due pa.ry 
confifle la Filofofìa , come fi raccòglie da Saii- 

t'Aeo- 



pe 






•;Parte Prima^. 



9^ 



t*. AgDftino,DeCiuic.libr.8.caj)ir. 4. Studium 
fapiénttA in a.^ione , (^ cónfetnptàtioue verfa- 
ttir,vnde pars eiks'acÌM(t) altera contemplctti- 
ua dicipotefti contemplatiua autem ad conjfi- 
ciendas natttrA caufas y^ Jtnc^rijftmam verità 
ter». Ne à quelle due^paiti è diiièifà la tripar- 
tita dilHntione, che d'i fqpra fatta habbiamo , 
non tanto perche ia terza detta rationale , che 
imieftiga le cagioiii, aggiunta, per quanto dice 
Sant' Agoftmo, da Flacone, fia fuperflua, cò- 
me vuole Seneca cpift. 18. in quotila defìnicio- 
ne della fapienza , che allega fecendo alcuni , 
§luidam it:t defimerunt ,fapientia^eji nojfe diui 
na, ó> h»mana,& heritm f/jw/^f .Ellèndo la ra 
rionale circa le cagioiù parte , delle cofediui- 
iìe.&humane; quanto perche S. Agoftino nel 
luogo citato affernia, che non è conttaria-/^- 
eohéictripartitionon esì^cjntraria, illi dtfìin- 
iìiofìi, ^ua intilltgitur omne fiudium fapientiA 
in aciione.i^ contempUition& confiflere- in Tom- 
mala Filolòha coniate nelfa Prattica,e ^lella 
Theorica.la pratcica è l'atciua moraleila Theo 
rica è la con:en.iplatiua,che è fublime.c tiene 
il primo grado ni dignità , vitimo per la fua 
ditiìcultà U) confcguirla : & però da Boedo è 
pofta fopra la (calaj&i a' pie della fcala la prat 
tica,come più facilmente , commciandod pri- 
ma à mettere il piede in quella come più balla 
per faliredi grado in grado più ad altoiattefo- 
cheil principato del Filofotare, come dice A- 
riftocclenel piimo della Metafilica cap- i-heb 
bc origine dal marauigliarfi delle colèmino- 
h,che arrecauano dubbiose dipoi palTando più 
oltre cominciò àdubitarfì dellecofemaggio- 
ri:& per la cognitione, che s'acquiftaua delle 
cofeminori.dallapi'atticaloro s'apri l'intellet 
to,ad afcendere à poco, à poco alla cognitione 
delle maggiori attUienti alla fpeculatiua, più 
dirficileiperche nonappanlceà niun fenlocor 
poreo.comel'attiua , ch'opera attualmente, e 
vilìbilmente,ma la Ipeculatiua fìpalefa al (en- 
fb intellctuale , contemplando , &. meditando 
con l'intelletto la cagione, & la verità delle co 
fc naturali, ne' quali confifte la Theorica,cioè 
fpeculatiua, voce deriuata à Theoieo verbo 
greco, che fìgnifìca,infpicio, ri 'guardare, onde, 
Theatrum, luogo fatto per vedere , &. rilguar- 
dare,& quel che vede, & rifguarda ogni cofa, 
Dio,dicelìda Greci Theos.Efleiidoil, 0,pri- 
ina lettela di quella voce, Thcos, cioè Dio, pò 
tremo anco dire , che è pofto à capo della fca- 
la, come fcopo, termine, & fine d'afcendere, & 
arriuare à lui , & fé guardiamo bene la figura 
sferica di detta lettera li ci rapprefenta jjj^.piin 



to vnverfagl io con quella linea in mezzo per 
trauèrfo , come frezza fida nel verlàglio , vo- 
lendo inferire, che deuemo indrizza re la men- 
te noftra verfo Iddio , e tenerla lempre fiflàiu 
lui, come fommo benefcopo , & fine della fa- 
pienza;percheilfine della fapienza, & della Fi 
lofofia, è il fommobenc, che è Iddio P^//c/o- 
phia docet hominem cognofcere creatorem 
fuMm,diCQ Ariftotelede Moribus.EcSanto A- 
goftinodeCiuit-lib.S.cap.? dice che il Filofo 
fare è amare Dio, & che Platone tiene che il ve 
10, & (omnìo bene fia Iddio,e vuole, che il Fi- 
lofofo fia amato re, & imitatore di Dio , & piti 
fopra nel cap. 8. dice, che nella Filofofia mora- 
le fi tratta del fuptemo bene^lènza ilqualenoti 
fi può eflère bcaco:la detta Filofofia morale è 
l'attiuacioè prattica, la cui prima lettera è il. 
Il- fi come habbiamo detto,fl:ando nella parte 
efircma della fcala fignifica , che per )i gradi 
delle Virtù morali di Giuflitia, Fortezza, Pru 
denza,Temperanza,Magnimità , Magnificen- 
za, Liberalità, Benignità, Clemenza , & altre , 
s'arriuaalla fommità della fcala, cioè alTvlti- 
mó fine, al fommo benerche è Dio noftro Crea 
tóre,capodi tutte le virtù , & nel lib 18. cap. 
3 9.aflèrifce S.Agoftino,chc la Filofofia fpecii- 
latiua vai piià per eilcrcitare gl'ingegni, che afd 
illuminare la mente di vera fapienza , come 
che l'attiua fia quella, laquale per mezzo dcl- 
11 buoni coflumi'cl faccia confegciiie la vera 
fapienza, Se con ragione, perche la Thcorica , 
che è la contemplatiua, & fpeculatiua efiànii- 
na la verità delle colemia la piaccica, attiua , 
morale mette in opera la venta, li buoni coftii 
mi, & tutte le virtù , che ci (èruono per fcala 
dafalire à Dio vitimo ripofo , fine, e termine 
della beata vita , comebenillìmo efpone Boe- 
tioncl metro nono libro terzo parlàdoà Dio. 
Tu requies tranfjutllapijs, le cernere finis, 
Principium, Recìor , Dux ,femita , ter.minus 

idem- 
E nellapiofafeguente. 
PerfeBmn bznum veram effe hatitudinem 

confi ituimiis , 
Atqtii,^ Beatitudinem, ^ DeHm-fuìnmum 

bonum efiecollegimt4's. 
Hora fi come Dio è piincipio, guida, termi 
i]e,&: fine d'ogni nolfro bene, còfi noicfobbiV 
nioin quella vita , mettere il pjèBe rt^^^a fcala 
de' buoni coftumi,5: virtù daryi'incÌ7Ì'ò,''che 
cominciamo à caminare per 'mie 'all'vitimo 
palio della vita noftra, & nnìi ce'fiai'ir.hi di fa- 
lire.finche s'ariiuial fommo bene Semyeyàffi- 
dtitiscfio, & auemadmo'd^mquifcAas cànjren 
'r,b^" 1 ''W 



¥^ Iconologia di Cef.RipaT 



dere cdperunt ne» prius defijlttnt ah ajctnfu , 
qtia,mfnp.e!num atttgcrint gradum : fic & tu 
in'h.JiS femper ultius fc.miendo nffeclus fis • 
Diilc Agape co Greco à Giuftjno • MaccrtO:, 
chta.ilh piaccica aelle virai njorah, XtcoIc 
tntciiori lì può pafTiie, & aClcn<4eic alla co- 
giiicioiie deik cofè hiperiori, & dmine, per h- 
miliruciine^ & conformità delle cofe , fi come 
Itg^bchamenrcefprinic il Petrarca dicendo. 
AtiCor l&ijuejìo eqitel, che tutto nttunz.») 
Dii voUrfjpTA l Ciel gli hAUt» date ali 
J'er le cofc mortali » 

Che fo/tfcjiU di [Attor, chi ben l'efiimA; 
Che mirando ei ben fifa, quante e quale 
£ran vtrtutiin quella fuafperant'a, , 
D'vaa, in altra fembian^n 
Pete.x leuarfi air al/a cagton prima. 
E'degnoU GeCualdo J'effcrc in qnefto Ino 
go veduto : nia iipi tralafciando ciò ch'egli 
dottamente dice , e quel , che replica il Cardi- 
nale Egidionellc iuc ftanze ià imitatione del 
Petrarca j con maggiore auttoritl conferma- 
remo lecorchoneltc,& belle, chcquagiù prac 
richiamo eilcrcifcala a Dio , fe bci> fi confidc- 
rano, follciiando rinteilettotla contempli- 
tione di lui, come Auttore d'ogni bene : per- 
che ogni coCLcreara mi quefto Mondo per mi- 
nima^chc fia manifefta la Mattìi , ia Prouideii; 
za.ela fommaboncà di Dio j; iì come Mercu- 
rio Tnlmegifto ni Pimandro cap. v. Dtm fan» 
itiifts expers inHi^-.i^perfingultu Mundi parti- 
mila* vuque ^lendtt : Si per concluder ciò 
compicamciicecauiamo fuora quella geamia, 
che lì co.ifcrua nel vaiò à\ clertiane cap.. i-à. 
Romani , ouenonfono fcufa'i quelli inguiftì 
Gentili , i quali conofcendo folo fimulacn di 
legno, di (affo, AugelR, animali infiniti pei Io 
ro Dei , non hanno, voluto hauere i.orina del 
■vcio Iddio : impercioch.-egli h è manifefta- 
to , a^ le cofe iirii<ibili fue J.iHa cieaciua del 
JSlondo, net lecofe f-arte (ì fcoi^ono, & ia fiia 
Xc';n;iter;!a virtù, (& Oiiii'ii'à • ^/« quod -no 
lum Si Dei mantfsfì'm eji in tHis ' Den^ tnini 
illk ?n mifesìiiiit yinU'.fihdca int?n i-fin! à crea, 
tura Mu/idt . t^r ta quA fd-Jlx. fn.'it intelleóìa 
eo:2'^piC<u:itiir : JfunphernA quoq, etiti virtm i 
j^ D/uiaitOi, ira v fint c^cvcfifapilef . 
, ^ Hàla va-le i^iacciata per mano di certi 
Ì»'aonu.;i violenti , che Te ne l'oicoino via le 
paiticelje » che po-'ero o • C^efti , fi come 
Bos:iod:*l'ca '.;e>la,profa j- del primo !ib fò- 
co te varie {ète de' ■ t^ofofi , che per la varietà 
sètlie p^^ti'erfe opinioni > che cialcuno tiene ^ 
Ti«pe,i4 FilofoiÌA.a<i;eflèieltrag£ata,,c ihaccia 



taiu varie parti, cirendo per fc ftelTa vnica,& 
retta . Pithagorahcbbc la fua parte nella fpc 
culatiua, Socrate neirattiu3,che fu il primo, 
che in trod II celle lamoraiùà nella Città, come 
dice Tullio de Orato rc,& ne! 5. delle Tufcu- 
Jane, ilclie conferma S.Agoftinodc Ciuit.lib- 
8. cap 3. febenriftclIbS.AgoiKnoIib. iS.cap. 
j^. dice , chela Filofofia morale rifplendcua 
viuentc McrcarroTriraegiilo, «he fiorì mol- 
to tempo auantid'i tuwi i Saurj ddla Grecia . 
Nam quod attinet mi Bhilofophittm , quafe d!o- 
cere atiquid pyofitetttr vnde fia/it homtnes hea- 
ti,circ» tempora Mercurij^quemTrifinegiftunr 
vocautrmmtfin tUk rerris hjiitumodijludta da- 
^uerunt, longi quid'em mrtte fapieiites,qHot thi- 
lofophos habutt Greets . Platone poi fcolarcdi 
Socrate hebbe l'attiu3,€la contcmplatiua in- 
fieme aggiongendo k lationalc di più , 8c dà 
queft© lìacqueto •olticapi di fcrtc contiarie 
ciafcuijo per moltrarcd'eflcre d'ingegno più 
r^^cciilatiuodèiferùiadaH "altro-, e bene fpellb 
dal propio Maeftro inuentando nucueopinio 
jaii& ragioni, come Aiiftotile Peripatetico, à 
cui fu: contrario Senocrare Academico.ambe- 
ducdifccpoli di Platone , & di Senocrate fu 
fcolarc Zenone Prencipe della fetta Scoica.dél 
ta Epicurea, fu Epicmta , che di diciotto anni 
capirò'in A riiaie, mentre leggeuano Arillote* 
lem Calcide, & Senocrate nell'A.crademia^& 
molte altre infinite fette, clieltracctarjnoLa 
Bilofofìa violenremente. 

La itracaò Pichagora con l'opinione clic 
haueua della trjf'migra rione dcH'anima , eh* 
egli fullèftatoEthalide, Euforbo, Hermoti- 
niOjPirro pcfcarore prima che Pithagoia , & 
che vna volta doppo la fì.ia morte farebbe paf 
lato in vn gallo, che egl; lo prdc per fimbolo 
dell'anima, Sj però ni vita prohihì, cheil gal* 
io non fi deuejle "rcideie , onde Luciano Fi- 
lo fo lo nel Di lot^o di Miciilo introducendo 
Pithagora in forma di gallo à parlar fcco fa 
che Pithagoia dica- icilèr flato ,\fpafìa Mere 
trice,Crate Cinif'cOjRe, poiier'huomo- Satra 
pò,. Cauallo , Cornacchia, Rara, & altri 
ammali infinrti prima, che gallo , NeiriflelTÀ 
gtufà la rtiacciò Empedocle iniita'ore di Pi- 
thagora,fi come apparisce in quel (no ver(b> 
pollo eia FiFottraro, tiel primo libro , 
Etpuer tpfefutt:. necnon quandoque PueUk' 

Socrate in vn coipo fquarciò la metà del^a' 
vefta,p0Ìche letoHè la concemplatiua delle co 
feiiaturaiidcl Mondo , reputandoftolco, chi 
ci attendeua, Imo veroriUosqui in huiufcemO' 
d$ «§ntttn£la/»dii tatiartt fì.ohdos efe monUrm. 



\ 



'Parte Prima '. 



\cyj> 



i»f, dice il fua diletto ^enofontcnel primo li 
bio de gli atti à\ Soc tate, dal c|uale hcbbc ori- 
gine quel morto pofto «egli Adagii. ^/i/it- 
fr»not nihil ad ncs . Non ftarò à cercaic 
s'egli Itrappartè la Filofofìa nella morale Mtei* 
fa,s era difprc2Z3K>re della Religione, ìc leg- 
gi d'Athcnc.Sl corrottoreddlagioiientù ; so 
bene ch'egli fu curwfo di rifgu3rdare,& ama 
te il bello VH poco troppo liceiitiolàmciitc 
fiior del feiicro , ÒL gratic codiane riio- 
fofìco i ncU'Ainot ^'Alcibiade , due Athc- 
nco libroi j , che !>ocrare fcappò del manico . 
tocrates fhUofophm eum> omms dssptCMretitr , 
AlcibintUtfulchrituéimmfmt tm^nr , idtjì »k 
»mc*ptt*i,&' de ftlitm métimtudì»e , conftan- 
tiaq, animi deieclw . Daua ben coniìgho ad 
alttijche li attenclVcro dalle conuerfationibcl 
ie . Admtfnè-^t mpulchrié atjitnere vthemi» 
ttr, non eniìn eJJ e factli aitb itt » CHm falesh»' 
m» tangit mtdesìum tjfe^ ; Dice il (no Sco- 
iate Scnefoiitc , ma dall'altro canto iie' j. li- 
bra, eHirndogh pio-pofto da vii Socratico 
d'andare a vilìtaic Theodota bellillìma cor- 
tigiana, vi andò pili che valcnticn , & iì trat- 
lenue (eco à motteggiare, & iiifegnatlc modo 
da ritenere nella lete gli amane» . 

Platone la ftrappò ben bene in molte coic 
tenne aucn'egli la tralmigrationc deirauinic 
ctiandio nelle belile, ma il ino Poriirio Plato- 
nico, tenne, che li nnouallerofolamente ne gli 
fauominidi che w'c teflimontoSant'Agoftino, 
de Ciuitdib-x.cap, xxx- U ilrappòdipn'i te- 
nendo, chelininu fnllècoeterua cenDio . 
Sentenza reorobata ia S. Agoftino de Citiit. 
lib-x-cap.xxx)- laftrappò uejl'attiiia y cqì\ U 
ilio illecito amor : latonico Schernito, & detc- 
ftato da Dicearcho Filofof© , & da Cicerone 
ancorché Pitonico nel 4 delle Tufculanc, Ari. 
ftotele Iqnarciò la verta a;Ì3«tik)(bria , (òlka- 
tando che il MOiidoftit^ao L-:crno, che Id- 
dio non rhabbiafatto, & non habbia cura del 
le cole del Mondo , &: cIìc i.on co-iolca fé non 
tè ilelfo : che non pena ad aJ tro , e l'c à le me»- 
ée{ìmo,3i cheli beneci ii-.Jcc dalcroue, li co- 
inè rcioccamentcmantieiBe nel li. della meta- 
filica^: Etnelli. Morali degli Eadcniij iib-7- 
c^ i f.oue (traccia la Filorofia ni ma^a^.a^icrs. 
Detii prò fua excellcKfiit, ynhtl p^Ater fé ipfu m^ 
cogitai : nobii au'^m berinm xUundt tuentt,- 
Gli Stoici p»nmentclacerorono la vefta tiJo- 
fofìca in piùiiOiide , dicendt>cheil Mondo /la 
animato, ratio!>jle, 5: inceliigibi!e,chc lediliri- 
pline liberali fienoiimtilirhc gli errori e^tc- 
caiifLaiio vgiiali,chtle,mQgli dciicuo eiTcìc 



córaunieflèndonedr ciò A nctori, Diogene Ci- 
inco , & Fiatone, ccmerifènice Lagruo nella 
vita di Zenone capo della Setta liou»,ii c^ahr 
in veto ftracciò la vcfta atfattoncIJa Filofofi»- 
attiuaconlamala pratica de coftHnii, conce- 
dendo la libertà del parlare cliiirriandn tutte 
le colè ancorché dishonelk con i loiopioprii 
nomi, mandando anco fuora la venrolità per 
ogni parte fenza nfgnardo arcano, come feri- 
ne Tnllto à Papirio Peto , teBióverhtt, ta. ad te 
fcrtp/i , tfud aptrtijfi'MU agunt Stoici , ftd Hit 
ttiam Cftptrui aiunt tqut lihrot, ac rucitu 
ijft opofttrt^ . Molla da tale dishoneftà non 
è iiiaraing|ia,chela Fflorofia fi lamenti con- 
Boetionellaprofitcr7adeg!i Stolti, & Epi- 
curei «j fpetie,il capo de quali hacafsò la ve- 
fta alla Filolofia ponendoti fine del fomm»- 
bene nel piacere ^ npofò , cerne Ariftippo 
ancorché Scolato di Socratcpofe il fomnio bc 
ne, nel piacere del corpo, Antluftene fiio condì 
f:epoIoiieU aiiimo ; i\!à tpicuro lo pofè nel 
ptauerc del corpo, & del l'animo, come dice Se 
ueca- Se bene Epicuro lì lamentò, ch*«ra 
malamente xntefo da g-rigiioiaiiti,dtchiaiadGfi 
che non intendeua del piacere dishouefto , la- 
(tiuo , & luil'ufiofo, madcllaqiiiete del cor- 
po,& dell'animo libero d'ogni pcrturbauonc , 
dotato d'vna fobria laggione, lì come arfctjra 
Laertio nella Tua vita, ma non per quefto rip 
pezzo la vcfla , attclbche il line fuo è catriu& 
non eilèiidopclb nella virtù, & bontà dell'a- 
ninioperaninareal (òmniO bene Iddio viti- 
no noflro rine,n)a potè »! fincinbene caduco,- 
& tranfìtono.negando^ l'immortalità deirani- 
ma, conte imaiidoanch'egl ,chc Iddio non tie- 
ne curade le cofchnmane,{qnarci, brutti , 5c 
deformi. S trace io ione di più gli Epicurei la 
I ilotòfìa togliendole la rationale . I Cirenai- 
ci doppiamente toglietidole la naturaie,5.: ra- 
lioiiale , ritenendoli la morale cerne Socrate. 
Anltochio non tanto le ftrappò la rationale , 
& naturale.mà ftracciò anco la morale, cHg 
f»iahauealailàta,!euand©glj la parte della cor 
retcìoiic, riputandola parte da Pedante, & non 
\^3. Filoiofb; come rifbiille Se; eca Epift. 89- 
Moralem ^HOqu€ , quamfoUm reltqu0rat Cir- 
cumcidtt, r.am eum lotum, qui rncHtticnes cory 
tivet.fu/iultt, &p£da^ogt cjfe dixit , hon Iht- 
lofùphi, tanqt4^am quicquam aUnd f,t [apienSf 
qup.tn hmnani genetn pédagogia. . Ka qi.e- 
lìi. ritagli- , & fqnarci fci.oaiiji jrÌ4,eii deìlc: 
peruerfcOpimeni circa iJ Mondo, ri Cielo ,. 
l'àSìittìiiSc Iddìo noftro E'ernfi he; e : Appref 
ùìil quale i Satiij di qucfto Mondo Ione ideiti, 

Sa.- 



ip8 Iconologia di Cef Ripa^ 



Sapienteshuiui Mucidi fuìit apud Deumflulti.^ 
Mercè alle (ciocciie , & perfide loro opinioni 
Ctìii^lequaLi hanno lacerata la velia alla fapieii 
za ; pctilche meritano nome noa di Sapienti , 
ma diftolti, cofi chiamati da S. Paolo nel pii 
mo cap. a'Romaiii. EHanmriint in cogitatto- 
■nibnsfu,is , éf o'ofcursitum efl mfipie/is cor eo- 
rum: dicent es'entm fé ejfe fipientes, finiti ftcìt 
ftmt ' Et /nar.tucruar glorinm tìicorrHpttbilÌ4 
T)ei , in fimiUtudinem imaginis corruptibtlis 
hominis , & volucrum g^ qtfadrupedum fer- 
fentium . 

Tiene con la man deftra alcuni libri- Con la 
finiftra lo fcetro. I libri fignilìcando lo itiidio, 
che fardeue quello, che vuole acquirtare la fa 
pienza, occupando/I in volgerei libri prohtte- 
uolialloacquiilo di ellà,defl:andoh dal (biino 
della pigritia,& dell'otio, che fogliono indur- 
re lafcuii amori, inuidie, & catciui affetti, che 
chiudono la via per arriuare alla fapienza , & 
queftoè quello, che vuole inferire Horatio 
liella feconda Epiftola del primo libro, et ni 
Pofces ante diem librumcHm lumine : fi non 
Intendes animum ftadijs^ , Qp rebus ho- 

nefiis : 
InuidiUyvel amore vigilli torquebere- 
Ilf medeiìmo Po^ta nella poetica Tua, per ap 
prendere bene la fàpienza ci eforta à rimelH- 
care le carte focratiche piene di irilorofìa 
morale. 
Scnbendi re£le fiipere efi , ^ Vrincipium & 

fons , 

Rem tihifocratici, poterunt ofiendere ch.tr fa- 

Per (io Poeta fatirico nella Satira ^ tutto fde 

guato prorompe contro i Tonacchioiì , Se li 

fucglia & incita allo itudio della Fuoloiìn. 

Nempehùc ajftdue i lam cUrum manefene- 

ilras 
Intr-tt, ^ unguflas extendtt lumme ri. mas 
Stertimus &>c. più à ballo 

Siertis adhuc laxumq; caput compage foluta 
Ofcitat hefiernum, dijfut-s vndiq; mulis: 
Efi ahqutd quo tendis > & '« l^iod difigis 
arcum ? 
Fin qui elclama contro i pigri , negligenti 
nel pvocuiare di faperc.oocodopoli eilbrtaal 
la cognifione delle cagioni delle cole, cioè alla 
rilofb'ìa naiuralc. 
D'ficiteq\ à mi feri > ó» caufas cognofcite re- 
rum. 
Nelli Tegnenti poi li eforta alla Filofofìa mo- 
rale . 
^luid fumtis, aut quid nam vióìuri gignimur, 
ardo 



§luis dai US y aut met* quam molli sjlexm , 

^ vnde '. 
§l^is modus argento , quidfas optare , quid 

afper 
Vtile numus habet , Patri* charisque pro- 
V piiquts 

§^/intiim elargiri deceat : ^^uem te Deus effe 
lujjit,^ humana qua parte loca'us es in re 
Dtfce- 
E''nccelìàrio dunque fcacciateil {bnno,& l'o- 
tio, nemici delle difcipltne,&: nocuii all'acqui- 
fto della fapienza,che col volgere i libri fi con 
feguifce.elìendo l'vfo de' libri iftrumento del- 
la dottrina Infirumentum docìririA efi vfus li- 
brorum , Duk Plucarcho nella educarione de* 
tìglnioli,& Ifidoronel libro terzo fommo be- 
ne afferma, che ogni profitto procede dal leg- 
gere i libri & dal meditare ciò che fi legge ,. 
Om>2Ìs profecìus.ex leHione^^ meditatione prù- 
cedtt,qH& e itm nefetmus yleciione difctmus ,quA 
didiamus , meditatione co.iferuamus . Ond'e 
chei libri chiainanfl muti maeftri. 

Lo icecro flgniiica, che la fapienza, la quale 
in querta operadi Boetiope: la Filofofìa fi pi- 
glia è Regina di t.itie le difcipliue , & arti li- 
berali, &: clic da ella vciigono ordinate: imper- 
ciocne hauen.lo la fipicnza , ik.- FUofofia noti- 
tia delle cofe diuine , & humane, & contenen- 
doli ella nella contem platina , 2c ncll'aaiua > 
vengono da lei ordinate tutte le difcipline , & 
ari lequah.ò fono contem platine, ò a'.tiue:& 
come attiua s'oidma da lei anco la legge ciui- 
le, la quale cadde lotto l'Ethica Fiioiòfiamo-' 
rale, come Etilica in genere circa i coftumi im 
pariamo à dar legge à noi llellì , in fpetiecoi| 
rEconomicaalla famiglia , Se alla ca(à;con la 
r^licica à i Popoli. Et fé la legge £;? diuini.é^ 
humani iurts fcieniia \ La fapienza parimente 
efi diumoru/n, & humanorum fcientia , come 
dice Senecaepift. 89. & M. Tullio , & Platone 
ne' luoghi fopra citati: ne merauiglia è che il 
mcdefimo Tullio dice alla Filofofìaj Tuinuen 
trix legum. Tu magiftra morum,?^ difciplinA 
fuififjSi. Seneca nella epift.^ ;. che cola è altro 
la Filofona,che leggedella vita?Chefia Regi- 
na delle difcipline, Se arti liberali non è dub- 
bio poiché da lei fono prodotte . Efi laudata- 
rum artium omnium procreatrix quddam , C^ 
quafi parensea , quam Philofophiam GrAciuO' 
cant. Dille Cicerone nel primo dell' Oratore, 
& nelle Tufculane la chiama; O vitA Fhilofo- 
phiadux ,ò virtutis indagatrix, expultrixque 
vitioìum quid non modo nos,fed ornnino vitn 
hommum fine te ejfe-potuiff'etì Tuvrb&spcperi- 

fìi: 



\ 



Parte Prima. 



ipp 



fii'.tiidijffpittos homines infocietatem vitA con- 
HOCuRi: Nelle quali parole (ì atcribuifcono al- 
la Filofofia actioiii regie , e titoli da Regina . 
Ariftippo volendo iiiferirejclie le difciplinc li- 
berali vanno dietro alla Filpfofia morale , per 
la quale tutte le altre cofe s'imparano , & che 
cllaèReginadi tutte, dille che quelli che fo- 
nò ornati di liberali difcipline.e difprezzano la 
Filofofia, (olio come li Procidi PeneIope,iqaa 
li-faceuanb conto di Melanthone, & Polidora 
damigelle,e non li curauano delle nozzedi Pe- 
rteiope, ch'era Signora, & Patrona; (ìmilecole 
djlTe Ariftippad'Vii(Ic,cheqnadoai)dò all'In 
ftrno parlò à tutte l'ombre infernali fuor che 
à Proferpina Regina; il primiero detio d'Ari- 
ftippo vién nputaco da Plutarcho ncll'cduca- 
tióne di 3ione , oue chiama la Filofolìa Ibni- 
ma, Sccapodi tutti gli altri itudij • Vrbatìnm 
eft d:tiar?ì' Bionis Phtlofephi diclum,f^»i ettehctt, 
Jìcut Penelopes Proti aim nonp Jfent cutH Pe'ie 
lope eoncitmbere,rem cHfn eius a^nciUis habuif- 
fent-.itct qui Philofophiam nequeiint upprehen-. 
dere,eosin alijs nuUim precij difciplrais/efe co;i 
te'Yeyt ■ Itaque reliquorum Jiudiorn7n quaft ca- 
pati'^ fummo, cònfiituenda eji Vhdofophia • Se 
è degna da ellercouftitiiitafomma, & capo de 
gli altri ftudij,(icuramente di tutu loro ch.ia- 
raar li può Réginitin quanioche la Filofofia 
j tèiiga da vna mano i libri, e dall'altra lo (cetro, 
i, potemo anco dare qllo iìgnifìcatojche ad vn 
i; Re che tiene lo fcettro de Popoi , è necedario 
( anco tenere libri d'Ethica,Filo(bfia,8c di Poli- 
'ì tica "attinenti al coihime,& al modo di ben 
\ xegnare.e trattare il ruilirare imperio,& quel- 
li lilpedbriuolgere ,accioche vegghino fcricto 
( ne' Ubriquclloche gli amici , & inferiori loro 
l dcuoti non hannoardirediauuifarli, & animo 
j, nirli.&pcrò Demetrio Falereo ellbrtaua To- 
lomeo Rea tenere per le mani no men lo fcet- 
tro, che libri vtili,& idonei alla buona ammali, 
] flratione del Regno. 

Confiderando , che la Filofofia tiene i ii- 
: bii dalla deltra,& lò*fcec:ro dalla finiih-a,dire 
mo che la fapienza'tleV.eeirei-e preferita al do- 
minioj& al Regiio, perche (eiiza la fapienza.e 
t coìifìgliode' fauiinob'fi può ben leggere , & 

Igòuernare: onde nel fecòl d'oro legnauano Co 
lamence fapienti Filofbfì ,& quelli furono. 
Principi , & legislatori , come dice Posfìdo- 
aio in Seneca epilt- 90. So!one fii Princi- 
pe , Se legislatore , de gli Atei j;lì ; Licur- 
go de'Lacedemoni , Zalèiico de'Locrefi . 
Scriud Plutarcho tn ìfide, & O faide , elicgli 
Egittij fcieglieiianO i RV, ò da Sacerdoti i' 



ò da Guerrieri perche queftì fono tenuti iiv 
conto perii lor valore , & quelli perla fa- 
pienza . Ma quel guerriere, che (ì creaua 
Re (I daua alla difciplina de'Sacerdoti , ac- 
ciò C\ faccflè partecipe della Filofofia , & 
fapienza , & diiientolfe atto al gouer- 
no , & aT Regno : onde Arinotele difse 
nel primo della Rettorica , che il fapere e 
non so che cofaattaad imperare ; Sapere eli] 
quidd^tm aptum ad impcr andum'. t^ii:k\o lAàz 
filo di Seneca affcrmaua,che egli era Re: ma 
à Seneca paicua, chcfuilcpiù che Re, perche 
poceiia dar norma a i Re per l en regnare , & 
gl'era lecito far centura di quelli , che l'egna- 
uano . IpfeRegemeJfe dicehattfed pU'Uquam 
regnare inibi-videbatHr cui licetet cenfuram 
agere Regnantinm. Dice Seneca epift.io8.di- 
reivodi pili, che li Reconfigliaiìdofì con per- 
fone fauic vengono à fare ciò che vicn dettato, 
dal buon coniigfio loro , Se però Vefpafìano' 
Imperatore flando vna volta tra Fi'ofofi pie, 
nodi giubilo, & ir.erniiigliaefclamò dicendo., 
O Dio buono ch'io comandi a' fapienti , & i 
fapienti à me-O Juppiter i:uqnit, vi ego fapien-; 
tibti4imperem , (^ mihi fapientes : Et per il 
buon profitto , che djlla coiuierfatione loro 
ne cauaua , non voleua che fi teiiell'e portiera 
a' fapienti, r««c Rex inquit/apientibin -viris 
fores patere femper volo; Narra Filoftrato lib. 
j.cap IO & II. Et non è dubbio, che li confi- 
g/i de'iauiijil filufofaie,&:la filofofia òdi gio- 
uamento grande al Principe per ben gouerna 
re, fi come dilFafamente dinioftra Plutarcho 
nel trattato.che ù al Principe ignorante, & in' 
quell'altrodoue mantiene, che fi debba filofb- 
farc con Principi-fede ne faccia il buono, & Io 
datoiriiperio di M-Antouino Imperatore, il 
quale hébbe pien di filoforia la lingua e'I pet 
to,e fj^eflb in boccaha'uer folca quella prcnoi 
fa voce di piatene , le Città fiorirebbeio le li 
Filofoii imperaflero, onero tè gl'Imperacor 
filofbfaircro. TlorerentCiuitutes -,[1 aut Thilo- 
fophi imperiirent,aut jmperatores philofopharen 
tur : riferifce Giulio Capitolino nella fua vi. 
ta. Il che annettendo Thcodofìo Imperato- 
re diede Moiiorio,& Arcadio (noi figliuoli al- 
la difciplina d'Arfènio huomo fapientisfìmo,, 
il quale eilèndo flato veduto dall' Imperatore: 
{lare in piedi auanti li figli,anentre quegli am, 
inaeftraua,& effi fuperbamente federe fi adi- 
rò conefib loro,&li kcc (pogliarcde gliador.- 
namenti regali ammonendoli , ch'era meglio; 
per loro viuerèpriuati^, che imperare con pe 
jÌcqIó fenia dottrina & fapienza , voce all'ai 

com- 



2.QO Iconologia di CefRipa 



«ommencfati ^3 Nic<roro Uh jteip-i-h Ci 
gi>ifta ragione dunque fida Io licttroa Ha Fi 
I<lj(<ifia molto coiiuencdok alla fapiciiTa , la 
qfiJ!c fa cheli Priijci i (cnza pericolo ficura- 
mciireicgniiKj, tertimoiuo uè 'la riftcHa (apic 
la, che neirotuiio proucibio difemedefì- 
nadicc ; Per rnt Regej ftgn»ìtt,(^ legu/n eot» 
Ài'ores iufìii difeer^iunt Per mc^o mio le- 
gnatoli Re.5; i Jcgiilatoii difcernoiKjil giii- 
fto: & Vgonediilc, che la Filofòfia uifegna 
giiit>amctc,& rcrtamentc regna re; cono fc ed o 
«io Filippo Redi Maccdo .u eilòrtaiia Alef- 
fandroil Magno fuo figliuolo ad apprendere 
la Filolb/ìa (otto U iilcipluia dei Filofofo , 
dicendogli acciochf tu ron commetti molti 
•rrori nel regnare , dc'qiiali mi pento hor io 
4'luucrcommei]b Riporcanogioriofafama 
i Re mediante la Filofoha, non tanto per go- 
vernare 1 Popoli con faptcnza , qnanto per fa 
per reggere le fteifi, dato che vn Re regga he 
uc fé fteiVo regge anco bene i Popoli coi fo- 
4'fatt!onc,&applaiirocommune:mafi come 
è diffìcilead vn nobile , &: gagliardo dedricte 
tafrenarc il corfo (e- non ha , chi gli fopraAwi 
U chi lo freni.cofi difhcil cofa è ad vn Princi 
pe dfTolutOjche ninno fnperiore conofce (a pe- 
re regoKTrc fè{>efio,& raffre; aie Pimpetuglb 
eorfodegli affetti fuoi, la Filosofìa nondime- 
iio,& fat^ienza facihrì rutto ciò,pcrchc la Fi- 
lofbfìa fecondo Ari^^ippojic altri FiUfofi da- 
ma gli afTctri dell'animo- E difficile ad vn Prir» 
ci pegionane clic re conciijenrc, nondimeno A Icf 
fandio Magnò mediante la Filofofia dc'bnori 
/coiìurrj fu giouanc continentishmo , poiché 
portò rifpctto alla moglie,& alle figlie di Da 
ricche di rara bellezza erano dotate, éf non le 
tenne da '.chiane. ma le honcwrò da Madre , & 
Sorelle, & porrò anco ril^etto à Rofsana fna 
bellislìma (chiana, che fila Tposò per non far- 
gli corto, & violenza :confu(ìon«di oneìli Si- 
gnori, che non lafTano intatte non diro fchia- 
re, ò ferne.manoiiia perdonano à valTallc no 
bili, &ho), orate. E diffìcile ad ogn'viio il pcf 
donare a* nemici masfimamenre a' Principi > 
nondimeno T efart Dotatore ijifìgnoriiori de! 
la Rep, 3i dellimpcric mediante la fua (ifìtix 
la.rellc gl'imperi dell'ita,* perdonò à tutti. 
Offe. ìdonogÌJ animi le maldicenze tajto . che 
fi commtioiiono ad odio «iorrale contro i de- 
tiattori.& calunr,iarori,r,ondimeno Anglico, 
Vcfpafiano, & altri ottimi Imperatori lìó voi 
fero fai e lifentimcno contro loro, i e ine rude 
|!t:i per parole, ò libelli coi.tio^li Anttori,(S( 
con prndcnz3,pcrclie le tccj del Popolo mal- 



dicerjte non hanno for^adi derralicrc !a/anii 
adi vn gran Prìncipcche con prudenza, fapien 
ta,& giuftitia gouerni,ellèndoche le buone at 
lioiii ore f inno ^ er fc fteflc n.cntirc li malcuO' 
li,& però Pio Secondo Pontefice conflantc- 
incnte perdonò à cKi rhaucllc piouocato ,otk 
ingiurie e detti mordaci, de'cjnali non ne fece 
conto , & volcua che ia Tua Città libera come 
Rema liberamente fi p«rlane,cemedi .'ui dice 
il Plarina ; MmUdtft eptnmnfts vtl lp^ue;rfet 
éotruéii nunquam ither» «nim in ìiktrm Cini 
tmte loq<4i annet voltòh^- 1 1 qua! detto fii àtTi 
berio Imperatore , & moftrò anco ili ■on ifli- 
nvarc lepeflìmc voci del volgo, ^aaiìdc dilli 
ad vno,chc fìbmentaua,chcalcuni di lui di- 
cenano male; rifpofè fé in Cam pò di Fiore an» 
deraijvcdraimolti chedi weftenb ancora di- 
lanilo male- Anzi dalie maldicenze Antonino 
f ilofofo Imperatore, mercè la Fiiofcfìa , che 
così gli dettaua pioHtto ptédeua: poiché fjkl" 
fòdimandana, che cofa fi diceflè dilui,fcnteti* 
do male, fc dentro di fc coiujfceiia eiTcr vero, 
(e n'cmendauajEMr $n$mfaméfHt. curirfijji' 
mtu rtquirtht ad vtrum, quid quitq, de Jt di' 
urtt ,tmfid»ns,quA bt»e rtPrihtnJn vidtren- 
tmr . Narra Giulio Capitolino . Tutti que- 
fti fono frutti della Filolofìa , che regge gli 
animi, & modera gliaffetticon'tofceitrcHeilj 
fapienza.col quale (\ reggono gli huoniiflipr# 
denti in ogni aiiuenimcmo loro, & lìgiiCfrcg- 
gianoi moti dell'animo, canto neiraiuicffìtà » 
quaato nella profperità , ic foptaitannoad 
ogni colpo Ai fortuna . Qmniii qué er.dtre im 
hominvn p jfunf fubttr f« hahit > ta^ deipit$r§ 
tftjui i«niem ìit hn -ìixnsì . Dille l'Oiatore: 
& Diogene Filofofbclkndogli addimandaro, 
che cofa guadagnato haneflc dalla Filofofìa^>fe 
non altro rifpofciho gnadagnalo qnefro > eh» 
io fono apparecchiato ad ogni forcun3:& Dio 
nido Tiranno fcacciato dal Regno ad vno,che 
glidifTe.checofa tihà gionato Platone , & la 
Filofofìajrifpr fé, ch'io polli queftagraue mu 
tationcdi fortuna comp»flaxe: pcciochc non 
s'vccife come hanno f4ttiB altri , ma flette fal- 
de , relfe fc fteflb,& imperò alle palTtoni del» 
l'animo . Porta dunque lo f'cetf ro per più ca- 
gioni , perche la Fiìofofìa « Regina di tutte le 
difciplinc - & arti liberal», perche è necelfaria 
a' Principi per ben regnare, & perche faeffere 
quelli che la pofTèggono Re , efiendo che con 
Filofófìca libcf^tà danno configlio , & coman- 
dano ad altri che faccino , ò non faccino vna 
cola : & perche mediante \i Fijofbfii , &i )a- 
ficnza viuumo nel pacifico Regno dejlatran- 



Parte Prima^ ^ 



^milita, poiché potkiiio in ogui tempo , Ino- noi mede/imi reggere , & goncrharc con pm- 
go,& miuatione di fortuna imperare a gli ap- deiiza,& fapienza\- onde Zenone aflcrì , che li 
pcciti, afFetti,& perni ibationi dell'animo , &. fapjenrifilofofìjnonrolo erano liberi, ma Re 

FLAGELLO DI DIO. 




HV O M O veftito di color roffo , nella 
mano deftra tenga vna sferza, & nella fi- 
niftra vn fiilmine.effendo l'aria torbida , & il 
terreno doue ftà pieno di locufte; fi prende il 
leifo per Io vigore j & per la poflànza foprai 
colpeuoli,& federati. 

Il color rodo, fignifìca ira , & vendetta , la 
sferza è la pena à gli huomini più degni di per 
dòno,per.corrcgerli, & rimenarli nella buona 
\ia: fecondo il detto. 

§lucs turno, argiio , ^ c^Mtgo- 

Il fulminee fegno del caltigo di coloro, 
che oflinatamente perfèueranonel peccato. ere 
dendofì alla fine della vita ageuolmente impe 
trare da Dio perdono. 

Significa eciandio il fulmine la caduta d'al- 
ciini.che per vie torre^Sè ingiufte fono ad altif 
fimi gradi della gloria perucniui,oue quando 



più fu peri amente fiei^no non altrimente^che 
folgore precipirofi,cafcano nelle mifeiie,&: ca 
lamità. 

Per le locun:e,che riempiono raere,& la ter- 
ra s'incende rvniiierfalgafligo, che Iddio man 
da alle volte fopra à i popoli, accennandofi l'hi 
ftoria de flagelli d'Egitto, mandati per caE;io- 
ne della pertinacia , & oftinaca veglia di 'Fa- 
raone . 

FORTEZZA. 

DONNA armata, 5f veftita di colorilo 
nato, il qual co'or (ìgnitìca fortezza, per 
eflèr fomiglianteà quello del Leone, s'anpcg- 
gia quefla doiina ad Vna r olonna , perche delle' 
parti deU'edifiticquefta è la più forre, che l'al- 
tre foftiene , a. 1 piedi di elìàfigum vi giacerà 
vn Leone, animale da fjli Egitri) adoperato in 
qiitfto propofico^come lì legge in iroiti ferirti:^ 
Ce FO R, 



ZQZ Iconologia di Cef.Ripa 

F o R T E z z a: 




Do N N A armata, & veftttacJi lionato* 
& (e fi cJeiieofieruare la fifouomiao ha- 
uerà il corpo largo.laftatura.drirta^l'ofla gra 
di, il } ettocarnolosilcol-r della fàccia fofco, i, 
capelli ricci, & durijl'occhio lucido, non mol- 
to aperto, nelJadeflra.maiio terrà vn'.iiafta, co. 
vji ramo di rotierc ^ & nd braccio «ìiiiftrovno 
ftudo, in mezo ddqtiale vi fia.dipinto vn leo- 
ne che s'azzuffi con vn cignale- 

L'eirercirarfi nuornoaìlecofc difficili', coi>- 
iliene à tu tre le virtù particolari , nondimeno 
la Fortezv-a principalmente hi quefto rigiiar- 
do,e tutto il fuohitétoè di fopporrar ogni au- 
iienimento con animo inuitto, per amor della 
>irtii.Si fadonna.non per dJcKiarare,ciicà co- 
ilumi femirili debba aiuiicinarfi l'hiiomofor- 
teimaperaccommodarc lafìgura^l modo di. 
parlare, onero perche efl'eiidoogni vipiiV fpe,- 
de de] vero, belIo>& appetibile, flquale fi go- 
^ècon J'intdlettOj (& atfribne^idofivolgat- 
ffieutcil beilo aile.dociiejiì protra ^udloco» 



quertecoinieHieiitemente rapprefentarcio piiir 
tofto , perche come le donne (prhiajidofi {{ì 
quei piaceri ,a' quali Iccha/attepiegheuoli la- 
natura ) sacqiiifla-, e confèrua la fama di 
vn'honor fingolare,cofi Ihuomo forte, co' ri- 
fchi del" proprio corpo, iii j^xicoli deIlàifte/&, 
vita.conanimQacce/òdi virtii,radisè nafcere 
opinione, e. fama di grande ftima:iion dcue pc— 
road ogni pericolo della vita.efpoifl , perche, 
coninteiitione. di fortezza, fi può facilmente 
incorrere nel vitio di temerario, d'arrogante , 
di me!necato,& d'inimico di natura, andando 
à pericolo di ftruggcr Ce ftcfiò , iiobii fattura 
della m*no di Dio.per cofa nOiicquiualexiteaL 
la vita donatagli dalni'Pexò fi dice, che la for; 
tezza è mediocrità.detexmina.ta , con vera ra- 
gione. Circa la tesRCina, & confidenza di cofa. 
grauii& terribili in fofl:ei>erlG,come,& qHal^• 
do coniiieac,à fine di non fare cofa brutta, 5c 
per far cofa i»ellifnma,per amor dcirhonefto, 
fonai fuoi ccceflj ^uelii,che la £u\ troppo au-- 



Parte Prima_j' 



203 



Sàce.cOmc là dìccuamò puf hora, & la ttinit!- 
tà la quale, per mancamento di vere ragioni , 
non a cura del male iminentcpersfuggue 
'quellojche falbamente crcdc.chelc ftia fopra 5 
■Se corwe non fi può dir forte,chiad ogni peri- 
'colo indìfFercntefticntc ha dcfìderio, & volon- 
tà d'applicarfi, con pericoloj coli ncancoque- 
fto.chc tutti li fugge per timore della vita cor 
poralcjpermoftraie che l'iiuonio forte, sa do- 
minare alle palTioni deir'animo>com« anco vifì 
«re,& fuperaregli oppreflbrideIcwrpo,qui- 
do n'habbia giufta cagione ,& cflèndo ambi 
fpettantialla felicità della vita politica .Si fa 
donna armata col ramo di roiiere in mano , 
perche 1 armatura nloft^*|^aforte^za del cor- 
po, & la rouere quella dell 'anunò, per refincr 
quella alle fp3dc,& altre armi materiali, & fe- 
de; quefta al follìa r àc venti aerei, & fpintua 
li, che fono i vitij , & difett^jch^ ci ftimolano à 
declinar dalla virtit.e fé ben molti •altri alberi 
jiotrcbbono fignificare quefto medefimo, fa- 
cendo ancor'c/lì refìllenza grandillìma alla 
ibrzadc* temporali , nondimeno fi poneque- 
ilojcome più noto,& adoperato da Poeti in tal 
propofito, forfè anche pereflèricgix),che rcfi- 
^egrandemente alla forza dell'acqua, ferue 
|»eredifitij , & refiftc a* pefi grani per lungo 
., tempo, & maggiormeutx: perche da queftoal- 
tero.da' Latini detto robur , chiamiamo gl'- 
huomini forti, e robufti. 

Ilcolor della vcftefimile alla pelle del Leo 
«e, moftra , che deue portarfi nell'impielè 
l'huomo (cheda quefta virtù vuol che l'ho- 
nor fuo deriui) come il Leone, ilquale fi mani 
fefta nell'apparenza di color lionato, & cani- 
riale che da fé fteflb à cofe grandi s'efpone , e 
le vili con animo fdegnofo abhorrifce , anzi Ci 
fdegneria porfi ad efercitar le fue forze con 
^hi fia apparentemente inferiore, e cofi può an 
liare à perìcolo di perdei il nome di forte 
rhuomo che con ftratij di donne, di fanciulli» 
d*huomiui infermilo eifeminati vuol mortrar- 
fìpoderofodcl corpo, nell'animo e lodeuole. 
ilquale à cofi vili penfiAi s'impiega, onde vicii 
Ì3 molti liprefo Virgilio, che facellc à Enea > 
fìnto per Kuomo forte, venir penfiero d'am- 
mazzar Helena donna imbelle.àcui la fpcran- 
zadel viuere venia nodrita dalle lagrime , che 
n'haucain abondanza, Se nondalla fpada che 
forfè non hauea mai tocca- Forti fi dicono San- 
fone , e Dauid Rè nelle facre lettere • Forte fi 
dice Ficrcole nelle fauole de* Poeti, & molt'al 
tri in diuerfi luoghijc'han combattuco,& vin- 
ti t Icoiii • 



L'hafta figninca, che non (olo fi deue oprar 
forza in ribattere 1 danni , che pcfTo.fO venire 
da altrijcome fi moftra con laimaruradi dol- 
fo,e col fende, ma anco reprimei.ào Ja fi per- 
•bia, & arroganza altrui con le proprie forze. 
L'haftanota maggirtranz3,c fìgnoria, la qi ale 
vien facilmente acquiftata per mezzo della 
fortezza. Ifègnidi Fifonomia fon tratti da A- 
riflotile per non mancar di diligenza in qi al 
che fi può fare a propofito- 

Il Leone azzimato con il cigniale, dice Pie- 
rio Valerianolib.z-chefi^nifica la fortezza del 
1 animose quella del corpo accora pigi>a ce, per 
cioche il leone va con modo.e con milu la nelle 
attioni,&il cignale fènza altrimenti penfare fi 
fa innanzi precipitofamente ad ogni imprefa. 
Forti'x.ya . 

DOnna che con vna mazza fimile à quel- 
la d'Hercole fufFoghi vngran leone, & 
a' piedi vi fia la faretra con le factte , & arcoi 
quefta figura ho canata da vna belliflìnia me- 
daglia ,Yedi Pieno nel lib. i. 

T^rte^X.» ^tmimoji^ di corpo. 

DOnna armata di coiazza.elmo, fpada, e 
lancia,nel braccio finiftro , tenendo vi o 
feudo con vna teftavli leone di pinraui , (opta 
allaqual ftà vna mazza , perqucAo s'intcìide 
con la fortezza del corpo, e pei il capo di leo- 
ne, la geiierofità dell animo , e fi vede cou in 
vna medaglia molto antica. 

ferteX^tt , éf valort dtl corpo congiunto ton la 
prudenza , (^ virtù dell'animo • 

DOnna armata di corazza, cimo , Se (cu- 
dù, Se nella deftra mano habbia vna fpa 
da Ignuda, intorno alla quale vi fia con beigi 
ri auuolro vn fcrpe,c fopta l'elmo babbi a vna 
corona di lauro con oro intrecciata , ron vn 
motto per cimiero, che dica : H I S F R V- 
G I B V S . La fpada fignifica la fortezza. Se 
valor del corpo , e la ferpe la prudenza , & 
virtù dell'animo, conlequali due virtù fpcf- 
fc volte fi vedono falire gl'huomini di vile con 
ditionc alla trionfai corona d'alloro , r'oè ad 
alti honori della militia- 

Forte{x.a dei tarpo congiunta con la gè» 
ntrofità dtWatìtmo . 

DOnna armata, come s'è detto , ncjla de- 
ftra tenga la Claua d'i-lercole , iaicapo 
per elmo vna tcfta di Leone , ficomc fi vede 
nelle f^atueantichc . 

Ce 2 roR- 



204 Iconologia di CefRipa 

F O R T V N A". 



^ 



i^ 



^ 



^ 



575 




DONNA co:i gl'occhi bendati, fopra >n' 
albero con vn'hafta aliai lunga peiciiota 
i rnmid'efro,& ne cadano varij.iftronienti ap- 
partenenti avarie profefnoiii , come fcettii , 
libri, corone.gioie.arnn , &c- Er così fa dipin- 
ge il Doni. Alcuni dimandano Fortuna quel- 
la virtù operatrice dcile {ielle, Ij quali varia- 
menre difporgono le nature de gl'liuomini , 
mouendo l'apperiro fenlìtiuo , & per meyo di 
quello inclinando anco in certo modo fenza 
sformarlo l'appetito ragioneuolc , in modo, 
<;he non ne Tenta violenza. nell'opcrare: ma ijii 
quefta figura fi pigli folo per quel fuccellò 
<;a{ualc,chc può elTere nellecofe che fenza in- 
tc^niioiie df.ii 'agente larillìijie volte fuol aaue. 



iiire,il quale per apportare rpeHe volte, o 
gran bene, ò gran male , gli huomini che iioii 
fanno comprendere , che cofa alcuna fi pofià 
fare fenza Tintentionedi qualche agente, han 
nocon l'imaginatione fabricara come fignora' 
diqucft'opre quefta, che dimandano Fortu-- 
na-i& è per le bocche dell'ignoranti continua 
mente. Si dipinge cicca communemente da^ 
tutti gl'auttori gentili , per rooftrare che ncHi 
fauorifcepiù vu'huomoche vn'altro, ma tut 
ti indifFeieiitemenre ama, Zl odia, moftrandò- 
ne que'fcgni che'l cafo le apprefènta, quindi 
è ch'eflalra bene fpel] o a' primi honòri vn fce 
lerato , che farebbe degno di fupplicio, & vh* 
altiomsriteuok lafciacadae in miferia, eca- 

Un^iità. 



Parte Prima-i .^ 



tamità . Però qiiefto dico fecondo l'opinio- 
ae de'gentili, echc ftiole fegair il volgo igno- 
rante, che non fa più oltre : ma la v^erità è , 
che il tutto dirponeladiuina proiiidenza, co- 
me infegaa S-Tonia(blib.? contragentes cap- 
9i. citato di fopra . Gli hiiomini che flanna 
intorno all'albeio danno teftimonio di quel 
detto 3ntico chcdìce: Ferttt'2Afu£ qui^qi fai>er, 
perche fé bene alcuno poreire elTcr ('come fi 
dice] ben fortunato , nondimeno s'egli non è 
giiiditiofoin drizzare il camino della vita fua 
per loco conueniente, non è pollìbile,che vqi 
ga à quel fiiijsehe defidctatia nelle liieope- 
aatioiii • 

T art un»- 

DOiwia à federe fopra viia palla , & à gì' 
homeri porta l'ali . 
Forttma- 

DOnna co'l globo celefte in capo , e in ma- 
no il cornucopia. Il globo celellc dimo 
ftra , fìcomeegli è ìh continuo moto, coli la 
!' fortuna fempre fi mone , e muta faccia a cia- 
1 felino hor*i.ialzsiido,& iior abbadando.e per- 
I che pare che ella fia la difpenfàtricedelle ric- 
; chezze , & delli beni di q uefto mondo ; però 
fe le fa ancoil cornucopia, per dimoflrflr€,che 
nonaltrinienti quelli girano di mano in tnia- 
i no, che faccia il globo celefte , onde dilTe Au- 
i forno Gallo: 

Fortuna ntmquAm fìfiit in eodem fiat» 
Semper mouetur, v-iriat, ^ mutat vice;', 
"Et fummxin imitm vertit, ac verfuerigit- 
Può anco lignificare il Globo, che la Fortu- 
na vien vinta, & fuperatadalladifpofitione ce- 
lefte, laquale è cagionata. Se retta, dal Signo- 
re della Forcima , & della Natura , fecondo 
quello ch'egli ha ordinato ab eterna. 

I Fortuna buona . 

\, Nella Medaglia dr' Antonino Get a» 

DOnna à federe , che Cx appoggia con il 
braccio deliro (opra, vna ruota, iii cam- 
bio del globo celefte , & con la finiftra mano 
: tiene vn cornucopia • 
!• Fortuna infelice • 

I "TNOnna^^fòpia vna nane fenzi timone, & co 
1^ l'alberOjScla vela rotti dal vento . 

La nane è la vita iioftra mortale, la quale 
ogn'huomo cerca di condurre a qualclic por- 
to tranquillo di ripofo; la vela, e l'albero fpez- 
zato, & gl'aUriarnefì rotti, nioftrano lapri- 
uatio'ne della quiete, elTendola mala fortuna 
vn fuccelfo infelice , fuor dell'intendimento 
di colui che opexa per clcxtioue . 



Fortuna gioueuolend Amore . 

DOnna la quale con la mano deftra tiene il' 
cornucopia,& la finiftra farà pò fata fo- 
pra al capodi vn Cupido, che le fclierzid'iu 
torno alla vefte . 

Torjun». pacifica , ouero clemente . 
Nella Medaglia di Antonino Pio. 

VNa bella donna m piedi , che con la de- 
lira mano-fiappoggi fopra vn timone , 

&: con la fiiii-ftra tiene vn cornucopia con lette 
re . CQS.IIII Et altre FOIITVNA OPSE- 

Q^EN. ET S.C. Fu rapprefentataquefta 

Fortuna in Roma nel conlblato quarto di 
Antonino Pio, non ad altro fincjche cà gloria, 
& houor fuo,dimoftrando(ì per quella figura 
la fua profpera , e benigna Fortuna , ilche \z 
Tetteie imòrno ad ella refprimonc, fignifican- 
dofi per cfuelle e.'Ière a quefto Prencipc la 
Fortunaobediente,& compiaceuole; quantun- 
que vari) fiàno nel mondo gli mouimenti di, 
quelIa,e!lendo la Fortuna, fecondo i Gentili , 
vna Dea mutatricedt'Regni, & fubitavolgi- 
tricc delle cofe mondane ; nondimeno perdi- 
moftraie la felicità dell Imperio di quefto 
Prencipe gli fegnorno nel riuerfb della fopra- 
dettamedaglia,vna buona, & ferena Fortuna: 
pacilìta . 

Ea Dea Fortuna oltre molti altri cogno^ 
mi,fu anco dai Romani chiamata Obfequés^ 
cioè indulgente,ouero clemente. Ci cominel- 
le antiche infcrirtioiii lì legge , & particolar- 
mente à Como C\ troua vn laflò , in cui quefte 
lettere ii veggono fc ritte . 

Fortum obfequenti ord. 

Ccmens • zioto prò falttte 

Ciuium fufcepo . 
Vedi Sebaftiano E rizzo. 
Fortuna • 

DOnna che con la deftramano tiene vtj. 
cornucopia & vn ramo d'alloro, & co» 
la finiftiamaiios'appogia ad vn timone; ligni- 
ficando, ch'ella fa trionfare chiunque vuole j, 
& la dimoftrationedi ciò Ci rapprefenta con il' 
ramo dell'alloro. 

Fortuna aurea • 
Nella Medaglia d' Adriano . 

VNa bellillima donna, che giace in vn Ietti- 
fternio con vn timone al li piedi « 
Quefta è quella Fortuna aurea, che in cad- 
merà degl'Imperadori fi foleua poneic men- 
tre vjueuano, Se che reggeiianoi'Imperio, co- 
me-p£r.raIoro Fortuna- 

FORZA 



zoS Iconologia di Cef Ripa 



f O R Z A . 

DONNA robulVa, co» le corna Ji tJoro 
in tefta.à canto terrà vn'clefantc, con la 
^robolTide dritta; perche voJcntfo gl'Egitti) 
lignificare vn'huomo forte lo dimoftraiìo con 
quell'animale, come fi legge in Oro Egittio 
nel lib- fecondo de' fiioi leroglifirijk corna an 
Cora > e fpeciainieucedi toro ,moftraiK) qiie- 
ilo medcdmo j onde Catone predo à Cicero- 
ne nel libro della vecchiezza dice che quan- 
do egli era giouane non defideraita le forze né 
d'vn toro.ne d'vn'Elcfantc, prendendo quefti 
ducanimali come più forti, & gagliardi de 
gl'altri. 



Torx.a d'Am9re> 

CVpido con l 'ali alle fpalle , con l'af eò, & 
le factte in niano»& con la faretra ai fiali» 
Co,1a mano finiftra alzata verfòil Cielo, don- 
de fccndono alcune fiamme di fuoco, infiemé 
con molte faette fpcziate , ciie gli piouano in- 
torno da tutte le bande:moftrandofi cofi ,chc 
Amore può tantoché rompe la forza di Gio- 
ue , & incende tutto il mondo , cofi è dipinto 
dall'Alciatoin vno Emblema, cofi dicendo . 
Aligerttmfiitmtnfregity'DeHs Aligir, igne 
Bum demonfìrut vìi efifortior ignit Amor . 

Per fignificare quello medefimojrifteflb au t 
tore defcriue Amore in vn carro tirato da Leo 
i>i,C0mc fi vede ncU'iftcflò luogo. 



FORZA D' A M O R E , 

sì nell'acqua , come in terra . 




FA N e I V L L O ignudo , con l'àU à gì' 
homerijcon la deft ramano tiene vnpefce.e 
con la finiftra vn mazzo di fioti , cofi l'Alciato 
dal greco lo iraduflè, 



UuAut Amor viden , vt ridet fUcidumqut 
tuetHr , 
Ntc faculas , nee qu& cofnuafleBathahety 
Alttrtijfed manimm fi» rts gerii lOÌttrnpifcit 

Ssi' 



Parte Prìmx^ 



zof 



Sctlleeivttma iur4,det,Mtque mari 
Kudut Amor blandis ideirco arrider ocellit. 

Non arcus.aut nuneigne» tela gerii. 
Kee temere minibus Fiorem,delpkinaqtfe tr€~ 

Ilio ttenimttrris, hoc vulet ipf« mar*- 

TorX* mi»ore,da ma%gi»rfor'^fHptrntM' 

PE R cfprimcre gl'aiuichi quefto concct- 
to,ilqiia^ è più eonueniente ail'enibkma, 
che à quello che (t apparricne à noi di tratra- 
«e.dipingeuanovna pelle (l'HieJia»coiivn'altia 
di Pantcraappfeilò, per l'erperieiizachefi ve- 
de nella concratictà di qiiefti due animali , & 
per l'cfFctro delle loiopel li, perche ftandbvici- 
Hc quelle della. Hiena giiafta^,, & corrompe 



qnella della Pantefa.ilchc-auiwpneancori nel- 
le penne deiraq^uila , le quali aiuiicmatc alle- 
pcmiedegl'aUrt vccclli, fanno che fi tarms- 
no,& vannoùi pezzi- 11 tutto racconta dirfu&- 
inente Pierio Valeriano. Peià volendofi lap- 
p-reièntarc voa forzadall'altra fuperata,ft pò» 
trifore, con porre dinanzi à gl'occhi la mem» 
ria di quefti effetti, in quel miglior modo,chc- 
al pittore parerà , che polla, diiettare , e itat 
bene . 

TbrTjt. 

DOnna armata di corazzavA: elhìo in ca- 
po con la deftra mano tenghi vna fpada. 
i<Tnuda & con la fuiitha vnafacelIaacGefa,& x 
cauto vi-fia vn leone clic ftia in atto fiero , Se 
che vccida vuUigiiello . 



FORZA ALLA GIVSTITI A SOTTO POST A. 




RACCONTA Pieri© Va'eriano nel 
primo libro,hauer vednto vna Medaglia' 
luticaal fuo tempo ri trouatav nella quale v'e- 
ra impreflTavna donna veftita rcgalmenteicon 
viMXorooa in capo, à fèdere Top ra'ldorfo d*- 



yvt Leone,& che ftàua in atro di metter mina.} 
ad^'vna fpaJaila qualedal detto Pieri« fu pcc 
laGÌHft}riainterprer.ira,& il Leone per la Fcr 
23, fi come chiaramente fi vede eflère i[ fuo vs 
so.Icroglifko. 



2.o8 Iconologia di CeC Ripa 

FORZA SOTTOPOSTA ALL'ELOQVENf.;^ A-. , 



\ r ■ •« >s v- 'V 




\ 



DONNA vecchia, veftita giauemente, 
che con la deftra mano tenghi il cadu- 
ceo di Mercurio, & forco li piedi vn leone. 

Ciò dimoftra che la forza cede all'eloqucn 
«ade' Sani j. 

F R A G I L I T A^ 

DONNA che in Giafcuna mano tenga 
della cicura, la quale è da Virgilio nella 
Buccolica dimandata fragile dicendo- 

Marie /joi fragili dofìabimils ante cicuta • 
Alla quale poi fi adbmigliano tucte lecofc 
che meno hanno nome di frasilirà. 

o 
Fragilità • 

DOnna veftita d'vn fottilifllmo velo, nella 
delira mario tiene vn ramo dirigilo , & 
con la {ìniftra vn gran vafo di vetro fofpefo ad 
vn Hio»Il velo le conuiene perche agenolmen- 
te fi fquarcia.Il tiglio da Virgilio nel libro fe- 
condo della Geoi-gica e detto fragile , & il va- 
fo di vetro fbfpeib dal filo non ha bifogno d'- 
altra dichiaratione , pet eflère il vetro agcuol- 



menre bel Io, & facile à fpezzarfì.fragilemedc" 
fimaitiente è il CcfCo femmile,et Ci deuedare an 
Cora la corrifpondenza di quello. 
Fragilità Humana- 

DOnna con faccia macilente, & afflitta ve 
fti ta poueramente, tenga con ambe le ma 
ni molti di quei bamboli d'acqua agghiaccia- 
ta, che pendono il verno da* tetti del le cafè, li 
quali bamboli dice il Pierio VaIeriano,che era- 
no da gl'antichi Egittij porti per la fragil ita 
deirhuraana vua : non farebbe anco difconue» 
niente fare, che quefta figura moflraflè, perla 
grauezza de gl'anni d'andare molto chinaap- 
poggiandofi ad vna lienole canna, per efière an 
ch'ella vero fìmbolo della fragilità , come la 
vecchiezza, al la quale quando vn huomo arri- 
ua facilmente feine ogni miiiima lei!one,& fa- 
cilmente ne rimaneopprelIo-Nocaronoalcnni 
ancora la fragilità hnmana , con quelle bolle 
che fa racqiia,che paior.oin vn fubiro qualche 
cofà. jiia toflo fpanicouo,& nò lènza ragione.- 

FKAVDE 



Parte Primi-r. 



zop 



F ti A V D È. 

DANTE dipinge nel fuo inrcfno là fraii 
de con la feccia di hiiomo giuftò, & con 
Succo il rcftod«l corpo di ferpcntc, diftinco 
<oudiiiec(cmacchie,c colori,c la fui coda riti 
rara in punta di fcorpionc, ricoperta nei! 'onde 
di Cocico.oucrc in acqua torbida>e neta,cosi 
dipinta la dimanda Gtrione, e per la faccia d'- 
hnomogiiifto ficortipreiicfc l'eftrinfeco de gli 
huoiuini fraudolenci.cflèndo di volto,& di pa- 
tole bcnigpe.oell'liabitoaiodefti.nel paflògra- 
UÌ>i>€'coflumi, Scili ogii" altra cofapiàccuolii 

FRA 



neiroperepoi nafcofte rotto il fìnfò telo ài re- 
ligione,& di charità, fono armati d'aftutia, & 
timi di macchie di fcelleraggiiie,talmenre,che 
ogni loio operatioiie alla fine fi fcuopre piena 
di mortifero veleno , & fi dice elTer Gcrione , 
perche regnando coftiii preflò à l'ifole Bales^- 
ri, con benigno volto,con parole carczzenoli , 
e con ognifamiliarità,era vfo à ricèiierei vian 
danti,e li amici , poi fotto color di quella cor- 
tefia,quando dormiuanogl'TccidenajComt rac 
contano molti fctittori antichi, e fra' moderni 
il Boccaccio nella gcncologia de gli Dei . 



D 



E. 




DOnna con dne faccic vna di giouane bel 
la l'altra di vecchia brutta, farà nuda fi- 
no alle mamraelle.farà veftitadi giallolino fi^ 
n'à racza gamba. haucrà i piedi fimili ali'aqui- 
!a,e la coda di fcorpionc, veder. doli al par del- 
le gambe,nclla deftra mano terrà due cuori,& 
yna mafcheracenla finiflra- 
Fuude è vitio, che vuole inferire manca- 



mento del debitoorfìtio del bejie, &: abbondan 
za d niuciiiioiji nel in.ile,fii gelido fcm ore il be 
nc,& s'efc^uifcecol penfieto,con le parole. Se 
con l'oprt fotto diuerfi ijiganncuoli colori di 
bontj,&ciò fi dimoftra con leduefaccié. 

II giallolino lignifica tradimeiito.inganijo, 
&mut3tione fraudolente • 

I due cuori lignificano le due apparenze 
D d del 



ai o Iconologia diCe£ R ipa. 



del volere, & non volere vna cofa mede/ìma. 

La mafchera dinota, che la Frauderà appar 
lire le cofc altrimenti da quel che fono per, 
compire i fiioi dcridciij. 

LacodadifcorpioneA'i piedi dell 'Aquila,, 
fì^nificaiio il veleno afcofojche fomenta conti- 
nuamente , come vccello di preda , pei. rapire; 
altrui, ò la roba^òThono re. 
Trandè- 

DOnnache tenga in mano vna canna coa^ 
l'amo, col quale habbiaprefo vnpefce, 
& altri pefci /I vedano in vn vafo già. morti , 
percioche Fraude, ò inganno altro non è, che 
tìngere di fare vna colà buona, & fuori dell'o- 
pinione altrui farne vna cartina, come fa il pe- 
fcatore , che porgendo mangiare a! pefci , gli, 
prende, Scammazza".- 

Fraudi , deWAri<?fl0 . , 
lignea vn piactuol vi/o, hahito hone^o 

Vn'humilvolger~d'occhi,vn andar grttue»^ 
Vn parlarsi benigno, e sì. modefto 
Che parea Gabriel, che dicejfe Aue 
"Era. brutia,e deforme in tutto il refio. . 
Ma nafcondea que/iefdttezz,e praue ■ 
Con lungo hnbito,e largo, e /otto quello- 
Attoscato haueafempre il coltello. 
F VGA. 

DOnna con habitofpeditOifcapig Hata, con 
l'ali alle fpalle,&con vn fanciullo in, 
braeciOj & che ftia in atto di fuggire. 
F V G A. 

DOnna veflita leggiermente , alata in atro 
di fuggire ; con le treccie fpaife , & che 
volti la fchiena. 

Dipingelì alata, perche la Fuga non è Fuga ; 
fe.non con prontezza • 

Li capelli fparfì dinotano la pòca cura, che 
li tiene di k.^tdo in cafo di fubira Fuga. 

Si verte d'habito leggiero, perche non delie. • 
hauerccolà^lcuna, che gli dia impedimento. 

Sifaconlafchienariuolta, perche in lati- 
na locutione, voltar la Ichiaia non vuol dir. 
altro che fuggi re. 

PVGA POPÒ LARE. 

DOnna che fimilmente fugga , ma tenga • 
con anrbe le mani vno fciamod'api,fot 
to il quale vi fia vngrandifTimo fumo. 

QueftQ.rhabbiamo per tal fignificato da 
gl'Egitti], & a vede per cfpericza,che l'api da 
neflim altra cofajpiìi che dal filmo s'allontana 
SK),& confiifamcntc fi mettono in fuga, come 
alle volte fi vede vn popolo folleiiarlì per le"- 
gierjnìmaj&rpiccioliifima cagione.' 



F V RIE. 

DANTE iieM'Inferno dipinge le Fffrie-g. 
donne di brutti/lìmo af petto , con vefti 
di color negro , macchiate di fanguccinte co 
fgpi,concape!li fcrpentini , con vn lamo di 
cipreffo in vna jnano,neU 'altra con vna trom 
ba,dalla qua'eefce fTamma,& fumo nero j & 
fon finte dagli antichi Poeti , donne dcftinstc 
à tormentare, nel] 'Infèrno, l'anime de'mal-^ 
fattori.. 

F V R I E. 
Statio cofi le dipinge . 
Cadendo giù fan ombra all'empio vifo 
I minor feypi del vipereo erme 
jE gV occhi fon /otto la tri^a fronte 
Cacci0^tindmtgr/in.ca.itei onde vna luce~ 
SpAitenlenore vicn ■>.fimilè \à qatUa -■ 
Chstttl'hor vinta da cantati verfi^ 
^(uafi piena di fdegno,e di vergogna ■ 
Me^ra la vaga, Luna ; di veleno - 
lia pelle è Iparfa,^ vn color dt foco , 
Tinge la f cura faccia y dalia quale 
L'aridia/eteJa;vorace,fame , 
Ijrifii mali, e la^ietatamorte ■ 
Sopra i mortali cade , e dalle fp alle 
Scende vnhorrido panno , che nel pettoj^ 
Sijlringe • alla cru del furia rtnotta 
Speffo la, ter^a delle tre forelU , 
Che la vit a mortai con etti U Hami: 
Mifurano , e Proferpina con lei , , 
Et ella, ambe le manfcotendo in quejlai 
Laface pori a con funeree fiamme , ^ 
In quella ha vn fiero ferpe , onde percote • 
L'aria attrijfapdo.ouunque volge il piede > . 

« !.. I - , I . I » I I » 

F V R O R E. 

HVOMO che rrioftri rabbia nel vifo, & al 
gli occhi tenga legata vna fafcia, ftia in^ 
gagliardo mouimento,& in atto di volére git 
rare da lÓtanc vn gra fafcio di varie forte di ar 
miin hafta,leqnali habbia fra lebraccia riftret 
te j & fia veftiio d'habito corto. 

La fafcia legata à gl'occhi moftra, che pri- 
llo refta l'intelletto quando il furore prende 
il dominio nell'anima, noneffendo alno il fu» 
rore.che cecità di mente del tutto priua del In 
me intellèttuale,che porta l'huomo à far ogni . 
cofa/uordi ragione . 

L'armi che tien fra le braccia fon inditio i 
che'l Furoreda fé ftefio porta inftrnmcnti da. 
vendicarfi, & da fomentar (e rocdefimo. 

E' veltito di corto,perchenon guarda ne de 
cenza^ Ile decoro .. 

furore 






"Parte Prima 



Irli 



R 



Ò R 



e; 









. -' '"'^'^ ^: Furore . 

HVorao d afpè.tco. hoiribik> ifquale fcdcn 
ddfqpra vari] àriTcfidi guena, cioftii 
'di fremere j hauéndoJc mani legare dietro al- 
le fpalle con rf.olce caciie > & faccia forza di 
romperle con l'impero della fuga . 

Il Fiuoré è miniftro della guerra, coinè à<i 
cena Virgilio in quel verfo. ■^■• 

[lamijj face^ , ^faxa volani, fttrof ir mk mi* 
;,.^nifìrstt > ... 

Et perciò il rnedefimo airrouelo diprnfe Te 
dpnce iopra vn nionte d'armidi più fòrte,qiià 
fi cKe in tempo di guèrra le fomminiftri àco 
loro, che hanno l'animo accelb alla vendetta • 

Si iega per dimoftrare , che il Furore è vna 
fpecie di pazzia , laquale deiie elTer legata , e 
tinta dalla raggione • 

E'horribile nell'arpéttOì pei:che vn'huomo 
vrcito di le llello, per fuBito impeto dell "irà > 
piglia natt.ia, e fembiauza di fiera, òd'akrà 
cofa più ipaueiiteuòlc . ' 



' Furore . 

HVomo horribile,con capelli labbufFati , 
porti nella man deftra vna gran torcia 
acceIà,Sc nella fìiiillra la teftadi Medufa . 
Furore y ^ rabbia. 

HVomó armatojcon vilb rpàuente<ioIe,& 
fiera,hauerà il colore del vifo ro/Ib, co 
la Ipada ignuda nella deftra mano ,'ftandoitt 
attominacciéiiokjr.el bràccio iimftro hauerà 
viio fcudójinmczo del quale vi (ìa vn leone, 
cosila defcriueJ'AIciato. 

Furore fttperbo, (^ indomito ' 

HVonib armato di corazza -, & élmo , cor» 
vcirò fierOjefanguinofo , con la fpada 
nella deftra niano,e nella fìaiftra vno feudo , 
nel qual vi fia dipinco , ò fcolpito vn Icone , 
che perirà, & rabbia, vccida , fquarciando li 
propri) figliuoli, e per cimiero dell'elmo vi 
ìàz vn ferpétc vuiaccj&auuolto in moiri giri. 
li leone nel modo fopradetro facondo gì' 
Egitti jvè il Vc<Oj& il pròprio fòif)?^liiìco del 
Dd i i-uroi-e 



2 1 i Iconologia di Cef.Ripa 



Purorc iiidotivito , il rerpenre che vibra le tre 
lingue dalle facre lettere è tenuto per impla- 
cabile nel furore, la ragione è che il ^''Pen^c 
fubitochefirentein qualche modo of^fóla- 
Ic in tanta rabbia, & furore, che non rcfta mai. 



fio ca«to,chc non habbia vomitato tutto'! ve- 
leno io pregiuditio di quelloj che l'ha offefo», 
e molte volte riferifcono cfferfi veduto mori- 
re di rabbia folo per no» potere vendicaifi ask 
fiio furore • 



\ 



F V R O R P O E T I e O. 




GIoiiaii€,viuace,& riibvontlo con l'ali alla 
tefta,coronato di lanro,& cinto d'hedc. 
ra.ltando in atto di fcriuerc : ma con U. acciai, 
riuolta verfo il Cielo, 

L'ali figmfìcano.là p.reftezza, & la velocità. 
déll'iiKcl letto Poctico^che non s'iroroerge: ma : 
fi fublima, portando feco nobilmente, la fa- 
ma degrliiiominijchepoi fi matiene verde.c 
b-'ll^ per molti fecolijcomela froiide del la»- 
io»& dell hedera fi mantengono • 

Sifìi viuacc,& rubicondo.perche è il fiiror, 
poetico vna foprabondanza di viuacità di fpi 
Titi,chearricchifce.raniro3 de numeri, 8( de' 
concetti merauigLiofi>i quali parendo im porti 
bilenche fi pofli»)© hay.icie folo pct dooo. delia. 



natura^ fono ftimati doni partico^ri,& fingo- 
lar «ratia ad Cielo , & Platonraìfe , che fi 
muoiie la mente de'Pócti per diuin Fu roje.col ' 
quale formano molte volte nell'idea imag«m 
di cofe fopranaturali , le quali notate da lor» 
in carte, & rUette-dipoi à pena fonointefó , e 
conofdutc, però fi dimandano i Poeti preflo. 
a' Gentili, per anticacoftùme,$anti,generatto 
US del Cielo, fi*liuolidi Gioue,interpreu del- 
le Mufe & facerdoti d'Apollo. Per lo ferme- 
re fi moftra ancora che quefto furore fi gene- 
Wcol molto eiTercirio, &-chela naiuranontó 
fta fé non viejie dall'arte aiutata^ pero dm 
Hoiatio. ^ 

*■ * Accen- 



Parte Prima* 



21 



^ 



Accennaado l'opera dell'arte col non potc- 
tt,Sc quella dell'ingcguo con l'ignoranza • 

FVR ORE IMPLACABILE. 

HV O M O armato di più rorte.d.'arme , 
& feri co in molte parti della p^rfona , 
mortri nel fembiante furore, & rabbia ,farà 
cinto con rotte cateue,che dalle braccia, & dal 
le gambe glL pendino , terrà, con ladcllia ma- 
no vn fèrpe detto Afpido, piegato in moltigi- 
ri,c5 la bocca aperta ch'habbia la. lingua fuori 
tripartita, & vedendofì per la pcrfona infinito 
veleno , moftri , & ftia in arto d'offendere al- 
tTiii,& alli piedi di detta figura vi farà vn Co- 
codiilloj chemortri di percuotere fé Iteflb. 

Si dipinge armaro ,.& ferito in molte parti 
della perfonai con la dimoftratione dd fìiro.- 
l!C,& rabbia,e{rcndb che il furore è propria al 
tcratione dell'animo ira.to, che conduce ì'hiio 
moairoperare contro Ih fteiIbiDio.i Natiua , 
HuQniini,&: cofe^Sc luoghi* 

E V ' R 



Le rotte citen"; cìie dille braccia , & dalle 
ganibegli pendono. dinotauo die il furore è lOy 
domito, & poche fonoqit^lle cole che àiut uc. 
cino refiftenza • 

Tiene con la delira mano il (èrpe nella gui- 
fa,chehabbiamaJetto, perciò che le facre let- 
tere hanno efpredb il furore i|ii placabile, pec 
vnferpe piegalo in n>ol ri giri, & che ha la lin- 
gua fuori al vedere tripartita, & diceH , che 
ueflun furore fi può comparare à quello del- 
l' a{pido,)l quale fubiroche fifente tocco, coli 
bcftialnienie s.'uifuria , cheiion fi fatia finche 
non habbiaauueleiiatocol msiTo, chi l'ha cf- 
fcfo, onero di rabbia noti fi muoia come di>.e, 
Eiidiimioi 

Il Cocodrillo in atto di percuotere fé ftef» 
fo,,voleuano gli Egitti) con tale animale nella 
guifa che s'è detto , fignificare il furore , per. 
ciò che quello animale quando è rimaftogab- 
bato della preda,, conerà fé ftefio s'accende di.- 
farorCj& fdegno. 

T O. 




Giouanr 



2LI4 Iconologia di Cef Ripa. 



Gloiiaiie pallido.vcftitodi pelle di lupo , 
con le braccia, & gainoe niide,& con pie- 
di alati , hi mezo d'vna notte, nella man fìni- 
ftra tenga vna borfa , & nella dcilia vn coltel- 
lo, con vngiimaldello. l'orecchie fa lainio fimi 
Ji à quelle del lepre, & l'apparenza molto ac- 
toni u. 

Giouane fidipingeif Fu rto, per notare l'im 
prudenza, & la temeiità,che è propria de' gio 
uani,& propri jilìma de' ladri.i quali vedendo 
ogni giórno infiniti Tpettacoli di fuccelTi infe- 
lici di chi roglie coninfidie altrui la robba , 
non però s'emendano, per dare alla fine nelle 
leti.o più torto ne i lacci. 

La pallidezza del volro,& l'orecchie del le 
pre,(ìgnificano il continuo fofpetto, & la per- 
petua paura, con la quale viue il ladro,temeil- 
do fempredi non efièr fcoptrto , e però fug- 
ge, & odia la hice.amico della notte, fauoreuo 
le compagna delle (uedishouorateattioni. , 

pr veitiio di pelle di lupo, perche il lupo vi- 
ue folo dell'altrui robba, & di rapine , come il 
ladro , ciie per leggerezza di ceruello crede 
con quefto medelìmo penfiero di fouuenire a' 
fuoi bifogni . - ■-" n 

Il grimaldello, &: il coltello non hanno bi- 
fogno di mo! ta cfplicatione. 

Le braccia, & gambe igiiude.dimoftrano }a 
deftrezza.S: l'ali a' piedi la velocità, che con 
.grande induftì la fi procura dal ladro > per ti- 
more de' meritati lupplici j. 

f;V R T O.. 

GIOVANE veftito d'halli ro fpedito , 
con va cablicelo in tcita, &"con lelcarpe 
di feUrOjOueio'di pelle, in vnaiftaiie tenendo 
Viulanvcrna ferrata, & nell'ai cra-vngvinialdel 
ìo,'Ìc vna fcala di corda, l 'habito |àrà pieno di 
pccchiercosì ii vede dipinto in m.ol lì luoghi. 

Le pecchie fop la il vcltimento'fi fannoyfor- 
fe, perche elle vanno rubbandoa' fiori dà tut- 
te le bandeil dolce, pcrcongrcgarlo poi tutto 
iuiieme nella propria càfa^ ou'ero per, accenna- 
re vna fa! fa folte d'api , dimandata Fuco da' 
Latini, che noi: fa fé non isungiaril melefat- 
tocon la f-atica dell'ai ne, cornei ladri, che coii 
fumano la roblia acqii-,ftata con fudorc,& con 
k miferiealtniijne hitipntione Virg-nel pri- 
mo dellEneiiìe dicendo: 
Aìtt on-era. accipiunt vCnitntum , Aut agnti-» 

ncf.iClo 
Ignauttm fucos pecus à prifepibtis arcent . 
GAGLIARDEZZA. 

J'^nONNA dJ maturo afpetto, ma vago, di 
_• vifta prop orrio !ata,e fcielcajfarà di Icg 



giadro habito veftita.còrónatadi amaraiito,|^ 
tenga con ambe le mani vnramo di olino cóh 
li fuoi frutti, & fopra à detto ramo vi farà vn 
fauo di mele con alcune api. 

L'amaranto è vna (pica perpetua , laqunle 
fuor dell'vfo de gl'altri fiori , fignifica ftabili- 
tà,gagliardèzza,e conferuatioiie , per la parti- 
colare qualità fua di non immarcire giamai , 
& di ftar fempre bella, & di Verno quando fo- 
no mancati gl'altri fiori , folo tenuta nell'ac- 
qua fi rinuerdifce,però li popoli diTelIàglia 
aftretti dall'oracolo Dodoneo àfar ogn'anriò 
l'efpiatioiii al fepolcro Ai AchillejComc fi feri 
uè, porrauano dell'amaranto.accioche manca 
degl'altri fiori queflo,che preRo fi riuuerdi- 
fce,fullè in difefa della loro diligenza,coronan 
dofi con elfo latelìa nel fare l'oblationi , Per 
quefto è il detto fiore immortale , & fi dedica 
alla immortalità col ramo d'olino, & il fauò 
di mele allude à quella rifpofta,dhe fece Dio- 
gene Cinico ad alcuni , che gli dimandarono 
in ctìe modo fi pò teflè allungare il filo della 
vita humana • Dicendo , cheie parti interiori 
fi doucuano irrigar di mele, & l'efteriori vnger 
le cóni'ófióV & voléuatiuejidere coftui fptco 
ofcu^ità, come era il lr)lito|lio,che per viuefe 
fané, & gagliardo bifogna ftare con il corcai^ 
.kgio,&, pieno di dolci, & fuaui penfieri con- 
tinuamente, & per-lo corpo hauer la commo- 
dità uecelìària tenendofo inelìèrcitio,acciochè 
non ha Confumato, e guaftato dall'otio : ma 
aiùtaro.S: coniolidato.DiceDltie à ciò Aihe> 
n^d, che chi vfa li cibi conditi con il mele-, 
viue melcopiù di quelli,che v faro li cibi com 
poilidi cofe forti . £t in queilo propofitoad 
duce l'effempio di alcuni popoli detti Cirnei, 
n'cirifola d'. Gorficà , li quali viueuano lun- 
ghi'IIniO tempo > perche fi pafceuano di cibi 
dolci, ecompoftidi mele . Et Diefane,il qua- 
le fcrifie dell'Agricoltura, afferma, che il cibo 
di mei? v fato di continuo , non folo fa gioua- 
mento grandilsimo alla viuacità dell'inreller- 
to:ma confèrua ancora li fenfi fani,& interi. 



GÈ L O S I A . 

DÒNNA con vua vefte di tu rchino a 
onde , dipinta tutta d'occhi , e d'orec- 
chie.con l'ali alle fpailej con vn gallo nel brac 
ciò fin iftro,& uelladcftia mano con vn maz- 
zo di fpine . 

Geìòfia è vna pafsÌ0ne,& vn timore, che fa 
che il valóre della virtii,ò dc'meri:i altrui ,• 
fuperandc le qualità virtuolè Ai chi araajnon 

le 



Parte Frima-j... 

GELOSIA. 



2B 




lè tolga là poflefsione creila cofa amara- 

DipiiigcfiJa Gelofìa col gallo in braccio,, 
perche <]iieft 'animale è gelofifsiinojvigilante, 
dàflo,& accorto. 

L'ali fignifìcaiio la preftezza,& velocità de' 
fuoi fariaci penfieri . 

Gliocchi^& orecchie dipi te nella verta (igni 
fitaiio l'afsidiia cn radei gclofb di vedersi in 
tendere fottilmente ogni niiiiimo atto, Se cen- 
no della perfona amata daini, però difleil 
Ta/To naoiio lume dell'età noQra in vn fo- 
lletto . 

Celo/o amante, apro r/;iU'.óc chi, e mira , , 
fi mill'orecchi\ ad ogni fuono intento . 
11 mazzo delle fpine,dimoftr3 i faftidij piin • 
gentif'simidel geloro,che di continuo lo pun- 
gono, non altrimenti, che fefoirero (pine acu- 
lifsime.le quali per tal cagione gli fi dipingo- 
no in mano - 

Gelojia y. 
Onna veftita neLniodo fop radette, «ella^ 



D 



deftra mano terrà vna pianta di helitropfo-. 

Il color del veftimé to e propr o fìgj-:ificatO) 
di Gelo{ìa,perhauer il colordel m.ire.riquale • 
mai non Ci moftra cosi tranquilla , che non ne ■ 
forga fòfpetto.così tra li fcogii di Gelofìa per 
certo, che l'huomo fia dell'ai trui fede. non 
palla mai fenza timore,|& faHidio . 

Sifàancoraqueft'imagine.chein vna mane r 
tiene il fiore helitropio,iiquaIe fi gira fèmoi-e • 
intorno.e incontro al Sole , /èguitando il i\\o 
moto,coniegclofi), co'pafsi, con le parole , & 
col penderò, (empre ftà volto alla coJirempIa : 
rione delle bellezze da lui per fouerchioam©- 
re. /limate rare,&.vniclieal mondo . 

GENIO BVONO 

Secondo i Gentilli • 

VN faiiciullo con bellirTImi capelli, farà 
coronato di Plarauo,&:in mano tienem 
ferpente. Cefi fi vede fcolpito ni alcune Meda 
glie antiche. 

GENIO 



2. 1 6 Iconologia di Cef Ripa 



GENIO CATTIVO. 

Seconde -« Gentili • 

HVomo grande uero.di volto rpaucnteup 
le.cOii barba, e capelli lunghi, e neri, in 
mano iicn vngufo.Scmie Plurarco.ch'appar 
uè à Macco Bruto occfor di Cefare ri genio 
catuiioiuqutila forma, e il gnh come ftima- 
uano grai»richi;è vccello di trift'aiigurio : ^e» 
rò Virgilio nel 4'dcll 'Eneide. 



Solaque ciilminibutfemli exrmine Èfth 
S^peqt*eri,(^l»HgAs inftatum ducere voees * 
Molci foiio (Ci racconta) i Genij , fecondo 
l'applicatioiii deiringcgiu, de* quali fi prendo 
no>nia à noi fa rebbe diligenza fouerchia di piti 
gerc alciuK) oltre a queftijche fono gli vniucr 
iàh per acconciar tutto il reilo > che Te ne po- 
trebbe dire à i luoghi comicuicnri,rccondo 1 OJ 
duic, ci\e habbiamo prc(ò« 



GENIO 

Come jìgttrMo da g£ Antichi* 




MOhc imaginì antiche del Genio rap- 
prefenta Vincendo Cartari, prefe da Li 
JjoGiraldi Synragmare 15. Faremo noi parte 
d'vna figura fcolpitain marmo di badò rilic- 
uo , trouata già m Roma , nella qwale era vn 
Fanciullo di volto aIlegro:& ridentc.iiicorona 
to di papaueri, nella man deftra tcncua fpiohe 
digrano.nclla fiaiftra pam pani d'vua con que 
fìo epigramma a* picdi,il quale fii verfo Prati 
invna vigna nel tempo di Pio IV. diligente' 



mente raccolto da Antonio raftc!Uni,perfona 
non tanto nella fetenza ddle leggi litterata, 
qnantoin varie difcipIinecrudita,commenda 
rp da Girolamo Catena ne gli fuoi moiuimcn 
ti latini: Io pontmopct cofà fingolare.noncf- 
fendofimaiftampatoin niun librod'inìcrittio 
ni antiche. 
QVIS TV LAETE PVER > GENIVS. 

CVR DEXTERA ARI5TAM 
LAEVA VVAS. VERTEX QVJDVE 

PA^ 



Parte Pfimà-j 



2,17 



PAPAVER habet» 
Kaec tria dona devm cere- 
Ris bacchi atqve soporis 

NAMQVE HIS MORTALES VIVI- 
TIS, ET GENIO. 

don la Tpiga , & col pàpalicró nella man fini- 
ftra , & con la patera nella deftra > fu ancoe- 
fpreflb il Bonoeiieiifò ini vna ntédaglià di Tra 
ianccome rireiifce Occone, il (filale defcriue 
il Genio pur con e fpighe j'n altre medaglie » 
che pili abaflb rpeciiìcareind , Pigliauafi ap- 
-preflògli Antichi Gentili per la tutela,&con 
leniatione delle cofe > pero rartègnaiiano alle 
Città, à i liioghi>aIIè piàiite.& ad ogni cofawii 
fine à i libri, che da gli Auttori loro fi defide- 
tanofiano tenuti per ogni tempo accerti coli 
appIauTo commuiiC, perciò Martiale, di0è. 
Viétttrui Genium dgbet habere liber. 

Nelle infcrittioni antiche più volte fi tro- 
tià Genio Colonioe,CenturiaJ, Decuria;, Fontisj 
Loci, e dell' vltimò n'era figura la ferfè, nello 
Smetio à carte iS.num 4legge(ì Genio Hor-^ 
ieorur\i Scianornio per la conleruatione del 
Gtanaro diSeiano.cofi anco Genio Cónferua- 
tòri Hórteorum Gaiànoriim, Genio Thefau- 
Jròrum» vedefi in quell'altra inlcrittione non 
più ftampata.che al prefènte ftà in vii'orcicel- 
lo dietro il Motìafteriò di Santa Su Tanna nel 
Colle Qm rinaie. E' vna bafe, che dal canto de 
ftro ha il vafo detto VrceOjSi dal finiftro la pà 
lera j fottó la quale è pofto il Confolato di 
Marco Cinica Barbaro, & non Barbato, come 
fcorrettame.ue fìampafi in tutti i Fafti fcaza 
prenome j &iiome di tal Cóiifolaro, che fa 
del i;§. 

lOVI CVSTODI, ET GENIO THÈ- 
SAVRORVM C. IVI. AVG. LIB. 
SATYRVS D. D. DEDife- XIII. K. 
FEBR. M. CIVICA. BARBARO. M. 
METILIO REGVLO GOS. 

Il Genio, che noi volgarmente dicemo pef 
l'humore , e perii gufto, e naturale inclinatio- 
ne, che ha vno ad vna co(a,& elìèrciticrfi può 
figurare Fanciullo alàto,(\mbolo del penfieròj 
che Tempre nella mente voU di ciò , che fi ha 
gufto,e fantafiaitenp^ ( in mano iuomenti atti à 
dicl'.iarare quello , di che fi diletta ', fé vno ha 
Genio alle lettere , gli fi ponga in mano libri j 
fé à fr.oni ecanti,iiitauoIaturedimafica, lire, 
liuti, & altri ftronienti; fead armj,afmi;ecofi 
di mano in mano d'altre cofc, in limili occafio 
ni Ci potrà incoronale di Platano tenuto dagli 
antichi A rboregeniaIe»perche è grato.egufta 
à tutti quelli; che Io mirano per la fua bellez- 



7a,e grande ampiezza j difende l'Èftate con la 
fua ombra dall ardor del Sole, & il Verno ri- 
ceueil Sole, però l'Academia d'Atliene intor- 
no alla loggia fi compiacque tenere molti Pla- 
tani, che fiorirono.e crebbero all'altezza di 3 6. 
braccia,comefcttue Plinio lib.ii-cap primo. 
E Scrfc Re s'inuaghì di <^uéfta pianta geirero- 
fa, al li cui rami fece attacca re collane, & ar- 
mille d'oro .nella guifa , che racconta Eliano 
lib.i.cap. 15.fi puòai^co incoronare di fiori , 
come l'incorona Tibullo lib. z. eleg ì II Ge- 
nio del Popolo Romano,come qucìlO) ch'era 
fempre di guerreggiare, e trionfile, in vna me 
dagliadi AnfoninoPio è figurato con vn ra- 
mo d'allòro, ò d'oliua nella deftra e (iella fini- 
ftra vn'hafta,in vn'altra ilCornucopia.pcrla fij 
prabondaute ricchezza del Mondo , che polle 
deua,aì cui acquifto eia intento, onero per lo 
gufto dell'abbondanza, che ha communemen- 
te ogni popolo. Im altre due Medaglie di Tra- 
iano/e di M. Aurelio Antonino Filofofo , nella 
deftra tiene vna Patera, nella finiftra le fpighe, 
per dcnotarejche quelli Impetadori prenieua- 
110 nell'abbondanza , e nella loro religione, di 
cui n'e fimbolola patera : in vua medàglia jli 
Nero;ie là Patera nella deftra , nella finiftra*4i 
cornucopia, auanti l'ara, laquale fenza dubbiò 
fii battuta per adulatione, poiché il Genio di 
Nerone.cioè 1 humor fuo era inclinato al ma 
le,e non al bencjalla impietà, non alla religio- 
ne : alladeftriitione, nonall'abbondauzarmol 
ti fimili, mafenz'ara veggonfi nelle medaglie 
di Mafiimino.tra quali vi èimpreilbil Genio, 
che nelladeftràriene vnaPatera con vnaftella 
fopra, nella finillra il cornucopia. In piti modi 
anco appreflb il fudetto Occone fi figura in 
altre medaglied'Imperadori, fecondo gli affòt 
ti, e volontà loro: li quah affetti , e percurba- 
tionid 'animo paffaMano fottonomedi Genio, 
come apparifce in Plutarcho ne! trattato del- 
la tranquillità non lungi dal fine in quelli ver- 
fi, ne' quali fono inferri dicti nomi inucntati da 
Em pedoclC) per cfp rimere gli affetti, edincli- 
nationi d'animo • 

Hic tnefctnt Chi honin , & cemens procnl He^ 
Hot e a y 

Et "V^rio HArmonii vultu,'Dertfq, cruenta . 

AefchrcCdliJlcì^ue, Thoofaque, Dyn&eque 

NetTiértd, ^ amoena , nifro frncluque 4fa' 

pheix . 

fl^pmin Gènioriim nomifìibus varia animi 

perturbattOnes ixprimunturA'^c^z Plutarco.one 

chiamanomidi Genij le pcrturhanoni luellè, 

& gliaifetci dcU'animo tra loro co:ìtranj,no 

£e minati 



z i S Iconologia diCef Ripa 



minati in detti vcrfi,chc fono tciK(iie,Sc fola 
re per la viltà,& fiibliinità dell'animo, ouero 
per rigiioraiita,5f intel igciiza • Concordia, e 
contefa per la difturbario;ie,e quiete d'animo^. 
Bnura.cbella per la bnittez2a,e bellezza d'- 
animo. Veloce, e g rane per la kggic rezza,e gra 
uità dell'animo. Nemertes per ramabi!e,& 
amej>a verità. Afapheia per rofciuitàjdell'ani- 
mcche produce frurri negri cii tenebrofè ope 
rationi, contrarie alla chiarezza della verità, 
5opra che non accade ftciKlerfi più oltre , po- 
tendofi vedere efloPlutatcho in Jiuerfi tratta 
■ti dclJi Tuoi morali, il detto Cartari, e Lilio Gi 
raldi,l3 Mithologiadi Natal de' Conti, il Tira 
^nello fopra i Geniali d'AlcflàndroIib-é.cap. 
4. E Adrian Turue^onegliiiioi Auucararij in 
più luoghi, fpetialmente lib. xiii.cap.xii-.lalTo 
infiniti marmi, ne' qaali fono fcolpiù Geni) a- 
Jati, nudi, che tengono auiiellet ti, fexte,cefl:aiei 
li di fiori.e di frutta, alcuni anco» che dormo- 
no, altri veftiti con vefte fuccinta fimilmente 
alati^con palroetttof?JjCoroiiej facelkjed altre 
varie Cjofe, in man®.- 

G E O M E T K I A-. 

DONNA, che tenga in vna mano vn , 
perpejviicolo» e con l'altra vn compalTo .' 
nel perpendicolo fi rapprcfènta il moco, il tem 
po,e la grauezza de' corpi: nel comparto la li- 
nea, la fu perficie, &: la profondità , iiellequali 
confifte il general fnggetto della Geometria. 
Gtome^ria- 

DOnna , che con la delira mano tiene vn 
comparro,& con la fiuiltra vn triangolo. 
GIORNO NATVRALE. 

SI dipingegiouancalatO)per la ragione det- 
ta nella figura dell'anno, con vn cercJiio in 
3T»ano fopra vn carro , fopra le nuuolecon vn 
torchio accefoinraano.effendotirato.il detto 
carro da quattro cauaLIi, vno dicolor bianco, 
3'aliro nero {curo, gl'altri iiiie.di color baio, 
& fgnificaijo le quattro-^ne parti^icioè il nafce 
jc,e'l tramontare del Sale, ri mezzogiorno, 
& la mezza notte, li quali tutte quatti-o giun- 
ti infieme fauno il giorno naturale.che.è tutto 
<]uel tempo, che confuma il Sole in girare. v- 
iia volta fola lutto'l cielo, il che finotacolcir 
tolo,che la detta figu ra tiene in mano. 
Giorno drtificii'Je . 

Gleuane di bello afpetto alato , per e{Ièr 
parte del tenjpo,tirato da due caiialli rof 
fìy è guidato dall'Aurora , nel reRo è come 
quellodi fopra- 

I due caualli ro/Ti fono i due crepufcoli', 
«i}e fallilo i! giorno artificiale, che. c,.tiKa> qud. . 



tcmpojche fi vede lume fopra la tetra, éffidr 
ce l'Aurora snidare il giorno , perche fcmprct 
prcuiene al fuo apparire . 

Giorno artificiale. 

Glouanc veftito di bianco, & rifplcndenre, 
alato, &coropato di Ori«hogalo fiore 
bianco , che comincia ad aprirfi quando iljSoIc 
fi fcuopre, & fi chiude quando eflbfi nafcon- 
de, fi come il giorno fi dice da'Poeti aprirfian-» 
corefib al leuar del Sole, e chiuderfi al tra- 
montare. 

Terrà in mano vn pauonc con la coda baf^' 
fi, Se chiufà di maniera, checiiopra wlioccht; 
delle penne, percioche di giorno fi nafcondono. 
tutte le ftelle.Ie quali vengono fignifica te ne- 
gli occhi della coda del pauone,per esempio- 
degli Antichi, liqualifinftro Giunone fignifi, 
ficando.rariapiù-pura, & più perfetta,c(rerc. 
nel fuo Carro tirata dalli pationi medefitt»a- 
mente. 

Giorno artificiale . 

GIouanealato,che nella deftra mano ten- 
ga vn mazzo di iiprj,& nella fiiiiftra txia, 
no vna .torcia accefa. 

G I O V E N T V'. 

FANCIVLLA coronatadi corona d'oro ," 
Se veftita riccamente , fecondo il detto 
d'Hefiodo nella Teogonia, & con vn ramo di 
maudorlo fiorito in mano, per moftrarc.comc 
narra Pierio Valeriaiio nel lib. j^i. de'fuoi Ic- 
roglifici, che come il mandorlo è il primo al- 
bero, che con fiori dia fperanza dell'abbon • 
danza de gl'altri frutti : così igiouani danna 
(àggio di che perfettione debba eflete la vita 
loro negl'anni maturi . 

La corona deiroro,moflra.che i gradi del- 
l'età deirhuomo., quello della giouentù è il 
più elegibile,& più perfetto in feftedb. 

Il veflimer.to ricco,dimoftr3,cheroftenta- 
tione de'beni è propria di queftaetà,& glian-- 
tichi figu rauano la giouentù con Tiraaginedi 
Bacco , & d'Apollo , che f\ prendcuano per la 
mano ; auuertendo, che l'huomo in giouen- 
tù, & per vigor di corpo , & per forza d'inge? 
gno è potence,.& lodcuole • . 

GtOHentù . 

Donna di bella età inghirlandata di fióri ,- 
&jielladen:r3 mano tenga vna coppa 
d'oro , perche da'Poeti è detta fior de gl'anni > 
& è preciofa, come la coppa dell'oro , & cofi 
£Ù dipiuta-HebcDea della giouentù . 



Parte PrimaJ ' 

G 1 O V E N T V\ 



■llf 




VN gionaneaìrierOjVeftitocli varij colori, 
con ghirlanda di femplici fiori , da vna 
parte vifarà vii cane da caccia, & dill'altra vu 
caiia'lo ben g'iarni:o , ecoii la deftra ftia in 
atto di fparj^er denari . 

Gioiieiuu è quella età, che ticn da veiit'aiini 
fin'à treiiracinque, fecondo Ariftotile.nelUqua 
le rhiiomo intende, e può operare, (ècondo la 
■virtù: ma per la nouità, & caldezza del faii- 
gne è tutto inrcnroall'artioni fe^lìbi i.neope 
ra la ragione nel giouane lenza gran concra- 
fto, ò della concupi(cenza,òdel dello dell'ho 
nore,& queflo ancora fi chiama angumcnto, 
altri dicono ftaro • 

Si dipinge altie*o,c che gli rtano à Iato i fo- 
pradecri animali con la dimoftratione del (par 
gerci denari, per denotare la particolare incli- 
natione del giouane , che è d'eilère altiero , 
amarore della caccia, & prodigo del denaro, 
come dimoftra Horatio nella Poetica . 



Cau^et eqtiii, eaniitc.^,, (§> aprici gramh:^ 

camp: : 
Cer?ut in virium flecìitmonitor ihtf.i /tlper , 
Vtiliwn tardu4 proutfor,prcdigtu /tris 
Sublimus, cupidmque.é^ amar» nlirqusre^ 

per nix* 

La varietà de colori lignifica la ncqirenrc 
mutarioiie dei penficri, & propoiiiinenti gio- 
uenili,& lì coroni di tìori lenza frutti, pèrdi 
moflrare, che li giouani fono più vaghi del 
bello,&app3rcnte,chedeiIo vtile.e reale. 

GIOIA D'AMORE. 

Vedi Concento Amorofo. 

G I V B i L O . 

Vedi Allegrezza. 

E e i G ! V- 



2r2o Iconologia di Ce£ Ripa 

G I V D I T I o. 



/ 




^i 



HVOMO ignudo, attempato à federe fb- 
pra l'I ride, onero arco celefte,. tenendo- 
iji ni ano la fquadrajil regolo, il.compaflb., &: 
l'archipendolo. 

Non eflèiido al troll Giuditio> cH« vna co- 
g'.'itione fatta pcrdifcorfo della debita mifii- 
ia,sì neiràttionijcomein qualunque altra ope 
ra.chenafce,deiruKeI!etto , & ellèiidofi tali 
iftiomenri rirrouati dagli Artefici , per haiie- 
re fìmil notitia nell'opere di Geometria,meri- 
tameir.c adunque per quelli fi dimoftra il di 
fcorfo,& ancora l'eletcione ,che deue fare lo^ 
ingegno dciriiuomo, per conofcerc, & giudi- 
care ogni forte di cofc, perocché non diritta- 
jneute giudica colui, che nel medefiroo modo 
vuol mifu rare tutte l'attioni . 

Perdichiarationedeiriride,diremo.checia 
fcuiio , che fale à gradi dell'attioni humane , 
fianodi qual forte fi vegliano, bi(bgna,cheda 
molte efperienzc apprenda il gindicio, il oiia- 
J&quii.di rifulti, come l'Iride nfulta dell'ap- 



parenza di molti diuerfi colori aunicinati inficr 
me in virtii de' raggi Solari • 

Giuditio , onero tndìtio t^ Amore. 

HVOMO nobilmente veftico,conil capo 
pieno di papaueri-, chefignificano indi- 
fio d'Amore prefib à quelli antichi,! quali co 
il gettar delle forti prediceiiano le cofe d'auuc 
nireperche volendo far'efpericnza,fè l'aman- 
te fofie'riamato pigliauano le foglie del papa- 
ueto fiorito; & fé le poneuano fui pugno, poi 
con la palma della, deftra mano percotendo 
con ogni forza le. dette fòglie , dallo flrepito, 
cheeHè faceuano fotto la perco/Ta ,giudicaua.- 
no l'amore da esfi; defiderato. 

Quefto raccontail Pierio Valeriane coltc- 
ftimonio di Taurifio nel lib. ;8. de'fuoi lero- 
ghfìcij fé bene è cofaruperil:itio(à, & ridicolai 
Giuditio giuRo . 

HVomo veftirod'habitolongOi & graue, 
habbia in guifa di monile, che gli peiida 
<lalcollf) vu cuoiehnmaiiOjnelquale fia fcol- 

pita. 



Parte Primis ► 



22.r 



prtavna imaginetta , che rapprefenti la Ve- 
ticà, egli ftia con il capo chino , & con gli oc- 
chi basii à contemplare fillàmente il detto mo 
DÌIe,tcnga à piedi alcunilibri rli Legge aper- 
ti; il chedcaota.cheil verojSc perfetto giudi 
ce deue ellèr integro, &non deue mai per tjual 
fi. uogliaaccidCte ninuoucrcgli occhi dal gin 
fto delle Sante Leggi, &c dalla contemplatione 
«Iella pnra,& intera verità .• vedi Pierio Vale- 
nanonellib./i. 

G I V P I C E. 

HVOMO vecchio, fedente,»: veftitod'hs' 
bitograue,terrà con la delira mano vna 
bacchetta , iiitonio alla quale fìaauiiolra vm 
fcrpe,da vnlato faranno alcnni libri di Leggi 
aperti, & vn'aquila.S: dall'altra parte vn'ho- 
rologio , & vna pietra di p3ragonc,eflèndoui 
{òpra d'elfa vna moneta d'oro,& vna di rame 
& dell' vna, come dell'altra appariCca il fegno 
del loro tocco. 

Giudice è detto da giudicare, reggere,& ef 
Cguire la Giiiftitia , Se è nome attribuito ad 
haomini periti di eflàGiuftitia, & delle leggi 
pofteda.Principi,ò Republiche alla miniftra'. 
tione di quelle. ^ 

Ridipinge veccfiib, fedente , Se vcftitogra- 
tremcnte , dicendo Aiiftotele nel terzodella. 
Topica, che non fi. debba-eleggere Giudici gio 
iianijnó ellendo nell'etàgiouenile elpexienza, 
ne moderationi d'affetti. 

La bacchetta, che tiene nella man deftra.ne 
tìgnifica il dominio , ch'ha. il Giudice fopra. 
irei. 

La ferpe.che intorno ad efsa fi riuolge , de- 
nota la Prudenza , che fi richiede negli huo- 
mini poftial gouerno- Dicendola Sacra Scrit 
tura: Eftote prudentes , ftcut ferpent es. 

1 libn aperti.dimoftrano.che il. vero,& per- 
^tto Giudice deue elscre molto ben perito , 
circorpetto,integTo,e vigilantc,che perciò gli 
fidipingeà canto l'horologio , acciòche non 
mai per qnal fi voglia accidente non rimuoua 
gli occhi dall'equità, e dal giufto, e come l'a- 
cjuila porta da gl'antichi per vcccllo di acutif- 
flma villa, deue il giudice vedere , & penetrar 
jfìnoall3-nafcoftat& occulta verità rapprelcn- 
tata per lapierra del paragone, nel la guifa, che 
fi è detto , laquale ne figniiìca la cognitioi^e 
del vero,&deI falfo 

GIVOCO DALL'ANTICO. 

VN fanciullo nu io alato , con ambedue 
lemanidiftefein alto , prendendo vna 
di due treccie , che pendono da vna tefta di 
Donna , che fia porta in qualche modo alta , 



tfheil fanciullo non vi fi polla arriuar à fitto. 
Siaquerta terta ornata d'vn panno, che difcea 
da infinoal mezo di dette treccie , & vi (àix 
fcritto. lOCVS. 

Si fa alato, perche il giuoco confirte nella 
velocità ne! moto con fcherzo. 

GIVRISDITTIONE. 

HVOMO veftitodi porpora, nella de- 
ftra mano teng.i vno fccttro, qual'c vero 
iiiditiodi naturai giù rifdiaione, & nell'altra i 
farciconfolaii , che fi portAiiano per fegno ài 
quefto medefimo; 

G I V S T I T I A. 

DOnna vertita di bianco , habbia gli occhi 
bendati^nclla deftra mano tenga vn fafcio 
di verghe , con vna fcure legata infieme con 
ertejnella finirtra vnafìamraadi fi!oco,& à cau 
to liauerà vno ftruzzo, onero tengala fpada , 
& le bilaucie. 

Quefta è quella forte di gjnftitia, che efièc 
citano ne* Tribunali i Giudici,& glieflccuto- 
tori (ecola ri . 

Si verte di bianco, perche il giudice den 'efi^ 
refenza macchia di proprio inteieiìc.ò d'altra 
palTìone.che poflàdefbifnar la Giultitra,il che 
vicii fatto tenendoli gli occhi bendati, cioè 
non guardando cofà alcuna della quale s'ado- 
pri per giudice il fenfo nemico della ragione . 

Il falcio di verghe con la Icure, era porta- 
ro anticamente in Roma da littori innanzi a" 
Confoli', & al Tribuno della Plebe, per mo- 
rt:rar,che non.fi deue rimanere Ji cartigare. o- 
ue richiede la Giurtitia,ne.fi deueenèr precipi 
tofo-.ma dar tempo a matutare il giuditio nel 
lofciorre delle verghe. 

La fiamma raortra, che la mente del giudi- 
ce deueefler fempre drizzata verfo il Cielo , 

Perlo rtruzzo s'impara, che le core,che vcn 
gono in ghiditioiper intricate,.che fieno, non fi 
<teue mancare di ftrigarle, & ifnodarle, lenza 
perdonare à fatica alcnna,con animo patiente, 
come lo rtrnzzo digerifce il ferro,aucorche fia 
Jurirtìma: materia , come raccontano molti 
fcrittori.- 

Gtuflitia dì Paufània negli tliaci . 

DOnna di bella faccia, & niolt'..t]orn.i , la 
quale conia mano finirtra fu l-Fci' 'al vna 
vecchia brutta,percotend ola con vu balloiie. 
E querta vecchia dice Paufaniacflèr l 'ingiù 
ria, la quale dà giurti giudici, deue fempre re- 
nerfi oppreflà,accioche non s'occulti la-verità, 
& deuono a(i:oltar patientemente quel, che eia 
felino dice perdifcfa- 

G I V- 



X2,z Iconologia di Cef.Ripa 

G I V S T I T I 

Secondo che rifcrifce Àulio Gellio. 




DONNA ìli forma dibefla vergine, coro 
iiara,& veflita d'oro , che con hoi^erta fé- 
uerità, fi moftri degna di riuerenzaeon gl'oc 
chi diacntisfima villa con va .moni !e-al collo, 
uelqiiale (ia vn'occhio fcolpito. 

Dice Platoniche la Giuftitia vede il tutto, 
■& che da gl'antichi facerdotifu chiamata ve- 
ditrice di tutte le cofe. Onde Apuleio giu- 
ra per l'occhio del Sole, & della Giuftitiain- 
{ìenìe,quafi che no vegga quefto nien di qne^ 
io, le quali cofe habbiamo noi ad intendere, 
che dcnoiKS eflcrc ne miniftri della Giuftitia, 
•perche bifogna, che qucrti con acutinUmo ve- 
liere penctriiK) fiiwa alla nafcofta , & occulta 
verità & fieno come le caftc vergini puri d'»- 
gni paffione.fiche né pieciofi doni, né falfe lu- 
fingiie, nèaltracofa li poflà corrompere : ma 
fjanofaldi.maturijgraui. epuri , come l'oro , 
cheauanzagl'alui metalli in doppio pefb, & 
valoxc . 



"E perciò potiamo dirc , che !a Giuftiria ila 
queU'habito.fecondo iJ quale l'huomo giufto 
per propria elettione.è operatore, edifpenfa- 
tore, così del bene, come del male fra fé, & al» 
tri,ò fra altri, & altri fecondo le qualità, ò di 
p lo pertione Geometrica, onero Aritmetica , 
per fin del bello, e <{eirvtile accomodato alla 
felicità publica . 

Pernioftraie la Giuftitia , & l'integrità del 
la mente gli antichi foleuano rappiefèntare 
ancora vn boccale, vn bacile.S: vna colonna, co 
ine fé ne vede efprenà teflimonianza in molte 
iepolturedi marmo, &altreantichità , che fi 
*rouano tutta via.però diflel'Alciato. 
Itu h*c forma monet diHum fine fordihttitlfe» 

Defunììum purtu at^ hahuijfe manW' 



D 



Citiftitìfi Diuina- 
Onnadi (ingoiar bellezza :veftirad'or© 
eoa vna corona d oio in tefta , fopra alla 

qual 



Parte Prima_.^ 



X2 



qual vifiavna colomba ci rconJata difplenda 
re, haucrà i capei li fparfi (oprale fpalie,che 
con gli occhi miri , come cofabaira il mondo, 
tenendo nelladeftta Iafpadanuda,& nella fini 
ftra lebilancie. 

Quefla figura tAgioneuolmentc fi donrcb- 
be figurare belliflìma, perche qnclloi che è i:i 
Dio, e lamedcfimaeflenza con ciro(comefa»o 
benilllmo i facri TheologiJ il quale e tutto 
perfettione,& vnitàdi bellezza- 
Si vede d'oro, permoftrarecon lanobiirà 
«ìcl filo metallo, e con il fuo fplendore l'eccel- 
lenza, & fnblimità della detta giuftì eia- 

La corona d'oro è per moftrjre, ch'ell'ha 
potenza (òpra tntre le potenze del rr.ondo. 

Le bilancie fignificano, che laginQua diui- 
Ha da regola à tutte le attieni, e lafpada le pe^ 
«e de' delinquenti'. 

La colomba moflra lo Spirito Tanto teria 
perfona della fanti/fima Trinità, & vincolod'- 
amore trailPadre,&il Figliuolojper Io qtialc 
fpiritola Diuinagiii(titia h communica à tue 
ti i Prencipi del mondo- 
Si fa h detta colomba bianca, e rifplenden* 
te, perche feiio quelle fra le qualirà vifibili, e 
uobilifTime. 

Le treccie fparft mofl^rano le gratie^ che 
fendono dalla bontà del Cielo-fenza offenfio- 
ne della Diuina giul1itia,3nzi fono proprij ef- 
fetti di eflà. 

Rifgnarda come cofa bada il mondo, come 
fòggetto à Iei,non eflendo uiunacofaà leifa-r 
periore. 

Si comprende anco per la fpada, e per lebi- 
lancie (toccando l'vno inftromento,4a vita, 8c 
l'altro la robba degli huominij con le quali 
due cofe Thonore mondano Ci fbllcua,& s'ab- 
balTa bene fpe(lo,che fono dati,e tolti, & que- 
fta,e qnella per giuftitia diain3,{écondo i me- 
liti degli hiiomini,8c conforme a' feuerillìmi 
giudici) di Dio. 

Ciftfiitia retta, chenonfìpiegJnfer ami-. 
citiane per odio, 

BOnna con la^fpadaalta, coronata iiel mez 
zo di corona regale, & con la bilancia da 
•yna banda le farà vn cane fignificatino dell'a- 
jnicitia,&<lelJ altra vnaferpe polla per l'odio. 

La fpada alta ycKa,chc la Gui flitia non fi de 
uc piegare da alcuna banda.nè peramicitia.nè 
per odio di qual fi voglia perfona , & all'hora 
clodeuole,& mautenimento dell'imperio. 

Ptr le bilanciene feruirà quanto per dichia 
ranoHc habbiama. detto nella quarta Beati- 
tadiue. 



Giuditta tìgorofa • 

V No Scheletro.come quelli che fi dipingo' 
no per la morte in vn manto bianco, che 
lo CHoprainmodo,che il vifo,Ie jnani,& i pie 
di fi vedano coti la fpada ig.nida, &: con le bi- 
lancie al modo detto • Equefla fignradimo- 
ftia, che il giudice rigorofo non perdona ad 
alcuno fotto qual fi voglia preteflo di fculè , 
che poffano allegerir la pena, come la morte, 
che né ad età, né à fèlfo uè à qualità di perfo- 
nc ha riguardo per dare elVecu tiene al debi- 
to ino ■ 

La viflafpauentenole di quella figura mo- 
ftra, eh? fpauenteuole è ancora a' popoli que»- 
fla Ibrte di Giuftitia, che non (a in qualche oc- 
cafionc interpretare leggiermente la legge. 

Gìuflitia nelle Medaglie cC Adriano, d'Jntoni- 

no Pio , c^ d' Alejfandro- 

DOnna à federe con vn hracciolare,e fcet- 
tro in n>ano, con l'altra tiene- vna Pa- 
tena . 

Siede fignificando la granita conucniente a 
i fanijiSc per queftoi Giudici hanno dafenten 
tiare fedendo. 

Lo fcettro fé leda per fèguo di comanda re, 
& gonernare il mondo. 

11 bracciolarcfi piglia per la mifura. Se Ia~ 
patcna,per eflèr la giuftitia cofa diuina . 



G L O R I A D E' PRENCIPI. 
Nella Medaglia d^ Adriano. 

DONNA bellilfima che habbia cinta fa 
fronte d"vn cerchio d'oro, conteso di di 
ucrfegioie di grande filma. I capelli faranno'' 
ricciuti, e biondi» fignificando i magnanimi, e 
gloriofi penfieri , che occupano le menti de' 
PrencipijneH'Dperede' quali fbmmamente ri- 
fplcde la gloria loro- Terrà cÓb finiftramar.cr- 
vna piramide»!aqHaIe fignifica-Ia chiara,& al-- 
ta gloria de' Prencipi, che co magnificenza fan : 
no fabrichc foninole, e grandi , conleqnali 
fi moftiaefia gloria . E Martiaie-, benché aii 
altro propoilto parlando, difie. 
Barbara Pyramiduro fileat mir acuta Mem-- 
phis . ■ 
Et à fua imiratione ifdiin'no Ariofto. 
Taccia qualunque le mirabil fette 
Moli dà mondai» tanta fama mette- 

Et fimilmentegli antichi metreuano fé pì= - 
ramidi per fimbolo della gloria, che però s'al- 
zarono le grandi, & magnifiche piramidi de!-- 
l'Egitto^dellc quali fcriue Plinio i^ellib. 36. 

cap.- 



22^4 Iconologia di Cef.Rìpa 

GLORIA DF PRENCI? I, 

Nella Medaglia d'Adriano. 




Càp. I i-che per farne viu fola fletterò trecen- 
to felfantamillaperfone veiit'anni . Cofe ve- 
lameute degne : nudi più ftima, & di mag- 
gior gloria fono quelle, che hanno riguardo 
all'honor di Dio,com'èilfabiicarTen',pij,Al 
tari, Collegi) per iuftruttioue de'giouani, così 
nelle buone arti , come nella Re'igioiie . Di 
che habbiamo manifefto eflèmpio nelle Fabri- 
che della buona rriemória deirilluftrifnmo 
Sig Cardinal Saluiati.che ha edificato in Ro- 
ma ilbelIilFimo Tempio diS-Iacomo degl'in 
curabili, & nel mede!ìmoUicgoampli,& no- 
bili/lìmi edifìtij per comniodo de gl'Infermi t 
e loiominiftri ■ Et per non eflère ftato in fua 
Signoria I Ihi Uri flìaia altro fine , che di fare 
opere lodeuoli , e virtuofe, cllèivio egli ftató 
Prorettore de gl'Orfani, ha di deca Orfani in- 
■fticuito MU nobil Còl legio dal fuo nome detto 
SaUiiatOi&congiaiKiilHma liberalità dorato- 
lo da poterai mantenere molti giouaui Orfa- 



ni di bell'ingegno, che pelrpoucrtà tìón poté- 
uano oprarlo,oue s'inftrnifcono da ottimi Prc 
cettori neirhumane lettele , Se nella Religio- 
ne • Ha fatto ancora vna magnifica CappeN 
la dedicata alla Beata Veigine rellà Chiefa di 
S.Gregorio di Roma ampliando le fcale del' 
Tempio,&: fattogli auanti vna fpatiofa piazza 
percommodit;idel Popolo, che à gratidi/T^rao 
numero vi concorre ne i giorni delle Stationi, 
& altri tempi in detta Chiefa , oltre altri edi- 
fitii da fua Signoria Illuftridìma fatti per or- 
namento della Città, & habiratione della fuà 
famiglia, come il nuouo palazzo , che fi vede 
nella piazza dell'Arco di Caraigliano, & l'al- 
tro nel fuo Cartello di Giuliano nel latio, do 
ne non meno appare la magnincenzà di que- 
llo Principe in. hauer cinta quella Terra di mti 
laglie , &. refala ficura dairincurfìoi» di rei 
huomini . Óndehora da molte parti vi con- 
co'rre gran gente ad habitare , tirata nncora 

. dalia 



tratte Prima^;. 



dalla beingntt5,& dalla incorrotta giuftitia,& 
dalla fiia vera pietà Chrifliana fera pie riiiol 
ta al fouucrurt;cnto dc'bifogiiofì. Ha non pu- 
re nel Tuo teftamento ordinato , che delle fiie 
proprie'facoltà no folo fi faccia da'fondamcti 
vn'Hofpcdale per le poucre, e bifognofe don- 
ne in5an Rocco, acciochefiano nelle Iproiii- 
fertnitàgoueinatedi tutto quel, che faccia lor 
bifogno : ma ha ruicora kfciato , che nel fiiò 
Caftellodi Giuliano fiano ogn'anno maritate 
alcune pouérè Gitgle,hauendo àfiègnaroper 
ciò tanti luoghi di monti non vacabili. Haue- 
ua anco cominciato da'fondarneuti con belliflì 
ma architettura la Chiefa di S. Maria in Ac- 
quirò,5£ rhaurèbbe Condotta à fine con quel- 
la prontezza, & zelò, che foleua l'opere dedi- 
cate ai ferHÌtio,e culto d'Iddio : ma quafi nel 
cominciare detto Edifitio è flato chiamato à 
miglior vita.lafciandofuo Herede l'Illurtrif- 
fimo Signor Lorenzo Saluiati , Signore non 
meno herede delle faculcà, che del piètiofo/e 
liberale ànimo di cflb Cardinale,che però con 
grandilUma prontézza ha difpoftòdi finire à 
fua fpefa la detta Chiera.moflraudolaruagrà 
~titu-dine verfe la memoria del defonCo , & la 
fuà-Chriftiana pietà ni non la(ciare imperfet- 
ta (ì fant'opera . Macon quella occafione no 
^euo tralafciare le lodi di tanto generofo Car- 
dinale dette da più felici penne della mia, che 
fono le fotto(c ritte . 
fyramiJem dextra toUent ad fydera palmtt 

§l^A muUe/ ful^ens CAfarnAre nitet ? 
(Gloria quA Regum commendnt nomina, famx , 

§Ihì molcs ufis hets flatuere iugis • 
it qmd S»luiati potim non fnjlinet tUa 

Gymn.'^ji%.hoìpitlaymot'ii(t , te/npla, lares ì 
iìuman* nou h&c aquat ìjìs pondera laudis » . 

Diuina in Caelo gloriai fola munet 

" fyra.midti Vh^rÌA moles operofa PuelÌA 

Curfe fubi.tmm tolti t ad a/Ira manuì 

Qlorinficfir.gi-voUùti quA vertice Calum 

Contingtns inizino parta labore venir . 

Squadrato latere ^ tenuatam eufpide acuta 

Pyr.imidemVirgo fert genero f a manu 
Sic fé Cdfareo celari iujfit in Are 

Gloria,qua Kegumnomina darà vigent 
tJtmpe operum Aternam famam monumenta 
merentur 

§ÌUA decorànt ripas vndiq; Nile tuas , 
jUa ta'theh Pharijs humanafuperbiafHaftt 

Solis té"' ir.dig'70 fecit honore celi 
fiuartto igitur weliHsfHlciretdtxterMver^ 



§lf4A Salutate lytéttt inànitmenraìoc'at ? 
Seti quas in Campo caflA das Virgmis Aedei 

Seu quod flaminìA fiat regione vìa 
Siue lares media furgentes Vrhefuperhos 

Siueproeul muris epptda ctnóia nouit 
Adde etiam ho^itijs fedes magnai Atria 
Vulgi , 

Adde é* Pier io tegia dieatd Chorò • 
Non tamen hAC f or fan maiori robore digna 

Sufìinet imbelli gtori'avatta man»- 

Ponemanu Pharid gefìas quam Gloria molem 

Et lege Saluiati quAlibet a^a Patris , 
Siue placet celfafurgens tefludineTempluni 

TlamintA cernts quod regione Vìa , 
Aut Agra iurbA laxas quas cóndidit Aeiet 

Aut grata Aoniotecla dicala Choro 
Siue vbi Remuleus fpetlauit Equiria fanguit. 

VifginisAtkdreA nobilis Ara placet 
Tonderibùs nimium fitantis dextra grau'atur 

Torte geres patrios quos notiat tUe lares 
§litid fi cincia nouis dentur vetera cppidÀ 
miiris , 

Non indigna tua fin f monumenta manti t 
§luicqiiid Saluiati fumet, tlluflriHs ifio 

Impofuit faxo,quod tibt Ccfar, erit . 
GLORIA. 

DO N N A > con vra Corona d 'oro '^n ca 
pOj& iìclla delira mano con vna tromba. 

La Gloria, come dice Cicerone, è vna fama 
di rfiolri,& fcgnalati hei'.cfirij fatti a* fuoi, a 
gli amici , alla Patria j & sd ogni forte di pcr- 
fbne . 

Et fi dipinge con la tromba in mano , per- 
che con tfia fi poblicano à popoli i defideri) 
de' Prenci pi. 

i La corona è inditio del ])remio, che merita 
ciafcun huomo f3mofo,& la figùoria , che ha 
il benefattore fopra di coloro.che hanno da lui 
riceuuti benefitij > rimanendo efiìcon obligo 
di rendere tu qualche mòdo il guiderdone. 
Gloria. 

DOnna veftita d'oro , tutta rifplcndenre, 
nella firiiftracon vn Cornucopia, & nel 
la deftra con vna figu retta d'oi'o , che rapprc- 
fenti la verità. 

Gloria , (§^ hoTìorC' 

DOnna riccamente veRirajche tenga mol- 
te corone d'oro, & !*hlrlande in mano , 
come prèmio di molte attióni virtuofc. 
Gloria . 

DOniu, che con la deftra mano tiene vu' 
Angioletto, & fotto al pièdeftro vtìcor- 
aucopia pieno di frondji^ori,& frutti. 

ff Glori» 



zzò Iconologìa di CeCRipa- 



Q 



n^ 



A. 




DOnna , che monflralemanìmellc , & le 
braccia iguudc , nella delira mano tiene 
viiafiguretta fuccintaineiite vcftita, laqualein 
▼w-maijo pof ca vna gliiilauda , & iKll'alcia 



vna palma snella llniftra poi della gloria farà 
vna Sfera,co*fegnidel Zodiaco . Et in quefti 
qtiapcro modi lì vede in molte moucte>j8c akr 
memorie degli antichi <> 



GQlìA 



Parte Prima » 

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DONNA veftita del color della ruggi- 
ne , col collo lungo , come la griic , & il 
mentre afiài grande . 

La Gola , fecondo che narra S Tomafo i. 
a. queft. 148. Ar^ic- i • è vn difordiuato ap- 
petito delle cofe,che algui^o s'appartengono, 
^iTi dipinge col collo così Iungo,perla memo 
^ria di Filomene "E ricihio, tanto golofo , che de- 
fìderaua d'hairere il collo fimilealle grue.per 
più lungameiire godere delcibojmemrc Iccn- 
dena nel ventre. 

La grandczza,& groflèzza del vditrc fi ri- 
ferifce all'effetto d'eflà gola , & golofo (\ dice 
chi ha pollo il fommo bene nel ventre j & lo 
vu'jra per erapirlo, & l'empie per votarlo col 
iìnc della giottornia , & del piacere del man- 
giare . 

L'habifodel colot fopradetro,airigiK)bilità 
dell'animo vinto,& foggiogato da quello brut 
ro vitio,& fpogliato di virtù, & come la rug- 
gine diuora il ferro oiwle nafcc , cosi il golulo 



*Mi 



diuora leTueToflan'ze, & ricchezze, permc^- 
zo delle quali fi era nutrito, & allenato. 
GcU . 

DOnna à federe fopravn Porco, perche i 
porci, come racconta Pieriò Valeriaro 
lib. j?. de i fuoi lerogltfki , fono infinitamente 
■golofì . 

Nella finiftrainano frenevna Folica Vccel 
lo fimilmente golofo, e con la deflra s'appog- 
gia (opra d'vno Struzzo , del quale così dice 
ì'Alciaro. 

Lo Strux-zofembra. a quei che mai rt'.n tatti 
Ne f«» In gùUiinulcHn tempo hàpace. 

GOVERNO DELLA REPV ELICA, 

DONNA fimile à Miiieruà ; nella de- 
lira mano tiene vn ramo d'olino, col brac 
ciò finiftro vno feudo , & nella medefi ma ma.- 
110 vn dardojSf con Tnmorione in capo. 

Il portamento fimile à quello di Minerha 
ci dimoltra, che lafapienza è il principio del 
Ef 2. bii»n 



aiS; Iconologia di Cef Ripa 



buon reggimento. 

11 Monone, chela Rcpublica , deiiceflerc 
fpitificata,& fidi ra dalla forza di fiora . 

L'oriiio,& il dardo figiiificano^che la guer- 
ra, &. li pace fono.beni della RepublicaJ'vna, 
perche da efperienza,valore,& ardirejl'alcra ,. 
perche fomniiiiirtra l'ocio.per mezzo del qua 
le acquilìiamo rcientia,& prudenza nel gouer 
narc.&.fi dà l'olmo nella mano dciVra, perche 
la pace è più degna della giierra.cpmc fiio fi- 
ncj&: è grao parte della piiblica felicità- . 
G R A M M ATI G A. 

DONNA che nella delira, mano tiene 
vn bre.iie,rc.ritro in lettere latine, kqna- . 
li dicono: Vcx litterata,^ articulatay debi- 
to modo pronunciata, & nejla /ìnillra vna sfe- 
ia.,&t dalle mammelle vetferà molto latte. 

Il breuefopradctto dichiara,^ definifce l'eC 
fere della Grammatica» 

Lasfcrza dimofl:ra,Ghe comeprtcipios'infe 
gnaa' fàciulli le piit volte adopradofi ilcafli 
go,che li di{pone,&li rédecapacididifciplina. 
Il laitejchegl'efce dalle. mammelle, fignifì- 
cajche la dolcezza della fcienza cfcedal pec-. 
«o,5c dalle vifcere dèlia grammatica-. 
Grammatica, 

DOnna,che nella deftramano tiene vna ra 
fpadi ferro,&con lafiniftr» vnyafo,che 
fparge acqua fopra vi.a tenera pianta. 

G rammarica è'priroa tra le (ètte arri libera 
li, &, chiama/i regola,& ragione del parlare a- 
perto-,& corretto . 

La rafpadrmoftra,che la grammatica dcfta», 
& afibttiglia gl'intelletti. 

Et il vgfo dell'acqua è hiditio, che con efia 
fi fanno crefccre le piante ancor tenerelle de 
gl'ingegni nuoui al Mondo, perche diano a' 
Aioi tempi frutti di dottrina, & difapere, co-, 
jne l'acqua fi crefcere le piante fteHe • 

GRANDEZZA, E ROBVSTEZZA. 
d'animo. 

VN giouane ardito.che tengala.d.eftra ma : 
no (opra il capo d'vn feroci (lìmo Leo- 
rc;il quale Aia in atto fiero , e la fìniftra njano . 
a) fianco. 

Si dipinge in queftàgiiifa, perciochegli E- 
gitij haueuano chiaramente comprefo , ninno 
altro animale di quattro piedi hauer maggior 
animo del Leone:& per nmna proprietà natu 
xale è ftimato il Leone più degno di maraui- 
glia,che per la grandezza dell'animo fuo. nel- 
Jaquale egli è mol to eccellente.efponendofi ad 
impre('ciiiagnanime,e gencrofe, e non per al- - 
ua.cagioiìe difleto molti cflae ftato il Leone 



figuratone! CicIo,fe non perclie il Sole quan- 
do palTa per quel fcgHo,è più che mai gagliai. 
do,e robufto. 

G R A T I A . 

Gì O y A.N E T T A ridente , e bella dr 
vaghi/fimo habito veftita, coronata Hi di- 
afpri, pietre pretiofe.e nelle mani tenga inatt» 
d-i gittate piàpcuolmenterofedi molti colori, 
fenzafpinejhauera al collo vn vezzo di perle. 

li diafpro fi pone per la gratia, conforme à 
quello, che li naturali dicono , cio^, che por- 
tandofi adoflb il diafpro fi acquifta la gratia , 
degU.huominL,. 

Queftò medefimo.fignifica la rofa fenia fpi= 
ne,&le perle,lequali ri{plendono,& piaccio». 
no,per fingolare, & ocailto dono.della iiatu- 
ra,come la gratia,che è negli huomiui vna ccE 
ta venufta particolare, che.muouc, e rapifcs 
gl'animi ali amore,& genera occultamente ob 
bligo,e bencnolepza. 

GRATIA DIVINA. 

DONNA bella, & ridente con la taccia : 
riuoka vcrfo il Cielo,doue fia lo Spiri- 
tofanto in forma di colomba, come ordinaria^ 
mente, fi dipinge. Nella deflra.mano tenga vii. 
ramo d'oliuo. con vn libro , Sd; con la. finiftra 
vna taz^EiS. . 

Guarda il Cielo , perche la gratia non vieis 
fc non da.Diojil quale per manifeflationc fi di 
ce elTer in CicIo,la qtial gra,tia per confcguirc 
doniamo conuertirci à hii,& dimandargli co» • 
tutto il cuore perdona delle, nofl re grani col-, 
pe.però di(rc:Co»«fir//»3;»« ad mCi^ ego coti" 
untar advesf 

Si dipinge lo^Spiritofanto per attribuirfi 
meritamente da i Sacri Theologi à lui l 'infu- 
fione. della din ina gi-atia ne' petti noflri,& pe- 
rò dicefi, che lagratiaè vn benproprio^i Dio, 
che.fi diffonde in, tutte le creature per propria , 
liberalità di efib Iddio , & fenza alcun merito 
di quelle . 

Il ramo di Olino fignifica la pace , che in 
virtù della Gratii il peccatore riconciliatofì . 
con Iddio fente nell'anima. 

La tazza ancora denotala gratia, fecondo il 
detto del Profeta Calix meus inebrians quàr» 
frAclarus efi> . 

Vi fi potranno fcriuere quelle parole.B/^»- 
te^et inebriamtni.l?crchc chi è in gratia di Dio 
fèmprefla ebrio delle dolcezze dell'amor fuo, 
perciòche quefta. imbriachezza è fi gagliar- 
da,& potente.che h fcordar la fette delle cofe 
mondane, & fenza alcun difturbo da perfetta, 
& compita fatietà^ . 

GRATIA 



Parte Prima-?- zz^ 

GRATTA DI DI O . 




1^T N A bellilTìma , e gratiofà giouanetta , , 
V igniida.con htllifCim^, Se vaga acconcia- 
tura di capo.' Li capelli faranno biondi , & ric- 
ciuti,& faranno circondati da vn grande fplcn 
dorc, terrà con ambcIeinaDÌ vn comodi doni 
X tia, che gli cuoprirà d'alianti , acciò che non 
mortri le parti meno honefte , e con eflò ver 
fera diuerfe cofè per l'vfo hiiniano sì Eccle- 
jGaftiche,come anco d'altra forte, & nel Cielo 
€a vn r3ggio,iI qual rifpowHa fino à terra. . 
G R A T I E. 

T'RE.fanciuUette coperte di fbttiliUìmo > 
velo^-fotto il quale apparifcaijoignnde, 
così le figurarono gli antichi Greci, perche le 
G ratie tanto fono'più belle,& fi ftimano.quan 
to pili fono fpogliatcd'iHterelIì , i qiiaU fmi- 
iniifcono in gran parte in eilè la decenza, & la 
pnritàiPerò gl'Antichi fìguraiiano in eflè l'a- 
niicitia yerajcome fi vede al fuo luogo. Et ap- 
preflb Seneca de benefìci jslib. i. cap. 3. vien 
iichiaiata.la detta iìgiua delle tre.Gratie, co- 



me anco.noi nella figura dell'Ainicitia. 
Grafie. 

ALtrc&varieiignredclieGratie fi reca- 
no da molti Autori, ma io non-ne dirò 
altro, haueiidoue trattato diiFufimentc il Si- 
raldiSintammatc.xiiij.& da lai Vincenzo Car 
taro, dicobene,che fé ne veggono- anco frolf h - 
te in marmoinpiù luoghi di Roma Je tre G ra 
tie giouani.allegre, nude, & abbracciate tra di 
lorojvnahù la faccia volta in là da banda fiui- 
flra ; l'altre due dalla deftra guardano verfo 
noijqueftedue fignificaiio , che quei che rise- 
ne vna gratia , ò beiicfitio deue procurare di 
rendere al fuobenefattore duplicata gratia , 
ricordandofene fempre:Qiiellafolàfignifica; 
che colui, chelafà, dcue fcordarfenefubito. 
Se non poner mente al benefitio fatto : Onde 
10 rator Greco in fuo lengu3ggi&, difiè ncl- 
l'oracioiieiD^C(!>-(?w>»', Equidemcevfeo eum , 
qHÌheneficium accepit , oportere omni tempore 
meminì^e\eHK} auttm ,3»/ àiiit) co nt'muo obli-. 

ttifci 



2.^0 

«//fi.adimitatioiic (iel quale l'Oratof Ladno 

aneli 'egli diUè. Meminijfe debet ts, inqttem col 

latum efì beneficium , non temmemorare qui 

(rj;ir«//V:perche ili vero brutta eofa ènnfaccu 

le il benefìcio, dice lo ilellb Cicerone. 

Odiofum homimm genus officia exprobrm- 

tititn . . 

Sono Vergini^ nude, pei-clie la gratiadeiic 

^eirerefuicera.feiiza fraiide,ii)gainio, & Tperau- 
za di riimiueratioiie.Sono abbracciate, &-con- 

aieflc traloro, perche vn benc!!do partorifce 
J'altro,& perche gli amici deiiono continuare 

rin farli le gratic:&: perciò Crifippoafllmiglia- 
uà quelli, che danno,& ricenono il benefìtio , 
-à quelli, che giuocano alla palla , che fanno à 
gara,à chi fé la può più volte mandare.,&j:i- 
rnandare rvno all'altro. 

Sono giouani perche non deuc mai mancare 

ila gratitudine, ne perire la memoria della gra 
m,ma perpetuamente fiorire, & vitiere- Sono 
allegre , perche tali dobbiamo eflere coG nel 

^dare,come nel riceuereil.benefitio- Quindi è, 

•rhe la primachiamafi Agita daHalIegiczzajla 

.feconda Thalin dalla viridità, la.terza Eufro- 
ifiiia dalla dilctratione. 

G a A T I T T D 1 N E . 

DO"N N A che in mano tenga vna Cico- 
gna, & vn ramo di lupini,© di faua. Oro 
Apolline dice , che quello animale più d'ogni 
altro riftora i fuoi genitori in vecchiezza , & 
in quel luogo medefimo,oue daeffi è ftatonu 
tritojapparecchia loro il nido,gH fpogliadelk 
penne imi tilijC dà loro mangiate fino, che fia- 
jio nate le buone, & che da fé ftellì portano tro 
«are ilxibo, però gli -Egitti) ornauano gii fcet 
tri con quello aninialetc Io teneiuno in molta 
confidcratioue fcriue Plinio nel lib» i8.al cap. 
1 4. che come il lupino , elafaua ingraATano il 
cam pedone fono ciefciute, così noi per debi 
todi gratitudine dobbiamo fempr^ duplica- 
te la buona iortunaà quelli, che à noi laxnc- 
gliorano. 

Si potrà fare ancora acanto à queftafign- 
ya vn'Elefante, il quale dal Pierio Valeriano 
iiel i-lib.vicn porto per la gratitudine, & cor- 
tefia;Et Eliauo ferine d*vn'£lefaiite,che heb- 
be anirno d'entrare à combattere per vn Aio 
•Padrone, il q naie elTcndo finalmente dalla for- 
zade gl'inimici fnperato,& morto.con la fua 
proboscide lo prefe,& lo portò alla fua ftalla, 
inoliandone graudiirimo cordoglio, & ama- 
ritudine. 



Iconologia di Gef! Ripa. 



e R A V I T A^ 

DONNA vcllira nobilmente di porpo- 
ra, convnafcrittuta figillataal collo in- 
fino al petto pendete, nel racconciatura del ca 
pò farà vna Colonna con vna piccola ftatuet- 
ta fopra,& la verte t«ttaafper(a d'occhi di,pa- 
iinne, con vna lucerna accela fatta fecondo V 
"vfanza dt gli antichi nella deftraniano . 

La porpora è vcfticnento cemmune à que- 
fta,& all'honore, come à qualità regali, & no- 
biliffime . 

Ilbreue è autentico fegno di nobiltà, la qua 
le,è vera uudricedi-grauitàjd'alterczzajdiglo 
ria,& di faufto . 

La colonna s'acconcierà ia capo per k ma- 
;fcheiate à piedi ,ò à caualloj ma per rtatua 
di-fcoltura,ò pittura fi potrà fare à canto, & 
che col braccio finiftro fi pofifbprad'cifaper 
memoria dellegloriofc attieni , cbefomehra- 
no la granita . 

Gli occhi di pallone fono per fegno , che la 
granita fomminiftra pompa , e nafce con 
Tambitione. 

La lacerna dimortra,chcgli huomini gra- 
ni fouD.la lucerna della plebe,& del 'Volgo . 
Grauità nell'huotno • 



D 



iOnnainiiabito ai Matrona, tenga con 



ambe le mani vngianfanò Iegato,&jfo- 
Ipefo ad vna corda. 

L'habito di Matrona mortra.che allo rtato 
dell'età matura ficonuienepiù la . granita , 
che à gli altri , perche più fi conofce in erto 
rhonore , ecron maggiore anfietà fi procura 
con la granita 1 e temperanza de'cortumi . 

Il faflbmortra , che la granita ne'cofìumi 
deirhuomo fi dice fimiliaidine della granita 
ne'corpi pclanri,& e quel decoro , che egli sa 
tenere nelle fue attiont fenza piegare à Icggic- 
rezza, vanità, bufFonaric.ò cofe fitnili, Icquali 
non fono atteà rimuoucre la fcucrità dalla 
fronte, ò dal cuore; come alle cofe grani per 
.alcuno accidente i-on fi può leuar quella na- 
turaairincliiiatione , che le fa andare al luo- 
":o conueniente • 

Crauita dell or attorie . 
Vedi à Fermezza,e granita dcll'Orarione. 



G R A S S E 2 Z A. 

DONNA corpulent3,con la dcrtra mano 
tenga vn ramo d'oliuo, che liabbia folo 
i frutti fenza fronde , nella finirtra tenga vn 
granchio marino, ilquale è fogge t co rnolto 
alla grafrezza,^uai)do la LHna.4icfce , ò per 

parti- 



Parte Prima. 



z^.^ 



G RAS 



E Z Z 










particolar.difpofitionc tixata dalle qualirà 
della Luna.oiiero.perche quando cfl'a è piena, 
& Ium!iiofa,gli dà commoiiità di procacciar- 
fi.più facilmcjue il cibo • 

L'olmo è il vero letoglifico della graflèz.- 
sa,non folo tra i Poeti , & Hilloricijiiia anca 
nelle facrelettere,come iti più luoghi fi può 
vederc,& l'Epicero proprio dcU'oliuo, cl'ef-. 
fo grado . 

G V E R R. A'. 

DONNA armata di corazza, ejmo^&rpa-' 
da, conle chiome TparfcSf iufarguina- 
te, come faranno ancora ambedue le mani, fot 
to all'armatura, hauerà vna craueifina roHa,. 
per rappiefentare l'ira , & il faroie, ftarà la. 
detta figura fopra vn cauallo armato i rella 
deflra mano tenendo vii'hafta in.arto di lan- 
ciarla. & nella Huiftra vaia fàcella acceca, con. 
vna Colonna appredo . 

Rapprefent-fi quefta Donna col cauallo; 
arffiatOj fecondo l'anrico coilumcEgiuio, ^: 



la più moderna auttorità di VirgiIio>chedicc 
Bello artnantur equi , bellum h&c arrmntif 
minantm^ 
cioè i caualli s'armano per la guerra , ìl mi- 
nacciano guerra • 

Leegefi , che già innanzi al tempio dt E3I- 
lona fu vna certa Colonna nonnioltograndy, 
laqualei Romani cliiamauano Colonna belli- 
ca , perche deliberato, che hauenanodifarC' 
alcuna guerrJ, à quella andana.!' viio de'Con-- 
foli dapoi , chehaueua aperto il Tempio di 
Giauo,& quindi hnciaua vn'hafla, veifola. 
rarte> oue era il Popolo nemico,& inrsi,]deuafi 
cheall'hora foflègridata, & publicatala giier-. 
ra , &: perciò qnefta figura tiene nella deftra 
inato rhaftain atto di lanciarla predo alla~ 
Colonna foprsdetta. Onde (opra di ciò OvX" 
dio ne i FaHi difie-, 
f tiolpicit h tergo fummumhreuii area, circttm 

"Efì "vbin^n^xTHét. parua columnn note • 
EinefoUihalìA manti heUi frAnnutìa mitti 



z^z Iconologia di Cef.Ripa. 



In Reget»,é' g^ttm cum placet arma eapi> 

Tiene poi nella fuiift ramano vnafacella ac- 
ccra,{ccoijdoil dertodi Silio Italico . 
Scuote l'accefaface , é l bionde crine 

Sparfo di molto /angue , e va fcorrend» 
Lagrnn Bellona per r armate fqtiadr e . 

Soleuanoancora gli Antichi , prima che 
fiiflèro crollate le trombe , quando erano per 
fare battaglia, mandare innanzi à gl'-eflèrciti 
alcuni coniaci accefe in mano, le quali fi git- 
tauanoconcrodall'vna parte, & dall'altra , Se 
«ominciauano dipoi la battaglia coiierrc 

G V E R R A . 

DONNA armata, che per cimiero porti 
vn Pico, nella mano dcftra la fpada ignii 
d3j& nella fìniftra Io feudo j^con vna -tertadi 
lupo dipinta xiel mezo d'elTa. 
Guerrx • 

DOnna fpauenteuole in vifta,& armata co 
vna face accefa in mano ni atto di carni 
!iare,haucrà apprefTo di fé molti vafi d'oro , 
e d'argento, e gemme gittate confufàmente 
per ceira,frale quali fia vn'imagincdi Plutu, 
Dio delle ricchezze tutta rotta , perdimoAra- 
re , che la guerra diifipa.ruina , &: confuma 
tu t tele ricchezze non pure.douc dia fi ferma, 
ma doue cantina. Se rrafcone. 

G V A R D I A . 

DONNA arm3ta,cou vaa j^ruepcr cìmic 
ro , nella mano deftra con la fpada , & 
nella finiftra con vna facclla accefa, &con vn 
papato , onero vn'ocha,chele Aia appreflb . 

Lafacellacon la gmt fi^uifica vigilanza, ^ 
le ragioni , che fi fono dette altroue in fimil 
propofito l'iflelTo fignifica rocha.la quale do- 
dici volte fi fuegliain tutta la notte , dalchc 
credono alcuni, che fi prendeffela nufuradel 
rhore , con letjualimifu riamo il tempo, nel- 
lo fuegliarfi quefto animale fa molto ftrepito 
con la voce,&tale,che narra Tito Liuiojchei 
foldati Romani , dormendo nella guardia di 
Campidoglio furono Aiegliati per benefitio 
folo d\n papero , & così prohibirono a Fran- 
cefi l'entrata: Q^iiefti dui animali adunque di- 
notano,che la vigilanza, e la fedeltà fono ne», 
ceflarij/fime alla guardia, accompagnate con 
la forza da refìftere; il che fi moftra nell'arma- 
tiura,e nella fpada. 



D 



GVIDA SICVRA 

de veri honori . 
ONNA nel modo , che la virtù al fuó 
luogo babbi amo dcfc ri tta> con vno fcu* 



Joal bracciojucl quale fianofco!piti lidueT-S 
pij di M.Marcello,rvno dell'Honore, & l'al- 
tro della Virtù; fieda detta Donna folto vna 
quercia,conladeftra mano in alto Icuata mo- 
ftri alcune corone militari, con fcettri.infegnc 
Imperiali , Capélli, Mitre, & altri ornamenti 
di dignità, che faranno porti fopra i rami del 
detto albero , ouefia vn brcue con il motto : 
Hinc omnia , Si. fopra il capo dell'imagine vi 
farà vnaltromottOjche dica, A/e Duce • 

II tutto dimortrerà , che da Gioue datore 
delle gratie,al quale è dedicato queft'albcro , 
ò per dir bene dall'ifteflò Dio {\ poiraiUKj ha- 
nere tutti gli honori , 8c le dignità mondane, 
con lafcorta,& guidadelle virtù > ilchcinfc- 
guano i due Tempi j mifticamente da Mar- 
co Marcello fabiicati, perche l'vno dedicato 
all'Honore non haueua l'entrata , fé non .per 
<}uellodi ella Virtù. 

H I P P O C R E S I A . 

DONNA con faccia, & mani leprofe,veftì 
ta di pelle di pecora bianca,con vna Ca 
na verde in inano,Iaquale habbia lefuc foglie» 
& pennacchioìi piedi medefimameute faiaii. 
no leprofi,& nudi,con vn lupo, che efca di fot 
to alla verte di eira,& con vn Cigno vicino. 

Q^eHo.chedifl'eChrirto Signor Noftro id 
San Matteo al cap. ij. bafta per l 'intelligenza 
di quefta ima^ir,e > perche volendo improue- 
nieà gli Scribi, & Farifei la loro Hippocrefia 
diflè che erano fimili, a* fepolcii, che fono bel- 
li di fuori, & di denti o pieni di ofià d'hr omini 
morti, & di puzza; Adunque Hippociefia no 
farà a!tra,che «na fintiore di bontà>& fàntità 
inquelli.che fono maligni, & federati; però fi 
dipinge donna kpiofa.veftira di habiro bian- 
co,perche il color della verte fignifica l'habi- 
to virtuofo, cheartificiofamente riciiopielà 
lepre dal pecca to.che rtà r-dicato nella car- 
ne , e neiranima • 

La Canna verde.c fimbolo ( come diceHet 
tore Pinto nel cap. 40. di Ezechielle Profèta) 
dell'Hi jpòcrefia, perche naiccndo con abbon- 
danza di foglie dritta,& bella, non fa poi frut- 
to alcuno, fé non piuma, & dentro è vacua , 
& piena di vento. Dell'irtefib ancora dice il 
inedefimo Auttore , dare inditio il Cigno, il 
■quale ha le penne candide, & la carne nera. Il 
lupo, che fi mortra fotto alla verte di pelle dt* 
nerfadalla fua,è tanto chiaro per le parole di 
Chrirto neirEuangclio > che non ti bifogoà 
dirne altro. 



PartePrimij 



^3:^ 




kONNA magra,& pallida > veftira ^'ha- 
*bito di mezza lana, di color beietino,rot 
tain molti luoghi, conia refta china verfo la 
/palla finiftra, ballerà incapo vn velo , chele 
cuopra quafì tintala frontejrerrà conia din- 
ftra mano vna giofTa^Sc lunga corona , & vn' 
oftitiuolo,& con la deftra mano , con si brac- 
cio fcoperro porgerà in atto piiblico vnamo 
Beta ad vn poiiero, haucrà k gambe, & li 
piedi fìmileal lupo . 

Hippocrefiaappreflb S. Thomafo fecunda 
fccunds,qu£eft. j.art-i. è vi tic, che induce 1 - 
huomo di fimulare,& fingerequel,che,non è 
in atti, parole, & opere efteciori, con ambi cia- 
ne vanadi eflcrc tenuto buonò,eflendo rriflo. 

Magra, e pallida fi dipinge, perciò che co- 
me dice S.Ambrofìo nel 4.de' fiioi morali, gì' 
Hippocriti non Ci curano dicllcnuare il corpo 
per effere tenuti, & ftimati buoni, & S-Matreo 
,al cap.^. Cum ieiunutis nolite fieri fictttHipO' 
ffrif* trifìit-^extirminttnt tniih fucitt fnat , vt 



•v'tàeantur ah hominibus ieiunanles- 

Il vcflimento , cerne dictmocilcndo cotìi- 
pofto di Iino,& di lana dimoftra fcomc dice il 
fopradertoS. Ambrogio, nel cap-S-de inorali) 
Toperadi coloro, i quali con parole, &attio- 
ned'hippocrifìa cuoprono la fottigliezza del- 
la -mali tia interna, & moflrano di fuori la fém 
plicità dell'iiinoccnzajquefto C\ moftra per fi- 
gnifìcato della ki:a,& lamalitia per il lii.o. 

La t-efta duna, con il velo, che le cuopre là 
fronte, la corona, & l'uifitiuclo dinotano, che 
l'Hippocnto moiha d'eflère lontano dalle co 
fc mondane.e riuolto alla contemplatiojie del- 
l'opere diuiire. ■ - 
• 11 porgere la moneta ad vnpouero , nella 
guifajche fi è detto, dimoftra la vaiiaglonade 
gli hippocriri.i quali per acquift^rfama,5£gÌo 
ria del Mondo fanno elemofina publicamen- 
tccomene fa fede S-Mattco al ih così dicen- 
do. Cum ergofacis elemofinum noli tuba canè- 
re Mt( te ìficnt Hypocnifffteiunt > infynagx>' 
Gg gii» 



^54 Iconològ ia di Ce£ Ripa 



giS:, ^ ifivìcts-, vf honpr'ficentur; ab hominh 

Legambe.&.ipi^di/fìniilj aljiipo.^ifìgnifìca- .. 
no, come dice S- Matteo 7. dre gi'Hippocriti; 
jieìre.fteaorefonoagiiejrij Serenerà In pi ra-^ 
paci.. . ? 

H O M I C I D. I O.. 

HVOM O bnittiillnioarmito>col mail: 
to di color rodo per cimiero-portarà v- 
na tertadi tigre, farà pallidp,terràconla_fÌMÌ- 
ftra mano peri capelli viiareftaliiim.lna troii 
ca dal biirio.&con la cieiilravna fpada ignuefa< 
inraiiguiiiata:Br>irtiirnT)o fi rapprefeinariio- 
©ìicidio pcrciociie lion folo è abomineiiolé al- 
le perfonesma qiiejloj.che^molto.piùirrs'por- 
t.i ,al foiiìmp Dio.ilqtiale tra gli' àUxi.coraan- 
Hjmemijjche ci ha3ati,ci prohijjifce'l hoinici- 
H:o come cofi molto dai>ndra,& à'iiìi tanto o; 
d ofa,clie come ffvedeiieU'ExoJo ii.comaiu 
da che non fi Jala accoftarc al riioaltarel'lio , 
«licida». 

Si quis per indujifiathoecidéxit- proximum 
fuHm , ^per infidiasy ab^nltari meo anaUes^ 
euttii ^c. ' ,\ \ ' • ■ : 

Si dipinge armala, perche riVomicidò gene- 
ra ilpcricolo della vendetta, alla qualcjG ptp- 
iiede con la cuftodia di fé, fleiTor. " , 

La Tig re. fìgnifìca fierezza , &, orudeltài le_ 
«jiiali danno incitamento^ & fp tonano l'homi*. 
cida;Ia pallidezza è effetto dell^iraj che coi'du. 
ce ali'homicidio, &del timore jcheichiama à 
penicenzajPerp fi dicenel Genefìjche Cairn ha, 
uendo vccifoil fratello , andò ftiggendo, te-- 
s^cndo il caftigo della giuftitia di Dio . _ 

HO.N:E.STA". 

BO N N A con gli occhi baffi, je(ì:ita no , 
biIme;«e,con vn velo in tefta,che le cuo , 
pra gli-occhi. 

La granita dell'habiro è iiiditio ne gli huo . 
mini d'animo honefto,&,pcrò fi hot7orano,& 
fi tengono in conto alcnni^che noji fi conofco-. 
iip per lo modo del vefiireieflèndo le cofe efle 
riori deirhuomatutte inditio delle interiori , 
che riguardano il compimento dcH'aninia.. 

Gli occhi baffi fono iudiriodihpneflà, pcr-- 
chene gli occhi fpirando-la lafciuia , come fi 
d.ice,&: andiando l'amore, per gli occjhi al cuo- 
re, fecondo il detto de 'Poeti ; Abballati verfo 
tei ra danno fegiio, che ncfpirti di lafciuia, né' 
fprza d'amore pofl'a penetrare nel petto- 

11 vdo.in tefta èinditiod'hóneftà, pexanti 
CGje moderno coftume , p?r . efièr volouurio^ 
ijnpedimeiuoalgiraE laipiuo de,g|ÌQcchi..~ . . 



H O N'O RE. 

GIOVANE^ bcIIo,vcftito S.i Porporss". 
& coronato d'Alloro, con vn'hafta nella- 
mano dieflra, & nella irnrflra con vn Cornuco 
pia, pieno di frutti, fiori, e frotidèzHonoreè 
nome di polle lIìonelibera,evotòntaria degl'a- 
nimi virtuosi , attribuita all'hnomo per pre- 
mio d'efla.virtù , e cer tata. col, fine dell'hone-, 
ltes&~S.Tomafoz,z.q I29.ar;4. diccche.^o- 
nortft cuiushbet virtuiis prAntittm . . 

Si fagiouane,&;bello, ferche^per fé flefTó » 
fenza ragionilo fiUpgifmi alletta ciafcuno, & 
fi fa de f; de rare. Si vede della Porpora , perche 
è.orilamento Regale , &. inditiò di hoiior fu«= 
premo. ^ ~ 

L'hafT:a , & il 'Cornucopia , & la Gtiroi«iì 
d'Alloro. fignificaìio le tre cagt0ni principalt;,, 
onde gl'hiTomini fogliono ellère houoratt,, 
ciop,lafcienza la ricchezza, & l'armi, & l'alio . 
ro fignificala fcienza.perche.comejquefto al 
bero ha le foglie perpetuamente verdi, maa«- 
mare al gufto , così la fciejiza , :fe bene fa im- 
mortale la fama di chi la poijicde, nondimeno . 
non a acquifìà/enza molra fatica , & fudore- 
Però diffeiEfiodò, che le Mule gli haùeuano 
donato vno fcqtrtro di lati ro,efIendò egli in baf 
fa fortuna, per me?.zo delle molte fatiche arri- 
nato al la fcienza delle cofe,& alla immortalì-?- 
tà del fuo nome.. . 

Uonore - . 

HVomo d afpetto venerando, & coronato^ 
di palma,covncoil3ro d'oro al collo, &. 
maniglie medefimamente, d'oro alle braccia j, 
nella man deftra terrà vn'hafta, et nella fìniftra . 
vno feudo, nel quale fiano dipinti due Tempi) 1 
col motto • Hic terminus heret , alludendo a' 
Tempij di Marcello detti da. noi poco in^ 
iianzi . . 

Si corona di,Palma>perche quefl:'AIbcro,ca , 
me ferine Aulo GelHt) nel 5. lib. delle Notti ; 
Attiche è fegno di 'Vittoria, perche, (t(\ pone • 
foprajl fuo legno qualche pefo anchor che 
graue,non folo. non cede, ne fi piega, ma s'in- 
Sil7:.a,& edèndo rhonore.figliuolodella Vitto - 
ria, comeXeviue il Boccaccio nel j.delIaGeiieo^ 
logia delli DjeijCOmiien che fia ornato fdall 'in-- 
fegne della Madre- ■ -i. !•! ' .■-•''■•': ' 

L'hafla>&3o feudo fifronoinfegnadéglian: 
tichi Ri , in luogo-delia Coroiia , come narra 
Pierio Vaieriano nel bb..42/. Però Virgilio nei 
ó^-dell'Eneide, defcruiendo Enea SiluioRè ds-, 
Albadiflè... ' ■ : i - ' ' : 

-lìLe {videi ? ) pkr^'iuumiSitjui ithitatfha^a'/ 
-£Lf esche iieii Tempio- délI'Hoabie- "ó" iS 

poteua 



Parte PrimlJ . 



-i3r 



"^teni entrare,^ non per lo Tetn pio della Vir 
'tù,s'impara, che queHo (blamente è vero ho- 
'iiore.il quale nafce dalla Virtù. ^. . 

Le maniglie allebraccia.Sc il collaro d'orò 
al collo , erano antichi Tegni H'honore, & da^ 
lianiìda Romani per premio, à chi s'era pof- 
'tato nclleguerie valorofamente , come feri uè 
Plinio nei 3 3 -Hb dell'Hiftoria naturale. 

Honore nella Medaglia d'Antonino Pio. 

VN G'ouane vellitodi verte luiig3,& kg 
giera, con viia ghirlanda d'alloro in vna 
mano , & nell'altia con vn Cornucopia pieno 
'di f rondi, fióri, & frutti. 

Honore nella Medaglia diVitellto ^ 

Glouane con vn'hafta nella deftramanov 
col petto mezzo ignudo,& Col Cornucò- 
*pia nella fìniftiaial pie mancò ha vn'Elmo,& 
•il Aio capo farà ornato con bella acconciatura 
'de' fuoi capelli medefimi. , 

L'h3{ta,Sc le mamnielle fcopertedimoftrà 
lio.chc con la forza Ti deue difendere 1 hono- 
rej& con la candidezza conferuaré. 

Il Cornucopia, & l'Elmo . dimoftranodiie 
cofe.Ieqiiali facilmente tuonano credito -da ef- 
■feiehonorati;i'voa è la lobbaUaltra l'eflèrci^ 
tio militare; quella genera l'honoiecon la be* 
'nignitàj qiiefta con l'alteiezza j quella con la 
poflibilità di far del bene ; qnefta col pericolò 
del iiocumentorquella perche fa fperare; que- 
lla perche ii temere: ma l'vnamena l'honore 
perniano piaceuolmentei l'altra fé lo tira die- 
dro pei forza. 

HOREDEL GIORNO. 

MOLTE volte può venire occafione di 
dipinger l'ho re , & ancorché le ne polla 
pigliare il difegno da quelli^ che da molti fono 
Ilare dcfcritte.iiondimeno ho voluto ancor'io 
dipingerle diiferente da queile,perche lavane 
tà fnole dilettare alii ftudiofi. 

Dico dunque , chéThore fono niiniftre del 
5oIedÌLiife in 2,4. & tiafcuna eguidatricedel 
timone del cario fclare, perii fuo fpatio,onde 
Gnidio nel z. delle Metamoifofi, così dice- 

A dextra Uuaj^ dies. ^ tner>Jìs , &Ànnus, 

Sàculaq; (3^ pi'/ìiafpati^ì'Aq.^aliùns hor'A- 
Et il medefimo, pia à builb. 
lungere eqnos Titan ve lóc:ù:ts im-perat horis 
lujfa De&'teleresperaguit-, ìgnemqae vomentes 
Ambre fé. facce futures p-Afìpibui altis 
§^adrupeUes dncUt, adduritq^fcnàtiAfrsnk» 

Ec il Beccaccione! lil)ro quatto, della Gè- 
neologia dcUi Dei, dice che l'hore fono figli- 
Ueicdel Solc,& di Crono, Scq^tiello da i Greci 



vien detto il tempo ,'peicioèhe per 'iòcahti: 
no del Sole concerto (patio di tempo vengo»' 
no à formarli, & fucce/Iiuamente i'vua doppo 
l'altra, fanno che la nòtte palla, & il gion-.o 
giunge,nel quale il Sole entra dalla fuccelfio- 
ne di eire,ellèndogli dall'hoie del giorno aper 
te le porte del Cielo , cioè il iiafcimento delia 
luce, del quale oifitio dell 'hore fa mentionc 
Homero)& dice che fono fopraftanti alle por 
te del Cielo» S^-^he ne hanno cura con que- 
fti veifi. 
■'eCvTÒ/jictTcu S'è "TTÙKeu (àOkov Hpa,viia,pèKov 

àpAV 
'Si itlFl tè^paCVTU ^ìyetiHptìt.VGi vKVlJLTO^è, 

■ sponte forès paiuerunt Coeli > quat femahant 
horA 
^linbHscura e/? rnagnum CtxWm.^Olyrk 

pHi . 

Il qualluogo di Hornero imitando Ouì- 

'diojdicc che riiote hanno cura del-'cporte dei 

Cielo inlienie con Giano. 

Pr :fideo forìb:ts coeli c'um mitili horiS' 
Volendo noi dunque dar principio à què- 

fta pittura , faremo che la -prima hòrà (là nel- 

l'apparir -del iyole. 

H O \ A PRIMA. 

FA N C I V L L A bella,iidcnte. con ciuf- 
fo di capelli biondi com'òro fparfial vèn- 
to dalla parte d auanti, & quelli di dietro fia' 
no ftefi,&. canuti. 

Sarà veftità d'habito fuccinto,& di color in 
carnàtocoii i'ali à gli homeri , ftandoperòin 
atto gratiofo, e bello di volare. 

Terrà con la delira mano (óucrodoue pa- 
rerà ali 'accorto pittore , che (ìa il Tuo luogo 
proprio ; il fegnódèl Sòie ,~dritto , & emi- 
nente : ma -che fia grande > e vifibile , & con 
la fmillra vn bel mazzo di fióri,roflì,& gialli 
in (lato di corninciàffi ad aptirc . 

Si dipinge gionàiiCi bella,TÌdente,& con fio- 
ri nellagnifa chedicemo, peicioche allofpun 
tar de'chiari,& nfplenden ti raggi del Sole, la 
natura tutta fi ralkgra,&gici(ce; ridono ipra 
ti, s'aprono i fiori , divaghi augelli (oprai 
verdeggianti rami^, con U foa;ii/liino cantò 
fanno teda ,'e tutti gl'altri animali moihanO 
piacere, & allegrezza, il che beni/limo dciauie 
Seneca ilei primo choro, in Hcrcole furente 
con quelli verfi . 
l'ini uritleis ''eue^ta etjuis 
Titan ifummuin prospicit Oetan} 
lamCadm&is inclyta i?accis 
'^^erfa die,'dHmeta rumeni 

G g s Phoe- 



2. 3 di Iconologia di Cef.Ripa 



Thathiqj f$tgit rtiUuYtt foYOr • 
Lcibor exoritmr durui,^ omnts ■ 
Agitai curtu, aperit^ domes . 
Tafior gelida cana pruina 
Grege dimijfopctbulu carpii' 
Ludit parato liber aperto 
hJondnm rupia fronte tunen cui . 
VacuA reparant vbera maires • 
TrTat curfu leuu incerte 
Molli petulans hedm in herba . . 
fendei fummo Rridula ramo 
Tinttasq^noiiO traderefcli 
Cefìif , qufirulos inter nides ) 
Thraciapetlex , turbaqicirCHm^ 
Confufa fonat tnurmure.mixte . 
T efiat a diem • 

I capelli ijondirparfi al venro dalla patte 
clauanti,,& quelli dietro ftefi,& canuti, figni- 
ficanOi.che l'hor* in bTeue fpatio di tempo 
principiaiiOj&c fìnirccuio lirornajido però al C(X', 
jiro corfo. 

II color incarnato del'velVrmenfo dinota it 
roflèggiare, che fanno li raggi del Sole in Oric 
tequando.comineianoà fpunrarefopra il no- 
li ro emifpero,come dtmoftraJVirgiJio. nel fet. 
limo delTEne de . 

lamque rubtfcébatiradiU mare , c$'*^<« ^ 
aito 

Aurora in rofeìi fulgsbàt lutea bigii 
Et Ouidio nel 4. de'Fafli . 

Nox vk tranftertt coelum£- rubefcere primct 

C/iperit 
E e nel r. 

Ecce vigH loiitido patefeert ab briu 

Turpurtctì. Aurora farei só^'pltn a rofaruìff 

Atrio. . Et nel é.delicMecam. 

Vt fole t iter 

Turpureui fieri , cum primilAurarameMttttr 
Boecio lib.r. metr J- 

Cu m polo Phcebtn rofeìi quadrigli .' 

tucem porgere ccepcrit . 
L'iftedb nel merro 8. 

^)upd rheebus rofeumdiem 

Curru prouehtt aureo • 
Et Stadio 1. Theb. 

Zf iam Mygdorrijs elata eubìlihm gtlte 

Rorantcs excuffa compii ,muUumj^ fequentt » 

Impulerat cdfi gelidsu Aurora tentbtM 

Sole rubens • 
P,t Silio Italico lib.iXi 

Aique vbi nox d^ulfa pilo primaque m- 
befcit 

Jjimp^de Neptunm - 
UhahirofucciutO;.ac l'ali à gl'homcù in &> 



to dì volare, fignificaiio la velocità de!l'h»rc^^ 
comenel luogo di fopra citato dice Ouirfio' 
i-Metamoriofi. 

lungere equosTitan velocibntimperatheri* 

luff«, De*, celere per agunt . 
Le fi da il fegno del Sole, perche (òlcuano gf' 
antichi dare al giorno dodici hore,& dodici^ 
alla jiotte. le quali fi dicono planerali, Se fi chi 
amano cofi, perche ciafcuna diede vien figno 
reggiata da vnode' fegiii de' Pianeti , come fi 
vede in Gregorio Giraldo tom.i.lib-deannis 
&: jucnfibus , con quefte parole Vrfterea quo<- 
niamfiriguii PlanetA, fingulis horisdominari,. 
Ó'prAefie ab Afir»lògis dicuntur, é^mortalia 
vt aiunt I difponere \ ideo p4anetar»m , hoc efi 
trrantium fitUarum hor^ , quf ab eis pianeta* 
rÌAvocantur , confiitutA funt • Oltre a quefto 
chi volelfeiwaggioieerplicarione legga Tolo- 
meo , & Theone,& da certi vetfi d." Ouidio fj" 
raccoglie il medefimo , 

Non Ventei affulfift ntn illaluppiter hora 

Lt*na% &c. 
Giouannidel Sacrobbfco intorno à quefto, -, 
così dice nd computo Ecclefiartico : Notait'^ 
dum e^iam queddies feptimariAì fccundum-e 
diuerfos Àiuerfof habent appellationes % Philaft' 
phienitn gentilts quemlibet dtemfeptiman*., ^ 
ab ilio pianeta yqui dominatur in prima hora iti' 
liui diei denemsnant ,dicunt enim planetoi fut- 
c-ejjìue dominari per horas dtèi ^ 

Et fé bene. in og^iii giorno della {èttimana-n 
ciafchedun'hura lià paiticolar legno difTereti'-i 
te da quelli de gli altri giorni, tuttauianoi. 
intendianioaflbhitaraente rapprefèntarc dó- 
dici hore del giorno, & al tretante della notte 
fenza hauer riguardo a'particolari giorni, & à 
Imo ruccelTìone,ncI circolo della let.tin.iaiu, fi- 
clie pej dixnoftratiene fidata principio alla. 
prima bora del giorno con il Soleicomc quel- - 
lo.che diftingue rhore,& e mifura d'-l tempo,-, 
e quclioiafterà per dichiararione de i fegni, fi ; 
perquefla prima hora, che habbiamo defcric- 
t3,come ancoper il xcHaate* ^ 

H OR A SE C O ND A. 

FANClVLLAancor'ellacon l'ale aperffe 
inatto di volare i hancrà i capelli di for- 
ìna,& colore come la primaima quelli dauau. 
ti non faranno tanto biondi, l'habifo farà fuc■^.- 
cinto , di color d'Oro, ma circondato d'alcu- 
nlpiccioJinuuoletri, & nebbia , eflendoche in 
queft 'ho ca il Sole, tira à fé i vapori della terra, 
più , ò meno., fecondo rhumidira del tempo, 
panato., & à<iueft'hor3 volfc alludere Lura.-^. 

no 



Parte Prima. 



237 



swneryslclla gucnra di Farfaglia- 
Stdn»£iefugxt» 
LAfufn nube diem isthdr extftlit • 

Et Silltal Iib^. 
Donee fiammìferum- toSetttes cruore currum 
$elÌ4 tquijp^arftre diem, iamque orbe feritilo 
Diluerat ntbuliu Titan fenfimque ftutbat • 
Caligo in terrus nitido refoluta fermo- 

GJaufl.i de rap.Prof. 

Noitdit pHra dies tremulit vibrstur in vndii 
Ardor,Ò* errante! luduntper CAruUfiummf* 

"Dum f»Aff*tinf( prdftidatfolihus aer . 

Dtim meus humeBat fiaitentes Intifer agret 

RorantiproueSlui equo. 
E-tStat.i. Achill. 

la fremii afirn dies hutnilUq, exiquoreTitan- 

Roranteseuoluit equos , (^Atheremagfìo 

Subla,tum currupeUgw cndit • 
Terrà con la deftra mano il fegno di Vene 
rcinbeUaatticudine,& conia /ìiiiiiia vnmaz 
20 d'eli'tropio, onero cicorii con i fioriji^ina- 
li per antica ofTefiianza, fi sà,& /i vede, che c6- 
tinuamaite fegiiitano i} girojchc h il 5ole. & 
per hauer'io alla prima liora dichiarato, che 
ègnificaiioi capelli,, & I alimipare mperfliio 
fopxa di ciò dir'altro, anzi la detta dichiara- 
tionc.Tcrnirà ancoallealtreiiorcche ci refta-t 
no à dipingere • 

H O R A T E R Z A. 

FAN CI VL LA anch'el!a,con la forma 
dei capelli già detti :nra quelli d'auanti 
Éirannotrà il bond'o, c'I neg^rc 

Saràalara,& come l'altre in atto gratiofa 
di vohrejcon habico fiiccint® , e fpedirojdi 
color cangiante, cioè dHC parti di bianco , & 
vna di rodo, pcrcioche qnanro più il Sole 
s'inalza dall'Oriente, la luce vien maggiore, e 
4i quelVhora incende Ouidio nel 6. dcìle-Mc* 
tam. quando òice : 

vt folet tier 
Purpttreui fieri, cum primii Auror* mc-j^tur i 
Et breue poiì tetnpus rande/cere Solii nb or tu* 
Terrà con ladeilra manocon helliirimogcno 
il legno di Mercurio', e con la (ìniftra vn'ho- 
riolo folare , l'ombra del qual deue moftrar 
l'hora.j.l'uiuétoK per quatoicriuc (Minionei. 
lib. fecoiìdojfa Ana-xirBene- Milefio difcepolo 
diTaleteidi quertohorologio ri£èrirceGelHo>i 
che tratta Plauto nella fauola detta Beo ia ; 
Vi illu tnDij ptrdat,qtii- primtu horas repperJf,- 
^litique adeoprirma Bntuithic folarinm , 
é^i mihicominnit mi/ero articnUtimdienu 



HO R A QJAR TA . 

FANCIV'LLA come l 'altre, con 1 ale , & r^ 
capelli nella gnifaiclve halibiamo detto di ■ 
fopra , l'habito fuccinto , (Sc-il color bianco ,•■ 
percioche dice il boccaccio, nel lib+.della GOf 
neologia del li Dei , cflèndolì già fparfo il 5o-- 
le, & haecndo cacciato i vapori , il giorno è ' 
più ciiiaro,& Ouidio dicerei 4. delie Mera 
morfofi . 

eum puro ni tidifflmiu orbe 
OpppfitafpecUlt referiiur tmagin* PhtbfU . 
Et iil.Ital lib II. 
Reddttur ex temphftagrantior éthert ÌAmpOK 
Et trernuU inftifo retplendent càruU thsbo • 
Terrà con la delira mano il fegno delia Lu 
n3,aiwiei:tendo il diligente Pittore rappiefen- 
tarlo in rHoda,che.|ì conofcail fegno in pu- 
ma vifta-. 

Forgerà con la {ìsìiftra-mano'.in atto gratio 
Ccr, e bello, vn Giacnuo fiore ilquale per qua 
to lurra Quid. nel ilib. io. fu vji putto amato 
da A polline , & hauenJalo egli per difgratia 
■yccifb , lomutò in fiore • 

Il che dimoftra^che la virtù del 5oIe la m^C 
tina va purgando ne i femplici la fotierchia 
humidità della notte ; Onde per eflèrfì con 
queft'hoia ri('->lura , è proprio fuo coglierei 
(empiici, elTendà, chenon fbnc^ troppo morbi 
di per lafouerchia humidnà, ne troppo afciut 
ti per la fouerchio ardore dc'ra^gi del Sole. 
H OR A Q^V I N t A . 

FANCIVLLA alata ui atro di volare , con 
i capelli nella guifa dell'altre, & con lia- 
bitofnccinco di color cangiantCjin bianco , & 
ranciato eflÈnducheilSole,quanto più s'auui- 
cina al mezo giorno , più rifpleide. Terrà 
con vnadelle mani il fegno di Saturno, 5; coti 
l'akrarEIitropiOjdel quale Plinio i.elhb. 2. 
cap 4i.eosì àlee, 

Mirstur hoc , qui non^ab/eruat quoridiaK9- 
exferimento, Iter barn vn^m qu£ voauur Helte 
trepium abeunt em^folem intueri Jemper omni- 
hiu hcrii cum eaverti vel nubile obtimbrantij 

Ec Varrone . 
Kec minus admirandum quodfiì in flcròtta 
quos vocant Heliotfepia , ab eo quod folti ortSr- 
ifjaneipeBant , ó* eim iter ita ftqxuniur ad 
oscafum , -vt ad eum frmpet ipedent . 

Et Ouidio nel quarto delie fue Meramorf. 
dice di queft'hcrba che fu vna Ninfa chiama- 
ta C Uria amatadal Sole , li quak per vnaiiir 
giuria riceuutada quello fi ramaricò tsln-.en- 
te , che fi voltò inqueft'Jierba, le parole de} 
Poeta fon queftcv 



^^>B Iconologia di CeCRìpa. 



AtClytienquamuts amor excufare dolorem , 

2ndictuntq»e dolor poterattnon ampUtu au- 

Bar 

. tucu Aditi Veneri:^ j moAum [ibi fecit in illa, 

■■TacHit eX ilio d:f?:enier amoriÙM tjfa, 

Ny».pharttm imcntiens , & fitb lette noBtj % 

dieqtte , 
S€ dir humo nudi, pudis incorrtptaeapillis 
.terq; nouer,> luces expers vndAq, cibiqtie, 
<Rore i?7C'o,ltìcrimuque f»is teiunia pauit. 
■Nec/c i7iD»!t humo , tantum ^eóìaòat euntù 
Ora D.'ij-^vltu-.'q \fMos,fie£ieha,t ad illum ■ 
Membra fcrum hifijfe foh •,partemq\ colorii 
Luridui exangnes pallor conuertit m ber bai' 
J,fl in parte ru bor vioUque [imiUifnui ora 
Tlos fegit, tUafuum quamuis radice tene tur > 
Vertitur ad/olet»,mutatjiq; feruatamorem • 

H O R A SESTA. 

FA N C I V L L A ', farà qiieft'hora di 
afpetto più fiero > e nioftreià le brac- 
cia, & gambe nude, haueiido però ne 'piedi fti- 
liale:ci giatiofi , e belli il color del veiì-imeiito 
farà loll'o infiammato, perche dice il Boccac. 
lib.4-dellaGeueologiadclli Dei, ritrouandofi 
il jole in mezzo del Cielo, molto più rifplen» 
de,& rende maggior ardore,!, he perciò fi rap 
prefei ta clic ruoliri le braccia, e gambe nude, 
ikliefigmfica anco Virgilio nel libro ottano 
■dell'Eneide • ' ■ ■ 

Sol medium CaU àonfcenderat igneasorbem > 
Et Marnale nel lib-3. 

lamprono Phaetoute fudat Aethon 

I.xarfitq; dies, & hora lajfos 

Interiungit eqiios meridiana, . 
Et Lucano nel lib-i-. 

'Slujiq-. dics me dita fiagrantihus ifiuat borii' 
Terrà con la deftia mano il fegno di Gioue > 
e Con la ■fiiriftra va mazzo d 'herba fiorita chia 
mata daGrecije Latini Loto j l'efFetto della 
<]uale,lecondo'che narra flinio nel lib. I3- al 
<:ap.i7-& iS.3: Thcofraitoj è marauigliofo > 
percioche litrouandoa dett'heiba nel fondo 
del fixime Eufrate, la ii'atrina allo fpuntat 
del Soie,ancor'ella comincia à fpuntar fuori 
-deir3cqiie,&: fecondo ci,c il Sole fi va inalzai! 
do , cosi fa q'.iefl'hcrba,in Viodo, che quando 
il Sole è arriiiaro à mezzo il Cielo , ella è 
in'picdi dritta, & ha prodotto, & aperti i 
fuoi fiori , (k fecondo poiché il Sole d^ill'ultrà 
parte del Cielo verfo l'occidente, va calando ■, 
cosi il Loto,à imitaiionedel hoie va (èguitan 
do fiiioal traniontare del Sole , entrando nelle 
fueacque,& lino alla mezza notte fi vapiofou 



dando.La forma di dett*herba, & fiori, fecatì» 
do clic ferine Plinio nel luogo citato di fopra 
è fi«rileallafaua, & e folta di gambe, & di fo- 
glierma più corte,& fottile , i fiori fono bian- 
chi,& il frutto fomiglia al papauetò . 

HORA SETTIMA. 

VESTITA di «olore ranciatojil quale 
dimoftra il principio della declinarione 
dell 'antecedente.hcra, terrà con vna delle ma" 
m il legno dlMarte,& con l'altra vn ramo dì 
lu peri, con li bacelli, attelo che C\ riuolge al So 
!e,& ancorché nuuolo fia , dimoftra l'hore ài 
Contadini di ciò fa fcfde Plinio nel libro i8. al 
cap.14. dicendo: Nec vUitu qu£ferunturnafU 
ra ajfenfa terrA mirabilia efì •.primum om- 
nium cum Sole quotidie Circumagitur bora/- 
'(que agricolis etiam nubile demonjirat . 

H O R A • O T T A V A . 

FA N C I V L L A » farà veftira di cair- 
giante bianco, & ranciato.terrà il fegno del 
Sole,& vn horiolo Solare:ma con gefto difle* 
rence deli hora ter2a> non per lignificato : ftià 
per rendere vario il gefto,e bella-la pittura ,Sq 
che l'ombra di eflb moftri edere qiielìa l'otta- 
ua hora elìèndo che anche la prima, ha il me- 
defimo legno del Sole , denota anco detto ho- 
liolo la diftintione dell'hore del giorno dà 
quelle della iiocre. 

Il color del veftimeiitOjdimoftia,'che quan 
to più crefconoThore tanto più il giorno va 
declinando, e va perdendola luce. 

Et qiieiÌD baitela per dichiaratione de i co 
lori de Veftimenti > che 'mancano all'hore fè- 
guenti. 

HORA NONA. 

FÀNCIVLLA alata.il colore proprid 
del (uo veftimento farà giallo pagliato. 
Terrà con ladertra manoil ft'gno di Vene- 
rej& coni'altra vnranio di oliuo , percicchè 
quefta pianta riuolge U fue foglie nel folftitiò, 
come fi è vifìo per roilerliation'e da niolti -, di 
che ancora ne fa fede Plinio. 

HORA DECIMA. 

FÀNCIVLLA alata , veftita di color 
giallo: ma che tin alquanto al negro. 
Terrà con iadefira mano il fegno di Mer- 
curio, ck con la jìniflra vn ramo di pioppa per 
Kuuereancb quefta piàlKa il medefinVo fignifi- 
cato dell'vliuo, laonde per quefta caufa il Fod 
tano ne' fuoi verh la chiama aiborc del Sole > 
cosi dicendo « 



FartePrima-j 






l^udit rore neuo, é^c- 

Intendendo la pioppa,. 

HOR A VN DEC IMA. 

¥^ A N C I V L L A alata, il fuo veftimen» 
JE^ to (ara cangiante di giallo , & negro , aii- 
Mertendo che teiigacomelubbiam detto con 
bella gratia il fegno delia-Luna , & viia. Cle- 
pfidrahoiiolod'acqiu ,.del qiialéfa mention 
Cicerone nel ide Natiir-. Dcor-^^^id igitur ,. 
inquity conuenit cumfolarium.vel ctefcrlptumy^ 
antexaquxcontempleris, & nel fine della fet- 
tima-THfciiIana .-. Crm ergo ad Clepfydratn i 
perciò che co quelle c4epfldre,cioè hoiioli d'- 
acqiia fi preiìmua anticamente il tempo à gli 
O ratoiij-.come.beneaceana, Cicerone > nel 5.. 
deorat.. 

At hitne no declAmator:aliquis adClepfydram, 
latruredocueraf- 

Et Mauialenel lib- Cefìo. 
SeptemClepfydra^ tti.tgna iibi -voce petenti 

Arbiter inuitus, C&ciliitne dedit. 

Et ancorché quello horiolo 4ion Zìa fola re , . 
nondimeno ScipioneNafìca, l'anno Tsj. della 
edificationedi Rema, con l'acqua diuifèl'ho- 
re egualmente della notte, e del giorno, elfen- 
dp che molte volte 1 'i\oiiolo folare , quando 
eya nuHolo, non fecniua^ come ne fa teftimo-- 
nianza Plinio lib^y » 

L'inuentore^i qu€ll'horio!ò,come dice Vii 
trnnio lib.g.-dearchittetnra fti Ctefibio Alef-. 
fandfino figliuolo d'.vn barbiere. . 

Ii.O,R.A D V.O D E C I M A. . 

F'A^TvrcrVL L A alata> veftita rticcinta=- 
mente,di color violato , e parimente con ii 
capelli, come habbiamo détto del l'altre. 
©i qiiefl'hora dille Silio Italico lib- 1. 
lamq- diem ad meta^ defeffìs. Fhcsbta olymp» > 
Impcllebitt eqttii.,fufcabsit,et helperm vmbrA' 
Temlutimxnfufstproperaniem.Adliitorucur"- 
rum ' 
Etnellibro-decimo lèflo.^ 
oh [curo iam veiper olympo- 
Tundere non équam trepidanti cteper/it vm'' ■ 
bram - . 
Terrà con la delira mano il legno di .Partir- ■ 
nOjSc con l'altra vn ramo di falce effendo "che 
la pioppa,roliuo, & il falce, riuo'gono le fo-- 
glie nei Solfticio, coracfcriiiè Plinio, 



HO R E DELLA N G T T.E,- 

H O R A P R I M A., 

FA N C 1 V"L L A alata, oc parimente con- 
capelli, come lealtre liore l'd giorno, ma il 
colore.di quelli dalla parte, d'auanci farà ne-- 

L'habitofarà fuccinto, & di vari) colon , 
perciòche efiendoil Sole rrnmontaco nell'Oc 
cidcnte tale fi, dmiofìra, per la ripercuflior.e 
de i fnoi gaggi molti colori , coaedice Stacio 
2.- Achilie. 

Tnmgrbat^radios hutnili i^m prouit ClyrrpO' 
RhoehsM,^ (jce^ni penstruiile litta anhelU 
Vrotnitfebat eqtiiSi 

DeLvario coiore fa teftinionianza Seneca i» 
Ag.-imennonecosì dicendo , 

Stifpe^a vanni Ocadens fe^itfretn • 
Terrà con la deftra maiio il fegno di Clo- 
ne,^', con la fini!', ra v!-a no'-tola, onero veff er 
tilione, così detto à'vifpemno'temtore , come, 
dice Beroaldo commentatore d'Apuleio , che 
è. la fera quando quelli animali cominciaro à 
comparire, come dorramente deferi ic Ouidio . 
4. Metani, nella fauoia dell '.illeiroaninja!e,cosi 
dicendo. 

lumque dicstxaBm eritt,tempufque fubibat 
§luodtn,nec ttnebr(U;nec poj]' s diccre iucemt 
Sed cum ìlice tamtn dubia confinici noctii ■ 
Tefta repeate quxtipmguefq. ardire vidttur 
L<frnpndes,&>yutilis collucent ignibtu &des 
Tfilfaque fAuarum fimulacravlulare fe- 

rarum , , 
Tumida iamdndiifm latitan* per teBà fororet 
I)iuerfequelocÌ4 ignes ac Inmtna'vitant- 
Dumt}; petunt tenebrai puruos membrana per 

arittó :■ 
Tdrrtgitur tenttefque inciti dùnt brachiapènp 
Nec quaperdiderint veterem ratione figuram 
Scire fmnnt ienehrA , nonillcu piuìna Uuauit 
SufltnHere tamenje perlttcentibus alii 
ConatAque loqui .minimam prò ccrpore zocè 
HTnitttertt, peragtmtque letti ìirtdóre qU3relas 
Teciaq^ non fyiuru ctLebrant , lucemqiiep'erofis 
Noiìe volant yjeroque trahunt à V esfere nor 
msn ' ■ 

H ORA SECONDA. 

FANGIVLLA alata,6-: veftitadi color be- 
retinojperciòche quanto più il Soics'allon 
tai a dal noftro em i fpe ro , epafla perTOcci-' 
deiiee tanto più per la fucce(Tione dcH'horei. 
l'aria fi orcurajCQmcdlce.Vixgilio-nelfecoiido 
dell'Eneide j. ^ w,'V> •■ -j . ^vr>'r*5V; -•- ^f»H 

Verthur 



Z40 Iconologia di Cefi R ipa. 



Venitur interta coelam, ^ruit OcfanoMX 
Inucluent vmhrn magna terrami; polumque 
Etnei terzo . 

-Solruitinfer^'*,Ó* montes vmhrantfir o^aci . 
E quefto bafterà per i /ìgnifìcati ;de i colori 
.<ie]Ii veftimentidell'horc, chehauno dafuc- 
cederc . 

Terrà con ladeflra mano il fegno di Mat- 
tc,&.con la finiftra vnaciuetta per ertèr Tigno 
ra della notte, come dice Pierio Valeriano nel 
libro io-S: piglia il nome da efTa, ellèndo che 
ùi latino fi chiama nottua, dalla itotte . 

HORA TERZA. 

FANCIVLLAalata,& veftita diberetino , 
più fcuro deirantecedente , terrà con la 
deftra mano il legno del Sok.raa perà che té 
ga la mano balìa quanto più fi può, moftran- 
do con tal atto, che il 5oIe fia tramontalo, & 
cenla finiftra vnbulionejò barbagianni, vccel- 
lo notturno, la fauola del quale racconta O- 
uidio nel lib- j". delle Metam. l'argomento è 
quefto • Gioue hauendo conceduto à Cerere, 
che rimenaflèProierpinafua figliuola dall'In 
fernGjCon quefto patto , chetila non hauellTe 
guftatocofà alcuna in quel luogo, (ubito Af 
£alafo diflè , che gli haueua vifto mangiare 
delli granati , & impedì la fua toxnata,Ia onde 
adirata Cerere Io trafmutò in quefto anima- 
ie , ilqual€ fuole arxecare fempreroaleno- 
«elle . 
Repetet Froferpin» Coelum 
Legetamen certa,fi nuUos contigit iUic 
Ore cibos, namficParcitrHm federe catitìi efi. 
Dixera.t,at Cereri certum efi educere n.itarn . 
Kon ita. fatafinunfy quoniam ieiunia pirgo, 
Soluerat , ©» chIiìs ditfimplex errat in horti< 
Tuniceum curtta decerpferat arbori pom:im 
Sumptaq^pallentifeptem de cortice grana 
frefierat ore fMOyfolinque ex omnibui illu d 
^fcalaphm vidrt * ^uem quondam dicitur 

Orphne 
Inter Auernales haud ignotijfìma Nymphat 
Zx Acheronte fuofuruispepenjfejub antru . 
Vìdtt,^indicio reditum crudelis ademit . 
Jngemuit Regina Èrebi, leftemqne profanum 
tecit anera, Ipar/umque caput Pblegetontidt 

lympba 
in roHrum,^piuv)ai , f^ grandi a lumineUà 

vertit , 
lUefibi ablatui fnluii amicitur ab alls, 
Joque caput cre^cit , longcsque refleUitur *»- 

gues , 
yixijj moust ntnaspr intrtin brathiaptnniu 



Teedaqjfii volucru venturi nuncia luUtìi 
lgnauM4 Bubo dirummortaltbtM amen . 
Di quefto animale cosi dice Plinio, nel li= 
bro decimo al capit. 12. 

Bubo funebrit , ^ maxitnì aiominmttis ptt 
blicis precipue aufpiciis deferta incelitene e ta- 
tum defolata , fed dura etiam ^ tnaccfjfa^no- 
His monfirMm ntc CAntu aliquo vocali , fei 
gemi t ti - 

HO RA O.VART A , 

FANCIVLLAalatainattodi volare.fàràil 
fuo veftimcnrodi color lionato . 
CoB la deftra mano terrà il fègno di Vene- 
re, & con la finiftra vu'horiuolo dapolu€rc» 

FANCIVLLA alata, come l'altre : il color 
<!el veftimeuto farà di lionato , che tiri ai 
negro . 

Conl'vna delle mani terrà il fegnodi Mcr 

cu rio, & con l'altra vn mazzo di papauero,e& 

fendo che di quefta pianta fi corona la nocte^ 

come dice Q\.nài<3 nel hb.4.faft. <S 

Intereaplacidam redimita pap.iuere frontem 

Nox venit , ^ fé cumf omnia nigra trahit. 

Et ha proprietà di far dormire, come ope- 
ratione notturna . laonde Virgilio lo chiama 
foporiferonel 4. dell'Eneide. 
Spargens^humida meda , foporiferumque p»- 
pauer 
Et Ouidio ancora nel j. deTrift. 

^uotque feporiferum granapapauer hahet* 
E Politiano pieno di iònno • 
mcgratumfiereriflenumquefoporepapauer-- 

HORA SESTA. 

FANCIVLLA alata, e ve'^ita di color ne. 
grOjCome dice Ouid.4. h^i. 
lam color vnm ineft rebm tenebrisq; teguntur 
Omnia . 
Con la deftra mano tenga il legno della 
Lnna.&có il braccio C\n ftio vna gatta, perciò 
che lignifica la Luna, dicendo ,chei Dei fug- 
gendo l'ira di Tifone, feneandarono in Egit- 
co,nequiui fi teneuano ficuri^fe non prendeua 
noformachi d'vno,chi d'vn'altro anima le jfra 
cjuali la Luna (\ cangiò in gatta, come dice O- 
ttidio nel lib.5 .delle Metamorfofi. 
leleforer Fht,bi,niuea Saturnia vaccti 
fifce Ventulatuit. 

Perciò chela gatta è molto varia , vede la 
notte, eia luce de i fuoi occhi crefce , ò dimi- 
nnifce, fecondo che calalo creiceli lume dei- 
la luna. 

Srati« 



Parte Prima^ 



Ì41 



Statiolib.ii.ThebdiqHeft'hora diflè. 
modo nox magU ip/a tacebAt 
Solaque fiigrantes lAxabant ajlm tenehrM. 
E e nel libro fecondo. 

^ft^vbi prona dies longos (uper fqHorufineì 
Exigit:a/qt*e ingens medionatat vmòrs prò- 
fnndc . 

HORÀ SETTIMA. 

FA N C I V L L A alata, farà il ftio vefti- 
tneiico di color cangian re, ceruleo, & ne- 
gro, Terrà con la dertra mano il ftgno di Sa- 
turno, e eoa il braccio finiftro vnTa(7b , per 
moftrarcch'eflèndo qneft'hora if^l profondo 
della nocte,ad altro non /ì attende ;^heà dor- 
inire,comefa quell'animale, il che dotamente 
«iefcriuonoi poeti. Virg.4.Eneid- 

iJix erat > ó^placidum carpeèa nt fefia [0 

porem 
CorporUyper terftu fyluAq; C§» ftua qui crani 
jfequora cum medio voluuntur fydera lapftt 
Cam racetomnis ager,pecHdes,pi£ifque va- 
lucres • 
Sil.Ital.lib. 8. 

tacito nox atrafoptrtj 
XiunBa per ^ terras , ^ lati lìagna profundi 

Condiderat, 
©uid. j. hih 

Nox vbi iam media eff ,fomnttiquefilentta 
prtbet'y 

Et canis, ^ vari* conti cuijìis aues . 
Star. i.Theb. 

Jamqae per emeriti furgens tonfinia Phibi 
Tifanti late mnndo fubueBafilenti. 
Rorifera gelidum tenuatterat aera biga 
Iam pccudes volucrefque tacent , iamfom* 

rttn auaris 
Jnferpit curii, pronu/que per aera nutat 
Grata laborattreferens obliuia vttét. 

HORA OTTAVA. 

FANCIVLLA alata.in atto di volare, 
il colore del veftimento farà ceruleo ofcii 
ro.Con vna delle mani terrà il fegno di Gio- 
ue , & perche quefta è tral'hore del più pro- 
fondo fonno,con l'ai tra mano gli fi farà tenc- 
re,con bella gratia vn Ghiro, come animale 
fonacchiofojdella qual colà ne fa teftimonian- 
_ 23 Martiale nel lib/.cosi dicendo. 
Somniculofos ille porrigit glires . 
E nel lib 15. parlando il Ghiro. 
Tota mihi dormitur hiems, é* pinguior ilio 
Temporefurniquo mt nil nifi/omnMi Mit • 



HORA NONA. 

FANCIVLLA vertita Ai paiionazzo, 
& come l'altre farà alata , & ftarà in atto 
di volate-Terra con vna m^-nc il fcgno di Mar 
tc,&vn Gufo, come vcceilo proprio della 
notte . 

HORA DECIMA. 

FAN CIVLLA a'ata,5c il color de! ve- 
ftimento farà alquauto più chiaro di quel 
lo deirhora fopradetta. 

Terrà il fegno del So|c,neIl.-> guifa cl-e liab- 
"biamo decto della puma hora dèlia noae, per 
la medefima ragione, & con l'altra mano vn'- 
horiolo in forma di vn bel tempiecro , co l 'a 
sfer3,che moftri l'hora decima, & fopra i? c.;m 
pana da fonare rhore,eirendo,ciie d fuono Ai 
(pone, e chiama ognuno al fiio cfeicitio. corre 
dice Beroaldo Coinmentarore d'Apuleio, lib. 
J.& mafflme ali 'bora decijna,eirendogià paf- 
fato il tempo di dormire. 

HORA VNDECIMA. 

FANCIVLLA alata,farà veftùa di tur 
chino.Terrà con la delira mano il fegno di 
Venere, e con l'altra mano vn'horiolo da pol- 
\iere,nel quale fi vedaladiuifìone dcll'hora , 
con il {egno,& moftri, che la poluere fia giun 
ta airhora vndecima . 

HORA DVODECIMA. 

FANCIVLLA alata, & come l'altre in 
atto di volare, il color del veftimcutofarà 
ceruleo, & bianco, percìoche auuicinandofi il 
giorno , l'ofcurità della notte è in declinatio- 
ne, come dice Virg.8. Eneide. 

vbi Oceani perfufus lucifer vndx 
£xtutit oifacrum cceloytenebroiq-, rtfolutt 
^luem Venta ant$ alios aftrorum dtligit igr «. 

Sii.' lib. ^ 

Et iam turricuìo nìgram nox ro/cida met^m 
Frotuleratì fiabdque nttens in limine p imo 
Stringebatriec fé thalamisTi'honia comtiX 
Cum mtnu4 annuerit noHem deji(fe viator* 
^luam coep.Jfedtem. 
Stat.i.Theb. 
Karefcentibtn vmbris 
Longa repercufo ni'uere crepufcula Phibo . 

Terrà con la delira mano 1) (ugno ni A/ercii 
rio, e fotro il braccio finiilio con Leila gratia 
vn Cigno, per moflrare i primi albori della 
inattina.auanti chearriui il Sole, il quale ù il 
di fimile alla bianchezza del Cigno, quando 
viene ànoi,epartendofi,f3 paiimeutela iiotce 
negra, come è il Coiuo. 

Hb HV- 



z^z Iconologia di CeCRipa 

H V M I L T A\ 




ìOnna veftirn di colore berettino , colile 
^braccia in crocea! pettotencdoco l'vna 
-delle mani viia palla, & vna cinta al collo, U 
ten:a china, & fotto il pie Jeftro liaiierà vuor 
«prona d'oro • 

Tinti fegiii deirinrerior cognitioiie del fa 
I)an"ez7a de i propri) menti , rei checonfifte 
pii.:cipaline>ire ejuelìa virtù, de!laqiialc trat- 
ta Sant'AgoO:. così dicendo HumÙltas ejì ex 
intHÌtu propri;; cogn il io}iÌ6 , & fu&condìtior,is 
^obitaria mentii inclinatio,fno imo ordinabili 
/làfuHm cozditorem . 

La palla fi può dire,che fia fìmbolo dell'hii 
tniltà , perciò che quanto più è percofTa ùi 
terra, tanto più sinaha.e però S- Luca nel 14. 
&e'.iam 1 8- dille così : 

§^tfe hi.'miliaf,exaltabifur • 

Il rencr la coior,a d'oro fo:to il piede dimo. 
f!ra,che l'humiltà noi pregiale grandezze, e 
ricchezze, an7Ì è difpregio d'eire,come S. Ber- 
wardo dice qiiaudo iracta~dclli gradi dell'hu» 



milra,&' per dimoiìrarioie di quefta rara vir 
tu Ba'donino piimoRèdiHiernfalem fi refe 
liumilc, dicendo nel rifiutare la corona-d'oTo; 
tolga Iddio da me, che io porri corona d'oro 
là,doue il mio Redentore la portò di fpine. 
E Dante nel fettimo dei Paradifo così dilFe . 
E tutti gl'altri medi erano fcarji 
A la ^iniìitin, felfiglitiel di Dio - 
Nonfojfe humiliato ad incarnarfi ■> 
H V M I L T A. 

DONNA con veftiirìenro bianco , con 
gli occhi baffi , & in braccio tiene vno 
Agnello. 

La H umiltà è quella virtù dell'animojOn- 
de gli Imamini fi ftimano inferiori à gli altri, 
con pronta, & difpoRa volontà di vbbidire al- 
trui , con intentione di nafcondere i doni di 
Dio,che pò (11 edono, per non haner cagione d,'- 
infnpcrbire . 

5i dipinge ionna veAita di bianco, perche fi 
coiiQKa, \\xQ la candidezza, & purità della 

mente 



Parte Prima_> l 



243 



mente partorifcc ncU'hnftmò ben ciifpofto , & 
ordinato alla ragione , quella humiltà che è 
balteuole à rendere i'attioni (iie piaceuoli à 
DiUjffce.dallagratia fiia à gl'hnmtli,& fa red 
ftenzà alla volontà de'fuperbi . 

L'agnello e il vero ritratto dell'hiiomo 
man(ueto,& hnmile: per qnefta cagione Chri 
fio Signornolho è detto agnello in molti luo ~ 
ghijcdello Euangelio,& de'Profcti • 
H umiltà. 

DOnna, che nella fpalla deftra porti rn Czc 
chetto pieno, 5c con la finiiha mairo vna 
fporta di pane, farà veftita di facco,& calpellc- 
rà diuerfi veftimcnti di valore • 

L'huinilrà deue clleievna volontaria baf- 
fezzadi penfieri di fé ftefib peianior di Dio , 
<lifpreggiando gFvtili , e gl'honori . Ciò fi 
ir.oftra conja prefente figura, che potendofì 
veftire liccamente, s'elegge il facco : il pane è 
indirlo, che fi procura miferamente il vitto |sé 
7.3. efquiiltezza di molte dclicatiire per lipu- 
tard indegna dei commodi di queftavira . 
Il facchetco,clieaggraua, èia memoria de'pec 
€aci,ch'abbanù lo fpirirodegl'htimili. 
Humilfà ' 

DOnna con la.finiftra mano al petto.e con 
la deftra diftetà , & aperta ; farà con la 
iaccia volta vcrfoil Cielo, e con vn piede cal- 
<hi vna vipera mezza morta, auuiticchiata iii 
torno à vnofpecchio tutto rottQ,e fpezzato , 
& con vna leila di leone ferito, pur fotto à 
piedi . 

La mano al petto, moftra, che 'I core è la ve 
laftanza dell'humiltà • 

La deftra aperta è fegno, cherhumiltà de 
ueeflère reale, & patiente.e non fìmileà quel- 
la del lupo veftito di pelle pecorina, per diuo» 
laregli agnelli . 

Per la vipera s'interpreta rodio.el'iniiidia, 
per lo fpecchio l'amor di fé fteflb , e p|il leone 
Jafuperbia 5 l'amor di fé fteflb fa poco pre- 
giar i'humiltà ; l'odio, e l'ira (on'effetti , che 
tolgon le fbrze,e la fuperbia l'eftingue ; però 
fi deuon quefte cofe tener fotto i piedi con fai 
da,e Tanta rifolu rione . 

H V M A N I T A' . 

VNA belladonna , che porti in feno varij 
fiori, & con la finiftra mano tenga vna 
catena d'oro. 

Humanità * che dimandiamo volgarmente 
cortefia,è vna certa inclinationc d'animo,chc 
fi moftra per compiacere altrui. 
Però fi dipinge con i fiori, che fono fempre di 
viftapiaceiiole, &con la catena d 'oro allac- 



cia nobilmente gli animi delle perfone ,chc in 

Ce ftelfefentonoralcriiiamicheuoie coitefia. 

Huma»4:à • 

DOnnai cori hàbiro di Ninfa , & vifo riden- 
tCjtié.ie vn cagnolino mì ì: raccic,'! qua- 
le con molti, vezzi leva lambendo J a faccia 
con la lingua, & vicino vi (ara l'Iiicfante . 

L'humanità confìfte in dilfunu l\i !e gran- 
dezze, & i gradi per compiacenza, & fodisfac- 
tionc delle perfoiie pili balle, 

Si fa in habi^o di Ninfa per la piaceuolej/:^ 
ridente, per applaufo di gentilezza, iiche ai.< o 
radiwoftrail cag: c'.inojUÌ qualeella fa cai z 
2e,per aggradire l'opeie ccnfornie 2I de{idc- 
riodell'auttor 'cro.^ " 

L'elefante fi fcoida della -fiia giuijdezza , 
per fare feruirioali'huomo, dnlquriie dcfidera 
efièr tenuto in conto , & però da gl'antichi fu 
per inditio d'hunuhità diniolìrato . 



H E R E S I A- 
N A vecchia eftenuata di fpausnieu»-'Ie 
afpetto. getterà fé. la bocca haiinnaaffu- 
micata.haueià iciiiii difbrd'natan-.entefpatil, 
èc irci, il 1 etro fcopertOjCbftie quafi tutto il re 
fio del corpcU-mammelicafciiitre eadaipeu 
de liti, terrà con la fnifira maiiO vn libro fut- 
chiufo j donde appa;i(co',o vfcire fuoia fer- 
penti,& conia delira manomofai di fpaiger 
ne varie forti. 

L'Herctìa, fecondo San Tòmafb /opra iJJi 
bio quarto delle fentenze , & altri Dottori, è 
errore deirintelletto,aI quale la volontà ofti- 
natamenteadherilce intoiiic à qucilo,che Ci de 
ne credere, fecondo la Santa Chiefa Cattolica 
Romana . 

Si fa vecchia, per denotare l'vltimo grado di 
pcruerlìtà inueterata dell'Heretico- 

E^ di fpauenteuole afpetto, per efière priua 
della bellezza , & della lucechiarifiìma della 
Fede,& della verità Chriftiana,perlocuiinan 
camentol'huo.Tio è più brutto dell'iftefib De 
monio . 

Spila per la bocca fiamma afiìiraicata , per 
figni ficaie l'empie perluafioni,& l'affretto pra 
nodi confumare ogni cofa,che à lei e con- 
traria . 

I crini fparfi,& irti fono i rei penfieri,i qua 
li fono fempre pronti in fua difefa . 

II corpo quafi nudo , come dicemo , ncdi- 
inoftra.cheella è nuda di ogni virtù . 

Le mammelle afciutte, & afi'ai pendenti di 
mofìrano aridità di vigore , fenza ilquale npn 
Hh 1 fi 



244 Iconologia di Cef.Ripa 

H E R E S I A. 




n poflbiio nutrireropercj che.fìanQclégne.dÌ.vrT- 
ta ereri>a 

11 libro fii echi ufo con {«. ferpi fignifìca lai 
fgUa dortiina.& lefente;ize più nociiiCj&abo- 
iriireuoii, che i più veleiìofi fci penti. 

Il fpargeie le ferpi deuota.reffeOQ <ii femir^ 
narc, /alle opinioni, 

H I S T O R. I A.. 

SI potrà dipingere vnatlonna, che volgen- 
do il capo , fi guardi diei ro a^le fpallc j & 
die per tcrra,dQue ella guarda, vi fìana alenili 
fafci di fcrittiiremezzeaunolrate, tenga viia 
penna in m ano, & farà velli ra di verde,'efTèn- 
do elfo veftimento conrefto tutto di c]ud fiori,, 
liquali fi chiamano fem;preuiui , & dall'altra 
parte vi fi dipingerà vn Fiume torto , ficome- 
era q'ieilo chian^ato Mearidxo.nellaPhrioia,iI 
9.yak fi raggiraua iiifeilelìo.. 



HI S T O R I A.. 

DONNA alata, & veftita di bianco, che 
guardi indietro, tenga con lafiniftrama 
no vn'ouato , onero vn libro , (opra del cjualc 
moftri di fcriuercpofandofi col pie finiftrofo 
pra d'vn fafTo qnadraro ,,& à canto vi fia va 
Saturno, fopra le fpalle del quale pofi roua- 
to.ouero il librojoue cllalcrine. 

Hiftoriaèarte.con la quale fcriuendo, s'è- 
{jprimono l'attioni notabii i de gli hnomini, di- 
uifion de* tempi, natureiC accidenti preteriti, • 
prefenti delle perfonc.e delle, cofe , la qual ri- 
chiede tre cofe,verità,ordine , & confonanza. 

Si-fa alata, effeiido ella vna memoria di cofe 
feguite,dcgne di faperfijlaquale.fi diffonde per 
le parti del mcuido, & fcorre di teropo in tcm 
pò alli poftcri- 

Il volgere Io (guardo indietro moftra, che 
l'iiiftoria.è. memoria delle cofc paHàte nata 

£cr 



PartePrima-^c 24 5^ 

H I s T o R I A. 




fcrlapoftema . 

Si rapprefciitajChe ferina ticlla gui{^,chc fi è 
<Ictto»perciochel'Hiftorie fciitte fono memo- 
rie de gli animi, &Ie_ftatue.delcorpo, onde il 
Fètrarca ne! Sonetto 84. 
Fandolfo mio queR' epere fon frali 
A lungo andar: ma ilnoSìrofìtidio e quello - 
Che fa per fama gl'huomini immortali- 

Tiene pofato il piede fopra il quadratcper» 



cIjc l'Hiftorla delie ftar femore falda , ne hC- 
farfi corrompere,© foggioga'rc Ha a cu Ma ban- 
da con la bugia, peduierelle, che perciò fi ve- 
de di bianco. 

Se lemctK;àcanto5ànirno, perchè VHi^o- 
ria è detta da Mar.TuI!io , teflirronianza di^ii 

tempi, maeftra della-vita^lucedeila a.cmoria, 
& fpiiKo deli accioui . ■ 



lAT. 



z^6 Iconologia di Cef. Ripa. 

IATTANZA 



l^itsib^ 



4 




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^^^ 



DONNA di fuperba apparenza, veftita 
di penne di pauone , nella fìniftra mano 
tenga vna tromba , & ladeftra farà alzata in 
aria . 

La Iattanza, 'ècondo S- Tomafò , e vitio di 
colorojche troppo più di quel, che fono inal- 
zandofijouero che grhnomini ftedì credono , 
con le parole fi gloriano , & però fi fìnge don- 
na con le penne di pauone, perche la Iattanza 
ècompagna.ò come dicono alcnni Teologi, fi 
gliiioia della Superbia,lacjuale fidiraoftra per 



lo pauone, perche , come e/To Ci reputa affai, 
per la bella varietà' delle penne . che Io ricuo- 
prono fenza vtile , così i fuperbi fomentano 
l'Ambitionecon legratie particolari di Dio , : 
che poilìedono fenza merito proprio, & come 
il panone fpiega la Aia fnperbia con le Iodi al- 
trui,chegli danno incitamenro.così la lattati 
za con le Iodi pi-opr;e,le quali fono fìgnifìcate 
nella tromba, che apprende fìato,& Aiono dal- 
la bocca meJefinu.La mano alzata ancora di- 
raoftra allèrtiiia teftimonianza . 



IDO- 



Parte Prima. 

I D O L O L A T R I 



4-»^ 







DO N NT A cicca, con leginoccliia in rcr- 
ia,e dia inccnfo con vn tunibu'oalla Ila- 
tua di vn toro di bronzo . 

Idoiolatiia:, fecondo 5an TonrniaiTb z- f. 
qìixil.94.. are. efi culìta Dìo dsbttu^ creaiurA- 
txhib itili- 

Le giiiocchiain terra fono vn'effetto, & fe- 
giiodt religione, col quale fìconfefTa fommif- 
{ìone,& luimiltà.iii rifpetto alla grandezza di 
Dio,il quale folo e potentifUmoin refìcrfo, & 
fòlo à luiconiiiene propriamente l'adoratio- 
i)C,per la ragione, che ne daremo fcriuendo al 
fuo luogo dell'orationejfebene v; eancola ve 
neratione de' Saiui;Me par ciiiefta bafìa. Tema 
la retta incentionc, Ji dargl'honorrconuenien 
temente, et qneila inrentione C\ dichiara col Tu 
nho!o,che niaidafnnii odoriferi , li quali fì^ 
gnifìc^nnojchela buona inrentjone dririamcnr 
te piegata,mandaodaredi orationffcruenti,e- 
accettcPerò ancora i noftri Sacerdoti per fàn- 
taiuftimtioncj danno i'ìnceulòijel Sautiflìtna 



Sacrifìrio della Me(Ta,pregandb Dio, che co- 
me il ft!mo,& l'odore delrinccnfos'iiabaico 
sì s'inalzi l'orarioniloro verro di lui. E il roro 
di metallo, fi prende per le cofc cre?.J:c, 5; at- 
tero dalla Natura, ò dall'Arte, alle qunli la ce 
cita dei popoli ha dato nioltevoltclìoltameii 
te cniell honore,che à Dio folo era oblig^i'a di 
conferuare, dalchc è natovi nome d'idolola^ 
tria,che vuol dire adorarione di falfa Deità., 
ì G N OR A N Z A. 

DONNA con faccia carfc)ofa,di!formc,, 
& cieca j in capo hauerà vHa gLulanda: 
di Pa panerò, caminawdo (calza , in vn camper 
pieno di Pruni, & triboli, fuori di l'. rùja,vef(t 
ra fontuofameiue d'oro , & di gemme, & s; 
canto vi farà per l'aria vh Pipiihello ouqro» 
Nottola- _^ i 

Per laprefente figura r.on fi rapprefenta il 
fempiicenon fapere , mail vicio dell'ignoran- 
za , che nafce dai difpregio della icienza (ti 
quelle cofe^chc i'iiUonv>è.teuutod. imparare?; 



:z^S Iconologia di Cef.Ripa. 



& però fi dipinge fcalza ,che camina libera- 
mente fuor di via,& tra le fpincifi fafenza oc- 
chi; perche l'ignoranza è vno ftiipore,& vnace 
cita dtmente.nella quale rhuomo fonda vn'- 
opinionedi fé ftenb.&credeelTercquelIcchc 
nois è, inognicofa,ouero per le molte difficul 
tà,chel'igiìorante,trauiaiidodal dritto fèntie- 
ro della vixtù per le male apprenfioiu dell'in- 
■telletrojtruoaa nelviuere. 

Si dipinge prsflTo alci ilPipiftrelIo , ouero 
Nottok, perche, come dice Pierio Valeriano 
liJ5.iy.alia hiceflmiglia la fapienza,& alle te- 
l^ebre,dallcqHaliiion-€fcemaila Nottola, l'i- 
gnoranza. 

L'ignoranza fi fa poi bruna di faccia , per- 
che, quanto nella natura hivmana il bello dei 
Ja làpienza riluce, tanto il brutto dell 'iguoran 
za appare fozzo, i& difpiaceuole. 

Ilpompoioveftito e trofeo deirigiioranza, 
& molti s'induftriano nel bel veftire,forfe per 
che fotto i belli habiii del corpo fi tenga fepol 
to al meglio, che Ci può, il cattino odoredel- 
Tignoranza dell'anima . 

La ghirlanda di papauero fignifìca il mifera 
bile fonno deliamente ignorante. 

IGNORANZA 

in vn ricco fenjjihttere. 

HV O M O a cauallo fopra vn Montone 
di colore d'oro , in mezzo all'acque , è 
concecro,<:he l'Alciato hebbe <l3gl'An:ichi,-Sc 
in lingua noftra dice così. 
Soprx al ricco Monton varcando il Man 
Jcri[o ci moRra -vn huom, che djilfuof$nfo 
Coli '.i-gnor anx.a fuaji fa portare' 

IgnovanXji- 

DOnna,come di (opra fi è detto.a'la qnalc 
fi potrà aggiungere.che \i velie fia conte 
fladi fcagliedi pefce, le quali fijiio il vero firn 
bolo dell'ignoranza, come fi vede in Pierio Va 
leriaiio Iib-3i . 

La ragione è, perche il pefce e di fua natii 
raftolido,& lonrano da ogni capaci tà,eccetto 
il Delfino, & alcuni altri , che raccontano per 
maraLiig!ia,&: come le fcaglie con facilità file- 
lunodal corpo de pelei, così congli fludij del 
]e lettere {\ può leuare all'huomo il velo dcl- 
J*ig :oranza. 

lg*iorarìXa ài tutte le cofe- 
/"^ L'Antichi Egittij , per dimoftrare vn*- 
%Jf gnoiaa-.e di tutte le cofe, faccuano viu 



imagiiie col <apo dell'afino, eheguardaHc 1* 
terra.percheaì fole della virtù non s'alza mai 
l'occhio degli ignoranti, i quali fononell'a- 
mordi fé ftefil ,& delle cofc proprie molto 
più licentiofi de gl'altri, come quefto animale 
più teneramente degli altri ama i fuoi parti , 
come dice Plinio nel lib. 1 1 .cap. 3 ;. 

IgnoranXa' 

IGnoranza dipinta da' Greci, come dice 
Tomafo Garzoni. 

Vn fanciullo nudo à cauallo fopra d'vn'afi- 
no,hà bendato gli occhi, & tiene con vna ma^ 
no vna canna. 

FancÌHllo,& nudo fi dipinge per dimoerà- 
re,che l'ignorante èfeinplice,& di puerile in- 
gegno, 5i nudo d'ogni bene. 

Si mette à cauallo fopra dell'afino.per efict 
«fio animale priuo di ragione , & indocile, & 
molto limile à lui, come piace à Pierio Vale- 
riano nel lib. I i.delli leroglifici . 

La benda , che li cuopre gli occhi , denota, 
che è cieco affatto deirintelletto,& non sa,chc 
fi fare, & peròdifilè Ifiodoro Sclthquiorum 
jib.zcap.iy. 

Summa miferia e fi nefcire quo tendtts. 

Le fi da la Canna in mano per eflerc cola fra 
gile,& vana,& molto degna di lui,ficomcdi- 
ce Pierio Val.lib.j7.delli leroghfici. 

IGNORANZ A. 

tome dipinta dall' Alciati nelli fuoi Emblemi- 

Che mejiro e queftoì Sfinge perche ferb» 

Taccia di donnaie lefue membra vefie 

Piuma d' Augello ^e di lione ha i piedi ì 

Di/iota l ignorane a, eh e procede , 

Da tre cagioni, da intelletto lieue • 

O" da vaghcXla de' piacer mondani 

tì" dafuperbia,che virtù corrompe 

Mal huom , che sàperch'egli "e nato, à quefia 

i>' opponete vincitor felice viue- 



I M I T A T I O N E- 

DONNA , che nella mano deftra , tiene 
vji mazzo di pennelli, nella finiftra vna 
mafchera,& a'piedi vna fcimia. 

L'imitatione fi vede in qualfiuoglia attio- 
nc,oucroopera fatta ad alcun'altra fomiglian 
te,& però fi dipinge con vn mazzo di pennel 
li inmano,come iftroraenti deirarte,imitatri- 
ce de'colori, & delle figure dalla natura pro- 
dotte, ò dall'arte iiìefià • 

la 



' Parte Prima.. ' 

I M i T A T I o N E 




là tnafi:hera,& la fcimìa ci dimoiì^rario Ì'i- 
»itatioHC Hell'attioDi hiimancj qiiefta peref- 
■ftre animale atto per imirare rhuomo co'fuoi 
geftije quella per imitar nclk Comcdie,& fiio 
ri,rapparei)za,& H portamento di diiier fi per 
feiiaggi . 

IMMORTALITÀ'. 

DOniia con l'ali al le fpaik,& nella man de- 
ftra vn cerchio d'oro. 
^ L'ali fignificano làfolleuationè da t6rra,l4 
^nalc non foftfeiie (e non cofe esortali . 

II cerchio dell'orò rapprefcnta l'immortali 
rà,per edere tra tutti i metalli il men corroc- 
tibile,& per haiier la forma circolare, laqualc 
•cn ha termine done fìnifca . . 
Immorteilità' 

DOuna veflita d'oroja quale terrà con la 
deftra mano vna pianta d'Amaranto fio 
rita,e nella finiftra \na Penice. •'. 

^ Già fi è data la ragione deli'allorojla pian- 
ga dcH'Amaraiuo fignifìca immortalità,percio 



die ella non muta mai il colore, ne fi corrom- 
pejUe fi marcifcc mai . 

La Fenice? per ritròiiarfi dalfe Tire proprie 
ceneri abbnicciate perpetuamente, come è 
cómmune opinione, e indi tio dell'immortali- 
tà medefinra,la quale è vna eremita col rifpet 
to folo del tempo da Venire, 

IMMVTATIONE. 

DONNA armata, veftita di cangiante , al 
fianco finiftro porta vna fpada , & eoa 
ambedue le mani fquarcia vn panno di lino- 

L'inrelligen55adiqiiefta%ura ha bifogno 
di lungo drCcorfó ,ilquàle lafciando in gran 
parte alla fortigli'ezzide'belli ingegni, diro Co- 
lo,che fi dipinge donna armata, per dimoftra- 
re.che ia mutatione , alla quale fono foggette 
tutte le cofe create , per fé ftefià è forre , & fi 
conferuafottoall'armarure, cioè fotto almo 
uihiento de 'Cieli,che cfièndb di diuerfa,& pii\ 
falda materia di efTì fono cagione del Uio mo 
to,poidcl calore^poi della generatione, & cor 
i i tuttione 



ji^fo Iconologia di Cef Ripa 



ruttione.chcà vicenda proccdoiK5».recondo la 
dottrina d'Arirtotik, & la confcruaiio in qiic- 
fto modo . 

Il]lino è pofto da Poeti per lo Faro»dai:do- 
fi alle Parche.egl 'interpreti di Teocrit», reor 
dcndoiie la ragioi)e,dicoiio,che come il lino lU - 
fcc nella Terra , & quindi à paco tempo vi fi 
corrompe, così l'huomo della terra mcdelima 
meute nato in elFa per neceflìtù di natura fi ri 
fidine , 

Le mani, che, tirando in contrario luogo , 
fquarcianoil panno,{onolecontrarie qualità, 
che in vicToredd nìoro de' Cieli diftrnggono, 
& moltiplicano le cofe terrene :& G nota la 
inoltiplicatioiK nelle dnc parti del panno. 
IMPASSIBILITÀ. 

QV EST A è vna delle principali doti 
del corpo glorificato, come firrinono i Ca- 
cti Theologi-Però fi dipinge ignuda,& bella , 
che fìia co' piedi elenati fiapra i quattro Ele- 
menti fuori delle cofe corrottibili. 

IMPERFETT IONE. 

DONNA veftita di color giallolinojin 
ambedue le mani tenga delle Rane, con 
vn'O.rfaà canto, laqualcconlalinguadia per 
fettioneal fuo parto • 

Il color del giallolino fi fcuopre in molte co 
fé imperfette, al teni pò , che s'ineemiiiciano à 
corrompere. Però fi prende in qiieftofigni- » 
ficato. 

Le raneparimeirte,cCKne animali, che fige- 
rierano di putredijie.fonoda Oro ApollÌHc per 
J'imperfettione adeguate. Imperfetto è ancora 
il parto deirOrfa, per edere folo vu pezzo di 
carne lènza forma d animale , ma con la lin-- 
gua , per continua diligenza prende poi la fua 
forma , con ogni noftra attiene nel principio 
imperfetta, fé non mancala diligenzajin virtù 
del buon ptincipio fi com pie . 

I M P I E T A. 

DONNA veftita del colore del verde 
rame.lara invida crudele,terrà nel braC 
ciò finilho l'Hippoporamo , & con la deftr» 
mano vjiafacellaaccefa riuolta ingiù , con la 
quale abbruccia vn Pcllicanoco'/uoi figli:che 
làrannoin terra . 

L'impictà e vitio contrario alla pietà , non 
pHie allagiuftitia , &fiefercixaindaJinodi fé 
ftedb.della Patria.di Padre , &di Madre, e fi 
rapprefenta veftita di colore di verderame, 
che è inditiodi natura maligna , & nociua , Ia> 
quale fi ritruouaincoloro.che drizzano le prò 
prie operationi à danno de' benefattori . 

Nei finiftro braccioticue l'Hippepotamo , 



perche come eflò,quando^<tcfciuto in età per 
defiderio di congiungerfi conia madre, vcci- 
de il proprio genitore,chegli fa refiftenza co- 
sì l'empio per fecondare i fnoi sfrenati appeti- 
ti,, condefcente fcellefataniente alla ruina de' 
fìiqi maggiori, e benefattori. ;. 

Tiene nella deftra mano vna Taccllààccefa . 
abbruciando il Pellicano , perche l 'operationi 
delPempio non fono voi re alerone: ^che al: di 
flriìggimentodellaCarità, 5c Pittarla quale 
adàiben^ per 16 fignificatodcl PellicaQo,, fidi 
chiara, come racconta il R u (cello nel lècond'o. 
libro delle fue impic(è^& noi diremo più diffii 
fameate in altra occafione. , " -' . ^^ 

Impietà^ ) 

Dònna bruta:con gli occii bendati,ccoH; 
leorccchied'afino , ten^aconil braccio 
deftrovn Gallo, & con lalfiniltra mano viua- 
ni0 di pungenti ifimo louo .. 

Impietà e atFettoimmano,& bcftiale dclJV 
nimo ìuperbo contra la proprietà de i buoni, 
& della virtn.-la (jnahtà fua è di mancare dei 
debiti vfficij alle cofef3cre,à jparenti.a' ptortl 
mi, alle lcggi,& all^ patria- 

Le fi bendaaogliocchi,e le fi danno l'orisc- 
chiedeirafino,perche come i^na HoratioRi 
naldinellibjdelle fetenze &:. èorapeudig d'etit 
<;orc,dice,che l'impietà nafce talhora da. igno- 
ranza non foqcor{a,& (blleuata dallagratia di. 
Dio, perche molti non illuminati non pofibno, 

Ser le tenebre mondane fcòrgere il vero bene, 
el Cielo,ainarIo,€ hQno!:arlo.. 
Il Gajio , che tiene nel braccio deftro , viea. 
poftoda gli Eg'uij pcrfégnod'impietà . cortie. 
teftifica Pierio Valeriauo lib. 14- cfi'ejido ch& 
quefto animale monta la propria madre , Se 
taluolta (i moftra fiero, & crudele verfoil Pjt 
diej Siche doue regna l'impietà, conuiene an- 
co,che vifia la crudeltà, che per tal fignifica- 
toquefta figura tiene in mano il pungentilfi- 
mo rouo, il quale fu poflo da gli Egitti) per 
dimoltrare conefió vn huomo empio, peruet 
fo,& furor del fuo modo di viueregrandemcn 
tehaueréinfaftiditoi coftumi di tuttigl'aliiri,: 
perche quello così fecco,più prefto fi fpezza , 
ciie punto piegarlo- . 
Inrptetà e vhlenz* foggetm alla Giuflitia . 

VNO Hippopotamo cauallo dei fiume 
Nilo proftrato in terra, fottn poflo ad v- 
nò fcettio fopra il quale fia vna Cicogna. 

J/Hipoporamo è vno animale, che viue nel 
fiume Nilo.coniedice Plinio lib- S.cap.ij. hi 
laft:hicna,li crini ,e'l nitrirò., comeil canalIò , 
inahàj'viighiesfefc in due paiti, comeil bo- 
ne 



Parte Primau 



z^t 



ucc'l mrHbelciiato;8c ha U 50(la,e Udenti ri- 
torti come il Cigiiiale, è di natura inipio, poi- 
che per violare la madre, ammazza il paci*e- 
La Cicogna per il contrario è di gin fta mcrt 
irrÌK»perche ha pitta verfo i fuoi g6iiitóri> foUc- 
fiaiidoli nella vecchiezza , come riferifce San 
Barilio,& Plinio lib.x.Sc x )• con queftc ifteflè 
fziolc,Genitric(tm/eneéiaminuicem educ»nt . 
Laiutara diueiladi qiieiti due animali à quc 
ftonoftro piopofìto molto bene efprime Plu- 
tarco nel commentano, clic fa, fé gli animali 
terreftri, ò gli aquatili (ìanopiù callidi, dice 
cgli;5'; cum ■ Ciconijs compare! jiuuitiles equois, 
iUAputresfuos alttnt , hi vt cum mxtribu% cO' 
irepoffint yeosnecMt' Dalche Suida volendo 
moftrarel'mipiecà > e violenza efTcr foggetta 
»lia Giuftitia,dice,chefoleuano figurare fopra 
vnofcettro la Cicogna, &: daballb l'Hippopó 
tamo:& perlodisfattione deftudiofi addurrò 
il tèftoiltellb di Suida nella paro! a grecarti Ti 
Tèi^àLpy^ v-Artfìoteles ea, qtiA de Ctconijs femn 
tur, ver a effe ajjìrmxt.tdèq- facere èfAeropod.tf- 
ifaque in fceptrió fuperne Ctconiam ejfi/jgunt , 
infime Hippopjtamttm : vt f%gniji<'ent impie~ 
tatem , éf ■violenti fn fubiecicim ejie it*ftiti&. 
ììclUt Cttonid quidem lUjìe agunt , ^pa.rentei 
Jenio confeHcs m aUs gefiaat-tìippopotamm AH 
' ttm animai tjl iniajìtjfimuin . 

: ì M P ET O. 

VN giouanedialpetto feroce, & ardito, 
che fìa quafi nudo^eche ftia in atto di af- 
frontare impetuofàniétel'mimicOje conia fpa 
da nuda moliti di tirare vna fioccata ; haiierà 
bendati gli occhi.e con l'ali àglihomeri à can 
to vi fata vi) Cignale, che ftia parimente rab* 
buffato, con labaua allabocca.ed in atto di o- 
perarfi vnitamenre con la figura à chiunque 
gli C\ metta auantiper offeildetfo • 

Giou3né,e qùafi nudo j di àfpetto feroce, e 
ardito fi dipii:ge,per non eilère nella giouentù 
alcun timoie.mapro!itezza,e audacia ad efpor 
fi con impeto ad ogni incontro, che perciò lìà 
nell'attoiòpradetto , e conia Ipada, come di* 
cerno . 

Gli fi bendano gliocchr > perche chi mette 
in eflècutione l'opere fuccon impeto, e furóre» 
dimoftrad'eflère priuo del lume dell'intellet- 
to,che è regola, e mifnra delle opera tioHÌ hu- 
HiariC. 

- L'ale denotinola velocità , e la prcftezza» 
della cjiiale fi (èiiie con poco giuditio l'impe- 
tuolb giocane > e dall'impeto ù. lallà trafpor- 
tare. 



Se li mstte à canto rimpèti^ofo CignalcncI 
la "-uifa , che C\ è detto , perroche per comun 
conlenfo di tutti i poeti li poico ialuaticoo 
pofto-pcr rimpetccomc il può vedere m Pie- 
ri© Valeriano lib.9-& iiivArifVofane nella coiw 
media detta Lififtrata.il coro delle donne dice, 
per le Dec,fe tu hoggi mi ftuzzkhijfcieglierò 
ioli mioporco,e nella iftefla commedia il coro 
delle donne Lacederannic minaccia Leonida 
di aiTdargli adofib.come Cignale.perciochc l'~ 
inclinatione, & amor del combattere ècofi na 
turale al Cignale, che proiiocato dal cacciato - 
ic,non fi fugge, ma (pontaneamentc prende la 
pugnaiC di niente dubilando,corre con impe- 
to lòpia gli fpiedi, e altre armimoftrategli » 
onde fé ne fatto prouerbio.qimndo parliamo, 
che gli audaci, ò troppo pronti , che vengono 
alla volta iioilia contra l'hafta,come porco lai 
tiatico > 



INCOSTANZA. 

DONNA, che pofi con vn piede (opra 
vnGranchiogrJade,fatto córtie quello, 
che fi dipinge nel Zodiaco; fia veftita di color 
turchiiió,^ ili mano tenga la Ulna • 

lì Granchio è animale, che camina innanzi, 
èc in dietro,con eguale dilpofitione, come fan 
no cjuèl|i)Che eiTeùdo irrelbluti.hor lodano la 
contemplàtióne.hora l'attic^neibora la guerra, 
hora b pace , hot la fcieirzà', hor l'ignoranza, 
hor lacojiuerlàtione,&. hora la (òlirudine,ac- 
cioche non refticofa fllcnna intentata al biafi- 
mo nato,& nudritó nelle lóro Hiiguej& all'in 
coftauza didèminata in rutto quello , che fau- 
no: Quefta foriedi huomiii' e nioJrodaniiàta 
daGioHaniiiScliolalhco,apzi da Chrirto No- 
ftroSigi)or€Jconre(lempi&drquel , chéfoné 
le mani All'aratro, & fi pente. •' '. ' 

Il veftimento turchino è 'pòftò per la fimili- 
tudine dell'onde marine, iequali Cono incoftan 
tifiìm€,& di tempo in tempo pa tòno altera tio- 
iie,comc fi vede. 

La Lunamedefimamente è mutabiliffiraa, 
per quanto ne giudicano gl'occhi noihi; però 
{'. dice, che lo it^tòficangiaìèòtlve la Luna.che 
non ila mai vn'horanei medefimo modo j Vi 
{\ può aiicòra dipingere vnà Nbt'tola.laqnaié 
volaurefoliiti)Hma,hordi vna banda, hor da| 
l'altra, come dice Bafiiio dt conìi.monaii- 

■ IN CO STA N'Z Al ; 

Vediiuftabilità. - * ' ' 

li 1 IN- 



^ ^z Iconologia di Cef!Ripa 

INC O S T A ^f ZA 




I- N D V L G E N T r .'. . 

Neil* medaglia (t Antonino Pìoa • 

VN A donna à fèdere.con vn baftoiie nella 
finiftra manojil quale tiene lótaoo vji pò 
codafe,& nella deftrajnanovna pacera,oueio. 
patena , che chi vogliamo diftefa. per. porgere 
coii cfTa qualche cofa- 

Tiene il baftoiielontaiiOi perche rindulgcii- 
tiaallont.inaxl rigoredella- GiuiHtra, e porge: 
suann la paiena^ perlaliberalirà-, die ^ ceu 
^oflania quafi Duiiiw. 



IN D V E CE N T I 
^elU^ MtdagUa di dettero -. 



A. 



SI dipinge Cibele territa ftandò (bprad'- 
VI) leone, con la fmiftraraauo tiene vn'ba* 
fta.&-con ladeftra vn folgore,il quale moftri; 
di non lanciarlo: ma di gufarlo via con lettere, 
*he dicono INDVLGENTIA A V G V- 



I N D V L G E N T I A. 
. Nella Medaglia di Gordiano. 

VN A doiuiain mezzodì vn leone, Ard"- 
Vii toro, perche l'ind'.ilgaitiaad domefti- 
cagranimalii& gl'animi fcroci,ouero, perche: 
l'indulgentiaaJdolciflT&il rigore, 

INDIT lO^ D' AMORE,-! 
Vediàsiuditio d'Amore. 



I N D O C I L I T A, 

DO N N A di afpetto rozzo , che ftia à 
giacere in rerra;,,& con la fmiftra irano 
tenga pei la.briglia vn'alttìQ^chchabbiaivnfrc 
noin bocca-. Il apooggierà con il gomito del 
braccio dertro fopra d'vn porco anch'egli prò 
n;fato-ùi texj;a>haitexà-in caj^Q vnvdodi color 
nero . 

5e dipinge in terra , per cKe l'indocilita non- 
è actaàcamiuaxeper la via della virtù, ma* 



Parte Prima • 
I N D o e I L I 



^r 




ftar féniprc vilmente con l'ignoranza moftia^- 
cae per l'afinoicomeanco per for menrione,ol- 
tr à ciò,chc gli Egitti) metteuaiio l'afinocon 
il frenoip bocca per riadoeilitàjComeanimar 
le intatto difad^ttoairimparare, e perquefta 
cagione i Matematici dicono,che quando alca 
no nalce fottoal ló-gradodel Leone , come 
prefaghi della colini inattitudine ali imparare, 
tìngono,che all'hora lufca vii'alluo con la bri- 
glia ili bocca; 

SI appoggia al porco.percioche , come nsr 
ra Piesio Vàleriano lib-9 quetloanimalc è più 
d'ogni altro^ infenfato , & indocile,&: non co- 
me l'altre bcftie, che mentre vinono ,^haunO' 
qualche particolare induftria- 

Il velo nero , che lecuopre la tefta , dimo- 
fìra.che lìcomeqiieOocolorenon prende mai 
altro colorCjCosì chi è indocile, non è atto , ne 
capace à riceuexe difciplii» , & d<9ttrina alcu- 
na, nequa'r fi voglia ammaefltameiito,. che lO' 
potrebbe folkuaxc dallej:ofè.vilij & baili. 



INDVSTRI A. 

D.ONNAgioHane , Sc.ignuda con l' cimo 
in capoj & hauendo intorno al braccio (i 
niftro riuolto vn manto bianco,dipiuto di ver, 
difrondi, vifiafcritto per motto nel lembo;. 
PROPRIO MARTE; nella mano 
deftra terrà vna fpadaignudà,dimoftraadoli 
ardita, & pronta àcombattere. 

L'indiifiriaè parte del vaIore;& però l'ima; 
giue fiiaallairaaginedicfrotiaflòniiglia 

Si dipinge ignuda,per.dinioftrare che eli», 
per lo più nafce da' bifogni,&: dalle fcomrao? 
dita • 

Tien l'elmoin capo, perciò che la principal 
parte fua.c l'ingegno,*: la.prndeii7a,che.la ti««- 
ne. fortifìcaraiftàcon la l'pada iv nuda pronta? 
mente per combattere ; perche ttiduftria è ftar; 
defto, faperfi difendere con auantaggio ne* 
duelli della Fortuna. 

Il manto bianco dipinto à verdi fiondi è li 
fpeianza foudaca ikìIa caud;dczza de' collu- 
di,. 



z 5-4 Iconologia di Cef.Ripa. 



ì\n,&: della dritta infentione,non potendo eflc- 
reiiiduftiia lodeuole.fè non doue il finedell'cf 
ficaciaj&i della fagacità hiimana fla reale, ho- 
*iKfto,& virtuoso :Yi conofceancora per c] 11 erta 
figura , che l'induftria confile in proiiederfl 
del bene co' commodii& inliberarfi dal male 
co" pericoli ; però gran vantaggio iiella vita 
poluica fi bimano baviere coloro^che per pro- 
pria virtù.con la cappa,c con la Ipada fi fono 
acquiftaci lafama vMiiietfale degli hiiomini , 
■& qualche commodità da nuiicenerfeiie ili 

pace. 

IndHRrtit . 

DOnna con veftimenco trapunto , & rica* 
matocon molto artifiiio; nella delira ten 
ga vn l'ciame d'Api, l'altra mano fia pofata io 
pra vnargano,di quelli , che s'adoperano per 
muouere i pe(ìjfiafcalza,hauendoincapo vna 
fìdtuetta di Pluto. 

Il vefìiniento.lofciame., & l'argano danno 
facilmente cognitcne di quefta figura , & la ' 
ftatua di Pluto , tenuto da' Sentili Dio delle 
licchezze.dimoftra.chc quelle fono principale 
oggetto deirinduftriadeirhHomo: I piedi nu 
di fono fegno, che l'indurtria non difcernc , fé 
non quanto abbraccia l'vtile ; ne fi alza in fine 
di cofa più nobile, e però cosi ignudo fi pofà 
il piede fopia la Terra. 

Indù/irta- 

DOnna , che\iella deftra mano tiene vno 
fcettro, in cima del quale è vna mano a- 
pcrta,& in mezzo di elTa vn occhio; a! fine del 
la niano,& dello fcettro vi fono due alette, fi» 
milià quelle del Caduceo. 
V Lo fcettro è fegiJodigrandezza,& di proil- 
tezzajla mano d'indnftria, & d artifirio, però 
ffluefta foltentandofi fbpra di quello , dà indi» 
tiojchei Principi, & quei, che dominano à gli 
altn,alzanoda terra 1 induftriahumana,quan 
do piace loro. 

E^ opinione di Artemidoro ,che le mani fi- 
gnificliino artifitio, conforme all'vfo de gli E- 
gitiij, perche quafi tutte l'arti con l'aiuto del- 
lemanifi mettono in opera . Onde Ariltotiie 
chian ò la mano ftiumcnto degli 11 ru menti- 

L'occhio dimóftra, la Prudenza, per laquà^ 
le rindufìiia fi dcuc reggerej& l'ali, che figiii 
ficanó vclociù acciefconoin partei meriti del 
rinduilria. 

Indurrla. 

NEli'imagine di Mercurio, che rclladeftra 
tiene il Caduceo, et co làfiniflia vn Flati 
»o ; gli Antichi figurarono ledile cagioiii ,chc 
generano rinduftiia;€Ìoè l'vcile per fé, & il di 



letto per aftrni.quéllo fi moftra liei taduced» 
colquale fìngono i Poeti, che Mercurio fufci- 
taflègli huominigià morti,quefìo col Flauto 
iftrumento atro per addolcire gli anÌBiij& fmj 
unire le moleilie. 

INFAMIA. 

DONNA brutta, e mal veftita: tenga le 
mani l'vna contro l'altra , coii i] dito di 
mezzo d'ambe due k ltìanidifteIoj& cengl'- 
ahn tutti foretti, & raccoltiv 

Brutta, e ftial veftita fi dipinge , percioche 
bruttiflinia e veramente 1 Infamia,& actoftau 
dofiella alla pouertà la rende brutta & men- 
dica,come dice Plauto in Perfa con i legueuli 
verfi. 
^ìuamquatn res npBrAfurit pattr paupertulà 
Modic&y c^ modefiAi melius tft tamènità 1H- 

uere 
ì<!am vbi ad paupertatem fccejft infàmid 
Crauior pauptftitf fit^fides fuipiesì't'cr- ,\ ' 
INF AMik. ' V ^r-.: 

DONNA brutta co l'ali ncgreaHe^paÌIe> 
& ricoperta di piume di vcctllo Aidio- 
lo infino alla cintola, 3v- dalla cinrcia in giit fa* 
rà veftitad'vna trauicrfìiia di giallolmo fregia 
ta del colore del Verde rana e,' ma ftracciata, & 
in braccio terrai' Ibis vccéljo. , ' 
L' infamia è il concetto catino » che fi ha acl 
leperfone di mala vita; però fi dipinge con l'- 
ali nere j notaiidoci ,che il fuo è volo di fama 
infelice , &cajtiuD. 

Le piume deirvcceilo fudetto moftranOj 
che! 'infamia nafce in gran parie dall'incoftarl 
zai'perche quefta è inditio di paiziai & fi vede 
inquefto vccello, che è urcoftantifliftio, Però 
Martiale dimandò Ardioio vno jcheandaua 
da vna ali 'altra attione fenza far cofa buona. 

11 color giaIIo,& il verderame C\ adoperano 
per l'inganno, & per l'infamia vniuerfalmentc 
& ancora l' vccello IbiSi il quale è fordidifll- 
ino.come fcriuono alcuni, & ({ adopera in {[- 
mil propofitoje come la vefte ftracciata infa- 
ma gli huomini appreflb il Volgo j così i vitij 
dell'anima tolgono il e redito appreflòà làpieii 
ti,& rendono rhuomo difpiaceuole à Dio,do 
ne principalmente fi foilenu la noftra buona 
fama . 

Infamia^ 

DOnna ignuda, & leprefa per tutta la vita, 
con l'ali nere. con capelli fparfi.in atto^f 
fonare vn corno, habbia fc ritto nella fronte la 
paiola TVRPE » & fi fcliopla vn fianco con 
vna mano. 

La lepra nell'antico teftamento era figura 

del 



Parte Primis . 



^5% 



àt\ peccato, U quale genera principalmente 1"- 
alfa, mia. 

Ile ornojche Tuona, moftra,che la fiia è noti 
Oainfelicepreflò à gli huofnini, comc.quello 
Q'fuont' ro^zo,& ignobile . ■. 

Il motto (critito in fronte ci dichiara', che 
l'infemiada tutii è meglio veduta, che da quel 
li, che la portano adollb,però volontaridmcii 
te fi Iqiiopre il fianco, fciogHédo il frcnpa' viti j 
fenza vedere, ò penfare il dannplb fnccellbdel 
la propria riputatioue. >::'•.• i- 

I N FÉ R M irr^A'v 

DONNA pallida,&magra eoo tn. ramo 
d'Anemone in mano ,& vna ghii Linda 
della mcdefìraa herbajperclie icriue Oro Eg4C 
tio ne'fiioi leroglifìci, che gl'Antichi per qne 
fì'hiCtba (ìgni,ftcauanoIa.nialaccia,& è quella, 
nella quale fingoiwi J l'oeci ellerfì tramn.taco 
Adone,dnido di Venere , eflèndo dal Cignale 
amma2zato,come racconta Teocrito, fa il fif^r 
pivrpureoi & bello , ma pQCo durail fióre, & 



rherba , & forfè per qneno Cgniiìca l 'infer? 
rnità. 

INFELICITÀ'. 

DONN A pallida, &: macilente, conil pec- 
co nudo, elemammelle lunghe, & afciut 
te , tenga m braccio vn faniuUo magro , mo- 
li raiìdo dolore di non poterlo alimentare, per 
il maiKamenta di lattea ellèndofenzaluma 
no del.bracciofiniftro, lo ftenda in atto di pie 
tofa compallìonejhaueiido il veftimento ftrac 
ciato tu molti luoghi* 

Con quanto C\ è derto.fi dimoftta il manca 
mento dei beni della Natura, & della Fortu- 
na, <ìi'ì quali la q'.nete,&:latranquil ita noftra 
dipende . 

I N F O R T V N I a. 

HV O M O con vna [verte di rane fcuro, 
& dipinta di rouinedi care,legiung3 fi- 
nga! ginocchio, CO) le braccia, kgambcj& i 
piedi uudijfènzacofa alcuna in capo, nella de- 
ftra. tenga vn Cornucopia riuoito verló la ter 



I 



N 



N 



O. 




tk 



^ yS Iconologia di Ce(! R ipa« 



làjchc fia VGtc,& nella finiftra vn Corub. 

] 'Infortii mojcomc li raccciglie d'Ariftote- 
\c,è vn cucnto conrrario al bene, & d'ogni con 
tento.-& fi Conio non pcrertèr vccello^ima- 
T« augii rio.tna per edere celebrato per tak'da* 
roeti.cipiiò fcruirc per légno dell'infortunio: 
fi come Irc(fe voi re , vn trtfto auxicnimcnro è 
pTcfàgio di qualche maggior male fopraftan- 
te , & fi dcnc credere , clic vengano gl'infelici 
i«cceflì,&]e mine per Diuina permtflrone.co 
meg'i A liguri antichi ci edeuaiTOjchci foro ali 
gli ri) fudèro ìndi tic della voIonrà<liGioue . 
Quindi fiamoammomti à nuolgcrci dal cor 
to (ènrierodcll'attioni cattine, al ficuro della 
virtùjconlaquafefipkca l'ira <Ii Dio, Scccf- 
faiio^rinfortunij. 

INGEGNO. 

VN gionanc d^afpetto feroce, &ardiro,la 
rà nudo,hauerà in capo vn elmo, & per 
cinsero vn'Aquila, à gl'honaeri l'ali di diucrfi 
colori. 

Terrà con la finiftrà mano vn'arco, èc Con 
la dcftra vna frezza , ftaiido conattcntièiic in 
atto di rirare. 

Ingegno è quella potenza di fpiriro,ch€ per 

I N G A 



natura rcde l^huomo protOjCapace di ttittc ql 
le fcicnze,ou'cgli applica il voIcre,c l'opera . 
Giouàne fi dipinge , per dimoftral*e, che {» 
potenza intel'letriua'iK>ninuecchia inai. 

Si rappreséta co h teftaarmata,& in vift^-iìe 
ro,& ardito,p dintoftrare il vjgote, e la forM» 

L'Aquila per cimiero denota ia gcnerofitàn 
e fnbliniità fiia; perciò che Pindaro paragona 
gli huominidi alto inigegno à qucfto vccello, 
hanendo egli ^a vifta acne iffiraa • & il volo di 
^la lunga fu periorc àgraltrianinvali volatili. 

Si dipinge nudo , e con 1 ali di diuerfi colò 
ri,perfignifi<arc la fua velocità, la prontezza 
nel fuo difcorfo,e la varietà "deirinuentioni. ' 

L'arco,€ la frezzain atro ditirare , moftra'' 
l'in iie{Vtgatronc>c l'acutezza. 

E gliEgiiij, & Greci,per leroglificodell'- 
Ingegno, è della forza dciriiiteMigenza dipin- 
geuano Hercolecoh l'arco invnamaiTo,& nel 
l'altra vna frezza con tre pnnre,pcr dimoftra- 
re»che l'hnomo conia forza, & acutczzadcl- 
ruigcgno vainueftigandole cofc celefti, terrc«> 
nè,& iiifeilie,oHcro,le naturai i,diuinc,e mate 
ff-atiche, come riferifce Pierio VakiiauoiicU'- 
aggnmta^e' Ieroglifìci« t.;^^^ •■f-'»^ 

N N o: ' •^M\ 




Parte Prima.' 



f7 



HV O M O veftito d'oro , & dal mezzo 
in giù Hniraiiiio le fue gambe in due co- 
de di ferpeiite : à canto hauetà vna Pantera , 
con la tetta fra le gambe. Ingannare e far cofa 
(piaceiiolé ad alcuno fotto contraria apparen- 
za;però ha imagine di fembiante hunjauo, & 
veftitoil'oro ma fiiiifcein coda di ferpentet 
ìtioftrandoin prima faccia l'ingannatore bon- 
tà, &corteria,pet allettare iremplici,&: inuilu 
parli nel! orditiua delle proprie infidie, come 
la: Pantera,che occultando il capo, & moftrai» 
do il dorfo , alletta con la bellezza della pelle 
varie fìere,lequaIipoicon Cubito empito pren- 
de, S^diuora. 

Inganno. 

DOiiaa • con vna mafchcra di beljilTlma 
giouane,& riccamente ornataj&r Totto (i 
l'cuopra p^rte del vifo di vecchia molto dif* 
forme, & canuta- 

In vna mano tiene vti vafo > cRe mefcedel- 
i 'acqua, & con l'altra in quel cambio (porge 
vnvafodi fuoco . Lafua verte farà dipinta à 
mafchere di più forti, perche in ogni occafio- 
nel'huomo.che pcrhabito, ò per natura pro- 
cede doppiaitient£,la fuafraude , &riiigauuo 
apparecchia. 

. Ir.^MnO- 

HVomo coperto da vna pelledi capra , in 
modo, che à penagli lì veda in vifo. In 
mano" t-enga vna rete con alcuni farghi pefci j 
in forma fimili all'orata dentro di ella. 

Cosi ferini l'Alciato, & ne dà ragione con 
terfì la.ii.iil concetto dice così. 
A^nn il firgo In c.'pra, et Pefcatoré, 

< he ci . e mprt. dcUn fna pelle v$'.e; 
Cr.df tn^i tnn'o il mi [ero amutore 

Con.ti^.i . he prefo alle fue injidiertjld 
Così /.h metetnc- con tngar.iìi 

irendt Hn munti cieca à prcprij danni» 

Ingannò. 

HVuomo veftio di giallo, nella mano de* 
ftra tenga moki hami,& nella lìniltra vn 
mazzo di fiori, da! quale elea vna ferpe. 

Si dipinge con gli hami in mano, come quel 
li,che coperti dall'efca pungono, & tirano pun 
gelido la preda, come l'ingannatore > tirando 
gl'animi (empiici rione ei defidera.li fa incau- 
tamente precipitaie:Onde Horatde Ca:nipe- 
ta Così dice» 

Occultum vifta deeurrere pi/cii ad hamum. 
Il mazzo di fiori con la ierpe in mezzo , /i- 
gnifica l'odor finto della bontà , donde efce il 
'Veleno vero d e gli effetti nociui. 



I N G I V R I A . 

DONNA giouane,d'afpetto terribile, eoa 
gli occhi infiammati, vcftita di roflb.con 
la lingua fuori della bocca la quale farà fimi- 
leà quella della ferpe, & dall'vna , & dall'al- 
tra parte haueràiiiolta faliua • In mano ten- 
ga vn mazzo di fpine, & fotto i piedi vna bi- 
lancia.Ariftotile nella fua Rettorica dice, che 
è proprio de'giouani.per l'abbondanza del sa- 
gue,& per localor nacuraleeflèr arditi, e con- 
fidenti nell 'ingiù tiare altrui,come anco , per- 
che amando i giouani l'eccellenza , vogliono 
fopraftarc à gli altri, nel modo, che pollòno , 
& però giouane l'Ingiuria fi rapprefenta,col 
bruttoafpetto,& gli occhi infiammati mo- 
ftrano , che l'ingiuria nafce da perturbatione 
d'animo,la quale perturbatione fimoftrapar 
ticolaimente nel vifo : lalinguafimile à quel 
la della ferpe ,è fegno, che l'ingiuria confi- 
le in gran parte nelle parole; le quali pungo- 
no , non altrimenti, che fc folle io fpine ; fono 
fegno ancora le bilancie fotto à i piedi, che 
l'ingiuria è arto d'ingiullitia , dandofi altrui 
quei bir.fimi, che ò non fi meritano , ò non fi 

fanno • 

ING I VSTITl A. 

DOnna dihforme, veftita di bianco, fparfa 
di fangue, con vn turbante in capo al- 
l'vfode'Barbarii nella mano finiftra tiene vna 
c^ran tazza d'oro, alla quale terrà gli occhi ri- 
uolti,& nella deftra hauer^ vua fcimitarra. Se 
per terra Ìj bilancie rotte . 

Difforme fi dipinge, perche ringiuftitia,on 
dell male vmuerfale de'Popoli , 5: le guerre 
ciuili fouente detiuauo , bruttillima fi deue 
llimare- ^ 

La fcimitarra fignifica i! giuditio torto; Se 
il veflimento Barbaro la crudeltà, la verte bia 
ca macchiata di fangue lignifica lapuntàcor- 
rottadella giuftitia,alla quale corruttela ap- 
partiene pure la tazza d'oro, hauendo gl'oc- 
chi , cioè là volontà, 8c il penfiero l'ingiurto 
Giudice per l'aualitiariuolti alla vaghezza del 
l'oro {olamente ; perche non potendo infieme 
foftenere le bilancie.e la ragione,cadono, onde 
vengono cai peftrate, come fé colà folle io di 
minor prezzo . 



iNGiVSTlTlA. 

DONNA vefìità di bianco tutta macchia- 
ta, tenendo nella deftra mano vna fpada» 
& vn rofpo nella finiftra;per terra vi faranno 
le tauele della legge rotte inpe4zi,& vn libro, 
K K farà 



2 j8 Iconologia di Cef Ripa> 

I N G I V S T I T I A. 




f-^rà c'èca.dairòcthiodéflro, & ibtto aJIi pie^ 
di lerià le bilancie .. 

Il veftimento bianco macchiato dim offra 
noi) eilèrc altro ringiuftitia, checoriortioiie ,. 
& macchia dell 'anima, per la iiiotleiiianzadel 
laleggcia quale viene rpiezzata,.& (pezzata, 
dalli majfactori,& però/i dipinge con letaiio- 
le della legge,& con lebiiaHcical modo derro. 

VcdcJ'ingmftitiafoio conj'oechk) fiuiftiOi, 
perche non lì fonda fé non nelle vtilità del 
corpo, laiciando da banda c}uells,che fonopiù. 
reali>& peifette,& chelìef^enciea'beni. dell'a- 
nima, la quale ève rameure l'occhbdriico, &; 
Va luce me.wjiore di tutto l'huomo. 

Il lofpo.-il quale e legno d'auaiitia, per là- 
ragione detta al Mone, c'itìfcgna, che l'ingin- 
jSici.Thà Torigiue fuafoiidaca.r;e grintereÌH,e. 
uel dcfìderio delle commodità terrene. Se pe- 
lò none vn vitio fojo, & particolare Dellapar 
re del Visio , ma vnaniahiagirà , iidla: quale 
«uue k .'ceUcxaggij;i.ii ccntergono, &. xam\ 



D 



TJtij fi racGolgoro'. 

IN G o R Dr G I A ; 

O N N A veititade Icoler della rnggiV; 
ne, DGlla fìnifha mano tenga vn Folpo, 
& à canto vi farà vnofttuzzo.. 

L'Ingordigia propriamentaè detta vndifbr 
dinatoappe?i-o delle colè , che al nutrimento 
(r appartengono pia viciofo-di c|iiello, che di- 
mandiamo Gol a^ò Crapula, &fidipingcvc- 
lUta del color della ruggina , perche dinora 
queftail ferro fenzaGiovtde.comel' ingordo 
ogni colà trangugia fcnzaguftoj al che. appar- 
tiene ancoralo ftruziOjche il ferro diuora,3c 
digerifcc • 

IJ Folpo in Oto Apolline (ìgnifìca il me» 
defìnio; perche mancandogli i cibi fi nudrifcC' 
della carne faa medef ma . 
liigordigtai 

DOnna di bruttOiafpetto.veftifa del color 
della ruggine, che vomiti il palio p.er la 
Eocca i tenga nella delira mano il pefce detto 

fcai'Oj 



Parte Primis 



<ciro,& jiclh iiniftra mano vila)arti preda, <^a 
Lan.t! detta Mullela marina .onera Hébrias. 
II pefcc Scaro à itoi è incognito; perche di- 
coiìOtdie non G trmia Ce noivtiel mare Carpa- 
ihio, & uoiì efce qitàfì mai dal prom5torio di 
Troadejdàlli Scnttori'è tenuto pcfce ingordiT 
£nio,pcrclìe fo)o (fecondo che rifèrilce Arifto 
tile) tra' pefci olferua l'vibdicamiiiarecomé 
gli animali cjuadnipedi, & Ci pafoe dell herbe, 
& ancora parche con TDchaanidità diuora tue 
tii pcfci picceli, che fé gli fannoiBcòntro per 
ingordigia, & poi li vornità per la fatietà , & 
Ibmtglia il fuo corpo in gran patte à quello 
-dell'Orata. 



Li tampred.i,Come ^ice Oro tgìttto.par- 
torifce per bocca, & fubbito pjrcontó, diiioia 
qaeiriftcìri fiioi figlinoli. Ce liou fono prefti à 



fuggire. 



Ingordigia' 



DOnna col ventre gmllb i il cht ^gnificà 
ingordigia parafitica , & t«nga in mano 
vn vaiò di rrafparen te vetro , tientro alqiiale 
fiano rHol te saguifughejouero fàr.guattolejpcr 
the come la làiiguifugha, porta à forbire il (art 
guc altrui non Ci ftacca mai per Cna natura, fin 
che non crcpajcosì gl'ingordi non ceilano mai» 
finche Tnigordigia iftefl'a non gli affoga » 



INGORDIGIA, OVERO AVIDITA\ 




VNa donna, che habbia nella mano vn ra- 
mo di quercia pieno di ghiande ; con la 
deftra moftri d'hauerne buttata vnaad vn por 
co il quale la tenga in bocca in modo , che (i 
^egga|, e ftia con la tefta alta , e con gli ©echi 
fiffi yerfo la figura . 



Habbiamo figli rara l'Ingordigia Con talea- 
nimalcchc mangi vna ghiandaie guardi all'ai 
tre, perche è tanto ingordo, che mentre ne tie- 
ne vna in bocca, defìdera di pigliare l'altra, in- 
gordo coftume Icopcrtoda i^lceo Poeta Gre- 
ce quando diilè. 

K K 2. Av( 



z6o Iconologia di Cef Ripa 



Ktt fàbf -iSxikAVoV. -Ttùk fMV i'^ X ■''*»' <^' 

èpctTctl KetlÌHV. 
Sus glandem aliam quìdem h*het , aliamatC' 
tem op at acc.pe^e- 
Pigli.i^ il porco per rii)gorJigia,come ànl- 
nale,ilqualc ingorJamcine Hiiiora nitro jil 
gioì 'IO, e mangia d '051» cofa, e per tal conto 
moiro s'ingrafra.onde volgarmente fi Tuoi di- 
re dVno, che (ia di buona boccata rai dihuiia, 
come vij porco. H ora ciò Poeta volendo dare 
auifo ad Albio Tibullo , eh egli atteiideua à 
far buona vita,&iHgra{IailI, conchmdel'Epi- 
ftola con queftiverfi. 

Me pingue, &nittdttm bene curar it cutevifei 
Cum ridere -voles Epi curi degregeporcum- 

Doue (ì chiama porco della greggia i'Ept- 
ciuo;E porci furono chiamaci i Beorij nelTAc 
cadia, perche erano molto dediti alla ingordi- 
gia: Leggefì negli Adagi), Vita r»illa,per vna 
vita ingorda da p,arco,e quelli» che menano (ì 
brutta,efoz7,a vita, fono poi tenuti ftolidi,grof 
fi, eindocili fimilià gl'nigordi porci . Ma an- 
corché in quefta fi rapprefenti fpecialmente 
l'ingordigia della Crapula, nondimeno fi può 
applicare all'ingordigia di qnal fi vogliaac- 
qiiiftojegiiadagno di robba,impercioche,fìco 
rneilporcorpeuco dall'ingor-iigia, va feinpre 
fcauandola te tra col grugno, e con le zampe 
per ingrairarfiicol gli hiiomiuiingordi delle 
cofe terrene,cerc3no di fcanarei denari di foc- 
terraj cacciai il capo etiandio in luoghi, chea 
loro non appartengono, per impadronirfi di 
quelle,fi rimefcolano di qua, e di là sfaccia- 
tamente,e fanno ramo di mano, e di piedi, che 
ortengonocofe indebite per fatiate la loro in- 
gorda voglia.Appena haueranno tiraci li frutti 
jnacuiid'vna vfiira , che defiderano glialtri 
iionm3curi,tanto fono imenri all'ingordigia, 
Alceo fuddetto l'applicò all'ingorda auidità> 
che haueua delle donne , come ghiotto d» 
quelle, 
Sus glandem aliar» quidem hahet ,aliamaii~ 

ttmoptut accipere. 
T,go quoque puelUm pulcrxm aliar» quidem 
: IfabeOy aitar» autem cupio accipere- 
■'■':' INGRATITVDINE. 

DONNA veftua dei color della rug- 
gine , tenga in feno vna fcrpe , in modo 
di accarezzarla j in capo haucrà la tefta d'vii 
Hippopotamo,& il reftance della pelle del det 
toanimalcgli feruirà per manto- Vedi in Oro 
ApolUne. Ingratitudine. 

DONNA vecchia, che nella man deflra rie 
IX due vnghie d'Hippopotamo,altiimeii 



tecauallo |del Nilo, pcrmoftrare quanto ffa 
colà abommeuole l' ingratitudine. In Oro A- 
polline Ci legge, che gli Antichi adoperauano 
aiicoral'vnghiedeirHippcxpotanio ,& già la 
ragio.iefi è detta nell'imagine dell'im pietà T 
figurarono ancora gli Antichi luigratitudtnè 
in Aiteone duioratodalli propri) cani .onde 
nacque il prouerbio ia Teociito j Nutrie/C'- 
neSjVt te edanr- 

Ingratitudine . 

DOnnaveilitadihedera, tenendo in vn* 
mano due vipere.l'vnomafchio ,e l'al- 
tra femina, & il mafchio tenga la tefta in boc- 
ca della femina . 

Ingraàtudine è propria malignità nell'ani- 
mo razzo, & vile, che rende l'httoino fconofcc 
te de'ftenefirij verfo Do >e'lproiììmo , fiche 
fcordandoi! ben pre(cnce,brama fempre il fu 
turo co 1 appetito difordinato . 

L'hedera porta il fignifìcaro dell'ingratitu 
dine, perche quel medefimo albero , ò muro 
chcgli è flato foftegno nell'andarin alto , & à 
crefcere.ellaa'h fine i n remuneratioue di già 
titudine , lo fa fecca^e,?; cadere à terra. 

Significa que lo medeiìmola \ipera,Ia qn» 
le per meritò della dolcezzi , che riceue re' 
piaceri di Ve lereol com.sg o, bene fpefla 
tenendo il tuo C3p:>in Loca , lo fchiaccia , Se 
eflb ne rimane morto: E i orche mi fon iene 
vn folletto à queflo p.opofito di M. Marca 
Antonio Ca aldi , non m inciefce fcriucrlo ,, 
per fodi^fa-tio lede Let. ori • 
O' di Cfilpe , e d'errori alb'rp,e fede , 
RuleU.zal^iufìo,a la Natura, à Dio , 
Tefte infernal,morbo peruerfo , trio, 
D'AtettOje di Sa' an figlia, & herede^ 
Ó" di Pietà nemico , e dt mercede , 
MoHro a. riceuer pronto , à dar rejlio ^ 
O^ dipromejfe, e benefi,cijobli&y 
Che non etri amiBa ,ne ferui fede, 
Tu Lupo , A pia,Grifon d'cpre,e d'alpeiU 
Tu dt zirru, tu d'animo honorato 
Fccaafc.hiumajfetor, macchia e difetto . 
Tufei CO': l'Auaritia à vn parto nato , 
Fii^'^i dal pender rnio , non che dal petto ^ 
Che de vitij il peggior Veffere ingrato . 
I N IMI CITI A - 

DON MA veftitadi nei« , piena di fiam- 
me di fuoco, con la dcftramaiio in atro 
di minacciare.con lafiniftra tiene vna anguil- 
la, & in iena fianovn cane, & vnagaKa,chefi 
azzuffino infieme • 

Il veftimento nero con le fiamme fignifica 
l'ira mefcolata con la malinconia, cheinfieinc 

fanno 



Parte Primìj • 



16 i 



fanno rinimìcitia durabile,!! quale non è folo 
cjueirira,che ha nel profondo del cuore, fatte 
le radiceconappettrtodi vendetta, in pregiu- 
diciodel profnmo,& chcciò (ì moftri perlo 
fuoco, 5i io manifèfta la defìni troncone (ìdi- 
Cjc^l'ira efièrc vn fèriior del (angue intorno al 
cuore , per appetito di vendetta , & la malin- 
conia è addimandata da medici Arca bilis> pd- 



rò fi può figaifìcarc nel color nero , & fa gif 
huominiricordeuoli dell'ingiurie . 

L'angHÌlIa,ilcane,& lagatta dimoftrano if 
mcdefimoeffetto.enèndo quella folita d'andar 
lontana da gli altri perci,perinimicitia,come 
dice Oro ApolIine,& quefti inlìemeeirendoin 
continuo contrailo n»tu ralmente . 



INIMICITIA MORTALE. 




DONNA armatajfirà diafietto fiero,& 
nemendo, veftita di co!or rodo che con 
la deftra mano tengaduefàettevgi'almeniedi 
ftanri,& che la punta dell' 'iia tocchi fcambie- 
uolmente le penne dell'altra, & con lafìniftra 
vua canna con lcfoglie,& Jieile felci. 

5i dipii gearmaraA" diafpetto fiero, & tre 
inendo, percioche l'inimiciria ftà preparata 
fèmprecon l'arnie, & conia prontezza dell'a- 
liimo per offendere, & abbattere rinimico- 

II color roflb de! veftimcn'o ne lignifica 
l'eSètto p roprio deiruumieitia, laquale geiit- 



ianel!'huomof3egno,coircra,& vendetta ► 

Tiene ceni la de'Ha mano le fàette nella gui 
fa ch'habb^amo detto,percioche gli tgittij vo 
leuanosche pereflèfofièil vero fimbelo della 
contrarietà, ellciido clic ne i contrari) nò può 
eflere vinone , ma cc«)tiuuamenrc inimicitia 
mortale. 

La canna , e la fèlci^vc denota ìa perfcrfa, 
& iiiiqua natura di coloro, i quali a'iof'tanati 
da i comandamenti del, -Signor Dio 1' circa il 
rimettere l'ingiurie ) t ra fg red i fc ono à si alto 
prececco>diceu(ioiii5.Macceo > ££p antem ^i 



zÓL Iconologia di Ccf^ Ripa 



<ovt)iu; ddigife Immuesveliresjhenef/icifeiis^ 
qui oderunt vos ,^ orate fro frefequentibu-s, (jc 
tulumniìtnttbui vos • In oltre il natdefimo 
2uangelifl-a à 1 8. dice, 5e r.crdoiiaremo à i no- 
fìii inimci , ch'egli perdonala à ijoi le i/oftie 
colpe . Stcpaier mtm cdefiii factet vohit fi v6 
rimiferitu vnu^qMUijj [atri fuo de cnrdthuf xe- 
firli , qiieflc Cono paiole del Signoit Dio, del 
quale chi vuole e flèi e amico bifbgnafarcjuci- 
l0;che egli dice , Vos amici mei efìu ,fi feterttu 
«[uaprAcipio vobti /<?«»• i6. Però coiuiicneper 
{àlutedcli anima noftia non eflèr iiut-nri alla 
\ei)detra,&cnèreoftinati,& inimici fimije al- 
ia cajina)& la klce, che foro tanto fra di loro 
contrari j.che vna anuzza l'altra , ilche dice 
Diofcoride libr.4 cap. 8j. reri{>itfiltx t^juant 
per (ttnhittun copkfior hartindo coronet-, ^ con- 
tro, euantfcet harundo , quamobfipiensmultft 
JiUxtnorhem cinxerit • Et Pierio Valeriano 
iib ciiKjuantcfimo ottano dicc,chc fono tanto 
iriimicijche W felci tagliate con la canna,oue- 
to fc aiandofi fi mette la detta canna fopra del 
vomere,noii riiiafcono piùjC parimente à vo- 
ler tor via le canne meticrui le félci, fa il rrc- 
dcfimoefFettOjchcfà la canna > tanto Ioik) per 
natura n.oitalmente nemici : Onde fòpradi 
ciò Aleifaadro M^gno ( ancorché gentile) 
diede eflcmpio , che fi deua perdonare , & non 
perfeguiiare il fuo inimico fino alla mone > 
perche haucdo BelTb Efcfctto di Battria,dop 
pò haucr tre volte rotto Dario ,com'ancofa:* 
tolo prigione, così legato l'vccifc , & per di- 
rioftraie Aleffandro quanto errore hauellc 
commefiò il detto Beflb ridotto in fua pote- 
ilà lo caftigò della fua oftinata perfccn itone , 
&: inimicitia.che legati, & raggiunti per forza 
infieme due rami d'arhoi-e,& a ciafcun legata 
vna gaba di Beflb, fece fciorlid'infìeme,e pre- 
cipitofamentc aprendofi lo sbranò per mezzo 
per mcmoria,& efTcmpiodel fuo inimicheiio- 
le, & pefllmo coftume . 

I N I Q V I T A\ 

DONNA veftita di fiamme di fìioco,& 
figga velocemente. 
5idipiiige infuga, perche none ficura in luo 
go akuiio.ogui cofa ic fa ombra, & ogni mi- 
jiimoauuenimcnto lo fpawenta, generando il 
timoie,ilquak con la fi-ga fi configlia, & fi ri- 
folue perpetuamente- E vcftiradi fuoco , per- 
che l'iniquità abbruccia l'anime petuerfcj co- 
me il fuoco abbri'cia i legni più fccchi. 
I N Q_V I E T V D 1 N E . 

DONNA gioitane veftita di cangiante, 
che tenga vua girella di caxu^conte quel 



ìa,che lòglionoreirerc ifàncJulli.che girànOal 
vento , perche tali fono gl'hucmim inquieti > 
che nonfiit:rmanoniaiin vii piopofìtoconfta 
btlità , che perciò fi vefte anco di coloi can- 
giante . 

Inquietudine d'animò • 

DOnna mcfta,& in piedi, che nella dcftrà 
mano tenga vn cuore, fopra del quale vi 
fia vn tempo d'hoiologio, &: conia finiftra v« 
Ila banderuola di quelle, che moftranoi venti- 
si rapprefenta con Thorologio fopra il cuo 
re,& con la banderuola, come diccmo,per di- 
mofliarcjche fi come rhorologio,& la bande- 
ruola di continuo (bno in moto, così chi è in- 
quieto del l'-nimo, mai non ha upoIo,&gli 
conuicneefporfi à tutti i contrarij>che lo mo- 
leftano • 

INNOCENZA. 

VERGINELLA, veftita di bianco, 
in capo tiene vna ghirlanda Ai fiori > con 
>n'Agnclloiii braccio. 

Con vna ghirlanda, & habito di Vergine fi 
dipinge, per efière la mente dell'imioccntc in- 
tatta, & immaculata:Però diccfì , che l'Inno- 
cenza e vna libeia, epuraroenredeirhuomo» 
che fenza ignoranza peli fi, & operi in tutte le 
co(c con candidezza di lpiiito,& fcnza punta 
radicolcienTa. 

L 'Agnello fignifica l 'innocenza perche non 
ha né forzarne intentione di nuocere a-d alcu- 
no, & oifFefo non s'adira;nè s'accende à defide- 
rio di vendetta, ma tollera paticntemente fcn- 
za repugnanza.che gli fi tolga, e la lana, e la 
vitjj doutiidocosì fere chi defidera dafllmi- 
gliarfi à Chriflo . ^^i ecram fondente fé oh" 
mutuit . come fi dice nelle fàcie lettere per 
cflerc nobiiiilìma in lui l'idea dell'inno' 
cenza. 

Innocenza , o purità • 

Glouaneira coronata di Palma, &:flarà in 
attedi lauarfiambe le mani in vn bacile 
pofàto fopra vn piedcftallojviciiio al quale fia 
vn'AgneJlo.oueio vna pecora. 

L'innocenza j onero Purità nell'anima hu- 
mana,ecome la limpidezza nell'acqua corren- 
te d'vn viuo fiume E con la coufiderarione di 
quello rifpetto , molto le conuiene il nome di 
Purità . Però gli Antichi , quando voleuano 
giurare d'edere innocenti di qualche fcelera- 
iezz.i., dalla quale fi (aitiuano incoi pati.ouero 
voleuano dimofttare,chcnoii crauo macchia- 
ri di alcuna bruttura , folcuano nel cofpetto 
del popolo lauarfi le mani » manifeflando con 
lAuiondczzadi cflè,& con la punta dell'acqua 

la 



Parte Prima-» . 



xS^ 



^amondciia , eia purità della niente . 
. Di qui nacque, che poi ne'Ieroglifìci furo- 
no queftc due mai)i , che fi lauauauo inficmc , 
vfatedagii aiitichi.come racconta Pierio Vale 
xiano nel lib-trcntacinquefimo, & S-Cipriaiia 
nel libro de Liuore,ci eibrcaà ricordarli fcm- 
pre, perche chiami Chriiìo la fuaPlebe,& no 
mini il Cuo Popolo, adoperando il nome di pe- 
core, volendo così auuertire, che l'innocenza , 
& la purità Chiiftiaiia, fi deuemaiiteuerc in- 
tatta, & iiuiiolalMic. 

La Corona di palma da S- Ambrogio in 
fjuel luogo , Statura tua firmiti f adi, eli ^al- 
méi, è interpretata per riniiocejza, e ptintà, 
clie ci è donata da Dio (libito,chc fiamo rige - 
iierati pel {antiilìmobarteiìme. 

1 N V B I D. I E H Z A ^ 

DONNA veftitadi rofTo, con vn freno 
fottoa* piedi, & in capo con acconciatu- 
ra ^ì, penne di Pa»one>tenga la d'eftta mano al 
zataper moftrareltabiIuidi.propofìco:in ter- 
ra vi (Ta virAfpide.ilqiiaJccoo vn'orecchioprc 
da la teira.<Si l'altro lo ferri con la coda. 

L'Diubidieiiza non e altro, che rna trafgref 
£one volontaria de' precetti diuini,ò degl'hu- 
mani . 

Il venite ro|To,^e la mano-alraconuengoiKJ 
alla pertinacia.la quale è cagione d'inubidien- 
za.-il freno diiiioitra.che l'amore de! le proprie 
paiTioni cond^iiccaltriii à volontario difpregio 
^elle leggi, «Se de' comandamenti, a' quali fia- 
mo reiìun obbedire pergiuflitia,& che però ^\ 
diraajidano metaforicamente, fieno de' Po- 
poli . 

Ha ir capo adorno di penne di paucrne, per- 
che rinubidienza>na£ce dalla troppa^ prefon- 
tiowe.Si fuperbia: 

L'Afpide fi pcHie per rinubidieuM , perche: 
fi actunagli orecchi per non (èntire,& vbbidi- 
re l'incantatorf, che per forzi de' fuoi incanti 
Io chiama come reftifea Daurd nelSaimo J7» 
dicendo Turey-illiifecimdumfimilitudtnemfer 
fieritu.ficut Afpidis furdi.- (^ obfurant'n pttm 
[uas^quinon exat^it -vùcem tncantAntium,t^- 
venefici incantantiifaptenreT' 

INSIDIA. 

DONNA armata, con \iia volpe perei 
mieto, cintaintorno di folta nebbia, ter- 
rà vn pugnai nudo nella delira , e nella finu 
ftra tre dardi, farà vna fcrpem terrà fra l'hcr- 
be verde, che porga infuori alquanto latefta. 

L'uifidia è vn'attione occulta fatta per of- 
fender ii proiTìmo, e però s'arma , moftrandb 
l'animo apparecchiato àimocercol pugiialc,e 



co' dardljcioè lontano.e vicino, Uà per cimie- 
ro vna volpe^^pcrchelaftutic fono i-fnoi prin- 
cipali pen fieri, la nebbia e la fecrereiza , &:gli 
occulti andamenti, ck'ailìcurano il palio aii'- 
Infidia» 

La ferpe fómiglia rfnfidi(>fi> ^ fecondo quel 
commun detto : Latet angtik in herha , inter • 
piccato da tutti gliefpofitoriiu tal piopoliio. 
Infidi*- 

DOnna armata, nelfiniAro braccio tenga 
vuo feudo , & con la delira vna rete » la. 
quale da g^r antichi £11 tenuta per fignificaro 
dell'uifidia. 

EPirtacovHode'Tettc (àui)- della Grecia , 
dbuendo venir à battaglia con Frinone huo-^ 
mo di graii forza, & Capitano de gli Atlieniefi,, 
portò vna rete fotto vno feudo, la qiialc,<^ìaa 
dogli paruehora oppottuna , gittò ado.loal 
detto FrincMie,&lo-vinfe. 
INSTA B1LITA\ OVERO INCOSTAN 
za d'am-ore.c'hor s*attaca,hor fi ftacca. 

D;0 N N A , che tenga nella mano delira, 
vn ramo d'oliuo-, &: nella fiairtra vii* 
pianta d'origano,alIi niedi vn pefce Polipo. 

Il Polipo è pefce falacerche incita à cole Ve» 
neree, come dice Atì^e^eo lib-S Se 7- ad Vene 
rtm \conftrtmt precipue Folypodes- , per que- 
flo forfè poneuafi al fimulacrodi Venere co- 
metica per leroglificodi fermezza, & coftaiy 
za d'Amore, fecondo Pierio, perche quello pe 
(ce s'attacca tanto tenacemente a' falTi , ò fco- 
gli,che più toflofi laflà leuareà pezzi, che fiae 
carfi- L'ifìeilb pefce configuraperò dell'oli- 
uo, & dell'origano lo ponemoper itftabilità 
d'Amore , poiché fc fente l'odore dell'or ga- 
nc^per quanto rifèrifcePieriolib. 17.& 57 f- 
abhorrifcetanto.chefi flaccasper lo contrario 
l'odor del roliuoglic tanto grato>chel'abbrac 
eia : tal natura dice Atheneo libr- 7. fi fc orge 
quando mettendoli vn ramo d'oliua nel mare 
in quel1apaitc,doueflanno i; Polipi , in bieus 
fènzaniuua fatica fé ne tirano^fuora attaccati 
al ramoquaìitife ne vuole. CleamtUat appe- 
tire hoc etiam documentum efi , quedeius rx- 
tfìumfiquii in mare dimittat vét Polypi hahi 
tant , acparum ilUc c»Htineat , qu&tt^t volet 
nnUo labore rAmotmpaBos txtrahe^t Ciò au- 
uiene, perche fono d'odorato leggiero, &x-^ 
■iiano odore foaue,corDe quelle dejl'oliuoi iL 
odiano l'erigano di acaro odore; però il ram* 
di quello sfuggono^ & à quello fiattaccano.. 
Così fanno gli amanti inftabili.fcla cofa ama-- 
ta porge loro Iscuto origano dèllagelofia, Se. 
k J»o^a da quilcb«rif£«ttoinoflraid^ijo-,cc 

afgKz.iSj.. 



2(^4 Iconologia di Cef.Ripa 



afprezra , non porenrfo e(TI comportare così 
facto rigore fu biro fi fiaccano dall'amore, & 
giurano di non rornarui più: ma fé poi l'ama- 
ta ri'Joiga verfo lorf» dgl'O fereno , e moftri 
grata piaceiiolezza fubbito ritornano , & di 
niiouo s'attaccano al ramodell'oluio fimbolo 
della foaue pace. Maggiormente fi dimoftra 
qucflainftabilirà con la figura del Polipo, iN 
quale è pefce mutabile , perche varie forti di 
colori piglta.così gli amanti fi minano di co- 
Jorejhor s'impallidikono, hoi s'arroflìfcono, 
variano propofito,& pigliano diuerfiafFt;tti,et 
paiTìoni, per il che l'animo loro Aà fempre iu" 
flabile. ■ 

In/labilità. . 

DOnna veftita di molti colori.con ìa man 
deftra s'appoggi à vna canna con le fo- 
glie, efotto i piedi tenga vna palla. 

Veftefi di vari) colori l'mftabilità , per la 
frequentemutation di penfieii dell'hiiomoiii 
fìabile. 



Si appoggia ad vnafragil canna, fopraall^ 
palla, perciò che non è ftato di conditione al- 
cuna, douela volubilmente fermandofi fi affi- 
curi, edoue non ii appigli conforme alle cofè 
più mobili, e meno certe . 

InfiabtUt» , OHcfo incoflanXj» • 

DOnna veftita di varij colori, per la ragio 
ne già detta , llia à cattai lo fopra l'Hiena 
fèrpente, onero tenga il detto animale in quel 
miglior modo, che parrà à chi lo vuole rap- 
prefentaré. 

Inftabili Ci dimandano quei'ch'inpoco tem 
pò fi cangiano d'opinione (ènzac^gione, e feli- 
na fondamento, & però fi dipinge con l'Hiena 
apprefIb,anim3le,chenoii maifta fermo,cfta- 
bile nel mcdefimo eilcie; ma bora è forte,ho- 
ra è debole, hor audace, & hof tmiido , molte 
volte il manifelU per mafcbio , e talhora per 
femina , talché fi può ragioneuolmentedire j 
che in Clio fi rruoui la vera iuIlAbilità ^ come 
dite Oro Apolline. 



INTELLETTO. 




GJO. 



I 



Parte Primij- 



2.6^ 



GIOVANETTO ardito, veftitod'O' 
ro , in capo terrà vna corona di oro > 
©nero vna ghirlanda di fenape , i fuoi ca- 
pelli fàran biondi.e acconci con bcUanelIatu- 
tcjdalla cima del capo gl'vfcirà vna fiamma 
di fuoco) nella deftra mano terrà vno fcettro» 
e conia finiftra moftrerà vij'aqnila.che gli fia 
vicina. L'Intelletto è per natura incornuti- 
bile,& non iniiccchia giamai,& però fi dipin- 
ge giouane* 

Il vefVimento d'oro fignifìca la purità, éc 
flrnplicifà dell'c/Ter liiOjelTeDdo l'oro piinsfi* 
mo fra gli altri metalli, come s'è desto- 

I capelli fonconfornie alla vaghezza delle 
file operatioui. 

La corona.é lo-fi:cttro fono fegni del domi- 
niojch'eflb ha fopra tutte le paflioni tlell'ani- 
ma noftra, & fopra l'iftefià volontà , la quale 
tjon appetifce cofa , che prima da eflò non 
Venga propofta • 

La fiamma è il naturai defiderio di faperc> 



nato dalla capacità della virtàintcllettiua , la 
quale fempreafpira alle cofcaltc , e diuine , fc 
da' fenfi,che volentieri 1 'obedifcoiM>, allacon- 
fiderationcdicofe terrene, ebafle non fi la- 
fcia (uiàte- 

il mollrarTaquila co'l dito, fignifica l'atto 
dell'intendere, efièndo proprio dell'intelletto 
il ripiegar l'opcratione in fé ftcflTo , vincendo 
l'aquila nel volo, laqnale fu pera tutti gli al- 
tri vcccUi, & animali in quefto , come «nco 
nel vedere . 

La Senape infiamma la bocca, e fcarica la te 
A;a,& per queftofignifica l'opcratione grande 
d'vnmtelletto purificatonel tempo, che non 
l'offufcanle nebbie delle pafiìoni, ò le tenebre 
dell'ignoranza . Vedi Pieno lib. 17. 
INTELLETTO. 

HV M O armato di coraita, e veftito 
d'orò,in capo tiene vn'elmo dorato,e nel 
la deftra vn'hafta- 

Qneft'huomo diqueftà maniera defcjiitto^ 



INTELLIGENZA. 




li 



dime- 



^66 Iconologia di Cef Ripa- 



dimoftra la perfettioiicdeiriiitelletto,!! quale 
armato di faggi configli facilmente fi difende 
da ciò che fia per fargli male, e così rifplende 
in mete le belle,e lodeuoli opere, cl\e egli fa , 
onero perche ingiierra,come in pace è uccella 
lijflìtno . 

Ha l'elmo dorare in tefta,p€r moftrare.che 
J intelletco rende l'huomo fodo,efauio,elofa 
lodeuolcepiacenole à g!ialtri,che Io conofco 
no (Ji prezzo, come è di prezzo l'oro, e faldo, 
coni 'è faldoi 'acciaio; l'hafta li poiie,perchedal 
J'Incellctto nafce ru.rca la virtù , che pnò ve- 
nir in difela deirh.uGmo,il quale come Rè fi<i 
de nella più nobil parte,& ha carico di coman 
.dare,«Sc di dar legge ad vu popolo di pa/Iìoni, 
<hein noi fenzaeflb farebbe tumiiltoje conti- 
iioui folleiiarHenti^ 



D 



INTELLIGENZA . 

|ONNA vertita d'oro, che nella dèftra 
mano tenga vna sfera ,,e conia fiiuftra 



vna ferpe.farà inghirlandata di fiori. 

Intelligenza dimandiamo noi quella vnio^ 
uè , che fa la mente noftra con la cofa intefa di 
lei,& fi vefted'oro,perche vuoreflère lucida» 
chiara,& rifplendente, non triuiale, ma nobi- 
le, & lontana dal faperedal volgo,e delle per- 
ibne plebee, che tutto diftingiie nalle qualità 
Angolari dell'oro • 

Si potrebbe poco diuerfamente ancora nio- 
ftrare la figura di quella intelligéza,che muo 
uè le sfere celefti.fecondoi Filofofitma perche 
principal intento noftro ò di quelle cofe , che 
dipendono dall'opere, edalfapere humano > 
parliamo di queftafola,laqiiaI conia sfera, e 
eoa la &rpe,moftra, cheper intendere le cofe 
alte,e fublimi,bifogna primaandar per terra 
comefà la ferpe,e nelTintender noftro anda- 
re con principi! delle cofe terrene > che fono 
meno perfette delle celefti,però fi fa nella ma- 
no finillrala ferpe, & nella delira , ch'è pài 
yot)iIe,la sfera* 



INTREPIDITA' ET COSTANZA. 




La 



n\ 



Parte Prima 



167 



La p,lìiilalida di 6orì in capo, moflra in che 
Jaitc del corpo fia collocata quella potenza , 
con la quale noi intendiamo , & i fiori ino- 
ftrano.cne di fua natura l'intendere è perfer- 
tionc dell'animOiC dà buon odore, pcrgenerar 
baona fan^a, e buon concetto di Te fleilb nella 
fncntedegli altri . 

IntelligenXji <■ 

DOnna.che nella deli: ra tiene vn liuto.enel 
la finiftra vna tauola fcritta. 
Moftra cheruuelligenzanafce perlopiù, 
ò dall'efperienza , ò dallo ftudio de' libri -, 
come facilmente li cojnprendc per le cofe 
già dette. 



INTREPIDltA\ E COSTANZA* 

GIOVANE vigorofojveftitodi biancóne 
rollbjche moftri le braccia ignude, e fta 
rà in atto d'attendere, e folìenere l'impeto 
là'vn toro. 



Intrepidità e recceflodclla Fortciza.opp» 
Ilo alla viltà, e codardia, & allhora f: dice vn' 
huomo intrepido, quando per fine conforme 
alla dritta ragione non teme que]lo,che da ani 
tìii ancor ficuri li fuol temere . 

Sono le braccia ignude, per moftrare la con 
fidenza del proprio valoreje combatte col to*' 
rojil qualeellèndo n\o]ertaro diuiene feiocifli 
mo,& ha bifogno per refiftere,folo delle prò* 
ued'vnadifpeiata fortezza . 

INVENTIONE, 

Cemerapprefentata in Firenze dal Gran I^ff' 

en Ferdinando - 

VN A bella donna , che tiene in capo va 
par d'ale,come quelle di Mercurio,& v- 
n'orfaa* piedi, e lecca vn'orfacchinojche mo- 
ftra, ehe di poco fia flato dalla dett'orfa parto 
rito,& leccando moftta ridurlo à pcrfettione 
della fua forma • 



INVESTIGATIONE* 




Il 1 



DONNA 



zóB Iconologia di Cef.Ripa. 



DONNA con Tali alla tefta, il cui ve- 
ftimcuro fia tucto fparfo di fòrmichejteii 
gail braccio deftio,e il dito indice della mede 
fima nianoaho^mortraiido coneflb vna Grue, 
che voli per aria , e col dico indice della fini- 
flra,vn Cane.il quale ftia con la certa balla per 
terra in atto di cercare la fiera . 

L ale clie por'ain capo, /igiìifìcaiiO l'eleua- 
tione deirincellccio. perche alzandoli egli per 
l'acqi.iPio della Gloria, dell'honore^e dell'Ira 
mortalità, viene in cognitione delle cofealte, 
e celeri- 

Diamo à quella figura il veftimenro pieno 
di formiche, perche gli Egiccij per elle figiii- 
/ìcai'.ano l'iniiertigatione, eflèndo-querti anima 
lidiligentiffiniiimiertigacoridi quanto fa bifo 
giioal viiierloio. 

Moftra la Gnic,che vola, perche gli Egictij 
(come dice Pierio nel Iib-diceflèttelimo) vole- 
iiano.che ciò folle dimoftratione d'huomo cu 
riofo.e intieftigatore delle colè alte,efublimi. 
e di quelle, che Ibno remote della terra, perciò 
che quefto vccello vola molto in alto con ve- 
Jocità, efcorgemolco da lontano. 

Del lignificato del Cane, Serto Pirhonefe Fi 
lofofonel primo lib. cap. 14. dice, chelleane 
nella guifa,che dicemo, denota inueftigatione, 
percioche quando feguita vnafiera,& arriua- 
toad vn luogo, doue fono tre Itrade, e non ha 
Tiendo veduto per qual via fia andatajeflo odo 
rata, eh 'Labbia la prima ftrada,odora la fecon- 
da,e fé in ne/luna diellefente, che fia andata, 
non odora la terza j ma rifohito corre argo- 
pienrando , che necefiarianiente fia andata 
pei e (fa. 

INVERNO. 

SI dipingerà per l'Inuerno Adone belli/H- 
mo giouane.in habito di cacciatore, la fta- 
tuadel quale,già era nel monte Libano col ca- 
po coperto, con apparenza melta, tenendola 
finirtra mano alla faccia,e con la dertra foftenen 
do 1! vcftimeiiro,pareua, che in elfo cadefièro 
le lagrime,lc quali cofc tutte defcriuono'la fi- 
gura del Verno, che così racconta Pierio Va- 
ieriano lib- Nono. 

INVIDIA. 

DONNA vecchia,'nagi.'3,bratta,{ii co- 
lor liuido,haucrà la mammella finirtra 
ttHda,emorhcata<la viia (crpe, laqual fia rau- 
iioltain molti gin fopra della detra mammel 
U,^ à canro vi farà vn'Hidra, fopra della qua 
le rerrà appoggiata la mano- 

Inuidianon èaltro, cheallegrarfidel male 
,aliruij& attrirtarfi del bcnccyn vn torracaio. 



che ftruggcc diuora l'huomo in fé flefib. 

L'ellèr magra,edi color Jiuido , dimoftra l 
che il liuore nafce communemcnte da freddo, 
el'Inuidia è frcdda,& ha fpento iu fcogni fuo 
co,& ardore di charicà . 

La ferpe, che morfica la finirtra mammel- 
la, nota ilramarico ch'ha (emprc al cuore l'in 
uidiofodel bcnealtrui,ccwnediflèHorationel 
l'Epiftolc. 
InuidM alferiui macrefcitrehtu opimU- 

Le fi dipinge apprelio l'H idra, percioche il 
fuo puzzolente fiato,& il veleno iiifetta,& vc- 
cide più d'ogni altro velcnofoanimalejcosì 1 '»• 
inuidia altro non procaccia le non la rouinadc 
gli altrui beni, sì delranima,come del corpo.ec 
cllèndo (come dicono i Poeti j mozzo vn capo 
àjl'Hidra pmne riiiafcono,così l'Inuidiaqua 
to più l'huomo con la forza della virtù cer- 
ca di eftinguerIa,tanto più crefce,contro di ef 
fa virtù . Però ben difl'eil Petrarca in vn fc 
netto . 

O inuidia nemica di virtute 
Ch'À bei princtpij volentier contralti- 

Et Ouidio nei lib- 1- delle Metamotfofi. 
'E tutte fé le amaro iLcate^el petto. 

La lingua è infufa,d*vfi venen,ch'vccide 
Cjo,che gli e/ce di bocca e tutto infetto , 
Auentna col fiato, e mai non ride 
jillhor fi Rrugge ,fi confuma,e pen A 
Che felice qualch'vnviMer comprende 
E quefie etlfuffuppUcio, e lafua ptnA 
Che fé non nuoce à lui,fefieJfo offende ; 
Se non tal'hor , che prende in gran diletto 
S'vn per troppo dolor languifce, ejlride. 
L'è echio non dorme mai: mafempre gemo 
Tanto il gioir altrui V afflìgge t e preme- 
Sempre cerca por mal,fempre auenena 
^ualch' emulfuo fin ch'infelice il rendi 
Tiene per non veder la fronte baffa 
Minerua,e ttfio la rifolue,e laffa- 
Inuidia- 

DOnna vecchia, brutta , e pallida,i! corpo 
fia afciutto,con gli occhi biechi , vertirà 
del colore della ruggine,farà fcapigliata,& fr» 
i capelli vi faranno mefcolati alcune fer 
pi, ftia mangiando il proprio cuore,il quale tei 
là in mano . 

Si dipinge vecchia, perche, per dir poco, ha 
hauuta lunga,& antica inimicina con la virtir. 
Ha pieno il capo di ferpein vece di capelli, 
per figiificatione de'malipenfieri.efièndo ella 
fempre in conrinua riuolurione de' danni al- 
trui, & apparecchiata fempre à fpargereil ve- 
leno uc gli animi di coloro , con i quali ienza 

mai 



J 



Parte Prima-^* 



i6^ 



mai quietare fi ripo(à,cliiiorandofìil cuore da 
fc medefìma, i] che è propria pena dell'Intìi-^ 
dia.t però dilTe lacomo 5annazzaro. 
L'inuidta. figlittol miofejlefia mucer/t 
E fi dilegu* comtugnelperfafcino 
Che non gli vale ombra di cerro,o d'acern. 
Inuidta. 

PAllido hai volt0 il corpo magre, e afcintto 
L'occhi fon biechi,e ruginofo,e'l dente 
Il petto arde d'amaro fele,e brutto 
Venen colma la lingua,ne mai /ente 
Piacer alcitn;fe non dell'altrui lutto 
jiUor ride l'tnuidia , ch'altrimente 
Si moBraogn'hor adolorata, e mejlay 
Efempre all'altrui mal vigila. e defia^ 

Dlnuidia • 
Onna vecchia, mal veftita, de! color di 
ruggine, fi tenga vna mano alla boccajnel mo- 
do , che fogliouo le donne sfaccendate in bafià 
fottuna guardi con occhio torto in difpartc, 
hauerà appredb vn cane magro,il quale come 
da molti effetti fi vede è animale inuidiofi/fi- 
fno,e tutti gli beni degl'altri vorrebbe in fé fo 
lo, anzi racconta Plinio nel lib z/.cap. 8. che 
fentendofi il cane raorfo da qualche fèrpe, per 
non reftar olFelb mangia vna certa herba in- 
fegnatagli dalla natura, §r perinuidianel pren 
derla guarda di non eflere veduto da gli huo- 
mini . 

E' mal vcfti ta, perche quefto vitìo ha luogo 
particolarmente fra gli huomini baffi,e con la 
plebe . 

La mano alla bocca è per fegno,cK'ella non 
nuoce ad altrui ; ma à fé ftefia , e chenafce in 
gran parte dalJ'otio. 

Inni di a • 

VN ve leno,e l'inuidia, che diuorn 
Le midolle, (^ il f angue tutto fugge t 
Onde l' inuido n ha, debita pena 
Perche mentre l'altrui forte l'accora 
Sospira freme, e come hon rugge 
Mofirando e ha la mi fera alma pien4 
D'odio crudelche'l mena 
A veder l altrui ben con occhio torta 
Fero dentro fi fa ghiaccio, e furorf 
Bagnafi di f udore , 

Che altrui può far del fuo dolor accorte^ 
■E con la lingua dt veleno armata 
Morde e biafma fempre ciò che guata, 
Vn pallido color tir.ge la faccia , 
^lual da del duel interno certo fegna 
Et il mifero corpo diuie-n tale 
Che par che fi difìrugga, e fidisfaceia\ 
Ciò che vede gli porge odiose dif degno, 



Pero fugge la luee,etHffoàt»ak 
Gli torna, e con eguale 
Vi^iacer fchifa il cibo, anoia il hra 
Vnqua non dorme: mai non ha ripofo , 
E fempre il corglierofo 
Da quell'intcda rabbia, qual battere 
Nonpuì) mai/ìne,& al cui grane male 
Rimedio alcun di Medico non vaie' 
Inuidia, dell' Alciaio. 

DQnnafquaUida, e brutta- 
Che dt carne di vipera fi pafcei. 
E mangia ilproprio cnore^ 
Cui dolgon l'occhi liUidtà tutt'hore-i*. 
Magra, pallida , e afciufta • 
E douunque ella va,preJfo,o lontano 
Porta dardi ipinofi mila mano . 
Che nel fuo f angue tinge 
In quefio habitofirano, 
E in tal forma l'inuidia fi dipinge- 
INVOCATIONE. 

DONNA veftita di roflb,in capo ha v» 
na fiamma difuocOj& vn'alcra limile n% 
efce di bocca- 

L'Inuocatione C\ fi chiamando, & afpettan 
docongran defiderioil diiiino aiuto. 

Però fi dipinge conueneuolmcntecon due 
fiamme.che gli efcono vna della bocca , e l'al- 
tra dalla cima del capo, che dimoftranola ve- 
ra,eprofitteuoIe inuocationeconfiftere non Co 
lo nella voce , ma anco nell'intentione della 
mente,con che chipdendofi cofa giufta,& ifpe- 
diente dalla diuina benignità facilmente s'im- 
petra • 

INTERESSE PROPRIO. 

HV O M O vecchio, veftito di nero , che 
tenga con vna mano vna canna con l'ha- 
gnodapefcarejecon l'altra vn raftello, dall'vn 
canto VI fia vngallo,& dall'altro vnlupo» 

Interefl'e è vu'appetito difordinatodel pro- 
prio comraodo.e C\ 'i\.cnAe. a molti, e diuerfi ob- 
ietti fecondo gli appetiti de gli huomini : ma 
volgarmente airacquifto,& confèruatioiie del 
larobba, che però fi dipinge vecchio (come 
dice A riftoti le nella Poetica) ellèndo quell'e- 
tà naturalmente molco inclinata àll'Auaritia 
capo particolare deH'nitereflè. La cannacon 
l'hanio moftra,che l'uKerefiè sforma fpefiè voi 
te à far beiiefitioa'trui : ma con intencion di 
giouaniento proprio, e non perla fola virtù , 
che no!i può haner h.y^z meno nobile di fé fìeC 
fa, perche conia cauLia i pefcuori poieono il 
cibo al pefce,cor) intentione di prendeilo,e ti- 
rarlo fuori dell'acqua . 

Qj^eftg mcdefimo affetto di propria afftt- 

tioiie 



70 Iconologia di Cef^Ripa 



tiene fi dimoAra nel rafìello inftrumenro di 
VJjla,il quale non fenie peraltro, che per tira 
re ve rfo colui, che loaiaiieggia • 

Si verte di iiegio per moftraie , che C\ coire 
cflb colore non fi può tramutare in altri colo- 
ri, così J'intercfiàto ftà Tempre feimo ne' fuoi 
velli, e comniodi, oltre che l'interefiè proprio 
macchia , dieda ciafcuna parte ofcnrailbian 
co della virtù, e perche Tinterefiè tiene altrui 
in gelofia del proprio commodo , & in conti- 
nua vigilanza.così d'animo , comede'fenfijfe 
gli acccmpagna Teco ij gallo pollo nel modo , 
chediroprafì è detto. 



Se li mette à canto il lupo > perclochc l'in» 
tereflè ha la medefima natura, & proprietà di 
quefto animale, e0endo che del continno è aui» 
do,&. ingordo. 

Interejfe. 

HVomo brutto,magro, nudo,macheKab 
bia à trauerfo vna pelle di lupo, & del 
medefimo animale habbia l'orecchie , & che 
abbracci, & ftringa con auidità con ambe le ma 
ni vn globo , che rapprefenti il mondo > così 
vien dipinto da Gieronimo MafFei Lncchefc 
pittore.huomodi bello ingegno, &diboni(li- 
jnogiuditio. 



I 



R 




DONNA giouane.di carnagione rofià, 
ofcura, & perche appartiene à l'habitu- 
dinedel corpo de gl'iracondi , come dice Ari- 
flotile nel fefio, e nono capitolo della Fifijno- 
jnia,hauer le Tpalle grandi, la faccia gonfia,gll 
occhi rolli, la fronte rotonda.il nafo acuto, & 
le narici avertei fi potrà oHeiuare ancora que- 



ftojfara armata,e per cimiero portarà vna tc- 
ftad'orfo.dalla quale n'efca fiamma, e fumo j 
terrà nella deftra mano vna fpada iginida , & 
nella finiftra hauerà vna faccllaaccefà,& farà 
vcfiitadi rolTo • 

Giouane Ci dipinge l'Ira , perciochc fcoflic 
narra ArifìoiiJcnel fecondo libro della Rct- 

thorica 



Parte Prim 



±j 



zyi 



tkorìct) i giouain fono iracondi j Se pronti ad 
adirarfi , & atti ad efcgiiir-c l'impeto dell'ira- 
Condia,&: da ella (oiio vinti il più delle volte , 
& quello interuiene, perche eflendo ambitiofì, 
cdl non poilbno patire di efler dtfpregiati, an 
zi fi dolgono acerbamente quando par loro di 
cflere ingiuriati . 

La tefta dell'orfo fi fa, perche qncdo e ani 
male all'Ira inclinatillimo, e però nacque il 
Proueibio: Vurnantem vrfi nafu-nne te.'igerii , 
quafi che il fumo^e'l fuoco, che fi dipinge ip- 
pre(ro,fignifichino Ira.ecomarbatione dell'a- 
nimo. Vedi Pie rio nel Iib. 1 1 . 

La fpada ignuda G.2,mfic3L , che Tira fubiro 
porge la mano al ferro, & Ci fa itrada alla vc:i 
detta . 

La facella accefà è il cuore Jejf'huomo ira- 
teche di continuo s'accende, e confuma- 

Ha la faccia gonfia, pere he l'Ira fpefib fimu 
ta> & cambia il corpo per lo riboIJimenro del 
iànguCjche rende ancora g! 'occJii ii>fiammati. 



Jra. . 

DOnna vcftita di rodò ricama to ài nero » 
farà cieca.con la f.-hiumaalla bocca, hau 
làincapoper accoisc'arura vna rcftadi Rhiiio 
ceronte,c appreflò vi lira vncinocepha'o Sta., 
7.Theb. defcriaendo lacafadi Marte rei pa*- 
fe de* Traci dice, che v^cra fra moUi i'ha , ic 
la chiama roda dicendo. 

EfortÙ!44 cicumque nefiu trt^ue rubentcs . 

Perche nalce dal moto del fanguc , e pro- 
cura Tempre la vendetta col danno e con la 
marce altrui , però va ricanato il veftimcnw 
di nero 

Il Rhinoceronte è animale , che tardi s'ad- 
ira, ebifogna irritarlo innanzi gran rezzo: ma 
quando è adirato diuiene feroci/lìmo; però 
Marcialenel i.libdefuoi Epi^ranmii didè. 
SoUicitant pauidi dum Rhinocercta m.y.gijiri 

Seque dut msigm cc'li;it tra fere- 

Gli Egicfij quando voleuano rapprefentar 
l'ira dipingaiano vn cir.occfalo per efièr prà. 



I R R E S O L V T I O N E. 




z 



7 2. Iconologia di Cef.Ripa 



d'ogn'altro animale iracondo. Vedi Pieri© Va- 
ler'lib. 6. 

Cieca con le fchiniria alla bocca fi rappre- 
fenta, pcrciochc efièiido l'Jinomo vinto dall'i- 
ra perde il lume della ragione, e cerca con far* 
ti, e con parole oifeudere altrui, e però dicefu 
Vn crude! moie violente è l'irA 
Ch'in fofca nube il irifto animo veU 
£ d'amaro bollore il cor circonda 
Coprendo t labri d'arrabbiata S}uma , 
£ foco/o defio nel petto accende 
Di rouina dannofa,e di vendetta 
Che fl>ingé l'I uomo à furor empio,e pre^ó 
Chel intcllfv.c in felle ardir accieca, 
£ ogni diurna tiptraticn rimene 
Dall'alma viUiC la conduce k morite 
ìriuA di gra iia,e difalute eterna . 

Et il Petrarca nel Soletto 197. 
trae breue furor.6 chino'lfrens 
£ fut or lr,:go;che il fue poffcffore 
Sfejìoà'vergognaje a morte tal' hot mena* 



IRRESOLVTIONE. 

DONNA vecchia à federe, veftita di caìl 
giantc> con vn panno nero auuolto alla 
terta,& con ciafctina delle mani tenga vncor- 
Uoin atto di cantare. 

Irrefoluti iì dicono gli litiomini>checono- 
fcendo la diuerfìtà,& la difficultà delle cofè, 
non fi riroluonoà deliberare quello, che più 
conuenga, &però fi rapprefenta , che fìiaà 
federe . 

Veftefi di cangiante , che moftri diuerfi co- 
lori, come diuerfe apparenze delle co{e,chefa 
no gli huomini itrefoUui . 

Si dipinge vecchia, perche la vecchiezza pef 
lemoltc efperienze fa gli huomini irrefoluti 
nell'atuoni , Onde conofcendofi molto più 
in quefta età, che nell'altre , ragioneuolmcnte 
{I dubita d'ogni cofa,éc però non fi vàncirat- 
tio»rifolutaméntecomein giouentù . 

Se le dà i Corni per cia{i:una manoin atto 
di cantarc,il qnal canto è Tempre Cras, Cras^ 



INSTITVTIONE, 




cosi 



^Parte Prima .' 



^7? 



tosi gli UttOmini ìrrefoUxti dilTerircóiro di 
giorno in giorno, quanto debbono con ogni di- 
ligenza opeia te, come dice Marciale . 
Cras te vicìurum , cren dtcis PoHbumefemper 

Die mihi cren ìHuà Pofihume quado venit ? 
§lu^àm longe crea iftutlivbi ejì,iitct vnde peten- 
dum ì 

Nunquid apttd Parthos , Armeniosjj lutetì 
lam crcuiflud hubct Priami , vcl Neftork art- 
nos , 

Crai ijìud quanti da, mihi pojfet emi'i 
Xh-Oi viues , hodie iam vittere PoRkHmefernm 

(fi. 
\- lUefapit qulsquit Pofihume vixit heri . 

Il panno neroaiuiolco alla certa, mollra l'o 
fciirità , e la confuftone lieirintel lecco per !a 
variecà de'penfierj, i quali lo rendono irrefo- 
luco. 



ISTITVTIONE. 

DONNA, che con la deftra mano t€n= 
ga vn panerectOjò ceftello,chedir voglia 
mo,che dentro vili vedano delle rondini- So- 
no alcuni , iquali hauendo in alcune anticaglie 
oilèruato vn caneftrellocon delle rondini deu- 
rrojvoglionojche quefto fia il leioglifìco del- 
l'Ifticutione,& prendono di quefto l'argumeu 
coda' benefìcij diOfiride, & di Cerere dacia' 
mortali , però chedaquefti habbiamo riceuu- 
ti, e le leggi del ben viuere, & i precetti di ben 
lauorare i campi ; imperò che i Poeti chiama- 
lìo Cerere leggifera,& appreflb Diodoro nelle 
lettere de gli Egittiani Ofiri è detto , e tenuto 
Giouegiurto Padre, Duce, e Confultore di tue 
to,le quali coCe, ò vogliate accomodarle alla 
Iftirutione,ò alla agguaglianza, tutte quadra- 
ranno beniflimo,& (àianno al propofìco. 



ITALIA CON LE SVE PROVINCIE, 
& parti deirifole . 

Come rapprdcntata nelle Medaglie di Commodo , Tito &: Antonino» 




Mm 



VN A 






174 Iconologia di CefRip^. 



VNA bellfiTIma donna vclHta d'habito 
fontuofo , e ricco co;i vn manto fopra,e 
fiecia fopra vii globo, ha co tona ra la tefta di 
tonile di muraglie , con laJelha mano tien 
vn fcccrio. onero vn'haita.clie con rvno,econ 
J'altra vi::iì d'mofnau nelle fopradette Meda- 
glie, e con la (ìniiha mano vn cornucopia pie- 
no di diuerfifrntti , colere ciò faremo anco, 
che habbia fopra la refta vna bclliflìma ftella- 

Italia è vna parte deirEnropa,& fa chiama 
ta prima Hefperia da Hcfpeio fratello d'At- 
lante.il quale cacciato dal fratello.dic il nome, 
& alla Sp:,gna,& airitaIia:oiiero fu detta He 
fperia (fecondo Mac robio lib.i-cap.z.) dalla 
flella di Venerejche la fera è chiamata Hefpe- 
ro , per eflèr l'Italia (ottopolVa all'occafo di 
queftaftclla. Si chiamò etiandioO enotria, ò 
dalla bontà del vino , che vi nafce , perche 
ò'/Vo^'J, chiamano li Greci il vino, è da Oeno- 
trio.che fu Rè de* Sabini. Vlrimameate fu det 
ta Italiada Italo Rè di Sicilia, il quale infegnò 
à gl'Italiani il modo dicoltiuate la tcrra,&; vi , 
dicdie anco le leggi, percioche egli venne à 
c]ueHa parte.doue poi regnò TurnOj&: la chia ^ 
mò eosì dal fuo «ome, come afferma Vergi- 

lio nel lib-i- dell'Eneide ! 

i:fi locai, He/periam Graij cognomine dicunt' 
Terra antiqua potens. armU, atq^ vbere gleb* , 
Oenotrij coluere viri,nuncfama, minores 
Italiam dtxercDucis de nomine gentem. 
Hora noi la chiamiamo Italia dal nome di 
colui, che vi regnò :ma Timeo,e Varrone vo- 
gliono , che fia detta così da i buoi , che in lin- 
guagreca anticamente fi chiamauano Itali,per 
efleruene quantità, e belli • 

£ per non edere io tediofo fopra i nomi y. 
che habbia hauuto quefta uobilillìma parte di 
tutto il mondo , fopra di' ciò non dirò altro : 
ma folocon breuità attenderò alla dichiarati© 
«e di quellojche appartiene airhabito,e all'ai 
tre cofe che fono nell'imagine fopradetta. Di- 
co dunque^che bella fidipuige perla dignità , 
& grande eccellenza d«lle cofeje quali in eflà 
per addietro continuamente ritrouatefi fono, 
& alli tempinoftri ancora fi truouano, onde il 
Petrarca rirornando di rrancia,&auuicinatofi 
airiralia,& vedeudoh , con graiidiflìma alle- 
grezza diffe. 

Salue cara Beo telitufan^ijftma,falue 
Tellui tuta bonii , tellw metuenda fuperhii- 
Telluinobilibm mtdtum generofior oris . 
E Vergilio nel ^^ delia Georgica , an, 
ch'egli marauigliato della fua gran belkzza 
<>icc.. 



Sdltie Magna Pargns frngum Saturnia teStf* 
Magnavirum 

E Strabene nel fefto libro della fua Geogra 
fìa,& Dionifio Alicariiaflèonel principio deU 
l'hifloriadi Roma , ragionando d'Italia ,mo- 
ftrano, quanto fia degna di lode , percioche in 
quefta felicifTimaProuinciafi ritruoua per la 
maggior parte l'aria molto temperata,onde ne 
feguita eflèrui adagiato viuere,e con affai difFc 
lentie di animali, di augelli sì domeftici, come 
anco feluaggi per vfo de gli huomini.nó tanto 
per la lor neceflltà,quanto anco per i piaceri, 
e traftulli laro. 

Se le mette la bella ftella fopra il capo per 
la ragione detta di fopra. 

Si vefte d'habito ricco,& fontuofo , efìendo 
che in quefta nobiliftìma Prouincia fi veggono 
molti fiumi, cupi, e laghi, diletteuoli fontane, 
vene di faluberrime acque tanto calde.quanto 
frefche, piene di diuerfe virtù talmente pro- 
dotte dalla Natura, così perii riftoro,e confèr 
uatione della fanità deH'huomo , come anche 
per i piaceti di effo. II medefimo Virgilio nel 
i. della Georgica così dice . 
An mare , quod fupra , wefnorem , quodque 

alluit infra 
An ne lacui tantos-ìteLari maxttneì teque 
Flu5Ìib-(^fremifu ajfurgens Benace marino?- 
An memore portus;Lucr^noque addita clatijlrit 
Atqtie-indignatum magnii Bridori bui Aqiiort 
lulta qua Tonto iongefonat vnda refufo, 
Tyrrhenmq, fretti immiti itur dfltu auernUt 

Vi fono ancora non folo per maggior ric-^ 
chezza,& fontu'ofità diuerfe minercdimetal- 
li:ma etiandio vari),&: diucrfi marmi, & altre 
pietre fine,oude il detto Vergilio al luogo no- 
-minato narra,cosl feguendo, 
Hic eadem argenti rtms.Aruq; metalla 
Ofìefidit venti, atque auro plurima fiuxit . 
La corona di toiri,&di muraglie dimoftra 
l'ornamento,ela nobiltà delle Città, Terre , 
Gaftella,&: Ville , che fono in quefta tifplen- 
denre.S: fingolar Prouincia , onde il Poeta nel 
a. della Georgica hebbe à dire. 
Adde totegregias Vrbes.operumque laborem 
Tot congejfa manupr&ruptis cppidajaxis: 
Tluminaque antiquo: fubter labentia^uros-. 
Lo fcettro, onero l'haftajche tiene con la de 
flra mano l'vno, & l'altra fignificanol'impe- 
rio,& il dominio.chehà fopra tutte l'altre na- 
tioni, per l'eccellenza delle fue rarevirtii non 
folo dell'armirma ancora delle lettere. Lafcia- 
rò molt'altre cofe digni/Tìnic di fai lode per 
fion eflcr lungo .-ma Iblp metterò in confide- 

laiioiic 



fctè Primlj .1 



aO'">? 



iff 



ratìone quello, ch'etcftifica fopradi ciò il no- 
ftro più volte allegato Poeta nel 1. della Aia 
Georg. , _ ^;r:'^?t' ::'■ '■■\^^"'' .. 
H4C geMs'''sere •mum Marfos, puhmque Sa- 

belUm ■ ;.; ' J 
AJfiietumq-^ mattf Ligùreih Volfcofq'y verutos 
■Mxtulif.hAc DecioijMarios , Tftagitofque Ca- 

millos 
Sci f f addi duros hello , ^ te m/ixinte Cifar » 
^ui nunc externls Ajin. iam viBor in ervt 
Imbellem emertn Ro>nanii nrcibn^ Indum . 
Il Conuicopia pieiioJi vari) frutti lignifi- 
ca la fertilità maggiore di tutte l'altre Proilin 
eie de! moudorritrouandofi ineflà tuttelebijo 
ne qualità elTendo che ha i fuoi terreni atti à 
produrre tutte lecofe, che fon necelTarie all'- 
humano vfojcome ben 11 vede per Virgilio nel 
mede fimo libro . 
Sed neque Medortimfytu*,ditijftma terra, 
Nec pulcher Ganges , atque auro turbidm 

Hermiis 
"Laudibm Itali^ certèt:non BaFlra, neq; Indi' 
Totaq; thurtferis Panchaiapingfiii arenis • 
E poco dipoi. 

Sedgrauid&fruges,é^ Bacchi Majficm humor 
Impleuere: tene/it ole&q; armentaq; Uta 
Hinc bellator eqma campo fé fé ardtim inferì : 
Hinc albi Clitumne greges:et maxima taurfts 
Vi(ìima,fepe tao perfufi flumine facto 
Romanos ad tempia Deum duxere triamphos. 
Hi e ver ajjìduum,atq; alienps menfìbtiiefiaSf 
Bii grauidApecudes, biipomvs -viilis arbot- 
Siede fopra il Globo ( come dicemo) per 
dimoftrarc.come l'Italia è Signora, & Regina 
di rutto il Mondo , come hanno dimoftrato 
chiaro gli antichi Romani,& bora più chcmai 
il Sommo Pontefice maggiore, &: fuperiore à 
qualfiuoglia Perfonaggio. 
Italia- 

NEI terzo confolaco di Adriano fu in vna 
Medaglia d'argento cfprefla in piedi , 
con vn'hafla nella delira, & con il cornucopia 
nella fìniftrajfì come rifenfce Adolfo Occone 
ab Vrbe condita 876. Se beneil terzo confola- 
todi Adrianojfecondoil conto del Pannino fn 
deU'Syi. dalla cdificatione di Roma-Si può e- 
fponerejche l'Haita^come fìmbolo della guer 
rafignifichi l'Italia bellicofa, il cornucopia la 
fua fertilità, e ricchezza: Alcuni forfè deiìde- 
rebboKO qui la figura di Roma.come capo d'- 
Italij,S. del mondo. Però dipingeiì vna Don 
na à ledere fopra le fpoglie, trofei , e arme di 
nemici, dalTvna mano vn bafloiie,ouero hafta, 
dall altra vna flatuetta delia vittoria alata^chc 



tiene vna corona di lauro: Roma felice in vna 
medaglia di Adriano . 

Donna à federe nella deftra mano tiene vi» 
ramo d'alloro, come vittoriofa , nella finiftra 
vn'haftajcome bellico fa: Vn'altra pur d'Adria- 
no. Donna à federe col mu rione, nella delira 
vn fulmine, nella fuiiflra vn baf^one.per fegno 
del dominio di tutto il mondo , con le parole 
ROMA F E L I X . Fu anco rappref'eatata 
Roma eterna nella Medaglia di Marco Giulio 
Filippo Imperadore.fopra vnofcudo,nella de 
ftra la folita ftatuetta della vittoria , nella fìni- 
flra il baflone: Lo feudo efiendo retódoje sferi 
co pigliali per fmibolo delia Eternità : Nella 
medaglia di Mutio Cordo ftampatada Fuhiio 
Orfini,vedelI in vn medefìmo riuerfo Italia,& 
Roma inlìeme, Italia dal canto deftro col Ca- 
duceo dietro, & col cornucopia nel fìnil^r» 
braccio. 

Roma torneata in habito fuccinto,tienc fot 
to il piò deftro vn globo, nella man finiftra v- 
n 'hafta,& porge la man deftra alla deftra d'- 
Italia:Hoggidì in cima della Torre di Campi 
doglio vi èpoftainpiedi la ftatuadi Roma ar- 
mata, con la Croce in mano. Trofeo > fcettro, 
arme,& infegna più nobile & mifteriefa di tue 
ti gli altri, per la quale ella cbafe , fondamen- 
to,& capo della Santa Madre Chiefa, che Rck- 
mana s'appella. 



L I G V R I A. 

DONNA magra, di afpetto virile,& fe- 
roce fopradi vno fcoglicò fallo, habierà 
vna vefte luccinta con ricamo d'oro in doflb , 
vn corfàIetto,& in capovn'elmo. Terrà la de- 
lira mano alta,& aperta, iji mczzodella quale 
vi farà dipiiito vn'occhio,cSc con la finiftra ma 
no porgerà con bella gratia vn ramo di pal- 
ma,&: appreffoal lato deftro vi farà vn timo- 
ne,edal lìniftro vno feudo con due.ouerocon 
ne dardi- 
Liguria, fecondo il Biondo, è prima Regio- 
ne dell'Italia, daH'Apennino fii'o al marTo- 
fco,&: Catone,Sempronio,& Berofo, dicono, 
che la Liguria pigliallè tal nome da Ligufto 
figliuolo di Fetonte Egittio, che venne in atie- 
fto luogoad habitare inficm.e con flio padre, 
auanti che vcnillèioi Greci d'Attica, & Eno- 
trie d'Arcadia . 

Fu poi quefto luogo chiamato Genoucfàto 
daGenoua Città Principale, & nobilillìtnadi 
quella Prouincia. 

Magra,& fopra vn faftbjfi dipinge per eflé- 
Mm 1 i%\:ì. 



%7é Iconologia di GefRipa 

L I G V R ,1 A 




re l'a- maggior parte di q^iiefta Proiiiiicia aeri- 
le, ((ccond© che ferine il Biondo) dicendo, 
che li Romani erano folicj di mandare rpeffó 
Colonie in tante parti d'IraJia, &: non manda- 
rono pure vna à Genoua , ne in altro luogo di 
«(i'a Prouincia, temendo che i. foldati per det- 
ta cagione non vi: potellero Ivabiraie . Onde 
Strabone-nellibro quinto ferine il Genouefa- 
tocflèr poftofra imonti Apenni;u,& ehecon- 
niene a'paefani , per raccorre qualche cofa da- 
viuerc,7app3re i loro f3flofì,& afpti luoghi , 
anzi fpezzare li falli per accrefccre la cohiua 
tione.Il medefimo accenna Cicerone in va'o- 
ratione contra Rullo, dicendo- 

Ligures montani, duri, ^ ^grefles • 
La verte col ricamo d'oio dinotala copia: 
^ande de' danari, oro>argento, e altre ricchez 
ze infinite, ^di che abbondano quelH Popoli, li 
quali con induftria , e valore hanno in diuerd 
tempi acqiiiftate, e tutta via l'augmentauo in 
infilato « cofiie Giouan Maxù' Cat^iico nella 



fiìa Gienoua ampiamente ne (criuc* 

Tiene con la finiftra mano il ramo deJJa pal- 
ma, per dimoftrace che non pocohonore ricc- 
ue ogn'anno da quefta pianta quefta Prouin- 
cia , poiché de i (iioi candidi rami il Sommo 
Pontefice nella Qiiadragefima benedifce,& di: 
ftribuifce con molta vcneratione à tutugl'Il- 
ludrilfmii Signori Cardinali, à Prelati , & ad 
altri pr-incipaTj, 

Ladeftramano aperta con Tòcc hioin mez- 
zo di ella lignifica l'indullriadi quelli popoli, 
con la quale fupplifcono al mancamento na- 
turale del paefe in procacciarli con varie arti 
tutte le cole, che fanno al ben viuere , come il 
defo Cataneo denota con H feguenti verfi- 
Ingenio hosfublimi hon>i}ies.,animofaq- cord» 
yiribu4 inuicìiifeperitdurofque tacertos • 
Si dipinge la detta figura d'afpetto feroce , 
armata di corfaìetto, d'elmo con lo fcudo^dar- 
tfi, &con l'habito fiiccinto , pcrcioche narra 
Suaboucirel quarto libro, &il Biondo , che i 

Liguri 



Parte Prima_j. 



Zjj 



Liguri fono ftati femi)rcottimi,& valoiofi Sol 
dati,& che foleuaiio adoperare gli feudi, & e- 
rano buoni lanciaron, &: Giordano monaco 
Scrittore delie cofe Romane , dice, chexiueiii 
popoli ricufàrono molto di venire fotto il gio- 
go de' Il,omaȓJ,& che aninioraniente,& olHna 
tamente fecero lorgran refirtenza, e Limo an- 
cora ragionando della loro ferocità, dice , che 
pareiia che follerò à puuto nati quefli huomi- 
ni, per trattenere li Romani nella militia , che 
ipellò con ingegno bifognaiiaciìèic con loioal 
le manij&chcnoiicra Pioiiincia più atta à fa 
re, che i Soldati Romani diuenillèio forti , & 
animo/ì diquefta, per le difficoltà de' luoghi 
fraqueUeafpre montagne, doue era iieccflàrio 
adalirgli.come ancopcr la dell: rezza, & corag- 
gio dei detti, chenondauano tempo à i Ro- 
mani di ripofarcU qual valore fé bene in quei 
tempi moftr3iono,(ècondo Luuo,&: altri gra- 
iiillìmi auttorijiiondimeno ogni giorno à mag 
giori imprefe li fono efpoftì, da quali han ri- 
portata gloria , &: hoiioiei fra quali imprcfè 
non tacerò quella vittoria, che Biagio Afareto 
Jhebbecontro Alfonlb Rè di Aragona, il quale 
fi refe prigione in mano di lacomo Giultmia- 
iio delli Signoriddl'Ifola diScio,vno delli ca 
pi dcirArmata.elIèndo.chiariirim^ la fama del 
luo grande valore. .Similmente inqueda glo- 
riofa Vittoiia fu prefo Giouanur Rè di Na- 
iiarra,(Sc l'Infante Heiirico fuo fratello, come 
per l'HiIlorie di Napoli iì vede,e nel Corapeii 
dio di elle del Collenuccio nel lib.6. fog-izS, 

Tralafcierò didire molt'altre marauigliofe 
imprefe , con l'interuento di tanti Caualieri, 
& Capitani lamolì , che in diueriì tempi fono 
ftati y. & hanno fatti glorioli acquifti per i lor 
Signori. 

Il timone , che fé le dipinge à canto così ne 
(ìgnifìca l'otrimo gouerno della, nobilulìma 
Republica dtqueita Proiiincia , come anco il' 
maneggio della nauigatione.che per eiler que- 
fto paefe maiittimo con fingolar maelhia fi e- 
fcrcita à diiicrd v focosi di pace come di guer- 
ra, per hauer hauuti,& hauendo ancora hoggi 
huomu'-ifamofiiumi, li quali han comandato 
tnmare,& comandano tuttauia. Già fu Chri- 
ftoforo Colombo, la chiara fama del quale 
perpetuamente viuerà", hauendo egli per via 
della nauigatione , COI! uhj^oì- della Natura 
con animo inuitto, e (ingoiar prudenza pene- 
trato à luoghi inace/liijili e trouati nuouimou 
di,ignoti à tanti fecoli padàti. Francefco Ma- 
fia Ducad'VrbinOjhuomodi f:;igolarc virtii ^ 
& prudcn2^,il-qualereire cfcicui Papali, 5c Ve 



lieti. Nicolò Spinola Geiierale dcll'Arraata d» 
Federigo II. Imperadore . Ania; ;o di Mare 
Generale dell'illeilò-Piinciruale Ficf-T. Gene- 
rale Vicario delt*ImperadoreGreco, ciie heb» 
he in dono l'ifola di M itilene. 

Che dirò di Giouan Guifìiiiiano delliSign» 
ti dell'lfola di Scio-clìcperla rara virtù, &; ec 
celiente valor fuo fu General diMare.edi Ter 
ra di Coftantino impcradoie di Coflantiiiopo 
li. Andrea Dona General di mare peni Papa 
per il Rè di Francia, per Carlo V.lmperadcv- 
re,& per Filippo Kc di Spagna, & vltimameii 
te Gioiian" Andrea Doria per il detto Rè di 
5pagu.!.Madoae holafciato Heluio Pertiua- 
ce,ilquale (mercè delle virtù , & delleottime 
qualità fueyafceleairimp.Remano^Maqi'.el 
lo, che maggior gloria porrà à queftaprouin- 
cjajè l'hauere hauuti ancoquantoalgradoEc 
cleflafiHTO iiihmfo numero di Prelati di S Chic 
fa, VcIcoLii, Cardinali, &; Papi, come fono Inno 
centioIV.Adiiano V. Nicolò V-Sitto IV.In- 
uocentio IX-& Giulio II. 

Molto più fi potrebbe di re, che per nonef- 
fere troppo prolillò tralafcio, efiendo quella 
fìngolandìma prouincia degna di molto mag- 
gior lode della mia.. 



TOSCANA 

VN A bel li ili ma donna di ricchi panni- ve 
ftita.foprade' quali haucrà il manto del 
Gran Ducato di velluto rollò foderato di ar- 
mellini , '\w capo hauerà la corowa del Gran 
Duca,rhabito di fotto ai manto farà fimile ad; 
vn camicio bianco di lino fottiliJlìmo, dalla 
parte finiftra vi faranno diiter(éafrai,crArno 
fiume, cioè vn vecchio conbarba.e capcllilun 
ghi,& che giacendo fiapofato can vn gomito 
fopra vn'vrna,della quale efca acqua, hauerà- 
il detto £ume cinto il capo di vna.ghirlanda 
di.faggio,& à canto vi farà à giacer vn leo:'e ,. 
& dalla deftra vi farà vn'ara all'antica , fopra- 
la quale vi farà U fuoco, & intorno à dettii ara 
vi faranno fcolpitirVrceo, la Patera, ^ iL Li- 
tuo verga augurale,in mezzo fiano vari j,e di- 
uerfì inlhomemi facerdotaIi,recondc il follo „ 
& antico vfo de' Gentili,econia.fìnil"i:ia mano 
tenga con bella gratia vn giglio ralio,.& vn 
libro. 

Molti nomi ha hauuti quella Prouincia, v^ 
Mode" quali fu Tirennia , come narra Berofo- 
Caldeonei libro i. del l'antichità, & Trogo nel. 
i. dicendo eiler ftato nominato così quefVo» 
faefe daTiiieno figliuolodi Atiojil quale pex: 

^ qua:ra 



278 



Iconologia di Cef Ripa. 

TOSCANA. 




I 



quanto narra Strabene lib.y. dice, che dell'Idia 
riandò quiui habicatori , percioche Ario vno 
dticendente di Hercole,&diOnifa]c,enendo 
dalla fame , Se carcftia sforzato mandar fuori 
patte del fuo Popolo, tratte le forti, & dando 
d Tirreno la maggior parte delle genti il man 
dò fuori ,ond'cgli venuto in quefto paefelo 
chiamò Tirrcnia- Fu poida' Romani, fecondo 
Dionilio Alicarnalfeo, chiamata Etruriadal- 
riiitelligenza, & efperienza del niiniftrare il 
culto diuino,nelqualevinceuano tutte l'altre 
iiationiiondequcfìi popoli erano perciò intan 
ta ftima appicll'o li Romani , che (come dice 
Dionifìoinfìeme con Liuio) mandaiiano i lo- 
ro figiiuoliin quefta piouiiicia ad imparare 
non folo lettere: ma anco li co!h!mi,& la Reli- 
gione- Al fii'.e pigliò il nome di Tufcia , o di 
Tofcana , ( fecondo Fefto Pompeo) da Tofco 
]or primo Rè.fìgliuolo d'Hcrcole & d'Araf- 
fa.chc venneqiuui dalle parte del Tanai, e fu 
creato Cofito dalli Gianigeni,& poi Rè, fu pò 



fciaconfìrmato queflo nome per reccellenza 
del modo di facrifìcare.che vfauano quelli pò 
poli, come habbiamo detto,& di ciò fa mentio 
ne Plinio nel libro j.cap.y. 

Bella fi dipinge, percioche quelìa nobiliflì- 
ma Pronincia, gioia d'Italia; e lucidiflìma , Se 
vaghillima per hauer quella tutte ledoridi 
natnra,& arte , che fi può dcfiderarc, come di 
Cielo benigni/limo, di falubrità d'acre di fertì 
lità di tene per e/Ter abbondante di Mari, Por 
ti, riumi, Fonti, Giardini,beii piena di Città ce 
lebri,& grandi, & di fontuofiillmi edifìtij, co- 
sì publici.comeprinati, e di innumerabili ric- 
chezze, & per eflèr feconda di pellegrini inge- 
gni in ogni artejiu ogni ftudio.e fcienza,cosl di 
guerra, cerne di pace fmiofì . 

L'habito,e corona del Gran Ducato, eper: 
denotare quefta celebre Prouincia con quella 
pierogatiua,che più l'adorna, hauendo la Se- 
reni (lima Cafa de' A-l edici non meno con opere 
gloriofcche cotifamofì titoli. Se infieme oltre 

modo 



Parte Pdma_j . 



27P 



iwodo illnftrata la Tofcana ^ pcrcioche à chi 
Kon fono notili nnrai,& attieni egregie, &he- 
roiche dei Lorenzi, de i Cofmi, e de* loro di- 
gniflìmiSucceirori, per Io valore , egrandez- 
za, de" quali le più illiiftri j e Regali cafedel 
mondo hanno voluto hauercon elfi coni an- 
guinitàj&affinità- 

II giglio rofTo j fé gli fa tenere in mano per 
meglio denotare quella Proni ncia, con l'infe- 
gna delle pili principal Città, che è Metropo- 
li,egouernatrice quafi di tutta la Tofcana . 

Il libro ne denota , che quefta nobiliflìma 
Prouincia è molto feconda d'huomini leitera- 
ti,&in tutte le fcienze, tenendo ella fola aperti 
tre celebri Studi), cioè di Perugia, di Siena, e 
Pifa . 

L'habito bianco, che detta figura tiene ^t- 
to , fignifica la lealtà de' coftumi , purità di 
mente, fiede lincerà conforme à quanto d'abaf 
fo fi dirà della Religione . 

Glifi mette à canto l'Arno , come fiume 
principale, che pafla per mezzo Tofcana , e da 
Clio ne riceue molti commodi, & vtili,come fi 
potrà vedere nella defcrittione al fuo luogo di 
detto fiume. 

Le armi, che gli fono à lato , dimoftrano , 
che nella Tofcana vi fono, Se fono flati fempre 
huomini nella profelfione dell'armi illuftri, e 
fàmofi, tra' quali nonlafciarò di dire in parti- 
colare dei Liichefi.come huomini valorofifli- 
jni,& inuitti in tal profefiìone. Onde in parti- 
colare,& in vniuerfale in tutta la Prouincia di 
maggior lode fon degni, che della mia . 

L'ara ali 'antica con il fuoco, & glifopradet 
ti inftrumentiè fcgno di quella falfa Religio^ 
ne verfo gli antichi Dei, tanto celebri nella To 
fcaiia,ch£ fola ne teneua cathedra,& fcola,oue 
i Romani con tutto il Latio veniuano ad im- 
parare le cerimonie, & i riti. Si. i dottori di ella 
erano in tanto credito, & veiieratione,che il Se 
nato, e Popolo Romano nelle grani difficultà 
de public! maneggi , nell'euenti^S: accidenti 
delle coferichiedeua il lor confìglio, &inter- 
pretatione circa la legge de loro profani Dei j 
onde il fa chiaro , che à tutti i tempi è fiata 
grande la pietà, et Religione di quello popolo 

Veggiafi anco nej tempo del verocultodi 
ChriftoNoftro Signore, che e fiata q nella Pro 
uincia famofa, & celebre per molti Saliti, che 
vi fono flati; trentafei corpi de' quali nella fa- 
mofa , & antica Città di Lucca vifibilmente 
hoggi fi vedono fenzagli altj.ij.chc di alrre Cit 



tà di detta Prouincia fi potrebbono racconta- 
re, è fimilmente famofa per molti gran Prela- 
ti di Santa Ch-efa,!! quali non la falfa : ma la 
vera Religione feguendo fono flati fpecchio > 
& efsemp'io di carità, bontà, &: di tutte l'altre 
virtù morali , e Ch ridiane: & pure hoggi ve 
ne fono tali , che di molto maggior lode fon 
degni,che non può dar loro la mia ]ÌHgua,per 
cloche chi potrà mai dire à ballanza le lodi,& 
heroiche virtù deirilhiflriffimo Prancelcc> 
Maria Cardinal del iMonte,non meno da tutti 
ammirato, e riuerito per la macftà del Cardi- 
nalato, che per le qualità Regie della fua per- 
fona,cheben lo dimoftrano difcefo.come egli 
è, da vna delie pili nobili ftirpi del mondo- ^la 
non folo quella nobii Prouincia ha in S.Chie- 
fa hauuti membri principali , ma vi fon ftati i 
capi ftelfi di valore , & bontà incomparabile , 
come fu Lino che meritò di fiiccedereimme 
diatamenteal Principe delli Apofloliuel go- 
uerno di S.Chiefa, il quale fu hu omo To (ca- 
nee di fanta vita, che diede giandiflimo nome 
à quefta Regione . 

Sono più, fecondo i feguenti tempi flati al- 
tri, & per fantità,edottrina,&: eccellenti attio 
ni molto fegnalati , iquaji per breuità d trala- 
fciano:ma non fi può già pretermettere il gra 
Leone Primo , pcrcioche chi diqueftonome 
non ammirerà la fantità , & la profonda dot- 
trina,purene gli fcritti fHoilafciatici,& come 
al noaie, il coraggio, & autorità in lui molto 
ben corrifpofe, perciochecon h piefènza , & 
femplice parola fpauentò, & raffrenò la rab- 
bia di quel Atila guallatore d'Italia , detto à 
fua confufione flagello di Dio- 

Del prefcnte Pontefice CLEMENTE 
Vili, ognun vede chiaro la mirabil pietà > 
& rottimo,egiuflogouerno & ognun {lima > 
che per la fanti/lima mente diSua Beatitudi- 
ne, & per l'orationi fparfè di lagrinie,che mol 
to frequentemente fà,& per quelle, che ói con. 
tinuo fa fare al fanti/lìmo Sacramento dal lua 
popolo , oltre infinite altre attior.i di fingojai; 
Carità, e di raroeffempiodel.'a Santità fua, o- 
gni imprefagli fia lotto il fuo felici flìmo Pon 
tificatojfuccefia profperamente,& fauoritodo; 
Dio à tranquillità , & pace vniuerfà'c del po- 
polo Chriftiano, ad angumentodel culto di- 
uino,& dello flato Ecclefiaftico; onde rimai:- 
ranno di tanto Pontefice (che piaccia al Signo- 
re Dio di conferuarlo lunghillìmo tempo 'me. 
mQ f le gloriofilfinae... 



TMBR.LA: 



z8o 



Iconologia di Cef Ripa 

V M B R I A. 




VN A vecchia vcftita airainica,con elmo 
il) teftajftarà in mezzo alle radici di più 
moliti altiilìmi , che adon brino parte del (iìo 
corpo.con Jadeftra mano elenata forterrà vn 
tempio fuor dell'ombra, con alquanti raggi , 
qi!clIo rigiiardando.&conlariniftra ftarà ap- 
poggiata ad vna rnpe.dal'a quale precipitofa- 
men:ecadagran copia d'acque;& (bpradief^ 
fa rup> farà vn'arco celefte , da vna banda poi 
faranno i Gemini , che tengano vn corniicoria 
pieno di fiori, & frutti, e dall'altra vngrande, 
& bianco torojCon varij colli, & Tpatiofe pia- 
nure intorno. 

Qu^e'ta Prouincia fu chiamata Vmbria (fé 
condo alcuni) ab imbre, cioè dal'a pioggia, 
percioche hanno creduto i Greci, che glihabi- 
tatond'clTa riniancllèrofalui dalle pioggiedel 
diluiiio vni«erfalc,i| cl;e è merafauola, per- 
cioche la Sacra Ccncfì e in contrario . Onde 
meglio dicono coloro, che Vmbria foHè detta 
dairombia,& che quella Regione fìa ombro- 



fa, per l'altezza, & vicinanza delli monti A- 
pennini . 

Vltimamente parte di ifCaè ftata chiamata 
Ducato di SpoIeto,il qiial nome hebbe (fecon 
do che narra il Biondo] da Longino prmioE- 
farcodi Italia- Ho detto, parte,perche intendo 
il defcriuere l' Vmbria, fecondo la defcrictionc 
de gli auttori antichi, nella quale fono compre 
fi anco gli Vmbri Sabini . 

Vecchia, & veftjta all'antica fi 'dipinge, per- 
cioche gli Vmbri fono popoli antichi/lìmi d'- 
Icaìia, come attelta Plinio lib 5.cap.i4- intan- 
ro.che permólhare l'antichità grande di efia 
alcuni hanno detto de gli Vmbri quello , che 
credeuano i Greci fauolofamcnte , come fi è 
detto di fopra. Bene è verojche P Vmbria è au 
tichilTìnia,corae dice Plinio ricl luogo di fijpta 
citato. & altri autori- E Propertio fuoalunuo 
nella prima elogia nel quarto libro • 

Vmbria te notti ^intiqua penatibm edit 
Et li MantnanoPoccaiìmilnience' 

mt' 



Parte Primaij * 



^ 



ZQl 



O memorande feneXtquo/evetwVftthia tantu 
-laHitt. 

Sifacon l'elmo in tella, percioche gli Vm- 
< bri ^furono molti potenti,& formidabHi neli*- 
arnji,incancoclie,eome dice Tiro Liuio nel Ub. 
p.minacciauano Roma,aiicorche trionfanti, di 
fpofti di volerla pr5dere,il che vieneanco affer 
matoda Giouauui Boterò nel primo libro del 
le fue Relatiotii vniiierfalidicédo, che gli Vm 
bri fono popoli de' più guerrierid'Italia , di 
ciò 'fa fede anco Virgilio nel 7. & Silio Italico 
nei 4. &8. libro de beilo Punito, & il Mauto- 
uanojttìcntre dice. 
frifcii OrmndtH eihVml>v'n\ 

■V oriti equM ' ^ ■ 

':*. ' 'Di qiteftfa Pfòiiincia fu Q^Sertòrìo , non 
' 'tàeii dòttó.ché brano, '&efperto Duce nell'ar- 
te riiiUtare ,'còmc attefta Snida, lanciando da 
* t'anda infiniti altri guerrieri, (Se valorofi Capi- 
' ti'nide' teitìpi aoftTi,de' quali fonò piene l'hi- 

ftorie, come la chi fi diletta di leggerle . 
'"'' Si rapprefenta in mezzo alle radici di più 
monti per due ragioni, l'vna è per dimoftrare, 
che è naturai de' monti render ombrofe quel 
le p3rti,alle quali lòpraftanno, che perciò an- 
' che parte del corpole fi fa adombrato , onde 
poi è fiata chiamata Vmbria , come fi è detto 
di fopra. L'altra ragione è per fignificare , che 
■quella Prouincia è nel mezzo d'Italia, la qua- 
le efifendo tramezzata tutta da' monti Apenni 
ni, ila in mezzo à tali monti, percioche l' Vm- 
bria fi chianial'vmbilico d'ltalia,come dicono 
M.Varrone, Plinio,& altri. Il che anco chiaro 
tlimoftra Francefco Mauroda Spello nel pri- 
mo libro della fua opera intitolata Iranctfcia- 
dos, oue defcriue la vita del Serafico S. France 
fco mentre dice. 

Nonne idem I tal ù monflntheti fApius omm 
Jn medio gleb*. Utam vbere^Tybru xmAno 
Amnefecat qua pingue folum.lenisqi/ubj^Jit 
^lua latera excelfi Ulto ferir ardua cornu? 
Hinc Èrebi excidio regnis narrare folebas 
Venturum Heroem . 
Soiliene con la delira mano vn tempio ri- 
fplendente, percioche nell' Vmbria fondiiegra 
capi di Religioni delle maggiori , che fian'al 
raondo,rvno de' quali fu il gran Padre S. Be- 
nedetto da Norcia, fotto il quale militano 30. 
altre Religioni , &fono ilari di quell'ordine 
monaftico da 60. Papi, molti Imperadori d'O- 
riente , & d'Occidente, Rè, Duchi, Principi, 
Conti, Impeiatrici.Reinc , Duchellè j Scaltre 
donne, per nobiltà , dottrina.e fanta vita ilUi- 
ftsi. L'altro capo è il Serafico Padre S. France- 



fco d'AlTifi fondatore della Rcligion de' Frati 
minori, cioè de' Capiiccini, degli Oil'eruanti, 
de' Conuentuali,del terzo ordine de' Riforma 
ti,<le'Cordigeri,e mole altroché viuono, e vi- 
ucranno fotto la tegola , e protettione di San 
Francelcoji quali il Signore Dio, pe' meriti di 
queftogran Santo à fua imitationefà femprc 
niiouameut^ forgere per tutta la Chiiilianità 
conforme all'oratione, che di lui canta la San- 
ta Chiefa dicendo:De«i , qui Ecelefiam tuam 
Beati Vrancifci meritis fetu noui prola ampli 
Jìcai,^c.Lal'aoda parte S. Chiara capo d'in- 
finite Vergini,che nelli claufln feruono all'ai 
tiifimo Dio,& molti altnSanti, & Sante, de^ 
quali n'è peno il Catalogo- E che anticamente 
r Vmbria (ia fiata piena di Religione, lo acceu 
nò Propertio nel iib.4. ! 

. Vmbria te notis/antiquapenatibttó edit. 
Le il dipinge appiello l'hornbil calcata del 
lago Velino, bora detto Pie di luco.comecofa, 
non folo 111 quella piouincia notabile:ma anco 
in tutta Italia.perche è tale la quantità dell *ac 
qua,& il precipitio,nel qual inipetuofameiite 
cafca,che lo ftrepito, & peicolla d'ella i\ fen- 
te rimbombando per fpatio Ji io. miglia, dan- 
do a' riguardanti maiauiglia , e fpauento , & 
per la continua cleuatioiie de' vapori cagiona- 
ti dalla gran concullìon dcH'acmia refletten- 
dofi i raggi del Sole , vien à fu rm a rfi vn'Arco 
celelte da' Latini chiamato /r«- Onde Plinio 
nel lib i.cap.6i. cosi dice. 

In lacu Velino nullo non die fippurere arcu*. 
Come hoggi anco C\ vede;e fc bene l'arco ce 
Ielle alle volte fignifica pioggia nondimeno 
queilojdel qual fi parla , non può eifer prelb 
in tal fenfo, perche quello è particolare, e non 
fi fa ienon digiorno,quando il Cielo è più fé 
renoi onde polla il fole co' fuoi raggi verbeiar 
quella parte, ou 'è maggiore eleuatione de' va 
pori perla concullìon dell'acque.e non per tan 
to è notabile quello per la cagione detta di fo 
pra,quanto perche è in mezzo dell'Italia, co- 
me ancora lo defcriue Veigilio nel 7. dell'E- 
neide . 
£/? l»cuiltali& in medio fub montibus altis, 
iJobilis , ^ famamultii mtmoratm in or'ts 
Anfanili valles, denfts hiìc frondibuó atrum 
Vrget vtrinque latta nemorii, medtoque fra» 

gofus 
"D at fonti um faxis, ^ torto vertice torre^s. 
Hic ^eoM horrendum, lé^fAui ^ir acida Ditti 
MonJtranttiYyrupoq'^ingens Acheronte vorago. 
Pejltferoi aperit fauces,qiie'ts condita ErinnySt 
Inuifum numen terrftf coslu-^*^ì leuabit- 
N a Non 



?l8.z Iconologia di Cef.Ripa, 



Non CciìU ragione fé le conuiene il cornu- 
copia perchc,come dice Snabone nely-iib del 
la fiia gcog rafia, F»i«/fr//i reptfertiliUlìma */?, 
■della c]. ri]e anco Propertjo nell'Ipigramma 
ad Tiiflnm de patria fitadicc- 
Pr<»fimafHppofito contingens Vtnbri» campa 
M^f^enuitttrrii fertili* vhméta^ 
Et è d: maniera fèprife cj^uefta proMÌncia, 
che vifcMioalcwni luoghi, come«]UGlli «ampi 
chiamaci Rofta Reatiiia,Ghe da Cefàre Vopi- 
ico,&da M» Variane fono chiaraati il graifo 
^'Italia. 

l\ mede/imo Conferma anco il Boterò, & gli 
altri fcrittori Ci antichi, come moderni, & per- 
che Stefano de Vrbihus éice, che nel! ' Vmbria 
gli animali due volte l'ann» parroiifcoii© , & 
bene fpeflb gemelli, coB>e anco k donne,. & gli 
arboi-i duplicataaicnte producono & fiori, & 
/i urtf,come fi vcrfe anco ae" tempi noftri. Pe- 
rò mi pare.chc f e coinicnga,cheil corndcopia 
fìa foftentttorfa' Gen-ini ,c chcdikimerita- 
jnente fi poilà dire qaid verfò di Vergilio dcl- 
l 'Italia. 
Bii grauiddipecudei. hU po??tis TutiBs arècs . 
Si pone vhimainenteU Toro bianco à lato^ 
alladetta figura; perche in qnefta prouincia na 
: fcono belli/rimi to-ri y Si. pei- ìo pi.ù grandi ,, & 
. bianchi, i quali apprefTo de' Romauieraiioin 
grande ftima^perciochedi quelli fi feruiuauoi 
trionfanttnelli' trionfi , & facrifìtij,.laiiandolt 
prima nell'acqna nel fiume Clitanix) . Onde 
Vergilio nel'a fèceudagcorgica dice • 
Ulne (UhiClitumne- greges y ^ maximATati- 
rttì 
^ ViBifna,fépe tuo perfujtfittmitie facto 

Romanos ad teynplorDeinn duxert triumphes'- 
X Silio Italico ancora nel Ubde Bello Punico- 
di quefìo p3rlando^ dice . 
MeuaniU Varrenui er^t itti diuitis vBer 
Canjpu "Eti^lgmiA , ^Jiatulu CUtunmus i» 

aruis 
Candentes gelido perfundit jlufutn» Taurct^ 
Une! lib. 8. 
Et l'aua-f ingenttm- perfundens. fftwtvtefaerS' 
Clttumnuó Taurum . 
I Francefco Mauro nel J -lib Francifóados. 
JEt latos vicina ttiot Meuania catnpos 
Proipeliu petit admirans^quet litote f aero: 
ClitutnnipafcU candenti corpj>r e Taufos» 
E deue hancr intorno colli- & pianure j-pet 
4inJoftrare 1 a Natura del luogOjefTendodota. 
la i'Vmbria di valli, collie, e piani, belliffimi,. 
Onde .Silio Italico nel lib. 6. de bd.gun.difle. 



Annihai excs Ifofummum qujt vertice Montk 
Deuexum Uteri peniti Tuder.atq; vbi latis 
ttrreBa in ean^u neMtu exalati nertes» 
Et fedet ingentempafcens Uetuatia Taurum # 
IXona leui^ 



L A T r O. 

VE D R A S S I per il Latia rantico Sa- 
irfrnOiCioè vu'huomo con barba longa, 
foIta,.ecanaca,redendo in vna grocta>^ tencud» 
in mano la falcc,e fopra la detta grotta fi rap. 
prefenta vnadonna à federe fopra d' vn mwQ-^ 
chro didiuerfe armi,& arraadure. Terrà in ca. 
pò vn celatone guarnito in cima di belle pcn- 
ue,£c nella finiilra mano vna corona^puero va 
ramo di lauro, & nella defìta il parazonio ,, il 
quale è fpada corta, larga,e fpuntata^ 

Il Latia per la C^àt , che tiene il Romano^ 
Impericnon folo è la più famofa parte dell'- 
Italia: ma di turco il monda. 

Per lo Saturno nella gròtta fTdifegna que- 
lla prouincia, hauendo acquiflato il nome d» 
Latio dall'eflcruifì Sattrnio uafcoflo , mentre: 
fuggiua dal figliuolo Gioue,che l'haueua pri- 
nato del f'uo Reame, come racconta Vergili» 
neU'ottauoIib-deH'EneidcyOuedice.. 
Fti tt'UA ab Athereo venit Saturritu Olympo 
Arma louis fugiens., C?" regnuexal adempti^^ 
Is genui indocile, ac diiperfum montiimi aCtk 
Compofuii ylegefque deditjLatiumqy vocart 
Mal[iit:.hii quo^it^m lAtmjfst tutta in cris." 
Et Ouidio nel primo de' lalti. 
Cattfaratisfuperefl-Tufcum rat e venit in amt- 
nettx 
Ante pererratofalcifer orbe TSeusy 
Me e ego Saiumun» memtni tellure receptums: 

Coetitibui regnii à louepulftisenat. 
Inde diu gentt manftt Saturnia ncmen : 

Dicia quoque efi Lattutn terra latente IXe^^ 
At bonapofteriras puppim formami in are 

Hofpifis adueKtu.m t edificata Dei. • 
ìpje folu?n colu.it, cua^i flacidi^ma Uuum 
Radi/ arenofi Ty brida vnda latus. .. 
Tjene lafaLccjtComeproprio inffrumento », 
«uerainfegna , con che da Poeti vien delcrit* 
to.daeflà denorainatojfe gji attribuifce la det- 
ta fàke,perche dicono ali u ni j che egli fu fin- 
Mentore, che la trouò mentre infègno a gli hai- 
bitantid'Itabaje'l coltiuaie de'campijediià- 
se il raccolto del granone Ji tutte Je biade. Al- 
tri dicQUQ,che quell'arme li fu data dàlia ma- 
drcquando fu contro del padre, & fi inofTe à 
liberare jirarciiJdtfiigiQnia-i. & che con elTa 



Parte Primaj. 

L A T I O. 



aS 




«aftro Cielo , eetìic racconta Apollonio nel 
tjuarto lib-delli Argonauti. 

Per la donna fedente fopra della grotta fi 
ftioftra Roraajaqualeertendo poftàfni Latio» 
non fole come cofa femofifTìma fingularmcn- 
te dichiara quefVo paiefc.rta li fa communc tnt 
to il filo fplendore,& la fuagloria , oltreché 
{)er altro vi ftà bene la detta figura, perciochc 
Roma anticamente Ivebbe nomt Satureia, ilche 
«limoftra Ouid-ncl é. Iib.de' Fafti introducen- 
do Giunone,che d i fé parla . 
^i geniti affiùtut ì SUtttrnttm prima faren- 
tem 

Te ci ,Safuynifors ego prima fui . 
A p*tre diUn mio quondam Saturni» Ro- 
ma tfl 

"Hac Uh à eetloproxima ttrra fuiu 
Sithorta i»pretiotR,dicor Mattona TortantUt 

lunéiaqne Tarpeiofant mea Tempia toui . 

Nella guifa , che h è detto fi rapprcfenta- 
RiBma,come hoggi di lei fi vede rna nobilifli- 



tóa ftatiia di marmo antica uegPhorti degli II 
luftrilfimì Signori Cefi nel Vaticano • 

Il ramo del lauro, onero la corona del me- 
defimcoltri: il fuo fignificatcche è vìrtòriofaì 
& trionfi , che per fcgiio di ciò fi rapprefenra 
fopraTarmigià dette, denota anco la copia di 
laurijdi che abbonda queftaProuincJ3,&qnel 
lo,che Plmio narra nel lib xf-àl cap-jo. cioè, 
chefir VH'Aquila,la quale hauendo rapita